domenica 26 aprile 2026

1973: L'odissea russa di David Bowie, l'alieno che attraversò la Siberia in treno

 


In carrozza con l'alieno: 

l'incredibile viaggio di David Bowie sulla Transiberiana

 

Nella primavera del 1973, mentre il mondo intero guardava a David Bowie come alla rockstar aliena caduta sulla Terra, l'uomo dietro la maschera di Ziggy Stardust stava affrontando una sfida decisamente terrena: tornare a casa dal Giappone senza mai staccare i piedi dal suolo. Bowie, infatti, viveva allora con una fobia paralizzante per il volo, un terrore nato da una premonizione e da alcuni incidenti visti da vicino che lo spingeva a preferire qualsiasi mezzo di trasporto, purché non avesse le ali. Fu così che, per tornare in Europa dopo il trionfale tour nipponico, la stella più brillante del glam rock decise di imbarcarsi in un’impresa epica: attraversare l'Unione Sovietica a bordo della leggendaria Ferrovia Transiberiana.

Il contrasto visivo doveva essere surreale. Immaginiamo le stazioni grigie e austere della Russia profonda, immerse nel clima rigido della Guerra Fredda, improvvisamente illuminate da un uomo con i capelli rosso fiammante, le sopracciglia rasate e abiti di seta dai colori sgargianti. Accompagnato dal fotografo Mick Rock e dall'amico Geoff MacCormack, Bowie salì sul treno a Vladivostok dopo una traversata in nave. Per quasi dieci giorni, quella carrozza divenne il suo mondo. Lontano dalle luci della ribalta e dall'isteria dei fan, David si trasformò in un osservatore silenzioso e curioso. Passava le ore a guardare fuori dal finestrino le distese infinite di betulle bianche della Siberia, interrotte solo da piccoli villaggi che sembravano rimasti fermi all'Ottocento.

Nonostante il visto turistico e la presenza costante di sguardi sospettosi da parte delle autorità sovietiche, Bowie non rimase isolato nel suo scompartimento. Si narra che acquistò un sassofono durante una sosta e che passasse il tempo a suonare per i passeggeri e per le inservienti del treno, le rigide dezhurnaya, che finirono per affezionarsi a quel bizzarro straniero che beveva tè dal samovar e mangiava yogurt locale con estrema naturalezza. C'erano momenti di tensione, come quando rischiò l'arresto per aver filmato dei soldati in una stazione, ma la musica e il suo carisma sembravano creare un ponte tra mondi che, politicamente, non avrebbero potuto essere più distanti.

Quel viaggio non fu solo un espediente per evitare un aereo, ma una vera e propria catarsi creativa. L'estetica spoglia, il senso di isolamento e la malinconia dei paesaggi russi si impressero nella mente di Bowie, lasciando tracce profonde che sarebbero riemerse anni dopo. Quel silenzio ritmato dalle rotaie fu il primo seme di quella ricerca sonora che lo avrebbe portato, verso la fine del decennio, a trasferirsi a Berlino per incidere i suoi album più sperimentali. Quando il treno arrivò finalmente alla stazione di Mosca, David Bowie non era più solo Ziggy Stardust; era un artista che aveva scoperto quanto può essere vasto e solitario il mondo, portando con sé un bagaglio di immagini che avrebbero cambiato per sempre la storia della musica moderna.