Si è conclusa la
seconda edizione del Porto Antico Prog Fest, andata in scena nei giorni
14 e 15 luglio, organizzata ancora
una volta da Black
Widow Records, in collaborazione con Porto Antico e Ernyaldisco.
Gli impegni
dalle parti di Piazza delle Feste, il palco centrale, mi hanno tenuto lontano
dal Palco Millo, dove hanno suonato Jus
Primae Noctis e Flower Flesh, ma
prossimamente, su MAT 2020,
comparirà un resoconto completo dell’intera manifestazione, seguita da un
collaboratore della rivista.
Scaletta corposa,
con presenze straniere di tutto rilievo e band italiane importanti del circuito
prog.
Aprono i Melting Clock
- che non conoscevo -, una giovane formazione genovese che propone un prog
melodico favorito dalla vocalità di Emanuela Vedana, e nei trenta minuti
disponibili dimostrano un buon approccio verso un genere che ricevono,
probabilmente, in eredità dai genitori - santi! - e, dopo la proposizione del
loro Ep, concludono nel nome dei Genesis, tanto per sottolineare passioni e
intenti. Li attendiamo ad ulteriore prova.
Arriva il momento
dei Mad Fellaz,
band di Bassano del Grappa che ha al suo attivo un paio di album, e che si presenta con una line up rivisitata.
In pieno cambiamento
- partono come gruppo strumentale ed evolvono nel tempo -, hanno dato nell’occasione
dimostrazione di grande virtuosismo, e l’inserimento di un cantante tendente al
rock - frontman di grande personalità -
bilancia brillantemente il tecnicismo di Paolo Busatto & C.
Mi sono piaciuti.
Momento
particolare quello che ha visto on stage Il Cerchio D’Oro, musicisti savonese arrivati al
terzo album, uscito un paio di giorni prima, ed è stato quindi emozionante
assistere al battesimo live, tra l’altro con due dei tre ospiti presenti nel
disco, Pino Ballarini (ex Il
Rovescio della medaglia) e Paolo Siani
(Nuova Idea).
De “Il fuoco sotto la cenere” - è questo il
titolo del nuovo lavoro - scriverò in altra occasione, ma lo stralcio live ne
ha lasciato intendere il livello qualitativo.
A seguire i Delirium IPG
che si sono… misurati col passato, presentando “Delirium III-Viaggi negli arcipelaghi del tempo”, appositamente
richiesto dal popolo prog giapponese, paese che li ospiterà nel mese di agosto.
Album che non ricordavo,
ed è stata una bella sorpresa sentirlo dal vivo.
Grandi come
sempre.
A concludere la serata
i Gens de la luneche vedono tra le loro fila il mitico Francis Decamps, ex ANGE.
Una novità per la
maggior parte dei presenti, ma valeva la pena assistere… per l’energia messa in
campo, per l’originalità e per la capacità di donare dinamicità a buona parte
del pubblico.
Inizio della
seconda giornata con i genovesi Panther & C., reduci dal grande successo al
Prog’Sud, e forti della recente pubblicazione del loro secondo disco.
Anche in questo
caso bissano il gradimento del pubblico e regalano una performance convincente…
davvero bravi e in fase di continua evoluzione.
I Mr. Punch,
con il loro tributo ai Marillon, toccano le corde del sentimento e fanno
riemergere passioni mai sopite. Musicisti dai tanti progetti paralleli,
confluiscono in questo contenitore che stimola la memoria e fasti passati… e
con loro sul palco il tempo pare si sia arrestato.
I The Mughsots
arrivano da Brescia e portano in scena la loro teatralità, i loro colori, la
forza di una gioventù dalle idee chiare e dal disco facile. Martin Grice interviene come guest e
impreziosisce un’esibizione coinvolgente. Da seguire, anche in fase live.
Conoscevo gli Arabs in Aspic
per effetto del loro ultimo album, ma la prova dal vivo fornisce altre
indicazioni. Sono precisi, tecnici, sufficientemente calorosi - nonostante arrivino
dalla Norvegia! - e in buon equilibrio tra la ricercatezza del prog e un sano
rock.
Diventano anche
la base per l’ospite finale col quale eseguono un intero set.
Il signore in
questione è un certo Nik Turner, cofondatore degli Hawkwind,
cantante e sassofonista che, nonostante i suoi settantacinque anni, dimostra di
avere ancora una discreta forza espressiva, con un controllo totale della vocalità,
in questo momento un po’ limitata.
Il pubblico da subito
si scalda, balla, si assiepa davanti al palco, e rende il giusto tributo a chi
ha fatto la storia della musica…
Che altro dire, un grazie alla Black Widow, due giorni di
musica ad alto livello per una manifestazione che, si spera, possa proseguire
nei prossimi anni.
"Il più controverso memoir rock di tutti i tempi. Un dio del rock rivela le sue più umane fragilità" (Rolling Stone)
“Era il 1981,
quattro anni dopo l’esplosione del punk. Era stata una grande sfida, ma la
vecchia guardia - Stones, Status Quo, Queen e Who - riusciva ancora a riempire
arene, mentre i Sex Pistols si erano dissolti e Clash, Jam, Specials e Siouxsie
and the Banshees erano le uniche punk band che ancora credevano nella riforma
del rock.
Gli Who erano
apparsi sulla scena quando tra i giovani della classe operaia si diffondeva la
speranza di cambiare e migliorare. Per la prima volta nella storia, un’intera
generazione poteva contare su opportunità economiche ed educative grazie alle quali
dire addio al destino segnato dal lavoro in fabbrica che era toccato ai loro
genitori, i quali, traumatizzati da due guerre mondiali, avevano risposto
rifugiandosi sotto la comoda coperta del conformismo.
Sull’onda di
questo moto di speranza e di ottimismo gli Who avevano deciso di dare voce alla
gioia e alla rabbia di una generazione che lottava per la vita e la libertà.
Quello era stato il nostro lavoro. E nella maggior parte dei casi eravamo
riusciti ad ottenere dei risultati, dapprima con i singoli pop, poi con modalità drammatiche
ed epiche, con forme musicali estese che servivano da veicolo per l’autoanalisi
sociale, psicologica e spirituale della generazione del rock’ n’ roll.
Tuttavia in Gran
Bretagna, dopo due governi laburisti e alla vigilia di quello conservatore
della Thatcher che quadruplicò le code di disoccupati in attesa del sussidio, fu
il punk che alla fine degli anni Settanta seppe esprimere la furia, il
nichilismo e il disprezzo di una nuova generazione di giovani, traditi e
gettati nel dimenticatoio. Senza futuro, né speranza, il manifesto originale
degli Who era colpito a morte.
Questo è il
racconto di ciò che è realmente accaduto. Le cose erano cambiate con gli Who.
Canzoni come My Generation e Won’t Get Fooled Again divennero inni di
un tempo ben preciso, ma nel 1981 un abisso si era aperto tra la nostra band e
le generazioni più giovani. Dovetti accettare la realtà: avevamo raggiunto il
nostro picco di popolarità a Woodstock e, benché fossimo ancora famosi, la
nostra capacità di reinventarci era in esaurimento. La lenta discesa era
iniziata nel momento in cui Roger aveva cantato “See me, feel me, touch me, heal
me”, con il sole che sorgeva alle nostre spalle e la mia chitarra che
urlava davanti a cinquecentomila persone ancora assonnate”.
Incontro casualmente Rosi Marsala e il contesto è il migliore
possibile: la Fiera del Vinile, organizzata ancora una volta a Savona.
Tra i suoi obiettivi di giornata quello di realizzare copertine di “Aqualung” - il famoso album dei Jethro
Tull - in numero limitato, regali per i più fortunati che erano in coda per il
cimelio firmato, e io ero tra loro!
La musica, la pittura, la poesia, la scultura… angolazioni differenti
dello stesso concetto, quello legato alla capacità di esprimersi attraverso
elementi artistici, un “gioco” non per tutti.
Rosi mi ha colpito immediatamente - ma
forse ha avuto vita facile con cotanto soggetto tra le mani! - e ci siamo lasciati
con la promessa di trovare un nuovo momento di incontro, uno scambio di idee
che potesse permettere di conoscerla meglio e di sondare le radici delle sue
passioni.
Ecco cosa è scaturito dalla nostra chiacchierata… via mail!
Domanda d’obbligo: chi è Rosi Marsala? Un po’ di
storia per capire qualcosa in più sulle origini della tua attuale
attività/passione.
Ho sempre disegnato, fin da bambina. Sono sempre
stata attratta dalle immagini che trovavo nelle storie a fumetti. Posso dire
che prima dei libri sulla storia dell'arte ho iniziato a leggere albi a fumetti
e a formarmi attraverso le loro illustrazioni.
Ho poi frequentato il liceo artistico dove ho
attinto per i primi rudimenti tecnici, ma mi considero perlopiù autodidatta.
Ti ho conosciuta alla Fiera del Vinile di Savona
in un’occasione particolare, la realizzazione di alcune stampe riportanti
un’immagine sacra per noi amanti del genere, la copertina di “Aqualung”: da
dove è nata l’idea del soggetto che, per motivi anagrafici, hai vissuto solo di
rimando?
La copertina di Aqualung mi é stata commissionata
per Albissola Comics e l'ho rivisitata su suggerimento di Dario Isopo,
l'aggiunta dell'autorespiratore é sua. Aqualung é stato un disco importante per
la mia formazione musicale e ho accettato con piacere di rappresentarlo con la
mia tecnica ad acquerello e caffé.
Conoscendo un paio di tue sorelle sembrerebbe
superfluo chiedere cosa ti lega alla musica, ma… prova a raccontarmelo…
Se ti dico che il mio primo vinile é stato “The dark side of the moon “ dei Pink
Floyd può bastare? Sono cresciuta negli
anni '70, in un ambiente ricco di stimoli musicali.
Le copertine degli album, almeno nel passato,
sono diventate parte integranti dell’intero lavoro, a volte ancor più
rappresentative della musica stessa: come si spiega secondo te questa forte
influenza dell’immagine come stimolatrice della memoria?
Un'immagine, se efficace, si imprime
indelebilmente nella memoria di ognuno, come il motivo di un brano musicale.
Musica e arti visive sono entrambe evocative, suscitano emozioni ed
interpretazioni personali in chi vede ed ascolta.
Personalmente, per disegnare scelgo ogni volta la
colonna sonora adatta, creando una particolare dimensione evocativa che faccia
compenetrare musica e visioni.
Hai mai pensato di contribuire alla realizzazione
di una cover di un disco?
Ho appena realizzato la copertina per il primo
disco dei MUSICAMOLESTA, gruppo locale al quale sono legata da profonda
amicizia e con il quale collaboro attraverso il Collettivo Artistico AB1550. In
passato avevo realizzato la cover per un CD di musica psichedelica. Mi
piacerebbe realizzarne ancora.
Come si espande il tuo lavoro di artista e
grafica, oltre la musica?
La musica é stata il motore per farmi riprendere
a disegnare sul serio dopo anni di inattività, i soggetti musicali sono infatti
predominanti nei miei ritratti. Cominciando a partecipare a vari festival
legati al mondo dei Comics ho spostato la mia attenzione anche su soggetti
diversi, sempre rimanendo sulla ritrattistica. Il settore Comics mi ha fornito
nuovi stimoli ed ho iniziato anche a realizzare miei personaggi. Ho appena
illustrato una fanzine a fumetti, autoprodotta insieme a due co-autori del Collettivo AB1550. Questo connubio
artistico prosegue ed abbiamo l'obiettivo di realizzare un albo a fumetti al
quale stiamo lavorando. Credo non sia un caso ripartire dalle origini, la
passione per i fumetti.
Si può vivere della tua passione nel panorama
attuale, o è necessario considerare il tutto una positiva azione collaterale?
Ho lasciato un posto di lavoro fisso per questa
mia passione che avevo tralasciato per anni in secondo piano. Ho voluto creare
l'occasione per occuparmene a tempo pieno, lavoro su richiesta e propongo le
mie opere per farmi conoscere. Occorrono tempo e visibilità ed anche la
possibilità di proporsi altrove; probabilmente a chi ha alle spalle una
solidità economica ed ambizione possono presentarsi più occasioni. Nel mio
piccolo vado avanti passo dopo passo e si vedrà.
Che cosa ti ha colpito e cosa ti ha deluso della
manifestazione a cui facevo riferimento, La Fiera del Vinile?
Alla fiera del vinile ero presente solo il
sabato, é stata per me un’esperienza piacevole e divertente. In queste
occasioni é importante la visibilità ed io ne ho avuta parecchia grazie allo
spazio offertomi, alle interviste in radio e video, agli scambi con le persone.
Inoltre, ho avuto l'occasione per presentare la mia prima fanzine che é andata
direi molto bene.
Vicino a te, in quella occasione, una tua
“collega”, Elena Terzi: è possibile la sinergia nel tuo lavoro?
Lavorare accanto a chi condivide le stesse
passioni é un ottimo stimolo e c’é sempre qualcosa da imparare. Finora ho avuto
modo di avvicinarmi a persone speciali fra gli autori e i disegnatori, trovando
sempre occasioni di scambio e collaborazione; mi pare che questo ambiente sia ancora
sano e meno competitivo rispetto a quello musicale.
Che cosa hai progettato per l’immediato futuro?
Il mio obiettivo
più immediato é quello di arrivare, il prossimo agosto, al mio
cinquantesimo compleanno con le tavole pronte per l’albo a fumetti. Inoltre, ho
desiderio di lavorare superando la sola attività ritrattistica; creare
copertine illustrate potrebbe essere un buon punto di partenza... sempre
accompagnata da un ottimo sottofondo
musicale.
E’
disponibile in rete il documento realizzato da Francesco Paolo Paladino e Maria
Assunta Karini dedicato alla presenza di Greg Lake a Zoagli, Genova, in quel Castello Canevaro
che lo vide protagonista di un evento memorabile, il 30 novembre del 2012.
Il
video è stato proposto per la prima volta il 19 giugno del 2017, nell’occasione della grande Cerimonia al
Castello Canevaro con ospiti di fama nazionale ed internazionale: Paola tagliaferro, Pier Gonella, Giuliano
Palmieri, Claudio Pozzani, Bernardo Lanzetti, Francesco Paolo Paladino, Maria
Assunta Karini, Barbara Garassino
e il Premio Nobel per la Letteratura Gao
XingJian.
Lo
propongo a seguire…
“Un corto su Greg Lake ed il suo
amore per il Borgo di Zoagli. Il 19 giugno 2017 l'amministrazione comunale
conferisce a Greg Lake la Cittadinanza ad Honorem ritirata da Regina Lake”.
Si è concluso
ieri, 29 giugno, il ciclo di momenti “test”
al Giardino Serenella di Savona,
prove di incontro a base di musica, serate in famiglia che riportano ad antichi
riti che andrebbero rispolverati.
L’inizio dell’estate
suggerisce la giusta sosta, ma visto il gradimento percepito esistono buone
motivazioni per riprendere nel mese di settembre.
Se nella prima
serata il menù era a base di “Protoprog”, il secondo meeting ci ha
portato ad esplorare un anno fondamentale, anche, per la musica: il 1969.
Vista la mole di
argomenti era impossibile esaurire il topic in una volta sola e quindi si è
seguita la logica della suddivisione, privilegiando inizialmente tre sezioni: “Dal Rhythm 'n' Blues all'Organ Driven Prog”,
“Heavy Prog” e “Psychedelia e Underground”.
L’ultimo episodio
ha visto concludere il periodo analizzato con la perlustrazione del “Canterbury Sound” e del “Prog”.
Video e parole
incentrate su Arzachel, Caravan, Kevin Ayers, Soft Machine,
Daevid Allen e Steve Hillage… per poi proseguire con i Genesis,
King Crimson, Jethro Tull, The Nice, Van der Graaf Generator, Frank Zappa e YES.
Piccolo
intermezzo “italiano” di prog seminale, con Il Sistema, Jacula e Fabio Celi e gli infermieri.
Aneddoti, ricordi,
classifiche e disquisizioni tecniche, si sono succeduti senza alcuna pretesa
didattica, e la formula della semplicità "documentata" pare essere di comune
interesse.
Oltre alla
presenza dello zoccolo duro si segnala un continuo turn over con la presenza di
persone nuove, in quest’ultima occasione provenienti, anche, da una discreta
distanza, segno che il passaparola e la rete possono essere leve utili, anche, in
situazioni piene di incognite.
Ogni partecipante
può proporre argomenti ed eventualmente condurli, così come è accaduto con il
ricordo del “1969”, e a conclusione
di serata di ieri sono già stati individuati i protagonisti del follow up che proporranno a settembre la “Black Music”, contenitore entro
il quale si possono intravedere molteplici generi.
E queste sono
soddisfazioni!
Chiudo in
bellezza, con un video che non conoscevo e che ha colpito tutti i partecipanti…
I genovesi Panther & C. ritornano all’impegno
discografico dopo il fortunato esordio di due anni fa, “L’epoca di un altro”.
Spinti dalla presa di coscienza
che la loro musica piace e trova il gradimento del popolo del prog, realizzano
un nuovo album, “il Giusto Equilibrio”, ancora
una volta in collaborazione con la Black
Widow, oltre 46 minuti di musica suddivisa su cinque tracce.
Vista dall’esterno quella dei
Panther & C. sembra una favola prolungata, un sogno forse coltivato da una
vita che si materializza all’improvviso nel momento in cui le passioni assumono
concretezza e il prodotto di sintesi si può finalmente toccare, ascoltare,
rimirare e, soprattutto, condividere.
La chiacchierata a seguire racconta,
come sempre, dettagli importanti, ma sono stato testimone di due live, in tempi
diversi, e ho carpito questo stato di grazia in evoluzione, con una sorta di
passaggio dal cauto approccio sino alla consapevolezza della valenza di ciò che
si propone.
C’è tecnica e cuore dietro alla
loro musica, ma c’è largo spazio per i messaggi, perché la maturità determina
le priorità - in tutti i campi -, e magari è più facile oggi arrivare a pensare che oltre ai
tempi composti e a magnifiche trame tastieristiche si debba trovare lo spazio per far
volare in alto il proprio pensiero, nella speranza che venga afferrato da più
anime possibili.
Ed è proprio una vista dall’alto
quella che troviamo ne “il Giusto Equilibrio”, un punto di
osservazione che testimonia un “un
passaggio epocale”, che va giudicato in modo oggettivo, meglio se da
posizione privilegiata:
“Da quassù il mare è niente anche se rispecchia la vita… ti sei già
scordato che la natura non è un quadro appeso là ma respira!... Osservo l’uomo che
osa copiare ciò che è naturale… ali d’acciaio, un forte boato… una nube di
fumo, tutto è crollato… e non riesco a capire come può un volo portare la morte,
creare dolore… vi guardo dall’alto e mi chiedo se questa è la vita…”.
E l’invito alla riflessione, alla
ricerca continua di un bilanciamento delle nostre azioni nella ricerca continua
della serenità, diventa l’amara considerazione che tutto ciò va fatto con
rapidità, per non perdere neanche un minuto, visto il poco tempo che ci è
concesso per lasciare traccia del nostro passaggio in questo mondo.
Tutto ciò è avvolto dalla
musica, brani dilatati - sulla scia degli stilemi del prog - basati su un forte
impegno di squadra, team arricchito dalla presenza del nuovo batterista, Folco Fedele, che con il bassista Giorgio Boleto forma una potente
sezione ritmica che sostiene i fraseggi di Riccardo
Mazzarini - chitarra - e i passaggi ad ampio respiro del tastierista Alessandro La Corte, mentre tocca al
frontman Mauro Serpe il compito di…
metterci la voce e cesellare con il suo flauto traverso.
Si apre con “… e continua ad essere…” - che propongo a
seguire -, un brano che appare come perfetta intro del viaggio concettuale che
i Panther propongono, con dinamicità variabili e un senso di apertura genesisiano
che spalanca le porte per la musica che sta per arrivare… il bridge che conduce
verso l’altra sponda del fiume…
La title track è una traccia di
oltre tredici minuti che ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il 1
ottobre scorso (https://www.youtube.com/watch?v=NPxxxHSTM_g)
al Govi di Genova, quando i Panther & C. parteciparono ad un evento storico
assieme agli Analogy.
Anche in questo caso la varietà di
situazioni tipica della libertà “progressiva” colpisce, e si ha spesso la percezione
che la “materia fusa” contenga i semi del prog, con momenti di virtuosismo che
restano sempre entro i confini del copione pianificato, e la sensazione che
nasca, nel corso dell’ascolto, un rapporto osmotico, solitamente tipico dei
live, dove si entra in piena relazione e coinvolgimento.
“Oric” è il versante quieto del
pianeta Panther, attimo in cui la poesia si sposa al pacifico incedere
strumentale e calmiera un percorso sonoro variegato, un altro punto di equilibrio!
“Fuga dal lago” è un’altra long song che porta a galla il DNA della
band, o almeno parte di essa, con pillole di Gabriel e soci, miti che non si possono e
non si vogliono dimenticare: un gioiellino.
La chiusura del disco è affidata a
“L’occhio del gabbiano”, il brano più
lungo, a tratti aulico, melodie e puro rock al servizio del progetto. Anche in
questo caso siamo al cospetto di un brano che potrebbe essere rappresentativo
dell’intera filosofia musicale dei Panther.
La sensazione che ho avuto sin dal
primo ascolto è che nello spazio di breve tempo sia avvenuta una grande
maturazione musicale, accelerata dall’unione delle esperienze di vita e corroborata
dai riconoscimenti di critica e followers.
Davvero un disco notevole, e per
chi si trovasse nei paraggi, Genova, il
15 luglio è un buon giorno per ascoltare che cosa sanno fare i Panther & C. https://www.facebook.com/panthereci/
L’INTERVISTA
E arriviamo al secondo atto discografico dei Panther & C.; a
distanza di due anni è uscito “il Giusto Equilibrio”: che cosa rappresenta
nella vostra evoluzione? Si può considerare un link con il precedente “L’epoca
di un altro”?
Sicuramente è la continuazione, con una concreta presa di
coscienza del numero inaspettato di persone che ha apprezzato la nostra musica
e nei confronti delle quali è nostro dovere e piacere rimanere con i piedi per
terra per continuare ad offrire un prodotto genuino e spontaneo.
Raccontatemi l’idea base contenuta nel disco, i messaggi e le
novità musicali…
E’ il caso di dire che proprio in considerazione di quanto prima
esposto è necessario che tutto sia sempre in perfetto equilibrio con la realtà.
L’entusiasmo, la passione, il lavoro, l’amore, ecc. devono essere in giusta
dose senza eccessive e inutili esuberanze e senza troppe privazioni. Ciò può
determinare e contribuire ad ottenere quello stato di serenità che serve
all’uomo per affrontare la sua escursione nella vita.
Rispetto al primo lavoro c’è stata un’evoluzione della line up…
Sì. Finite le registrazioni di “L’Epoca di un altro” il batterista Roberto Sanna lascia il gruppo e
subentra Stefano Alpa. Validissimo musicista con il quale componiamo una buona
parte di ciò che è presente nel CD “Il
Giusto Equilibrio”; purtroppo per impegni lavorativi è costretto a
lasciare. Intanto si presenta la grande occasione di aprire la serata come
opening act dei mitici ANALOGY in data 1 Ottobre 2016. Quindi… AAAAAA, cercasi
batterista! Un amico ci diede il numero telefonico di un batterista
professionista il cui nome echeggiava già negli ambienti jazz e rock del basso
Piemonte e Liguria. Fu molto attratto dai nostri brani e direi che decise lui
di entrare a far parte della band e noi onoratissimi di avere alla batteria il
maestro Folco Fedele!
Anche in questa occasione la copertina è molto evocativa e di forte
impatto: me ne parlate?
L’autore è ancora una volta Gianluigi Zautredi Boleto (fratello
del nostro Giorgio) e direi che ha messo in evidenza la necessità di un giusto
equilibrio tra due dimensioni: dalla segregazione ad una finestra di libertà,
squarciando la corazza che spesso le avversità della vita ci costruiscono
addosso.
All’interno del libretto troviamo dei bozzetti fatti da mio
fratello Enzo a cui abbiamo chiesto di descrivere il concetto di ciascun brano
con una grafica estremamente semplice.
Ad ottobre ho avuto occasione di sentire dal vivo l’anticipazione
del disco, quando suonaste al Govi, concerto a cui avete fatto accenno: siete
soddisfatti della resa live ?
Il palco è sempre un banco di prova fondamentale in cui realizzi
se realmente la tua musica trasmette le sensazioni che intendi descrivere. La partecipazione
del pubblico è importante e determina la marcia in più della band. Vivere ciò
che, ad esempio, abbiamo vissuto in Francia è assolutamente entusiasmante.
A proposito, come è andata al Prog’Sud?
Benissimo! Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa, una
partecipazione di pubblico emozionante. Scorgere il labiale di persone che non si
conoscono, per lo più straniere, che cantano insieme a noi. Scoprirne altre con
gli occhi colmi di lacrime per l’emozione. E un grande Bruno Cassan che, anch’egli
super emozionato, ti soffocava con lunghi e stretti abbracci… Essere poi
avvicinati a fine concerto da tanta gente per una stretta di mano e per dirti
in un francese italianizzato: “grazie per
la vostra musica!”, sono momenti indescrivibili che ti invogliano a… fare
il terzo CD!
Prosegue la collaborazione con la Black Widow: legame ormai
indissolubile?
Sicuramente la promozione che Black Widow Records ci offrì per il
primo CD diede risultati immediati, con recensioni ultra positive e
adrenaliniche; in poco tempo la maggior parte delle riviste di settore nel
mondo hanno parlato di noi; dimostrazione questa della grande e affermata
professionalità di BWR. La collaborazione continua anche per questo nostro
nuovo CD, progredendo in maniera ancor più rafforzata ed incisiva. Grazie a loro
apriremo la seconda serata del Porto Antico Progfest, il 15 Luglio, alle ore
18:30
Dopo due album e tante soddisfazioni, quanto è aumentata la vostra
autostima, la consapevolezza della vostra qualità e del favore del pubblico del
prog?
Sicuramente prendere coscienza che la nostra musica piace a molti
è estremamente appagante e aiuta ad avere una maggiore sicurezza durante i live,
ma sempre con i piedi per terra. Come dice Bruno Cassan: “Il privilegio dell’età…” ci consente di essere severi spettatori di
noi stessi e quindi dotati di autocritica a 360 gradi cercando così di
mantenere tutto in “giusto equilibrio”!
Come e in che occasioni pubblicizzerete l’album?
Come detto prima BWR cura direttamente la promozione, la
distribuzione e la vendita; noi sicuramente con i nostri concerti anche se
purtroppo ci sono troppe poche occasioni per poter fare dei “live”, un po’ per
la mancanza di locali e molto per la diffidenza dei gestori di quei pochi spazi
che possono ospitare eventi rock, in quanto si teme una scarsa affluenza di
pubblico, e in parte hanno ragione! Sentiamo spesso persone che lamentano che
nella propria città non avviene mai niente, non ci sono concerti e sono tutti
grandi conoscitori di rock di ogni tipo.; poi quando si crea un evento
dedicato… quattro gatti e si fa fatica a coprire i costi!
E se vi chiedessi di guardare avanti, verso novi traguardi musicali,
che cosa intravedete?
Guardando troppo lontano si rischia di inciampare… quindi si
semina e si raccoglie, e come nelle stagioni della natura puoi avere un bel
raccolto o meno.
Intanto studiamo, guardiamo, godiamo e ringraziamo giorno dopo giorno.
TRACK LIST:
01 - … e continua ad essere… (4.27)
02 - Giusto equilibrio (13.32)
03 – Oric (4.33)
04 – Fuga dal Lago (11.29)
05 – L’occhio del gabbiano (13.41)
Gao Xingjian, Amnerys Bonvicini, Franco Rocca, Regina Lake, Paola Tagliaferro e Bernardo Lanzetti
A distanza di cinque anni si ritorna a parlare di Greg Lake in quel di Zoagli, Genova, e precisamente nel fantastico Castello Canevaro, che vide il musicista protagonista di una performance che doveva quasi essere in “famiglia”, ma che si tramutò in pura magia per i tanti presenti intervenuti.
In quella stessa stanza il 19 giugno girano incessantemente, su un grande schermo, le immagini di quella giornata - 30 novembre 2012 -, un documentario realizzato daFrancesco Paolo PaladinoeMaria Assunta Karini, autorizzato dal management di Greg Lake.
Spiego i motivi di questo incontro.
Il Comune di Zoagli, in collaborazione con l’Accademia Internazionale delle Arti ”La Compagnia dell’ES” e con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, ha fornito il patrocinio alla cerimonia di consegna della Cittadinanza ad Honorem post mortem aGreg Lake,realizzando una targa in marmo posata vicino alCastello Canevaro,il tutto con la presenza diRegina Lake, moglie dell'ex bassistadi King Crimson e ELP.
Greg Lake amava questi posti!
Dietro alla grande organizzazione necessaria
c’è un nome, un volto, una musicista e amica personale di Greg: Paola
Tagliaferro.
Non basta una persona sola per mettere a
punto un avvenimento così articolato, ma la gestione della cura dei dettagli
vede sempre la regia della tenace Paola.
E per non farsi mancare niente, tra
autorità, televisioni e illustri personaggi locali, ecco la ciliegina sulla
torta, il poeta Gao Xingjian, Premio Nobel per la letteratura nel
2010, ospite del 23° Festival Internazionale di Poesia di Genova, introdotto
dal poeta Claudio Pozzani.
Che dire, mi è sembrato tutto perfetto,
misurato e di gran classe, a partire dalla location affascinante, carica del
profumo della storia e affacciata sul mare, in una splendida giornata di sole.
Regina Lakeappare un po’ spaesata, forse impreparata a tante attenzioni, lei, così riservata e abituata al ruolo di moglie di una rock star, un po’ defilata. Ma tutto si rivolge verso la sua persona, le interviste, le fotografie, le domande, le celebrazioni.
Il primo cittadino,Franco Rocca, assolve con semplicità al suo ruolo istituzionale, dimostrando vera voglia partecipativa, e introduce e accompagna i momenti topici, fatti di saluti, poesie e dialogo con il folto pubblico, ancora una volta, come cinque anni fa, superiore alle attese.
E’ un’atmosfera magica, c’è una serenità diffusa che si sente nell’aria, una situazione ambientale che non si fa condizionare dalla scaletta degli interventi… non c’è apprensione né pressione.
La poesia diGao Xingjiansi interseca con quella diClaudio Pozzanie della scrittriceBarbara Grassino, unita alla prima musica proposta, quella che riporta alle creazioni di Lake e dei suoi compagni di viaggio.
Per rendere giustizia all’ambientazione a cui accennavo, ecco alcune immagini video in sequenza temporale.
Dopo il ricco aperitivo si ritorna alla musica, con un protagonista assoluto,Bernardo Lanzetti.
Paola Tagliaferro apre il vero concerto, con brani suoi - uno dei quali, fantastico, scritto proprio da Lanzetti -, accompagnata da musicisti come Pier Gonella, Giuliano Plmieri, Angelo Contini e Luigi Jannarone, e l’amalgama di note si trasforma in positività, e a quel punto non ha più nessuna importanza parlare di generi ed etichette.
Voci di rilevanza internazionale, musicisti di grande qualità.
E arriva il momento tanto atteso,“Poesia e Canzoni”, Tributo a Bob Dylanda parte di Lanzetti, lui, la voce e la chitarra, per un repertorio conosciuto ma rinnovato dalla verve dell’ex PFM, il solito uomo da palco, il vocalist per eccellenza, la cui voce migliora col passare del tempo.
Un successone, come sempre!
Anche in questo caso propongo la testimonianza video, un medley rappresentativo dell’intera giornata.
E mentre le serata volge al termine e il pubblico si coagula ai piedi del palco, la “stanza di Lake” non smette di proporre immagini del recente passato: manca il volume . che avrebbe interferito col vicino concerto -, ma Greg continua a “girare”, perché ormai è ospite fisso del Castello Canevaro, e la sua presenza non potrà mai più esser messa in discussione.
E quindi un grazie supplementare ai realizzatori del film,Francesco Paolo Paladini e Maria Assunta Karini.
Capacità organizzative, amore per la musica e per il proprio lavoro, meticolosità, sono alcune delle peculiarità di Paola Tagliaferro, una persona giusta.
Felice di aver vissuto due momenti così significativi: 30 novembre 2012 e 19 giugno 2017.
Massimo Gasperini, Paola Tgliaferro e Athos Enrile
Nuovo incontro a carattere
musicale al Giardino Serenella di Savona
il 15 giugno.
L’argomento scelto è il “1969”, anno
nodale per gli avvenimenti che lo contraddistinguono.
Grandi le scoperte scientifiche, dimostrazione della tecnologia in evoluzione, con la discesa del primo uomo sul
suolo lunare, il primo volo del Concorde e l’invenzione di Arpanet, l’anticipazione
di internet realizzata in America per far fronte a un eventuale conflitto tra
le superpotenze in piena “Guerra Fredda”.
Significativi i personaggi politici che caratterizzano
il periodo, da Gheddafi a Pompidou sino a Ho Chi Minh. Tutto questo mentre in
Italia la strage di Piazza Fontana dà il via alla strategia della tensione che
caratterizzerà gli anni a venire.
E la musica?
Sono molti gli album fondamentali e
le band nate in questo periodo, ma per restare sui grandi eventi si ricorda l’ultimo
concerto live dei Beatles (sul tetto
della Apple), il concerto di Hyde Park
dedicato a Brian Jones - scomparso
due giorni prima -, il Festival di
Woodstock, apice del movimento “Pace, Amore e Musica”, che va in scena
mentre dall’altra parte degli Stati Uniti si compie una delle stragi più
crudeli di sempre, quella perpetrata da Charles
Manson e la sua Family ai danni di Sharon Tate e dei sui ospiti.
E’ il 6 di dicembre quando ha
inizio il Festival di Altamon,
vicino a San Francisco, evento gratuito organizzato dai Rolling Stones per farsi perdonare l’alto prezzo del biglietto del
recente tour americano. Le imperfezioni organizzative - una su tutte l’affidare
il servizio d’ordine agli Hells Angels - porterà alla morte di quattro persone,
anche se nelle immagini resta immortalato il solo incidente che vede
protagonista il diciottenne Meredith
Hunter: nello spazio di quattro mesi il movimento ideologico e musicale vede il passaggio
dal momento più significativo alla fine di un sogno, quello legato all'illusione che il mondo potesse essere cambiato attraverso le canzoni e l'aggregazione pacifica.
In questo contesto sono molti gli
album importanti nati nel 1969, talmente vasta la scelta che nelle due ore
passate insieme al Giardino Serenella ci si è dovuti dare un limite, con l’intento di
riprendere l’argomento tra un paio di settimane.
Ancora una volta larga
partecipazione del pubblico (nei limiti del consentito dall’argomento di
nicchia), nonostante il caldo a tratti insopportabile. Si è parlato di... Brian Auger, Colosseum, Family, Traffic, High Tide, Man, Deep Purple, Led Zeppelin, Amon Duul, Arthur Brown, Gong, Pink Floyd, Frank Zappa...
Riporto il commento spontaneo di
Davide Pansolin, scritto il giorno dopo su facebook, una sottolineatura che
oltre a far riflettere fa ben sperare che si possano proporre situazioni
alternative per trovare momenti di incontro, senza nessuna pretesa didattica, ma con l’obiettivo della pura condivisione e ascolto delle differenti esperienze:
“Ieri sera ho fatto un salto ai Serenella per
partecipare a questa curiosa iniziativa... Mi sono trovato insieme ad una ventina di
appassionati di musica ad ascoltare brani memorabili, visualizzare video
storici e soprattutto parlare di un argomento a me tanto caro...Uscendo dalla sala (purtroppo presto per motivi
familiari) mi sono chiesto...ma siamo noi nostalgici a trovare piacere nel
fermarsi due ore con tranquillità e provare a fare cultura, oppure potrebbe
essere un modo nuovo PER TUTTI di vivere meglio questa vita? La
città dovrebbe pullulare di iniziative spontanee ed organizzate come questa!”
Tra i presenti il giovane Alberto,
che ha gradito l'argomento ancor più della prima serata, nonostante i filmati proposti
fossero in alcuni casi davvero tosti; la sua parte preferita è relativa alla sezione psichedelica: e queste sono
soddisfazioni!
Metti una sera un guppo di anime
in una stanza e prova a parlare di musica.
E’ quanto accaduto ieri sera ai Giardini Serenella, a Savona, una prima puntata che sviluppa
l’dea di proseguire un discorso interrotto tanto tempo fa, un periodo localizzato
nei primi seventies, quando l’informazione musicale non andava di pari passo
con la prorompente voglia di conoscere il nuovo che arrivava. Non c’era la
teconologia adeguata e nemmeno grandi somme disponibili per acquistare in modo
selvaggio i vinili in uscita. Ci si ritrovava in una casa e si ascoltava in piena
comunione, litigando - se era il caso - per sostenere le proprie idee.
E quegli album ruotavano perché era
la norma “imprestare” agli amici, e al ritorno all’ovile il disco era sempre
più… solcato e inascoltabile. Ma era un periodo di piena socializzazione e di
euforia.
Roba da dinosauri, ma forse un po’
di voglia di “antico e buono” esiste ancora, se è vero che ieri sera una
ventina di persone si sono ritrovate per un incontro - quasi al buio - spinti forse da un po’ di curiosità: alcuni musicisti
e tanti musicofili.
Le parole spesso non vanno d’accordo
con la musica, ma il taglio che si è cercato di dare è tutt’altro che didattico,
con lo scopo di spingere alla partecipazione tutti i presenti, molti dei quali
carichi di esperienze significative.
Un amore comune è la musica
progressiva e tanto per provare a dare una logica temporale si è pensato di
partire dai “protoprog”, proprio nel
giorno della celebrazione dei cinquant’anni di vita di Sgt. Pepper’s, album dei Beatles che segnò il limite di confine tra
il prima e il dopo, lasciando semi importanti per il futuro prog che da lì a
poco sarebbe arrivato.
Lo start avviene dunque con tre
band considerate unanimemente seminali: Vanila
Fudge, The Moody Blues e Procol Harum.
Un po’ di storia, qualche testimonianza
audio illustre e filmati che rafforzano le tesi proposte, il tutto miscelato a
qualche scambio di battute tra i presenti.
A seguire propongo tre video dell’epoca,
tanto per ricordare…
Una stanza, un PC, un proiettore con telo,
un paio di casse e nasce una possibile alternativa alla serata CSD (Culo Sul Divano)… e la prossia
volta si analizzeranno gli album significativi del 1969…