Il rock, quando scende dai grandi palchi patinati e si mescola alla polvere delle strade di provincia, trova spesso la sua dimensione più sincera. Succede così che le storie si incrocino nei luoghi più inaspettati, magari durante una festa di paese, tra un accordo di chitarra e il brusio della gente. L'aneddoto risale ad appena una settimana fa: mentre ero sul palco con il mio gruppo, mi sono ritrovato "obbligato" a parlare per perdere tempo prezioso, giusto il tempo necessario a un collega per rimettere in sesto una chitarra che faceva le bizze. Per riempire quei minuti ho iniziato a divagare, raccontando come quella formazione fosse nata quasi per gioco, in origine solo per accompagnare con un set acustico le presentazioni del mio libro dedicato a Woodstock. Da quel nucleo iniziale, basato su pochi pezzi, il progetto si è evoluto nel tempo fino a crescere, strutturarsi e reggersi interamente in piedi da solo. In mezzo al pubblico di Spigno Monferrato c'era Luca Vitali, di Parma, che, ascoltando quelle parole, si è riconosciuto in un percorso per molti versi affine, avvicinandosi a fine concerto per condividere la sua esperienza. Da quell'incontro fortuito emerge un progetto che merita di essere conosciuto, un'opera duplice che unisce letteratura e musica attraverso coordinate precise. Il punto di partenza è il libro Rock'n'roll Shit / Il Filosofo del Chiaro di Luna, pubblicato da Rossini Editore. L'opera adotta una struttura fluida divisa in brevi capitoli che si susseguono rapidamente, muovendosi tra il romanzo, il diario di viaggio e il saggio.
Il testo nasce per
omaggiare gli Stati Uniti attraverso i suoi paesaggi, la cultura, la fotografia
e i locali di musica dal vivo citati, tutti rigorosamente reali. Tra le pagine
vengono sfiorati temi sociali come l'immigrazione, il razzismo, la questione
dei nativi americani e l'uso delle armi, affiancati da figure leggendarie e
storiche meno note al grande pubblico, come l'imperatore degli Stati Uniti,
Carlo Camillo Di Rudio e Billy The Kid. Al centro della narrazione vi è il
viaggio di un fotografo tra il nord del Messico e gli Stati Uniti, al seguito
di una band e in compagnia di un coyote di nome Mexico.
Da questo universo letterario prendono forma i dodici brani
originali più uno strumentale (tredici tracce in totale, cantate in inglese)
che compongono l'album Songs From Rock'n'Roll Shit, firmato da The
Sidewalk Philosophers. Registrato in diversi studi tra Italia, Texas, New
Mexico e Pennsylvania, il disco è stato scritto da Ugo Cattabiani, Alessandro
Casappa e dallo stesso Luca Vitali, prodotto da Stiv Cantarelli e infine mixato
e masterizzato da Chris Peet in Galles. Le sonorità spaziano dal rock'n'roll
delle origini alle ballate country polverose, dai blues incalzanti tra Chicago
e Austin fino al rock all'ombra dei Crazy Horse e al Tex-Mex.
Il progetto si distingue per una fitta rete di collaborazioni
internazionali che coinvolgono voci e musicisti italiani e americani. Tra gli
ospiti figurano cantautori come Bob Cheevers, Jono Manson, Marino Severini,
Stiv Cantarelli, Ellen River, Edward Abbiati, Graziano Romani e un cameo di
Mojo Nixon, oltre a strumentisti di spessore come Mike Brenner alla pedal steel
guitar, Sandro Severini, Stefano Intelisano a pianoforte e fisarmonica e Diego
Sapignoli alla batteria.
Dal vivo, la proposta si trasforma in uno spettacolo che
fonde canzoni, letture e aneddoti, costruendo un ponte ideale tra il west
americano e quello padano. La band on stage è formata da Ugo Cattabiani (voce e
chitarra), Fabrizio Frabetti (voce e chitarra), Federica Pini (voce solista e
cori), Emiliano Bozzi (basso), Armando Splenito (batteria), Christian Pascelupo
(tastiere), Andrea Montacchini (armonica e voce) e Luca Vitali nel ruolo di
voce narrante. Un percorso che, tra note e capitoli, trasforma il viaggio
geografico in una ricerca interiore.
In fondo, che si tratti di raccontare il fango e la magia di
Woodstock o le polverose strade solcate dai Sidewalk Philosophers, la
sostanza non cambia. La musica e la scrittura restano i mezzi migliori per
accorciare le distanze, per trasformare un imprevisto su un palco di provincia
in un'occasione di confronto e per ricordarci che, a ben guardare, ogni viaggio
- reale o immaginario - è sempre un ritorno a casa.



