venerdì 24 aprile 2026

Valerio Billeri: "Lo‑fi" e le sue derive: un racconto in due movimenti

 


Valerio Billeri torna con lo‑fi scegliendo una strada che oggi sembra quasi un atto di resistenza. Registra nove brani con un multitraccia analogico degli anni Novanta, lasciando che scricchiolii, sospiri e vibrazioni restino nella registrazione come parte del respiro del disco. Non è un vezzo nostalgico, è una posizione precisa… in un’epoca che leviga tutto, lui decide di far parlare ciò che solitamente si elimina. Le otto composizioni originali e la rilettura di un canto folk napoleonico si muovono dentro un’immagine che diventa la chiave del percorso, l’esilio di Napoleone a Sant’Elena, non come riferimento storico ma come condizione mentale, un isolamento che permette di distinguere ciò che resta dal rumore continuo del presente. La frase di Sara Teasdale che attraversa Distese - lo svanire come forma diversa di presenza - sintetizza bene il cuore del disco, che procede con passo lento, senza forzature, lasciando che siano le pause a dare forma alle parole.

La voce e la chitarra sono il centro di tutto, sostenute da arrangiamenti essenziali che non cercano mai di riempire. È un folk scarno, diretto, che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Lo‑fi, in uscita il 9 maggio per Moonlight Records, trova la sua forza proprio in questa nudità sonora, in questa scelta di non proteggersi. La tracklist scorre come un unico respiro, con brani che alternano introspezione, visioni e una scrittura che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. I crediti sono interamente nelle mani dell’autore: voce, chitarra, armonica, registrazione e direzione artistica, un lavoro costruito in solitudine e restituito con la stessa essenzialità con cui è nato.

Accanto all’album principale si colloca Arthur Gordon Pym: Lo‑Fi Outtakes, un digital bonus album che dal 18 aprile sarà scaricabile gratuitamente dal sito di Appaloosa Records da chi ha già acquistato il disco, mentre chi lo comprerà da quella data in poi potrà accedere ai brani tramite un codice personale. Non è un semplice contenuto extra, ma il completamento naturale del progetto. Otto brani rimasti fuori dalla tracklist originale trovano qui una loro collocazione, come se il racconto di lo‑fi avesse avuto bisogno di un taccuino laterale. Le atmosfere sono le stesse: registrazioni in presa diretta, strumenti ridotti all’osso, una scelta sonora che privilegia l’immediatezza. In alcuni casi si arriva all’estremo, come nella versione spoglia di Verso Bisanzio, solo voce e chitarra, registrata dal vivo in radio nel 2025.

La tracklist delle outtakes intreccia originali e rivisitazioni. Gli inediti di Billeri sono Arthur Gordon Pym, Electra Take A, Tempo vuoto, Verso Bisanzio (live) e Thomas (io sono l’uomo), ispirata a I’m the Man (Thomas) di Ralph Stanley. Le cover includono Further On (Up the Road) di Bruce Springsteen e Just Like Tom Thumb’s Blues di Bob Dylan, entrambe tradotte e adattate da Billeri, oltre a Marabel di Massimo Bubola, registrata dal vivo. Anche qui i crediti sono limpidi: tutti i brani sono eseguiti da Valerio Billeri a voce, chitarra e armonica, con registrazioni effettuate tra multitraccia analogico e digitale, sempre con la stessa filosofia di esposizione totale.

Dentro questo quadro si inserisce anche un dettaglio che racconta bene lo spirito del progetto: nel brano numero tre delle outtakes, durante il passaggio da 48 a 44 kHz, compaiono in sottofondo degli usignoli. Non erano presenti nella registrazione originale, Billeri era chiuso in casa con la polmonite, in pieno inverno. Eppure, nel trasferimento, qualcosa è rientrato, come se il mondo esterno avesse trovato una fessura per entrare. È un episodio minimo, ma dice molto: in un disco che accoglie l’imperfezione, anche un errore tecnico diventa parte della storia.

I due lavori, ascoltati insieme, disegnano un unico paesaggio. Lo‑fi è il corpo centrale, il luogo in cui l’idea dell’esilio interiore trova la sua forma più compiuta. Arthur Gordon Pym è la deriva laterale, il diario di bordo, le deviazioni che non entravano nella struttura principale ma che ne condividono lo spirito. Non c’è distanza tra i due: uno racconta ciò che l’altro lascia intravedere. È un progetto che non si impone, e chi decide di entrarci scopre un autore che ha scelto di stare nel mondo abbassando il volume, lasciando che siano le imperfezioni - anche quelle impreviste, come un canto d’usignolo - a raccontare ciò che spesso sfugge.


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