sabato 11 aprile 2026

ENZO CARELLA: un po' di storia

 

Enzo Carella è uno di quegli autori che sfuggono alle definizioni, non perché fosse indecifrabile, ma perché la sua musica viveva in un altrove tutto suo, un equilibrio sottile tra sensualità, ironia, groove mediterraneo e una scrittura che sembrava arrivare da un’altra stanza. Barbara lo porta a Sanremo nel 1979, lo mette sotto i riflettori, lo consegna per un attimo al grande pubblico. Ma Carella non era un artista da riflettori: era un autore da ascolto attento, da scoperta lenta.

Album come Vocazione (1977), Barbara e altri Carella (1979) e Sfinge (1981) mostrano un mondo sonoro che non assomiglia a nessuno. Chitarre sinuose, ritmi che oscillano tra funk e canzone d’autore, testi di Pasquale Panella che aprono spiragli surreali, sensuali, obliqui. Una coppia artistica che anticipa un modo di scrivere canzoni che l’Italia avrebbe capito solo molto più tardi.

Carella non ha sfondato perché non voleva essere semplificato. Non cercava la formula, non cercava il ritornello che si incolla, non cercava la riconoscibilità immediata, preferiva la deviazione, la piega inattesa, la frase che non si lascia afferrare. In un panorama che chiedeva chiarezza, lui offriva ambiguità luminosa.

C’era poi la sua natura schiva, quasi appartata. Nessuna esposizione, nessuna costruzione del personaggio, nessuna volontà di trasformare la propria unicità in un marchio. Carella era un autore puro, uno che lasciava parlare la musica e si ritraeva un passo indietro. Una scelta che lo ha reso meno visibile, ma più vero.

Riascoltandolo oggi, tutto appare sorprendentemente moderno. Le sue armonie, il suo modo di cantare, la sua scrittura che sfiora il teatro dell’assurdo senza mai perdere sensualità, parlano a un presente che ha finalmente imparato ad apprezzare ciò che non si concede subito. Carella non è mai stato un fenomeno, è stato un’eleganza, una di quelle che non si spiegano… si riconoscono.

Enzo Carella è morto a Roma il 20 febbraio 2017 in seguito a un arresto cardiaco, dopo alcune settimane trascorse in terapia intensiva.