mercoledì 22 aprile 2026

Ci ha lasciato Dave Mason

 


Dave Mason, una vita tra intuizioni luminose e fughe improvvise

La notizia della morte di Dave Mason, avvenuta a 79 anni nella sua casa di Garnerville in Nevada, chiude la parabola di un musicista che ha attraversato il rock con un passo tutto suo, spesso laterale, sempre riconoscibile. Cantante, chitarrista, autore di melodie limpide e immediate, Mason è stato uno di quei protagonisti che non hanno mai cercato il centro della scena, pur lasciando un segno profondo.

Il suo nome resta legato innanzitutto ai Traffic, la band inglese che contribuì a fondare nella seconda metà degli anni Sessanta insieme a Steve Winwood, Jim Capaldi e Chris Wood. La sua presenza nel gruppo fu intermittente, quasi irrequieta: entrò, uscì, tornò per brevi periodi, lasciò nuovamente. Eppure, in quel continuo movimento, riuscì a portare dentro la band una sensibilità melodica che avrebbe fatto scuola.

Tra le sue composizioni spicca “Feelin’ Alright?”, registrata nel 1968 e destinata a diventare un classico assoluto. Il brano, nato con un’impronta quasi cameristica, si trasformò negli anni in un terreno fertile per decine di interpreti: Joe Cocker lo rese un inno da palco, i Jackson 5 lo portarono verso il soul, altri ancora lo piegarono a nuove letture. È uno di quei rari casi in cui una canzone sembra vivere più vite, senza perdere la sua identità originaria.

Dopo l’esperienza con i Traffic, Mason intraprese una carriera solista che gli regalò risultati solidi e continui. “Alone Together”, il debutto del 1970, rimane uno dei suoi lavori più amati: un disco caldo, pieno di armonie morbide e chitarre che respirano. Negli anni successivi arrivarono altri successi, tra cui “Let It Flow”, trainato dalla ballata “We Just Disagree”, entrata stabilmente nell’immaginario radiofonico americano degli anni Settanta.

La sua storia è anche un intreccio di collaborazioni prestigiose. Mason fu uno di quei musicisti capaci di entrare in studio, capire l’atmosfera e aggiungere la nota giusta: lavorò con Jimi Hendrix, George Harrison, Paul McCartney, Eric Clapton, i Rolling Stones. Presenze discrete ma decisive, come accade ai musicisti che sanno ascoltare prima di suonare.

Nel 2004 il suo percorso con i Traffic è stato riconosciuto con l’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame, un tributo a una stagione creativa che continua a influenzare generazioni di artisti.

La sua scomparsa lascia l’immagine di un autore che non ha mai smesso di cercare un equilibrio tra istinto e misura, tra il desiderio di appartenenza e la necessità di muoversi altrove. Un musicista che ha preferito la strada laterale, ma che proprio da lì ha saputo illuminare il rock con alcune delle sue pagine più durature.