Porto Antico ProgFest 2026
Una serata che conferma una
tradizione e rinnova un linguaggio
Il Porto Antico ProgFest ha raggiunto l’undicesimo anno consecutivo e
anche questa edizione, come sempre marchiata Black Widow Records, ha
mostrato la capacità del festival di restare fedele alla sua identità pur
aprendosi a nuove prospettive. La programmazione ha previsto una sola serata
dedicata al prog, quella del sabato, anticipata il venerdì da un appuntamento
metal che ha dato energia all’intero weekend.
La serata è stata presentata da Linda Dell e Athos Enrile, che hanno accompagnato il pubblico alternando informazioni oggettive e impressioni di giornata, così da rendere fluidi anche i cambi set.
L’esordio dei Sigmund Freud…
… il debutto genovese di una band
storica
L’apertura è stata affidata ai romani Sigmund Freud, al loro primo concerto a Genova. La band ha portato sul palco una selezione dell’album Risveglio, alternando brani già noti a composizioni che anticipano il loro futuro artistico. Il pubblico ha seguito con attenzione ogni passaggio, immerso in un clima particolare, sotto un tendone illuminato a giorno e avvolto da un caldo umido che ha accompagnato tutta la serata. L’atmosfera è stata quella dei festival estivi, con una partecipazione viva e una curiosità autentica verso una formazione che ha saputo unire storia e prospettiva. Il video a seguire riuscirà forse a fornire un’idea precisa dell’atmosfera che si è venuta a creare, evidenziando quanto il loro impatto sia stato forte e quanto la band abbia saputo conquistare Genova con naturalezza.
Fertility Cult
L’energia del nord e un pubblico
sorprendentemente partecipe…
Dopo i Sigmund Freud è arrivato il momento dei Fertility Cult, formazione finlandese che ha
raggiunto il quinto album, quattro autoprodotti e l’ultimo pubblicato con Black
Widow. Il loro set ha portato un cambio di atmosfera immediato, con un suono
più ruvido e una tensione ritmica che ha acceso la piazza. Un gruppo di
probabili fan finlandesi ha seguito la performance con entusiasmo contagioso,
creando un dialogo continuo tra palco e platea. La band ha mostrato una
maturità evidente, frutto di un percorso che li ha portati a definire
un’identità sonora personale e riconoscibile. Anche per loro il pubblico ha
risposto con calore, confermando quanto il prog (e dintorni) contemporaneo
possa essere vivo e capace di parlare con linguaggi diversi.
Claudio Simonetti’s Goblin
Il culto, la memoria, il cinema e la
potenza del live
Il momento più atteso della serata è coinciso con l’arrivo dei Claudio Simonetti’s Goblin, una band che vive
una vera venerazione di culto. Il largo merchandising presente al banchetto ne
è la prova, già molto frequentato durante il concerto e letteralmente preso
d’assalto alla fine.
La serata è iniziata con la visione completa del film Tenebre,
accompagnata dalla band che ha sostenuto la parte musicale con precisione e
intensità. Il pubblico ha seguito con attenzione ogni scena, vivendo un tuffo
nel passato che ha risvegliato memorie e paure antiche, quelle che hanno reso
il cinema di Dario Argento un riferimento mondiale.
Terminata la proiezione, è iniziato il concerto vero e
proprio, un excursus attraverso la storia enorme dei Goblin e dei vari spin
off. Claudio Simonetti ha snocciolato aneddoti che hanno dato profondità al
racconto, mostrando quanto la loro musica sia diventata parte dell’immaginario
collettivo. La band ha confermato una forma straordinaria, pronta a partire ad
agosto per il Giappone e successivamente per gli Stati Uniti.
Il pubblico è apparso emozionato e partecipe, con un crescendo
continuo che ha trovato il suo culmine nell’ultimo brano, Profondo Rosso,
accolto come un rito collettivo. La piazza era piena, la partecipazione alta,
il successo evidente.
Conclusione
Il Porto Antico ProgFest 2026 ha confermato la forza di un
festival che non si limita a celebrare il passato ma costruisce nuove visioni.
La serata ha mostrato quanto il progressive sia ancora un linguaggio capace di
unire generazioni, immaginari e forme artistiche diverse. Cinema, rock,
elettronica, memoria e sperimentazione si sono intrecciati in un percorso che
ha lasciato un segno chiaro.
Non è obiettivo di questo articolo entrare nei dettagli
tecnici, ma la caratura dei musicisti on stage è risultata evidente.
Un accenno dovuto all’unica donna musicista sul palco, Cecilia Nappo,
giovane bassista del gruppo di Simonetti, la cui competenza ha colpito il
pubblico.
Linda Dell e Athos Enrile hanno guidato il pubblico attraverso questo viaggio, dando voce a un festival che continua a crescere e a parlare con intensità al presente, in attesa del prossimo appuntamento!

