martedì 23 aprile 2013

Vostok-Lo spazio dell’assenza


L’album di cui parlo oggi è proposto dal duo brindisino Vostok, e reca il nome “Lo spazio dell’assenza”.
Vostok è formato da Mina Carlucci (26 anni - voce) e Giuseppe Argentiero (28 anni - chitarra).
Il nome del gruppo - per chi non ricordasse il “progetto Vostok” rimando all’intervista a seguire -  unitamente al concetto racchiuso nel titolo del disco, conduce verso una musica che “perlustra” ambiti nuovi, moderati, eterei, profondi.
E’ certamente difficile inventare nuove sonorità, ma spesso il ritorno alla semplicità espressiva rappresenta la vera ventata di aria fresca.
Mina e Giuseppe si ritrovano quasi per caso a modificare un percorso che nelle intenzioni iniziali prevede maggiore partecipazione, perché l'unità di intenti che sboccia tra i due detta le leggi successive.
Ne nasce qualcosa di intimistico, dove la voce diventa protagonista, dove ogni idea viene sussurrata, dove l’eleganza della lingua francese si sposa al più chiaro idioma italiano, dove alcuni spazi musicali vengono coperti dal violino, dai fiati (sax e flauto) e dalle percussioni.
“Lo spazio dell’assenza” sa molto di ossimoro, di complicato gioco di parole, ma in realtà racchiude un concetto basilare, a cui difficilmente si pensa, se non capita l’occasione specifica: ciò che spesso chiamiamo “vuoto”, relativo a qualcuno o a qualcosa che non c’è più, è in realtà “pieno”, almeno di ricordi, rimembranze che non esisterebbero - e quello sarebbe il vero gap - in assenza di esperienze.
Vostok racconta con estrema classe il contrasto tre il “vuoto” ed il “pieno”, utilizzando la vita di tutti i giorni, con una maturità da evidenziare, tenuto conto della giovane età dei due artisti.
Nello scambio di battute a seguire risulterà più chiaro il loro pensiero, e il brano proposto a fine post potrà essere l’esempio concreto di una musica che lascia molte porte aperte alla speranza… in tutti i sensi.



L’INTERVISTA

Partiamo dal titolo dell'album e dal nome che avete assunto... "Lo spazio dell'assenza" e "Vostok". Che cosa lega la vostra musica al concetto fisico e simbolico di "Spazio"?
(Giuseppe) Chiariamo subito: non c'è un grosso concept che lega la nostra musica al "concetto" di spazio (inteso come universo). Il titolo dell'album è ovviamente un piccolo gioco di parole ma non solo... lo spazio a cui facciamo riferimento è in realtà il vuoto lasciato da qualcuno. Qualcuno che "va via", ma nonostante la sua assenza riempie "un posto" (e qui ognuno di noi, ogni essere umano - o quasi - può dare un volto a quel qualcuno e un perché di quell'assenza). Una mancanza sempre tangibile insomma.
Vostok l'ho sempre considerato un nome affascinante (per chi non lo sapesse il programma Vostok fu il primo progetto sovietico di missioni umane spaziali, Jurji Gagarin - il primo uomo nello spazio - era a bordo della Vostok 1, insomma un ottimo nome per un gruppo, anche se noi siamo "solo" un duo ad esser pignoli.

 Da dove nasce il vostro amore per la musica?
(Mina) Non nasce, da che me ne ricordi c'è sempre stato! È lei che ha scelto me... sono stata sola fortunata.
(G.) Nel mio caso il classico fratello maggiore che torna a casa con un album dei... boh? Black Sabbath, Metallica quel-che-è... e ti apre un mondo a te fin'ora sconosciuto. Naturalmente faccio parte di una generazione pre-internet, da questo punto di vista credo che ora i fratelli maggiori siano stati sostituiti da Youtube.

 Che tipo di cultura musicale avete alle spalle?
(M.) Abbastanza varia a dire il vero. Non mi sono mai "chiusa" (non ci siamo mai chiusi) in un genere musicale, ascolt(iam)o di tutto: dalla classica al metal passando per rock, cantautorato... e ovviamente roba più vicina a quello che facciamo con i Vostok, quindi ethereal, darkwave neoclassica, neofolk, jazz...

Come nasce il vostro incontro musicale e che tipo di percorso avete seguito dagli inizi ad oggi?
(M.) Il nostro incontro nasce casualmente. Vostok è un progetto partito da un'idea di Giuseppe, l'album doveva esser cantato da più voci (tutti artisti della nostra zona, cioè Brindisi), un'opera corale potremmo quasi chiamarla così. Ci siamo incontrati per questo motivo (tutto ciò avveniva nei primi mesi del 2012) e, ritrovatici con gli stessi obiettivi, abbiamo deciso di continuare insieme questo progetto, di unire come si suol dire le forze e mescolare le nostre caratteristiche.
(G.) Sì, come ha detto Mina l'album doveva avere più voci, quattro cantanti diversi. Ma quando abbiamo iniziato a registrare le parti cantate dei vari brani mi sono reso conto che Mina era l'unica che viaggiava sulla mia stessa lunghezza d'onda (entrava nei brani, nel mood) ma, soprattutto, aggiungeva del suo. E a dirla tutta mi sono reso conto anche che bisognava dare "uniformità" al lavoro. L'opera corale implodeva su se stessa, ed era necessario un punto fermo. Una voce guida. Allora ho resettato tutto (o per lo meno tutto quello fatto fino a quel momento), le ho dato carta bianca e abbiamo ri-registrato le voci di tutti i pezzi con lei (tranne un pezzo intitolato 'Lacryma' che è cantato da Raffaella Esperti - un'altra mia amica molto brava). A quel punto Vostok non era più un mio progetto, c'era stato un passo in avanti. Più passi in avanti a dire il vero. Mina ha donato una "dolcezza pop" alle canzoni che non era affatto prevista, quindi Vostok è diventato plurale: i Vostok. Oltre che plurale siamo diventati anche "caldi" perché la freddezza del "progetto da studio" è venuta meno, mentre registravamo abbiamo iniziato a fare concerti dal vivo. Un percorso alla rovescia insomma: di solito si parte dai garage impropriamente chiamati sala prove, si continua suonando in qualche locale e si finisce in studio... siamo andati al di là del progetto da studio, cosa che ha fatto benissimo all'album. 
Ovviamente non vogliamo completare il percorso da gambero, siamo partiti da uno studio di registrazione, abbiamo iniziato a suonare dal vivo ma il nostro obiettivo non è finire in un garage-impropriamente-chiamato-sala-prove. Si spera almeno.

Esiste un artista o una band che vi ha fortemente influenzato?
(M.) In genere cerco di non avere "influenze particolari" per non lasciarmi condizionare. Apprezzo molto gli Afterhours, ma non so quanto questo finisca nei Vostok (sicuramente qualcosa ci finisce) ma, soprattutto, se si senta.
(G.) No, un artista soltanto no. Dovrei tirar giù una lista lunga qualche metro. 

Cosa significa per voi una performance live? 
(M.) È uno scambio. È un prepararsi a dare il meglio, a dare tutto. Se trattieni qualcosa la gente se ne accorge. Chi sta dall'altra parte parla la tua stessa lingua. Se sei pronto a mettere a nudo le tue emozioni, più che dare... ricevi.
(G.) ... vero, verissimo. Aggiungo solo un po' di pragmaticità: le performance live, ritornando a quanto dicevo poco fa, ci aiutano a diventare un "gruppo" vero.

Difficile collocarvi in una delle tante etichette che si è soliti dare per identificare un artista. Provate a dare voi una definizione che possa... stimolare la curiosità del lettore.
(G.) Innanzitutto grazie, grazie davvero. È una domanda che ci mette in difficoltà, quando preparavamo la cartella stampa da spedire a voi addetti ai lavori siamo stati ore e ore a cercare una "frase ad effetto", una definizione che un ipotetico pubblicitario avrebbe bollato come "un'ottima idea!" ma... nulla. Nessuna idea particolarmente brillante. Caro lettore (si spera incuriosito), veniamo al sodo, qui c'è l'album: http://vostok-project.bandcamp.com ... null'altro importa. :-)

Perché la scelta di esprimersi, anche, nella lingua francese?
(M.) La lingua francese ci piace un sacco. Pensiamo che sia romantica (come la nostra lingua). Poi proviene dallo stesso ceppo e non a caso assomiglia molto al nostro dialetto. È molto "sognante", come sognante è Parigi, la sua atmosfera...

Vi cimentate anche con qualcosa di meramente strumentale. Che cosa rappresenta per voi un brano privo di liriche?
(G.) Dirò una banalità ma tant'è: ci sono delle sensazioni, dei sentimenti che è difficile spiegare a "parole". La relazione musica-emozioni è qualcosa che non so decifrare. Sentivo che in quel brano (Komet 42) non era necessaria la voce di Mina, bastava a se stesso così com'era.

La vostra giovane età autorizza a sognare e a pianificare. Che cosa vorreste vi accadesse, musicalmente parlando, nel futuro immediato?
(M.) Inutile dire "successo"... partendo dalle nostre piccole e poche risorse è già un successo/un buon risultato aver avuto al nostro fianco gente che ha creduto in noi/nel nostro progetto e ha contribuito attivamente per realizzarlo: i musicisti coinvolti nelle registrazioni, i ragazzi della Golden Morning Sounds (un saluto particolare a Gianni e Luigi), i ragazzi con cui abbiamo registrato il video-clip di Bonjour tristesse e tanti... tanti altri. Questo, oggi, è il nostro piccolo successo e speriamo davvero che questa "cosa" che noi facciamo possa coinvolgere ascoltatori in numeri sempre maggiori.
(G.) ... sì, questo è quello che ci auguriamo nell'immediato futuro. L'unica cosa che conta davvero. Non importa se è gente che acquista il nostro CD o gente che scarica (free download) l'album dal nostro sito, l'importante è che Lo spazio dell'assenza venga ascoltato da più persone possibili.



Tracklist:

1. Me terah 02:06
2. Lontano dalla luce 04:15
3. I tuoi occhi 03:21
4. Come marea 03:35
5. Bonjour tristesse 04:46
6. Lacryma 03:21
7. Jerusalem 04:59
8. Le néant scintillant 03:14
9. Komet 42 04:26