mercoledì 5 febbraio 2025

Steven Wilson annuncia un tour da solista in Nordamerica


Steven Wilson pubblicherà The Overview, un concept album contenente due brani musicali di lunga durata, il 14 marzo 


Steven Wilson ha annunciato una serie di spettacoli dal vivo in Nord America a settembre e ottobre per promuovere il suo prossimo album "The Overview".

Le date, che inizieranno a San Francisco il 9 settembre e proseguiranno fino a Dallas l'11 ottobre, includendo tre serate in Canada, saranno le prime date da solista di Wilson con una band al completo nel continente da sette anni a questa parte.

Come annunciato lo scorso dicembre, Wilson pubblicherà il suo ottavo album solista "The Overview" tramite Fiction Records il 14 marzo. Di seguito potete vedere il trailer del film che accompagna il nuovo album .

"L'idea che avevo mi ha subito suggerito qualcosa di più lungo e concettuale e, oserei dire, più progressivo", dice del nuovo album che contiene solo due suite musicali e vede Wilson tornare a un suono più progressivo simile alle sue precedenti uscite.

"Tuttavia, non tutte le esperienze sono positive; alcuni vedono la Terra per quello che è veramente, insignificante e persa nella vastità dello spazio, e la razza umana come una specie in difficoltà. Come riflesso di ciò, l'album presenta immagini e storie della vita sulla Terra, sia buone che cattive."

Con Wilson che si occupa personalmente della maggior parte della musica, The Overview si avvale anche dell'aiuto in studio dei collaboratori abituali Craig Blundell (batteria), Adam Holzman (tastiere) e Randy McStine (chitarre), oltre a una serie di testi del frontman degli XTC Andy Partridge . Blundell, Holzman e McStine, insieme al bassista Nick Beggs , formeranno la band di supporto di Wilson per le date.

The Overview sarà disponibile in un'ampia gamma di formati, tra cui digitale, CD, LP, Blu-ray, boxset esclusivo D2C, LP in vinile rosso esclusivo D2C (con poster) e LP color menta esclusivo per la vendita al dettaglio.


Steven Wilson The Overview Date del tour nordamericano 

9 set: CA San Francisco The Masonic

10 set: CA Los Angeles The Wiltern

12 set: AZ Phoenix The Van Buren

14 set: CO Denver Paramount Theatre

16 set: MN Minneapolis Orpheum Theatre

17 set: IL Chicago, Chicago Auditorium

19 set: MI Detroit The Fillmore

20 set: OH Northfield MGM Northfield Park

22 set: ON Toronto The Danforth

25 set: QC Montreal MTELUS

27 set: QC Quebec City Theatre Capitole

29 set: MA Boston The Shubert

30 set: NY Port Chester The Capitol Theatre

2 ott: NY Brooklyn Paramount

4 ott: A Philadelphia The Fillmore

7 ott: DC Washington Warner Theatre

9 ott: GA Atlanta Tabernacle

11 ott: TX Dallas The Majestic Theater





martedì 4 febbraio 2025

Alisha Sufit, voce e chitarra dei Magic Carpet

 

Alisha Sufit, nata nel 1946 - ad Hampstead, Londra - è una cantautrice inglese che ha iniziato il suo percorso musicale nel 1970 come membro dei Magic Carpet, la cui storia ho sintetizzato in un precedente articolo, fruibile cliccando sul seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2021/12/magic-carpet-il-tappeto-magico-vola.html

Alisha frequenta la Arts Educational School di Londra, dove studia danza e recitazione. Successivamente frequenta il corso di pittura e incisione al Chelsea College of Art di Londra e poi all'École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi, dopodiché inizia ad esibirsi in club e college in tutto il Regno Unito, cantando le sue composizioni in aggiunta a canzoni popolari tradizionali, accompagnandosi con la chitarra acustica e il dulcimer degli Appalachi. Sarà anche artista visiva, autrice e poetessa.

Ma come arriva nei Magic Carpet?

Nel 1971, Alisha si unisce all'ex compagno di studi della Chelsea School of Art Jim Moyes e a due amici musicisti e dà vita alla band che diventerà di culto nell’ambito della psichedelia folk.

La formazione era composta da Alisha Sufit (voce, chitarra), Clem Alford (sitar, esraj, tamboura), Jim Moyes (chitarra) e Keshav Sathe tabla, percussioni indiane.

Realizzarono un album, omonimo, pubblicato nel 1972 dall'etichetta UK Mushroom, descritto come uno dei primi album folk psichedelici dell’epoca influenzati dalla cultura indiana.

Dopo qualche live e alcuni importanti passaggi in radio, il gruppo si sciolse, nel 1972.

Durante tutti gli anni Settanta e Ottanta la Sufit si è esibita come solista ed è stata anche artista di supporto di numerosi musicisti, tra cui The Enid, Fairport Convention, Terry Reid, il chitarrista Davey Graham e The Incredible String Band.

Circa quindici anni dopo la sua uscita, l'album “Magic Carpet” iniziò a ricevere consensi, e l'LP originale è ora un pezzo da collezione ricercato sul mercato internazionale del vinile, anche se è stato ristampato su CD e vinile in edizione limitata dalla Magic Carpet Records.

Nel 1993, Alisha Sufit ha pubblicato l'album “Alisha Through the Looking Glass”, su CD e vinile audiofilo EMI. L'album include contributi di Ray Warleigh (sassofono), Bernard O'Neill (basso), il percussionista dei Magic Carpet Keshav Sathe (tabla), Mamadi Kamara (congas e percussioni), Chris Haigh (violino) e Alan Dunn (fisarmonica).

Nel 1994, esce il suo album “Love and the Maiden”, registrato nel 1974, un CD autografato, in edizione limitata, con note di copertina del chitarrista britannico Davey Graham.

Nel 1996, il sitarista dei Magic Carpet Clem Alford e la Sufit collaborano nuovamente per registrare l'album “Once Moor”, sottotitolato “Magic Carpet II”. 

Nel 1999, ha contribuito con due tracce alla compilation “Women of Heart and Mind”, una unione di cantautrici donne, e nel 2005 è stata inclusa nella compilation in CD e vinile “Many Bright Things”, contribuendo con la sua composizione "Silver Witch", accompagnata al mandolino e al basso da Frank Defina.

Nel 2008 è stata invitata a unirsi dal vivo alla band The Amorphous Androgynous, in tour per il festival gratuito Creation of Peace a Kazan, in Tatarstan, e per una performance a Mosca, a cui sono seguite nell’anno successivo date a Kiev, al Green Man Festival, al The Electric Picnic e al HMV Forum di Londra.

Alisha è anche autrice del romanzo intitolato “Falling Upwards”, e di una raccolta di poesie intitolata “Moon Clippings”.

Nel 2015 ha contribuito al CD contro la guerra “Not In Our Name” con una canzone intitolata "Mr Blair" e una poesia intitolata "Bliar", quest'ultima letta da David Erdos.

 

Discografia

Album

Magic Carpet – 1972 and 1993

Love and the Maiden – 1974

Alisha Through The Looking Glass – 1993

Once Moor – Magic Carpet 2 – 1996

Not in Our Name CD – 2015

Compilations, contributions

Women of Heart and Mind

Many Bright Things – 2005

A Monstrous Psychedelic Bubble Exploding in Your Mind, Volume 1 – 2008

Falling Down (voce) Amorphous Androgynous remix commissionato dagli Oasis

Let It Be Revisited / Let It Be – 2010

https://www.youtube.com/user/SufitMusic

 

lunedì 3 febbraio 2025

Stefano Pantaleoni-"Isoledipensiero 9-Incorporale"

 


Ho conosciuto Stefano Pantaleoni con molto ritardo, come tastierista della nuova versione degli Acqua Fragile, e poco dopo ho scoperto il suo ruolo di reale maestro delle tastiere, con un occhio speciale al vintage, testimoniato nel seguente articolo, comparso successivamente in molti spazi:

https://athosenrile.blogspot.com/2020/05/pantaleoni-stefano-tastiere.html

È da poco uscito l’upgrade del progetto, “Isoledipensiero”, il nono aggiornamento, dal titolo “Incorporale”, edito da Accademia 2008.

Racconta l’autore: “L’opera è ispirata alle tematiche dell’incorporalità - Dio, luce, fantasma, velo… - qua intesa come una sorta di trasversalità spirituale che si materializza attraverso costrutti sonori, in absentia, volti a rappresentare tale concetto nel duplice significato tecnico e poetico. Da qui l’intuizione del poeta Attilio Bertolucci che ancora oggi non smette di affascinare: “Assenza, più acuta presenza”.

Assenza

Attilio Bertolucci 

Assenza,

più acuta presenza. 

Vago pensiero di te

vaghi ricordi

turbano l’ora calma

e il dolce sole.

Dolente il petto

ti porta,

come una pietra

leggera.

L’opera si avvale di una caratteristica compositiva la cui cifra stilistico-estetica è l’esaltazione degli stati e delle immagini emotive che mirano a contagiare spiritualmente, cognitivamente e anche fisicamente l’ascoltatore. Vorrei comunicare gli affetti propri del mio pensiero poetico e musicale, alla ricerca di una perfetta sintonia con ciò che ho vissuto e sentito nell’atto creativo, sperando che le emozioni e le immagini evocate dalla mia musica possano incarnarsi in chi ascolta suscitando meccanismi di simulazione, trasmettendo così uno stato corporeo/spirituale condiviso.

Rispetto ai precedenti isoledipensiero, qua si attenua l’utilizzo massiccio della totalità dei synth elettronici che da sempre hanno caratterizzato le precedenti release, orientando questa volta il focus su una cifra strumentale più variegata e comunque legata alla strumentazione tastieristica tipica del rock progressivo, proprio come già avvenne in Isoledipensiero 5 – Canto di Prog: organo Hammond, Eminent 310, Mellotron 400, Moog, Piano rhodes, ecc., oltre ad interventi strumentali di natura acustica ed elettroacustica e funzionali all’idea poetica”.

Mi risulta complesso un commento tradizionale, trovandomi al cospetto di un progetto che richiede, oltre a competenze specifiche approfondite, una maggior conoscenza del processo creativo dell’autore.

Quello che posso fare è mettere sul piatto il caleidoscopio di sensazioni derivanti da un attento ascolto solitario, più pancia che testa, elementi che non saranno forse di aiuto alla comprensione del lavoro in toto, ma sono il frutto di una onirica esperienza uditiva.

Provo a leggere tra le righe il pensiero di Pantaleoni, decodificando il concetto di "incorporalità" da lui proposto, come una sorta di trasversalità spirituale che si materializza attraverso i suoni, un processo affascinante e complesso, mentre sembra nascere una spinta verso un'esperienza mistica, in cui l'assenza di una forma fisica rappresentata da Dio, o dalla sua luce, evidenzia una presenza ancora più intensa e pervasiva.

Dio, luce, fantasma, velo, figure simboliche spesso associate all'immateriale, al divino, al mistero, e l'utilizzo di queste immagini crea un'atmosfera sacrale e trascendente.

L'idea che l'incorporalità possa essere rappresentata attraverso "suoni in assenza" è particolarmente suggestiva. Il suono, in quanto vibrazione, è inteso come una manifestazione energetica che trascende la materia.

Esiste un doppio piano costruttivo, quello tecnico (ovvero gli strumenti utilizzati) e quello poetico (cioè, il significato simbolico ed emotivo che i suoni evocano).

Il riferimento al poeta Attilio Bertolucci sintetizza l'idea che l'assenza di qualcosa possa, paradossalmente, renderne più intensa la presenza, e quindi, nel contesto dell'incorporalità, questa affermazione suggerisce che l’assenza di una forma fisica non implichi necessariamente una mancanza di essenza o di significato.

Stefano Pantaleoni punta a creare un'opera che va oltre la semplice esperienza auditiva, cercando di coinvolgere l'ascoltatore su molteplici livelli:

-quello emotivo, con l'obiettivo di suscitare emozioni profonde e autentiche, trasmettendo i suoi affetti personali;

-quello cognitivo, mirando a stimolare la riflessione e l'immaginazione dell'ascoltatore, evocando immagini e concetti che conducano a una comprensione più profonda dell'opera.

-quello fisico, che spinge verso quella magnifica sensazione che il fruitore sensibile e virtuoso dovrebbe poter provare durante ogni tipologia di ascolto, come una sensazione di brivido, di calma o di eccitazione.

Ho avvertito da parte dell'autore la voglia di connessione totale col mondo, un contagio emotivo alla ricerca di una esperienza condivisa col pubblico, tanto da poter provare, ognuno sulla propria pelle, le emozioni evocate dalla musica.

Definirei il tutto con il concetto di “approccio multisensoriale”, perché non sarà il solo udito ad essere coinvolto.

Il tutto può apparire assai complesso - e credo lo sia tecnicamente parlando - ma non credo che la volontà del pubblico sia quella di entrare nella profondità dell’atto creativo, così come sarebbe un errore - e una limitazione - rivolgersi ad un target preciso, una nicchia di nobili fruitori. Mi appare molto semplice invece immaginare un’esperienza libera, dove ognuno possa creare la propria isola di pensiero, la propria verità.

Buon ascolto e … buona interpretazione!


I brani:

Lascia in pace Dio 

Nei silenziosi tormenti della notte

Allegro spirito

La luce nuova del mattino

Paure velate

Il fantasma impaurito

Incorporale


Per avere maggiori informazioni su isoledipensiero cliccare sul seguente link:

https://www.stefanopantaleoni.it/isoledipensiero/la-produzione/





Ci ha lasciato Gabriel Yacoub, cantante del gruppo francese Malicorne


Il 22 gennaio del 2025 è venuto a mancare Gabriel Yacoub, musicista e artista visivo francese nato a Parigi il 4 febbraio 1952.

Figura di spicco nel panorama della musica tradizionale francese, Yacoub è stato un pioniere nel rinnovare questo genere, portando nuova linfa e interesse verso le radici musicali del suo paese.

La sua carriera è stata caratterizzata da una profonda esplorazione delle tradizioni musicali francesi, con un approccio innovativo che ha saputo mescolare elementi moderni con strumenti antichi, creando un suono unico e affascinante.

Yacoub ha iniziato la sua storia musicale negli anni '70, diventando membro del gruppo di musica celtica Alan Stivell.

Nel 1973, ha fondato insieme alla moglie Marie Sauvet il gruppo Malicorne, una delle band più importanti e influenti nella scena folk francese che ha saputo combinare la musica tradizionale con sonorità moderne, aprendo nuove strade per il genere e ispirando numerosi artisti successivi.

Dopo lo scioglimento dei Malicorne nel 1986, Yacoub ha continuato la sua carriera da solista, pubblicando album acclamati dalla critica e dal pubblico.

La sua musica è un viaggio attraverso la storia e la cultura francese, con testi poetici e melodie evocative che richiamano le antiche tradizioni del paese.

Yacoub è stato un artista eclettico e versatile, capace di spaziare tra diversi generi musicali, dalla musica tradizionale al folk, al rock, al jazz.

La sua eredità musicale è immensa, e la sua influenza si fa sentire ancora oggi nella scena musicale francese e internazionale.

Oltre alla sua attività musicale, Yacoub è stato anche un apprezzato artista visivo, realizzando illustrazioni e dipinti che riflettono il suo amore per la natura e per le tradizioni popolari.

 






domenica 2 febbraio 2025

Fabrizio Poggi a Celle Ligure-un po' di commento e tracce video

 

Carla Camoirano, Lilia Valente, Fabrizio Poggi e Athos Enrile


Fabrizio Poggi arriva a Celle Ligure il 1° di febbraio per la presentazione del suo libro “Believe-conversazioni con Fabrizio Poggi”, scritto a quattro mani con la giornalista Serena Simula, in un fine settimana dove le avversità - modeste, nulla di grave! - sembravano poter minare un evento nato ad ottobre, realizzato a tempo di record attraverso una triangolazione tra Carla Camoirano (CELLELAB2), Angelina Megassini (moglie e  manager di Poggi) e lo scrivente, un accordo andato in porto in 16 minuti esatti, cosa non facile nell’ambito dell’organizzazione degli eventi.

Ma ciò che sembrava consolidato da mesi ha trovato un serio ostacolo all’ultima ora, quando la location fissata è … venuta a mancare.

Inutile indagare e polemizzare, ma è buona cosa mettere in evidenza la capacità di reazione di Carla, driver di un immediato “PIANO B”, che ha permesso di convogliare l’incontro nel prestigioso Ente Morale Nicolò Aicardi, aperto da poco più di un anno.

A peggiorare ulteriormente la situazione, un tempo uggioso e piovoso, di quelli da divano e TV, che però non ha impedito una partecipazione di pubblico importante.

Da segnalare la presenza della troupe televisiva di “Varazze Televideo Amaliguria” che, attraverso il servizio di Pietro Spotorno e le riprese e il montaggio di Giuseppe Bruzzone, ha registrato l’intero meeting, poi andato in onda alle 21 del giorno successivo su CH 99 DGT e CH 5099 su impianto SKY.

Non era presente Serena Simula ma è stato gradevole porre domande a Fabrizio in piena condivisione con Lilia Valente che, oltre a commenti personali suscitati dal book, ha proposto alcune letture da esso estrapolate.

Il mio pensiero relativo al libro è fruibile al seguente link e conduce al commento rilasciato alla sua uscita:

https://athosenrile.blogspot.com/2024/08/serena-simula-believe-conversazioni-con.html

Fabrizio Poggi è unico e, a mio giudizio, non sono solo le doti tecniche, seppur notevoli, che possono fare la differenza quando si decide di proporre la propria visione di blues laddove il movimento è nato (è un errore guardare al blues pensando esclusivamente ad un genere musicale!).

Con Angelina

Capacità di sognare, estrema tenacia, un aiuto costante di Angelina - e un minimo di vento propizio (tra i momenti citati l'aver avuto la possibilità di collaborare con Guy Davis) - sono le caratteristiche che gli hanno permesso di diventare l’unico bluesman italiano ad essere candidato ai Grammy Awards del blues, in competizione con i suoi miti giovanili, i Rolling Stones… e se non sono sogni realizzati questi!

Il pubblico ha gradito l’iter narrativo di giornata, ponendo anche alcune interessantissime domande, ma per avere una chiara idea di quanto accaduto presento un buon condensato video realizzato da Raffaella Bergonzi.

Alla fine della clip Fabrizio Poggi estrae l’armonica e regala una emozionante versione di “Amazing Grace”.

E mentre ricorda a tutti ciò che riportano i sacri testi (“Chi non ama il blues ha un buco dell’anima!”), gli attenti presenti, ne sono certo, realizzano che l’uomo con l’armonica a bocca, proprio lì, davanti a loro, ha  qualcosa di davvero speciale!





Riki Maiocchi: un piccolo ricordo a 21 anni dalla sua morte



Il 2 febbraio del 2004 ci lasciava Riki Maiocchi.
Lo ricordo con un mio post antico e con  le parole di Alessandro Germani.

Una testimonianza più recente è invece fruibile al seguente link che indirizza verso un'intervista che realizzai nel 2015 con la moglie Rosanna:



Enrico Maiocchi nasce a Milano nel 1940. La sua infanzia non è molto rosea; rimane orfano da parte del padre a 8 anni, e i rapporti con il suo patrigno non sono buoni.
Vive il periodo dei “Teddy Boys” in controtendenza; gli viene proibito di portare i jeans in casa, non ha le chiavi della sua abitazione e per la fatidica mezzanotte deve essere già rincasato.
Così a 18 anni, Riki decide di fuggire dalla realtà abitativa. Si mantiene facendo vari lavori.
Già con il desiderio di fare musica, si mette in cerca di altri componenti per formare un complessino. Comincia suonando nelle balere tre volte a settimana.
Nel 1964, è la casa discografica Emi - Columbia che lo scrittura.
Il suo primo 45 giri è “La tua vera personalità’”.
L’anno dopo, è la volta di un altro 45 giri, "Non dite a mia madre”, versione italiana della canzone “The House of the Rising Sun” del gruppo degli Animals. Il testo italiano è scritto dallo stesso Ricki, un testo troppo trasgressivo per l’epoca tant’è che la canzone viene presto “ritirata”.
La stessa, viene reincisa dallo stesso Maiocchi e dal gruppo dei Marcellos Ferial con un testo più “leggero” di Mogol, e con un nuovo titolo “La casa del sole”.
Con questa canzone i Marcellos Ferial partecipano al Cantagiro del 1965; anche Riki partecipa, nella sezione riservata ai giovani, con la canzone “Quella che cerchi”, cover di “Stop Feeling Sorry For Your self” di Adam Faith, canzone ripresa anche da Sandie Shaw.
Il retro del 45 giri è “P.S.I.Love you” dei Beatles, accompagnato dal complesso dei Mods (ovvero i futuri Camaleonti ).
I primi elementi del gruppo sono Riki e Livio, poi entra Gerry, e infine gli altri.
All’inizio, il gruppo non comincia insieme; Livio e gli altri per un periodo di tempo, incidono senza Ricki che è nel gruppo di Augusto Righetti “Le Ombre”. Poi, lo stesso Maiocchi ottiene una scrittura come cantante dalla casa discografica “La voce del Padrone”, e decide di riunire il gruppo.
In principio si chiamano Mods, poi prendono il nome di Beatnicks, e poi quello dei Camaleonti.
Dopo un’apparizione al “Raduno Beat”, vengono notati da Miki Del Prete nel locale milanese Santa Tecla, che li fa incidere per la Kansas. Il loro primo disco con la nuova etichetta è “Ti saluto”, cui fa seguito “Sha la la la”, cover di “La La La La La” di Paul Clarence, e ”I capelloni”, cover di “Over and Over”dei Dave Clarke Five.
Partecipano poi al Cantagiro del 1966, con la canzone ”Chiedi chiedi”. Per problemi interni, in quello stesso anno Ricki lascia il gruppo. Torna nella sua Milano, dove tenta la carriera da solista.
Nel periodo in cui Riky rimane“orfano" dei Camaleonti, si fa accompagnare dal complesso dal nome “Pattuglia azzurra”. Complesso dove suonano i fratelli Boldi, Massimo alla batteria, e Fabio alla chitarra. Ma questa nuova formazione non dura molto.
Per un periodo di tempo si reca a Londra, dove fa la conoscenza del chitarrista Ritchie Blackmore e del suo gruppo, con cui per un po' suona nei locali londinesi.
Riky rimane entusiasta dei suoi musicisti, e decide di portarli in Italia.
Il nuovo complesso di Maiocchi si fa conoscere nei locali italiani, riscuotendo un enorme successo, successo che dura fino a quando lo stesso Blackmore, per problemi personali lascia il gruppo per tornarsene a Londra.
Riki cerca di continuare la collaborazione con i musicisti rimasti , ma la cosa non dura molto. Così, per decisione dello stesso Maiocchi, anche questo gruppo si scioglie, i tre componenti continuano a incidere dei dischi col nome di Trip e si uniscono al cantante Joe Vescovi.
La casa discografica CBS, che crede nelle sue doti di cantante, gli fa incidere una canzone della coppia Mogol-Battisti dal titolo ”Uno in più”. La canzone suddetta fa parte della linea ecologica pacifista denominata “Linea Verde”.
Riki e accompagnato dal complesso dei Generali. La canzone è prima in classifica.
Nel 1967, visto il successo che ha riscosso con “Uno in più”, la CBS lo fa’partecipare al Festival di Saremo di quell’anno con la canzone dal titolo ”C’è chi spera”.
Con lui, per l’abbinamento nella gara canora, c’è Marianne Faithfull, che in quel periodo è legata sentimentalmente al cantante dei Rolling Stones Mick Jagger. La canzone però non riesce a vincere nonostante il pubblico si dimostri interessato al testo , troppo nuovo per un festival che mantiene la sua tradizione di brani troppo “datati”.
La carriera di Riki prosegue con il suo terzo singolo dal titolo ”Prendi fra le mani la testa”, sempre scritto dal duo Mogol-Battisti. Con questa canzone Riky partecipa al Cantagiro del 1967, e la stessa canzone è anche in gara tra i dischi del Festivalbar.
Questa canzone viene incisa anche da Loredana Bertè, Mino Reitano e Lucio Battisti. Il testo, troppo rivoluzionario per il periodo, non fa riscuotere grande interesse per il disco.
La fine del 1967, è caratterizzato dalla nuova moda musicale, che vede riprendere vecchie canzoni di decenni precedenti per poi ricantar le in stile moderno.
Così è anche per Riki, che contro la sua volontà incide la canzone ”Ma l’amore no”. La canzone non ottiene successo perché viene criticata sia dai giovani che non accettano che il loro idolo li “tradisca” cimentandosi in canzoni ormai datate, e dai cosiddetti “matusa” che non accettano che le loro canzoni possano essere “rovinate” dai cantanti del momento.
Il lato B invece è composto da “Un’altra vita”, cover di una canzone di Paul Jones, tratta dal film “Privilege”.
Riki si innamora di quel film “verità” che racconta la storia di come una star musicale può essere utilizzata dal “sistema”.
Nel 1968 ha la fortuna di conoscere Jimi Hendrix al Piper di Milano nella sua storica tournée in Italia .
In quell’anno incide per la CBS l’ultimo 45 giri dal titolo ”Il re della solitudine”. Nonostante la grande esecuzione di Ricky, il disco non viene pubblicizzato molto, e anche in radio non gode di molti passaggi; inutile dire che il 45 giri non riesce a vendere abbastanza. Maiocchi, dopo ciò chiude i rapporti con la CBS. Comincia per lui un periodo di cambiamenti di case discografiche passa alla Carosello nel 1969 con la quale incide la canzone “Io sono qui” che ha come retro ”Tu vedi mai cerchi bianchi e neri?”, alla CGD nel 1972, con il 45 giri dal titolo “Aiutami”, che ha come retro”Mary Jane”.
Successivamente si trasferisce alla EMI, la casa discografica del suo inizio nel 1976. Per la EMI, nel ’76, esce il suo ultimo 45 giri dal titolo ”Rock’n roll”, prodotto da Shel Shapiro, ex cantante del gruppo dei Rokes. Ma anche con la EMI sorgono dei problemi discografici e Riki, ormai stanco, decide di ritirarsi dalla musica.
Da quel momento, Maiocchi fa molti lavori per vivere. Il successo e la popolarità sono per lui ricordi.
Negli anni’80, con gran parte dei suoi colleghi, partecipa a molte trasmissioni che si occupano di riportare in scena gli anni’60; nel 1983 con “Bandiera Gialla”, nel 1988 a “Vent’anni dopo”, nel 1989 a “Una Rotonda sul Mare”, dove riesce ad arrivare in semifinale.
La canzone ”Uno in più” viene scelta come sigla del programma “Roxy Bar”.

Il 4 Febbraio del 2004 a Milano, muore di tumore nell’ospedale dove è ricoverato.
A differenza del nome che ha scelto per il suo gruppo,
Riki Maiocchi è l’unico Camaleonte che non ha mai cambiato colore per vivere.

Una chicca dalla rete



(Intervista telefonica a Riky Maiocchi, dicembre 1997)

Conoscevo musicalmente Hendrix fin da quaido aveva sfondato in Inghilterra.
Là, la sua popolarità era oggetto di studio per sociologi e psicologi, mentre in Italia girava tutt'altra musica.
Il pubblico che andava ad ascoltarlo era quindi composto in buona parte da persone incuriosite dalla sua musica, ma anche dal personaggio, per come si vestiva, per come era stato descritto dai giornali, dalla gente che lo aveva visto.
Questa naturalmente era l'immagine offerta dai media.
Di persona sembrava quasi timido, come quando si presentò al Piper nel pomeriggio per scusarsi del fatto che il concerto non si sarebbe potuto tenere perché gli strumenti erano bloccati alla dogana in aeroporto.

D: II tour fu ben gestito?

R: Secondo me no. Oltre tutto a Milano Jimi fu fatto suonare al Piper, che pur essendo un locale abbastanza grande in confronto al Piper di Roma era poca cosa. Poi l'hanno fatto esibire al Brancaccio, che è uno dei teatri meno rappresentativi della capitale.

D: Come si svolse la tua giornata hendrixiana?

R: Mi trovavo al Piper in veste di spettatore in attesa del primo concerto pomeridiano. Hendrix arrivò nei camerini e mi spiegò i motivi per cui non poteva suonare. Lui non sapeva neanche che in Italia esistessero dei complessi, di italiano conosceva solo Mario del Monaco, ma di gruppi non aveva proprio idea.
Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Abbiamo bevuto qualcosa, gli ho fatto conoscere due mie amiche (con una delle quali fra l'altro ha avuto una storia) e la sera, dopo il concerto, ci siamo trovati e siamo andati a casa di una di loro, dove abbiamo fatto una festicciola, una cosa molto tranquilla.
Mi regalò un battipenna e tre pick-up, che attualmente credo siano in mano ad Alberto Radius della Formula 3, anche se ora non ricordo per quale motivo... Radius non c'era al Piper. Non mi ricordo di aver visto molti musicisti, solo Maurizio Arceri e Milena Cantù ...
Del concerto ricordo che Jimi ha eseguito tutti pezzi che conoscevo, per un totale di circa due ore, quasi come per scusarsi di non aver suonato il pomeriggio.
Alla festa vennero anche Noel, Mitch e il tecnico.
La padrona di casa - non mi ricordo più il nome - era una ragazza di colore, una fotomodella.
Me l'aveva presentata un'amica di Bologna, Ines (Curatolo), che fu quella che ebbe la storia con Jimi. Ricordo che a festa finita, quando tutti cominciarono ad andar via, lui rimase lì.
Dopo il tour italiano, mi capitò di vederlo un'altra volta.
Andavo spesso a Londra dove in quegli anni c'era un locale in auge che si chiamava "Revolution", un posto con un palchetto attrezzato per chi aveva voglia di esibirsi.
Quella sera Jimi fece una jam session con Steve Winwood e altri musicisti.

(Dal libro "5 giorni a maggio" di R. Bonanzi e M. Comandini)








sabato 1 febbraio 2025

1° febbraio 1972: usciva "Harvest" di Neil Young - Una pietra miliare del folk rock


"Harvest" di Neil Young - Una pietra miliare del folk rock


"Harvest" è il quarto studio album del cantautore canadese Neil Young, pubblicato da Reprise Records il 1° febbraio 1972. È considerato uno dei suoi lavori più iconici e influenti, grazie alla combinazione di folk, country e rock, oltre alla sincerità e all'emozione che permeano le sue canzoni. Il disco ha ottenuto un enorme successo commerciale, raggiungendo la vetta delle classifiche negli Stati Uniti e in Canada, e ha contribuito a consolidare la reputazione di Young come uno dei più grandi musicisti della sua generazione.

L'album si apre con la celebre "Out on the Weekend", una canzone dal ritmo rilassato e malinconico che introduce perfettamente l'atmosfera intima e riflessiva dell'intero lavoro. Segue "Harvest", la traccia che dà il nome all'album, un inno all'amore e alla bellezza della natura che viene enfatizzato dalla voce unica e vibrante di Young. È un brano che tocca profondamente l'animo dell'ascoltatore e rimane uno dei suoi successi più memorabili.

Altri brani che si distinguono sono "Heart of Gold", che è diventata una delle canzoni più famose di Young, grazie alla sua melodia accattivante e al testo profondo, e "Old Man", una ballata straordinariamente commovente che racconta la storia di un anziano che riflette sulla sua vita. Entrambe le canzoni rappresentano la capacità di Young di scrivere brani che affrontano temi universali in modo intimo e personale.

"Harvest" offre una varietà di stili musicali, che spaziano dal country al folk e al rock. La produzione pulita e l'uso delle chitarre acustiche conferiscono all'album una qualità intima e autentica, permettendo alle canzoni di brillare per la loro semplicità e purezza. L'album presenta anche la partecipazione di musicisti di talento (James Taylor, Linda Ronstadt, la London Symphony Orchestra, Stephen Stills, Graham Nash, David Crosby) che contribuiscono a rendere le tracce ancora più rilevanti e coinvolgenti.

Una delle caratteristiche più importanti di "Harvest" è la sua capacità di evocare emozioni intense. Le canzoni affrontano temi come l'amore, la solitudine, la nostalgia e l'incertezza con un'onestà disarmante, trasmettendo una gamma di sentimenti che toccano profondamente l'ascoltatore. Young riesce a creare un legame intimo con il pubblico, grazie alla sua voce graffiante e all'abilità di comunicare emozioni complesse attraverso la sua musica.

Che dire ancora… un disco straordinario che merita un posto di rilievo nella storia della musica, un capolavoro senza tempo adatto ad ogni tipo di ascoltatore, non solo l’appassionato di folk rock.

La rivista Rolling Stone lo ha inserito al 78º posto della sua lista dei 500 migliori album di tutti i tempi. L'album ha venduto oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo.

LA COPERTINA 

A fine settembre 1971, Harvest può dirsi completato, ma sorgono dei problemi relativi all'artwork della copertina voluta da Young per il disco che ritarderanno l'uscita dell'album fino al febbraio seguente. Vengono effettuati ben tre test di stampa che però non soddisfano l'artista, il quale alla fine decide di volere una copertina in un cartone speciale fatto di cellulosa ottenuta da fibre d'avena.

Tracce

Testi e musiche di Neil Young 

Lato A

Out on the Weekend – 4:35

Harvest – 3:03

A Man Needs a Maid – 4:00

Heart of Gold – 3:05

Are You Ready for the Country? – 3:21 

Lato B

Old Man – 3:22

There's a World – 3:00

Alabama – 4:02

The Needle and the Damage Done – 2:00

Words (Between the Lines of Age) – 6:42

Musicisti

Neil Young - voce, chitarra, armonica a bocca, pianoforte

London Symphony Orchestra - orchestra nei brani 3 e 7

Graham Nash - voce

Linda Ronstadt - voce

Stephen Stills - voce

James Taylor - voce, banjo a 6 corde in Old Man

Jack Nitzsche - chitarra, slide guitar in “Are You Ready for the Country?”, pianoforte, tastiere, arrangiamenti orchestrali

Ben Keith - chitarra, voce

Kenneth A. Buttrey - batteria

David Crosby - chitarra, voce

Tim Drummond - basso, batteria

John Harris - pianoforte in “Harvest”

Andy McMahon - pianoforte in “Old Man”

Teddy Irwin - seconda chitarra in “Heart of Gold”

Altri crediti

Joel Bernstein – fotografia

Henry Lewy - ingegnere del suono, produttore

Elliot Mazer - produttore

David Meecham - direttore d'orchestra

Tom Wilkes - design