Il 22 aprile - libreria Ubik di Savona - Fabio Zuffanti
ha presentato il suo nuovo libro, Alla riscossa stupidi. Quella
che doveva essere una semplice chiacchierata si è trasformata in un dialogo
vivo, un intreccio di voci, con un pubblico partecipativo, con domande, ricordi e riflessioni che hanno arricchito il senso stesso del libro. È stato uno scambio
autentico, quasi una restituzione collettiva. A seguire propongo uno spezzone
video realizzato da Mauro Selis.
“Alla riscossa stupidi” è un romanzo che entra in punta di
piedi e poi resta, scavando con delicatezza nelle zone dove l’infanzia si
incrina e ricomincia. Ambientato nella Genova industriale degli anni ’70
e ’80, racconta le vicende di un bambino che attraversa il buio senza mai
perdere la capacità di vedere la luce. "Fabbio" è un protagonista fragile e
lucidissimo, un narratore che osserva il mondo con occhi spalancati,
registrando ogni dettaglio - la violenza, la paura, la solitudine, ma anche la
musica, l’amicizia, la fantasia.
Il romanzo si distingue per la sua scrittura limpida,
cinematografica, emotivamente precisa. Non indulge mai nel patetico, non cerca
scorciatoie emotive, ma racconta la violenza con pudore, la fragilità con dignità,
la crescita con una sincerità disarmante. La figura del bullo, Vincenzo, è
tratteggiata con una complessità rara... non un mostro, ma un ragazzo abitato da
un “diavolo”, come dice uno dei personaggi, capace di distruggere senza sapere
perché.
Accanto al trauma, il romanzo offre pagine di straordinaria dolcezza: le corse a Vesima, i gelati, le copertine dei dischi, le prime scoperte musicali, l’apparizione salvifica di Franco Battiato. La musica diventa un personaggio, un rifugio, un centro di gravità che tiene insieme un mondo che altrimenti crollerebbe.
La parte finale è una delle più riuscite: sospesa, poetica,
quasi metafisica, proponendo un rito di passaggio, un taglio simbolico con il
passato, un varco verso una nuova consapevolezza che sorprenderà il lettore.
Il romanzo è anche un atto politico, e senza mai dichiararlo denuncia il silenzio degli adulti, l’indifferenza delle istituzioni
scolastiche, la solitudine dei bambini che non hanno voce. Ma lo fa senza
rabbia, con una maturità che sorprende.
“Alla riscossa stupidi” è un libro quasi necessario di questi tempi, che parla a
chiunque sia stato bambino, a chiunque abbia avuto paura, a chiunque abbia
trovato salvezza in un disco, in un fumetto, in un amico. Un romanzo che resta
addosso.