venerdì 25 settembre 2026

Phil Collins, il peso della fama e la forza di ricominciare

 


Phil Collins, il peso della fama e la forza di ricominciare

 

In una lunga conversazione pubblicata dalla rivista Prog e rilanciata da Louder Sound, Phil Collins torna sui capitoli più significativi della sua vita artistica e personale. Il successo travolgente della carriera solista, il rapporto con i Genesis, l'amicizia con John Martyn, la lotta contro i problemi di salute e la possibilità di realizzare nuova musica sono alcuni dei temi affrontati da uno dei protagonisti assoluti della musica degli ultimi cinquant'anni.

Per molti anni Phil Collins è stato ovunque. In radio, nelle classifiche, negli stadi con i Genesis, nei progetti di altri artisti e naturalmente con una carriera solista capace di conquistare il mondo. Eppure, guardandosi indietro, il musicista britannico continua a descrivere quel periodo come il risultato di un flusso naturale di eventi più che di una strategia studiata a tavolino.

Ripercorrendo la sua carriera, Collins torna soprattutto agli anni di Face Value, il debutto solista del 1981 che cambiò radicalmente la sua vita. Un album nato da una fase personale dolorosa, segnata dalla fine del suo matrimonio. In quella casa ormai vuota, racconta, la musica diventò una necessità quotidiana. Le canzoni arrivavano una dopo l'altra, quasi impossibili da fermare. Non ama attribuire quel processo a misteriose ispirazioni artistiche, preferendo una spiegazione più semplice e umana. Scrivere e registrare era il modo più naturale per affrontare ciò che stava vivendo.

Fra i ricordi legati a quel disco emerge anche un episodio che coinvolge Eric Clapton. Collins lo conosceva da anni, molto prima che il loro rapporto diventasse una collaborazione musicale. Quando lo invitò a partecipare a "If Leaving Me Is Easy", uno dei brani a cui è più affezionato, Clapton si avvicinò allo strumento, iniziò a suonare e si fermò quasi subito. Alla domanda sul perché avesse interrotto la registrazione, la risposta fu sorprendente nella sua semplicità. Non voleva rovinare una canzone che riteneva già perfetta così.

Il racconto si allarga poi a una figura fondamentale della sua vita artistica, John Martyn. Collins vede molte affinità tra Face Value e Grace And Danger, uno degli album più intensi del cantautore scozzese. Entrambi i lavori nacquero infatti durante periodi segnati da separazioni sentimentali e da profonde ferite emotive. La loro amicizia si rafforzò proprio in quegli anni, fino ad arrivare alla produzione di Glorious Fool. Collins ricorda Martyn con affetto sincero e riconosce in quei dischi una vulnerabilità rara, capace di trasformare il dolore in musica.

Se gli anni Ottanta lo consacrarono come superstar globale, furono anche il periodo in cui iniziò a crescere una certa ostilità da parte di una parte della critica. La sua presenza costante nei media veniva interpretata da alcuni come il segno di un'ambizione smisurata. Collins però respinge ancora oggi quella lettura. Secondo lui, non c'era alcun piano per dominare le classifiche o occupare ogni spazio disponibile. Semplicemente accettava le opportunità che gli venivano offerte, soprattutto quando arrivavano da artisti che lui stesso aveva ammirato e ascoltato per anni.

Lo stesso discorso vale per la storia dei Genesis. Collins ricorda un percorso graduale, fatto di piccoli traguardi che sembravano giganteschi nel momento in cui venivano raggiunti. Prima i club londinesi, poi le sale più grandi, quindi i tour internazionali. Nessun momento epocale, nessuna svolta improvvisa, soltanto una crescita costante che portò il gruppo a diventare una delle realtà più popolari della musica mondiale.

Parlando del repertorio dei Genesis, Collins sorprende indicando We Can't Dance come uno degli album che ama maggiormente. Più che ai singoli dischi, però, resta legato ai tanti frammenti creativi disseminati lungo tutta la carriera della band. Conserva ricordi particolarmente vivi del periodo di The Lamb Lies Down on Broadway, quando divideva il palco con Peter Gabriel ogni sera, mentre ammette di non avere un legame speciale con ...And Then There Were Three..., che considera meno memorabile rispetto ad altri lavori del gruppo.

Tra le esperienze più emozionanti degli ultimi anni c'è stato il tour d'addio dei Genesis. Un'avventura resa ancora più significativa dalla presenza del figlio Nic alla batteria. Per Collins vedere quel ragazzo entrare nella band alla stessa età in cui lui stesso aveva iniziato il proprio percorso nei Genesis è stato un momento dal forte valore simbolico, quasi la chiusura perfetta di un cerchio aperto oltre cinquant'anni prima.

Oggi il musicista guarda al passato con serenità. I rimpianti, ammette, esistono sempre, ma perdono importanza se confrontati con ciò che la vita gli ha regalato. Soprattutto i suoi cinque figli, che considera il risultato più prezioso del suo cammino personale.

Negli ultimi anni ha dovuto affrontare una battaglia ben più dura della pressione della fama. Problemi di salute gravissimi lo hanno portato vicino alla morte. Reni e fegato stavano cedendo e per un certo periodo la situazione appariva estremamente critica. Collins racconta di aver trascorso molto tempo in ospedale, seguito da un lungo percorso di recupero che ha incluso anche numerosi interventi chirurgici e una costante fisioterapia.

La svolta è arrivata con l'abbandono dell'alcol. Oggi afferma di non bere da tre anni e di aver ritrovato una condizione fisica che considera finalmente soddisfacente. Il rapporto con i figli si è rafforzato ulteriormente e la consapevolezza della fragilità della vita gli ha lasciato una nuova prospettiva sulle cose.

E la musica? Collins non chiude affatto la porta. Nel suo studio ci sono ancora idee incompiute, registrazioni da riscoprire e progetti che attendono il momento giusto. Non promette nulla, ma non esclude nemmeno la possibilità di tornare a creare.

Per un artista che ha attraversato decenni di successi, crisi personali, rinascite e sfide fisiche, forse è proprio questa la notizia più significativa. Phil Collins continua a guardare avanti, con la stessa curiosità che lo ha accompagnato fin dagli inizi. E, a sentirlo parlare, qualche nuova pagina della sua storia potrebbe ancora essere scritta.