Dave Mason, una vita tra intuizioni luminose e fughe
improvvise
La notizia della morte di Dave
Mason, avvenuta a 79 anni nella sua casa di Garnerville in Nevada,
chiude la parabola di un musicista che ha attraversato il rock con un passo
tutto suo, spesso laterale, sempre riconoscibile. Cantante, chitarrista, autore
di melodie limpide e immediate, Mason è stato uno di quei protagonisti che non
hanno mai cercato il centro della scena, pur lasciando un segno profondo.
Il suo nome resta legato innanzitutto ai Traffic, la
band inglese che contribuì a fondare nella seconda metà degli anni Sessanta
insieme a Steve Winwood, Jim Capaldi e Chris Wood. La sua presenza nel gruppo
fu intermittente, quasi irrequieta: entrò, uscì, tornò per brevi periodi,
lasciò nuovamente. Eppure, in quel continuo movimento, riuscì a portare dentro
la band una sensibilità melodica che avrebbe fatto scuola.
Tra le sue composizioni spicca “Feelin’ Alright?”,
registrata nel 1968 e destinata a diventare un classico assoluto. Il brano,
nato con un’impronta quasi cameristica, si trasformò negli anni in un terreno
fertile per decine di interpreti: Joe Cocker lo rese un inno da palco, i
Jackson 5 lo portarono verso il soul, altri ancora lo piegarono a nuove
letture. È uno di quei rari casi in cui una canzone sembra vivere più vite,
senza perdere la sua identità originaria.
Dopo l’esperienza con i Traffic, Mason intraprese una
carriera solista che gli regalò risultati solidi e continui. “Alone
Together”, il debutto del 1970, rimane uno dei suoi lavori più amati: un
disco caldo, pieno di armonie morbide e chitarre che respirano. Negli anni
successivi arrivarono altri successi, tra cui “Let It Flow”, trainato
dalla ballata “We Just Disagree”, entrata stabilmente nell’immaginario
radiofonico americano degli anni Settanta.
La sua storia è anche un intreccio di collaborazioni
prestigiose. Mason fu uno di quei musicisti capaci di entrare in studio, capire
l’atmosfera e aggiungere la nota giusta: lavorò con Jimi Hendrix, George
Harrison, Paul McCartney, Eric Clapton, i Rolling Stones.
Presenze discrete ma decisive, come accade ai musicisti che sanno ascoltare
prima di suonare.
Nel 2004 il suo percorso con i Traffic è stato riconosciuto
con l’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame, un tributo a una
stagione creativa che continua a influenzare generazioni di artisti.
La sua scomparsa lascia l’immagine di un autore che non ha mai smesso di cercare un equilibrio tra istinto e misura, tra il desiderio di appartenenza e la necessità di muoversi altrove. Un musicista che ha preferito la strada laterale, ma che proprio da lì ha saputo illuminare il rock con alcune delle sue pagine più durature.
