giovedì 15 novembre 2018

Delirium-Il lungo viaggio (Zona) - Mauro La Luce


Delirium-Il lungo viaggio (Zona)
Di Mauro La Luce

Da un paio di anni c’era nell’aria la voglia di raccontare una storia lunghissima - musicale e di vita -  e tutt’ora vivida e in evoluzione.
I Delirium sono un patrimonio nazionale, trasversali, per effetto del loro impegno nell’ambito di quella che è definita musica progressiva, ma conosciuti dalla massa degli ascoltatori per un brano ed una apparizione fuori dagli schemi in un lontano Festival di Sanremo: era il 1972.

Ecco come ho ricordato quel momento nello spazio che mi è stato gentilmente concesso all’interno del book:

-Il primo ricordo dei Delirium mi riporta a una domenica mattina del 1972, credo fosse in febbraio. Il Festival di Sanremo era terminato da poche ore e alla mia parrocchia la band dell'oratorio, conclusa la messa rock, butto li la novità, Jesahel, la canzone presentata da un gruppo di pazzi con un look quasi oltraggioso, un brano talmente accattivante da diventare un mezzo inno generazionale che non ci ha più abbandonato. 
Ho conosciuto personalmente Ettore, Martin, Pino, Fabio e Roberto nel 2009: per il loro album “Il nome del Vento” ho scritto la prima recensione della mia vita, e da quel giorno non li ho persi più. Nella mia mente la loro musica e il simbolo di tutto il movimento prog genovese.-

La prima formazione

Sembra ieri… avevo 16 anni!

I Delirium di allora vedevano la presenza di quello che sarebbe diventato un big della canzone popolare italiana: Ivano Fossati. Ma i Delirium sono stati e sono molto di più.
La persona più idonea al racconto oggettivo non poteva essere che Mauro La Luce, il paroliere storico della band, la cui biografia aggiungo a fine post.
Perché La Luce è il narratore perfetto? Beh, rappresenta l’occhio esterno, ma allo stesso tempo lo si può considerare membro supplementare della band, capace di lasciarsi ammaliare dalla bellezza della musica - non solo quella dei Delirium - ma fornito di una corazza culturale e intellettuale che gli permette di stabilire i giusti equilibri tra sentimenti e razionalità.
Sì, i sentimenti trasportano in questa novella, fatta di successi, cadute, addii e nuovi incontri, con personaggi storici - in primis Ettore Vigo alle tastiere e a ruota Martin Grice ai fiati - e affiancamenti in corsa, sino ad arrivare alla nuova line-up,  quella che vede Fabio Chighini al basso (ormai un veterano del gruppo), Alfredo Vandresi alla batteria, Michele Cusato alla chitarra e il frontman Alessandro Corvaglia, voce e molto altro.

Il libro presenta suddivisioni cronologiche, dai “Sagittari” del 1970 sino ad arrivare alle performance di Tokyo, nel 2017.
In questa prima parte si percorrono album, itinerari, ere e concerti, ma, come anticipavo, raccontati dall’interno, dalla videocamera inside che non è fredda, perché corroborata da aneddoti e commenti personali dell’autore, con situazioni comiche che si alternano a momenti di delusione, come sempre accade nella vita.
Ne riporto uno, di cui non ero a conoscenza:

-All’aeroporto di Vilnius, una città di 560 mila abitanti, i Delirium trovarono ad attenderli una banda musicale, in linea col gran senso di ospitalità dei lituani. Sorpresa li colse pero quando si accorsero che a Druskininkai non sarebbero arrivati a bordo di lussuose auto presidenziali ma di due Ape Piaggio che di presidenziale avevano solo il colore blu: due icone insomma del glorioso passato italiano. Alla guida di uno dei due bolidi c’era un vecchietto di nome Osip che, di primo acchito, riconobbe Ettore. Vent'anni prima era stato un mezzo road manager musicale: e quando i Ricchi e Poveri si esibirono a Vilnius, Ettore era con loro alle tastiere. Pensando di fare cosa gradita, Osip sciorino tutto il repertorio dei Ricchi e Poveri dagli albori, con un registro da baritono provetto.-

Sono stato testimone di molti eventi che hanno riguardato i Delirium - non solo quelli proposti da La Luce -, qualche volta con ruoli organizzativi, e in tutte le occasioni l’esplosione dell’entusiasmo da parte del pubblico nel corso del bis - Jesahel, of cours - mi ha portato a riflettere su una cosa precisa, e cioè se quell’immagine rivoluzionaria creata nel 1972 a Sanremo non fosse diventata una piccola “gabbia”, una costrizione che niente ha a che fare con il lavoro enorme, gli sforzi e l’impegno che la band ha profuso nel tempo e continua a mettere in campo, divertendosi e divertendo. Ma le cose, evidentemente, possono coesistere, e in questo mondo musicale così cambiato, così ben raccontato da Mauro La Luce, il ruolo che i Delirium hanno scelto di recitare li relega in nobile compagnia nella nicchia prog, perché quello è il DNA, un settore che però può regalare grandi soddisfazioni:

-Per l'apertura della seconda serata, il signor Tokutaro Yanagisawa - pronipote dell'omonimo fondatore di una celebre fabbrica di sassofoni nata nel 1894, che produce i migliori contralti e baritoni al mondo - ha messo a disposizione di Martin Grice i suoi gioielli, e da questo gesto di grande ospitalità e nata un’idea inconsueta. Nel buio più totale, le note di sax del brano “Verso il naufragio” son partite da un angolo recondito della sala, come in lontananza, per spostarsi progressivamente verso il pubblico e il palco, con l’aiuto di un tecnico che con una micropila permetteva a Martin di muoversi nella platea senza inciampare. I fan giapponesi, non avvezzi a movimenti scenici insoliti, ci hanno manifestato generosamente tutto il loro entusiasmo. L’indomani avremmo toccato con mano il grande apprezzamento dei media per questa esperienza che e andata ben oltre le nostre pur ottime aspettative. Il principale quotidiano di Tokio ha parlato di consacrazione.-

                                                            Delirium al Progsud di Marsiglia-2015

Aggiungo che in questa parte del libro l’autore guida il lettore verso la comprensione dei concetti che hanno danno linfa ai vari album, analizzati in rapporto al contesto del momento, un lavoro didascalico e didattico che spesso manca nei momenti di analisi superficiale.

Nella seconda parte La luce intervista gli attuali componenti della band e fornisce quindi pensieri oggettivi, tra ricordi e visione del futuro.

Ricco l’album fotografico e interessanti i pensieri di personaggi autorevoli del mondo della musica.
A chiudere la discografia.

La formazione attuale

Cosa rappresenta Delirium-Il lungo viaggio? Una parte mancante di un puzzle ancora in divenire, perché sono ancora molti i tasselli che ci aspettiamo dai Delirium… album e concerti per proseguire una storia basata su qualità musicale e buona convivenza.
Buona lettura.

Indice del libro
Intro
1. 1970. Dai Sagittari ai Delirium
2. 1971. Dolce Acqua, il primo album
3. 1972. Jesahel a Sanremo
4. Il plettro di madreperla rosa
5. 1972. Lo scemo e il villaggio
6. 1973. Delirium III
7. L'ultima tournée
8. Un ciclo si chiude
9. 2001. Di nuovo insieme
10. 2009. Il nome del vento
11. Luglio a Vilnius
12. Prog Liguria 2012
13. A Genova dopo l'alluvione
14. 2015. L'era della menzogna
15. Marsiglia, maggio 2015
16. Genova, Porto Antico
17. Bordighera, una notte d'agosto
18. Tokyo Prog

Delirium. Le interviste
Il padre nobile. Ettore Vigo (tastiere)
L'inglese. Martin Frederick Grice (flauto)
Il discepolo. Fabio Chighini (basso)
Il battito. Alfredo Vandresi (batteria)
Il ragazzo. Michele Cusato (chitarra)
La voce. Alessandro Corvaglia (voce solista)

Delirium a colori
(inserto fotografico)

Delirium. Dicono di loro
contributi di David "Jaxon" Jackson, Alvaro Fella, Yoshiko Progrena,
Sofuni Atsushi, Sophya Baccini, Lino Vairetti, Athos Enrile, Marina Montobbio,
Il Cerchio d'Oro, Pino Sinnone, Paolo Siani, Nicola Autaldi

Delirium. Discografia

Mauro La Luce
Ligure di Bordighera, medico chirurgo, specialista in ortognatodonzia, ha scritto alcuni libri scientifici editi da UTET, adottati nelle principali università europee e tradotti in varie lingue. All’attività di medico unisce quella di paroliere, iniziata da giovanissimo - grazie ai preziosi insegnamenti del famoso Maestro Pippo Barzizza - per la casa discografica Fonit Cetra, accanto al celebre Sergio Bardotti. Ha scritto tutte le liriche dei Delirium dall‘album Lo scemo e il villaggio in avanti, lavorando a stretto contatto con il gruppo e partecipando a tutto il percorso creativo dei brani. È anche l’autore, con Alberto Moreno, dell’album Zarathustra del Museo Rosenbach.

Mauro La Luce

Ecco cosa è successo il giorno della presentazione ufficiale…



Mauro La Luce-DELIRIUM IL LUNGO VIAGGIO
ZONA Music Books 2018
libro pp. 136 illustrate
EURO 15,90
ISBN 9788864387079
disponibile anche in e-book

lunedì 5 novembre 2018

Incontro con Guglielmo Mariotti


Da un pò di tempo avevo in testa di scrivere di Guglielmo Mariotti, e alla fine… abbiamo trovato il tempo per chiacchierare.
Musicista conosciutissimo in ambito prog - bassista, vocalist, liutaio, collaboratore in innumerevoli progetti -, nell’occasione ci racconta un po’ della sua vita, con uno sguardo deciso verso il futuro.
A seguire il nostro scambio di battute, una sua biografia e un video che lo vede impegnato in un brano storico dei King Crimson…

I tuoi inizi musicali risalgono ai primi anni ’90, periodo lontano dai fasti del prog, eppure è quella la musica che ti ha colpito: da dove nasce questo tuo amore, sano ma inusuale, se riferito alla tua età?

Prima di scoprire il prog i miei gruppi preferiti erano i Beatles, Pink Floyd, Led Zeppelin e Queen. Ho scoperto l'esistenza del prog attraverso vari stimoli che mi sono arrivati per caso in un breve spazio temporale, nell'estate del 1991; quello che mi colpì all'epoca fu la commistione del rock di matrice americana con gli stilemi della musica "europea", quel suo uscire dalle coordinate direttamente derivanti dal blues, che poi sono le caratteristiche che fondamentalmente amo ancora oggi.

Com’era l’ambiente romano in quei giorni… stimolante o legato agli stereotipi imposti dal momento?

Io lo ricordo come molto stimolante, per trovare musicisti con cui suonare era sufficiente affiggere degli annunci nelle bacheche dei negozi di dischi, esisteva già il "progressivamente festival" di Guido Bellachioma, ricordo di aver visto decine di volte gruppi come "Le Orme" o i "Metamorfosi" o "Il Balletto di Bronzo" dal vivo. C'era anche un bel fermento di gruppi giovani, ricordo tra gli altri i Divae, i Deus Ex Machina, gli Shoggoth. Si suonava tanto e si
assisteva a tantissimi concerti.

La prima volta che ti ho visto suonare coincide con un momento storico per molte amanti del genere, l’incontro genovese con Steve Hackett al Teatro Govi, seguito da un concerto dei Real Dream, tribute band dei Genesis di cui facesti parte in quell’occasione: cosa sono stati per te i Genesis?

I Genesis sono arrivati qualche anno dopo, quando sono entrato a far parte di un gruppo romano chiamato "Der Blaue Reiter", che inizialmente era dedito alla riproposizione dei classici del genere ma che proprio in quel momento stava sterzando verso la specializzazione in cover band dei Genesis. Potrei affermare che sono stati proprio i Genesis a insegnarmi a suonare, sono stati la mia scuola di musica, ho dovuto allargare il mio spettro strumentale integrando la chitarra a 12 corde e i bass pedals. Strumenti che poi ho affiancato al basso anche nei miei progetti prog originali, partendo dall'esperienza coi Taproban.

Ti ho poi rivisto con i The Watch, altra storia, credo, piena di soddisfazioni: mi racconti di quell’esperienza?

Con i The Watch ho scoperto il mondo, ho suonato ovunque tra Canada ed Estonia, sono uscito dalla dimensione "romana" per entrare in contatto con un pubblico globale, la cosa ha coinciso con la mia entrata nel mondo dei social, è stata un'esperienza di espansione ed è stata una scuola incredibile per quanto riguarda i live shows.

Oltre ai tuoi progetti legati alla riproposizione di prog band mi pare sia da sottolineare la tua presenza, in alcune occasioni, nei concerti delle Orme: come sei arrivato alla band di Dei Rossi e che ricordi hai di quell’esperienza?

Nel 2011 ho aperto un concerto delle Orme col mio tributo ad Emerson, Lake & Palmer, in quell'occasione ho fatto amicizia con Fabio Trentini che era il loro bassista, quando poi lui ha avuto il bisogno di un sostituto mi ha chiamato e io... non potevo crederci. Esperienza esaltante, primo concerto con loro (ne avrei fatti in totale tre), assieme al Banco del Mutuo Soccorso, senza prove e senza soundcheck! Peggio di un esame di maturità!

Genesis, ELP, King Crimson, Marillion… tanto per citare gruppi con cui ti sei cimentato: qual è la band che ha maggiormente influenzato la tua vita?

Riferendomi a queste che hai citato sicuramente i Genesis, più in generale i Beatles, che sono il motivo per cui mi sono interessato alla musica.

E il bassista che hai sempre considerato il tuo riferimento?

Paul McCartney, Chris Squire, Mike Rutherford, Geddy Lee.


Come giudichi l’attuale situazione della musica italiana?

Se parliamo di musica italiana "mainstream” non me ne sono mai interessato, e cerco si subirla il meno possibile. Se parliamo di "prog italiano" attuale, devo esser sincero, trovo sempre meno emozionanti le continue reunion di gruppi storici e assolutamente noioso il 90% delle nuove proposte, è diventato troppo semplice e alla portata di tutti il poter incidere e pubblicare un album, non c'è più selezione, esce troppo materiale mal scritto, mal prodotto e sopratutto mal cantato.

Affianco alla tua attività di musicista ce n’è una altrettanto importante e molto specifica che è quella di liutaio elettrico: mi racconti come è nata e come si sta sviluppando?

La mia attività di liutaio è nata come hobby nella seconda metà degli anni '90, e si è trasformata in un'attività durante la mia permanenza nei The Watch, dove ho cominciato ad utilizzare strumenti autocostruiti (praticamente sono stato l'endorser di me stesso) ed ho potuto rilevare un crescente interesse da parte dei fan del gruppo, infatti la mia attività è partita proprio dalla costruzione di strumenti a doppio manico di scuola Genesisiana; oggi sono abbastanza diversificato e produco anche bassi, chitarre e strumenti folk elettrici (mandolini, mandole, bouzouki, ecc...).

Parliamo del tuo futuro prossimo e delle idee che di indirizzano del tuo percorso: cosa accadrà prossimamente?

Nel mio futuro prossimo c'è un prog originale, sono coinvolto nella "costruzione" di tre album, praticamente in contemporanea con La Bocca della Verità, i Fufluns e i Mr Punch.

E noi aspettiamo ansiosi le novità in arrivo…




Note salienti…

Guglielmo Mariotti (1974) è polistrumentista autodidatta, vocalist e compositore; suona basso, chitarra, chitarra a 12 corde, bass pedal.
Inizia la sua carriera da musicista nei primi anni ’90 a Roma e dintorni, spinto dall’amore per i Beatles e per la musica prog. Proprio in questo ambito muove i primi passi con la band Der Blaue Reiter, specializzata nella riproposizione dei brani dei Genesis.
Milita in seguito nel trio prog romano Taproban, con il quale registra tre Lp composti da musiche scritte a sei mani con i due compagni di avventura, riuscendo a portare il nome del sodalizio fin oltre i confini italiani.
Raggiunge nel 2007 i componenti de La Bocca Della Verità per la registrazione del loro primo Lp Avenoth, uscito su etichetta AltRock/Fading a novembre 2016.
Grazie alla sua poliedricità e al nome che si è costruito negli anni di gavetta a Roma, nel 2008 entra a far parte della band milanese The Watch, interpretando la parte di Mike Rutherford in varie tournée europee e americane, proponendo sia brani originali, che uno spettacolo basato sui tour dei Genesis.
Nel 2009 si trasferisce in Lombardia, dove diventa anche il frontman della tribute band Classic ELP Tribute, con Fabio Mancini e Filippo Valnegri.
Nel settembre 2012 ha l’occasione di sostituire Fabio Trentini in tre concerti al fianco de Le Orme.
Nel 2013 lascia The Watch per creare due nuovi progetti dedicati ad altre due band che hanno segnato il suo cammino musicale: i Marillion con la band Mr. Punch e i King Crimson con il sodalizio Red Rex.
Nel 2016 esce anche Spaventapasseri, l'album d'esordio del progetto Fufluns insieme ad Alfio Costa, Simone Cecchini, Marco Freddi e Stefano Piazzi su etichetta Ma.Ra.Cash.
Dal 2010 trasforma in mestiere la sua attività di liutaio elettrico - iniziata per hobby nel 1996 -, dedicandosi alla costruzione di chitarre e bassi elettrici, con una certa specializzazione negli strumenti a doppio manico e una linea dedicata a strumenti folk (mandolini, mandole, bouzouki), sempre in versione elettrica.

Attualmente sta lavorando alla realizzazione di tre album con La Bocca della Verità, Fufluns e Mr. Punch.


martedì 30 ottobre 2018

MC5-Grand Ballroom, Detroit, 30-31 ottobre 1968



Da: I più grandi show della storia Rock e Pop
di Mark Paytress

MC5

Grand Ballroom, Detroit, 30-31 ottobre 1968

Non eravamo intellettuali distaccati o artisti con la puzza sotto il naso come quelli di New York.

Non eravamo gli hippie paciosi di San Francisco e nemmeno i pupazzi di plastica di Holliwood.

Quella non era la Swinging London alla moda, era Detroit. Grigia, affannata e industriale.

Con le sue lotte sindacali, la sua cultura giovanile e il suo forte movimento contro la guerra, Detroit divenne l’epicentro della politica radicale.

Il futuro era adesso, il posto era quello giusto e noi eravamo dei figli di puttana, però in gamba”.

Wayne Kramer, 2003

IMMAGINI DI REPERTORIO DEL 1969



lunedì 22 ottobre 2018

Laura Pescatori-“Rriot Not Quiet-365 giorni di rock al femminile”


Laura Pescatori-“Rriot Not Quiet-365 giorni di rock al femminile”
CHINASKI EDIZIONI

Laura Pescatori ci regala un contenitore musicale inusuale, di difficile collocazione e incasellamento, che evidenzia la necessità di mettere in relazione - e rilievo - musica e genere femminile: Rriot Not Quiet-365 giorni di rock al femminile.
Chiunque abbia un minimo di esperienza, legata all’età e al conseguente percorso formativo, ha davanti agli occhi un mondo dove, nonostante evoluzioni e cambiamenti culturali, esiste sempre una separazione di genere, e molti spazi appaiono tuttora preclusi per la donna o, nella migliore delle ipotesi, resta palese la poca fiducia attorno a lei, e non si riescono a smontare i luoghi comuni e le leggende metropolitane.
Non ho la stessa percezione quando parlo della Musica e dei suoi protagonisti.
Non ho mai avvertito, in questo ambito, la sufficienza con cui si accettano spesso e volentieri "signore" che occupano ruoli di grande visibilità e responsabilità, dalla politica al campo manageriale.

L’autrice forza la mano, suggerisce ed evidenzia come la storia dell’arte musicale sia passata, già dagli albori del rock (la grande famiglia del rock!) attraverso la genialità femminile, che somma il talento - che tutti possono avere se baciati da Dio o dalla fortuna - a caratteristiche particolari che hanno a che fare con la sensibilità, la tenacia, la ricerca dell’empatia, la rigorosità finalizzata al raggiungimento degli obiettivi.

Il book che Laura Pescatori ha realizzato, mettendo al centro di ogni episodio "la donna", ha due possibilità di lettura e l’una non esclude l’altra, anzi, trovo che, per il mondo dei curiosi positivi, sia necessario seguire entrambe le strade. Mi spiego meglio.

Sono 365 i momenti presi in esame, i giorni dell’anno, anzi, degli anni, perché si copre uno spazio temporale molto ampio.
Scorrendo il libro nella prima modalità, quella più rapida, ci si rende conto della varietà delle artiste, e sono certo che almeno la metà rappresenterà un elemento sconosciuto per l’ascoltatore medio.
Il breve commento, a cui si accompagna un’immagine della testimone, può avere come spunto una data di nascita, un album, un concerto, una morte e così via. Sono interruttori che accendono luci.
E arriva la seconda modalità, fatta per quelli a cui non basta la scintilla ma amano la ricerca dell’elemento sconosciuto; e così si indaga sulla tal cantante, si approfondisce il suo percorso e la discografia, e si scoprono fatti e sonorità interessanti, a volti sorprendenti, e viene da chiedersi: “… ma come ho fatto a perdermela!”.
In questo modo la lettura diventa didattica e non richiede fruizione continua ma, quando si conosce a grandi linee il contenuto, si può decidere di dedicare il tempo disponibile all’applicazione, chissà, magari un punto al giorno, per un anno intero!

Chi si può trovare all’interno del libro?
Propongo alcuni nomi a me familiari, come… Janis Joplin, Nico, Aretha Franklin, Sonja Kristina, Tina Turner, Pat Benatar, Sheryl Crown… e altri - per me -  più oscuri: Allison Wolfe, Cassandra Ford, Melanie Doane, Bif Naked, Rose Kemp, Meg Frampton o Suzi Gardner.

Per ogni episodio, per gli assetati di conoscenza musicale, nasce la quasi necessità di andare a fondo, di appropriarsi di qualcosa che, come sempre succede, si è perso per strada. Fortunatamente c’è tempo per recuperare e l’autrice ci fornisce un aiuto in questo senso.

Vivendo la musica da sempre ho verificato come sia quello il luogo in cui la maggior parte delle barriere cadono, a partire da quelle anagrafiche, per cui non ho molto interesse nell’evidenziare la necessità di un femminismo musicale che serva a sottolineare certe grandezze e a riproporzionare i corretti equilibri: quando la musica mi mette i brividi - e accade spesso - l’unico motivo per cui chiedo da quale parte arrivi è quello di riappropriarmene al più presto possibile, e poco importa il genere, l’età, il paese e altri parametri che giudico di contorno rispetto all’importanza delle trame lirico-sonore.

Immagino che la compilazione della lista sia il frutto di una grande ricerca e che, per rispettare il numero “365”, sia stata fatta qualche rinuncia obbligata.

Immaginando un ipotetico “Volume 2”, vorrei dare un picco contributo a Laura Pescatori.
Tre nomi, tre motivi diversi.

1)Ho conosciuto personalmente Pamela Des Barres, attualmente scrittrice, molto più conosciuta come groupie nei seventies, una che ha “vissuto” in prima persona tutte le star dell’epoca, da Frank Zappa a Keith Moon passando per Mike Jagger e Jim Morrison.
Credo sia suo il primo caso di band completamente al femminile, le GTOs (Girl Together Outrageously): nessuna di loro sapeva realmente suonare, ma con l’aiuto di Zappa e Jeff Beck pubblicarono un album che credo sia il primo in assoluto per una band fatta solo di donne.

2)Clare Torry: la voce storica che appare in The Great Gig in the Sky (“The Dark Side Of The Moon”) pare abbia subito uno dei torti più evidenti della storia della musica, “usata” per una creazione sublime senza averne visto riconosciuta la “proprietà”, se non dopo disputa legale, dopo oltre trent’anni.

3)Esiste in Italia una band composta da quattro donne e un uomo, la band di Sophya Baccini, napoletana, leader, anche, dei Presence… vale la pena di approfondire, musicisti di grande valore.

E chissà quante cose ho dimenticato!

Una lettura decisamente piacevole e scorrevole, soprattutto  formativa, sia per i marpioni del circuito sia per neofiti.

Laura Pescatori sente l’esigenza di far opera di perequazione musicale tra i generi e inventa un format geniale, per semplicità ed efficacia, probabilmente aprendo una via da perseguire in modo ampio. Al centro sempre LEI, la nostra Musica.


Ma chi è Laura Pescatori? 

Vegana e attivista antispecista, Laura Pescatori ha all'attivo il libro "Animalando" una critica allo sfruttamento animale (umano e non umano) e conduce per Radio Onda d'Urto due trasmissioni: Navdanya dallo stampo etico e culturale e Rebel Girl, dedicata al rock femminile.
Da circa un anno collabora anche con le testate Terra Nuova e HardSounds.

21 maggio 2006
La rock singer ROBIN BECK arriva alla
posizione numero 9 della UK Singles Chart
con “First Time”, singolo della band svedese
Sunblock con la quale collaborò per il rifacimento del brano



TITOLO: riot not quiet
AUTORE: Laura Pescatori
COLLANA: Voices
FORMATO: 15X21
PAGINE: 260
ISBN: 978-88-99759-50-6
PREZZO: € 15,00

giovedì 18 ottobre 2018

Francesco Paolo Paladino & Many Friends ‎– Icereport


Francesco Paolo Paladino & Many Friends ‎– Icereport

E arriva rapidamente la fermatura del cerchio per Francesco Paolo Paladino, che in un brevissimo spazio temporale propone la sua trilogia, partita da “Ariae” e proseguita con “Siren”, per poi approdare all’ultimo frammento: “Icereport”.
L’aria, l’acqua e ora il ghiaccio.
Potrei elencare molti dei motivi che spingono a realizzare un progetto musicale, e anche nel caso di Paladino esistono necessità diversificate, ma al primo posto, in questo caso, metterei il “vivere attraverso la propria creazione”, l’autoalimentarsi attraverso la proposta personale contornandosi di elementi fidati, che amano l’idea di viaggio, considerato più importante dell’obiettivo stesso.
Icereport” non entrerà in circolo sui media che contano, ma per chi avesse tempo, curiosità, voglia di sperimentare senza farsi condizionare dall’ortodossia musicale (quella che viene imposta dai circuiti tadizionali), potrebbe rappresentare un’esperienza aulica e formativa, avendo l’impressione di una reale fusione col mondo circostante, quell’ambiente non dominabile da alcuna tecnologia, a volte amico e altre tiranno.
Al bando la blasfemia, raccolgo l’idea di una persona autorevole che pochi giorni fa indicava come la realizzazione di un’opera artistica, per chi è dotato di fede certa, sia la vera prosecuzione e rappresentazione della vita, della creazione, del dono e dell’inclusione incondizionata.
Per fruire al meglio di “Icereport” occorre conoscere la filosofia musicale dell’autore e la sua idea di costruzione in team - cose che emergono in parte nell’intervista a seguire - perché, come accade per l’arte contemporanea, la sola vista di ciò che abbiamo davanti è insufficiente a capirne il cuore ed il cervello, e allora occorre scavare un po’, esaminare il contesto e il profumo ambientale.
Ad una mia precisa domanda relativa all’ottimizzazione dell’ascolto Paladino risponde: “Dall’inizio alla fine. Soltanto così si può capire il cammino che percorre e che può far percorrere all’ascoltatore”.
E io ho seguito i suoi consigli, ho aspettato persino la giornata giusta, al confine di stagione, una linea sottile che divide il sole pieno dalla prima brezza autunnale. Ho scelto di camminare con le cuffiette nelle orecchie, deciso a fondermi con la frenesia quotidiana che scompare mentre prende corpo un fenomeno sinestesico e tutti i sensi trovano lo stimolo giusto, il corpo vibra mentre i ricordi ancestrali ritornano alla mente.
Un’esperienza! Sentirsi parte di qualcosa che spesso appare ostile e criticabile, e che, grazie a un lavoro musicale, realizza un positivo e cosciente stordimento.
E l’immagine della massima entropia trova improvvisamente un equilibrio, in un disegno apollineo raggiunto grazie alla conduzione di Paladino, il driver di un progetto che vede come protagonisti molti artisti: Paolo Tofani, Riccardo Sinigaglia, Mauro Sambo, Gino Ape, Pierangelo Pandiscia, Simone Basso, Paola Tagliaferro, Antonio Tonietti, Alessio Cavalazzi, Elisa Cavalazzi, Andrea Calavazzi, Aaron More, Oliver Kersbergent.
Lo splendido art work è come sempre di Maria Assunta Karini.


Sarebbe forse corretto - per alcuni imperativo -  provare a catalogare e incasellare questo “Icereport”, ma ciò provocherebbe un banale errore di fondo, quello di dare un nome a ciò che un nome ha già, perché la musica che inventa Francesco Paolo Paladino non è un’estensione “leggera” della nostra quotidianità, ma è la vita stessa, quella di cui è facile perdere i significati, quel modo di stare al mondo che l’autore ci propone come specchio con cui confrontarsi, magari afferrando l’idea che il nostro passaggio terreno possa essere più consapevole.
A mio giudizio un album imperdibile.


La chiacchierata…

Siamo arrivati alla conclusione della tua trilogia, dopo l’aria e l’acqua arriva il ghiaccio: raccontami…

Con piacere! Sì, sono molto emozionato perchè molte volte non riesci a realizzare quello che hai in mente; questa trilogia è stata una grande sfida, e riuscire a realizzarla una enorme soddisfazione. Quando inizialmente mi ero posto questa mèta, non avevo ancora le idee chiare, non sapevo dove sarai andato e cosa avrei fatto, ma sentivo in me che avrei dovuto tentarci. L’unica cosa chiara era il metodo che avrei adottato: la collaborazione con musicisti amici, che stimo e stimavo profondamente. Mano a mano che percorrevo le tappe il mio cammino diventava più chiaro. Alla fine ho capito. La trilogia altro non era che un omaggio alla vita, alla nascita e alla trasformazione: che ho scoperto essere cose diverse, come i brani che mano a mano si formavano. Alcuni nascevano dalla mia testa, dal mio cuore, con percorsi differenti, ovvio, altri dalla trasformazione di texture che chiedevo ad amici musicisti e che loro mi inviavano; ed ho capito che l’aggettivo “magica” è una parola realmente “significante”. Magica (e perciò stesso non necessariamente logica) era la scelta dei collaboratori, magica l’intesa, magiche le texture che mi arrivavano e le architetture che riuscivo a creare. In una parola l’energia che fluiva tra noi tutti era meravigliosa e ha pervaso il mio viaggio attraverso un triangolo di suoni. Trilogia altro non è che triangolo, e triangolo simbolo di qualcosa di perfetto. La vita dell’aria, la vita dell’acqua erano le vite che volevo indagare per poter arrivare a spiegare la vita del ghiaccio, che unisce le due vite precedenti. Probabilmente anche noi siamo parti di questi corsi e ricorsi spirituali e di queste trasformazioni; figli di mille nascite e fratelli di mille trasformazioni.

Tra “SIREN”, secondo capitolo, e l’attuale “ICEREPORT” sono passati pochi mesi: avevi già tutto in testa o hai sentito l’esigenza di chiudere il cerchio rapidamente, una sorta di obbligo o deadline con te stesso?

Il capitolo “SIREN” è nato quando la bozza di “ICEREPORT” era già esistente. Ma non mi soddisfaceva del tutto. Mancava qualcosa. Subito dopo l’uscita di “SIREN” tutto è stato più facile. Il motivo vero era che “ICEREPORT” doveva essere l’ultima casella, quella conclusiva, e l’ho capito soltanto quando “SIREN” è nato e si è frapposto tra ARIAE e ICEREPORT. Alle volte rifletto sul tempo; normalmente ho l’esigenza di finire al più resto ciò che ho iniziato. Ma, con il tempo, ho capito che un’opportuna “sosta” è di solito molto utile. Non mi impongo mai dei rigidi programmi, è il mio corpo che decide di mettersi ad agire, se il risultato gli interessa.

Quali sono i contenuti, cosa è importante segnalare di obiettivo a chi ti ascoltasse per la prima volta?

Per quanto riguarda ARIAE ho consigliato “play loud”, come si fa per i dischi di metal; per “SIREN” non ho consigliato nulla, perchè è una storia, una leggenda che tutti possono capire e sulla quale tutti possono riflettere; per “ICEREPORT” posso consigliare di ascoltare - se è possibile - il CD tutto di fila. Dall’inizio alla fine. Soltanto così si può capire il cammino che percorre e che può far percorrere all’ascoltatore. I contenuti che i tre cd emanano sono una visione senza muri della materia musicale, un abbattimento di confini, una voglia frenetica di affrontare i territori della musica senza prevenzioni di alcun tipo. Il dato obiettivo che emerge dall’ascolto della mia trilogia è la sensazione di una architettura sonora compiuta, forse funanbolica, forse senza regole abituali, sorretta da sogni, comunque una architettura di un cuore libero.

Come definiresti “ICEREPORT” musicalmente parlando?

Non lo so, lascio a te l’arduo compito; direi che è un territorio musicale dove suoni contemporanei, classici, etnici, elettronici si ritrovano a coesistere non passivamente o artatamente, ma attraverso il coraggio e l’amore.

Mi hai scritto: “Mi commuove ascoltarlo…”: hai un suggerimento d’ascolto, una fruizione privilegiata che possa aiutare ad entrare pienamente nel tuo lavoro?

La notte, l’alba della domenica mattina. Quando sei sereno perchè non devi correre al lavoro, ma hai tutto il tempo che ci vuole.

Mi parli dei tuoi collaboratori all’interno dell’album?

Potrei riempire l’intero giornale! Per questo non ti parlerò dell’uno o dell’altro, a quello ci penserai tu. Ti voglio parlare del collaboratore ideale: un musicista creativo, geniale già con le sue opere, non importa se conosciute o meno. Un amico, una persona che non ha preconcetti o invidie, ma che mi stima e sa che il risultato che voglio ottenere è qualcosa che può essere prezioso per tutti. Un musicista che dalle mie parole, dalle mie spiegazioni intuisce cosa intendo realizzare. Un musicista che non è chiuso in sè stesso ma che si apre alla collaborazione e che gioisce se da una sua textura nasce un intreccio di suoni di mille altri musicisti. Come vedrai i brani di ICEREPORT sono firmati da tutti i collaboratori, perchè è giusto considerare anche il più piccolo intervento come una preziosissima cellula di vita di questo o quel brano.

E ora che hai terminato un capitolo importante… verso quali sentieri sei diretto?

Sto lavorando su di un progetto forse ancora più ambizioso di una trilogia; questo perchè la sfida mi eccita. E’ un’opera, un’opera contemporanea in due tempi. Con tre protagonisti... non posso dirti di più per ora, perchè le cose non nate, se venissero a sapere che parlo di loro, farebbero di tutto per non nascere più. E io sono gelosissima madre.


First Part: Glaciation

Icereport
Icereport (Second Part)
The Battle Of Rutor Mountain
A Little Ray
Before The Fire
Nel Vento

Second Part: From Glass To Fire (The Cycle Report)

The Glacier Of Eternal Fire (Included Ferghama Horse's Birth)
New Life On The Eternal Glacier
Ama Dablam
Last From Snegurochka