venerdì 20 marzo 2009

Osanna-Prog Family




Prog Family è il nuovo lavoro di Osanna e David Jackson



Vediamo qualche elemento fornito da Lino Vairetti, unico elemento rimasto, rispetto al gruppo di partenza, e leader del progetto.
Nuovo lavoro discografico degli Osanna con la nuova line up composta da Lino Vairetti (leader storico della band) alla voce, armonica e chitarra acustica, Gennaro Barba alla batteria, Fabrizio Fedele alla chitarra elettrica, Nello D’Anna al basso, Sasà Priore alle tastiere e Irvin Luca Vairetti keyboard e voce. Special guest e parte integrante della formazione il mitico sassofonista dei Van Der Graaf Generator David Jackson. Nuovi arrangiamenti e una straordinaria produzione artistica dei brani editi e selezionati dai vari LP storici degli Osanna, che vedono in vari brani altri ospiti eccellenti quali: David Cross (mitico violinista dei King Crimson) al violino elettrico, Tim Stevens al basso, Gianni Leone (Balletto di Bronzo) all’Organo Hammond e al piano acustico, Lello Brandi (già Osanna) al basso, Solis Strig Quartet agli archi, il batterista Mariano Barba, Sophya Baccini alla voce ed alcuni altrie collaborazioni quali Gabriele Borrelli alle percussioni, Gianluca Falasca al violino, Roberto Petrella alla chitarra classica e Oderigi Lusi al synth.
Questa è la nuova e stabile formazione degli Osanna che coglie in pieno lo spirito che ha sempre caratterizzato la band storica ma con uno spirito innovativo, dinamico e passionale – spiega Lino Vairetti - Lo stesso David Jackson si è integrato in modo mirabile ed entusiastico, sentendosi non una special guest ma un elemento del gruppo. Il lavoro discografico, vissuto con la stessa passione ed entusiasmo di un tempo, è per me e per il gruppo un vero e felice (ma ultimo) omaggio alla formazione storica; un ponte per passare definitivamente a nuovi percorsi musicali. Non a caso i nuovi arrangiamenti sono stati elaborati immaginando che i brani fossero nuove composizioni ,vista l’attualità sia dei testi che delle melodie, recuperando tuttavia quelle sonorità vintage nell’uso delle chitarre elettriche e 12 corde, nell’utilizzo dei sinth ma principalmente nelle sonorità del flauto e dei sax di David Jackson, che un tempo erano di Elio d’Anna. La nuova band, oltre me e David quali esponenti storici del “prog” anni ’70, si compone di ottimi musicisti poco più che trentenni che hanno ridato quel vigore e quella grinta che ha sempre caratterizzato il sound degli Osanna. Una band che si esprime fortemente nei live e dove gli stessi giovani hanno il loro meritato spazio interpretativo e di improvvisazione.”
L’album, anticipato in aprile 2008 da un 45 giri con due soli brani : “‘A Zingara” e “L’Uomo”, è uscito sia in CD che in vinile con doppio LP, e vede rielaborati e realizzati con David Jackson e gli altri ospiti su citati, oltre a “L’Uomo” e “’A Zingara”, altri brani dai vari LP storici come “Tema”, “Animale senza Respiro”, “Mirror Train”, “L’Uomo”, ’A Zingara”, “Ce vulesse” , “Fuje ‘a chistu Paese”, “Il Castello dell’Es”, “Oro caldo”, ”My Mind Flies”, “L’ Amore Vincerà di Nuovo”, “Everybody’s gonna see you Die”, “In un Vecchio Cieco”, “Vado Verso una Meta”, “Solo Uniti”, “Theme one” di George Martin, mitico brano dei Van Der Graaf Generator e “There Will be Time

Mi ero riproposto di presentare una specie di recensione, ma credo che quanto appena scritto, aggiunto al pensiero di Vairetti, molto chiaro, nell'intervista a seguire, siano elementi sufficienti per far nascere la voglia di ascoltare questo "Prog Family". E' un disco molto... molto bello, gradevole per chi già conosce "il vecchio" repertorio, una piacevole sorpresa, credo, per chi solo ora si avvvicinasse al gruppo. In questo caso ripercorrere i momenti salienti di una vita musicale non sa di attaccamanto morboso alle radici o di mantenimento di una strada nota, ma ogni singolo brano è riconfezionato come se fosse appena nato. Gli ospiti presenti impreziosiscono l'intero lavoro, ma ciò che mi ha colpito è l'amalgama del prodotto, elemento non certo scontato per la sola presenza di musicisti tecnicamente eccezionali. Mi piacerebbe vederli dal vivo, occasione in cui la musica viene contaminata da altre forme d'arte, e dove nasce quella particolare alchimia che riesce a congiungere la migliore tradizione della musica progressiva alla cultura locale, quella napoletana, già di per se ricca di contenuti.




L'intervista


Avevo perso tracce della storia degli Osanna, anche se "L'Uomo" è disco che ascolto con una certa frequenza e che trovo davvero "fresco". Attraverso i tuoi interventi genovesi ho ricostruito un po' di storia che passa attraverso tentativi di reunion, non tutti felici. Quali sono le differenze sostanziali , non solo tecniche, nel proporre "L'Uomo" adesso, rispetto a quasi 40 anni fa?
Gli Osanna hanno avuto quattro formazioni, di cui due negli anni 70, che hanno prodotto tutto quel materiale “storico” che ancora oggi è ascoltato e ben considerato dai fruitori del Prog italiano e internazionale.
In quegli anni vi furono due formazioni di cui una (la prima, considerata la “vera formazione”) molto aggressiva e dinamica, che ha realizzato i primi 4 LP ( “L’Uomo”, “Milano calibro 9”, “Palepoli” e “Landscape of Life”), formata da me, Danilo Rustici, Elio D’Anna, Massimo Guarino e Lello Brandi, dal sound più crudo e molto incentrato su chitarra elettrica e sax, dove gl inserimenti di tastiere(mellotron e synth) erano solo di ausilio.
La seconda formazione (quella dell’ LP “Suddance” del 78) aveva contaminazioni di jazz-rock con l’inserimento di un vero tastierista - pianista (Fabrizio D’Angelo), che sostituiva i fiati di D’Anna.
Anche Brandi venne sostituito da Enzo Petrone e l’insieme del gruppo era decisamente più tecnico del primo.
Questa seconda formazione (non giudicata positivamente in quegli anni) è stata poi rivalutata(insieme all’LP prodotto) successivamente.
Sia “L’Uomo” che “Suddance” si accreditarono il premio della critica discografica 1971 e 1978.
Il gruppo fu costretto a sciogliersi per problemi economici perché il prog non aveva più il seguito e il concenso dei primi anni 70.
Dopo circa 20 anni, con il ritorno di Danilo da Boston, (dove si era stabilito dagli inizi anni 80, riformammo il gruppo con una nuova line up, producendo nel 2001 il CD “Taka Boom”, una sorta di antologia del repertorio storico, risuonato con una nuova produzione artistica e sonorità più attuali.
Io stesso pubblicai con la mia etichetta AFRAKA’, sia il CD che il libro “Osanna-Naples in the World”, ma la formazione, pur avendo ottimi musicisti, non riuscì a decollare e ad esprimere quel giusto e efficace sound che potesse ridare una nuova vita agli Osanna nel rispetto del nome storico. Molti contrasti e differenze di stile tra i musicisti della band crearono un sound ibrido che non ebbe il consenso del pubblico.
Io stesso rinnego quel CD non riconoscendone alcun valore, se non in alcune tracce, come nel brano”Colpi di Tosse”, Con ospite Enzo Avvitabile.
La formazione successivamente si disgregò e, elemento per elemento, ho ricostruito nel 2008 un nuovo gruppo, dove tutti i musicisti hanno saputo interpretare la giusta dimensione tra passato e presente, producendo la vera antologia “Osanna” con il CD “Prog Family”, con una serie di special guest che io stesso ho voluto, con immenso piacere.
Oggi questa nuova formazione è per me l’unica che può competere con la prima, con pari dignità.
E’ una formazione felice, dinamica, aggressiva e dolce.
Tutti gli strumenti che hanno caratterizzato le varie formazioni sono presenti e ben equilibrati tra loro.
Alla ritmica del batterista Gennaro Barba e del bassista Nello D’Anna( nessuna parentela con Elio), si amalgamano le tastiere di Sasà Priore e Irvin Vairetti, con la forte impronta caratterizzante del chitarrista Fabrizio Fedele e del sax di David Jackson (valore aggiunto della nuova formazione).
La mia voce è l’elemento di continuità di tutte le formazioni, come gli stessi brani, di cui sono autore insieme a Danilo Rustici, che purtroppo , per motivi di salute, non può più suonare.

Tantissimi gruppi gloriosi, stranieri e italiani, sono nuovamente assieme e hanno grande successo.Cosa spinge gli uomini che hanno una forte passione, in ogni campo, a ritornare sulla strada di un tempo? Nostalgia, la velocità del tempo che passa, il dimostrare qualcosa se stessi e agli altri, la consapevolezza che si ha ancora molto da dare?
Nel mio caso la nostalgia è proprio bandita. Io sono un curioso e appassionato di tutte le evoluzioni tecnologiche, artistiche , culturali e sociali. Sia io che Danilo avevamo fatto altri progetti musicali e la ripresa degli Osanna era stata sempre nell’aria. Così alla fine degli anni 90, dopo tante riflessioni decidemmo (io, Danilo e Enzo Petrone) di rimetterci in moto, spinti dal desiderio e dalla passione che fa parte del DNA di un artista o di un musicista. Rimettersi in gioco e in discussione è una cosa affascinante, anche rischiando di fare errori e essere criticati. E’ la cosa che ti fa crescere di più e ti rende orgoglioso di essere uomo. La ricerca e la creatività ti aiutano a dare nuova linfa alla tua vita utilizzando i mezzi, le tecniche e l’esperienza che hai maturato. E’ il piacere di comunicare emozione e di riceverla allo stesso tempo. Chiaramente bisogna fare i conti con l’aspetto economico che spesso e volentieri mette a dura prova chi fa questo mestiere.

Chiedo sempre agli artisti che intervisto, se hanno a cuore la semina, intesa come insegnamento e esempio per le nuove generazioni. Tu suoni con tuo figlio e altri ragazzi e hai quindi la tua linea guida.Ti chiedo, nel tuo ruolo di "apostolo" della musica, come vedi questi nostri ragazzi , dal punto di vista della recettività... conoscono lo spirito di sacrificio?
Ho insegnato per circa trentenni in un liceo artistico e mi sono confrontato sempre con giovani a cui ho “regalato” tutto il mio sapere e le mie esperienze. I giovani sono aperti a qualsiasi insegnamento e sanno ben riconoscere le cose giuste da quelle sbagliate, le cose belle da quelle brutte. E’ solo una questione di educazione e di esempi da dare. Non servono le parole, ma i fatti; loro recepiscono gli input offerti dalla nostra società, e nel bene e nel male assorbono anche le cose negative quando sono le uniche che vengono loro proposte. Affermo con convinzione che esistono molti giovani pronti al sacrificio e ricchi di entusiasmo e di curiosità. Per contro la nostra società è poco sensibile a questi argomenti e attraverso i mass media, o attraverso squallidi esempi politici e culturali, non danno certo una mano alla crescita dei giovani che spesso hanno il solo interesse di possedere cose inutili e vivere di sola immagine, senza contenuti.
Questo vale anche per i musicisti, molti dei quali vogliono il successo a ogni costo, senza sacrifici.
Per fortuna il mio ambito è diverso e l’universo musicale intorno alla mia etichetta, al mio gruppo e ai festival che organizzo, sono di tutt’altra natura. Anche qui posso affermare che esistono giovani musicisti che sanno sacrificarsi per ottenere risultati che vanno oltre l’effimera gratificazione economica o derivante dall’immagine.

Trovi ci siano differenze di qualità e quantità tra i talenti della tua giovinezza e quelli attuali?
Oggi c’è molta più tecnica di un tempo e i giovani musicisti hanno tutti grande padronanza dei loro strumenti, però spesso a discapito della creatività e dell’originalità, che negli anni 70 era una prerogativa ancora oggi riconosciuta. Il rock degli anni della mia generazione era fatto musicisti che non avevano grandissima tecnica, ma un gusto e un carattere molto forte. Il problema di sempre è saper comunicare attraverso la creatività un messaggio, un’emozione, un sentimento; la tecnica fine a se stessa non da molti risultati. L’essere bravi e volerlo affermare non è sicuramente un messaggio e oggi spesso si rischia di cadere in questa trappola del tecnicismo fine a se stesso.

Com'è Lino Vairetti insegnante di Arte?
Io ho insegnato discipline plastiche, ovvero scultura(ho studiato all’Accademia delle Belle Arti, nel corso di scultura, e parallelamente alla musica mi occupo anche di arte d’avanguardia, che amo quanto la musica). Con i miei allievi ho sempre coniugato arte e musica, offrendo loro la mia esperienza e cercando di aprire la loro mente e il loro cuore, di motivarli attraverso le passioni e la curiosità. Abbiamo prodotto assieme spettacoli con scenografie realizzate da loro e, per fare un esempio, nel DVD “Uomini e Miti”, degli Osanna, del 2003, la scenografia con il grande quadro “Guernica”, di Picasso, posto al centro della scena e della scultura chiamata “Uomini Albero”, erano realizzate dai miei allievi.

Mi interessa molto l'opera che eserciti in ambito musicale, e le cose che promuovi. Ti ho sentito sottolineare di come questo tuo sforzo trovi poi sviluppo nella periferia napoletana, quasi a cercare di portare la tua musica, dove difficilmente ne arriva. La musica per te è anche impegno sociale?
Sono nato e vissuto al centro di Napoli e mi sono trovato, solo per caso, a operare nei comuni periferici a nord di Napoli perché lì c’era il liceo artistico dove ho insegnato dal 1989 sino al 2006. Ho trovato un territorio privo di ogni stimolo culturale, e su richiesta dei miei stessi alunni e dei miei colleghi che conoscevano il mio passato in ambito musicale e organizzativo, ho iniziato a creare eventi in quei territori, tra mille difficoltà. La mia tenacia e la mia voglia di dare un efficace contributo alla crescita culturale in quelle zone, dove nel frattempo avevo anche preso il mio nuovo domicilio, mi ha fatto ideare nel 1995 un festival che oggi , alla sua XV edizione, è diventato un punto di riferimento sul territorio nazionale.
Il festival si chiama “AFRAKA’ ROCK FESTIVAL”, dove AFRAKA’ è’ l’acronimo di AFRAgola, FRAttamaggiore, e KA come rafforzativo di altri comuni con le iniziali in “CA”, come Cardito, Caivano, Casoria, Calandrino ecc. , tutti comuni limitrofi e legati tra loro. Impegno sociale? Sì, ma anche culturale e artistico. Il festival è uno spazio dove oltre alla musica si organizzano mostre d’arte e seminari.

Sono rimasto colpito dalle parole di Sophya Baccini relative al prog, parole che condivido in pieno. Però ultimamente, ascoltando molto prog nuovo, mi sono convinto che questo particolare tipo di musica, non poteva restare a lungo la più importante del panorama musicale, perché è musica opposta all'easylistening di cui pare tutti abbiano bisogno. E poi per fare un buon lavoro prog occorrono mesi, a volte anni, mentre un brano da hit può nascere in una settimana. Insomma, mi pare che tutto giochi a sfavore della musica progressiva. Sono fuori strada?
Sono d’accordo anche io, ma non è solo una prerogativa del prog. E’ un concetto allargato a tutta la musica di qualità, che va oltre l’effimero e la mera commercializzazione. Anche il folk, la musica etnica e popolare, il jazz o altre forme espressive musicali, possono portare agli stessi risultati qualitativi, e quindi trasformandosi in espressioni che presentano i caratteri della longevità.

Ti ho sentito prendere le distanze da chi criticava i personaggi "sanremesi", quelli che tu dici "..hanno un loro seguito e fanno onestamente il loro lavoro..".Ma davvero non ti verrebbe da tirare qualche "pomodoro ideale", mentre li ascolti ?
Ho molto rispetto per chi lavora. Difficilmente critico chi si adopera per fare musica onestamente. Posso non condividere e non apprezzarne i contenuti, ma quando mi accorgo che c’è un pubblico che ama e segue un artista, anche se lontano dal mio mondo, non posso fare altro che “ viverlo” con il dovuto rispetto, che è parte della democrazia da tutti tanto decantata. Esistono tanti spettacoli musicali che andrebbero vissuti con pari dignità; critico profondamente chi è nella stanza dei bottoni e promuove solo una parte delle variegate espressioni musicali, facendo prendere il sopravvento a quella più remunerativa.
Il vero problema è questo. I mass media, la TV e la radio determinano e pilotano (assecondando chi decide in base a parametri esclusivamente economici) , i gusti della gente……i pomodori li utilizzerei per queste “menti” che abbassano il livello culture mondiale; un discorso molto articolato che avrebbe bisogno di approfondimento diverso.

Una curiosità che mi è nata sabato, mentre parlavi di questi argomenti.Perché Vairetti, partito dagli Osanna, arriva... agli Osanna con David Jackson, mentre Alan Sorrenti , partito da "Aria" e David Jackson scivola sui figli delle stelle e poi... non so dove? Sono scelte meramente economiche?
Dovresti chiederlo a Alan, io ho fatto solo la mia parte cercando di essere coerente nel tempo, tra tanti sacrifici e anche … tanti errori.
Da dove nasce "Prog Family"? “Prog Family “ nasce da una mia attenta e meditata riflessione dopo il fallimento di “Taka Boom”.
Il gruppo si era ormai sfaldato e la malattia di Danilo, con cui condividevo la produzione artistica degli Osanna, aveva lasciato un segno negativo che mi faceva soffrire molto.
In bilico tra l’abbandono definitivo e il desiderio di trovare una giusta dimensione, ho trovato l’entusiasmo, cercando e trovando, uno per uno, i musicisti giusti per continuare da solo il nuovo “progetto Osanna”.
Ho ascoltato i live di tanti e tanti gruppi, andando in giro per l’ Italia, e ospitandoli nel mio stesso festival. Mi sono confrontato con loro e pian piano ho trovato quella alchimia che mi ha permesso di mettere in piedi”Prog Family”. L’intuizione è stata quella di chiamare David Jackson, che si è integrato nella formazione in modo eccezionale. Da lì è nato il piacere di avere altri ospiti legati al periodo d’oro del prog, come David Cross, Gianni Leone ... e così è salito l’entusiasmo che ha fatto partorire un lavoro discografico (sempre di tipo antologico) di grande qualità.
Di questo sono convinto senza falsa modestia o presunzione. E’ la mia esperienza e un entusiasmo equilibrato che mi fanno credere positivamente nel nuovo percorso.

Un tempo, pensare a David Jackson era rivolgere lo sguardo a un mito, mi immagino anche per musicisti come te. Ho altri esempi che vivo in diretta, come Clive Bunker dei Jethro Tull, che suona spesso assieme a ad artisti italiani. Eppure, ogni volta che me lo trovo davanti non posso fare a meno di pensare che ha suonato a Wight. Cosa significa convivere con artisti simili, che dall'esterno appaiono anche campioni di umiltà?
David è una persona non solo umile, ma anche squisita e umana.
Lavora da anni con bambini disabili facendo musicoterapica, e questa esperienza lo rende una persona eccezionale. Per me è sempre stato un mito,sin da quando lo ascoltavo nei Van Der Graaf Generator.
Quando lui accettò di collaborare a “Prog Family”, e successivamente fa parte della formazione, io camminavo a venti centimetri da terra per la gioia e l’emozione. Oggi oltre il CD, condividere il placo con lui è per me una gioia immensa, oltre che un riconoscimento del lavoro profuso, con dignità e professionalità.
I sogni spesso si avverano.

E' stata sua la scelta di inserire "Theme One?"
E’ stata una mia scelta. Volevo fargli un omaggio per ripagarlo della sua sensibilità. Lui ne è stato felice e insieme abbiamo arrangiato il brano con alcune modifiche rispetto all’originale. Ci siamo divertiti molto. Dal vivo eseguiamo anche altri brani suoi , e nel prossimo CD di inediti, ci saranno sicuramente anche brani di sua composizione.



Jackson si limita a svolgere l'esecutore o ha anche ruolo propositivo e autorale?
Ho risposto nella domanda precedente. Devo dire che lui non è per niente invadente, e con la sua umiltà accetta il ruolo che gli viene richiesto, ma mi sembra giusto e doveroso affidargli lo spazio che merita.
Ha molta stima della mia conduzione e del livello tecnico del gruppo, per cui si affida completamente alle direttive del gruppo.

Ascoltando "Prog Family" risulta evidente la contaminazione derivante dalla tua cultura di base. Nei tuoi spettacoli poi, ti mascheri, ti travesti e rispolveri la tradizione napoletana. Quanto influisce il luogo in cui si nasce sulla propria musica? La differenza di prodotto finale, tra ORME, PFM, BANCO, OSANNA, per fare esempi conosciuti, è da imputarsi anche al differente posizionamento geografico?
Sicuramente. La cultura napoletana(che nel periodo giovanile era stata da me e da noi rinnegata), è stata invece nel tempo recuperata come valore culturale su cui costruire una più forte identità. Il rock contaminato dalla napoletanità è una prerogativa che ci contraddistingue dagli altri gruppi.

Mi pare che ne"Il Castello dell'Es" ci sia Lello Brandi al basso, inattivo da tempo.Quanto conta l'amicizia e la solidarietà nel tuo ambiente?
Con Lello, che per molti anni non ho più frequentato, ho recuperato una amicizia fortissima e ho voluto con tutto il cuore la sua partecipazione al nuovo progetto. Lui ha ripreso a suonare dopo circa 20 anni di allontanamento dal mondo musicale. Sta lavorando a un suo progetto più legato al blues, al quale sto anche collaborando. E’ un’amicizia storica e sincera che è rinata con grande piacere reciproco.

Sempre su questo tema, vedo ultimamente un continuo scambio e un assiduo aiuto tra musicisti , gli stessi uomini che magari era difficile tenere uniti nel passato. La data anagrafica è l'unica via che conduce alla saggezza?
Penso che l’amicizia e la stima non siano mai state messe in discussione. Sono le occasioni che ci mettono in disparte in alcuni momenti, o ci fanno ritrovare in altri. I famosi corsi e ricorsi storici. Oggi noi della nostra generazione stiamo rivivendo un momento magico e quindiritornano alla luce anche i nostri rapporti veri e sinceri, come quello tra me e Gianni Leone, che si è consolidato nel tempo.

Qualche domanda standard. Mi bastano 30 secondi di ascolto per sapere se non risentirò mai più un brano o se lo farò suonare all'infinito.Ti capita di essere colpito al primo ascolto?
Mi capita di essere colpito al primo ascolto, e mi rimane dentro qualcosa che poi mi fa venire la voglia di riascoltare mille volte… ma non accade solo con ciò che mi impressiona da subito.

Perché ci siamo innamorati da bambini di canzoni di cui non capivamo una parola?
C’è un’emozione che ti prende, di cui spesso non sai neppure definire la motivazione. E’ come quando ti innamori, avverti un sentimento che ti scuote, anche se la persona che ti piace non è bella in assoluto. E’ il frutto di una magica complicità.

Un tempo dividevo la musica in categorie, poi sono passato a musica buona e cattiva e ora sono approdato a musica che mi piace e musica che non mi va. Se proprio dovessi dividere la musica in categorie, che criterio adotteresti?
Sono d’accordo con te, esiste musica buona e musica cattiva (chiaramente in funzione di gusti propri e di singole dimensioni culturali). Quello che è buono per te non può essere buono per altri e viceversa. Di fondo porto rispetto per chi lavora onestamente.

Che musica ami oltre a quella progressive?
Amo il rock e il prog in ascolto, ma ascolto di tutto. Ho lavorato per sonorizzazioni varie, utilizzando musica classica e jazz o new age. Ci sono molte proposte etniche bellissime, come anche un certo “rap” di qualità che trovo molto espressivo. L’hip hop, nelle sue forme espressive (musica, danza e grafica), lo trovo interessantissimo e molto legato alla società attuale. Un’arte di strada davvero straordinaria.

Quali sono i tuoi programmi futuri, come Osanna e come Vairetti?
Come Osanna, tra mille difficoltà, vorrei fare tanti concerti, in Italia e all’estero, e la produzione di un nuovo lavoro discografico con solo inediti, con uscita primavera 2010. Come Lino Vairetti vorrei trovare il tempo per continuare a produrre anche lavori di arte d’avanguardia, un aspetto che amo moltissimo.
Un mio lavoro discografico da solista non mi interessa, non ne sento l’esigenza; trovo già molto spazio negli Osanna e questo mi basta. Piuttosto vorrei dedicarmi alle produzioni di gruppi emergenti!

Fatti una domanda che avresti voluto che ti facessi.
Non ho domande precise, esprimo un desiderio.
Mi piacerebbe trovare le giuste sinergie per alimentare e promuovere questo mondo musicale prog che ha tanto ancora da dire e da comunicare.
Sono ottimista, ma sono consapevole che servono tante energie e tanti sacrifici che, anche attraverso il tuo lavoro di comunicatore,(e di tanti come te) possano portare a trovare molto più spazio di quello che attualmente ci è concesso
.

Passione e impegno, miscela imbattibile!!!


giovedì 19 marzo 2009

Biografia Osanna



Sono entrato da pochi giorni in contatto col mondo dei nuovi “Osanna”.
Quello antico lo conoscevo già e lo apprezzavo, tanto che “L’Uomo” è rimasto uno di quei dischi che ascolto con regolarità.
Gli Osanna odierni sono essenzialmente Lino Vairetti, unico superstite della vecchia formazione, e anima del progetto attuale, più una serie di nuove leve e un mito del prog, David Jackson , ex Van Der Graaf Generator.
Ho partecipato alla presentazione del disco di cui parlerò nei prossimi giorni; nell’occasione pubblicherò una lunga intervista a Vairetti che sarà esplicativa del suo mondo, passato e presente, e che farà risaltare aspetti sorprendenti.
Come anticipo propongo una breve biografia inviatami da Lino, che fa da apripista al racconto del nuovo lavoro musicale degli Osanna, “Prog Family”.

Era la fine del 1970 quando in un localino undergound del Vomero, il Quick, ci fu l'incontro "fatale" tra Elio D'Anna, (flautista e sassofonista da poco uscito dagli Showmen ), e il gruppo Città Frontale, di cui faceva parte Lino Vairetti come cantante, insieme a Danilo Rustici alla chitarra, Massimo Guarino alla batteria, Lello Brandi al basso e Gianni Leone alle tastiere. Elio, accompagnato da Tony Esposito e Sasà Petrone, con i quali cercava elementi per formare un nuovo gruppo, era lì ad ascoltare un loro concerto e rimanse colpito dal sound e dalla originalità dei loro brani (composti esclusivamente da Lino e Danilo). Il gruppo, che aveva l'esigenza di prendere un nuovo elemento per sostituire Gianni Leone, che trasferiva le sue aspirazioni musicali nel Balletto di Bronzo, fece la proposta ad Elio di far parte della propria formazione e lui, dopo qualche momento di esitazione e di imbarazzo nei confronti degli elementi che avrebbe dovuto abbandonare, catturato dall' energia e dal repertorio innovativo ascoltato, decise di accettare. Iniziarono le prime prove e subito il nuovo sound, molto crudo, dinamico ed esplosivo, divenne così affascinante che, in pochi mesi, fece produrre tanto materiale da poter realizzare almeno tre L.P. Fu scelto un nuovo nome: Osanna, l'unico, tra tanti proposti, che incontrò i favori di tutti.
Il primo concerto si tenne a febbraio del '71, in un locale di Napoli chiamato Spry Pan.
Sui manifesti c'era scritto: Elio D'Anna + Città Frontale = Osanna.
Successivamente furono il gruppo supporter al concerto di Arthur Brown e i numerosi consensi e riscontri ottenutirono che era giunto il momento di fare un salto di qualità ed affrontare il mondo della discografia.
Ma Napoli, patria di talenti ed artisti, era, ed è tutt'oggi, la negazione assoluta nel produrre musica di qualità. Le poche etichette discografiche esistenti erano attente solo a prodotti di musica napoletana e, spesso, di becera sottocultura .
Elio, tuttavia, riuscì a convincere la ABC Record di Bideri (famoso editore musicale napoletano e, allora, anche discografico) a credere nella loro produzione e così fu registrato, nei suoi studi di Napoli, il primo LP degli Osanna. Ma, ahimè, il tempo passava e Bideri non faceva un passo per l'uscita del disco per paura che il prodotto fosse invendibile. Un lavoro straordinario stava li a marcire. Ma il gruppo con grande determinazione e voglia di esplodere, non mollò e, presa di nascosto una "lacca" di primo ascolto, ci recò a Milano facendo ascoltare i brani a varie case discografiche trovando finalmente interlocutori attenti e sensibili.
I consensi erano favorevoli, ma, in attesa di eventuali risposte, si aprirono parallelamente nuovi altri spiragli attraverso la conoscenza di Pino Tuccimei e Renzo Arbore, che ascoltati i loro concerti in vari raduni pop (tra i quali quello famoso delle Terme di Caracalla di Roma che fu un vero trampolino di lancio per il gruppo), li indirizzarono al I° festival d'Avanguardia e nuove tendenze di Viareggio dove fu consacrato il loro successo, quali vincitori, insieme alla Premiata Forneria Marconi e Mia Martini, con una performance di grande spettacolarità oltre che musicale.
Le case discografiche intervenute, colpite dalla loro musica e anche dal particolare look molto teatrale, fecero a gara per contattarli e, dopo un ping- pong con la CGD, fu la Fonit Cetra che li prese nella sua scuderia offrendo, grazie a Massimo Bernardi, loro primo produttore, anche un contratto molto vantaggioso.
Nel mese di giugno del '71 negli studi della Fonit di Milano, fu realizzato, ex novo, l' LP L'Uomo , che nel giro di qualche mese decretò finalmente al gruppo quel successo meritato, facendogli attribuire il Premio della Critica Discografica Italiana.
Con la Fonit-Cetra seguirono poi altri tre LP.
Il primo fu Preludio, Tema, Variazioni e Canzona, uscito nel '72 come colonna sonora del film “Milano Calibro 9” con la collaborazione del maestro Luis E. Bacalov e la produzione di Sergio Bardotti .
Poi nel ’73 seguì Palepoli, pietra miliare della produzione Osanna, da cui il musical omonimo con mimi, danzatori e attori, portato con grande successo in tour nei teatri italiani, come prima e unica opera rock .
Landscape of Life nel '74 fu l’ultimo album di questa straordinaria e mitica formazione.
In quei quattro anni di attività, il gruppo, attraverso migliaia di concerti, apparizioni televisive e tournee teatrali, si impose come una delle più importanti band di rock progressivo internazionale.
La stampa specializzata, libri ed enciclopedie sono ancora oggi attente al repertorio proposto in quegli anni.
Gli Osanna si sciolsero nel '75.
Dopo alcune esperienze discografiche vissute sempre per la Fonit Cetra, con varie formazioni parallele quali, Città Frontale - El Tor, con Lino e Massimo e Uno e Nova, con Danilo ed Elio, nel 1978 si ricostituivano gli Osanna con una nuova formazione che vedeva riuniti Lino, Danilo e Massimo con due nuovi elementi: Fabrizio d'Angelo alle tastiere ed Enzo Petrone al Basso, che sostituivano Elio d'Anna e Lello Brandi.
Con questa formazione usciva, per la CBS, un nuovo LP Suddance , registrato e mixato a Napoli negli studi Splash di Peppino Di Capri.
Ancora una volta agli Osanna veniva attribuito il Premio della Critica Discografica Italiana e il premio quale miglior gruppo rock di Annuario Discografico nel 1978.
La nuova formazione ebbe breve vita per le varie difficoltà organizzative ed economiche.
Lo spazio per la musica di qualità in Italia era sempre più stretto e gli Osanna, in attesa di un evento internazionale che non arrivava mai, alla fine del 1979 si fermarono ancora una volta. Danilo si trasferì a Boston, dove rimase stabilmente, mentre Lino ideò una nuova struttura di musica-teatro- danza producendo alcuni musical tra cui El-Tor e molti altri eventi musicali fino a oggi.
Negli ultimi anni Lino e Danilo, tra le varie produzioni musicali parallele, hanno alimentato il loro sodalizio artistico comunicando le loro idee e le loro emozioni via epistolare e successivamente in via telematica. Sempre spinti dalla voglia di riprendere quel discorso artistico interrotto e sospeso, nel 1999 a distanza di circa 20 anni da Suddance, e alle soglie di un nuovo millennio, realizzano il nuovo progetto Osanna 2000, una sorta di tributo antologico con una nuova produzione musicale in sintonia con le tecnologie e le sonorità moderne.
Dopo vari contatti intrapresi con tutti gli elementi delle passate formazioni, gli unici a credere nel nuovo progetto sono stati gli stessi promotori Lino, Danilo ed Enzo che insieme a dei nuovi compagni di viaggio, Gennaro Barba, Vito Ranucci, Gigi Borgogno e Luca Urciuolo, sostituito poi da Paolo Varriale, hanno realizzato il CD “Taka Boom”, uscito nel 2001, nel trentennale della nascita della prima formazione.
Il tributo al live degli Osanna è stato offerto da altri musicisti che hanno fatto la storia del Prog Italiano come: Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco, Jenny Sorrenti, Patrizio Fariselli degli Area con Antonio Onorato, Gianni Leone del Balletto di Bronzo, Enzo Avitabile, Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi delle Orme e Peter Hammill. Hanno inoltre collaborato al CD: Carlo Avitabile, Gino Evangelista, Anrea Palazzo, Ciccio Merolla, Elio Eco e ospite d’onore Enzo Avitabile che ha offerto una prova strabiliante della sua sensibilità vocale ed artistica.
Il CD e DVD “Osanna Live  Uomini e Miti”, prodotto da Afrakà su etichetta RAI Trade Suonidalsud e distribuzione BTF, è la penultima produzione discografica degli Osanna con i contributi degli ospiti citati.



Lontano da sterili nostalgie e fedelmente inseriti in un contesto di sana e opportuna difesa di un patrimonio artistico espresso dalla propria dimensione musicale e creativa, gli Osanna sono oggi una realtà ed una conferma della longevità dei valori culturali della musica “Prog”.
La nuova formazione 2008/2009 con la quale si presenta il live e il nuovo lavoro discografico “Prog Family”, è composta da Lino Vairetti leader storico e cantante della band, con Gennaro Barba alla batteria, Sasà Priore alle tastiere, Fabrizio Fedele alla chitarra, Nello D’Anna al basso e Irvin Vairetti sequancer e voce, e “Special Guest” David Jackson ai sassofoni e flauti e Gianni Leone all’organo.
Nel CD vi sono altri ospiti e special guest della scena prog di livello internazionale.
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Ne parlerò più diffusamente domani...



mercoledì 18 marzo 2009

Codice Zena



A tutti nella vita capita di trovarsi tra le mani ciò che si sta cercando.
Tutti prima o poi hanno detto, “… lo avevo davanti agli occhi e non lo sapevo…”
Oggi parlerò di “Codice Zena”, un libro di Riccardo Storti, noto ricercatore-propositore del prog genovese e non solo.
Ho conosciuto Riccardo qualche anno fa e ho episodicamente collaborato con lui nella compilazione di “contrAPPUNTI”, rivista settoriale genovese.
Ma non è per uno scambio di favori che oggi parlo di questo libro, e in ogni caso il motivo per cui mi piacerebbe che fosse letto è che tante sono le persone che potrebbero apprezzarlo, ritrovando parte delle loro radici.
In fondo, è un modo indiretto per raccontarmi.

L’ANTEFATTO.

L’ascolto delle canzoni, in generale, mi evoca immagini passate, piacevoli e non.
Una delle cose positive nell’essere “ un maturo amante della musica” è quella di aver avuto la possibilità di vedere cose ormai storiche, che saranno per sempre negate alle generazioni attuali.
Nel mio viaggio combinato, musica-eventi passati, ho ripescato nella memoria un vecchio festival pop svoltosi ad Altare, periferia di Savona, la mia città.
Immagini sfuocate, situazioni annebbiate, ma sensazioni molto precise che meritano di essere rimesse in sesto.
Butto giù di getto i miei pensieri e poi li mando a Storti. Lo spirito è più quello della condivisione, visto che il mio scritto è obbligatoriamente poco tecnico.
Invece lui risponde in maniera positiva, e mi invita a fare ulteriori ricerche, peraltro ancora in corso.
Parte l’effetto domino, e mi viene voglia di ricordare le date dei mie concerti importanti, la maggior parte dei quali svoltisi proprio a Genova.
Incontro Riccardo alla presentazione del disco dei Delirium e gli chiedo:”… ma tu non conosci qualcuno che ha partecipato ai vecchi concerti di Genova, all’Alcione, al Palasport…”.
Lui, col sorriso sulle labbra, fa una rotazione di 90 gradi, si piega e mi indica il suo libro, “Codice Zena”.
“.. qui troverai tutto quello che cerchi!! “.
Dimenticavo, siamo da Ricordi, dove si vendono libri, dischi e strumenti musicali.
Avrei comprato ugualmente il libro, ma sapere che dentro avrei forse potuto trovare delle risposte a domande impossibili era troppo allettante!


IL LIBRO

Non è un libro per tutti.
Non è ne un romanzo ne un giallo.
Non è un saggio e nemmeno un manuale.
Parlo invece di qualcosa di pregevole dal punto di vista dell’indagine, della raccolta dati/documenti e della precisione cronologica.
Ma è ovviamente molto di più di un mero elenco di fatti, numeri, e opinioni.
“Codice Zena” ci racconta del sacro fuoco musicale tipico di Genova, a partire da metà anni 60.
Ripercorre la storia di personaggi mitici, molti dei quali ancora in attività, che hanno avuto spazi nazionali e internazionali.
Si respira la nascita della “nostra musica”, che parte dalle cantine del porto per fare tappa a Sanremo e proseguire oltre.
Si ritrovano personaggi conosciuti, in vesti antiche, con intrecci che non sempre sono facili da capire.
Ci sono fatti storici, aneddoti, recensioni, dischi fondamentali del fenomeno prog, fotografie , articoli originali…davvero completo.
Leggendolo ho quindi trovato cose che… non stavo cercando, ed è stata una piacevole sorpresa.
Ma ho trovato anche il resto.
Difficile far capire cosa intendo. Ci provo con un esempio.
A un certo punto della descrizione degli eventi di inizio anni 70, Riccardo racconta di un 30 maggio 1972, giorno da lui considerato storico (o quasi) per il “passaggio “ del prog internazionale a Genova: Van Der Graaf Generator al Teatro Alcione.
Bene, io quel giorno c’ero ed era il mio primo concerto, e con grande soddisfazione ho riletto alcune note di quel pomeriggio(sì, esisteva anche il pomeridiano..)
E così mi è accadduto con ELP, Gentle Giant, Soft Machine e altri.
Tutto questo sa un po’ di operazione nostalgia, ma ritrovare frammenti della mia storia personale è stato piacevole e… terapeutico.
E’ brutto parlare di libro terapeutico?
Quando io scrivo le mie piccole cose lo faccio innanzitutto per me stesso e immagino che sia così anche per gli scrittori veri, quelli come Riccardo che magari, azzardo, hanno trovato un metodo per vivere attraverso la carta momenti negati dall’essere “nati dopo” (fatto non disprezzabile… ). Sono sicuro che l’autore, tra le mille motivazioni, ne ha avuta una predominante, il conoscere fatti e misfatti musicali del territorio più caro, che oggettivamente tanto ha dato in termini di talenti e avvenimenti. Ben venga poi la condivisione e il successo di vendite (che io purtroppo non riuscirò ad incrementare).
La sezione “ricordi da rinfrescare “ non è stata l’unica che ho apprezzato.
Ho scoperto invece gruppi che non conoscevo, se non superficialmente, anche se, gira e rigira, i nomi (parlo dei componenti le band), sono sempre gli stessi.
E poi sono riuscito a percepire l’aria di quei giorni, l’atmosfera contaminante, l’ambizione e il talento di tanti giovani, a volte in pesante disaccordo, ma collegati indissolubilmente tra loro da una forte passione musicale. E in tutto questo mi sono pienamente ritrovato.
Ci sarebbero altre cose da rimarcare, ma un po’ di mistero occorre lasciarlo.
Ora che l’ho terminato, si è trasformato in manuale da consultare in caso di necessità … davvero non può mancare nella biblioteca dell’amante della musica … sì, una certa musica… quella buona.



Citazione d'autore:

"Bisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, perché è un male pericoloso e contagioso." (Pietro Abelardo)



lunedì 16 marzo 2009

Foghat


I Foghat sono un gruppo hard rock britannico, formato nel 1970 a Londra.
Tra i più conosciuti del periodo, si sono costruiti credibilità e seguito proponendo un onesto hard rock fortemente tinto di blues.
La formula ebbe successo soprattutto all'inizio, consentendo al gruppo di vincere diversi dischi di platino e suonare concerti sold-out in tutto il paese, prima che il punk e la new wave cambiassero i gusti del pubblico facendo calare notevolmente la loro popolarità.
Il gruppo, comunque, non gettò mai la spugna continuando a proporre il suo repertorio dal vivo (con sporadici album in studio) fino alla morte del leader "Lonesome" Dave Peverett nel 2000 dopo una lunga battaglia con il cancro.


La loro canzone di maggior successo è la celeberrima Slow Ride, inserita anche nel gioco harmonix, Guitar Hero 3 Legends of Rock,e Grand Theft Auto San Andreas.
Il celebre brano è anche nel film Svalvolati on the road e in una puntata de “I Griffin”.

Slow Ride