Kimmo Pörsti
– Somewhere Not Far From Here
Una produzione Seacrest Oy – Artwork
di Ed Unitsky
La nuova opera di Kimmo Pörsti
si inserisce nel vasto universo creativo dei The Samurai of Prog, quella
realtà che negli anni è diventata una sorta di “multinazionale finlandese del
prog”, capace di generare album, progetti paralleli, collaborazioni
internazionali e un immaginario visivo riconoscibile. Per lungo tempo questa
costellazione musicale è rimasta confinata allo studio, costruendo dischi
complessi e stratificati senza mai affrontare la dimensione del palco. Solo di
recente, con un tour europeo che ha finalmente portato la loro musica davanti
al pubblico, il progetto ha assunto una forma più tangibile. In questo
scenario, Somewhere Not Far From Here
appare come un tassello naturale, un’estensione personale, coerente e
profondamente sentita del mondo dei Samurai.
Il disco è stato preparato tra il 2023 e il 2026, con una
cura artigianale che appartiene da sempre al modo di lavorare di Pörsti. Alcune
parti di batteria sono state registrate in una piccola casa di tronchi nel
cuore della foresta, un dettaglio che racconta molto del carattere del progetto,
un lavoro che nasce lontano dal rumore, immerso nella quiete, costruito con
pazienza e con un senso di intimità che si riflette nella musica.
Le undici tracce alternano brani vocali e strumentali,
componendo un percorso che oscilla tra il sinfonico, il melodico e il
cinematografico. Sei brani sono cantati, cinque sono strumentali, e la
scrittura si muove con naturalezza tra aperture orchestrali e momenti più
raccolti.
La sequenza dei brani è pensata come un viaggio:
A Circle of Wagons - apertura ampia, progressiva, con
un respiro narrativo che richiama i Samurai ma introduce una dimensione più
personale.
Carrousel - la rilettura di Jean‑Pascal Boffo,
elegante e sospesa, con un gusto quasi da colonna sonora.
Nightmares Come to Consume - tensione, dinamiche, intrecci
strumentali che mostrano la solidità del gruppo di lavoro.
Chasing Echoes - una delle pagine più liriche del
disco, con un equilibrio perfetto tra voce e tessiture strumentali.
Things Not Seen (Outline I) - primo dei due “outline”, brano che
gioca con atmosfere più rarefatte.
In My Life - la cover degli Ambrosia, trattata
con rispetto e con una delicatezza che la rende parte integrante del percorso.
Light of Other Days - un brano che si muove tra luce e
malinconia, con un uso molto evocativo del flauto.
You and the Sun - pagina solare, melodica, con un
senso di apertura che contrasta con i brani più introspettivi.
Over the Sleeping Stars - la composizione di Toni Jokinen,
elegante e notturna.
The Only One in the Crowd (Outline
II) - il secondo
“outline”, più strutturato e narrativo del primo.
With a Breath I Linger - chiusura morbida, contemplativa, che lascia un senso di sospensione.
Il disco vede la partecipazione di un gruppo di musicisti che
orbitano da anni attorno al mondo Seacrest, ciascuno con un ruolo ben definito:
John
Wilkinson, Dan Schamber, Michael Trew, Steph
Honde - voci
Toni Jokinen, Rafael Pacha - chitarre
elettriche e acustiche
Keijo
Hakala, Jan‑Olof Strandberg - basso
Risto Salmi - sax ed EWI
Hanna Pörsti - flauto
Mario De Siena - tastiere
Kimmo Pörsti - batteria, tastiere, basso, mix, mastering e produzione
La scelta di suonare tutto senza alcun intervento di intelligenza artificiale - oramai occorre evidenziarlo! - è una dichiarazione di poetica: la musica deve conservare il tocco umano, la vibrazione impercettibile che nasce dalle mani e dal respiro. Pörsti insiste su questo punto, e il risultato è un album che trasmette calore, presenza, artigianalità.
La confezione è il classico mini‑LP Seacrest, sei pannelli, booklet di venti pagine. Le illustrazioni di Ed Unitsky sono parte integrante dell’opera: figure sospese, architetture impossibili, paesaggi che sembrano provenire da un universo parallelo. Unitsky non si limita a decorare, ma prova a costruire un mondo visivo che dialoga con la musica, amplificandone la dimensione epica e spirituale.
Somewhere Not Far From Here è un album che conferma Kimmo Pörsti come uno dei più
solidi artigiani del prog sinfonico contemporaneo. Il legame con i Samurai è
evidente e solido, ma il disco possiede una sua identità precisa, più
meditativa, più intima, più libera. In un momento in cui la “multinazionale
finlandese del prog” ha finalmente scelto di mostrarsi dal vivo, questo lavoro
rappresenta la controparte silenziosa e riflessiva: la musica che nasce lontano
dal palco, ma che trova nel tour europeo una nuova energia, un nuovo senso di
continuità.
È un album che cerca la profondità e la coerenza, e proprio
per questo riesce a toccare il cuore dell’ascoltatore.
Felice di aver appena ascoltato dal vivo Kimmo e i Samurai, l’abbinamento visivo ed il fresco ricordo aiutano!


