venerdì 3 luglio 2009

Jethro Tull: Palasport, 1° febbraio 1972



Un altro momento dei ricordi fornito da Lorenzo Costantini.

Le testimonianze dei concerti degli anni 70 sono preziose e immagino che il racconto delle numerose esperienze di Lorenzo susciteranno qualche nostalgia e qualche piccola invidia.


Palasport, 1 febbraio 1972.
Fu un grande concerto, forse uno dei più grandi dei
Jethro Tull, esiste un bootleg che lo testimonia inequivocabilmente.
Se il concerto al Brancaccio di Roma del ’71, era servito per rompere il ghiaccio con il pubblico romano, il concerto del Palasport segnò la crescita e la maturità artistica dei Jethro, già evidente in Aqualung e consacrata poi in Thick as a Brick, di cui i Jethro eseguirono il #4 (the poet and the painter…….).
Il concerto fu aperto dai
Gentle Giant, per la prima volta a Roma.
Suonarono alla grande con un repertorio e un sound molto “progressive” e fortemente innovativo.
Il pubblico romano rimase sorpreso e incantato, e dedicò loro una interminabile ovazione.
Il ricordo che rimane impresso è di alcuni “folletti” scatenati che con grande energia e assoluta precisione dominavano il palco del Palaeur suonando una grande musica. Infatti quel concerto decretò il grande successo e seguito che ebbero poi i Gentle Giant in tutta Italia.
Ai Jethro Tull l’unica possibilità che rimaneva era di superarsi, e lo fecero, con una grinta e una spettacolarità uniche e irripetibili, anche a dispetto dell’acustica del Palasport, tristemente famoso per i suoi echi e i suoi rimbombi.
Ma quella sera l’impianto WEM e gli ampli Hi-Watt fecero il miracolo: suono potente e presente come non si era mai sentito e in tutti gli ordini dei posti (il Palasport era stracolmo). L’Hammond era un leone infuriato che ruggiva sotto le mani di John Evan, che saltava da una parte all’altra del palco. Martin Barre, che ogni tanto era preso da “raptus” improvvisi, imbracciava la sua Gibson Les Paul “urlante” come non mai. Ian lanciava in aria il suo flauto, sempre più in alto, e lo riprendeva quasi fosse ammaestrato. Jeffrey andava su e giù sul palco come una belva in gabbia. Barriemore era l’unico che, pur suonando con grandissima energia, manteneva una sorta di ironico controllo della situazione.
Ormai il palco era la tolda del “Vascello Fantasma” squassato dalla tempesta (musicale), in cui una ciurma di marinai invasati lottava per trascinare tutti negli abissi più profondi. Ebbene la sensazione che si aveva era proprio di una sarabanda scatenata, di un vortice che stava inghiottendo tutti!
Mai si era vista tanta energia sprigionarsi da quel palco, il pubblico era ormai rapito, e soggiogato dal magico gioco dei Jethro Tull!
Le oltre due ore di concerto passarono come in un sogno, in cui il pubblico si era ormai perso, risvegliandosi tutti chiedevano: ti ricordi questo? …. ti ricordi quello? Ma rimanevano solo dei brevi flash-back, perché la forte partecipazione emotiva aveva “svuotato” un po’ tutti:


Gentle Giant + Jethro Tull = mc2

Jethro Tull
Palasport – Roma 1.2.72
Guests: Gentle Giant

My God / flute solo
God Rest Ye Merry Gentlemen/Bouree
By Kind Permission Of...
Thick As A Brick excerpt
Aqualung
To Cry You A Song
A New Day Yesterday
Cross-Eyed Mary / Drum Solo
Tomorrow Was Today
Hymn 43
Nothing Is Easy
Wind up
Instrumental
Locomotive Breath
Hard Headed English General
Instrumental Finale
Wind-Up reprise


Voice, flute, acoustic guitar Ian Anderson
Electric guitar Martin Barre
Piano & Hammond organ John Evan
Bass guitar Jeffrey Hammond - Hammond
Drums & percussion Barriemore Barlow




giovedì 2 luglio 2009

INXS


Nascono nel 1977 a Sidney, Australia, sotto il nome di Farriss Brothers, per cambiarlo nel 1980 in INXS, come l’album di debutto.
La band è composta dai tre fratelli Farriss, Tim (nato il 16 Agosto 1957, chitarra), John (nato il 18 Agosto 1961, batteria) e Andrew (nato il 27 Marzo 1959, tastiere); Michael Hutchence (nato il 22 Gennaio 1960, Lain Cove, Sydney, morto il 22 novembre 1997, cantante), Kirk Pengilly (nato il 4 Luglio1958, chitarra-sassofono-voce) e Garry Beers (22 Giugno 1957, basso-voce).
Il loro primo album è “INXS” del 1980, contenente la canzone “Just Keep Walking”,seguono “Underneath the Colours” nel 1981 e “Shabooh Shoobah” nell 1982, entrato nella U.S. top50.
Fino ad allora erano un gruppo poco conosciuto al di fuori dell’Australia, ma nel 1984, con l’album “The Swing” contenente la canzone “Original Sin” , il gruppo scala le vette della musica Europea ed Americana.
L’anno successivo l’album “Listen Like Thieves” riceve gli onori del merito, nonostante la critica inglese sia avversa nei confronti della band.
Nel 1986 Michael Hutchence si presta come attore per il film “Dogs in space”,ottenendone anche il singolo da TOP10 “Room for the memory”, colonna sonora del film. Nello stesso anno prende il via anche la tournée mondiale della band.
Nel 1987 rilasciano “Kick” , contenente canzoni come “New Sensation”, “Mistify”,”Devil Inside” e “I need you tonight”, forse la canzone più famosa del gruppo.
Arrivano primi nella classifica inglese col singolo di “I need you tonight” nel gennaio 1988.

Dopo l’album “X” del 1990 la band si prende un anno di pausa e i suoi membri si dedicano a progetti da solisti.
Nel 1991 producono l’album live “Live baby live”, nato dal concerto allo stadio di Wembley. Nello stesso anno ricevono una nomination ai Grammy Awards per il singolo Suicide blond e prendono parte allo straordinario show Rock in Rio.
Pubblicano nel 1992 “Welcome to wherever you are”, l’album destinato a divenire il vero preferito da gran parte dei fan.
Del 1993 “Full Moon, Dirty Hearts”.
Nel 1994 la prima “Greatest hits”.
L’album del 1997 “Elegantly wasted” fu l’ultimo con il gruppo per Michael Hutchence: fu trovato morto il 22 novembre 1997 in una stanza di albergo a Sidney, c’è chi dice morto suicida, altri dicono morto accidentalmente in un perverso gioco di autoerotismo.
Dal 1998 al 2003, per sopperire alla morte di Hutchence, gli INXS si rivolgono occasionalmente a cantanti come Terence Trent D’Arby (in occasione dei giochi olimpici di Sidney) e Jimmy Barnes. Negli anni successivi gli INXS cercano in vari modi un sostituto per il loro defunto leader, tanto da arrivare a produrre un reality televisivo chiamato “ROCK STAR:INXS”.
Il 20 settembre 2005 J.D. Fortune è il successore di Michael Hutchence e diviene leader del gruppo.
Il 20 novembre 2005 esce “Switch”, primo album degli INXS con J.D.Fortune.
(Last.fm)

mercoledì 1 luglio 2009

Convention Tullianos 2009


Questo fine settimana regalerà agli appassionati fans dei Jethro Tull, in terra spagnola la tradizionale Convention "Tullianos".
Una parte di Italia sarà presente e quindi pubblicizzo l'evento attraverso le informazioni fornite da Gabriela Guardiola, una delle anime organizzatrici, conosciuta alla Convention di Alessandria.
A seguire una piccola nota relativa agli artisti e un'intervista.

Per mantenere il tocco "internazionale" presento il post in inglese, lasciando inalterate le parole di Gabriela.


The artist will be:

Cristobal Vergara
S.U.N.
Tundra (Jose Ignacio Martinez, Pedro Hernandez, Kim Pamies, Francesc Carnicer, Gabriela Guardiola)
O.A.K. (Jerry Cutillo, Carlo Fattorini, Antonio Orlando, Bruno Cavicchini, Gabriele Ferrari, Maurizio di Vara, Gabriela Guardiola)

Our guest this year will be Jonathan Noyce.
On our website it already appears that McShee and Conway cannot make it this year.
The convention begins at 2, with a fraternity dinner and the concerts start at 19:00, till midnight.
It is taking place in Gavà, at the Marc Grau Auditorium, a beautifull venue, a valley between the mountains.



How is born “Tullianos”?
In the end of 1997, our president, Albert Villanueva created a website about Jethro Tull. At the time, it was one of the very few (for not saying the only one) in spanish. This fact made that a lot of Jethro Tull fans visited the site and got in touch with him. Soon we got to comment that Spain was one of the few countries without a fan club.
A little later, some Tull fans from Barcelona and the metropolitan area started to get in touch. Between beer and beer at “El Flabiol” (our meeting point) we started to talk about the pros and cons of creating a kind of association like this.
Finally, in June 2003 we took the decition of formally creating “Tullianos”.

How many people there are in the fan club?
We are on a delicate moment regarding partners. Our rate has lowed to 100 after having been above 150. The causes? Economic crisis and the small commitment of some partners. I think those who really live the fan club, come to our meetings and enjoy the conventions will be Tullianos for ever.

How was born the collaboration between Spain and Italy?
From 1998, Jose Ignacio Martinez (our vice-president, before me) started to attend to the conventions in Italy and his friendship with Aldo Taggliaferro became closer.
Itullians always asked him why we didnt had a fan club in Spain. They helped us a lot with the contacts with the first guests and gave us some advises regarding the organization
.

What are the differences between Italian Convention and Spanish Convention, in your experience?
I think our convention is a big Tull fans party. We gather in the afternoon and stay together until midnight, talking, laughing, eating and drinking. Our guests become part of us and we can party with them during the whole day.
Itullians conventions are much more professionals. They are more focused on the concerts. I think there is not as much closeness between the guests and the fans.

Which is the more difficult part from the organizational point of view?
The most complicated issue always is to get together the guests agenda with our Convention. Also, our reduced budget causes us difficulties every year.
On the other hand, the contact with Mr. Anderson (to get a recorded greeting or some material for the draw) is always complicated. We will always miss a lider who cares about his fans. But… that’s a lost battle.

Which has been your greater satisfaction linked to the organization of Tull’s Convention?
Related to Tullianos, the first time we could meet personally Mr. Anderson and could make some pictures with him after a Tull’s concert in London. For many of us it was a dream came true.
As for the conventions, every time an ex-member of Jethro Tull attends to our convention is a big joy for us to be able to share some hours with people who have been so important in hour lives.
Personally, to realize that I have actually got to share the stage with some of them, leave’s me simply speechless!!
However, through the years, the biggest satisfactions we get come from Tullianos themselves. Being able to organize some kind of meeting just to be together and share music is a great experience. And for us that is the most important, we have got Tullianos to be a real friend’s group.


What we have to wait from the Convention of July and what could happen in the future?
Our VII is very close and, like always, it will be the perfect excuse to get together again with people coming from all parts of Spain, who share our common passion for Jethro Tull’s music. Meeting again and sharing stories with the guest is the best part of the convention.
And… when this Convention is over, we will start on planning the next one. Our wish will always be to get Mr. Anderson and Mr. Bare to join us. We won’t stop working for that to happen.


martedì 30 giugno 2009

Adam Ant



Adam Ant, pseudonimo di Stuart Leslie Goddard (Marylebone, 3 novembre 1954), è un cantante britannico, noto per aver fatto parte del gruppo Adam and the Ants (letteralmente: Adam e le Formiche).
Adam Ant precedentemente era nella band Bazooka Joe e successivamente fondò i B-Sides, il suo primo gruppo Punk, con Andy Warren e Lester Square.
Nel maggio ‘77 i B-Sides si ribattezzarono Ants.
Nel luglio la band è ripresa dal regista Derek Jarman nel film “Jubilee”, nella cui colonna sonora gli Ants inclusero due brani, piu un terzo in cui Adam duettava con Toyah Wilcoxx.
Nel 1978 dopo aver registrato 2 sessions dal vivo per la BBC gli Ants firmano per la Decca ed effettuano il primo tour europeo.
Nel 1979 esce il singolo “Young Parisians” seguito da una ulteriore session radiofonica, e con la Do It danno alle stampe un secondo singolo, “Zerox” , e a fine anno uscirà il loro primo album intitolato “Dirk Wears White Sox” .
Malcolm McLaren (ex Sex Pistols), deciso a fare il manager, convinse però i musicisti a lasciare Adam per formare il gruppo Bow Wow Wow con la cantante Annabella Lewin, una giovanissima lavandaia che Malcom sentì cantare lungo le sponde di un fiume. Rivoltosi ad un tribunale Adam vinse la causa e si tenne il nome Ants visto che proprio lui si faceva chiamare Adam Ant.
L’incontro con Marco Pirroni, il chitarrista dei “Models” convinse Adam a ricostruire gli Ants. Con la nuova band, un look piratesco e un sound innovativo e potente (la doppia batteria forniva un ritmo ossessivo che verrà definito Burundi Rock), Adam & The Ants nel novembre 1980 lanciarono l’album “Kings Of The Wild Frontier” che raggiunse il primo posto nella classifica brittannica.
Nell’ottobre 1981 seguirà l’album “Prince Charming” ed anch’esso avrà ugual riscontro nella classifica. I singoli estratti da questi 2 albums conquisteranno la critica , verranno trasmessi nelle radio e discoteche in tutto il mondo.
Al culmine della popolarità, Adam e il suo look stravagante vennero imitati da molti artisti (in Italia Loredana Bertè si presentò al festival di San Remo con una giacca ricamata come la sua), ma Adam con un colpo a sorpresa sciolse gli Ants nel 1982 tenendo con sé il solo Pirroni.


Intrapresa la carriera solista incise il singolo “Goody Two Shoes”, brano tipicamente rockabilly, forse il brano piu popolare di Adam.
Da ricordare che stranamente il singolo venne stampato sia come solista sia sotto il nome di Adam & The Ants.
Il primo album fu “Friend Or Foe che conteneva alcuni brani ancora tipicamente new wave che risentivano dell’influenza Ants, ma altri pezzi erano ormai orientati allo stile Pop.
Con il secondo album ,“Strip”, la svolta verso il Pop fu ancora piu netta; l’album vedeva la collaborazione di Phil Collins, e nel videoclip relativo compariva la cantante degli ABBA.
Fu comunque un lavoro apprezzato.
Nel 1985 pubblicò l’album “Vive Le Rock” e con il brano che dava il nome all’album partecipò al Live Aid, manifestazione canora a scopo benefico.
Giorgio Moroder, guru della discomusic, realizzò la colonna sonora di un vecchio film di Fritz Lang, “Metropolis”, e in esso Moroder oltre al cantante Freddy Mercury volle includere Adam con il brano “What’s Go In On”.
Con il vulcanico batterista dei Police, il talentuoso Stewart Copeland, Adam registra il singolo “Out Of Bounds”, singolo incluso nella medesima colonna sonora.
Nel 1986 con un altro colpo ad effetto Adam si dedica alla carriera cinematrografica .
Tornerà in sala d’incisione per l’album ” che non ottiene il successo preventivato.
Arriverà infatti soltanto 19° nella classifica brittannica costringendo l’artista ad una seconda pausa.
Con il successivo album “Wonderful”, uscito ben 5 anni dopo, ovvero nel 1995, Adam dimostra il suo declino e la sua crisi compositiva concludendo la sua carriera discografica.
Adam Ant è comparso in più di venti pellicole per il cinema e la televisione inglese ed ha scritto inoltre due libri, tra cui la sua autobiografia Stand & Deliver (dal titolo di una delle più note canzoni del gruppo).
La sua carriera è stata poi interrotta da una malattia mentale (disturbo bipolare).





domenica 28 giugno 2009

Treves Blues Band

Segnalo un concerto della Treves Blues Band :

2 luglio , Albissola Marina

SOLELUNA BEACH


venerdì 26 giugno 2009

MATS/MORGAN BAND


Utilizzo una recensione di Donato Zoppo per presentare un gruppo straordinario, appena scoperto.
Sto parlado della MATS/MORGAN BAND .

Un gruppo straordinario!
Tre cose mi hanno colpito di questa eccellente band. In primis l’incredibile bravura tecnica e l’interplay che sanno costruire. In secondo luogo la capacità di condensare idee e creatività anche nell’arco di una ventina di secondi: è il caso degli otto jingles disseminati qua e là. Infine l’ottima “speedy-cover” di “The chicken”, il brano di Don Ellis reso celebre da Jaco Pastorius. Mai sentita una versione così scoppiettante.
Mats/Morgan Band è un ensemble svedese composto da cinque grandi musicisti. Mats Oberg e Robert Elovsson alle tastiere, Morgan Agren alla batteria e percussioni, Jimmy Agren alla chitarra, Tommy Thordsson al basso. Si tratta di una band di grande affiatamento, che ha già pubblicato cinque album oltre ad innumerevoli collaborazioni con Frank e Dweezil Zappa, Steve Vai, Captain Beefheart e Mike Kenneally. Sono autori di una curiosa forma di jazz rock/fusion, dalle frequenti sembianze canterburyane, che fa convivere talento improvvisativi, abilità tecnica e furore esecutivo. La succitata “The chicken” è l’esempio più lampante.


Il disco è il resoconto di uno show televisivo. Non possiamo tacere un particolare: la TV svedese aveva proposto a Morgan Agren una trasmissione di insegnamento per batteristi, dandogli carta bianca…
Ogni brano stupisce. La delirante techno-fusion di “En schizofrens dagbok”: come se i Brand X subissero un trattamento elettronico con forti scossoni zappiani. Probabilmente - per la frenesia dei ritmi, la concezione del sound, le numerose connessioni di influenze e generi – è Zappa il vero nume tutelare del gruppo. E’ una sorta di ultra prog-fusion compressa e inscatolata (vedi “Baader puff”), che colpisce per l’estrema precisione e la fantasia (“Etage A-41”).
Serrato il ritmo di “Hollmervalsen”: ci tornano in mente i Primus ma è un brano davvero senza precedenti. Immaginate di essere lentamente investiti da un panzer variopinto, guidato da soldati sorridenti e ilari…
“Sol niger within” (con Fredrik Thordendal, chitarrista dei thrashers Meshuggah) è un prog metal tinto di fusion – come accaduto qualche anno fa con Atheist e Cynic, aggressivo ma piuttosto scontato. Agren è sempre in stato di grazia: è uno dei batteristi più entusiasmanti degli ultimi tempi. In “Advokaten” arrivano a dar man forte due grandi personaggi, il “cucchiaiaio” Spoonman e il grande esploratore Simon Steensland al theremin. E’ un brano di grande impatto, molto ricercato, una nuova via al prog.
Area meets National Health con un goccio di funk e Gong: è “Min hast”. Un drastico cambiamento con “She’s louder than me but I’ve got the microphone”: arriva la Jimmy Agren Band e il gruppo si lancia in un boogie rock al fulmicotone, come se i Blackfoot suonassero in un velodromo davanti ad un pubblico di altolocati jazzmen. La conclusiva “Ta ned trasan” evidenzia ancora una volta il grande talento del quintetto, che si cimenta in un canonico jazz-fusion, preso e rivoltato come un calzino.
Gran gruppo, gran disco, da avere.



mercoledì 24 giugno 2009

Traffic



I Traffic furono un gruppo britannico che visse il momento migliore tra il 1967 e la metà degli anni ‘70, il cui nucleo fondamentale era composto da:
Steve Winwood (nato a Great Barr, West Midlands, il 12 maggio 1948), tastiere, chitarre e voce solista;
Chris Wood (Londra, 24 giugno 1944 - Londra il 12 luglio 1983), flauto, sassofoni;
Jim Capaldi (Evesham, Worcestershire, 24 agosto 1944 -Londra il 28 gennaio 2005), batteria e voce.
Intorno ai questi artisti hanno ruotato diversi altri musicisti, tra cui:
Dave Mason (nato a Worcester, Worcestershire, il 10 maggio 1946), chitarra, cofondatore della band;
Rebop Kwaku Baah (Lagos, Nigeria, 13 febbraio 1944, 12 gennaio 1983 Stoccolma), percussioni.
Ric Grech (Bordeaux, 1 novembre 1946 - Leicester, 17 marzo 1990), basso;
Jim Gordon, batteria;
David Hood, basso;
Roger Hawkins, batteria;
Barry Beckett, organo hammond;
Rosko Gee, basso.


Gruppo creativo quanto anarchico, a tratti penalizzato dalla tendenza di Winwood (classe 1948, ma già nel 1966 stella dello Spencer Davis Group con l’hit Gimme Some Lovin’) a spadroneggiare sugli altri membri e da una tormentata storia di separazioni e riunioni, ha saputo comunque scrivere alcune belle pagine musicali con uno stile a metà strada tra il progressive-rock, il jazz e il folk.
Tra i primi singoli della band la psichedelica Hole in my Shoe (1967).
Uno dei loro album più rappresentativi è John Barleycorn Must Die (1970) dove, oltre alla title-track, che non è altro che la riproposizione in chiave moderatamente folk rock di un canto di origine celtica, spiccano lo strumentale Glad , e la swingante Empty pages.
Altri brani emblematici della ricerca stilistica e sonora del gruppo sono Dear Mr. Fantasy (1967) e 40.000 Headmen (1968).
Un’altra loro composizione, No Face, No Name, No Number, tratta dal loro primo long playing “Mr. Fantasy” (1967) venne riproposta dal complesso beat italiano Equipe 84 col titolo di Un Anno.
Durante la temporanea debacle della band, a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, Winwood si aggregherà a Eric Clapton e Ginger Baker (ex-Cream) e Ric Grech (ex-Family) nel supergruppo Blind Faith con all’attivo un unico, omonimo album (1969).
Dopo la vetta di John Barleycorn la produzione del gruppo prosegue su ottimi livelli, anche se per alcuni è meno originale, venendo comunque premiata da vendite massicce.
Dopo la pubblicazione di When The Eagle Flies (1974) i Traffic si sciolgono.
Nel 1994 Winwood e Capaldi rispolverano la gloriosa sigla pubblicando Far From Home ed intraprendendo un tour. L’album è dedicato a Chris Wood, scomparso undici anni prima.
Un decennio dopo, nel 2004, i Traffic vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame ma, di lì a poco, una possibile nuova reunion della band è purtroppo resa impossibile a causa della morte di Jim Capaldi, nel gennaio 2005, sancendo l’assoluta impossibilita di progetti futuri a nome Traffic. Nel novembre dello stesso anno esce il doppio live Last Great Traffic Jam (il titolo sfrutta un gioco di parole inglese: ‘traffic jam’ significa ‘ingorgo automobilistico’) che contiene brani dal tour del 1994.
Winwood, tuttora attivo come solista, ripropone spesso in concerto i cavalli di battaglia della sua storica band.


venerdì 19 giugno 2009

The Zombies



The Zombies sono stati uno dei più importanti gruppi musicali degli anni sessanta; benché in grado di raggiungere più volte le vette delle classifiche inglesi ed americane, oggi risultano per lo più sconosciuti al grande pubblico.
Al pari dei più famosi Beatles e Beach Boys - ma anche del gruppo coevo dei Tremeloes - hanno caratterizzato buona parte della musica leggera dell’epoca del beat.

Originari di St. Albans, Hertfordshire (35 chilometri a nord di Londra), gli Zombies appartengono al fenomeno culturale noto come British Invasion, nato per sfruttare commercialmente il successo ottenuto dai Beatles negli U.S.A. verso il 1964, a cui si possono accostare gruppi musicali come i Searchers, Gerry and the Pacemakers, i The Kingsmen.


Musicalmente però gli Zombies si distanziano dai cliché dei gruppi musicali loro contemporanei (ovvero dal Beat, inteso come genere musicale caratterizzato dal forte accento in battere della ritmica, da una certa ruvidità sonora, da un accompagnamento di tipo rhythm ’n’ blues a cui si sovrappongono linee vocali più articolate e melodiche) in quanto possono vantare nel loro organico un talentuoso ed innovativo tastierista, Rod Argent, capace di tessere insieme al bassista Chris White delle armonie musicali decisamente più ricche e raffinate, rispetto alle tipiche cadenze di estrazione blues.

giovedì 18 giugno 2009

Luca Olivieri


La musica.


La Quarta Dimensione (termine con il quale si identifica il fattore tempo) è il titolo del nuovo disco del compositore e musicista Luca Olivieri.
Dodici brani strumentali, alcuni realizzati per spettacoli teatrali e sonorizzazioni di film muti d'epoca, altri semplicemente nati come brevi frammenti e rielaborati in tempi diversi.





Oltre all'autore, impegnato con tastiere, wurlitzer, Korg MS 20, programmazioni, glockenspiel, melodica e percussioni, hanno partecipato alla realizzazione del disco numerosi musicisti: Mario Arcari (storico collaboratore di Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Mauro Pagani e altri) ai fiati, Fabio Martino, Fabrizio Barale e Andrea Cavalieri (ovvero una buona rappresentanza degli Yo Yo Mundi a caratterizzare e colorare diversi brani con fisarmonica, chitarra elettrica, contrabbasso e basso elettrico), la talentuosa violoncellista Giovanna Vivaldi e ancora Diego Pangolino (percussioni) e Roberto Lazzarino (chitarra elettrica).



Il musicista


LUCA OLIVIERI


Nato a Milano nel 1968, svolge da anni attività di musicista (pianoforte, tastiere e programmazioni), compositore e arrangiatore. Diplomatosi in pianoforte presso il conservatorio "N. Paganini" di Genova, ha inoltre frequentato corsi di composizione e musica elettronica (Civica Scuola di Musica - Milano, SAE Institute - Milano) e partecipato a workshop con artisti quali Howie B, Françoise Kevorkian, Roberto Vernetti e altri.
Ha prodotto musiche originali per diverse compagnie e registi teatrali, collaborando tra gli altri con Fabrizio Contri e Valerio Binasco (entrambi attori e registi del Teatro Stabile di Genova e protagonisti di pellicole e fictions televisive di successo) ed Enzo Buarnè (Teatro del Rimbombo). Alcune sue musiche sono state inserite negli spettacoli teatrali "Ricordi Fuoriusciti" (ACTI Teatri Indipendenti/Teatro Stabile Torino) e "Il Fiume Rubato" (Narramondo).
Collabora attivamente con il gruppo Yo Yo Mundi, con il quale ha registrato diversi dischi e partecipato a spettacoli live in Italia, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda e Olanda. Grazie a questa intensa collaborazione ha potuto suonare con numerosi artisti tra cui Giuseppe Cederna, Franco Branciaroli, Marco Baliani, Marino e Sandro Severini (Gang), Paolo Bonfanti, Claudio Fossati, Giorgio Li Calzi, Maurizio Camardi, Martina Marchiori e altri. Nel 2008 viene pubblicato La Quarta Dimensione, il suo nuovo lavoro discografico. Composto da dodici brani strumentali, il disco vede la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Mario Arcari (storico collaboratore di Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Mauro Pagani e altri) e alcuni componenti degli Yo Yo Mundi.
(www.lucaolivieri.eu / www.myspace.com/lucaolivieri)



L'intervista


Ho ascoltato il tuo ultimo lavoro e mi sono fatto l’idea di un prodotto gradevole e raffinato. Come spesso capita con la musica di qualità, il tuo risulta un lavoro rivolto a un pubblico di nicchia. Sei mai stato tentato di seguire la via del prodotto più commerciale per “accorciare la strada” verso una giusta visibilità?

Principalmente mi occupo di musica per soddisfare una mia esigenza personale e penso che mi sentirei a disagio se lo facessi esclusivamente per inseguire il successo commerciale. Mi sento ripagato anche da un pubblico fatto di piccoli numeri e pur constatando che la vendita di più dischi renderebbe molte cose più facili trovo che la cosa più importante sia la coerenza con se stessi e di conseguenza il rispetto per chi ti segue. Detto ciò non ho nulla contro chi ha successo, anzi, se mi si presentasse l'opportunità di far conoscere maggiormente la mia attività artistica senza snaturarne i contenuti non avrei problemi ad accettare.

Da dove trai l’ispirazione per le tue composizioni?

Un pò da tutto ciò che mi circonda, diciamo dalla vita in generale... Lo spunto per una melodia o una certa ambientazione sonora mi può venire mentre cammino o leggo un libro e naturalmente anche ascoltando musica. Contrariamente alla fase di realizzazione più pratica (arrangiamento, registrazione e produzione), che solitamente svolgo in tutta calma nel mio studio, raramente mi fermo a pensare a tavolino a come far nascere o trovare un'idea musicale. E' un processo molto naturale e in continua evoluzione.

Quali sono i tuoi punti di rifermento musicali, gli artisti che ti hanno portato sulla via della musica?

Ho iniziato da giovane con il pianoforte classico, ma presto ho capito che non mi bastava il solo mondo accademico del Conservatorio ed ho iniziato a frequentare e suonare diversi generi di musica. Così è stato anche per gli ascolti e nel mio cammino ho trovato molti artisti che indirettamente hanno contribuito alla mia crescita artistica: su tutti citerei Brian Eno, Claude Debussy, Ivano Fossati, Hector Zazou, i Talk Talk degli album più sperimentali, Robert Wyatt.

Nelle mie interviste non manca quasi mai la domanda che tende a verificare l’importanza di un testo in un qualsiasi brano. Partendo dal fatto che da bambini ci siamo innamorati di canzoni straniere di cui non capivamo una parola, e che quindi anche il “cantato” diventava musica, provo sempre a … indagare. Una mia recente conoscenza mi ha regalato questa frase: “ La musica strumentale, per sua natura è in grado di evocare le parti più nascoste dell'animo umano, proprio perché è l'essere umano a fungere da mezzo, a volte inconsapevole, affinché la musica, intesa come espressione del divino e dello Spirito, parli ai nostri cuori.” Mi dai la tua opinione sull’argomento?

Credo che un'affermazione come questa non necessiti di troppi commenti, dice tutto e mi trova pienamente d'accordo. La musica strumentale ha una potenzialità infinita, si lascia immaginare e non è "vincolata" da parole, interpretazione vocale o altro. Personalmente trovo molto stimolante lavorare su un brano senza testo, mi porta a porre la mia attenzione su particolari e sfumature che possono fare la differenza.

La persona a cui facevo riferimento nella domanda precedente è Ciro Perrino, che probabilmente conoscerai. L’impressione che mi sono fatto parlando con lui, è che lo strumento, qualunque esso sia, possa essere un tramite per arrivare a qualcosa di trascendente, un’appendice del nostro corpo capace di fare da tramite verso mondi altrimenti irraggiungibili. Dove ti porta il tuo strumento, nel quotidiano, al di là del lavoro e di eventuali obblighi contrattuali?

Onestamente non vedo in me un esecutore o un virtuoso dello strumento, preferisco concentrarmi sulla fase di realizzazione "totale" della mia musica lavorando con l'elettronica, i sistemi di registrazione, l'arrangiamento, come è accaduto ad esempio per "La Quarta Dimensione", il mio ultimo disco. Cerco di indirizzare le mie energie verso una ricerca sonora il più personale e libera possibile, un privilegio questo che mi porta ad avere sempre entusiasmo per quello che faccio con la musica.

Ho sentito recentemente un noto artista, da sempre nell’ambito del prog, giustificare in qualche modo le canzonette di Sanremo, dignitose per il semplice fatto che soddisfano un’esigenza, quantitativamente considerevole. Sei d’accordo? E’ capibile che per portare a casa lo stipendio si rinneghi magari la propria natura e si scenda a bassi compromessi?

Cercare a tutti i costi il favore del pubblico in termini di quantità, non mi trova d'accordo... Se invece una proposta è sviluppata con sincerità e coerenza e arriva anche al grande pubblico (come a volte accade) la trovo una bella cosa e probabimente questo dimostra che la gente è molto più sensibile e attenta di quanto si pensi. Andare a Sanremo non trovo che sia vergognoso, basta che ci si presenti con una proposta che rappresenta realmente il proprio percorso, la propria storia. Penso agli Avion Travel, che hanno partecipato e vinto semplicemente portando se stessi, un loro suono, una loro teatralità... Come ho detto prima l'importante è lavorare bene e sapere di aver rappresentato se stessi nel modo migliore.

Che tipo di musica ami, oltre a quella che proponi? Ti capita mai di divertirti con musiche meno impegnate ma comunque istintive?

Credo di essere un ascoltatore molto curioso e cerco di avvicinarmi a diversi generi senza problemi, sia per rimanere aggiornato professionalmente che per puro piacere. Sono convinto che ci sia sempre qualcosa da imparare, anche da musiche apparentemente molto distanti tra loro e naturalmente mi diverto molto, specialmente quando trovo novità interessanti; ultimamente ho scoperto Rokia Traorè, una cantante africana davvero brava, e in ambito pop mi ha colpito molto Malika Ayane, sia per la voce che per la sua personalità.

Noto un risveglio musicale e una presenza importante della gente, di ogni età, ai concerti. Stiamo vivendo un momento fortunato o è cambiato davvero qualcosa? 

La gente ha voglia di spettacolo e di cultura, ci sono buoni riscontri per i concerti dal vivo, credo che l'evento live, rispetto allo sbandamento e alla crisi che sta vivendo la discografia, sia una cosa a cui si rinuncia meno e da cui si traggono più conferme; l'artista c'è, propone uno spettacolo, esiste. Speriamo che il pubblico continui così e non si arrivi al distacco e al disinteresse che si vive oggi nei confronti del mercato discografico, dove l'oggetto disco ha perso il proprio valore, commerciale ma soprattutto culturale.

Hai a cuore la diffusione del verbo musicale verso le nuove leve?

Certo, la musica è vita e credo sia fondamentale far conoscere ai giovani quanto è importante e bello ascoltare musica e magari suonare uno strumento. In Italia manca questa cultura e anche a livello di strutture non siamo messi bene; se si pensa al nostro passato (anche recente), è incredibile constatare come manchino le basi culturali per seguire i giovani verso un percorso che li aiuti ad avvicinarsi alla musica e che permetta a chi lo desidera di farlo diventare un lavoro vero e proprio.

Mi racconti qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Sto cominciando a pensare ad alcuni nuovi brani, anche se tutto è ancora in fase di raccolta di idee; vorrei iniziare a registrare qualcosa, giusto per capire quale direzione prendere...


mercoledì 17 giugno 2009

Small Faces


Il mio ricordo

Avrò avuto dodici anni e assieme ad altri amici mi aggiravo in quello che allora era il reparto dischi della STANDA, a Savona.
Vinili, naturalmente, ma tante fotografie in sottofondo, con i nostri miti dai capelli lunghi e i pantaloni a zampa di elefante.
Ricordo di aver allungato il braccio per puntare un gruppo e dire ad alta voce:" guarda... glismalfaces!".
Dietro di noi un tizio più grande, ascoltate le mie parole, ci fece un mezzo complimento:
"Siete bravi, pur essendo piccoli conoscete già i gruppi rock, ma non sapete la pronuncia esatta. Si dice Smolfeisis".

The Small Faces furono un importante gruppo musicale Rock & Roll formatosi a Londra, nel 1965.
Marriot fonderà poi gli Humble Pie con Peter Frampton, mentre gli altri tre, con Ron Wood e Rod Stewart, avranno fortuna nei Faces nei primi anni settanta.
Nel 1976, in coincidenza col fortunato rilancio di Itchycoo Park e di Lazy Sunday, Marriot, Jones e McLagan riformeranno il gruppo con Rick Wills (dei Camel) e Jimmy McCullouch (ex Wings). Gli Small Faces “reunion”, effettueranno alcuni concerti nella primavera e nell’autunno del 1977 e incideranno un paio di album, Playmates (1977) e ‘78 In The Shade (1978), per poi sciogliersi definitivamente nel maggio 1978.
Dopo sei mesi, Kenney Jones entrerà negli Who per sostituire Keith Moon.

Nel 1991 Marriot morirà in un incendio scoppiato nella sua casa, mentre nel 1997 Lane si arrenderà alla sclerosi multipla che lo aveva afflitto dagli anni settanta.

martedì 16 giugno 2009

Reale Accademia di Musica



La Reale Accademia di Musica è nata da un gruppo molto conosciuto a Roma, I Fholks, che nei loro quattro ani di vita suonarono anche come spalla a Jimi Hendrix, ma riuscirono solo a pubblicare un 45 giri.
Il bel singolo contiene un rifacimento di un brano degli Iron Butterfly, "Soldier in our town", tradotto in "Mi scorri nelle vene", e viene prodotto dal leader dell’Equipe 84 Maurizio Vandelli, che portò il gruppo alla Ricordi.
I Fholks suonarono in parecchi festival importanti dei primi seventies, come Caracalla e Gualdo nel 1970, e il Festival Pop di Viareggio nel 1971, ma si sciolsero durante le registrazioni del loro album, cantato in inglese.
Mentre il batterista Ruggero Stefani (precedentemente unico componente maschile del gruppo beat femminile Le Pupille) entrò ne L’Uovo di Colombo, gli altri formarono la Reale Accademia di Musica, ma il chitarrista originale, Pericle Sponzilli, abbandonò il gruppo durante la registrazione dell’LP, sostituito da Nicola Agrimi (ex-Le Esperienze e la prima formazione del Banco del Mutuo Soccorso).
Ancora prodotto da Maurizio Vandelli, Reale Accademia di Musica è un bel disco, anche se non particolarmente originale, dominato dalle tastiere di Federico Troiani e con buone parti vocali del cantante Topel.


La lunga "Il mattino" e "Vertigine "sono tra i brani migliori di un bell’album.
Subito dopo l’uscita dell’LP il gruppo cambiò formazione, con l’ingresso del chitarrista Nicola Di Staso (da Le Rivelazioni) al posto di Agrimi, e poi del batterista Walter Martino (già con Il Ritratto di Dorian Gray).
Questa formazione suonò nel 1973 in una delle serate di “Controcanzonissima” al Piper di Roma, poi Di Staso entrò nei Logan Dwight e Martino nei Goblin.
Una nuova formazione, comprendente Topel Cabanes, Troiani, Senzasono, il bassista Dino Cappa e il chitarrista Gianfranco Coletta (ex Banco del Mutuo Soccorso e Chetro & Co.), lavorò con il cantautore Adriano Monteduro, e nel 1974 il suo primo album venne anche attribuito alla Reale Accademia di Musica.
L’ultima apparizione della Reale Accademia di Musica è stata come gruppo di supporto di Nada sul suo album del 1975 dal titolo "1930: Il domatore delle scimmie".
Il cantante Henryk Topel Cabanes compose i brani di un secondo album della Reale Accademia di Musica, provvisoriamente intitolato "La cometa", che però non venne mai ultimato.
Federico Troiani ha avuto una buona carriera come artista solista, musicista di studio e produttore.
Un nuovo gruppo con il nome Reale Accademia di Musica è stato formato da Adriano Monteduro e comprende il figlio Antonello (tastiere), Manuel Muzzu (basso) e Giuseppe Augusto Aramo (batteria e voce).

Questo gruppo ha realizzato nel 2008 il CD "Il linguaggio delle cose", ma il genere è totalmente diverso dalla vecchia Reale Accademia di Musica!
(http://www.italianprog.com/it/a_realeaccademia.htm)




venerdì 12 giugno 2009

Steve Miller Band


Steve Miller nacque da George "Sonny" Miller, un patologo, e Bertha, una cantante Jazz.
Nel 1950, la famiglia si trasferi’ a Dallas, Texas.
Le sue prime lezioni di chitarra gli furono impartite a soli cinque anni dal leggendario Les Paul, pioniere della chitarra elettrica e a sua volta cantautore.
Les Paul e sua moglie, Mary Ford, erano infatti ospiti usuali in casa Miller. Ancora oggi quando Miller compone, utilizza alcune delle tecniche tramandatogli dal vecchio Les Paul.
Mentre frequentava la St. Mark's School of Texas, Miller formò la sua prima band:
“I Marksmen”, assieme al compagno di classe Royce Scaggs, meglio conosciuto come Boz. Diplomatosi alla Woodrow Wilson High School a Dallas nel 1961, Miller inizio' a frequentare la University of Wisconsin-Madison, dove formo’ gli "Ardells", cui successivamente si uni’ anche Scaggs. Ben Sidran divenne invece il tastierista.
Miller aveva soltanto sedici anni quando inizio’ a frequentare il college, mostrando un grande interesse per la letteratura. Les Paul incoraggio’ il giovane Steve a comporre canzoni coltivando il proprio talento.


Prima di formare la Steve Miller Band, Miller suono’ con Barry Goldberg in un gruppo chiamato “The Goldberg-Miller Blues Band”.
Formata 1965, la Band venne lasciata da Miller l’ anno seguente dopo solo un singolo. Finalmente, nel 1967, Miller formo’ la Steve Miller Band (inizialmente chiamata col nome "The Steve Miller Blues Band”).
Nel 1968 uscì il primo albun, "Children of the Future", il primo di una serie di dischi appartenenti al genere dello “psychedelic blues” (Blues psichedelico), che al tempo impazzava nei locali beat e non solo di San Francisco. Al primo disco seguirono "Sailor", "Brave New World", "Your Saving Grace" e ""Number 5". Questi album, benche’ di ottima fattura, non ottennero il successo sperato.
Una svolta nella carriera della band fu il celebre album "The Joker", uscito nel 1973.
Composto in uno stile meno orientato verso l’hard-rock e un po’ meno ‘enigmatico’ (e piu’ semplicistico), l’album ottenne un enorme successo, grazie soprattutto all'omonima hit, che rimase per lungo tempo in cima alle classifiche americane dei singoli piu' venduti. Seguirono "Fly Like an Eagle", nel 1976 e "Book of Dreams " nel 1977.
Questi album segnarono l’inizio della carriera commerciale di Miller, entrambi raggiungendo le vette delle classifiche americane.
Nonostante alcuni critici criticassero Miller, reo di aver smarrito e dimenticati le proprie radici di cantante blues “da locale”, i fans apprezzarono decisamente le ben ritmate melodie e i testi semplici ma ricchi di poesia delle canzoni di Steve tanto che, nel 1977, iniziò un tour della band per gli stadi assieme agli Eagles.
Sull’onda del successo ottenuto, Miller si concesse un periodo di pausa dai concerti e dalle registrazioni, dal quale uscì nel 1981 con l’album "Circle of Love", un album ambizioso composto in uno stile totalmente nuovo, che tuttavia ottenne pochissimo successo e moltissime critiche. Così, nel 1982 tornò, all'amato genere pop, dando vita con la band ad un nuovo album: "Abracadabra". Questo fu l’ultimo grande successo commerciale della band di Miller.
Seguirono una serie di collezioni, album live e alcuni tentativi di che tuttavia si spensero nella ricerca di un nuovo, irraggiungibile sound .
Dal 1993 Miller si è più o meno ritirato dalla scena, anche se non mancano alcune sue recenti ma sporadiche apparizioni in show televisivi o in collaborazione ad autori (ha per esempio recentemente collaborato con Paul McCartney).
Tuttavia prima dell’inizio del 2007 ha dichiarato che un nuovo album, chiamato "The Truth About The Lies", era in via di realizzazione.
(Wikipedia)