Tra vicinanza con i grandi del rock,
ripescaggi di repertorio e lo sguardo da dietro le quinte per i trent'anni del
fan club italiano
Una certa e fortunata abitudine a vedere da vicino le figure
che hanno fondato la storia del rock mondiale rischia talvolta di anestetizzare
la percezione del momento. Eppure, trovarsi a pochi passi da chi ha marcato
tappe storiche - dal festival dell'Isola di Wight fino ai palcoscenici
internazionali - restituisce ogni volta il peso e l'importanza di questi
incontri. A colpire non è soltanto il valore tecnico o la rilevanza storica, ma
un'attitudine fatta di pacatezza e disponibilità: musicisti di questo calibro
si muovono dietro le quinte e sul palco dialogando con i colleghi più giovani,
dispensando consigli e confrontandosi senza mai assumere pose da celebrità.
Questa naturalezza si è riflessa chiaramente nella sedicesima
convention di Itullians, andata in
scena al Teatro Sociale di Valenza per celebrare i trent'anni del fan
club ufficiale italiano dedicati all'universo dei Jethro Tull. L'evento,
patrocinato dalle istituzioni locali e legato a una finalità benefica in
collaborazione con la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) per
sostenere la prevenzione oncologica, si è trasformato in un punto di ritrovo
aperto già dal tardo pomeriggio.
Nel foyer, tra banchetti di memorabilia ed edizioni rare
curati da figure storiche del club come Wazza e Alessandro Gaglione,
pubblico e appassionati arrivati da ogni parte d'Italia, dall'Inghilterra e
dalla Spagna si sono ritrovati per condividere memorie e collezionismo.
A documentare la serata saranno due distinte prospettive video: da un lato le riprese frontali di alta qualità effettuate da Fulvio Bava, per restituire l'impatto visivo e sonoro vissuto dalla platea...
...dall'altro i contributi da me girati di lato o dalle spalle dei musicisti,
pensati per mostrare la dinamica intima e non filtrata di quanto accade a pochi
passi da strumentazione e amplificatori. In quest’ultimo caso il valore della documentazione
supera, ovviamente, la qualità del video.
Assistere anche alle prove pomeridiane ha permesso di
cogliere la complessa macchina organizzativa che sta dietro a una
manifestazione del genere. Una convention, infatti, supera la dimensione del
semplice concerto: è la somma di percorsi condivisi, di compagni di viaggio
ritrovati, di ricordi di serate storiche - come la celebre edizione di
Alessandria del 2008 con otto membri ed ex membri della band madre - e di
un'affinità d'intenti che annulla le distanze tra palco e platea.
La serata si è aperta con gli interventi delle autorità
locali e con un momento dedicato alla ricostruzione storica del fan club,
ripercorrendo le tappe principali dal 1996 a oggi. Salito sul palco subito dopo
il presidente Aldo Tagliaferro, punto di riferimento dell'associazione
fin dai primi passi, ho provato a sviluppare un racconto che evidenziasse il
valore di una continuità che ha saputo resistere al tempo e ai cambiamenti.
Dalle 21 alle 24 la scena è passata interamente alla musica,
trasformandosi anche nell'occasione per festeggiare i settant'anni di Franco
Taulino, mente e motore operativo di queste manifestazioni. La vera colonna
portante di questo percorso resta la sua Beggar's Farm. Nata come
progetto tributo molti anni fa, la formazione si è evoluta e modificata nel
tempo, trasformandosi nel punto di riferimento per eccellenza e nella base
d'appoggio per grandissimi nomi della musica, ben oltre i soli membri dei
Jethro Tull. Al tempo stesso, la Beggar's Farm è diventata una vera fucina di
talenti, offrendo spazio e visibilità a un numero importante di giovani
musicisti cresciuti negli anni al seguito del loro mentore.
Sul palco del Teatro Sociale, Taulino ha gestito la regia
dell'evento direttamente dall'interno, coordinando l'ingresso dei tanti
compagni di viaggio coinvolti. La struttura dello spettacolo si è articolata
attraverso un avvicendamento continuo delle varie formazioni della Beggar's
Farm, denominate 1, 2, 3 e 4. Nonostante la rapidità e la frequenza dei cambi di
linea, la scaletta si è sviluppata con assoluta fluidità e precisione tecnica.
Uno degli elementi più apprezzati della serata è stata la
scelta di proporre brani poco affrontati dai Jethro Tull nel nuovo millennio,
una peculiarità che riprende la sensibilità che Martin Barre - tra i
protagonisti principali della serata - dimostra abitualmente anche con la
propria band (come già apprezzato al festival di Veruno lo scorso settembre).
La sequenza dei tre set iniziali ha toccato pagine di grande
spessore: la prima formazione si è concentrata su A Song for Jeffrey, Wond'ring
Aloud e Wind Up; la seconda ha proposto Intro / No Lullaby, Cross-Eyed
Mary e With You There to Help Me; la terza ha rispolverato Black
Sunday, Life Is a Long Song e Hunting Girl.
L'ingresso dei due ospiti d'eccezione ha offerto momenti di
grande intensità, con vertici toccati proprio quando Martin Barre e Clive Bunker hanno condiviso direttamente la
scena. È accaduto ad esempio durante l'esecuzione di Serenade to a Cuckoo,
con Barre impegnato al flauto traverso a dialogare con le trame ritmiche del
primo batterista dei Tull, e nel finale travolgente del bis Locomotive
Breath, impreziosito da un assolo di batteria di Bunker che ha scatenato
l'entusiasmo del teatro.
Il set di Bunker ha ripercorso le origini con My Sunday
Feeling, Bourée e To Cry You a Song, mentre l'intervento di
Barre ha spaziato da Minstrel in the Gallery, Back Door Angels e Something's
on the Move a brani della sua produzione solista, come Back to Steel,
fino a Farm on the Freeway, Teacher e The Whistler. Un
articolato medley composto da Songs from the Wood, Too Old to Rock
'n' Roll: Too Young to Die! e Heavy Horses ha preceduto Seal
Driver, My God, Thick as a Brick e Aqualung, prima
dell'esplosione finale di Locomotive Breath.
L'energia sul palco dei due protagonisti, entrambi vicini al
traguardo degli ottant'anni, rappresenta un riscontro tangibile di come la
pratica e l'esercizio diretto della musica - non soltanto l'ascolto passivo -
possano offrire una forma di tenuta fisica e mentale non comune a molti
coetanei, confermando al tempo stesso la freschezza di un repertorio che non
perde efficacia. Quella che sulla carta doveva rappresentare una tappa
conclusiva si è rivelata nei fatti la prova di una comunità coesa, capace di
rinnovarsi senza rifugiarsi nella sola nostalgia.
Superati gli ultimi applausi e i saluti nel backstage, l'impressione prevalente è che il percorso avviato trent'anni fa possieda ancora margini di continuità. Nonostante la complessità organizzativa e le intenzioni iniziali di chiusura, la partecipazione intergenerazionale e il lavoro svolto sul campo dimostrano che la struttura creata attorno a questi appuntamenti mantiene una sua vitalità intrinseca. La sedicesima convention non segna un confine definitivo, ma lascia aperto il campo all'ipotesi di un nuovo capitolo.
I musicisti sul palco
In tutte le formazioni è risultato presente Franco Taulino.
Formazione n°1: Massimo Faletti (flauto e chitarra acustica), Andrea
Desimone (basso elettrico), Enzo Garlando (tastiere), Brian
Belloni (chitarra), Andrea Civini (batteria).
Garlando, Belloni e Civini hanno sostituito i componenti
originali che non erano presenti per vari motivi.
Uno di questi è Renzo Ceroni e ricordiamo soprattutto Fausto Coscia, scomparso lo scorso anno che inizialmente si alternava a De Simone al basso. Da non dimenticare Sergio Ponti, pilastro ritmico per 18 anni, che all’ultimo momento ha dovuto dare forfait.
Formazione 2: Massimo Faletti, Enzo Garlando, Michele Delemont (batteria), Massimo Coppo (basso), Tiziano Villata (chitarra elettrica).
Formazione 3: Kenny Valle (tastiere), Andrea Garavelli (basso), Andrea Vercesi (chitarra acustica), Gigi Graziano (chitarra elettrica), Riccardo Marchese (in sostituzione di Sergio Ponti).
Formazione 4 (attuale) Kenny Valle tastiere, Mauro Mugiati
(chitarra acustica, tastiere, voce), Brian Belloni (chitarra elettrica),
Riccardo Marchese (batteria).
Ospiti speciali: Martin Barre (chitarra,
flauto traverso), Clive Bunker (batteria)




