lunedì 18 marzo 2024

The Samurai of Prog- “Omibus 3”


Nuovo sontuoso cofanetto per i The Samurai of Prog, intitolato “Omibus 3”, un nuovo riassunto dell’immenso lavoro di questa compagnia musicale allargata, fatta di talento e di amore per il genere specifico.

Cliccando sul link a seguire è possibile trovare le fondamenta della storia dei Samurai…

https://athosenrile.blogspot.com/2024/02/biografia-dei-samurai-of-prog.html

Il materiale presente su “Omnibus 3” - ben 4 CD - è già stato rilasciato in passato, ma si aggiungono ora tracce nuove e quindi proverò a fare un riepilogo del contenuto, aiutandomi con le note inserite nel meraviglioso cofanetto fornito con la musica.

I quattro album riproposti sono “The Lady And The Lyon” (2021), “The White Snake” (2021), “The Spaghetti Epic 4” (2022) e “Anthem To The Phoenix Star" (2022).

Sono state inserite 5 bonus track inedite, il che porta ad aggiungere 40 minuti di musica "nuova".

Vado per ordine, fornendo descrizione sommaria ma aggiungendo il link alla mia recensione fatta in occasione delle singole uscite.

 

1-The Samurai Of Prog - “The Lady And The Lyon” (And Other Grimm Tales-I)

https://athosenrile.blogspot.com/search/label/The%20Samurai%20Of%20Prog%20-%20%E2%80%9CThe%20Lady%20And%20The%20Lyon%E2%80%9D%20%28And%20Other%20Grimm%20Tales-I%29

L’album è ispirato alle storie dei fratelli Grimm. In quella occasione ebbe ruolo importante Alessandro Di Benedetti, che partecipò al progetto con due brani, e compare in questo nuovo disco con altri due pezzi.

In origine Di Benedetti scrisse “White Skyes”, Steve Unrhu aggiunse nuove parole e preparò un arrangiamento per una formula teatrale. Inoltre, Steve cantò con Valerie Gracious quella versione che divenne “A Queens’ Wish”, che concludeva l’album. “White Skyes” fu cantata da Daniel Fäldt. Per questo cofanetto sono state inserite entrambe le versioni e Alessandro ha composto separatamente “Prologue for white skyes”.

Un’altra canzone di Di Benedetto, nuova rispetto al disco originale, è “From midnight to Dawn”, realizzata con Ruben Alvarez, Marek Arnold e Lauren Trew.


2-The Samurai Of Prog - “The White Snake”

https://athosenrile.blogspot.com/2021/06/the-samurai-of-prog-white-snake-and.html GIUGNO 21

Nel corso della preparazione di “The Lady And The Lyon” rimasero fuori molti brani e sembrava uno spreco non utilizzare delle canzoni importanti; fu così decisa la realizzazione di un sequel, pertanto, il nuovo format contiene cinque “storie Grimm” in più. Fu quella la prima collaborazione con Marco Grieco.

Nel disco originale Mimmo Ferri scrisse il brano “The Devil with the three golden hairs” e per questo box ha preparato una nuova traccia, “The three feathers”, tratta da un’altra storia Grimm.


3-The Samurai of Prog-“The Spaghetti Epic 4”

https://athosenrile.blogspot.com/2022/06/the-samurai-of-prog-spaghetti-epic-4.html GIUGNO 22

I primi tre “The spaghetti epic albums” furono realizzati tra il 2004 e il 2009 da Musea con Finnish Progressive Rock Association Colossus. Come rivelato dal titolo l’album si ispira a film italiani inseriti nel filone “Spaghetti western”, per cui la musica risultante è un prog col sapore dei western italiani dell’epoca. Tutti gli album sono stati prodotti da Marco Bernard e includono performance di vari artisti. Dopo 13 anni, era venuto il momento di realizzare la continuità con i 3 precedenti e il 4° capitolo fu realizzato con Seacrest Oy e sotto il nome di una sola band, i TSoP, che in ogni caso hanno goduto di ospiti di talento.

Anche qui troviamo una novità, la traccia “Secondo Millennio”.

 


4-The Samurai Of Prog featuring Marco Grieco-"Anthem To The Phoenix Star" AGO 22

https://athosenrile.blogspot.com/2022/08/the-samurai-of-prog-featuring-marco.html


L’album fu composto interamente da Marco Grieco che qui aggiunge la bonus track “Rebirth”.

Le parole di Grieco: “L’album è un eccitante viaggio musicale che esplora e sviluppa i più rappresentativi stili di rock progressive dai ’70 ad oggi, risollevandosi molte volte dalle ceneri. “Anthem…” è un inno corale di rinascita, l’ostinazione di non arrendersi mai, guardando con umiltà al passato per costruire con coraggio un futuro migliore”.

 


Il pensiero di un altro Samurai, Kimmo Pörsti:

Abbiamo sempre avvertito che la nostra musica non è completa senza un grande e fantasioso artwork e una confezione adeguata. L’artwok supporta la musica e viceversa ed è questo il motivo per cui la nostra proposta non si trova molto sulle piattaforme digitali. Ed Unitsky è il responsabile del meraviglioso artwork di “Omnibus 3”.

E come sempre, non avremmo potuto realizzare questi progetti senza l’inestimabile contributo dei “nostri” ospiti, compositori, musicisti e strumentisti, e siamo grati di poter lavorare con simili talenti.

Parlando di “persone”, nel primo Omnibus scrissi: “Che si tratti di cover o di originali, l’idea basica della musica dei TSOP è sempre stata la stessa sin dall’inizio: fare musica di alta qualità con cuore e sentimento aggiungendo il nostro suono e il nostro tocco. Sebbene le moderne tecnologie vengano talvolta utilizzate, la musica è ancora creata e suonata da esseri umani e non da macchine, e il concetto è ancora valido oggi come lo era per i nostri primi lavori.

Continuo a pensare e a scrivere che sia questa la vera musica, quella che, al di là delle etichette, io abbino al concetto di qualità assoluta.

I TSoP propongono in ogni occasione il concetto di bellezza (sonora, estetica, materiale) e la maniacale cura dei particolari esalta i progetti che si susseguono, uno dopo l’altro, con qualche sosta di ricapitolazione che ci ricorda che il pregresso non invecchia e non va dimenticato.

Ai loro progetti associo il significato di “piacere”, legato all’ascolto, al tatto, alla visione e a tutti i particolari che mi colpiscono all’impatto quando sono al cospetto di un loro lavoro.

Trovo che dei TSoP si possa parlare in termini di “perfezione” concettuale, e sono certo che un ascolto intellettualmente onesto potrebbe colpire positivamente chiunque, indipendentemente da gusti ed età.

Io mi godo il cofanetto, che dopo ascolto inserirò in spazio apposito, quello esclusivo che ho dedicato alla multinazionale finlandese del prog.

Altro progetto top che consiglio incondizionatamente!





venerdì 15 marzo 2024

Luca Di Martino - "NON IMPORTA LA META"


Luca Di Martino 

"NON IMPORTA LA META"

802 Records

 

È da poco uscito "NON IMPORTA LA META", di Luca Di Martino e, come spesso capita, mi sono ritrovato tra le mani un comunicato da diffondere, cosa che faccio sempre con estremo piacere, proseguendo la mia “missione” di condivisione della musica di qualità.

In questo caso - ma non succede sempre - il video abbinato mi ha colpito, la canzone mi ha toccato e ho sentito il bisogno di approfondire, avendo la fortuna di poter afferrare il piacere sonoro dopo soli pochi secondi di ascolto.

Di Martino è giovane ma non è un pivello, perché ha una lunga storia alle spalle, fatta di studio ed esperienze diversificate ma, se parliamo di veste cantautorale, questo album rappresenta un esordio.

A fine articolo propongo la biografia ufficiale di Di Martino che, a proposito del disco, ci regala il suo pensiero specifico:

“Una pagina bianca e una vita da inventare... Aver perso la bussola sembra essere la condizione ideale per intraprendere il viaggio. Un invito alla calma, al non omologarsi alla massa e dare risalto alla propria identità, alle proprie aspirazioni. Rimanere eterni viaggiatori senza considerare la meta, ma godere della bellezza del tragitto che ci conduce ad essa in una lenta scoperta di sé stessi e dell’altro”.

Per inciso, ho letto queste sue parole prima dell’ascolto: buoni intenti a cui però dovevo unire un progetto provando ad interpretare sentimenti terzi.

Il commento del lavoro musicale altrui mi riesce più facile se riesco a trovare punti di contatto, cosa che è avvenuta mentre i 10 episodi della tracklist scorrevano veloci, uno dopo l’altro.

Ogni brano dell’album vive di luce propria, ma esiste un fil rouge che unisce le tessere del mosaico, e in ogni traccia ho trovato parte di me.

Ora, la domanda che mi sono posto è la seguente: “Come può una persona così giovane regalare tanta saggezza?”.

Di Martino si apre e si racconta, attraverso dieci “dipinti” - due dei quali realizzati in dialetto siciliano -, ed il suo “viaggio” a un certo punto è diventato il mio, e ad ogni “stop in stazione” ho sentito la necessità di fermarmi, di rallentare, e di realizzare quanto la musica e le parole che la completano (o viceversa) possano fornire emozioni basiche, portando alla riflessione o al solo piacere di ascolto.

Il concept album di cui parlo è così descritto da Luca:

“Il disco ha come filo conduttore il tema della vita, intesa anche come “viaggio”; racconti, visioni, riflessioni, dipinti di una società accostati alla dimensione e ai sentimenti del singolo individuo e alla vera essenza dell’umanità”.

Nella mia interpretazione vedo il ritrovamento delle proprie radici, la pace interiore legata al vivere al meglio le cose semplici, l’altalenare dei percorsi della nostra esistenza, il dolore e l’amore interconnessi, i sogni e il futuro da vivere al meglio, la speranza e la delusione come facce della stessa medaglia.

 A seguire propongo il video che ha preceduto l’uscita del disco, la title track,  ma vorrei citare altri episodi che mi hanno colpito, come la iniziale “Il buon odore della terra”, che mi ha sollecitato le sensazione che provo ogni volta che ritorno nei luoghi a cui sono particolarmente legato; “Nuda realtà”, che riporta ad un importante problema sociale legato al mondo di chi viene definito “pazzo”; e poi la conclusiva “Poche parole”, quelle che diventano tali quando siamo al cospetto del piacere legato ad un luogo, ad una persona speciale, agli affetti più vicini, ad una rappresentazione dell’arte.

Luca Di Martino si propone in modo semplice ma diretto, lontano dall’ermetismo di alcuni suoi illustri predecessori.

La sua poetica colpisce, il suo tocco chitarristico è sapiente, la sua voce è il compendio di tutti i suoi mood.

Davvero un disco riuscito per un artista che merita l’occasione di poter diffondere il suo verbo.


CREDITI ALBUM (Prodotto da Luca Di Martino e 802records) 

Testi e musiche: Luca Di Martino 

Arrangiamenti: Aldo Giordano/Luca Di Martino 

Hanno suonato, Luca Di Martino: Chitarre e voce 

Aldo Giordano: piano, synth and additional sound 

Registrazione Mix e Mastering di Aldo Giordano presso RECStudio di San Cataldo (CL)

 

TRACK LIST

1.       •IL BUON ODORE DELLA TERRA

2.       •NON IMPORTA LA META

3.       •TUTTO E NIENTE

4.       •NUDA REALTÀ

5.       •TORNA NATALI

6.       •NEL CUORE DI UNA FAVOLA

7.       •IO VADO AVANTI,

8.       •CU TEMPU

9.       •RICANTAMI UNA NINNA NANNA

10.    •POCHE PAROLE

 


BIOGRAFIA

LUCA DI MARTINO Chitarrista, Autore e Compositore, originario di Isnello (PA) è nato a Palermo nel 1987. Fin dal primo approccio alle note, si è subito sentito attratto dalla possibilità di “creare musica”, che da sempre è l’impulso che accompagna le sue giornate.

Diplomato in chitarra classica al Conservatorio Bellini di Palermo nel 2012, è attivo dal vivo e in studio da molti anni.  Ad oggi ha infatti realizzato otto album in studio (cinque da solista), ha collaborato con diversi musicisti e si è esibito in svariate manifestazioni ottenendo notevoli consensi.

Il 2017 è l’anno del suo debutto discografico da chitarrista solista con “Di Istinti e di Istanti”, a cui fanno seguito “Dalla mia parte” pubblicato nel gennaio 2022 e “Il richiamo e l’abbandono”, pubblicato con l’etichetta 802records nel settembre 2023.

Tre lavori di composizioni originali dedicati alla chitarra classica dove emerge chiaramente la sua visione personale del “fare musica”; sempre nel 2023 pubblica anche l’album “A bassa voce”, un sentito omaggio alla musica dell’artista casertano Fausto Mesolella.

Ha anche all’attivo due pubblicazioni indipendenti di spartiti di musica originale per chitarra sola: “Nel Tempo” (2021) e “Silenzi” (2022).

È stato ideatore e Direttore Artistico per cinque anni dell’Isnello Guitar Festival, una rassegna internazionale dedicata alla chitarra che ha ospitato grandi nomi del panorama chitarristico come Irio De Paula, Fausto Mesolella, Mauro di Domenico, Francesco Buzzurro e tanti altri.

Per un ventennio ha militato nella band dei “Vorianova”, con la quale ha svolto numerosi concerti, ha inciso tre album in veste di chitarrista, autore di testi e soprattutto compositore delle musiche ed ha ottenuto pregevoli riconoscimenti (tra gli ultimi “Premio AVI 2020”, premio per il miglior arrangiamento a “Botteghe d’Autore 2021”, Targa Tenco 2021 per il miglior album a progetto per il disco “Ad esempio a noi piace Rino”).

A dicembre 2023 inaugura il suo percorso da cantautore con la partecipazione al festival “Autori al centro”, tenutosi al Teatro Castagnoli di Scansano (GR), dove si aggiudica il premio “miglior testo” col brano “Io vado avanti”.

 


lunedì 11 marzo 2024

Bernardo Lanzetti a "The Voice Senior"

Era nell’aria… quei momenti in cui si sente il profumo di qualcosa che sta per accadere ma non si sa bene cosa sia!

E poi appare Bernardo Lanzetti, alfiere del prog, una delle voci più belle del panorama italiano e non, tra Acqua Fragile e PFM, uno che in tempi lontani era stato preso in considerazione per la sostituzione di Peter Gabriel nei Genesis, mica bruscolini!

Che c’è di strano!? La sua maturità, al contrario di molti suoi colleghi coevi, porta al miglioramento della voce, cioè il suo strumento, quello curato con attenzione per tutta la vita, quello utilizzato per sperimentare oltre i confini dell’ortodossia.

Di strano c’è che non siamo nel solito contesto di nicchia ma in uno degli spazi che maggiormente forniscono luce e visibilità, ovvero la RAI e una delle sue trasmissioni di punta, “The Voice Senior”.

Immagino che Lanzetti ci abbia pensato su per notti intere prima di accettare di esibirsi in una occasione per lui inusuale, e credo anche che qualche critica da parte dei puristi del prog arriverà, ma più che entrare nella testa di Bernardo vorrei dire ciò che mi hanno suscitato i dieci minuti di apparizione.

Nella clip immediatamente pubblicata su youtube manca la parte iniziale, quella che invece si trova su RAIPLAY.

In questa sezione che propongo a seguire troviamo l’impatto con Bernardo e Amneris (la moglie) e una chicca di cui avevo sempre sentito parlare, un brevissimo spezzone in bianco e nero dell'Acqua Fragile in RAI, l’unica apparizione della band sulla TV nazionale, una trasmissione intitolata "Alle 7 della sera", con Gianni Morandi.


Quando inizia la performance le note di “Impressioni di settembre” provocano qualche scossone e alimentano il gradimento del pubblico, e i quattro giudici daranno l’immediato consenso positivo.

Non entro nei rivoli del regolamento, ai miei occhi poco importanti rispetto alla figura gigantesca di un artista che non finisce mai di stupirmi.

Nei pochi minuti di apparizione Bernardo riesce a concentrare il succo del suo essere, una vita raccontata in pochi attimi, con la possibilità di presentare al pubblico italiano il suo genio oltre le doti naturali, una voglia di sperimentare che passa attraverso uno strumento inventato molti anni fa, il Glovox, e una dimostrazione rapida dei confini che si possono allargare quando si parla di possibilità vocali.

Ma lascio che siano le immagini ufficiali a parlare, in attesa di nuovi e imminenti episodi…





venerdì 8 marzo 2024

Bakerloo: la prima Bourèe Rock...


Uno dei brani simbolo della produzione dei Jethro Tull è Bourée, una rielaborazione in chiave rock estratta dalla suite per liuto in mi minore, realizzata in origine da Johann Sebastian Bach.
Non tutti sanno che… il brano venne pubblicato dalla band britannica Bakerloo circa un mese prima della versione assai più nota di Ian Anderson.
Al posto del flauto la chitarra del noto Dave “Clem“ Clempson, all’epoca solo diciannovenne, che nell’occasione fornisce prova di talento e precoce maturità all’interno di una band in cui resterà solo un anno.
Clempson iniziò la carriera nei Bakerloo per poi approdare agli Humble Pie. Successivamente entrò a far parte dei Colosseum ('70, '72, '94) di cui fa parte ancor oggi.
I Bakerloo produssero il solo album omonimo, nel 1969, prima dello scioglimento.

Un ringraziamento al musicofilo e scrittore Innocenzo Alfano, che ci ha segnalato l’episodio.

Ascoltiamo quindi la loro versione, il cui titolo è … Drivin' Bachwards






giovedì 7 marzo 2024

Ritratto di Judee Sill


Un ricordo di una grande e sfortunata artista… ho catturato in rete un po' della sua storia che provo a sintetizzare.

Judee Sill nacque a Oakland il 7 ottobre del 1944.
Passò la maggior parte del periodo adolescenziale nell'area di Oakland, in California. Suo padre, un importatore di animali esotici utilizzati per il cinema, possedeva un bar dove Judee trascorse parte della sua infanzia, imparando a suonare il pianoforte in un contesto tutt'altro che idilliaco.
Quando il padre morì di polmonite, nel 1952, la madre decise di spostarsi a Los Angeles e portò con sé Judee e suo fratello. Lì, nello stesso anno, si risposò.
Dopo la morte di sua madre avvenuta nel 1963, Judee passò da un college all'altro. Le sue sperimentazioni con la droga la spinsero a frequentare un ladro. Se la cavò con qualche fortunata rapina nei negozi dei liquori, finché non venne catturata ad un distributore di benzina e spedita in un riformatorio in California, dove apprese molti motivi gospel che più tardi avrebbero influenzato la sua musica.
Judee tentò allora di riprendere gli studi collegiali ed iniziò al contempo a lavorare in un piano bar.

In questo periodo cominciò a far uso di LSD. Presto si trasferì da uno spacciatore di acido, iniziando ad esplorare gli abissi psichedelici che più tardi avrebbero improntato le sue propensioni liriche. Successivamente Judee ed una sua amica presero in affitto una casa dallo spacciatore, formando un trio jazz insieme ad un'altra ragazza.
In questo periodo incontrò e sposò il pianista Bob Harris. Dopo alcuni mesi, entrambi svilupparono un'opprimente dipendenza dall'eroina e si aprirono una carriera come musicisti a Las Vegas. 
Quando Judee ritornò in California, ricorse alla prostituzione per supportare economicamente la sua massiccia dipendenza. Una serie di violazioni dovute alle droghe ed a contraffazioni, la spedirono in prigione. Quando uscì, cominciò  a lavorare come compositrice di canzoni.

Judee Sill incontrò poi Graham Nash e David Crosby e per un periodo partecipò ai loro tour, aprendo i loro concerti. Dopo qualche iniziale interesse dell'Atlantic Records David Geffen le propose un contratto con la sua nuova etichetta, l'Asylum Label. Vendette così la sua canzone "Lady-O" ai Turtles e apparve sulla copertina di Rolling Stone.

Graham Nash produsse il primo singolo per il suo primo album “Jesus was a crossmaker”, che fu lanciato alla radio il primo ottobre 1971. L'album di Judee Sill uscì subito dopo, nello stesso mese.


Nel 1973 Judee pubblicò il suo secondo ed ultimo album, “Heart Food”. Seguirono una serie di incidenti d'auto che la portarono a effettuare invano operazioni, per correggere una dolorosa lesione alla schiena.

Judee lottò con la sua dipendenza da stupefacenti uscendo presto dalla scena musicale, infine morì di overdose di droga o di "acuta intossicazione di cocaina e codeina" il 23 novembre 1979, nel suo appartamento presso Morrison Street in North Hollywood. 
Le ceneri di Judee vennero gettate nell'Oceano Pacifico e seguì una cerimonia organizzata da pochi amici intimi alla Self-Realization Fellowship a Pacific Palisades, aLos Angeles.

Grande appassionata di Bach e Ray Charles, Judee Sill confidava ai suoi amici: "Voglio scrivere belle canzoni che tocchino profondamente la gente".




mercoledì 6 marzo 2024

The Plastic People of the Universe: nasceva a Praga a fine anni '60 una band underground divenuta iconica

 


The Plastic People of the Universe (PPU) è un gruppo rock ceco di Praga. Sono considerati i principali rappresentanti della cultura underground locale (1968-1989), che ha sfidato il regime comunista cecoslovacco. I membri della band subirono spesso gravi ripercussioni, tra cui arresti e procedimenti giudiziari a causa dei loro ideali anticonformisti. Il gruppo continua ad esibirsi, nonostante la morte nel 2001 del suo fondatore, principale compositore e bassista, Milan Hlavsa. Ad oggi (2023), hanno pubblicato nove album in studio e oltre una dozzina di album dal vivo.

Nel 2016, il gruppo si è diviso in due a causa di differenze interne. Il gruppo originale è composto dal bandleader Josef Janíček, Vratislav Brabenec, Jaroslav Kvasnička, Johnny Judl Jr, e David Babka. Il secondo gruppo scissionista, che si esibisce sotto il nome di The Plastic People of the Universe/New Generation, è composto da Jiří Kabeš, Josef Karafiát, Jakub Koláček, Wenca Březina e Vojtěch Starý.

 


Un po’ di storia…


Formazione e primi anni: 1968–1974 

Dal gennaio all'agosto 1968, sotto il governo del leader del Partito Comunista Alexander Dubček, i cecoslovacchi sperimentarono la Primavera di Praga. In agosto, le truppe sovietiche unite ad altre del Patto di Varsavia, invasero il paese portando al rovesciamento del governo di Dubček e al periodo che divenne noto come normalizzazione.

Meno di un mese dopo l'invasione, il bassista Milan Hlavsa, che all'epoca aveva diciassette anni, formò i Plastic People of the Universe. Il resto della band era composto da Michal Jernek (voce, clarinetto), Jiří "Přemysl" Števich (chitarra) e Josef Brabec (batteria). Pochi mesi dopo, Pavel Zeman sostituì Brabec e il chitarrista e tastierista Josef Janíček si unì alla band.

Il gruppo fu fortemente influenzato da Frank Zappa e dai Velvet Underground (la band di Zappa, i Mothers of Invention, presentò la canzone "Plastic People" nel loro album del 1967 “Absolutely Free” e ispirò il nome del gruppo ceco). Lo storico dell'arte e critico culturale ceco Ivan Jirous divenne il manager/direttore artistico della band l'anno successivo, svolgendo un ruolo simile a quello di Andy Warhol con i Velvet Underground. A questo punto la composizione della band cambiò e Jirous presentò Hlavsa al chitarrista Josef Janíček e al violista Jiří Kabeš, che, insieme al sassofonista Vratislav Brabenec, formarono il nucleo del gruppo, con un cast rotante di batteristi che includeva Jiří Šula, Jaroslav Vožniak, Jan Schneider e Jan Brabec.

Il consolidato governo comunista ceco revocò la licenza musicale della band nel 1970.

Poiché Jirous credeva che l'inglese fosse la lingua franca della musica rock, invitò Paul Wilson, un traduttore e scrittore canadese che aveva lavorato a Praga, per insegnare alla band i testi delle canzoni americane che interpretavano e per tradurre il loro materiale originale ceco in inglese. Wilson fu il cantante della band dal 1970 al 1972. Durante questo periodo il repertorio del gruppo attingeva pesantemente alle canzoni dei Velvet Underground e dei Fugs. Le uniche due canzoni cantate in ceco in questo periodo erano "Na sosnové větvi" e "Růže a mrtví", i cui testi erano scritti dal poeta ceco Jiří Kolář. 

Poiché alla band non era permesso registrare la loro musica, i fan fecero circolare copie bootleg del materiale dei concerti, le cui versioni rimasterizzate furono pubblicate molti anni dopo con i titoli Muž bez uší (2002), Vožralejjak slíva (1997), Do lesíčka na čekanou (2006), Trouble every day (2002) e Ach to státu hanobení (2000).

Dopo che Wilson se ne andò, la PPU attinse dal poeta Egon Bondy, il cui lavoro era stato bandito dal governo. Nei tre anni successivi, i testi di Bondy dominarono quasi completamente la musica della PPU. Nel dicembre 1974, la band registrò il loro primo album in studio, “Egon Bondy's Happy Hearts Club Banned” (il titolo è un gioco di parole su “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band” dei Beatles), che fu pubblicato in Francia nel 1978.

 


Persecuzione, processo e conseguenze: 1974–1988

Nel 1974, migliaia di persone viaggiarono da Praga a České Budějovice per vedere esibirsi i Plastics. Fermati dalla polizia, furono rimandati a Praga e diversi studenti finirono in carcere. La band fu costretta alla clandestinità fino alla Rivoluzione dei Velluti, nel 1989. Incapaci di esibirsi apertamente, un intero movimento culturale underground si formò intorno a loro durante gli anni ‘70. I simpatizzanti del movimento erano spesso chiamati máničky, un termine che si riferiva agli uomini con i capelli lunghi in quel periodo.

Nel 1976 i Plastics e altre persone della scena underground furono arrestati e processati (dopo essersi esibiti all'evento Druhý festival druhé kultury) dal governo comunista, al fine di dare l'esempio. Furono riconosciuti colpevoli di "disturbo organizzato della pace" e condannati a pene detentive che andavano dagli otto ai diciotto mesi. Paul Wilson fu deportato, nonostante avesse lasciato la band nel 1972. Altri artisti che subirono arresti e persecuzioni in seguito a questo evento furono Pavel Zajíček, Svatopluk Karásek e František Stárek. Dopo essere stati rilasciati dalla prigione, i Plastics continuarono a fare musica. In risposta alla loro persecuzione, registrarono un certo numero di composizioni che sono state raccolte nell'album “Kolejnice dúni”, pubblicato nel 2000.

Sebbene il PPU non fosse associato alla politica, le accuse del regime comunista contro di loro portarono a varie proteste. Fu in parte in risposta agli arresti e ai procedimenti giudiziari che il drammaturgo Václav Havel e altri scrissero Charta77. Il processo alla PPU divenne una pietra miliare per l'opposizione contro il regime comunista in Cecoslovacchia.

Nel 1978, PPU registrò l'album a tema pasquale “Pašijové hry velikonoční” (pubblicato in Canada come The Passion Play dall'etichetta di Paul Wilson, Boží Mlýn Productions). “Jak bude po smrti”, che mise in musica la poesia di Ladislav Klíma, seguì nel 1979, e “Co znamená vésti koně” nel 1980. Nel 1982, Brabenec fu costretto dalla polizia segreta a lasciare il paese come parte di Akce Asanace ("legge sui servizi igienico-sanitari"), ed emigrò in Canada. Dopo la sua partenza, la band pubblicò gli album “Hovězí porážka” nel 1983 e “Půlnoční myš” nel 1986.

All'epoca la PPU comprendeva il clarinettista Petr Placák, il violoncellista Tomáš Schilla, il chitarrista Milan Schelinger (fratello di Jiří Schelinger) e la cantante Michaela Pohanková.

Nonostante i loro scontri con il governo, i musicisti non si sono mai considerati attivisti e hanno sempre affermato di voler suonare solo la loro musica.

Nella primavera del 1987 furono organizzati due concerti legali, ma entrambi furono infine cancellati dagli organizzatori, sotto la pressione della polizia. Ciò portò a dispute tra i membri della band e alla fine il gruppo si sciolse. Hlavsa, Janíček e Kabeš formarono il gruppo Půlnoc, che suonò pubblicamente dal 1988 e fu anche autorizzato a fare un tour negli Stati Uniti un anno dopo. Půlnoc registrò due album nei primi anni 1990.

 

Riunione, morte di Hlavsa e continuazione: 1997–2014 

Dopo la Rivoluzione di Velluto, nel 1989, l'unico concerto tenuto fu nel 1992, con la vecchia formazione di Hlavsa, Janíček, Števich, Jernek e Zeman. Questo fu registrato e pubblicato come “Bez ohňů je underground” nel 1993. Nel 1997, Hlavsa, in collaborazione con Jan Vozáry (Oceán), pubblicò l'album live “Magické noci 1997”, che includeva vecchie canzoni dei Plastic People con un moderno arrangiamento elettronico. L'album non è stato pubblicato fino al 2021. Sempre nel 1997, su suggerimento del presidente Havel, la PPU si riunì in onore del ventesimo anniversario di Charta 77. La loro formazione era composta da Hlavsa, Brabenec, Janíček, Kabeš, Brabec e Joe Karafiát. Pubblicarono l'album live The Plastic People of the Universe lo stesso anno e continuarono il tour.

 

Nel 1999, insieme a Lou Reed, PPU si esibì alla Casa Bianca durante la visita di stato di Václav Havel

 

Milan Hlavsa morì di cancro ai polmoni nel 2001. A seguito di ciò i Plastics si chiesero se continuare o meno senza il loro frontman e compositore principale ma, dopo lunghe discussioni, decisero di onorare la sua memoria mantenendo la band in vita. Quell'anno, pubblicarono una raccolta di composizioni inedite di Hlavsa, sotto il titolo “Líně s tebou spím / Lazy Love – In Memoriam Mejla Hlavsa”.

Eva Turnová, dei DG 307, divenne la nuova bassista della band. Ludvík Kandl (Hudba Praha) divenne il batterista (fu sostituito da Jaroslav Kvasnička nel 2009) e negli anni 2001-2009, arrivò il contrabbassista Ivan Bierhanzl, che si era brevemente esibito con la band nel 1970.

Nel 2003, la Corte Suprema della Repubblica Ceca ha ribaltato i verdetti del 1976 contro i membri della PPU. Successivamente, in collaborazione con l'Agon Orchestra, la band ha ri-registrato due dei loro vecchi concept album: “Jak bude po smrti” del 1979 (registrato nel 2003 e pubblicato nel 2010 come “Obešel já polí pět”) e “Pašijové hry velikonoční” del 1978 (registrato e pubblicato nel 2004).

L'interesse per la band si è riacceso nel 2006, grazie alla commedia “Rock 'n' Roll”, di Tom Stoppard, che conteneva due delle loro canzoni e aveva diversi personaggi che discutevano della musica della band e dei suoi effetti sulla società ceca.

Nel dicembre 2009 i PPU hanno pubblicato il loro primo album in studio dal 2001 e il loro primo senza Hlavsa, intitolato “Maska za maskou”.

Nel 2014, i Plastic People of the Universe hanno collaborato con la Brno Philharmonic per una performance sinfonica del loro album del 1981, “Co znamená vésti koně”.

 


Controversie e divisione: 2015–presente 

Le controversie sorsero presto tra i membri della PPU e si verificò una spaccatura distintiva, e Kvasnička e Turnová se ne andarono.

Il 17 novembre 2015 la band si è esibita di nuovo con la Brno Philharmonic e una registrazione del concerto è stata pubblicata nel 2017. Poiché il concerto era stato provato insieme ai due membri recentemente scomparsi, Kvasnička e Turnová furono costretti ad esibirsi, una decisione con cui Kabeš non era d'accordo, e che successivamente portò alla sua partenza. Karafiát seguì l'esempio poco dopo. Dopo il concerto, Brabenec ha annunciò la sua partenza e nel gennaio 2016 Janíček ha seguito la stessa strada.

Kabeš e Karafiát aggiunsero quindi il bassista Tomáš Skřivánek, il batterista Jan Ježek e il tastierista Vojtěch Starý alla formazione della band e decisero di continuare sotto il nome di The Plastic People of the Universe/New Generation, tornando in seguito al nome originale. I membri defunti della band (Brabenec, Janíček, Kvasnička), d'altra parte, continuarono come unità separata, sebbene utilizzassero anche il nome originale PPU, intraprendendo un tour con materiale “Co znamená vésti koně”, esibendosi nella città ucraina di Kharkiv il 18 ottobre 2016, come parte della commemorazione dell'ottantesimo compleanno di Václav Havel.

Entrambe le formazioni, con il bassista Johnny Judl Jr e il chitarrista David Babka che si unirono al gruppo dei Brabenec, successivamente si esibirono con lo stesso nome, e sorsero discussioni su chi fossero i "veri" Plastics.

Nel 2018, PPU ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario. Il momento clou delle celebrazioni è stato un concerto sold-out del gruppo di Brabenec al Palazzo dell'Acropoli di Praga. Diversi membri precedenti del gruppo parteciparono, tra cui Josef Rössler, Vladimír Dědek, Tomáš Schilla, Jan Brabec e Petr Placák.








martedì 5 marzo 2024

“Sandy Denny and the Strawbs”: un album da rispolverare

 


“Sandy Denny and the Strawbs” è una raccolta di canzoni di Sandy Denny realizzate con gli Strawbs.

Cliccando sui titolo è possibile riascoltare i singoli brani e... ne vale la pena!

Grande disco!

L'album è una rielaborazione di nastri registrati dalla band a Copenaghen nel luglio 1967. Le tracce furono pubblicate per la prima volta dall'etichetta Pickwick nel 1973 con il nome di “All Our Own Work”. La tracklist di questo album è leggermente diversa e alcune delle canzoni hanno gli arrangiamenti originali degli archi che sono stati registrati nel 1967.

 


Tracce 

Side one

"Nothing Else Will Do" (Dave Cousins) – 2:25

"Who Knows Where the Time Goes" (Sandy Denny) – 4:09

"How Everyone But Sam Was a Hypocrite" (Cousins) – 2:48

"Sail Away to the Sea" (Cousins) – 3:23

"And You Need Me" (Cousins) – 3:18

"Poor Jimmy Wilson" (Cousins) – 2:35 

Side two

"All I Need Is You" (Cousins) – 2:23

"Tell Me What You See in Me" (Cousins) – 3:41

"I've Been My Own Worst Friend" (Cousins) – 2:42

"On My Way" (Cousins) – 3:07

"Two Weeks Last Summer" (Cousins) – 2:06

"Always on My Mind" (Tony Hooper) – 1:53

"Stay awhile With Me" (Cousins) – 2:24

 

Musicisti 

Sandy Denny - voce, cori, chitarra

Dave Cousins - voce, cori, chitarra, banjo

Tony Hooper - voce, cori, chitarra

Ron Chesterman - contrabbasso

Personale aggiuntivo

Ken Gudmand - batteria

Cy Nicklin - sitar


Svend Lundvig - arrangiamento archi su 2, 5, 7, 13 

Registrato a Copenaghen, Danimarca 1967.


Sulla copertina è riportato "The original 1967 sessions", anche se le note di copertina di “All Our Own Work” indicano erroneamente “August 1968”. Questa è una significativa discrepanza in quanto entrambi gli album derivano dalla stessa fonte di registrazioni.


Gustav Winckler – produttore

Ivar Rosenberg – ingegnere del suono

Karl Emil Knudsen – coordinamento



domenica 3 marzo 2024

Resoconto della presentazione ad Alba del libro "1973", immagini parole e video


Da moltissimo tempo era in programma ad Alba la presentazione del libro “1973, l’anno cruciale della musica raccontato in 73 libri leggendari”, ma solo il 2 marzo si è concretizzato il progetto, per effetto di un’uscita tardiva (fine novembre) e dell’attesa del momento propizio in relazione alla programmazione.

L’associazione ALEC nasce nel 2006 per iniziativa di un gruppo di amici, dei familiari e di persone che avevano apprezzato e condiviso gli interessi e l’impegno di Gianfranco Alessandria, operando in ambito culturale e sociale con l’intento di promuovere iniziative relative a espressioni artistiche diversificate, avendo cura del patrimonio esistente (collezioni di dischi, film, manifesti di cinema, libri e pubblicazioni specialistiche), mettendo il tutto a disposizione dei cittadini e di Enti ed Istituzioni culturali.

Conosco da molti anni Enzo Patri, Gianni Abbà e molte delle persone che collaborano nell’associazione, e ad Alba, e in quel luogo specifico, mi sento sempre a casa.

Certo, sapere che ci sarà sempre un Luciano Boero ad agire come facilitatore regala sicurezza incondizionata.

La giornata prevedeva la presentazione tradizionale con aggiunta di un set acustico proposto da Roberto Storace, Marco Briano, Fabrizio Cruciani e lo scrivente, con l’aggiunta in un paio di brani (“Mind Games” e “Non mi rompete”) del già citato Boero.

 

Entrare all’interno delle stanze dell’associazione é quanto di meglio si possa desiderare, almeno relativamente agli aspetti musicali e cinematografici.

Ma la cosa che colpisce maggiormente chi è antico come me sono le migliaia di vinili che impreziosiscono il luogo.

Alle nostre spalle nell’occasione tanti album del 1973, essendo quello il focus di giornata.

In qualità di autori, oltre a me, Andrea Pintelli, arrivato appositamente da Parma, ma non sono mancate le sorprese, come la presenza di Evandro Piantelli e Alberto Sgarlato (recensori all’interno del libro) - direttamente dal ponente ligure - che hanno fornito il loro contributo di serata.

Ma la cosa più soddisfacente è risultata la partecipazione cospicua, tanto che per gli ultimi arrivati è risultato impossibile trovare posto a sedere. Non solo quantità, ma qualità e naturale empatia, come se per un paio di ore si fosse trovato un modo facile di comunicare, con la voglia di lasciarsi andare a ricordi, aneddoti e memorie passate, avendo ben chiaro che la musica è un collante insuperabile.

Parole inframmezzate alla musica, con Boero nei panni di driver e brani preparati appositamente per l’occasione e coordinati da Roberto Storace.

Il set di serata prevedeva delle ballad e quindi materiale degli Eagles e Lynyrd Skynyrd, un’escursione nel mondo degli Who, con il tocco di Boero e dei Beatles.

Il brano finale, “Non mi rompete”, è risultato utile, anche, per unire le voci dei presenti e inventare un coro di chiusura, sempre di grande effetto.

Dopo un paio di ore - a mio giudizio volate - è arrivato il momento del rinfresco e della musica libera, prima attraverso una “azione vinilica” e poi per qualche divagazione acustica.

Ma molto meglio delle mie parole vale il video a seguire, realizzato da Maura Genta, che sintetizza il combo tra parole, aspetti musicali e atmosfera locale.


Null’altro da aggiungere, se non ringraziare chi ha permesso la creazione di momenti speciali, indimenticabili che si spera potranno essere replicati per molto tempo ancora.





venerdì 1 marzo 2024

Gli YES lanciano l'edizione limitata in 2CD e Blu-ray di "Mirror To The Sky"- Il tour della band Classic Tales Of Yes UK si svolgerà a maggio e giugno

Gli Yes hanno annunciato che pubblicheranno una nuova edizione limitata in 2CD e Blu-ray Digipak dell'ultimo album Mirror To The Sky attraverso InsideOut Music il 5 aprile.

La nuova versione dell'album contiene l'album completo, oltre a un nuovo Blu-ray che include Dolby Atmos, 5.1 Surround Sound e mix strumentali dell'album. A seguire si propone un nuovo video per la title track dell'album.

"Non vedo l'ora di condividere il nostro album più recente, Mirror To The Sky, attraverso il suono potenziato di Dolby Atmos", afferma il cantante Jon Davison. "C'è stato molto amore e cura nella creazione di questi mix, il risultato è stato quello di offrire un'esperienza audio più gratificante e completamente immersiva, che a mio parere è l'ideale per la musica degli Yes".

La band manderà in onda i brani del nuovo album durante il loro prossimo tour Classic Tales Of Yes, la cui tappa nel Regno Unito inizierà a maggio alla Bridgwater Hall di Manchester e proseguirà fino alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra il 4 giugno.

"Siamo tutti entusiasti di portare il nostro show in Europa e nel Regno Unito", dice il chitarrista Steve Howe. Abbiamo selezionato una nuova playlist di musica degli Yes, ma che include anche alcuni dei pezzi preferiti, ovviamente! Per mantenere fresche le nostre esibizioni, "ora" portiamo le nostre luci, in modo da poter presentare uno spettacolo coerente ogni sera, progettato per noi da William Succuso."

"Sono molto entusiasta e non vedo l'ora di esibirmi nel nostro tour Classic Tales Of Yes del 2024 nel Regno Unito", aggiunge il batterista Jay Schellen. Questa raccolta di canzoni è unica sotto molti punti di vista. Un classico spettacolo degli Yes, emozionante e dinamico! Sono sicuro che anche i nostri fan saranno entusiasti e contenti!"