venerdì 14 giugno 2024

14 giugno 1979-Il Concerto per Demetrio Stratos



Il Concerto per Demetrio

Arena Civica, Milano, 14 giugno 1979


Non fu solo la fame di esibizioni live (una fame da lupi, in quegli ultimi ’70) a spingere 40.000 persone e forse più all’Arena di Milano, alle soglie dell’estate 1979. Furono piuttosto la commozione, il trasporto, l’ammirazione per un grande artista come Demetrio Stratos, morto da poche ore dopo una fulminante e crudele malattia. Demetrio era stato in gioventù il “soulman” bianco di “Pugni chiusi”, dei Ribelli, e più da grande l’intransigente imperioso leader degli Area, il più coraggioso gruppo italiano di nuovo rock degli anni ’70. A un certo punto si era staccato anche da loro e come solista aveva intrapreso una più impervia strada, “cantando la voce”, come voleva un suo disco famoso, sperimentando diplofonie, triplofonie, flautofonie e straordinari intrecci di etnica e avanguardia. Il suo lavoro era stato interrotto, all’inizio di quella primavera, dalla scoperta di un’aplasia midollare che lo aveva portato, dopo rapidi e drammatici consulti di specialisti, al Memorial Hospital di New York, una delle poche cliniche in grado di assicurare adeguata assistenza.

Demetrio non era ricco e le cure di cui abbisognava erano molto costose (circa 5 milioni di lire alla settimana, per 8/10 settimane, minimo di degenza). Così Gianni Sassi, suo discografico e mentore, pensò di raccogliere fondi chiedendoli “a quel pubblico a cui Demetrio, in questi anni di attività musicale, ha fornito spunto di notevole crescita culturale, di confronto e ricerca nel campo di nuovo utilizzo dei mezzi vocali quale strumento sonoro”. Non era un’elemosina, sottolineava fieramente il comunicato ufficiale della Cramps: “… non si chiede pietismo ma partecipazione corretta e leale”. Si costituì un comitato di garanti, di cui facevano parte ex compagni di gruppo come Patrizio Fariselli e Paolo Tofani, più responsabili delle radio libere, e si organizzò un primo show a Milano, non escludendone altri se la situazione lo avesse richiesto.


Il destino fu crudele: il giorno prima della data fissata, il 13 giugno 1979, Demetrio Stratos moriva a New York. Lo show di solidarietà si trasformò così in una dolorosa celebrazione, un’elegia funebre sospesa tra amarezza, rimpianto e orgoglio per il prezioso messaggio di musica consegnato dall’artista nel corso degli anni. Fu una festa comunque, e una fotografia della ribollente scena italiana di quella stagione. I “vecchi” Area salirono sul palco accanto ai “nuovi” Kaos Rock e Skiantos, il Prog della PFM e del Banco del Mutuo Soccorso affiancò la canzone di autore di Francesco Guccini, di Antonello Venditti, fino al blues di Roberto Ciotti e Fabio Treves, al jazz tarantato di Gaetano Liguori e Tullio de Piscopo, alla colta avanguardia di Giancarlo Cardini. Mancava Demetrio, ma il suo spirito originale e curioso era rimasto: e ce n’è traccia ancora in un doppio album in vinile, diventato con gli anni doppio CD, “1979-Il concerto”, dove si possono recuperare i momenti salienti di quel lungo pomeriggio di dolore e passione, di “gioia e rivoluzione”.

Mark Paytress( “Io c’ero”)



martedì 11 giugno 2024

Kansas: riascoltiamo “Song for America”


Se facciamo riferimento al fenomeno “Prog” possiamo dire che la piena visibilità si è esaurita rapidamente, un lustro, anche se esistono esempi di estrema qualità che sopraggiungono proprio quando il fenomeno ha iniziato a scemare in Europa.

Uno di questi esempi è la musica dei Kansas, e propongo oggi uno dei brani che preferisco in assoluto e che nasce proprio a metà dei seventies.

“Song for America” è la title track del secondo album dei Kansas, pubblicato dall'etichetta discografica Kirshner Records nel febbraio del 1975.

Si tratta di un brano che cattura perfettamente l'essenza della musica rock progressiva degli anni '70; con la sua struttura complessa e le sue sfumature musicali intricate, la canzone trasporta l'ascoltatore in un viaggio epico, emozionale e spirituale.

L'inizio delicato del pianoforte crea un'atmosfera malinconica e contemplativa, mentre le chitarre elettriche entrano gradualmente, aumentando l'intensità e l'energia della canzone. La voce potente e passionale di Robby Steinhardt si unisce all'arrangiamento musicale intricato, creando un'esperienza sonora davvero coinvolgente.

I testi di "Song for America" affrontano temi universali, come la ricerca di significato della nostra esistenza e l'esplorazione interiore. Le parole evocative dipingono immagini poetiche e invitano l'ascoltatore a riflettere sulla propria vita e sulla sua direzione, esprimendo un desiderio di liberazione e di ricerca di una verità più profonda, con una nota di speranza che permea l'intera composizione.

La maestria musicale dei Kansas si fa evidente nell'uso di variazioni di tempo, cambiamenti di tonalità e abilità strumentali eccezionali. Gli assoli di tastiera e chitarra si susseguono, mostrando la virtuosità dei musicisti e contribuendo a creare un'atmosfera di grandiosità e trascendenza.

"Song for America" è un'ode all'avventura musicale e alla sperimentazione artistica, caratteristica del periodo d'oro del rock progressivo. I Kansas dimostrano una profonda comprensione della musica e una capacità di comunicare emozioni complesse attraverso il loro suono unico.

"Song for America" è considerato un capolavoro intramontabile della musica rock progressiva. La sua combinazione di testi evocativi, melodie complesse e abilità strumentali eccezionali cattura l'immaginazione dell'ascoltatore e lo trasporta in un viaggio musicale straordinario. È un brano che merita di essere ascoltato con attenzione e apprezzato per la sua bellezza artistica senza tempo.


Lo propongo in due versioni, una antica e una più attuale con l’utilizzo dell’orchestra… magnifiche entrambi!


 


Formazione:

Steve Walsh - tastiera, piano, percussioni

Kerry Livgren - chitarra solista, chitarra ritmica

Rich Williams - chitarra solista, chitarra ritmica

Robby Steinhardt - voce solista, violino

Dave Hope - basso

Phil Ehart – batteria




 

Ci ha lasciato Françoise Hardy, mito musicale francese



È venuta a mancare ieri, 11 giugno, Françoise Hardy, all'età di 80 anni: è stata una cantautrice, scrittrice e attrice francese, considerata un'icona della musica e dello stile, non solo in Francia, ma a livello internazionale.

Esordì nel mondo della musica nel 1961, a soli 18 anni, con la canzone "Tous les garçons et les filles", che ebbe un successo immediato e la lanciò nel panorama musicale francese ed europeo.

Divenne una figura di riferimento del movimento “yé-yé”, caratterizzato da un sound pop leggero e spensierato, ma con testi spesso malinconici e introspettivi.

Nel corso della sua carriera, durata oltre 60 anni, ha pubblicato 28 album, ottenendo un grande successo sia in Francia che all'estero.

Tra i suoi brani più celebri ricordiamo "Comment te dire adieu", "Le temps de l'Amour", "Message Personnel", "Et si m'en vais avant toi". 

Si è distinta per la sua voce sensuale e malinconica, accompagnata da testi poetici e introspettivi che affrontavano temi come l'amore, la solitudine e la disillusione.

Ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi della musica francese, tra cui Serge Gainsbourg, Michel Berger e David Bowie.

Nonostante il grande successo ottenuto, Hardy ha sempre preferito mantenere un profilo riservato, allontanandosi dai riflettori e dalle grandi produzioni.

 


Oltre la musica…

Ha avuto una breve carriera cinematografica, recitando in alcuni film negli anni '60 e '70.

È stata anche un'autrice di successo, pubblicando due romanzi e un'autobiografia.

Era considerata un esempio di stile per la sua eleganza sobria e raffinata.

Françoise Hardy ha lasciato un'eredità importante nel mondo della musica francese e internazionale, influenzando generazioni di artisti con la sua musica poetica e il suo stile unico.


Con Mick Jagger

Con Rita Pavone

Da sx Bobby Solo, Mina, Francoise Hardy, Marisa Sannia e Al Bano








Francesco Paolo Paladino & Martyn Bates - I CREDITI di "Treasure of light"


 


Francesco Paolo Paladino & Martyn Bates

CREDITI


1 TESORO DI LUCE pt.1 (Francesco Paolo Paladino)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiere Virtuali, Trattamenti

Con: Sean O'Breadin: chitarra; Alessandro Fogar - tastiere


2 LO STESSO AEROPORTO (Francesco Paolo Paladino, musica; Luca Chino Ferrari, testi)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiere Virtuali, Pianoforte, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali)

With: Gino Ape: Oboe; Pierangelo Pandiscia: Oboe, Salterio; Giampaolo Verga: Violin, Cello


3 SOLO DUE STELLE  (Francesco Paolo Paladino, musica)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali)

With: Trio Cavalazzi: Violin, Viola, Cello; Roberto Laneri: Sitar; Gino Ape: & Pierangelo Pandiscia: Tamburo a Cornice; Angelo Contini: Trombone


4 ONE MORE STAR (Francesco Paolo Paladino, music)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali)

Con: Roberto Laneri: Once, Sitar


5-IL CANTO DEL GIORNO DI SOLE (Francesco Paolo Paladino musica e testi)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali), Campane

With: Roberto Laneri: Sitar, Once; Angelo Contini: Trombone; Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino,Cello, Salterio; Giampaolo Verga : Violin, Cello


 6-LIKE A SHADOW (Francesco Paolo Paladino musiche e testi)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali), Campane

With: Dorothy Moskowitz: Voice; Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio; Giampaolo Verga: Violin, Cello


7- ETERNAL MANTRA (Francesco Paolo Paladino music)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

With: Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio, Oboe; Giampaolo Verga: Violin, Cello


8- ETERNAL CRASH (Francesco Paolo Paladino music)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

Con: Roberto Laneri: Once


9- RAIN & FEARS (Francesco Paolo Paladino music)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

With: Roberto Laneri: Once; Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio, Oboe; Giampaolo Verga: Violin, Cello


10-L'ULTIMA NEBBIA (Francesco Paolo Paladino Musica; Testi di Martyn Bates) (aggiungere un frammento di Like a Shadow)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali)

With: Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio; Giampaolo Verga: Violin, Cello


11-SPRING MIND (Francesco Paolo Paladino Music)

Martyn Bates: voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali), Campane

Con: Sean O'Breadin: chitarra


12- RADIO POST (Francesco Paolo Paladino music & Lyrics)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

With: Alan Davidson: Voice; Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio, Oboe; Giampaolo Verga: Violin, Cello


13- ALL'OPERA SPAGNOLA (musiche di Francesco Paolo Paladino)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

Con: Roberto Opalio:Textures


14- AFRICAN VOLCANO (Francesco Paolo Paladino music)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, Batteria, A.S.E. (Ambient Sound Effects)

Con: Stefano Scala: percussioni, batteria; Riccardo Sinigaglia: pianoforte, tastiere; Mauro Sambo: Una volta


15- SOMMESSO (THE WAITING DAY) (Stefano Giannotti & Francesco Paolo Paladino music; Martyn Bates Lyrics)

Martyn Bates: Voce; Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti

Con: Stefano Giannotti: Textures; Xilofono Gino Ape


16-TREASURE OF LIGHT p.t.2 (Francesco Paolo Paladino musica e testi)

Francesco Paolo Paladino: Tastiera Virtuale, Trattamenti, A.S.E. (Effetti Sonori Ambientali)

Con: Gino Ape: Viola, Violino, Cello; Pierangelo Pandiscia: Violino, Cello, Salterio; Giampaolo Verga: Violin, Cello

Registrato presso Villa Celli Studio (San Nicolò Piacenza) – Italia: ottobre 2023-febbraio 2024 / Engineering & Mastering di Francesco Paolo Paladino / Editing Studio Elfo Tavernago Pc 

Copertina: Maria Assunta Karini & Stefano Gentile / Design: Daison




domenica 9 giugno 2024

“Hush”: una canzone per tanti interpreti...

 


Una canzone e tanti interpreti… succedeva così, un tempo!

Il brano “Hush” è super conosciuto - e super coverizzato - nella versione dei Deep Purple, contenuta nel loro album di debutto “Shades of Deep Purple” del 1968 e nel singolo “Hush!/One More Rainy Day.”

Questa lo loro famosa versione:



Ma scopriamo qualcosa in più sul pezzo scritto dal compositore e musicista Joe South per il cantante statunitense Billy Joe Royal, pubblicato come singolo dalla Columbia Records nell'agosto del 1967, che ebbe un buon successo commerciale raggiungendo la posizione numero 52 della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti.

Ma chi era Billy?

Billy Joe Royal è stato un cantante americano nato il 3 aprile 1942 e mancato il 6 ottobre 2015.

Cresciuto a Marietta (Georgia), ha avuto successo nella seconda metà degli anni Sessanta con i brani “Down in the Boondocks”, “I Knew You When”, “I've Got to Be Somebody” e… “Hush”.



Nel 1969 realizza un'altra hit, “Cherry Hill Park”, inserita nel disco omonimo.

Negli anni Settanta si dedica praticamente solo all'attività live, mentre negli anni Ottanta produce diversi brani e album country. Il suo disco più venduto è “The Royal Treatment”, datato 1987. Collabora nello stesso anno con Donna Fargo.

Nel 1991 pubblica un Greatest Hits.

Ma si conosce anche una versione più moderna e “dura” di "Hush", quella dei Gotthard, band heavy metal fondata a Lugano nel 1992, uno dei gruppi di maggior successo della Svizzera.

I Gotthard hanno venduto infatti oltre 3 milioni di dischi nel mondo, di cui un milione nella sola Svizzera e praticamente tutti i dischi della band sono entrati nelle classifiche svizzere rendendoli tra i combo rock più famosi in patria. I Gotthard hanno trovato un'elevata popolarità anche in Germania e in Giappone, dove la band è regolarmente presente nelle classifiche.



E chissà quante altre versioni esistono!




venerdì 7 giugno 2024

The Smoke: un po' di storia di una band vissuta tra il '65 e il '76

The Smoke è stato un gruppo pop inglese di York, attivo dal 1965 al 1976.

La band era composta da Mick Rowley (voce), Mal Luker (chitarra solista), John "Zeke" Lund (basso) e Geoff Gill (batteria e compositore).

Originariamente si esibirono nello Yorkshire come "The Moonshots", cambiando il loro nome in "The Shots" quando si trasferirono a Londra.

All’epoca c'erano due band che suonavano R & B e altre cover, una si chiamava Tony Adams and the Viceroys, che includeva John 'Zeke' Lund al basso, Mal Luker alla chitarra e Geoff Gill alla batteria.

L'altra band era The Moonshots, che comprendeva Mick Rowley alla voce e Phil Peacock alla chitarra. La band si riunì poi come The Shots e fece un singolo per la Columbia - "Keep A Hold Of What You've Got" che fu un flop. Ad un certo punto Peacock lasciò la band, che poi cambiò il loro nome in The Smoke.

Il più grande successo dei The Smoke è stato "My Friend Jack" (classifica tedesca: n. 2, classifica dei singoli del Regno Unito: n. 45); la BBC vietò l'airplay della canzone per i suoi presunti riferimenti alla droga.

Vennero scritturati in Germania per l'album “It's Smoke Time”, nel 1966; lì il singolo arrivò primo in classifica.

Cooperarono con i Traffic per “Utterly Simple”, che venne completamente differente da quella contenuta nell'album “Mr. Fantasy”.

Successivamente "Zeke" Lund andò a lavorare come ingegnere del suono per i Boney M., Mick Rowley fece alcuni singoli in Germania, Geoff suonò nella band Fickle Pickle. Mal Luker ha lavorato come ingegnere del suono in film come “Pirati dei Caraibi” e “Shrek terzo”.

 


Formazione:

Geoffrey Robert Gill (batteria e compositore) (15 maggio 1949, York)

Malcom Luker (chitarra, tastiera) (3 marzo 1946, New Delhi)

Michael Rowley (cantante) (29 giugno 1946, Scarbough)

John Lund (basso) (13 novembre 1945, York).

 

Discografia:

Album in studio 

1967 - ...It's Smoke Time

Singoli

1965 - Keep a Hold of What You've Got/She's a Liar (UK) come The Shots

1965 - There She Goes/Walk Right Out the Door (UK) come The Shots

1967 - My Friend Jack/We Can Take It

1967 - High in a Room/If the Weather's Sunny (D)

1967 - If the Weather's Sunny/I Would If I Could, But I Can't (UK)

1967 - Victor Henry's Cool Book/Have Some More Tea (D)

1967 - It Could Be Wonderful/Have Some More Tea (UK)

1968 - Utterly Simple/Sydney Gill (UK)

1968 - Sydney Gill/It Could Be Wonderful (D)

1971 - Ride, Ride, Ride/Guy Fawkes (UK)

1972 - Sugar Man/That's What I Want (D)

1972 - Jack is Back/That's What I Want (F)

1974 - Shagalagalu/Gimme Good Loving (D)

1974 - My Lullaby/Looking High (UK)

1976 - My Friend Jack/Lady (F)

Raccolte 

1988 - My Friend Jack






giovedì 6 giugno 2024

Julie Driscoll & Brian Auger and the Trinity


Julie Driscoll & Brian Auger and the Trinity

 Note e video da Beat Club


Julie Driscoll Tippetts, nata l’8 giugno del 1947, è una cantante e attrice inglese dedita al rock progressive e jazz rock, popolare negli anni 1960 - 1970.

Divenne famosa in coppia con Brian Auger - nato l'18 luglio 1939 -, tastierista britannico di estrazione jazz e rock, anche lui popolare soprattutto in quegli anni come virtuoso dell'organo Hammond.

Pianista jazz, bandleader, musicista ed esperto organista con l'Hammond B3, Auger ha suonato o è stato in tournée con artisti come Rod Stewart, Mina, Mango, Zucchero Fornaciari.

Ha suonato jazz, il primo pop inglese, R&B, musica soul e rock, ed è stato nominato per un Grammy.

Julie e Brian formarono la band “Brian Auger and the Trinity”.

Il suo duetto con Julie Driscoll, "This Wheel's on Fire" scritto da Bob Dylan, è stato un singolo di successo #5 nella UK Singles Chart del 1968.

Il loro album congiunto, “Open”, pubblicizzato come “Julie Driscoll, Brian Auger and the Trinity”, raggiunse la posizione #12 nella UK Albums Chart lo stesso anno.

Aprirono per i Led Zeppelin al Rose Palace di Pasadena, in California, il 2 e 3 maggio 1969.