Ian Anderson rivela il nome del cantante punk che gli chiese
un autografo: “Non è per me, è per mia madre”
I Jethro Tull hanno sempre avuto fan inattesi, spesso
lontani dal loro universo prog. Nel corso degli anni Ian Anderson ha scoperto
che la sua musica ha raggiunto ascoltatori insospettabili, da Stephen King a
Nick Cave. Tra i più sorprendenti ci sono due figure simbolo del punk, un mondo
che sembrerebbe agli antipodi rispetto alla band di Aqualung.
Nel nuovo numero della rivista Prog, Anderson risponde
alle domande di amici e colleghi celebri, tra cui membri di Yes, ELP, Opeth e
altri protagonisti della scena rock. Una delle domande arriva da Hugh Cornwell,
ex cantante degli Stranglers, che chiede ad Anderson se l’ascesa del punk sia
stata un momento epocale nella storia del rock o semplicemente una fase
naturale della sua evoluzione. La risposta apre la porta a un aneddoto che
Anderson non aveva mai raccontato in modo così diretto.
Anderson ricorda che per lui il punk era già presente con gli
MC5, poi con i Ramones, e che a metà degli anni Settanta si era insinuato nella
musica britannica con una forza inevitabile. Racconta poi un episodio che lo ha
colpito per la sua spontaneità. Joey Ramone, icona assoluta del punk americano,
gli si avvicinò timidamente per chiedere un autografo. Anderson ricorda il
momento con un sorriso. Ramone gli disse che la firma non era per lui, ma per
sua madre. Un gesto semplice che rivela quanto la musica dei Jethro Tull avesse
raggiunto ascoltatori molto diversi tra loro.
Joey Ramone non fu l’unico. Rispondendo a una domanda di
Derek Shulman, ex cantante dei Gentle Giant, Anderson racconta di aver
incontrato altri fan improbabili. Il più sorprendente fu John Lydon, l’ex
frontman dei Sex Pistols. Anderson ricorda che Lydon lo avvicinò durante un
evento, visibilmente allegro dopo qualche birra, e gli dichiarò con entusiasmo
quanto amasse l’album Aqualung, in particolare una canzone che non ha
voluto nominare ma che evidentemente aveva lasciato un segno profondo.
Questi episodi mostrano come la musica dei Jethro Tull abbia
attraversato generi, epoche e identità artistiche, conquistando anche chi,
almeno in apparenza, apparteneva a un mondo distante. Anderson li racconta con
naturalezza, come piccoli frammenti di una storia che continua a sorprendere.
