sabato 14 marzo 2009

Osage Tribe- Arrow Head


Utilizzo una recensione vecchia di Ciao 2001( Enxo Caffarelli-1972) per ricordare gli Osage Tribe, glorioso gruppo di musica progressive italiana.
Il gruppo è stato fondato da Franco Battiato, che a quei tempi si dedicava alla musica sperimentale.
Oltre a lui, sono presenti Marco Zoccheddu, Bob Callero e Nunzio "Cucciolo" Favia.
Lo stesso Battiato procura al gruppo un contratto discografico e quindi l'opportunità di incidere un singolo intitolato Un falco nel cielo.
Subito dopo l'incisione, Battiato se ne va per proseguire nella carriera solista che tutti conoscono. Rimasti in tre, gli Osage cambiano direzione musicale, passando dal pop leggero del loro singolo ad un suono più progressivo, realizzando nel 1972 il loro unico album intitolato, Arrow head. Si tratta di una commistione fra hard rock, progressivo e qualche spruzzata jazz, il che lo rende un lavoro molto interessante.
Il gruppo ha però breve vita; già alla fine del '72, Zoccheddu e Callero se ne vanno per andare nel Duello Madre. Nunzio Favia, unico superstite tenta di andare avanti reclutando lo sconosciuto Piero Marchiani e Red Canzian, proveniente dai Capsicum Red. Dopo breve permanenza Canzian se ne va per approdare ai Pooh e ciò decreta la fine definitiva della formazione.
Bob Callero ha poi collaborato con diversi artisti, soprattutto con la formazioneIl Volo, nel quale ha militato anche Alberto Radius.

OSAGE TRIBE
Arrow Head - Bla... bla (1972)
Gli Osage Tribe hanno scelto una denominazione presa in prestito dalla storia degli indiani (si tratta di una tribù), ed il loRo singolo grafico è stato sin dal primo disco una testa mozza di una bambola indiana, che vuol rammentare la dispersa civiltà, di quel popolo in chiave sociale e politica.
Anche a livello di testi, essi si ispirano alle storie nate nel popolo Osage, ricche di esperienza popolare e ataviche tradizioni, storie che parlano di "presa di coscienza", di "armonia con l'universo", di "un mondo fatto a pagamento, dove le mani sono piene di soldi e gli stomaci di whisky", del "dio della vita che dà luce alle menti", di "cerbiatti d'argento che saltano fra nuvole di giada". E' un linguaggio antico, ma è il linguaggio di pace nella battaglia esistenziale di tutti i giorni, e dunque un messaggio sempre valido.
"Arrow head", vale a dire "punta di freccia" è il primo LP del gruppo, per il momento ancora un trio, con Marco Zoccheddu, ex chitarrista della Nuova Idea ed autore della maggior parte dei pezzi, "Cucciolo" alla batteria, e "Callero" al basso.

La musica degli Osage parte da una base di rock tradizionale, sul quale però i musicisti si sforzano di inserire, con successo, le loro vibranti emozioni jazzistiche: li ascoltiamo ad esempio in "Cerchio di luce", dove riescono a fare del buon jazz con la semplice formula chitarra-basso-batteria.
Le cose più notevoli sono accompagnate da musiche più commericali, ma ormai non è più tempo di compromessi di questo genere neppure in Italia, e gli Osage, che sono musicisti molto intelligenti, stanno tentando (aggiungendo una tastiera ed un fiato) di spostarsi verso un modo più libero e più jazzistico. La sezione ritmica è già quella giusta per questo programma. E l'etichetta Bla... bla, la stessa di Franco Battiato (con il quale gli Osage Tribe hanno suonato per qualche tempo), e dei Capsicum Red, è fra le più attente e all'avanguardia nel nostro paese. Sei sono i pezzi complessivamente, tre per facciata.

Molto bella la confezione dovuta allo studio al.sa. La copertina esterna è dedicata agli indiani, quella interna rappresenta un originale flipper trasformato per l'occasione (E.C.).

Cerchio di Luce



venerdì 13 marzo 2009

Cursive


I Cursive sono un gruppo indie rock di Omaha, Nebraska.

Negli anni la band ha sviluppato una personalità musicale unica, caratterizzata da strutture inusuali, testi emozionali e da una miscela strumentale imprevedibile.
La loro musica è stata maggiormente influenzata da gruppi come Archers of Loaf, Fugazi, e Shudder to Think.
Il gruppo è formato nel 1995 da Tim Kasher (voce e chitarra), Clint Schnase (batteria), Matt Maginn (basso) e Steve Pederson (chitarra).
I quattro debuttarono nel 1997 con Such Blinding Stars for Starving Eyes.
L’anno seguente realizzarono The Storms of Early Summer: Semantics of Song, secondo full-length ideato come concept album.
In seguto alla pubblicazione, la band si sciolse: ritornò nel 2000, con un nuovo LP, Domestica, e un nuovo membro (Ted Stevens dei Lullaby for the Working Class, che sostituisce Steve Pederson).


Domestica, che si può considerare il lavoro finora più completo dei Cursive, garantisce nuova popolarità al gruppo.
Instancabili, i Cursive pubblicano nel 2001 un ep, Burst & Bloom, nel quale suona anche la violoncellista Gretta Cohn.
The Ugly Organ, risalente al 2003, è l’ennesimo concept album.
Nel 2005 Gretta Cohn lascia la band; viene inoltre messa sul mercato una compilation che raccoglie i singoli e i lati b andati perduti.
Nel 2006 viene pubblicato Happy Hollow: per rimpiazzare il violoncello viene chiamata un’orchestra di fiati; il concept questa volta si sposta dalle tematiche interpersonali: Happy Hollow è infatti l’album più politico dei Cursive, una riflessione sulla società moderna che, toccando temi come l’omosessualità e l’aborto, scaglia un vero e proprio attacco alle religioni organizzate ed in particolar modo a quella cristiana.
L’album è stato preceduto dal singolo “Dorothy at Forty”.
Tim Kasher ha anche intrapreso la carriera solistica, firmandosi The Good Life.
In seguito, The Good Life si trasformò in un vero e proprio gruppo, includendo nuovi membri tra cui Stefanie Drootin, Ryan Fox, e Roger Lewis.



Citazione d'autore:
"Quando due uomini in affari sono sempre d'accordo, uno dei due è superfluo" (Ezra Loomis Pound)


giovedì 12 marzo 2009

Natalie Merchant


Natalie Anne O’Shea Merchant nasce a Jamestown, New York, il 26 ottobre 1963.
E' una cantante e musicista che, a partire dal 1981, ha fatto parte del gruppo dei 10,000 Maniacs, lasciato poi nel 1993 per intraprendere una carriera da solista.
Il suo cognome paterno è di origine siciliana ed originariamente era Mercante, prima di venire anglicizzato in Merchant. Il cognome O’Shea invece proviene dal ramo materno della famiglia, di chiara origine irlandese.

Natalie è stata la prima voce dei 10,000 Maniacs, ai quali si era aggregata giovanissima, quando ancora era studentessa al Jamestown Community College.
Ha abbandonato il gruppo nel 1993, per cercare il successo come solista.
Tre brani contenuti nel suo album di debutto, Tigerlily sono entrati nella classifica dei 40 singoli più venduti negli Stati Uniti: “Carnival”, “Jealousy”, e “Wonder”.
Nel 1997 ha interpretato “Planctus”, un brano per pianoforte e voce scritto appositamente per lei da Philip Glass.
Nel 1998 ha pubblicato l’album Ophelia, che ha promosso partecipando come co-headliner al festival musicale itinerante Lilith Fair. L’anno successivo ha pubblicato Live in Concert, che conteneva delle cover, delle canzoni del suo repertorio da solista e anche dei brani appartenenti al periodo in cui faceva parte dei 10,000 Maniacs.

Nel 2001 la Merchant ha pubblicato l’album Motherland, esibendosi in un lungo tour che ha toccato sia gli Stati Uniti che l’Europa.


Nel 2003 ha lasciato la sua casa discografica, l’Elektra Records, pubblicando nel settembre dello stesso anno un album di brani folk e tradizionali intitolato The House Carpenter’s Daughter per la sua etichetta personale, la Myth America Records.
Nel 2005 l’Elektra Records ha pubblicato Retrospective: 1995-2005, una raccolta di singoli dell’artista. Ne esiste anche un’edizione limitata in 2 CD che contiene anche alcuni brani poco noti e non pubblicati in precedenza.
Natalie Merchant suona il pianoforte ed è autrice e produttrice di quasi tutte le sue canzoni.
Ha cantato insieme a molti altri artisti, tra i quali Michael Stipe, Susan McKeown, David Byrne, Tracy Chapman e Peter Gabriel.
Ha varie volte collaborato anche con Billy Bragg (e i Wilco) e tra queste collaborazioni si segnala l’album Mermaid Avenue. I suoi lavori, come quelli di Bragg, toccano tematiche politiche e sociali ed ha attivamente sostenuto associazioni e progetti come Amnesty International e l’American Indian Movement sia con le sue canzoni che prestandosi come testimonial.



Carnival





mercoledì 11 marzo 2009

Presentazione Osanna-Sophya Baccini-Delirium



Proseguo col racconto del mio fine settimana musicale.
Sabato sera, alla Casa della Musica di Genova, nella nuovissima struttura in darsena(http://nuke.genovainmusica.it/), sono stati presentati tre nuovi “lavori” musicali , legati all’area progressive.
Parlo di “Prog Family” di Osanna e David Jackson, di “Aradia” di Sophya Baccini e de “Il Nome del Vento”, dei Delirium.
Di quest’ultimo ho già ampiamente parlato, anche se mi soffermerò su alcuni scambi di battute tra Martin Grice e pubblico.

In una sala “bollente” e affollata, i musicisti si sono confrontati con giornalisti, pubblico e tecnici del settore.
Il tutto moderato e condotto da Riccardo Storti.



Sophya Baccini (Sophy, come la chiama Martin).


Rimando a prossima e imminente occasione un giudizio sul suo lavoro, ma credo sia rilevante inquadrare il suo pensiero, o almeno quello che mi è arrivato.
Ieri ho parlato di lei come ospite al concerto dei Delirium e come presenza , in qualità di corista (e pianista)ne “Il Nome del Vento”.
Sophya ha una voce incredibile, ma quello che colpisce è il personaggio in toto.
In questa occasione viene proiettato il video, contenuto nel CD, suona e canta assieme a Lino Vairetti e risponde alla tante domande.
Ho avvertito la piena soddisfazione del momento, come se tutto a un tratto fosse arrivato il riconoscimento del suo talento e dell’impegno profuso .
Non a caso lei ci parla di “... tasselli che sembra stiano andando al posto giusto, dopo anni di gavetta…”.
Ma il suo esordio è quello che mi ha colpito di più, perché legato a riflessioni che ultimamente mi appartengono.
Ad una domanda legata al suo legame con la musica progressive emerge come Sophya consideri tale musica alla stregua della classica.
Il paragone, che potrebbe far inorridire i più rigidi e austeri musicofili, è a mio giudizio estremamente calzante.
Lei racconta di come sia una musica “difficile”, che dona la massima possibilità di espressione , che contiene in se i vari rami e ramoscelli dell’albero musicale, linee guida e derivazioni.
E questo è il percorso del suo disco (a me viene sempre il link col vinile) e della Black Widow.
Martin Grice si esprime in termini entusiastici, e lo benedice come possibile lavoro teatrale … non solo musica, ma qualcosa di ancora più complesso che possa dare vita a differenti forme espressive.
Uno dei temi della serata è la mancanza di visibilità per chi fa musica di qualità e, come spesso capita, spunta il festival di Sanremo , e non con scopi celebrativi.
A questo proposito Sophya afferma di aver “rischiato” di andare a Sanremo , ma non mi è parso chiaro se il tono era quello del rammarico o della soddisfazione.
Il mio pensiero: se è vero che la musica sanremese appare lontana anni luce da “Aradia”, è altrettanto vero che un passaggio al festival garantisce visibilità e può facilitare la realizzazione dei “seri” progetti personali.
E’ coccolata da tutti, Sophya, segno del riconoscimento del talento, ma appare evidente che l’aspetto umano è preponderante.


Lino Vairetti




Nella mia adolescenza ho avuto lì opportunità di vedere due volte gli Osanna, ma avevo solo in mente la fisionomia di Elio D’Anna.
Ricordo invece perfettamente “L’uomo”.
Quando a fine serata racconto a Lino di come io senta quel capolavoro nell’MP3, mentre corro, o di come io “abbia” toccato Dave Jackson, nel 72, mi guarda sorridendo , probabilmente pensando :”… ma perché mi racconta ste cose?..”
Caro Lino, quando parlo di musica perdo ogni tipo di pudore, le barriere cadono e ritorno adolescente!!!
Dal dibattito emerge come Vairetti sia l’unico superstite del vecchio gruppo, circondato da giovani talenti( figlio compreso).
Ma la grossa novità è la presenza di Dave Jackson, ex Van Der Graaf Generator.
L’antologia “Taka Boom”, uscita nel 2001, avente l’obiettivo di ripercorrere gli anni d’oro, viene messa in ombra, quasi rinnegata, in quanto poco in sintonia con lo spirito prog.
Anche oggi parliamo di un’antologia, contaminata dall’etnia napoletana, che prevede anche la rivisitazione dei primissimi Osanna , tempi in cui i fiati di D’Anna erano in primo piano. Pensando a quel periodo e a quei suoni , chi meglio di David poteva contribuire alla causa?
Ma quella che doveva essere una presenza una tantum si è trasformata in qualcosa di duraturo, sintomo di un perfetto accordo e amalgama tra i musicisti. Il risultato è che Jackson è ormai un titolare a tutti gli effetti.
Le sorprese partecipative non si esauriscono qui e si evidenzia la presenza di David Cross, Gianni Leone,Tim Stevens e… sarò più preciso nei prossimi giorni quando descriverò “Prog Family”.
Come già accennato emerge il problema della mancanza di spazi televisivi, per una musica che viene considerata poco vendibile .
Ma esistono persone come Vairetti che progettano e mettono del proprio, impegnandosi anche economicamente, nel tentativo di fare e proporre musica di qualità, possibilmente favorendo le iniziative “giovani”.
Gustosa la scenetta raccontata dalla Baccini, relativa al primo incontro tra lei e Lino, nel backstage , alla fine di un concerto.
Scambiano alcune parole e poi lei azzarda e chiede: “… ma tu collaboreresti con me?” , pronta a rilanciare alla Troisi, dopo il certo rifiuto. E lui:””... oltre ogni rosea aspettativa.
Un giornalista “attacca” gli artisti di Sanremo (sempre loro!!) e Lino prende la posizione del difensore delle persone iscritte all’albo dei cantanti...“In fondo loro hanno un seguito e fanno ciò che sono capaci di fare e che viene loro richiesto.”
Unitamente a questo benevolo pensiero, che però non suona come difesa d’ufficio di una categoria, ne ha uno più “acido”, ma davvero grave.
E’ un episodio che racconta di come , a fronte di un evento napoletano, in cui erano presenti artisti storici della musica italiana, il giornalista ufficiale di un quotidiano importante, preposto alla divulgazione/descrizione di manifestazioni musicali/culturali, avesse presentato in anteprima un "concerto da museo archeologico”, di fatto invitando a disertare piuttosto che a partecipare.
Dura la vita per la “MUSICA” seria!!!
Tra le tante attività organizzative di Vairetti, il festival di AFRAKA, acronimo di Afragòla, Frattamaggiore più il rafforzativo KA, somma di molti paesi (con la "C" iniziale) da lui chiamati “bassi”, proposto ormai da 15 anni, con partecipazioni straniere importanti (Emerson, Animals, Palmer …)
E a questi eventi partecipano molti giovani e giovanissimi, segno che forse qualcosa sta cambiando (e che i padri lavorano bene, aggiungo io!).
Nella discussione spazi-Sanremo-visibilità subentra Gasperini della Black Widow, con un intervento per me interessantissimo e sorprendente.
Il suggerimento è quello di non occuparsi troppo di televisione e visibilità e cercare la propria strada e seguirla con passione e tenacia. Il tutto è confortato da dati alla mano, quei numeri che dicono che l’andamento delle produzioni B.W. in corso è positivo, senza necessariamente passare attraverso luoghi istituzionali.


Martin Grice e Ettore Vigo



Sono i creatori delle musiche del CD, mentre i testi sono di Mauro La Luce, tutti e tre presenti.
Per i dettagli della presentazione vedere:

La domanda più succosa riguarda il concerto della sera precedente, ma riporta ad una situazione generale, in bilico tra la sofferenza e il piacere.
Inutile ricordare che i Delirium hanno un passato illustre, che li accosta a brani superconosciuti , e magari a Ivano Fossati.
Loro ormai sono altra cosa, ma i passaggi televisivi sembrano garantiti da brani come Jeshael o Dolce Acqua.
Analogamente, le hit del passato vanno eseguite durante i concerti, perché il pubblico richiede anche quelle, e “... la gente deve andare a casa soddisfatta”.
Questa è stata la risposta di Grice, a chi gli domandava il motivo per cui la sera prima non fosse stata colta l’occasione per proporre tutto “Il Nome del Vento”.
Mancanza di tempo e conseguente difficoltà nella coordinazione di Delirium, vecchi e nuovi (Di Martino è tornato da poco) con il quartetto d’archi, ma soprattutto volontà di soddisfare i fan, quelli attuali e quelli che arrivano da lontano, temporalmente parlando.
Certo, l’immagine di Martin che suona il flauto mentre guida il TIR , proponendo nuovi fraseggi, al telefono con Ettore Vigo… beh, resterà il simbolo di questa serata , come caratteristica evidente della passione che spinge gli uomini, in qualsiasi campo essi si muovano, a tirare dritti, seguendo i propri amori e talenti, nonostante le mille difficoltà che la vita propone.






martedì 10 marzo 2009

Concerto Delirium/Cerchio d'Oro




È appena terminato il mio week end musicale che racconterò in due momenti distinti.

Gli appuntamenti erano importanti.

Venerdì, al Teatro della Gioventù di Genova, ho assistito a un bel concerto, organizzato dalla Black Widow Record. Protagonisti i Delirium e il Cerchio d’Oro di Savona.

Il secondo evento era legato alla presentazione delle “fatiche” di Osanna e Sophya Baccini, e a un replay de "Il Nome del Vento" dei Delirium, di cui ho parlato da poco:



Oggi mi limiterò a descrivere la serata di venerdì.

Arrivo al teatro presto, mentre il sound check è in corso; avverto un po’ di giusta tensione nei savonesi del Cerchio d’Oro. Ricordo di aver pensato al primo ascolto del loro “Viaggio di Colombo” che non sarebbe stato facilissimo riproporre il concept album dal vivo, e questa è stata la prima occasione ufficiale, in un luogo importante, assieme ad artisti storici del panorama nazionale:


Se poi aggiungiamo che il nuovo progetto del "Cerchio" parte da una reunion che comprende musicisti, alcuni dei quali lontani dalle scene da molto tempo, e se integriamo con un "piccolissimo" particolare, l’arrivo del giovane Simone Piccolini, vicino al padre Franco sul palco, entrambi alle tastiere… beh l’emozione diventa facilmente capibile.

Alle ventuno in punto lo spettacolo inizia.
Nell’arco di cinquantacinque minuti viene presentato l’intero CD.
Da segnalare che, rispetto al lavoro in studio, oltre al già citato Simone, troviamo Bruno Govone alla chitarra, sostituto di Roberto Giordana.

Piuccio Pradal al canto e i gemelli Terribile, Giuseppe e Gino, basso e batteria, completano l’organico.

Qualche incertezza, legata alle componenti appena descritte, ma poi si prosegue in scioltezza, con l’aggiunta di un po’ di spettacolo.

A me sono piaciuti molto ed è un giudizio complessivo, che esclude i piccoli incidenti di percorso, peraltro assorbiti con scioltezza, come solo i professionisti sanno fare.

Come è noto, tra le pareti di uno studio di registrazione è relativamente facile costruire un buon prodotto, tecnicamente elevato, ma la prova on stage è quella della verità e questi savonesi, pieni di entusiasmo musicale, l’hanno superata con larga sufficienza, e sono certo che la loro rivisitazione delle avventure di Colombo, utilizzate per raccontare le vicissitudini dell’uomo di ieri, in parallelo con l'attuale, darà le soddisfazioni che sino a poco tempo fa potevano sembrare impossibili da trovare.


Il genere, per chi non li conoscesse, è il prog, una branchia della musica rock un tempo molto seguita e diventata successivamente prodotto da nicchia, ma ora in discreta ascesa, per merito di artisti e ascoltatori “esperti”, e musicisti e utenti molto giovani che guardano alla qualità e non si accontentano di qualche riff accattivante.



Ed ecco il momento dei Delirium e di ospiti di spessore.

Il palco è nutrito e a tratti il gruppo, formato per l’occasione da sette elementi, viene integrato da un quartetto d’archi e tre coriste.

Alcuni brani sono tratti da “Il Nome del Vento”, “Theme One” su tutti, per citare un pezzo strumentale a cui sono molto legato.

Ma non si può lasciare indietro la storia pregressa e anche i marchi di fabbrica degli antichi Delirium vengono rispolverati.

"Jeshael" e "Dolce Acqua" appartengono ormai alla tradizione italiana ed è sempre un piacere ascoltarli.

Arriva il momento de “Il Canto di Osanna” e salgono sul palco i due special guest.

Lino Vairetti degli Osanna (voce e chitarra) e Sophya Baccini, presente nel disco dei Delirium come corista (termine forse riduttivo) e al piano in un brano, danno la sensazione della partecipazione e della voglia di condivisione, elementi tipici per chi vive di “certa” musica.

Una bella performance, coinvolgente e, parlando di contenuti, in equilibrio tra storia e futuro.

I Delirium sono un gruppo nuovo, che presenta musica nuova e ciò che propongono attualmente dà il senso del punto zero da cui poi evolvere… senza dimenticare che un passato “firmato” esiste, ed è incancellabile. E questo immagino assuma connotati positivi o negativi, a seconda delle circostanze.

Teatro della Gioventù pieno di giovani e meno giovani, musicisti e meri ascoltatori.


Un successo anche per la Black Widow, che pare abbia la capacità di scovare e proporre la qualità, e di questi tempi non mi pare poca cosa.

lunedì 9 marzo 2009

Erykah Badu


Erica Abi Wright, meglio nota come Erykah Badu, nasce a Dallas, il 26 febbraio 1971) .
La sua musica è fortemente ispirata da neo soul, R&B, hip hop e jazz.
I singoli più famosi di Erykah sono il frutto della collaborazione con i Roots You Got Me: «Tyrone», «Next Lifetime», «On & On», «Bag Lady» e «Clevah».

Badu ha un figlio di nome Seven, nato nel 1997 , e una figlia nata il 5 luglio 2004, di nome Puma. Alcuni giornalisti musicali ritengono la musica di Erykah Badu neo soul, e l’hanno paragonata a Billie Holiday per i testi e a Maxwell e D’Angelo per il genere.


Agli esordi era anche una rapper , ma successivamente si è spostata a cantati R&B e neo soul più convenzionali, anche se molti artisti hip hop hanno collaborato con lei in vari brani.
Inoltre ha lavorato con il musicista roots rock reggae Burning Spear.
I suoi testi sono incentrati su una filosofia “urban” altamente personale che, a detta di molti critici, lancia sfide emozionali agli ascoltatori.
Per molti aspetti mantiene ancora un’attitudine da b-girl, anche se non rappa più da tempo.
Badu è anche attivista a Dallas, dov’è nata e cresciuta.
La sua organizzazione di beneficenza, Beautiful Love Incorporated Non Profit Development (B.L.I.N.D.), provvede al sostegno in comunità dei giovani di periferia, che si cimentano con musica, danza, teatro ed arti visive.
Badu si è associata al il pittore contemporaneo Dawn Okoro, per spettacoli d’arte i cui fondi sono per la B.L.I.N.D.




Citazione d'autore:

"Amo il lavoro; mi affascina. Posso star seduto a guardarlo. Adoro tenermelo vicino; l'idea di liberarmene mi spezza il cuore" (Jerome K.Jerome)


mercoledì 4 marzo 2009

Cheap Trick


I Cheap Trick sono un gruppo hard rock statunitense nato nel 1974 a Rockford e formato da Rick Nielsen (chitarrista), Bun E. Carlos (batterista), Robin Zander (cantante) e Tom Petersson (bassista).
Questa formazione è rimasta costante nel tempo, se si eccettua il periodo 1980 - 1987 quando Tom Petersson lasciò il gruppo per collaborare con altri artisti.
Dopo il loro ultimo album Rockford, uscito nel 2006, sono molto presenti in America.

Tra i loro più grandi successi si possono contare I Want You To Want Me, Surrender, The Flame (quest’ultima fu l’unica loro canzone a raggiungere il 1° posto nelle classifiche statunitensi), nonché le loro collaborazioni a varie colonne sonore per vari film, quali Top Gun e Heavy Metal.


Formazione Attuale:
Robin Zander - Cantante (1974 - presente)
Rick Nielsen - Chitarre (1974 - presente)
Bun E. Carlos - Batteria (1974 - presente)
Tom Petersson - Basso elettrico (1974 - 1980) (1987 - presente)

Ex Membri:
Pete Comita - Basso elettrico (1980 - 1981)
Jon Brant - Basso elettrico (1981 - 1987)

Album:
1977 Cheap Trick
1977 In Color
1978 Heaven Tonight
1979 Dream Police
1980 All Shook up
1982 One On One
1983 Next Position Please
1985 Standing on the Edge
1986 The Doctor
1988 Lap of Luxury
1990 Busted
1994 Woke up with a Monster
1997 Cheap Trick
2003 Special One
2006 Rockford Raccolte1996 Sex, America, Cheap Trick (box set)

The Flame

martedì 3 marzo 2009

Presentazione disco Delirium "Il Nome del Vento"




Sabato ho partecipato alla presentazione ufficiale di un disco.

Non mi era mai capitato in ambito “rock” e quindi mi sono avvicinato all’evento con molta curiosità.

Il disco in questione è “Il Nome del Vento”, dei Delirium, di cui ho parlato da pochi giorni:


L’incontro si è svolto a Genova, da Ricordi.

Descrivo l’ora trascorsa solo per dare qualche informazione a chi, come me sino a pochi giorni fa, non abbia mai avuto l’occasione di presenziare a un evento simile.

Al secondo piano del negozio di dischi/libri/strumenti, è stata dedicata una zona al faccia a faccia tra il gruppo e il pubblico.

Presenti i Delirium (tranne Pino Di Santo), il paroliere Mauro La Luce e i rappresentanti della Black Widow, Massimo Gasperini e Giuseppe Pintabona.

Il tutto condotto e moderato da Riccardo Storti, coordinatore del CSPI (Centro Studi Progressive Italiano).

Non dimentico questa volta Anna Ferrari, obliata per non conoscenza nella mia “descrizione del disco”.


Alle spalle dei musicisti infatti un quadro colpisce, non solo quelli che come me lo hanno visto ridotto nella copertina del CD.


Verso la fine dibattito, quando Anna ha risposto a domande specifiche, ho realizzato l’iter creativo.
Una pittura realizzata di getto (“mai bozzetti!", dice lei) sull’onda delle emozioni provocate dalla musica dei Delirium.

Mi ha colpito molto, unitamente alla dichiarazione d’amore per la contaminazione tra le arti, perché la sensibilità di chi ha la capacità di creare, quasi ad occhi chiusi, lasciandosi trasportare dalle emozioni, è davvero invidiabile, e sono certo che i musicisti presenti, avrebbero potuto rovesciare la situazione, e creare musica guardando un quadro.

Arti differenti, talenti diversi, ma risultati simili.

Mentre filmavo tutti i passaggi, Storti ha dato lo start al gioco delle domande, partendo dai membri storici.

Ettore Vigo inizia e, appena può, passa la palla a Martin Grice, istrione e a proprio agio, nonostante la lingua non sua.

Emergono le difficoltà nella realizzazione di un disco complesso, che ha avuto una gestazione di due anni.

Mentre Mimmo Di Martino si unisce ai compagni, partono le note de “Il Nome del Vento”.

I Van Der Graaf compaiono quando “Theme One” si diffonde nell’aria.

Viene chiamato in causa Gasperini, in qualità di produttore, e successivamente Pintabona il quale annuncia che venerdì, in occasione del concerto al Teatro della Gioventù, sarà disponibile anche il vinile. (http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Concerti)


Di Martino fugge dalle domande, per effetto di un problema alla voce ed entrano in causa i due “giovani” Solinas e Chighini.


Dai loro interventi appare chiara l’eterogeneità del gruppo, col chitarrista che dichiara il proprio amore per il rock più “duro” e il bassista che si dichiara amante del “funky”.

Ma è proprio sulle diversità che nasce integrità di questo “gruppo di lavoro”.

Prima di passare ad altra musica, questa volta dal vivo e unplugged, Riccardo Storti chiede, come da manuale, domande dai presenti e come spesso accade non arrivano.

E poi Dolce Acqua e per finire Jesahel, con Martin in piedi a guidare il coro.

Una volta sciolte le righe, mi ritrovo vicino a Mauro La Luce e non posso fare a meno di scambiare due parole legate a ciò che avevo scritto sui suoi testi.

Nella mia “recensione” avevo volutamente lasciato il commento delle parole alla mia giovane figlia.

Avevo un duplice scopo.

Mi interessava il giudizio di un’anima incontaminata e volevo muovere uno dei miei soliti passi atti al coinvolgimento dei miei bambini, insomma, il mio tentativo di semina.

Ovviamente ero d’accordo su quanto pubblicato, ma ho voluto sapere il pensiero del creatore di quelle parole, per vedere se eravamo fuori strada.

Beh, se non è stato un atto di cortesia, il suo, non ci siamo andati molto lontano.


E anche queste sono piccole soddisfazioni.



lunedì 2 marzo 2009

Dirty Trick


Un po’ di tempo fa ho partecipato ad una serata a sfondo blues... a cui erano presenti tre gruppi, i P5 Blues Band, i Dirty Trick e gli Omer Simpson Blues Experience (http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Walter%20Panichella).
Musicisti di Savona e dintorni.
Se ero riuscito, da subito, ad avere uno scambio di opinioni con Walter Panichella, padrone di casa, e ideatore dei P5, non mi era invece mai capitato di sentire le storie delle altre due band.
Ma gira e rigira, il caso me li ha fatti “incontrare”, entrambi, in questi giorni.
Partiamo dai Dirty Trick.
Il loro sound è tipico del rock blues, e ricordo di essere stato colpito immediatamente da Maddalena, la cantante, personaggio che incarna uno spirito antico, che forse si è perso col passare del tempo.
Le risposte di Maddalena alle mie solite questioni, forniscono un quadro preciso di musicisti veri, di appassionati doc, che suonano per il gusto di vivere dentro alla musica, favorendo e alimentando le speranze dei più giovani.
Citazione di Fulvio, il chitarrista promotore del progetto Dirty Trick, che si esprime così sul gruppo attuale:
“… il resto del gruppo è quello di sempre, inossidabile sin da quando le chitarre erano di pietra e per corde usavamo le liane (Maddalena voce, Gianni basso, Fulvio chitarra e Franco batteria & caos)”.
Il nuovo acquisto è Massimo, alla chitarra.


Difficile realizzare un’intervista senza sapere niente di voi (in rete non sono riuscito a documentarmi), basandomi solo sull’ascolto di una sera.
Ma anche questo è un esercizio stimolante.
Provo a immaginare di avere come interlocutore, pardon, interlocutrice, Maddalena, per rispetto della minoranza (numerica, all’interno del gruppo), e per il fatto di presentarsi come indiscutibile frontwoman.
Da dove e quando nascono i Dirty Trick?

Mi sono autonominata portavoce ufficiale del gruppo e ti rispondo.
La storia risale circa a una quindicina di anni fa, quando Fulvio ha deciso che per passatempo poteva provare a ricominciare a suonare ( da ragazzo aveva un gruppo "The Stones from the Sun") e la sottoscritta di cominciare a cantare. All'inizio doveva essere solo un diversivo ma... l'appetito vien mangiando, e quindi le cose si sono fatte più impegnative: abbiamo riunito altri musicisti, messo su una saletta per provare e tutto è cominciato.


La vostra è la tipica formazione rock blues (per quello che ho potuto vedere in quell’ora di musica). Quali sono le vostre radici?
Inizialmente il gruppo (1998), nato dall'unione di musicisti con passate esperienze maturate in varie formazioni di musica moderna, si chiamava "Senza Tema" per la scelta di un repertorio rock piuttosto variegato, comprensivo anche di alcuni brani in italiano .
I Dirty Trick ufficialmente nascono come rock blues band nel 2002 e propongono brani di autori americani e inglesi. Nel repertorio, esclusivamente in lingua inglese, non vi sono nostre composizioni; l'intento è semplicemente quello di eseguire alcune delle cose che ci hanno fatto amare quel modo di suonare e che tanta influenza hanno ancora sulla musica attuale.

Tra gli autori figurano ad esempio John Mayall, Johnny Winter, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan, Stevie Wonder, The Doors, Rolling Stones, Beatles, ZZ Top, C.C. Revival, Gary Moore, Steppenwolf, Shemekia Copeland.
La band è formata da cinque elementi: da sempre Maddalena alla voce, Fulvio alla chitarra ritmica, Gianni al basso e Franco alla batteria mentre alla chitarra solista si sono alternati altri musicisti; attualmente è con noi Massimo.
Siamo iscritti alla Associazione Artistica Musicale Ligure SVAAML e per l'esecuzione dei concerti siamo dotati delle migliori attrezzature: Fender, Gibson, PRS, Marshall, Montarbo, Mackie, Neuman, Shure, Premier, pedalini vari e... chi più ne ha più ne metta!
Tutti i nostri CD sono live e registrati in diretta su multitraccia e mixati da Fulvio.

Esiste un sottile filo conduttore che parte da Janis Joplin e arriva a Maddalena?
Bella domanda! E' difficile rispondere in quanto ci sono moltissime cose che mi vengono in mente pensando a lei; con molta umiltà posso dire di avere in comune l'istinto di comunicare senza timori e con naturalezza davanti ad un pubblico; certamente di Joplin ne è nata solo una e putroppo io... non sono neanche sua parente!

La sera in cui vi ho visto suonare, anche nei momenti in cui c’erano altri sul palco, ti si notava per la tua “mobilità”, per la tua voglia di coinvolgere.
Stessa cosa nell’occasione in cui “Le Trois Tettons” si sono esibiti al Raindogs e tu ti sei unita a loro, alla fine. Cosa ti procura in senso generale la musica... la buona musica?

La musica è per me un modo di comunicare ed esprimere emozioni. Non riesco a stare ferma, mi lascio coinvolgere e così, a mia volta, coinvolgo chi mi sta vicino.


Sei d’accordo con me che stiamo parlando di un mondo che azzera ogni tipo di barriera, men che meno quella generazionale?
Sono pienamente d'accordo. Credo che la musica sia una delle poche cose che riescono a far discutere e avvicinare tra loro persone molto diverse sia per differenza generazionale che per modo di vivere e di pensare. La buona musica va oltre la differenza di colore della pelle.

Se non potessi esprimerti attraverso la voce, che ruolo ti piacerebbe avere in ambito musicale?
Fulvio mi suggerisce di rispondere: "...amo spostare i carichi pesanti!" (perchè mi piace tanto fare la fonica e ad ogni concerto è praticamente un trasloco) .
Si, sicuramente mi sarebbe piaciuto (e in parte lo sto facendo con Fulvio) occuparmi di quello che riguarda anche l'aspetto organizzativo e gestionale dei concerti live anche di altri gruppi.


Domanda per te e per tutto il gruppo.
Esiste un tipo di musica che amate, diversa da quella che normalmente suonate… classica, prog, country?

Ognuno di noi predilige generi diversi; infatti l'unico su cui siamo tutti d'accordo è quello che stiamo suonando: un sano rock blues possibilmente tosto!

Perché da bambini ci siamo innamorati di canzoni di cui non capivamo una parola?
Sicurmente proprio per quello! Così la parola assomiglia di più ad uno strumento... e quello lo capiscono tutti.

Domanda che faccio a tutti.
A me capita di ascoltare un brano nuovo e di capire immediatamente se non lo riascolterò mai più o se lo farò”girare” cento volte.
Capita anche a te di innamorarti perdutamente al primo ascolto ?
No, non riesco a decidere immediatamente se un brano mi coinvolge totalmente, ho bisogno di risentirlo più volte per capirne meglio le sfumature.
Chiaramente già dal primo impatto mi deve colpire principalmente il ritmo e l'atmosfera (ma se non c''è tiro...)


E’ sempre necessario suddividere la musica in categorie?
No! L'unica distinzione è tra quella buona e quella cattiva .

Racconto a tutti con orgoglio come sia riuscito a portare mio figlio, che allora aveva 10 anni, ad un concerto degli Who. Questo è il mio modo di seminare.
Riesci/riuscite in qualche modo a gettare il seme con le nuove generazioni?

A questa ti risponde Fulvio: "... casa nostra è praticamente un'officina musicale dove spesso vengono a trovarci persone ( giovani e meno giovani) che necessitano di regolazioni o modifiche ai loro strumenti, principalmente chitarre e ampli.
Solitamente l'unica richiesta da parte mia è (no money) di assistere e cercare di imparare qualcosa in più sul loro strumento. Spesso abbiamo collaborato anche alla realizzazione dei loro primi spettacoli e registrazioni demo.

Bazzicando nel mondo musicale, partecipando a concerti e forum, non posso far altro che notare una forte presenza di giovanissimi, appassionati di musica nata molti lustri fa.
Qual è il motivo per te/per voi?
Perchè molti anni fa, specialmente con l'avvento delle nuove possibilità date dal diffondersi veloce (radio, tv, dischi in vinile, nastri ecc...) delle culture musicali di altri paesi, c'è stata una fusione dei vari stili e ritmi che ha portato nuove idee in un panorama praticamente inesplorato . La fantasia era quindi più stimolata, mentre adesso è difficile fare cose nuove, sembra tutto già sentito: allora è meglio rifarsi agli originali.
Come se non bastasse qualcuno ha pensato bene che tutto poteva suonare più forte se attaccato ad una spina...


So che gli amici del Cerchio d’Oro hanno provato “a casa vostra”.
Cosa significa solidarietà tra musicisti? Spirito di categoria? Atteggiamento forzato o semplice amicizia che prolifica grazie a linguaggio e intenti comuni?
La musica di per sè avvicina la gente e quindi è facile frequentando lo stesso ambiente e con gli stessi intenti stabilire nuove amicizie che possono sfociare nello spirito di solidarietà e di collaborazione.
Sarà per spirito di ottimismo, ma quando conosciamo nuove persone offriamo loro fiducia, salvo poi revocarla se le cose non girano giuste.


Se potessi riscrivere la tua storia musicale, cosa proveresti a cambiare ?
Personalmente comincerei prima a cantare mentre gli altri del gruppo, in vari periodi della loro vita, sono stati costretti a non suonare anche per parecchio tempo e preferirebbero non averlo fatto. Per il resto va bene così.

Un ultima domanda.
Quali sono gli obiettivi vicini e lontani dei Dirty Trick?

Non abbiamo ambizioni di classifica. Le ambizioni le lasciamo giustamente ai giovani.
Noi cerchiamo semplicemente di suonare al meglio delle nostre capacità per divertire noi e gli altri e possibilmente di farlo ancora a lungo!

Ascoltiamo un' altra registrazione di quella serata.

domenica 1 marzo 2009

Delirium- Cerchio d'Oro


GRANDE APPUNTAMENTO DAL VIVO IL 6 MARZO AL TEATRO DELLA GIOVENTU' CON DUE GRUPPI STORICI DEL PROGRESSIVE ITALIANO
Venerdì 6 Marzo alle ore 21 presso il Teatro della Gioventù di Via Cesarea, Genova, una serata spettacolare all'insegna del progressive italiano con DELIRIUM (con la partecipazione di alcuni ospiti speciali tra cui Lino Vairetti degli OSANNA) e IL CERCHIO D'ORO, gruppo storico savonese.
Prezzo del biglietto 15 €
Inizio spettacolo ore 21.
Biglietteria: Orario di apertura dal martedi al sabato dalle ore 16.30 alle ore 19.00 e un' ora prima dell' inizio di ogni spettacolo.
Prenotazioni telefoniche e informazioni al n. 0108936326.
Alle prenotazioni posti, con obbligo di ritiro entro 15 min. dall'inizio dello spettacolo

Uno dei più importanti e autorevoli gruppi della scena progressive italiana dei primi anni '70, i DELIRIUM, dopo un lungo silenzio discografico che perdurava dal 1975, torna ad affacciarsi sul mercato con il quarto disco di studio ufficiale "Il Nome del Vento" (edito dalla Black Widow Records, Via del Campo.Genova ), che verrà presentato in anteprima durante questa serata. Avvalendosi della preziosa collaborazione del loro storico paroliere Mauro La Luce, già autore dei testi de "Lo scemo e il villaggio" e "Delirium III", la formazione ligure ha realizzato un concept album che tratta il tema dell'uomo alla continua ricerca di se stesso, e che trova nel vento il compagno ideale per spazzare via tutto ciò che di negativo si è accumulato nel proprio cammino e per poter finalmente iniziare un luminoso viaggio verso una nuova realtà.
L'opera è impreziosita da alcuni ospiti di grande rilievo, come il quartetto d'archi femminile composto da Chiara Giacobbe, Diana Tizzani, Simona Merlano, Daniela Caschetto (che sarà presente durante lo spettacolo), Stefano "Lupo" Galifi (cantante del Museo Rosenbach), Sophya Baccini (cantante dei Presence e corista degli Osanna).
Per l'occasione c'è da registrare il ritorno in formazione dello storico vocalista/chitarrista acustico Mimmo Di Martino.
Musicalmente il nuovo disco appare ispirato e pieno di vitalità, offrendo composizioni affascinanti che rievocano l'antica cifra espressiva, sempre in bilico tra sonorità sinfoniche abbellite da favolosi arrangiamenti d'archi e dalle onnipresenti tastiere, momenti di jazz-prog evoluto e articolato, e quel gusto tipicamente italiano per descrivere melodie incantevoli.
"Il Nome del Vento" ci riconsegna dei musicisti che nonostante il passare degli anni non hanno perso l'originale classe e la vena compositiva che li ha sempre contraddistinti.
Un'occasione imperdibile per saggiare i nuovi brani che compongono questo importante ritorno sulle scene per uno dei più autorevoli gruppi italiani degli anni '70.

IL CERCHIO D'ORO è un gruppo savonese fondato da Gino e Giuseppe Terribile e Franco Piccolini negli anni '70 e influenzato dalle correnti progressive italiane, in particolare da Le Orme, Osanna, New Trolls, Trip, Premiata Forneria Marconi.
Ha pubblicato nel 1977 il 45 giri "Quattro Mura" e "Futuro Prossimo", nel 1978 ancora un 45 giri con i titoli "l'Amore Mio" e "Funky Dream" e nel 1979 sempre un singolo contenente "Too Many Nights" e "Dolce Strega".
La pubblicazione prima di un CD-raccolta e di un vinile da collezione dopo, intitolato "La Quadratura del Cerchio" composto da raccolte inedite di brani rubati alla "saletta prove" degli anni '70, ha fatto da stimolo per recuperare la formazione e ricominciare a suonare, dopo circa 25 anni di separazione artistica e per qualcuno anche di inattivita musicale. Da qui l'idea di un nuovo disco, un concept album in stile progressivo italiano, pubblicato dall'etichetta Black Widow Records.
Il titolo definitivo è "Il Viaggio di Colombo" dove i vari brani raccontano in chiave musicale non tanto la scoperta del nuovo continente, ma un viaggio sperato, cercato, conquistato, un percorso difficile, esasperato dalla paura dell'incognito; una metafora della vita di ogni uomo, con i suoi progetti, le delusioni, le soddisfazioni tese al raggiungimento di una meta che spesso altro non è che il punto di partenza per un altro viaggio.
"Il Viaggio di Colombo verrà presentato integralmente sul palco del Teatro della Gioventù.