giovedì 15 ottobre 2009

Concerto dei Queen, 28 settembre del 2008, di Alessandro Giusto


Mi è stato chiesto di scrivere due righe sul concerto dei Queen, ma siccome sono un poco sadico voglio partire da molto lontano illudendo il lettore che quanto segue sia una seria dissertazione. Ti sbagli caro lettore. Fai scorta di pazienza e scoprirai che le prossime paginette sono fatte di roccia, suoni e lacrime. E ciclismo.

Partiamo dunque: quando si hanno tredici anni è molto facile che ogni preferenza musicale si trasformi in MITO. A me è successo con molti gruppi e musicisti. Ascoltavo vorace qualsiasi cosa convincendomi ad ogni scoperta di aver trovato una nuova e imperitura ispirazione. Poi la mia volubilità musicale mi ha portato a far scendere dalla mia nave molti musicisti in favore di altri. Ma due gruppi ancora oggi non sono scesi: i Queen e gli AC/DC.
Sembra un connubio strano, ma ho conosciuto molte persone infatuate come me di queste due formazioni, così diverse ma in qualche modo complementari.

Ebbene, torniamo al MITO. Con il passare degli anni e l'affinarsi delle capacità personali, molti miti cadono. A dire il vero i miei sono pressoché stati tutti vittima di una caduta irrimediabile, un'ecatombe mitologica. Sarà perché in vent’anni ho imparato abbastanza bene a suonare la chitarra e ho potuto realizzare quello che una volta consideravo impossibile. Suoni un pezzo “inarrivabile” e, nonostante il piacere immenso di suonarlo, ridimensioni l'autore o l'esecutore e lo avvicini al predellino della nave.
Questo pezzo? lo so fare anch'io. Per Brian May e Angus Young invece la cosa cambia. Non lo so fare anch'io. Non c'è preparazione musicale che tenga, esiste l'inimitabile.

Veniamo al dunque di questo “temino” che l'amico Athos mi ha chiesto di scrivere: domenica scorsa i Queen - o almeno quello che ne resta - hanno suonato a Milano e io, accompagnato dal mio fido fratello, la sua bionda mogliettina e la mia vecchia amica, c'ero.
E qui mi tocca fare una digressione sportiva. Capita che il sottoscritto, oltre che grande cultore di musica rock e classica, ceda alla debolezza di essere un grande appassionato di ciclismo. Nel ciclismo riverso tutta la mia urgenza di avere anche io un lato nazional-popolare. I miei amici mi definivano con una nota di fastidio “scimmiato di ciclismo”, cioè qualcosa in più di semplice appassionato. Non digerivano molto che dai 21 anni in poi io non abbia mai superato le ventitrè davanti a una birra. C'era da correre la mattina dopo.
Ebbene, lo stesso 28 settembre 2008, data del concerto dei Queen a Milano, veniva corso il mondiale di ciclismo a Varese. Un tiro di schioppo. Nel pomeriggio. Il concerto è di sera. Seppoffà.
Invece nunseppoffà.
Perchè qualche entità maligna ha piazzato nella stessa giornata anche il derby della Madonnina. Madonna quante macchine tra Varese e Milano! Record di lentezza: quattro ore stipati in una mini, navigando in bonaccia tra una immensa marea di milanesi mentre l'amica Gianna, ancora più scimmiata dei Queen del sottoscritto, aspettava al buio fuori dal forum di Assago di tanto in tanto importunata da loschi figuri che le chiedevano prestazioni non musicali.

Mentre l'immenso mare di milanesi intorno alla nostra mini si faceva schiumoso. Sembrava luglio a Finale Ligure.
E le lancette avanzano inesorabilmente verso le 21.00, data dell'inizio del concerto.
Alle 20.40 siamo ancora impantanati in qualche località lombarda. Sai, quelle vittime di una toponomastica senza scrupoli, che conia nomi come “abbiate grasso”. Abbiate pazienza. Abbiamo fretta. Arrivate presto!
Poi un miracolo della fluidodinamica (il traffico, si sa, è un fluido) fa sì che alle 21.00 ci presentiamo quasi increduli davanti a Gianna, saldamente aggrappata a un vigile, con gli occhioni impauriti e un misto di incazzatura per il ritardo e felicità per la sopravvenuta salvezza…
Ciao, parcheggio, corsa a perdifiato, scale (200?). RED SPECIAL!!! Mi catapulto giù da una scaletta mentre le mie orecchie godono le note potenti di “Fat Bottomed Girl”. Un pezzo che mi ha sempre drizzato i capelli in testa, e lo fa anche adesso che i capelli sono un po' meno di una volta...

La sesta corda è accordata in re. Questo fa sì che le prime tre corde a vuoto della rossa speciale producono senza alcuna collaborazione della mano sinistra (e che mano sinistra, tra l'altro) un pienissimo accordo di re maggiore. Manca il fa diesis, e potrebbe quindi anche essere minore, ma no, è il RE MAGGIORE, mi sono spiegato? Mi rendo conto che ci siamo persi solo qualche minuto, quindi posso godermi il concerto senza rimpianti.

Mi concentro sul suono. Nonostante l'assenza di Freddie il suono è proprio quello dei Queen! Infatti gli ingredienti ci sono tutti: tanto per cominciare la Red Special con i suoi pickup burns trisonic. Poi un muro di nove Vox AC30, anche se sei di questi sono sicuramente lì per mobilio. Ma tre bastano, no? Tra la Red e i Vox c'è l'irrinunciabile treble booster, ovvero una scatoletta che prende il suono e gli regala tre decibel. Questo suono poi entra felice nei vox con le manopole del volume tutte a destra, cioè “a cannone”. Questo è il suono di Brian May, il suono dei Queen. In tutti questi anni Brian è rimasto fedele alla ricetta sonora che ha misteriosamente inventato quando gli anni Settanta erano ancora una promessa.

Volume della chitarra basso, un flebile segnale che viene in due mandate spinto e maltrattato dal treble booster e dal vox. E poi il tocco finale: la monetina da 1 pence per aggiungere un pò di rugosità all'attacco del suono. Non provateci con i 2 centesimi di euro che rimangono attaccati ai pick up, ascoltate un cretino...
Faccio mente locale su tutti questi settaggi, in pratica faccio l'appello: Red? Presente. Booster? Presente. AC30? Presenti. Monetina? Presente.
Freddie? Assente giustificato.



Però questo Paul Rodgers non è mica male, eh? Eh Gianna?

OOOOH! (il volume è alto e non capisce molto la domanda, poi fa cenno col capo ma mi sa che non ha capito). Allora mi rispondo da solo: fa la sua porca figura. Poi ha un fegato così perchè presentarsi sul palco come cantante dei Queen vuol dire accettare di essere confrontato al Mito (toh, guarda chi si rivede) e uscirne malconcio. La critica più lusinghiera che ho letto è stata: “Sono tornati i nuovi Queen, peccato non ci sia il nuovo Freddie”.
Troppo facile. Costui, Mr Rodgers, canta come si deve e non cede alla tentazione di scimmiottare l'illustre defunto, cosa che gli avrebbe guadagnato un facile plauso come accadde a George Michael. Costui, Paolo Ruggeri, ha una sua personalità musicale e la mette al servizio dei reduci Brian May e Roger Taylor.

Mentre constato quanto sopra, il buon Roger sta suonando... il basso!! Ovviamente con le bacchette. Tra una rullata e l'altra sulla sesta corda si intuisce “Another One Bites the Dust”.


Io gli suggerisco con la telepatia di fare la bachiana aria, ovviamente sulla quarta corda, ma c'è rumore anche nell'iperuranio e Roger non mi sente. Comunque si è inventata questa trovata che fa sì che l'odioso carosello dell'assolo di batteria (non ho mai digerito i clichè, e ai concerti mi annoio quando arriva il momento dell'assolo di questo o di quell'altro) diventi un momento divertente, quasi circense. Poi si mette a pestare su una grancassa e ad accarezzare un charleston mentre un tizio con la scritta “staff” sulla schiena gli porta altri pezzi di batteria. Come un nuovo tom, o un rullante o un piatto arriva, lui ci pesta su in un casino crescente. Alla fine si trova attorno una batteria alla Van Halen e noi lo vediamo scomparire in un ludibrio di colpi poco consoni a un sessantenne. Ma guarda un po' cosa si è inventato Sir Taylor.
Dopo questo intermezzo di mazzate (il signor Taylor non è un batterista intimista...) è l'ora di vecchi cavalli di battaglia e momenti di teatro collettivo. Mi riferisco in particolare a Radio Ga-Ga. Tutti i presenti con le mani alzate ad accompagnare la canzone, imitando il noto video del 1984, come se fossimo in 10000 a fare le comparse in Metropolis. Non avete idea quante braccia! Sembravano le foreste di braccia tese di battistiana memoria. E c'erano pure le mie, nonostante una mia conclamata ritrosia ad uniformarmi alla massa.

E poi ancora assoli. Allora, io a questo punto avrei tranquillamente dovuto sbuffare, ma l'assolo è di un certo signor “Maggio”. Lui ha la fissazione dell'eco. E' una fissazione molto precisa, quasi ossessiva: pretende che gli echi siano due e che ciascuno di essi passi per un distinto amplificatore AC30, per evitare che le voci si “sporchino” l'un l'altra. E' un ossessivo raffinato il signor Maggio. Ecco perchè solo tre dei nove sono microfonati! Già! Beh, a farla breve questo vecchietto coperto di tinti riccioli si “spara” sei buoni minuti di ricerca musicale sul palco, come ha sempre fatto dal 1971 ad oggi (fatta salva una recente interruzione di sedici anni). E io glielo perdono volentieri.


Mi spiace però dover notare che il mio mito ha il mal di schiena... Le sue corsette su e giù, avanti e indietro sono più timide di una volta, ma è comprensibile anche se un poco malinconico. D'altra parte la prima volta che mi sono innamorato del suo suono ero figlio, adesso sono padre... Madonna quanti pensieri mi frullano in testa, mi devo concentrare di più sul concerto perchè sennò passa in un attimo. E infatti siamo già a “Love of my Life” suonata su una scintillante dodici corde, ovviamente senza monetina. Ammetto che qualche brivido alla schiena non sono riuscito a rimandarlo nelle braghe... mamma mia! Oh mamma mia! Oh mamma mia let me go!!!! Altro cavallo di battaglia, anzi... il cavallo di battaglia, il pezzo che era troppo lungo per passare in radio. Geniali questi delle radio! Sono curioso di sapere come diavolo se la caveranno senza Freddie. Semplice: lo fanno cantare lo stesso con immagini di repertorio, passandosi il testimone qua e là con Paul Rodgers. E qui vien e la nota dolente: sullo schermo appaiono immagini di Freddie e di John Deacon (il fido bassista ndr). Ma come!!! Lui non ci ha anticipato nei verdi pascoli!? Lui è vivo e vegeto e fuma probabilmente la sua bella pipa in un tipico salotto inglese indossando variopinti calzoncini balneari!!! Solo ha reputato l'intera operazione “return of the champions” poco decorosa. Però è vivo! Devo ammettere che la cosa un pò mi disturba, o meglio: mi fa alzare un poco la sopracciglia destra. Ma che faccio, non li perdono? Al ritorno prorompente della Red decido di perdonarli e di metterci sopra una bella pietra...
I pezzi si susseguono, la mia voce diventa sempre più roca e... sigh.. siamo alla fine. É la prima volta in vita mia che ho la precisa percezione che il bis che sto ascoltando sia un addio, non un arrivederci. E quando Brian esce dal palco brandendo in aria la vecchia amica rossa speciale deglutisco malinconico.

Tornato a casa masticato da una giornata troppo piena di emozioni - dimenticavo di dire che a Varese si è laureato campione del mondo un italiano, tra l'altro - noto con curiosità che la mia amata moglie Silvia è magra, ha una testata di riccioli scuri e i lineamenti aguzzi. Ci conosciamo da anni ma solo ora realizzo: mi sa che mi sono inconsciamente sposato Brian May!




mercoledì 14 ottobre 2009

Bryan Ferry e Roxy Music


Chi ricorda i Roxy Music?
Sicuramente è più conosciuto il loro frontman, Bryan Ferry.
Fondatore dei Roxy Music nel 1971, ha perseguito la carriera da solista contemporaneamente e successivamente alla collaborazione col gruppo, raggiungendo picchi di successo notevoli negli anni ottanta con l'album Boys & Girls (1985) e gli hit Slave To Love, Avalon, Don't stop the Dance e con una personalissima cover di Jealous Guy di John Lennon.
Nel 1993 l'album di cover Taxi raggiunge la seconda posizione delle classifiche britanniche.
Negli anni settanta, Ferry ha spesso occupato le copertine dei giornali scandalistici inglesi per la sua fama di casanova e le sue relazioni sentimentali, inclusa quella con la modella texana Jerry Hall.
Il suo debutto da solista é l'album These Foolish Things del 1973.

Roxy Music

Formatisi a Londra, nel 1972 i Roxy Music emergono come uno dei gruppi più singolari della scena rock britannica, con uno stile sperimentale e coraggioso. Frettolosamente messi nello stesso calderone con la scena glam di artisti quali David Bowie, T-Rex e Mott The Hoople, i Roxy Music mostrano una sensibilità diversa già con il loro omonimo album di debutto (1972) che sulla scia del singolo Virginia Plain li porta nella Top 5 britannica.
In seguito al secondo, e più acclamato, LP For Your Pleasure (1973), Eno lascia i Roxy Music.
Sotto la guida sempre più esperta di Bryan Ferry (che nel frattempo porta avanti anche una carriera solista di successo), il gruppo svilupperà un suono sempre meno istintivo ma più elegante e delicato.
La metamorfosi è graduale ma costante, con gli album Stranded (1973), Country Life (1974) e Siren (1975).
In particolare, gli hits Love Is The Drug (1975), Angel Eyes e Dance Away (1979) sono il risultato della nuova direzione che strizza più di un occhio alla scena disco e soul.
L'album Manifesto, con una acclamata copertina progettata da Bryan Ferry con il famoso fotografo Anthony Price esce dopo uno iato di 4 anni nel 1979 ed è l'ultimo con il batterista originale Paul Thompson.
Il seguente Flesh and Blood (1980) porta i Roxy Music al n.1 delle classifiche inglesi.
In seguito alla tragica morte di John Lennon nel Dicembre 1980, i Roxy Music pubblicano la loro versione di Jealous Guy che li porterà in vetta alle classifiche dei 45 giri su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Il popolarissimo album Avalon (1982) con il singolo More Than This, chiude la loro illustre carriera.
È allora infatti che Bryan Ferry decide di continuare da solista.
Nel 2001, i Roxy Music (senza Eno) stupiscono il mondo musicale annunciando una riformazione per una tournee mondiale molto lucrativa e appaiono di nuovo nel Luglio 2005 nella tranche berlinese di Live 8.



lunedì 12 ottobre 2009

Chris Cornell


Chris Cornell, nome d'arte di Christopher John Boyle, nasce a Seattle, il 20 luglio 1964.
La sua carriera ebbe inizio nei Soundgarden, formatisi nel 1984 e scioltisi nel 1997; il suo nome è legato anche al gruppo grunge Temple of the Dog.
Dal 2001 al 2007 ha fatto parte assieme a Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk del gruppo, nel ruolo di cantante solista.
La sua vicenda personale è travagliata sin dall'infanzia, durante la quale ha sofferto di lunghi periodi di depressione, dovuti alla difficile situazione familiare che ha vissuto, soprattutto a causa del divorzio dei genitori. In seguito a questa vicenda per ordine dell' avvocato prende il cognome della madre, Karen Cornell, abbandonando il cognome del padre Ed Boyle.
Durante gli anni dell'adolescenza si avvicina alla musica iniziando a suonare la batteria e in un secondo momento, dopo la sua "promozione" come voce solista nei Soundgarden, anche la chitarra.
Sale alla ribalta della scena rock mondiale grazie al suo ruolo di leader nei Soundgarden, uno dei principali gruppi musicali della scena grunge di Seattle in grande spolvero tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta.
Alla voce dirompente di Cornell, caratterizzata da potenza ed estensione straordinarie si deve gran parte del successo della band, annoverata tra le più importanti protagoniste del rock degli anni novanta, di cui si ricorda in particolare l'album Superunknown, il loro lavoro più accessibile e a posteriori considerato come il "canto del cigno della scena grunge".
Durante gli anni nei Soundgarden partecipa al progetto Temple of the Dog che mette insieme membri dei Soundgarden (Cornell e Matt Cameron in seguito batterista degli stessi Pearl Jam), e dei Pearl Jam (Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament,Eddie Vedder), per dar vita ad un supergruppo che nel 1991 pubblica l'album omonimo Temple of the Dog in memoria del defunto cantante dei Mother Love Bone, Andrew Wood.
Nel 1996 partecipa all'ultimo concerto dei Ramones, introducendo la band e Ben Shepherd sul palco prima che suonassero Chinese Rock.
Dopo lo scioglimento dei Soundgarden nel 1997, Cornell si dedica interamente al suo primo album in veste di solista: nel 1999 esce Euphoria Morning, promosso dalla critica mondiale e decisamente bocciato dalle classifiche. Successivamente prende parte ad alcuni progetti minori, fino ad unirsi nel 2001 agli strumentisti dei Rage Against the Machine, orfani del cantante Zack de la Rocha che aveva abbandonato la band nel 2000.
Assieme a loro dà vita al gruppo degli Audioslave, pubblicando fino ad oggi i tre album Audioslave (2002), Out of Exile (2003) e Revelations (2006); è uscito dal gruppo per divergenze artistiche il 17 febbraio 2007 e gli Audioslave si sono temporaneamante sciolti.
Nel 2006 ha composto You Know My Name, canzone dei titoli di testa del film Agente 007 - Casinò Royale.
Il 15 febbraio 2007 Cornell ha annunciato la sua fuoriuscita dagli Audioslave. Le ragioni che hanno portato l'artista ad abbandonare la band sono dovute a «conflitti personali irrisolvibili e divergenze musicali».
Il 28 maggio 2007 è uscito il suo secondo album solista, Carry On, contenente la colonna sonora di Agente 007 - Casinò Royale You Know My Name.
Chris Cornell ha tre figli: la prima, Lillian Jean Cornell, avuta dalla prima moglie Susan Silver. Con la seconda moglie Vicky Karayannis ha avuto una figlia, Toni (2004) ed un figlio, Christopher Nicholas (2005).





domenica 11 ottobre 2009

Sala prove al Circolo Artisi



A Savona esiste da poco una nuova sala prove aperta a giovani e meno giovani, che abbiano voglia di divertirsi suonando, o necessità di provare in un ambiente davvero confortevole.
Il luogo è il Circolo Artisi e l'ideatore e realizzatore è Fulvio Marella, musicista, tecnico del suono e appassionato di lungo corso. Con lui la mitica Maddalena.
Conosco quella che è diventata "sala prove " da molti anni, essendo un tempo uno spazio dedicato a feste di varia natura e compleanni.
L'ho rivista pochi giorni fa, trasformata, piacevole, dotata di strumentazione adeguata e... sempre presidiata da Fulvio, che controlla giustamente da vicino la propria creatura.

Ecco una sua piccola descrizione:


"Presso il Circolo Artisi é stata allestita una sala prove per formazioni musicali dotata di impianto audio (mixer e casse Montarbo, monitor FBT), luci, batteria, 2 ampli x chitarra ( fender e laney ) e 1 ampli per basso (mark bass).
Aste e cavi ci sono, per i microfoni e meglio (per questioni igeniche e influenze varie in arrivo) portarsi quelli personali.
Allego copia del regolamento, con i giorni e gli orari dei turni di prova.
Potete contattarmi direttamente o venire al Circolo Artisi e chiedere di me o di Ornella".




Ed ecco una foto d'aiuto per chi non conosce la zona.

giovedì 8 ottobre 2009

Le porte della percezione si aprono ancora... The Doors



Ricordando Ray Manzarek

Luciana Figini
ci regala ancora qualche emozione musicale antica.

LE PORTE DELLA PERCEZIONE SI APRONO ANCORA…
Frammenti, pensieri, ricordi pensando ai Doors

Io canto quello che gli altri non dicono. Per me contano solo i testi di una canzone.
Sono un poeta: mi piacerebbe dire al mondo delle cose importanti. Ogni cosa al mondo è un simbolo. Ogni cosa sembra lì per se stessa, ma in realtà è qualcosa d’altro. La vera poesia non dice nulla. Dà solo una parvenza della realtà. Apri tutte le porte. Tu puoi passare attraverso una qualsiasi … quella che ti ispira di più…” (Jim Morrison )

Jim Morrison era il cantante, il poeta, il mattatore, la figura carismatica dei Doors, gruppo creatosi nel luglio del 1965, dopo l’incontro sulla spiaggia di Venice, sulla costa californiana, con Ray Manzarek , più tardi seguiti da John Densmore e Robert Krieger.
Il nome del gruppo deriva probabilmente da una frase di William Blake, il grande poeta inglese di cui Morrison era fanatico: “If the doors of perception were cleansed everything would appear as it is, infinite”.
Un’altra versione parla di una frase pronunciata da Morrison stesso: “There are known and unknown things, in-between there are doors”o del titolo di un famoso libro di A.Huxley “The Doors of perception”sugli effetti delle droghe.
L’idea che comunque era alla base del gruppo , e nella mente di Morrison principalmente, era di usare la musica ed i testi delle canzoni come un modo per “irrompere dall’altra parte”, conoscere il lato più irrazionale della mente umana, e questo, purtroppo, anche attraverso l’uso smodato di droghe, soprattutto l’LSD, in grado di modificare la percezione della realtà e di creare allucinazioni così reali da sembrare la realtà stessa.
Erano questi tempi gloriosi per la creatività musicale, ma anche tempi bui: molti cantanti e musicisti morirono agli inizi degli anni settanta per non avere capito la pericolosità enorme delle sostanze allucinogene e di altre droghe, consumate in grandi quantità , quasi fossero noccioline: in tre morirono in quegli anni, tutti e tre stranamente avevano la stessa iniziale nel nome, tutti e tre erano stati musicisti formidabili e innovativi: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix.
I Doors si impongono negli States nel periodo delle marce antimilitariste, dei fermenti nei campus universitari, immersi in una atmosfera di rivolta contro l’establishment , passione e violenza creativa.
Jim non conosce la musica, ma scrive poesie da quando era bambino: i suoi testi sono visionari e dissacratori, pieni di simboli ma anche di riferimenti violenti e diretti.
E poi c’è lui, con la sua bellezza un po’ perversa, con il suo carisma fuori dal comune e la tensione che sa creare sul palco, fino a provocare l’intervento della polizia per i suoi atteggiamenti provocatori e assolutamente fuori dagli schemi.
I Doors cantano contro la guerra (“The Unknown soldier”) , contro la famiglia, parlano di morte e allucinazione (chi non ricorda “The End” nel film “Apocalypse now”?).
Morrison è un ciclone : s’attacca al microfono, s’inginocchia sul palco,si getta tra il pubblico. Ogni concerto dei Doors è sold out.
E’ l’eccesso il segreto del successo di Jim , ma anche la causa della sua rovina: già durante il concerto all’Isola di Wight , nell’estate del 1970, è evidente la stanchezza, la decadenza fisica e psichica di un uomo votato a sorpassare ogni limite, anche nel campo dell’alcool e della droga.
Muore a Parigi, il 3 luglio del 1971.
Ancora oggi la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi di gente di ogni età .
Stranamente in Italia i Doors divennero davvero famosi solo all’inizio degli anni 80, cioè dopo 10 anni dalla morte di Jim.
E’ una cosa che ricordo benissimo ma che non mi so spiegare: forse i testi e la musica dei Doors erano così particolari da avere bisogno di un lungo periodo di “digestione”, o , molto più semplicemente, negli anni settanta avevano imperato il pop ed il rock, lasciando poco spazio ad altri generi più “difficili”.
Queste, ovviamente e come sempre, sono considerazioni di una appassionata di musica , non certo di un’esperta…
Ma finiamo lasciando ancora la parola a Jim:
Volevo solo provare i confini della realtà. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo . Tutto qui: solo curiosità:”

mercoledì 7 ottobre 2009

Capitolo 6



Biografia
Nel 1969 due musicisti del gruppo di Viareggio Gli Eremiti (il batterista Luciano Casa e il tastierista Jimmy Santerini) si unirono ad un gruppo di Livorno (I Rangers), e il quintetto si chiamò Capitolo 6. La formazione comprendeva due batteristi, ma Luciano Casa suonava per lo più la chitarra acustica 12 corde e cantava le parti corali. Il gruppo ottenne un contratto con l’etichetta It, sussidiaria della RCA, (grazie al produttore RCA Roberto Tessandori, anch’egli di Viareggio), una piccola casa discografica molto più interessata ai cantautori che ai gruppi rock, e il primo 45 giri uscì nel 1971, con il gruppo ormai trasferito a Roma ed una nuova formazione a cinque con un sassofonista e flautista di Grosseto, Loriano Berti, al posto di Luciano Casa.E’ probabile che in questo periodo il gruppo abbia avuto varie modifiche alla formazione, un filmato della emittente jugoslava Tele Capodistria li mostra in quattro mentre cantano Mi innamoro di te, con Donati come cantante, Santerini (al basso), il sassofonista/flautista Berti ed un chitarrista di nome Roberto.Il Capitolo 6 ebbe una buona carriera concertistica, suonando al festival di Viareggio nel 1971, e registrò nel 1972 il primo ed unico album, Frutti per Kagua.L’album ha due facciate molto diverse, la prima con il lungo (22 minuti) brano omonimo, con il flauto in evidenza ed un ottimo suono. Il chitarrista Bartolotti era responsabile per le sonorità più pesanti del gruppo.La seconda facciata contiene tre brani più brevi con bei testi (del cantautore Francesco De Gregori) ma meno elaborati dal punto di vista musicale. Un singolo con Il grande spirito (con un brano inedito sulla facciata B) venne tratto dall’album, ma il gruppo si sciolse nell’ottobre 1972 per la mancanza di successo. Prima dello scioglimento erano stati anche inseriti in alcune compilations RCA realizzate in Italia e all’estero per il festival di Sanremo 1972 come esecutori di alcune canzoni di altri artisti partecipanti (vedere i dettagli più avanti), ed avevano anche suonato in un LP del compositore Mario Capuano.Una nuova formazione a quattro del gruppo comprese Bortolotti, Romani, Antonio Favilla (tastiere) e probabilmente Giovanni Galli (batteria), ma è probabile che abbia avuto vita molto breve.Il tastierista Antonio Favilla fece parte per un breve periodo della seconda formazione del Campo di Marte, aveva problemi di droga ed è morto all’inizio degli anni ‘90. Anche il tastierista originale Santerini è morto, di leucemia, nel 1977.FORMAZIONERiccardo Bartolotti (voce, chitarra, flauto)Loriano “Fischio” Berti (sax, flauto)Jimmy Santerini (tastiere, voce)Mauro Romani (basso)Lorenzo Donati (batteria, voce)LP Frutti per Kagua It (ZLST 70014) 1972 copertina apribile con aletta pieghevole sul lato sinistro Akarma (AK 1010) 1999 copertina apribile standard CDFrutti per Kagua Mellow (MMP 257) 1994 ristampa dell’album del 1972 MPR (MPRCD 009)1997 come sopra con copertina digipack BMG (74321-98330-2) 2003 come sopra con mini copertina apribile PARTECIPAZIONI A RACCOLTE DI ARTISTI VARISanremo 1972(con Jesahel e Ti voglio) RCA (PSR 72) 1972 comprende anche Nicola di Bari, Claudio Baglioni, Nada, Louiselle, Rita Pavone, Gianni Morandi, Domenico Modugno, Graciela. SINGOLI (con copertina) M’innamoro di teL’amavamo in tre It (ZT 7015) 1971 entrambi i brani inediti Il grande spiritoSole di notte It (ZT 7034) 1972 lato B inedito SINGOLI PROMOTIONALI E DA JUKEBOX (con copertina neutra) M’innamoro di teL’amavamo in tre It (JBZTA 50202) 1971 singolo jukebox con etichetta gialla - sul retro un brano dei Ricchi & Poveri


I Nuova Era sono un gruppo di rock progressivo italiano. Il gruppo fu fondato a Firenze nel 1986 dal tastierista e compositore Walter Pini. La formazione storica comprendeva Gianluca Lavacchi alla batteria, Enrico Giordani al basso, Alex Camaiti alla chitarra e voce; i testi erano di Ivan Pini.Hanno inciso quattro album: L’ultimo viaggio (1988), Dopo l’infinito (1989), Io e il tempo (1992) e Il passo del soldato (1995; l’unico senza Camaiti). Lo stile dei loro lavori è ispirato ai grandi gruppi del rock sinfonico britannico degli anni ‘70, soprattutto Emerson, Lake & Palmer, dei quali i Nuova Era riprendono anche molte sonorità attraverso l’uso di suoni vintage. Altro legame con il rock progressivo classico è la complessità strutturale dei brani (spesso vere e proprie suite) e la predilezione per i concept album. Non mancano nell’opera dei Nuova Era rimandi al rock progressivo italiano anni ‘70 (per esempio Banco del Mutuo Soccorso, Biglietto per l’Inferno, Museo Rosenbach, Il Balletto di Bronzo).Nel periodo in cui furono attivi, i Nuova Era furono uno dei gruppi di spicco del neoprogressive italiano, insieme a gruppi come Ezra Winston, Notturno Concertante e Castello di Atlante. Pur nel contesto di un mercato di nicchia e in gran parte underground, come fu quello del neoprogressive, la visibilità dei Nuova Era fu sufficiente a portare alla distribuzione di alcuni dei loro album anche nel mercato asiatico;IO E IL TEMPO, per esempio, fu pubblicato anche con il booklet in coreano.Discografia* L’ultimo viaggio (Contempo Records, 1988)* Dopo l’infinito (1989)* Io e il tempo (1992)* Il passo del soldato (Pick-up Records, 1995)

Ricordi di Luciana

La mia nuova amica Luciana, dopo aver letto il "libro dei miei ricordi musicali", questo blog, ha voluto omaggiarmi con sprazzi del suo diario anni 70.
Certe cose mi toccano nell'intimo e cosa potevo fare se non renderle pubbliche?

LA MUSICA

Passo i pomeriggi sui libri, ma sempre in buona compagnia: con la mia amata radio, con il mio mangiacassette, con i miei adorati dischi.
Le espressioni e gli esercizi di tedesco mi riescono meglio se intanto ascolto la mia musica preferita.
Fino all'anno scorso ascoltavo solo musica italiana: Gianni Morandi, Caterina Caselli, Massimo Ranieri, poi il grande Lucio Battisti, ma ultimamente sta cominciando a girare musica nuova per l'Italia ed io sto cercando di capirci qualcosa.
All'inizio erano solo canzonette, come VENUS degli Shocking Blue, ma ora ci sono delle canzoni bellissime, come SPACE ODDITY di David Bowie o BLACK MAGIC WOMAN dei Santana.
Tutti i pomeriggi ascolto PER VOI GIOVANI alla radio, una trasmissione, l'unica, solo di musica e ogni giorno scopro qualcosa di nuovo di questo pianeta musicale.
L'altro giorno Massarini, uno dei conduttori della trasmissione, spiegava che questa nuova musica si chiama POP, abbreviazione di Popular, perchè è un insieme di ritmi derivanti da diversi generi musicali, assieme e resi popolari, accessibili a tutti.
Io so soltanto che questa musica è rivoluzionaria: ti entra dentro e non riesci più a farne a meno; pensi di averla capita e subito appare un nuovo gruppo od un nuovo cantante che fanno musica in modo ancora più emozionante, stupefacente.
E' strana l'atmosfera di questi tempi ed è esaltante nello stesso tempo: nuova musica , nuove idee...
Tutto mi appare un pò confuso, ma sto studiando, sto cercando di capire.
Studio la formazione dei Led Zeppelin o la discografia dei Cream così come studio a memoria i verbi forti tedeschi o le poesie di Foscolo; ascolto attentamente quello che raccontano gli amici di Per Voi Giovani come ascolto le lezioni di inglese o geografia.
Mia nonna si scandalizza quando tappezzo la stanza ( io dormo con lei) con poster di Jimi Hendrix o dei Pink Floyd .
Dice che sono tutti drogati e capelloni e che è tutta musica del diavolo.
Dice che dovrei pregare di più e ascoltare meno musica.
Il fatto è che, ultimamente, mi riesce sempre meno di pregare e sempre più di ascoltare la "musica del diavolo":
Alla sera guardo i miei poster e bacio tutti i miei cantanti e musicisti di cui sono perdutamente innnamorata. Poi mi addormento tra le braccia di Robert Plant o di Mick Jagger.

L'altro giorno a PER VOI GIOVANI hanno fatto ascoltare la suite dall'album "MEDDLE" dei Pink Floyd e ci hanno consigliato, durante l'ascolto, di abbassare le tapparelle, stenderci sul divano e chiudere gli occhi.
Poi si poteva telefonare per raccontare quello che ci eravamo immaginati.
Hanno telefonato in tanti e tutti con delle fantasie incredibili.
Io, la mia fantasia, me la sono tenuta per me:un bellissimo cavallo bianco che correva su di una spiaggia scura, selvaggia, fatta di tanti ciottoli minuscoli, con un mare color del piombo ed una luce strana, come proveniente dal sole e dalla luna insieme.
Certe volte, quando mi immagino queste cose, mi viene un groppo alla gola e mi metto a piangere...

Grazie Luciana, aspetto con impazienza nuovi frammenti.


sabato 3 ottobre 2009

Titolo album: Il gioco del silenzio
Supporto: CD Album
Etichetta: Lizard
Distributori: IT: Btf/Eventyr/G.T. music distribution/Ma.Ra.Cash/Pickuprecords
Data di pubblicazione italiana: September 15, 2010

Durata complessiva: 78’50’’
Tracklist:
01. Fame
02. Fiaba
03. Claustrofilia
04. Malamore e
la Luna
05.
Amanti in guerra
06. Ombre cinesi
07. Apnea
08. Il giardino degli altri

10. Se
11. Lana di vetro

12. Ciò che rimane

Formazione:

Francesco Chiapperini: sax alto e soprano/EWI/clarinetto/flauto

Andrea Illuminati: piano/melodica/bombarda

Claudio Milano: voce

Andrea Murada: percussioni/noise effects/didjeridoo/rhythmic vocals/flauto

Max Pierini: contrabbasso elettrico/ocarina

Luca Pissavini: viola elettrificata/synth/strumenti giocattolo/”Matilda” noise machinery/field recordings/duduk/no-input mixer/theremin

Lorenzo Sempio: chitarra elettrica/chitarra baritona/guitar synth & effetti

Con la partecipazione di:

Carola Caruso: backing vocals in Ombre cinesi, voce femminile su Fiaba

Stefano Delle Monache: trattamenti elettronici e laptop in Ombre cinesi

Estibaliz Igea: Soprano lirico in Amanti in guerra

Luciano Margorani: chitarra elettrica e noises in Malamore e la Luna

Luca Olivieri: synth e noises in Claustrofilia, glockenspiel in Lana di Vetro

Claudio Pirro: chitarra classica in Fame e Fiaba

Antonello Raggi: trattamenti elettronici e laptop in Se

Marco Tuppo: synth in Lana di vetro

Web:

www.myspace.com/nichelodeonband

www.youtube.com/nichelodeonband

Contatti:

E-mail: nichelodeon@gmail.com

Tel: 3402473626

www.lizardrecords.net63.net/

www.claudiomilano.it


venerdì 2 ottobre 2009

Eric Johnson


Avevo sempre sentito parlare di Eric Johnson, ma ....

solo da poco sono riuscito ad ascoltarlo e a ...vedere le sue mani scorrere sul manico della chitarra.

Dal sito Fender ho ricavato queste note biografiche.

Eric Johnson è entrato di diritto nell'elite dei guitar heroes più importanti di tutti i tempi, e la sua innata creatività ha creato ben più di qualche sconvolgimento nel mondo delle sei corde.
E' riuscito ad ottenere, cosa assai rara, al contempo successo di pubblico e critica, un Grammy e la devozione incondizionata da parte dei suoi fan.
Ad ogni modo, la sua storia di chitarrista, tastierista, cantante, songwriter e produttore è sicuramente fuori dagli schemi tradizionali, è trova nel suo ultimo album "Bloom", edito da Favored Nations, il tassello fondamentale di una carriera strepitosa.
"Bloom" è composto da 16 nuovi brani che, nella migliore tradizione di Eric, coprono un'ampia varietà di stili, dal rock 'n roll di "Summer Jam" alla cover di Bob Dylan "My Black Pages", dall'ipnotica "Sea Secret" alla provocatoria "Sad Legacy" e alla country jam "Tribute to Jerry Reed".
Il suo talento sconcertante come songwriter e produttore, unito alla sua sconfinata abilità di chitarrista, raggiunge in questo album una nuova vetta: "Bloom non deluderà di certo i fan storici di Eric, anzi, porterà nuova linfa alle schiere di appassionati della sua musica.
Johnson nasce ad Austin, in Texas, città immersa nel blues e nel country, ma le sue influenze musicali sono molto più ampie, e ricoprono generi quali il pop, il rock, il jazz e la fusion.
I suoi album, dalla produzione sempre ineccepibile, vedono ripetersi equamente le tracce tra canzoni vocali e strumentali, e fra tutti i generi musicali citati.
Col tempo, da ragazzino, all'età di 16 anni, fu membro di una band chiamata Mariani, e all'età di 21 entrò negli Electromagnets, una band di ispirazione jazz-rock con un folto seguito di pubblico.
Fra il 1976 e il 1978 registrò il suo primo album, "Seven Worlds", che tuttavia non fu pubblicato fino al 1998 dalla Ark 21, in quanto i diritti appartenevano al suo precedente manager.
La reputazione di John son, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, crebbe a dismisura, grazie ai lavori in studio con artisti come Cat Stevens, Carole King e Christopher Cross, con cui vinse un Grammy nel 1980 per l'album di debutto omonimo.
Uno dei momenti più importanti della sua carriera fu l'apparizione televisiva, nel 1984 sull'emittente PBS, nello show "Austin City Limits". Eric fu visto in tv da Prince che lo raccomandò per la sua etichetta, la Warner Bros Records.
La sussidiaria Warner chiamata Tones mise Johnson sotto contratto, e il risultato fu la pubblicazione, nel 1986, dell'album "Tones".
Wendy e Lisa, dalla band di Prince, cantarono incredibili cori e la canzone "Zap" ebbe la nomination al Grammy come miglior brano rock strumentale.
Eric ottenne anche un considerevole numero di copertine sulle migliori riviste specializzate per chitarristi e la sua carriera giunse a un vero e proprio punto di svolta.
Johnson entrò nel mainstream con l'album "Ah Via Musicom", e brani come "Cliffs Of Dover" riempirono l'etere da migliaia di stazioni radio.
L'album fu multi-platinato, e il brano "Cliffs Of Dover" portò Eric alla vittoria di un Grammy come Miglior Performance Rock Strumentale, di fronte a nomi quali Allman Brothers, Danny Gatton, Rush e Yes. Eric è stato il primo artista in assoluto ad avere tre brani strumentali dallo stesso album nella Top 10.
Passò i successivi tre anni in tour con B.B. King per promuovere "Ah Via Musicom" e trovò il tempo di contribuire agli album di Chet Atkins e Dweezil Zappa.
Uno dei progetti paralleli preferiti di Johnson, oltre alla sua carriera solista e alle numerose apparizioni come guest star, è il trio blues Alien Love Child, con cui ha pubblicato nel 2000 l'album "Live and Beyond", prima uscita discografica per la Favored Nations, l'etichetta di Steve Vai.
Il brano "Rain" ottenne la nomina al Grammy come Miglior Peformance Pop Strumentale.
Il 2002 ha visto la pubblicazione dell'albume "Souvenir", contenente una collezione di 12 demo inediti, outtakes e brani live che attraversano tutta la sua carriera, ed è disponibile tramite il sito www.ericjohnson.com o ai suoi show.
Nel 2004 Eric ha fatto una gradita sorpresa ai suoi fan con un tour-solo in versione acustica, in cui ha dimostrato tutta la sua abilità, oltre cha alla chitarra, anche al piano.
Ha anche ricevuto l'onore, dalla Martin, della dedica di una chitarra signature su sue specifiche; quest'estate è stato poi invitato da Eric Clapton al Crossroad Guitar Festival.
Eternamente favorito agli "Austin Music Awards", Johnson e i membri della sua band hanno vinto un'incredibile numero di premi per il periodo 2004-2005: Eric è stato Musicista dell'Anno, Miglior Chitarrista Elettrico e Miglior Chitarrista Acustico, e si è piazzato molto bene come cantante, tastierista e scrittore; Chris Marsh è stato nominato come Miglior Bassista e Tommy Taylor ha vinto nella categoria Miglior Batterista.L'uscita di "Bloom" e il successivo tour sono stati il punto focale della carriera di Eric per il 2005, ma come dimenticare l'infuocata performance di Gennaio al NAMM Show, in California, per celebrare l'uscita del suo nuovo modello Fender Signature?




Le ultime parole famose:
"La televisione non potra' reggere il mercato per piu' di sei mesi. La gente si stanchera' subito di passare le serate a guardare dentro a una scatola di legno". (Darryl F. Zanuck, Presidente della 20th Century Fox, 1946)

venerdì 18 settembre 2009

Clannad



I Clannad sono forse la più famosa band di musica pop-celtica degli ultimi anni 70.
Essi si formarono nel 1970 in Irlanda, e la scelta del nome della band non è stata casuale, visto che formavano un vero e proprio clan: Maire Brennan (arpa), Ciaran Brennan (chitarra, basso, tastiere), Paul Brennan (chitarra, percussioni, flauto), ed infine Noel Duggan (chitarra) e Padraig Duggan (chitarra).

Il loro debutto è stato con Clannad (Philips, 1973), ma è solo con Clannad 2 (Gael, 1974) che vengono conosciuti attraverso le ballate tradizionali Coinleach Ghlas e Dheanainn Sugradh.

Questo secondo album è inoltre arricchito da percussioni Africane e da sintetizzatori, e diventa un genuino manifesto di musica celtica elettronica.
I successivi lavori Dulaman (Gael, 1976), Crann Ull (Tara, 1980), che contiene The Last Rose of Summer, e Fuaim (1982), dove alla formazione si è aggiunta anche Enya, sorella di Maire, si muovono attraverso stili pop elaborati, e danzanti accostamenti canori con sintetizzatori, tanto da essere utilizzati per una colonna sonora del ciclo televisivo Harry's Game (1982).

Enya intanto lascia il gruppo per continuare la sua carriera solista, mentre i Clannad continuano a catturare audience con i loro arrangiamenti estremamente ricchi e lussureggianti ed i loro sognanti albums della loro seconda fase: Magical Ring (Tara, 1983), Macalla (RCA, 1985), famoso per il brano In A Lifetime (1985), una collaborazione con Bono Vox (U2), Sirius (MCA, 1988), Atlantic Realm (1989), Anam (RCA, 1990), Banba (RCA, 1993), Lore (RCA, 1996), Landmarks (RCA, 1998).

Pastpresent (1989) è una antologia. Themes and Films (1998) raccoglie le loro colonne sonore per la tv e il cinema .






mercoledì 16 settembre 2009

Festival dell' isola di Wight- edizione 1969


Ultimamente ho dedicato molto spazio ai grandi concerti/raduni del passato.
Lo spunto mi è arrivato dal ricordo di Woodstock, arrivato alla quarantesima celebrazione.
Nell'immaginario collettivo i grandi raduni del passato sono tre: Monterey, Woodstock e Wight.
L'edizione per cui Wight è famoso è quella del 1970, ma in realtà si svolse anche nel '68 e '69.
E' propio dell'edizione del 1969 di cui lo scrittore Innocenzo Alfano ci parla nelle righe a seguire.

I grandi raduni rock degli anni ’60: l’isola di Wight
di Innocenzo Alfano

1969-2009: è tempo di celebrazioni per la musica rock. Già, perché proprio 40 anni fa si svolgeva il festival più importante di tutti i tempi, quello che ha dimostrato agli scettici più incalliti una cosa molto semplice, e cioè che più di mezzo milione di giovani, se vogliono, possono restare insieme nello stesso luogo per tre giorni consecutivi senza provocare danni, ma anzi divertendosi al ritmo di musica e scambiandosi tra loro atti di solidarietà. Stiamo parlando, naturalmente, del festival di Woodstock (“Woodstock Music & Art Fair”).
Il grande raduno di Woodstock si svolse alla metà di agosto, nei giorni 15, 16 e 17, con una celebre appendice riservata a Jimi Hendrix il 18 mattina. Molti appassionati di musica rock tuttavia non sanno che quasi in contemporanea si teneva in Inghilterra un altro memorabile festival, denominato Isle of Wight Festival of Music. Ebbene sì, proprio lui: il famoso festival dell’isola di Wight! Non proprio famosissimo, in effetti, perlomeno non l’edizione del 1969, che si svolse nell’arco di due sole giornate, sabato 30 e domenica 31 agosto. L’edizione successiva, quella del 1970 (26-30 agosto), è infatti spesso l’unica che viene citata quando si parla di questo evento. Eppure, così come a Woodstock, anche sull’isola di Wight, nel 1969, c’erano molti big, o futuri big, del rock internazionale (soprattutto britannico), alcuni dei quali – The Who, Richie Havens, Joe Cocker – freschi reduci dalla “tre giorni di pace amore e musica” a stelle e strisce.
Il festival dell’isola di Wight, a differenza di tantissimi altri raduni musicali di quegli anni, ha avuto ben tre edizioni: 1968, 1969 e 1970. A passare alla storia, quella che conta e che si racconta attraverso film, rievocazioni e dischi, è stata però soltanto l’edizione del 1970, cioè l’ultima. Chissà, forse a causa della presenza di Jimi Hendrix e di Miles Davis, oppure del numerosissimo, ed in parte contestatario, pubblico, stimato in circa 600.000 persone. Non si sa. Quello che si sa è che le due edizioni precedenti sono pressoché cadute nel dimenticatoio. Ed è un peccato, perché se è vero che al primo tentativo gli organizzatori non riuscirono a radunare più di 10.000 spettatori (nonostante avessero fatto scrivere sui manifesti che si sarebbe trattato del più grande pop festival mai tenutosi in Inghilterra fino a quel momento: “The greatest pop festival ever held in this country”), coinvolgendo però gruppi di tutto rispetto come Jefferson Airplane, The Crazy World of Arthur Brown, The Move, Pretty Things, Tyrannosaurus Rex, Aynsley Dunbar Retaliation e Fairport Convention, nel 1969 le cose furono fatte in grande stile. E senza lesinare denaro.
Come luogo venne scelto Woodside Bay, e l’area complessiva destinata ad ospitare il festival raggiunse l’estensione di circa 100 acri (poco meno di 50 ettari). E di spazio ce n’era effettivamente bisogno, perché il numero di giovani che si precipitarono sull’isola per assistere ai concerti fu superiore alle 150.000 unità. Giovani che non rimasero affatto delusi dalla musica, visto che in cartellone, oltre ai tre nomi citati, c’erano, tra gli altri, quelli di Moody Blues, Family, Pretty Things, Pentangle, Free, Blodwyn Pig, Edgar Broughton Band e Aynsley Dunbar Retaliation. Ma c’era soprattutto il nome di Bob Dylan, che risultò l’attrazione principale del festival nonché una vera e propria calamita nell’attirare sull’isola la maggior parte di quel pubblico. I promoters questo lo sapevano bene, e infatti Dylan, a digiuno di grandi manifestazioni musicali da tre anni, ricevette un compenso personale di 20.000 sterline più una percentuale sugli incassi del festival, oltre a 5.000 sterline di rimborso spese per biglietti aerei di prima classe per sé e per il proprio entourage. The Band, il gruppo guidato da Robbie Robertson che accompagnò Dylan sul palco, percepì a sua volta la più che ragguardevole somma di 8.000 sterline. Tanto per avere un’idea dell’ordine di grandezza di simili compensi basti dire che gli Who suonarono per 900 sterline, i Pentangle per 500, i Jefferson Airplane, l’anno prima, per 1.000, e i Fairport Convention, sempre nell’edizione del 1968, per 80 sterline! Bob Dylan si esibì la notte del 31 agosto davanti a 100.000 spettatori. Quel giorno il biglietto per i concerti costava 2 sterline, il giorno prima solo 25 centesimi…
L’afflusso di gente nell’area del festival fu così massiccio che per la sera di venerdì 29 gli organizzatori decisero di allestire altri tre concerti, tutti gratuiti. Ebbero così modo di esibirsi il gruppo The Nice del tastierista Keith Emerson, la Bonzo Dog Band e i meno noti Eclection.
Nonostante venga trattato come un avvenimento minore della storia del rock, “Isle of Wight Festival of Music 1969” fu senza dubbio un grande raduno, ben organizzato, ricco di ottimi gruppi e, a parte qualche isolato incidente, sostanzialmente pacifico. Le numerose intemperanze del pubblico, che vengono spesso rievocate quando si parla di Wight, appartengono tutte all’edizione del festival del 1970. Così come a Woodstock pochi giorni prima, anche a Wight trionfarono la musica e la voglia di divertirsi e di stare insieme. E, perché no, anche il sogno di una nuova era per tutti gli esseri umani, contraddistinta non più da guerre e odio ma da pace e amore. Una bella canzone del cantautore francese Michel Delpech, intitolata Wight Is Wight, quasi subito ripresa in Italia dai Dik Dik (L’isola di Wight), si incaricò di celebrare quel lungo fine settimana di agosto durante il quale la piccola isola di Wight divenne, per moltissimi giovani, sinonimo di libertà.


N. B. Articolo pubblicato su “Apollinea”, Rivista bimestrale di arte, cultura, ambiente, turismo, attualità, del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XIII – n. 4, luglio-agosto 2009, p. 31.

Red Phoenix Blues


Ho conosciuto casualmente Giacomo Caliolo.

Mi trovavo allo studio Maia di Genova per la presentazione del libro di Innocenzo Alfano, "Effetto Pop" e ho scoperto che esattamente 37 anni prima, il 30 maggio 1972, partecipavamo allo stesso concerto, per me il primo, al Teatro Alcione di Genova, quello dei Van Der Graaf Generator.
(http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Innocenzo%20Alfano )

I casi della vita!!!
Assieme a lui, negli studi di Verdiano Vera, il bassista Antonello Palmas.
Tra le tante attività musicali di “James”, ne presento una fresca fresca, ovvero la costituzione di un trio dedito al rock blues, che oltre a Giacomo e Antonello presenta la giovane Elisa alla batteria.

Vediamo qualche nota sulla formazione dei "Red Phoenix Blues":

Elisa Pilotti(batteria): insegnante percussioni, endorser della D Drum, autrice, compositrice, turnista. Ha fatto parte delle Steel Drama, suona con Las Margaritas, Miss Bit.
Giacomo “James” Caliolo( Chitarre e voce); musicista, produttore, arrangiatore, turnista, insegnate di chitarra e basso. Ha collaborato con Maurizio Vandelli, ha prodotto Mal dei Primitives nel 1984 e 2009, ha iniziato col gruppo Struttura e forma, Presage, ha fondato e prodotto I The Soundflowers( 8 cd), Rondò Anthology (ispirato ai Rondò Veneziano di cui ha fatto parte dal 1980 al 1989) con 1 cd, ha suonato con I post Scriptum(gruppo Swing) in Italia ed all'estero.
Antonello Palmas(basso elettrico,voce e chitarra); inizia studiando con Ares Tavolazzi, Collabora con Andrea Morabito, Alan Sorrenti, Pippo Franco, Daniela Goggi e Massimo Boldi, Gianni Davis group, Pippo dei Trilli.
Ascoltiamo un loro brano.