In carrozza con l'alieno:
l'incredibile viaggio di David
Bowie sulla Transiberiana
Nella primavera del 1973, mentre il mondo intero
guardava a David Bowie come alla
rockstar aliena caduta sulla Terra, l'uomo dietro la maschera di Ziggy Stardust
stava affrontando una sfida decisamente terrena: tornare a casa dal Giappone
senza mai staccare i piedi dal suolo. Bowie, infatti, viveva allora con una
fobia paralizzante per il volo, un terrore nato da una premonizione e da alcuni
incidenti visti da vicino che lo spingeva a preferire qualsiasi mezzo di
trasporto, purché non avesse le ali. Fu così che, per tornare in Europa dopo il
trionfale tour nipponico, la stella più brillante del glam rock decise di
imbarcarsi in un’impresa epica: attraversare l'Unione Sovietica a bordo della
leggendaria Ferrovia Transiberiana.
Il contrasto visivo doveva essere surreale. Immaginiamo le
stazioni grigie e austere della Russia profonda, immerse nel clima rigido della
Guerra Fredda, improvvisamente illuminate da un uomo con i capelli rosso
fiammante, le sopracciglia rasate e abiti di seta dai colori sgargianti.
Accompagnato dal fotografo Mick Rock e dall'amico Geoff MacCormack, Bowie salì
sul treno a Vladivostok dopo una traversata in nave. Per quasi dieci giorni,
quella carrozza divenne il suo mondo. Lontano dalle luci della ribalta e
dall'isteria dei fan, David si trasformò in un osservatore silenzioso e
curioso. Passava le ore a guardare fuori dal finestrino le distese infinite di
betulle bianche della Siberia, interrotte solo da piccoli villaggi che
sembravano rimasti fermi all'Ottocento.
Nonostante il visto turistico e la presenza costante di
sguardi sospettosi da parte delle autorità sovietiche, Bowie non rimase isolato
nel suo scompartimento. Si narra che acquistò un sassofono durante una sosta e
che passasse il tempo a suonare per i passeggeri e per le inservienti del
treno, le rigide dezhurnaya, che finirono per affezionarsi a quel
bizzarro straniero che beveva tè dal samovar e mangiava yogurt locale con
estrema naturalezza. C'erano momenti di tensione, come quando rischiò l'arresto
per aver filmato dei soldati in una stazione, ma la musica e il suo carisma
sembravano creare un ponte tra mondi che, politicamente, non avrebbero potuto
essere più distanti.
Quel viaggio non fu solo un espediente per evitare un aereo,
ma una vera e propria catarsi creativa. L'estetica spoglia, il senso di
isolamento e la malinconia dei paesaggi russi si impressero nella mente di
Bowie, lasciando tracce profonde che sarebbero riemerse anni dopo. Quel
silenzio ritmato dalle rotaie fu il primo seme di quella ricerca sonora che lo
avrebbe portato, verso la fine del decennio, a trasferirsi a Berlino per
incidere i suoi album più sperimentali. Quando il treno arrivò finalmente alla
stazione di Mosca, David Bowie non era più solo Ziggy Stardust; era un artista
che aveva scoperto quanto può essere vasto e solitario il mondo, portando con
sé un bagaglio di immagini che avrebbero cambiato per sempre la storia della
musica moderna.

