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giovedì 6 gennaio 2022

VIOLA NOCENZI - LEONARDO LODATO -"PENSIERO VIOLA"


VIOLA NOCENZI - LEONARDO LODATO

 

PENSIERO VIOLA

 

Poco più di un anno fa mi trovavo a commentare l’album eponimo di Viola Nocenzi a cui fa seguito oggi “Pensiero Viola”, libro scritto a quattro mani con il giornalista Leonardo Lodato.

Siamo di fronte ad una certa consequenzialità non programmata, fiorita in modo spontaneo, e quindi il mio punto di partenza resta il commento al disco, fruibile al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2020/12/viola-nocenzi-viola-nocenzi.html 

Da quel momento il fenomeno “Viola Nocenzi” esplode e lo spazio che le viene donato dai media in un periodo in cui regna l’assoluta mediocrità porta a pensare che ci sia ancora qualche possibilità per le proposte di qualità.

Viola ha un nome ingombrante e frequentazioni pesanti, laddove gli aggettivi “ingombrante e pesante” fanno riferimento ad uno status oggettivo, immodificabile, non certo negativo, ma è un dato di fatto che appartenga ad una certa nobiltà musicale, potenzialmente facilitatrice.

Succede in qualsiasi tipo di rappresentazione professionale che il cognome altisonante rappresenti un muro in più da superare, forse il più duro, ma una volta oltrepassato l’ostacolo le soddisfazioni potranno arrivare in modo copioso.

Il vantaggio di Viola è semmai quello di aver vissuto in un contesto privilegiato, o forse sarebbe meglio dire super stimolante dal punto di vista artistico, ma tali fortune devono obbligatoriamente accoppiarsi al talento e allo spirito di sacrificio, una sorta di “fame positiva” che non si ottiene per eredità o come atto dovuto.

Tutti gli indicatori di cui siamo in possesso dicono che Viola Nocenzi ha imboccato un cammino tutto suo, che si basa su variegate skills, su di un gusto sopraffino, su una voce fuori dal comune, su di un’immagine gradevole e vincente, mantenendo però grande naturalezza e semplicità; e se esistono validi consiglieri, beh… ringraziamoli!

Il libro dunque.

La formula epistolare utilizzata riporta al passato, ai tempi in cui la tecnologia ci imponeva i lunghi vuoti postali che legavano la domanda alla risposta, e anche se la comunicazione tra Viola e Leonardo avrà goduto soprattutto della velocità del “Uozzapp” - così viene definito nel libro - la numerazione delle varie lettere riconduce ad un modello antico, sicuramente piacevole.

Mi sono immedesimato e ho ripensato ai mille scambi di opinioni che da anni mi legano all’autrice, con aneddoti che potrebbero esaltarne la sua professionalità, riferiti a momenti in cui la sua strada era ancora … in via di sviluppo.

Lo ammetto, ho bonariamente invidiato Leonardo Lodato per la sua opportunità, ma il risultato ottenuto mi appare davvero originale.

Alla base esiste la semplicità del dialogo a distanza, un incontro tra persone che dimostrano affinità elettiva, quel “Entanglement” proposto in un brano dell’album e galleggiante nel libro, termine che fa riferimento ad un legame speciale che può esistere tra due persone che riescono ad annullare la lontananza fisica attraverso una sorta di naturale dipendenza reciproca che, in questo caso, una penna immaginaria riesce a nutrire.

E se Foscolo avesse potuto leggere e commentare “Pensiero Viola”, senza indugio, avrebbe cercato un nuovo concetto sovrapponibile alla sua “corrispondenza di amorosi sensi”.

Una delle caratteristiche a mio giudizio importanti è l’idea di scrittura, ovvero il mezzo utilizzato per raggiungere il fine.

Pagina dopo pagina, entusiasmo dopo entusiasmo, scoperta dopo scoperta, rimane presente un’immagine fortissima - almeno per me che ho vissuto la preistoria -, quella della “penna e calamaio”, e mi è apparsa vivida l’azione atta ad intingere il pennino per bagnarlo di inchiostro, lasciando qualche macchia sul foglio immacolato, quelle chiazze che fanno parte del dialogo, quelle note che potrebbero sembrare superflue ma che ci permettono di entrare nella vita intima - sino al livello che ci è concesso - di due persone differenti - per cultura e tipologia di vita -, magicamente unite da un legame impalpabile ma concreto.

La vita di Viola emerge con tutti gli affetti e le esperienze formative, un quadretto che completa il progetto discografico a cui accennavo. Ma più che la musicista prevale la donna, un superamento dell’artista a favore del “comune e quotidiano”.

Ma si scopre anche un po’ di storia di Lodato, gli aspetti fondanti della sua professione, un iter “costruttivo” che, se riferito all’elemento “MUSICA”, mi pare facilmente condivisibile.

Il rock, il prog, la musica italiana e quella straniera, una colonna sonora importante che si può estrapolare dalla playlist proposta a fine libro, un viaggio nel tempo, molto trasversale e privo di etichette.

Faccio mie le parole che chiudono la prefazione di Pamela Villoresi, evitando il racconto dei dettagli che lascio alla scoperta del lettore:

Questo libro sarà per ciascuno di voi un viaggio diverso, un’opportunità da acchiappare al volo e partire per il proprio viaggio… grazie a Leonardo e naturalmente a Viola”.

A Viola e Leonardo regalo una delle mie citazioni preferite che, non so perché, si è materializzata davanti a me a fine lettura: “Progressione… progressione, non perfezione!

Chissà, forse potrebbe essere oggetto del loro prossimo scambio epistolare!

 

TUTTI I DETTAGLI OGGETTIVI NEL COMUNICATO STAMPA

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2021/12/viola-nocenzi-leonardo-lodato-pensiero.html






 

domenica 20 dicembre 2020

Viola Nocenzi-"Viola Nocenzi"

Scrivere di "Viola Nocenzi", album di esordio di Viola Nocenzi, mi obbliga ad un rigore supplementare, perché sono legato a lei da lunga e consolidata amicizia… virtuale, un concetto apparentemente eccessivo, ma nel pieno spirito del progetto che Viola ci propone. Urge in ogni caso il massimo dell’obiettività.

Sottolineare il termine “esordio” potrebbe trarre in inganno: non siamo al cospetto di un’artista che spunta fuori dal nulla, ma Viola ha una solida formazione musicale, studi approfonditi specifici, esperienze importanti, tanta gavetta e, naturalmente, un DNA che gioca a suo favore.

C’è poi da descrivere il “Suo” strumento, una voce incredibile che può sfruttare un’estensione vocale non comune (quattro ottave), una dote naturale che lei ha nutrito con l’applicazione e che la rende performante sia nel registro basso che in quello alto, con l’impressione, a tratti, di ascoltare di una vocalità operistica.

L’album “Viola Nocenzi” nasce al pianoforte, ed è figlio della stretta collaborazione tra l’autrice - che firma tutte le musiche, oltre al testo della conclusiva “Bellezza” - e lo scrittore siciliano Alessio Pracanica.

Della cinquantina di brani disponibili, alcuni dei quali creati anni fa, emergono sette perle, un numero magico per Viola, che propone in ogni episodio una parte di sé, e la sintesi del pugno di canzoni fa esplodere la concettualità che si cela - neanche troppo - dietro al progetto.

Il file rouge che annoda i sette pensieri di Viola si manifesta nella celebrazione dell’amore e della bellezza, con il focus puntato su aspetti interiori e metafisici, e quindi su tutto ciò che ruota attorno ad elementi relazionali, non solo all’interno di una coppia.

Ma per raggiungere obiettivi leciti e ambiziosi - la comprensione, il perdono, la comunione di intenti, un credo che sia coltivato nel quotidiano - occorre possedere delle virtù, cosa non certo scontata, e il racconto dell’artista fa emergere, passo dopo passo, le sue qualità personali, diventando al contempo monito e suggerimento, una via di uscita in tempi bui.

Ma mi piace sottolineare come gli aspetti estetici abbiano una loro valenza - spesso si ha timore nel metterli in primo piano -, perché l’osservazione della magnificenza della natura, di un quadro di uno sconosciuto o di un volto umano, possono fornire una scossa, o più semplicemente dare gioia e serenità, esattamente come riesce a fare una canzone… quella giusta per ognuno di noi.

Guardando dall’alto il lavoro nella sua globalità si registra una certa atipicità.

Non troviamo né i caratteri della musica progressiva - Viola si nutre da sempre di quel cibo musicale - né la leggerezza pop che ci viene propinata oggigiorno dai media, ma la proposta è fatta di sonorità estremamente moderne che legano episodi in cui spicca la poesia e la capacità interpretativa. Inutile definire il genere di un album che è il compendio di tante esperienze e skills, molto meglio assaporare ogni singola perla, perché di questo si tratta.

Ovviamente la sezione “arrangiamenti” può contare sull’eccellenza assoluta, ovvero la supervisione dello “Zio Gianni” - che partecipa anche come strumentista (piano elettrico, pianoforte, sampler, orchestrazione archi) e sulle competenze enormi di Lo Zoo di Berlino, i cui elementi sono: Andrea Pettinelli (rhodes, hammond, synth, theremin, mellotron), Diego Pettinelli (basso elettrico, sampler, elettroniche, programming) e Massimiliano Bergo (batteria, percussioni, drum machine), oltre a Roberto Masotti (percussioni); Viola Nocenzi suona il pianoforte, ovvero lo strumento studiato una vita, con cui crea ogni canzone.


Provo a fornire qualche immagine seguendo il percorso, step by step:

Apre il sentiero “Viola”, potenzialmente una hit, se fossimo in un paese normale.

“Viola” è - anche - un colore, ma ad esso è immediatamente collegato un profumo; la stimolazione dei sensi non passa solo attraverso le possibilità visive, e la capacità di eliminare le scorie negative e guardare il mondo circostante con un po' di comprensione può aiutare nel fornire “tinteggiatura” differente da quella imposta e a quel punto potremo avere nuovi occhi che ci regaleranno la realtà. Un urlo preoccupato diventa un monito: “… non vedi… il cielo è viola…”.

Musicalmente accattivante, tra elettronica e maestosità sinfonica.

A seguire “Lettera da Marte”, ovvero il brano uscito come anticipazione dell’album e che propongo a seguire.

Poesia scritta molto tempo prima da Pracanica, arriva improvvisamente e telepaticamente sulle dite di Viola, in piena libertà sul pianoforte mentre si lascia guidare dall’ispirazione, sicura che le sue qualità canore impediranno ogni ostacolo di accoppiamento. Il fulcro del brano e l’aspetto comunicativo, con immagini metaforiche molto convincenti.

La tecnologia non pone limiti e l’avvicinamento tra mondi lontanissimi tra loro, un tempo impensabile, è divenuto realtà. Marte non è poi irraggiungibile. Ma queste enormi possibilità esaltano un ossimoro, quello che sottolinea il contrasto determinato dalla facilità di contatto tra chi abita spazi lontani e le difficoltà relazionali rispetto a chi è a pochi passi da noi, e le incomprensioni portano spesso ad un repentino stacco della spina; ma le differenze tra simili, fatto di per sé oggettivo, non devono obbligatoriamente condurre alla chiusura totale dei rapporti personali, e la capacità di saper rispettare il prossimo sarà elemento premiante.

Risulta facile intravedere un arrangiamento di gran lusso, con una voce modulante supportata da un tappeto orchestrale che miscela analogico e digitale…


Colui che ami” è il terzo brano, citazione tratta dal Vangelo, utilizzata per affrontare il tema del dolore e della sofferenza, presenti in abbondanza in questo mondo, contrastabili con l’amore a la solidarietà.

Intimismo e atmosfera quasi aulica, con uno stretto dialogo musicale tra pianoforte e voce.

E arriviamo a “Entanglement”, termine molto tecnico nella sua concezione originale, quella che fa capo alla “correlazione quantistica”, e il legame esiste, ma tra due persone - potenzialmente le stesse che troviamo in “Lettera da Marte” -, due entità molto lontane tra loro dal punto di vista spaziale, ma ugualmente vicine e, nonostante tutto, dipendenti l’una dall’altra.

Incredibile prestazione vocale su di un tappeto sonoro elettronico.

Itaca” può condurre solo all’Odissea e quindi al tema del viaggio e permette all’autrice di mettere a nudo aspetti differenti che convivono in lei, quello più spirituale accanto ad uno più materiale, elementi con cui tutti dobbiamo fare i conti, seppur con dosaggi differenti.

Traccia permeata da una certa drammaticità, presenta una buona tensione sonora che non può lasciare indifferenti.

Con “L’orizzonte degli eventi” la ritmica ritorna in auge e l’elettronica incide, mentre la lirica assume una nuova dimensione: “… sul confine solo stupidi pensieri, lascio i miei magri poteri, perdo fame e desideri, io perdo tutto questo ma poi divento eternità…”.

Musicalmente forse più facilmente adattabile alla lingua inglese - un plauso agli arrangiatori -, sprigiona una buona energia che spinge ad abbandonare la staticità tipica dell'ascolto.

La conclusione è affidata al brano “Bellezza”, come già sottolineato l’unico scritto in totale autonomia, una sorta di manifesto che fornisce il brand all’album.

“Che si possa camminare per lasciare impronte nella terra bagnata, un peso permanente che copra la rabbia, il dolore e i sentimenti piccoli, non tutti sono disposti a misurare il proprio cuore e la propria intelligenza, il proprio cuore; che la soluzione, in fondo, sia solo l'amore e la bellezza?”.

Un concetto di bellezza che contiene, ma supera, l’aspetto estetico, una gradevolezza non fine a sé stessa ma derivata da sani principi, relazioni “pulite” e tanta semplicità, e a quel punto il bello non sarà più quello definito dai canoni tradizionali, ma la summa di sensibilità e virtuosismo.

Concludendo… Viola Nocenzi si mette in gioco e propone un album coraggioso, sceglie la forma canzone ma pensa istintivamente alla musica che ha assorbito sin dalla nascita - quella dei tempi composti e dell’estrema difficoltà compositiva e strumentale -, si contorna di musicisti esperti, persone fidate e affetti e tira fuori tutta la sua personalità, preparazione e talento. Forte e chiaro risulta il suo messaggio, il suo credo, la sua voglia di divulgare un pensiero positivo.

In attesa di qualche suo futuro live - sapendo poi che molti brani sono rimasti nel cassetto - c’è da augurarsi una buona continuità discografica: abbiamo tanto bisogno di musica di qualità che possa contrastare la mediocrità che ci circonda.


Tracklist:

 

1.      Viola

2.      Lettera da Marte

3.      Colui che ami

4.      Entanglement

5.      Itaca

6.      L’orizzonte degli eventi

7.      Bellezza


Biografia sintetica

Figlia del fondatore e da sempre anima del Banco del Mutuo Soccorso, Vittorio Nocenzi, nipote di Gianni, Viola inizia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni, in seguito si dedica allo studio del violino e intraprende poi quello del canto d’opera, affiancando allo studio l’attività di insegnamento. La sua formazione umanistica e le stimolanti frequentazioni artistiche all’interno dell’ambiente familiare nel quale è cresciuta, hanno contribuito a plasmare la personalità di Viola, che si rivela in un intrigante mix di estro, sensibilità e ironia.

 


Viola Nocenzi Official:


http://www.violanocenzi.com/

 

https://www.facebook.com/viola.nocenzi/

 

https://www.instagram.com/nocenziviola/




mercoledì 28 gennaio 2015

Viola Nocenzi-“Ninna Nanna”


E’ uscito ieri il video “Ninna Nanna”, di Viola Nocenzi, primo atto di un progetto che Viola illustra a seguire.
Le immagini e la musica ci portano spesso ad interpretazioni variegate, e questa sorta di diversità di valutazione è compresa tra i vari obietti che la creazione musicale si prefigge, quello di lasciar percepire in modo unico la proposta in attesa della restituzione di un feedback che crea la sintonia tra l’azione dell’artista e la passività dell’ascoltatore, un loop che, se viene chiuso, si trasforma in interessante interazione.
La “Ninna Nanna” di Viola non sfugge a questa regola e le modalità di fruizione non cambiano, ma avendo l’opportunità di leggere il suo pensiero il suggerimento è quello di attendere, prima leggere e poi ascoltare/vedere, perché il racconto è la giusta preparazione che aiuta a capire, che permette di andare oltre - termine caro a Viola - per afferrare un mondo che in altro modo sarebbe vissuto, forse, in maniera superficiale.
Fotografie, parole e musica si fondono e ciò che emerge è un quadro toccante, che supera etichette e generi musicali, perché le storie quotidiane, quelle che parlano di sentimenti e di vita vissuta, sono comuni, e anche quando il mantenimento del ruolo - tipico della giovane età - impedisce il lasciarsi andare, arriva sempre il momento in cui la lacrimuccia scende, magari quando si è al riparo da occhi indiscreti.
Le atmosfere musicali che Viola Nocenzi propone sono l’espressione del suo percorso di vita, una strada che, come lei racconta, non è stata facile, ma che è permeata di buoni propositi, speranze e saggi consigli: quale mezzo migliore se non la Musica, per guardare avanti?



L’INTERVISTA

Come si può descrivere il percorso musicale di Viola Nocenzi?

Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di quattro anni, nel 1984; nel 1990 ho intrapreso - affiancandolo al pianoforte - lo studio del violino e dal 1993 mi sono dedicata al canto, nei primi due anni parallelamente al violino e successivamente proseguendo con il solo impegno vocale, e non ho più smesso, praticamente venti anni anni di studio, e mi auguro di non smettere mai, perché ho capito che è la passione musicale più importante della mia vita.

Quali sono state le tue esperienze più significative, quelle che ti hanno maggiormente gratificato?

Le mie esperienze più importanti sono rappresentate certamente dalle centinaia di concerti fatti nei teatri stabili d’Italia… momenti in cui si riesce a cantare davanti a tantissime persone in luoghi in cui l’acustica è molto curata, con le luci giuste, provando la sensazione di essere lì e altrove allo stesso tempo; un avvenimento che mi ha segnato in modo indelebile è la partecipazione al concerto “NO PALCO”, all’Ippodromo Le Capannelle, per festeggiare il trentennale del BANCO (2002), occasione in cui ho cantato davanti a 30.000 persone all’aperto… quella è stata un’emozione davvero unica per me; ma forse l’atto più significativo è quello che mi ha vista da sola, con il mio pianoforte, intenta nel disegnare musica mia, creata, suonata e cantata in prima persona, sonorità che ho  cercato di affinare e registrare nel modo corretto: sintetizzando sono combattuta tra la bellezza della dimensione live è il contesto intimo basato essenzialmente sulla scrittura, e non importa il risultato, perché qualsiasi brano io abbia scritto, più o meno bello, sono sempre riuscita a travasare nella canzone (parole o musica o entrambe le cose) la mia anima, ed è questa ogni volta una sensazione meravigliosa, un rito magico che mi appaga totalmente e mi spinge verso l’infinito.

Essere la figlia di… ti ha aiutato o a volte è stato complicato, come capita spesso alla prole dei grandi artisti?

Essere figlia di Vittorio Nocenzi è per me un grande onore, un privilegio, dal punto di vista artistico e da quello umano. Ho un rapporto davvero molto importante con mio padre… lui mi aiuta e mi ha aiutato ad essere la donna che sono e in parte anche l’artista, anche se il mio modo di vedere e proporre la musica non è simile al suo, sia come atteggiamento che come ambito musicale; a volte il mio nome è stato un freno, per le aspettative e per i confronti che le persone tendono a voler fare, cosa di per sé capibile, umana e giustificabile, ma non certo produttiva; credo che in linea generale le comparazioni non servano a niente, perché ognuno di noi è un “pezzo unico”, a maggior ragione inutile il confronto tra Viola e Vittorio Nocenzi, primo perché non ho nemmeno mai pensato lontanamente di poter arrivare alla sua genialità, che stimo sopra ogni cosa, e seconda cosa perché non esiste attinenza tra me e lui dal punto di vista musicale… io sono una cantante e faccio tutt’altro.

Veniamo al nuovo. Ho appena visto il tuo emozionante video “Ninna Nanna”: da dove nasce l’idea?

L’idea alla base è quella di fare della speranza un allenamento a prescindere dagli eventi: questo è! Ho voluto incominciare con il brano più delicato degli oltre quaranta che ho in cantiere, proponendo qualcosa che parla di me nel modo più intimo possibile. Negli ultimi due anni ho scritto musica collaborando per i testi con uno scrittore di cui ho grande stima, Alessio Pracanica, e con lui sono nate canzoni molto belle e coinvolgenti che mi soddisfano molto nell’espressione artistica. ”Ninna Nanna” è il pezzo più tenero e struggente, perchè parla di me e della mia infanzia e comincia con le mie immagini da bambina. L’intero progetto che sta nascendo avrà il nome “Il Punto di Vista”, inteso sia come condizione fisica - come si può notare dal video da piccola avevo le bende agli occhi per una problematica importante che ho sin dalla nascita - ma anche come condizione metaforico esistenziale, perché questo disagio fisico mi ha permesso di vedere oltre e di fare della musica la figurazione dell’invisibile (Leonardo docet); quindi, nel mio piccolo, nel buio, in una vita che poteva darmi tanto da un lato, che però mi ha tolto tanto, ho imparato a codificare il mondo attraverso il “non sguardo”, l’occhio interiore, e questo sin da quando avevo pochi mesi, e va da se che tutto quanto ho respirato a seguire mi ha portato a identificare le note che ascoltavo con le persone che amavo e con il volto del mondo che immaginavo; così ho deciso di iniziare questo nuovo percorso partendo proprio da “Ninna Nanna”, che è il brano che ha dato origine a tutto e che rappresenta l’inizio della mia vita.

Mi rifaccio ad un commento che accompagna il video e che credo sia stato scritto da te: che cosa sono i sogni?

Sì, è stato scritto da me: i sogni sono il motore che mi da la spinta per andare avanti ogni giorno con il sorriso sul mio viso, un allenamento alla speranza e al sogno, sempre e comunque, a prescindere dagli eventi, per quanto duri e difficili siano. Il sogno è la capacità di immaginare e di andare oltre a quello che apparentemente potrebbe essere l’unica realtà, se ci si sofferma solo agli aspetti materiali… cercare di vedere non in 3D ma in 6D, 12 D; credo che l’essere umano abbia un potenziale enorme e che il corpo sia soltanto un veicolo di tante forme uniche - comunicazione, espressione personale - quasi magiche, e il sogno dovrebbe essere la condizione con la quale si potrebbe vivere la propria vita.

Non vorrei entrare troppo nel personale, ma un video come quello che proponi riporta al rapporto mamma/figli: hai voglia di commentare?

Il brano/video è dedicato a mia madre perché nei primi anni è stata il mio prolungamento fisico ed emotivo verso quel mondo che io non riuscivo bene a vedere; mi dava coraggio e mi diceva sempre di dormire e di sperare, perché il giorno dopo ci sarebbe stato il sole e poco importava se le bende agli occhi mi avrebbero impedito di vederlo, perchè lei mi rendeva possibile la visione di quel sole che non avrei potuto “toccare” senza il suo aiuto. Questo è per me un messaggio molto importante di speranza e di sogno.

”Guardando” “Ninna Nanna” appare chiara la tua propensione alla danza, ad una sorta di teatralità, e quindi il canto appare come uno dei tanti elementi che vuoi mettere in scena: sono lontano dalla verità?

Hai ragione. La danza è una mia grandissima passione e in ogni caso la musica è costituita da melodia, armonia e ritmo; io ho una forte propensione alla scrittura melodica - per questo ho scelto al canzone come forma espressiva musicale - quella che fa parte della nostra tradizione, ascoltabile e cantabile, ma contemporaneamente sono attratta dal ritmo - probabile fattore genetico - ma sta di fatto che tendo a dare molto importanza al “movimento”, mi viene spontaneo scrivere con i controtempi e ballare, e tutte le suddivisioni che nella mia mente ci sono mi portano a creare musica tenendo conto delle parti ritmiche che riesco a immaginare mentre canto; in realtà il video che mi vede ballare e mantenere un continuo movimento è stato girato con assoluta naturalezza, mi è stata data la possibilità di fare tutto ciò che volevo ed è venuta fuori la mia natura, che è sicuramente comunicativa a 360 gradi, e che mi porta ad essere sempre in prima linea dando ogni volta il massimo, senza la necessità di nascondere alcunché, e quindi mi viene spontaneo immedesimarmi, sognare, recitare, ballare, cantare. L’inizio del video presenta la voce di una bimba… sono io, registrata da mio padre nel 1982 - già ballavo e facevo i miei recitals! - mentre canto una canzone per mia mamma, utilizzando anche le mani perché mi è sempre venuto naturale interpretare ogni forma musicale con una certa fisicità.

L’atmosfera sonora invece, abbinata alla scelta delle immagini, riporta indietro nel tempo e alimenta una certa tristezza, condizione che solo la musica è in grado di realizzare in modo efficacie: anche in questo caso puoi dirmi se è impressione corretta?

Ho deciso di iniziare senza evitare la realtà delle cose e quindi dallo start della mia vita che è sicuramente stato duro, ma ho voluto contrapporre questo ricordo infantile, sbiadito e antico, con la mia immagine attuale, che continua a portare con sé una certa tristezza e melanconia, ma che ogni giorno si prefigge di dare speranza; il brano è composto da una prima parte dolce, una nenia che si prende cura di una bimba, parole che mi diceva mia madre e che ora io dico alla mia bambina interiore, nei momenti di sofferenza in cui parlo alla mia parte più indifesa. Poi esiste il mio lato adulto, propositivo, positivo, che mi suggerisce che ci sarà un domani, ci saranno dei cambiamenti, verrà il giorno dopo la notte; io ho la mia voce e canto per me e per te, per chiunque mi voglia ascoltare. Nasce quindi una forte volontà di incoraggiare anche gli altri, nonostante una condizione di partenza sfavorevole.

Rai e Repubblica hanno dimostrato interesse al progetto: come sono  andate le cose?

L’interesse di cui parli è nato casualmente e non me lo aspettavo e quindi ne sono rimasta molto colpita e contenta: probabilmente tutte le esperienza passate a cui accennavo prima hanno lasciato un piccolo segno!

Da un pò di tempo hai creato un tuo angolo dove commenti i lavori musicali di altri: è cosa che ti gratifica?

Sì, “L’angolo di Viola” mi piace molto, ma il termine giusto non è “gratificazione”, perché in realtà tutto questo mi stimola e mi da la speranza di poter cambiare le cose. Mi spiego meglio: lo stimolo è legato alla possibilità di conoscere artisti di cui non sapevo l’esistenza e di ascoltare musica diversa da quella che sento normalmente; mi stimola anche a livello intellettuale perché mi trovo nella condizione di dover dare un parere sul lavoro di altri. Il seme della speranza è legato alla mia volontà di invertire la tendenza rispetto alla critica musicale tradizionale: essendo io stessa un’artista, e non ritenendomi nella posizione di poter e voler criticare niente e nessuno, cerco di immedesimarmi e di carpire la profondità del musicista che ho davanti, e provo a dare voce a quelle emozioni che mi arrivano durante l’ascolto, quindi una partecipazione emotiva, con grande rispetto per l’uomo e la sua proposta. Questo è “L’angolo di Viola”, uno spazio in cui una ragazza - che comunque vive la musica dall’età di quattro anni - si sforza di andare oltre i propri gusti, oltre i soliti generi, le abitudini, l’uso comune di criticare tutto e tutti caratteristico di alcuni ambiti. Io cerco la sintonia, tenendo conto che dietro ogni artista c’è un cuore molto speciale, quello di una essere umano che sente l’esigenza di dover trasformare le proprie emozioni e i propri sentimenti in note e parole musicabili, e quindi parlo di cuori più sensibili. “L’angolo di Viola” è l’opportunità di rispettare il cuore degli artisti che mi vengono sottoposti.

Ed ora, cosa potrebbe bollire nella pentola di Viola Nocenzi?

Dopo “Ninna Nanna” realizzeremo altri brani e non è cosa facile perché dovrò fare una scelta tra i molti che ho scritto, ma li stiamo già individuando. Vorrei fare una produzione particolare che si baserà su delle registrazioni binaurali che mi hanno completamente catturato, perché riescono a riprodurre senza utilizzo di alcun cavo, tutto “naturale”, utilizzando microfoni incredibili della Neumann che possono riprodurre una voce esattamente come la capterebbe uno spettatore se stesse lì ad ascoltarti durante un esibizione a cappella, senza amplificazione, ed è una cosa che mi affascina, perché trovo gratificante esprimere in modo reale le mie caratteristiche, la mia timbrica; spesso mi sento mortificata da certe registrazioni tradizionali, perché nei vari passaggi - da voce e prodotto finito - si perde un 40% della vera natura della pasta vocale; vorrei quindi riuscire a registrare la mia voce in binaurale, che permette addirittura di realizzare il suono in sei dimensioni, come se lo si sentisse girare attorno a se stessi in tutta la stanza. Sono molto curiosa e contenta di intraprendere questo percorso, ho le strumentazioni di Viaggi Sonori 3 D e di Stefano Arciero (coproduzione del progetto) e vedremo cosa accadrà. Ogni brano scelto prevede la collaborazione con un musicista che io stimo e che mi onorerà della sua presenza e alla fine tutto si concretizzerà in un album o EP che vorrei distribuire su piattaforma digitale.


"Questo perché i sogni sono l'unica cosa che conta fino alla fine. Non importa il tempo, non importa il dolore, non importano le malattie, importa solo che alla fine ci sia sempre musica vera."


Musica: Viola Nocenzi
Testo: Alessio Pracanica - Viola Nocenzi




giovedì 19 marzo 2015

Viola Nocenzi-"Perchè"


Quella che racconto oggi è una bella storia che sa di pura passione musicale.
Cercherò di sintetizzarla e preparare l’ascolto.
Un paio di anni fa è stato rilasciato il contenitore “Cosa resterà di me”, immagini, storie, racconto e brani musicali inediti.
Dieci pictures utilizzate per scatenare la fantasia e l’ispirazione di musicisti e non solo.
La prima fotografia, quella che diede origine al progetto, era di “proprietà” di Pino Pintabona, della BWR, e successivamente sarebbe diventata la copertina di un album prog.


Lo scritto e la musica diventarono quindi, in modo naturale, “La donna di Pino”, anche se il pezzo strumentale, di Corrado Rossi, aveva come titolo “The Outer Me”.
E per chi non conoscesse la storia del pluridecorato Corrado ecco un po’ di sua biografia:


A distanza di pochi giorni dall’uscita del libro ricevo una telefonata di Max Pacini, coautore, che con una certa emozione mi racconta che il “piano strumentale” di Rossi gli aveva ispirato una lirica, sollecitata da alcuni accadimenti personali.
Catturiamo il tutto in auto, col cellulare -è lui che canta- e successivamente proviamo una registrazione più seria, nel mio box, con l’aiuto di Franco Piccolini.
Max non è un professionista, ma disegna in modo chiaro la sua idea, senza sbavature e buona intonazione.
L’idea a seguire è quella di proporre il tutto ad artista in grado da dare una reale veste professionale, per il solo gusto di vedere se le cose stanno davvero bene assieme, per mettersi alla prova in qualcosa di nuovo, certi del valore dei due singoli ingredienti.
Dopo un paio di tentativi e promesse non mantenute, l’apparente follia veniva messa nel dimenticatoio, e lì sarebbe probabilmente rimasta se non avessi, in questi giorni, casualmente dato lo start al brano, rimasto nel telefono sin dal giorno della prima prova: l'aver dimenticato a casa gli occhiali mi ha spinto a pigiare un tasto qualsiasi, forse un segno del destino.
La bellezza della melodia abbinata ad un testo toccante mi ha portato ad osare, per chiedere ad una recente amicizia -una straordinaria artista- se avesse voglia di provarci.
Lei è Viola Nocenzi, e proprio in questi giorni è al rush finale che la porterà alla realizzazione di un album, e quindi sufficientemente impegnata nel suo lavoro, eppure… dopo spiegazione e invio del materiale Viola si è prodigata nell’ascolto e proposizione personale, e nello spazio di un giorno mi ha rimandato il tutto, interpretato con molto trasporto, con arrangiamenti ad hoc  -e qui devo ringraziare le persone che lavorano con lei, davvero gentili- e con una tecnica di produzione che non conoscevo, definita “ binaurale”, ovvero una registrazione tridimensionale del suono, ottimizzata per l’ascolto in cuffia, “riproducendo il più fedelmente possibile le percezioni acustiche di un ascoltatore situato nell'ambiente originario di ripresa dell'evento sonoro, mantenendone le caratteristiche direzionali a 360° sferici”.
Il nuovo album di Viola Nocenzi nascerà con queste caratteristiche.
Il risultato è valutabile a seguire (meglio se in cuffia!), e ancora una volta la qualità emerge dal lavoro di squadra e dal consolidamento di rapporti umani di valore.
Un ringraziamento speciale a Viola Nocenzi, perché il suo grande e rapido impegno è stato dedicato ad una musica non sua -fatto per lei inusuale-, percorrendo un genere musicale che non le appartiene. Eppure il risultato è obiettivamente straordinario, e sottolineo che anche un rockettaro come me può rimanere incantato da una melodia e dal modo di proporla.
Ascoltare per credere!

lunedì 3 giugno 2024

Intervista a Viola Nocenzi in occasione dell'uscita del suo libro "POESIE DA PARATI"


Viola Nocenzi è un’amica, il che potrebbe far pensare a qualche elogio forzato. Mi importa poco, perché ho una concezione così alta dell’immagine di Viola che scrivo di getto, ritrovando nel suo libro di poesie appena uscito ciò che ho captato da lontano in questi anni di frequentazione virtuale.

Viola è unica, possiede svariati talenti nell’ampio campo artistico, anche se immagino che ancora oggi in tanti si approcceranno a lei con la solita frase: “Ma tu sei la figlia di…”. Da esserne orgogliosi, certamente, ma poi ognuno prosegue con le proprie gambe, se si ha energia sufficiente, e Viola di “carburante” ne possiede in una misura indefinibile, di una qualità sopraffina, che le permette di cambiare registro a piacimento, abbinando ad ogni sua skill un alto tasso di genuinità.

L’ultimo risvolto tangibile si chiama POESIE DA PARATI, un libro di poesie di cui si possono apprendere i dettagli ufficiali cliccando sul link a fine articolo.

Ma chi legge poesie? Chi scrive poesie? Chi compra libri di poesie?

Non credo sia questo il dilemma che Viola si possa esser posta prima di rovesciare su carta i suoi pensieri, giacché chi decide di cimentarsi in una delle tante rappresentazioni dell’arte segue in primis un’esigenza interna, un richiamo che nasce dall’Io più profondo, e che solo successivamente diventa materia da condividere: perché tenere la bellezza in un cassetto?

Ci si ritrova al cospetto di un evento naturale, di un attimo di vita vissuta, di una riflessione e nasce spontanea la voglia di immortalare quel momento, seguendo l’istinto, senza neanche pensare, e ciò che si crea rimbalza e tocca miriadi di punti, esaltando il potere trasformativo dell’arte.

E sognando - e avendo dalla nostra un po’ di fortuna -, si compirà il miracolo e l’ipotetica tela da pittore si riempirà prendendo, forse, una forma inaspettata, basterà solo avere la pazienza di attendere e qualcosa di magico accadrà.

Ho posto qualche domanda e Viola… le sue risposte a seguire sono impreziosite da alcune delle sue poesie, tre, tra quelle che maggiormente mi hanno colpito!

 

È appena uscito il tuo libro di poesie ‘POESIE DA PARATI’: puoi presentarlo ai lettori?

“Poesie da parati” è il mio manifesto dell'essenziale, un atto poetico creativo intimo, impertinente, sfrenato, materico e spirituale. È "la raccolta di ciò che sono, una balsamica Giovanna D'Arco con i draghi in bocca". Quasi 200 poesie come 200 canzoni.

Un libro di poesie non deve necessariamente avere un filo conduttore, ma immaginando che i tuoi scritti siano concentrati creativamente in un ristretto spazio temporale mi sembra plausibile pensare ad un fil rouge che li unisce… mi sbaglio?

Non c'è un filo che unisce queste poesie, se non la drammaturgica ricerca che ho applicato e ampliato nel mio vuoto voluto e custodito, dove ho cercato le poche parole essenza come biglie piene di colori irrinunciabili, che risuonassero in tanti modi e in tutti i modi del mio essere.

Ti ho conosciuta come cantante e autrice di canzoni e ora vedo una svolta, magari solo un percorso parallelo: da dove nasce questa tua voglia di dipingere la vita con liriche poetiche?

Sì, questa è una svolta piena consapevole, che è arrivata prima come natura e poi è stata consapevolizzata come prolungamento cultura natura. Nel luogo dove vivevo nel 2022 ancora non c'era il pianoforte. Ma io avevo un'urgenza, quella di scrivere canzoni. Come faccio da quando ho quattro anni. Così ho deciso di scrivere parole su fogli umili, non come testi di canzoni, senza obbligo metrico, senza la necessità di dimostrare nulla, attraverso figure retoriche o con la ricerca di omologazione nell'appartenenza a un determinato genere letterario.

Ho scritto parole come fossero una melodia e tutti i vuoti e gli spazi sono stati per me armonia e punteggiatura della partitura.


PRIME POESIE

Mi addormento

con le mani

sul foglio

e non voglio

staccarmi.

Come fossero

unghie che ho perso.

Senza pietà

di inchiostro.

Mai sazia.


Mi racconti la differenza, anche tecnica, che esiste tra la scrittura di un testo per musica ed una poesia?

Appunto, la differenza tecnica essenzialmente appartiene alla metrica e all'obbligo quindi di inserimento endecasillabico che si ha quando si scrive su una partitura musicale. Anche la poesia ovviamente ha bisogno della sua influenza ritmica. Ma in questo caso, per la mia poesia che appartiene in qualche modo al filone della poesia contemporanea, ho potuto usare le parole in modo prog, spezzarle mangiarle, accarezzarle, amarle e rielaborarle, senza dover rispettare alcun appoggio metrico musicale, come avrei dovuto altresì fare con un testo.

‘POESIE DA PARATI’ quale esigenza personale segue, conoscendo le tue skills differenziate?

L’esigenza di mostrarmi per tutte le mie strade con tutte le mie complessità, non più solo una faccia da copertina o una voce da quattro ottave, ma nei voli pindarici che la mia natura offre. Parlare di essenza, di rivoluzione, di femminile, di maschile, di spiritualità, di passione, di sociale, di psicologia, d'amore, dell'importanza della memoria. Parlare dei miei maestri ed essere testimonianza di quanto ci sia bisogno di applicare la gratitudine.

 

LA LIVELLA (A TOTÒ) 

Come un sagittario senza freccia.

Come Dylan Dog a pranzo dalla nonna.

Anche un alieno russa.

Ridimensioniamoci.

 

All’interno del libro ci sono contributi esterni, a partire dalla prefazione: me ne parli?

La prefazione di Alessandro Bergonzoni è uno dei motivi fondamentali che rende questo libro a me caro all'anima, al cuore e alla mente. Non è solo la presenza di un genio a rendermi felice, ma di un artista uomo che con il suo esempio incarna quello che proietta e che, con grande umiltà, rielabora costantemente per ognuno di noi. Non poteva scrivere parole più belle di quelle che ha usato per me, ed io le vedo come un sigillo, un viatico di amore. Poi le presenze di Angelo Branduardi, Eugenio Finardi, Giovanni Caccamo, Frida Bollani Magoni e Cosimo Damiano Damato contribuiscono a rendere il tutto un grande abbraccio, un sostegno, un onore e una luce che splende e che si alimenta di giorno in giorno.

Trovarti così immersa in questo ruolo, dopo averti conosciuta essenzialmente come musicista, mi porta a chiederti in quale veste trovi maggiore soddisfazione in questo preciso momento della tua vita.

Non c'è una competizione tra queste due attività, né dentro di me né nella loro essenza. Continuo a scrivere musica e ovviamente a cantare e a insegnare canto, e la poesia la canto, la leggo e la dirigo con la voce. È diventata la spiga di grifone che ogni notte compie un battesimo, "che poi al risveglio il mio nome è un profumo".

Nel comunicato si legge:Viola ha fatto da tempo della poesia la sua attività principale, pubblicando scritti poetici per le più importanti testate giornalistiche italiane.” Ti chiedo, per terminare, quali sono i riscontri che stai ricevendo dalla scrittura, e ancora… ti ritroveremo nella veste di cantautrice o interprete?

I riscontri sono superiori ad ogni tipo di immaginazione. "Poesie da parati" è andato sold out nella sua prima stampa, due giorni dopo l'uscita. E ora mi hanno appena comunicato che sta finendo la seconda ristampa. Tutto questo in soli 20 giorni. Spesso si dice che la poesia non sia commerciale nelle vendite, se paragonata ad altri tipi di generi letterari, forse sto dimostrando che in questo momento in Italia non è esattamente così, e questo ruolo non mi dispiace affatto. Come sempre, come quando è uscito l'album, l'unico mio vero obiettivo era quello di far uscire al di fuori dei limiti del corpo l'essenza anima e attraversare l'arte con una vera sensazione di catarsi. Ci sono riuscita mentre scrivevo: ho provato liberazione conforto e le parole sono diventate "il mio specchio affilato". Il successo delle vendite non era né previsto né tantomeno pensato, ma forse i detti popolari non hanno poi così tanto torto quando dicono che per poter far succedere l'amore non bisogna pensarci!

Sicuramente ci rivedremo in tutte le vesti delle stagioni, che siano cantate, che siano scritte su un pentagramma e cantate, che siano suonate, che siano interpretate che siano dipinte con le parole.

 

SEMPRE 

Poi il dolore passa

come una gomma da cancellare.

Asseta il corpo

in uno scolo di luce.

L’anima scivola.

Ed è Sempre.

 

INFO UTILI

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2024/05/viola-nocenzi-poesie-da-parati.html




martedì 10 agosto 2021

“Fistful of planets part II”, il nuovo album di Elisa Montaldo, in versione audio e video

A metà luglio ho commentato in anteprima il nuovo album di Elisa Montaldo, intitolato “Fistful of planets part II”.

Successivamente è capitato qualcosa che mi ha dato grande soddisfazione, la trasformazione in audio della mia recensione.

Da molto tempo avevo nella testa quell’idea, almeno un tentativo, ma non trovavo mai la spinta, probabilmente influenzato dal fatto che sono sempre meno i lettori interessati ad un’analisi approfondita di un qualsiasi progetto: troppo tempo da perdere, meglio la reazione rapida ad una immagine. Che frustrazione!

Ma il progetto era comunque nel cassetto, voglia stimolata dal ricordo delle bellissime audio recensioni che Viola Nocenzi realizzò per MAT2020.

Certo, ci vuole una bella voce, magari la mia erre moscia rovinerebbe l'ascolto, ma non è stato certo questo il deterrente, semplicemente non è… scoccata la scintilla.

Hanno colmato la mia lacuna la stessa autrice, Elisa Montaldo, e Ignazio Serventi, chitarrista classico con un ruolo nel progetto. Ho aderito con piacere alla loro richiesta di “donare” le mie parole per quello che è stato definito “esperimento”, un podcast audio inserito nel sito di Elisa a cui ha fatto seguito il video su youtube, fruibile a fine articolo. La voce è quella di Serventi.

La proposta di Elisa Montaldo: “Ignazio Serventi, che ha la passione della lettura, ha fatto di propria volontà e in modo del tutto spontaneo una versione audio della recensione. In pratica, ha registrato sé stesso mentre la leggeva, intervallando con brevi estratti dei brani che vengono descritti. Una sorta di "audio-recensione" insomma. Io l'ho ascoltata e mi è piaciuta molto l'idea, perché è comunque legata all'interdisciplinarietà tra i sensi, ovvero il tema di “Fistful”. Ho pensato che sarebbe bello pubblicarla, magari come podcast, sul mio sito. Anche perché… non c’è il tempo di leggere un articolo completo? Meglio ascoltare piuttosto che guardare? C’è un po' di curiosità legata alla sperimentazione? E allora Proviamo col file audio!” 

Come su scritto, dopo l’audio è arrivato il video, sperando che questo nuovo tipo di review possa rappresentare una tentazione, per chi scrive e per quei pochi che ancora leggono!

Serventi si è preso cura di tutti gli aspetti: dalla lettura alla registrazione, dalla scelta delle musiche di sottofondo agli estratti del disco… ovviamente ha curato l'editing del video.

Ed ecco qui un nuovo modo per poter entrare nel mondo di “Fistful of planets part II”, la galassia polisensoriale creata da Elisa Montaldo! 





mercoledì 25 dicembre 2019

“2° ART IN PROGRESS EVENT TOUR in memoria di GREG LAKE“: il resoconto


Il 21 dicembre sono stato testimone di un evento straordinario, in uno scenario affascinante, nel periodo più coinvolgente dell’anno, questo per dire come gli ingredienti basici per la creazione di qualcosa da ricordare fossero tutti presenti.
La denominazione della manifestazione era la seguente:

“2° ART IN PROGRESS EVENT TOUR in memoria di GREG LAKE“

…prosecuzione ideale di quanto inventato da Paola Tagliaferro a Zoagli, nel 2017, in totale accordo con la Madrina Regina Lake.

Col passare del tempo a Regina si è unita parte della famiglia Emerson, e per la seconda volta nell’arco di pochi mesi abbiamo rivisto e ascoltato Ethan Emerson in concerto - giovanissimo nipote di Keith -, Aaron Emerson - figlio di Keith - accompagnato dall’intera famiglia, e a chiudere il cerchio Elinor, ovvero la signora Emerson. 

Ciò che cercherò di fare non sarà il solito commento ad un concerto, con l’idea di sviscerare aspetti tecnici, ma mi limiterò al ruolo di mero cronista, aiutato da spezzoni video e da alcune fotografie catturate dal fotografo Angelo Ciani. Quello che mi preme evidenziare nel racconto è l’atmosfera in cui si è svolta una kermesse di alto profilo culturale, variegata, condivisa, espressione massima di un lavoro di squadra riuscito.

Certo che Didi Pasini Ciriani, appassionata di ELP, nell’occasione deus ex machina e motore della pianificazione, avrebbe potuto eliminare la pioggia… magari far splendere il sole e permettere una visita alle fortificazioni venete e napoleoniche della “città stellata”, ma a pensarci bene anche le condizioni atmosferiche erano parte del progetto… perché anche il Natale richiede un profilo adatto!

Ho citato Didi che, in collaborazione con il Comune di Palmanova, l’Accademia Musicale e la OWL Records, ha reso possibile momenti che difficilmente verranno dimenticati dai presenti, ma nel corso dell’articolo proverò a citare tutti quelli che hanno contribuito, nomi non necessariamente legati al mondo della musica, ma fondamentali per l’esito finale.

Il primo atto ufficiale della giornata prevedeva la presentazione in Comune di un libro appena uscito, “Emotion, Love & Power - L’epopea degli Emerson, Lake & Palmer” (Edition Chinaski), scritto da Fabio Rossi. Fabio è romano, e ha approfittato della trasferta per accumulare molteplici presentazioni e punti di incontro, tutti con notevole successo.
Un po’ di emozione nel proporsi ad un pubblico che prevedeva in prima fila le famiglie Lake/Emerson, ma il gioco domanda/risposta, intercalato dalla traduzione in inglese di Alexandra Siminica, ha funzionato ed è risultato efficace.

Per chi volesse approfondire e comprendere nel dettaglio il pensiero di Rossi, rimando alla nostra intervista di un mese fa:


Un breve frammento della presentazione:


A seguire un incontro interessantissimo denominato:

“Nulla muore, tutto si trasforma” - La filiera del legno del Friuli Venezia Giulia
Dalla distruzione delle foreste alla rinascita del legno in nuove opere.

Davanti ad un pubblico che via via aumentava il proprio interesse, Emanuele Bonora -rappresentante assessore foreste Friuli Venezia Giulia - ha guidato e incanalato le esperienze del Dott. “boscaiolo” Agostino Michielin - propositore di un parallelo interessante tra il legno dei suoi boschi e il vinile -, lo chef  Stefano Basello - che prima a parole e successivamente con i fatti ha dato dimostrazione della sua geniale intuizione per far rivivere i boschi distrutti dal maltempo dello scorso ottobre nella zona della Carnia e Sappada, creare delle pagnotte di pane a partire dalla corteccia di abete -, e Walter Buiatti - imprenditore nel campo del legno (in particolare calzature) in un’azienda che ha più di cento anni (BUIATTI) - che ha messo in mostra le sue skills di stampo artigianale costruendo una chitarra semi-acustica ricavata da un pezzo unico di legno, strumento regalato ad una entusiasta Paola Tagliaferro. Anche di questa “consegna”, e di un conseguente test, esistono tracce video:


Saltiamo le convivali libagioni e gli atti personali pomeridiani e trasferiamoci direttamente al fantastico Teatro Modena, che alla fine risulterà gremito.

C’è eccitazione nell’aria e il primo a salire sul palco per il suo concerto al pianoforte a coda Steinway & Sons sarà il piccolo Ethan Emerson.

Vorrei soffermarmi un attimo sul pianoforte, perché ho avuto la possibilità di conoscere un grande professionista di cui parlerò prossimamente in modo esaustivo.
Nella visita pomeridiana al teatro ero stato colpito da un “signore” che, incurante del contorno, diligentemente operava sul pianoforte, accorgimenti tecnici che mi hanno riportato alle considerazioni di Gianni Nocenzi captate nel mese di agosto, legate alle difficoltà che si trova ad affrontare un pianista quando si ritrova sul palco con uno strumento che non ha ricevuto adeguata manutenzione dopo il trasporto. Non è certo il caso di Lorenzo Cerneaz, che ho ritrovato al mio fianco nel corso della cena, e che presto interrogherò a dovere!

Lo spettacolo ha inizio e, con l’aiuto della traduttrice Silvia Rota, Regina Lake e Elinor Emerson salgono on stage, presentate da Paola Tagliaferro, con la complicità di Didi Pasini e il sindaco di Palmanova Francesco Martines, già presente in occasione degli eventi mattutini.


E arriva il momento di Ethan Emerson che si presenta molto emozionato, come è giusto che sia.
Ecco la scaletta della sua esibizione…


Ethan delizia il pubblico con il suo talento, dedicando al nonno e alla nonna alcuni episodi specifici, con un modus operandi da concertista, composto ed elegante.
Anche per lui propongo pillole video, in modo che ogni lettore possa farsi la propria idea.
La mia considerazione, presentata anche sul palco, è che sia un vero piacere vedere un giovane focalizzato su una musica così particolare, e la speranza è che passione e talento - elementi certamente fondamentali, che Ethan possiede - siano accompagnati nel tempo da una buona dose di fortuna e da una non eccessiva pressione che un cognome altisonante potrebbe generare.


Dopo Ethan la sorpresa, almeno per chi è rimasto rigorosamente legato alla locandina di presentazione.

Sale infatti sul palco Aaron Emerson per un brano che è un suo rifacimento di “Fanfare for the Common Man”. Simpatico siparietto iniziale per un Aaron che si dimostra a proprio agio davanti al pubblico, e anche questa esibizione è disponibile per la visione:


Aaron ricorda nello sguardo Keith, e mentre le sue sagge note si diffondono nell’aria il pensiero vola a ciò che è stato, e a che cosa persone previlegiate - e “antiche” - come me hanno avuto la possibilità di vivere in campo musicale.

Seconda parte di serata dedicata alla musica di Paola Tagliaferro e La Compagnia dell’Es, ensemble a cui si è aggiunto nell’occasione il grande percussionista autoctono Umberto Trombetta “Gandhi”. Il resto dei musicisti è consolidato: Pier Gonella alla chitarra, Giulia Ermirio alla viola, Andrea Zanzottera al pianoforte e gli Enten Hitti (Gino Ape e Pierangelo Pandiscia) a oboe e liuto.
La definirei una band pazzesca, variegata, capace di calarsi in ogni possibile spartito e genere che, come sempre, ha fornito il tappeto musicale migliore per l’arte particolare di Paola Tagliaferro.
Il loro set prevedeva due diversi programmi, il primo dedicato a parte dell’album “fabulae”, ed il secondo focalizzato sulla figura compositiva di Greg Lake, e quindi sulle sue ballate.
La sequenza dei brani...


Due parole sul progetto di Paola Tagliaferro, titolare di un contenitore dinamico, costituito da salde fondamenta ma capace di accogliere l’arrivo di nuovi artisti in grado di mettere a disposizione skills di prim'ordine, mettendo del proprio, ovviamente, ma seguendo il copione disegnato in ogni minimo dettaglio da Paola, vero artefice di un’idea di musica che appare difficile inserire in un genere ufficialmente riconosciuto. Non solo tecnica e idee, ma la proposizione di trame musicali che, afferrando frammenti di disparate culture, sorpassa il tradizionale concetto di musica, trasformando l’arte in cibo per mente e anima.
Spero che il sunto a seguire possa aiutare ad afferrare ciò che il pubblico ha vissuto durante la performance:


Non poteva mancare un brano tipicamente legato al Natale, e viene richiesta la presenza al piano di Ethan che, assieme a Paola & friends propone “I Believe in Father Christmas”, perfetta fermatura del cerchio.


Difficile descrive in modo totale un’esperienza simile, che trascende la musica, che diventa veicolo per favorire e incrementare relazioni umane positive, e la serenità era palpabile tra le anime presenti.

Un grande lavoro di squadra, quello che porta risultato solo quando esiste piena condivisione, sapendo che dietro ai nomi più conosciuti si celano spesso dei veri registi che lavorano nella retroguardia e che vorrei citare, affiancandoli a quelli già sottolineati.
Hanno avuto ruolo importante un altro fotografo, Ricky Modena… la Responsabile della Cultura del Comune di Palmanova Gabriella Del Frate, Il Responsabile della Comunicazione del Comune Palmanova, Massimiliano Cao… e per quanto riguarda grafica e poster la Legatoria Ciani e Ivan Olivo.

Un preludio al Natale da sogno!