martedì 19 maggio 2026

Ologram presentano il video di "EVADERE" e si raccontano in un’intervista che illumina il loro percorso

 



EVADERE – Ologram

 

La storia recente degli Ologram segue un percorso chiaro, una ricerca continua di un linguaggio personale dentro la grande tradizione del progressive. Con EVADERE, il singolo pubblicato il 9 maggio 2026, questo percorso trova una nuova direzione, più luminosa e più aperta. Il brano nasce da un’urgenza emotiva, un bisogno di respirare e ritrovare un centro, e la band lo traduce in una scrittura che si allarga e si muove con naturalezza.

La voce di Fabio Speranza cattura subito l’attenzione. Le stratificazioni vocali richiamano l’immaginario degli YES più melodici, con quella verticalità che porta verso l’alto e crea un’atmosfera sospesa. La voce diventa guida e colore allo stesso tempo, un elemento che definisce il carattere del brano.

Attorno a questo nucleo vocale, gli Ologram costruiscono un ambiente sonoro che riflette la loro identità. Il basso di Dario Giannì dà solidità, le tastiere di Roberto Giannì scorrono come linee liquide, le chitarre di Lorenzo Giannì aprono e chiudono spazi con delicatezza, mentre la batteria di Giovanni Spadaro sostiene il movimento con precisione. È un equilibrio che arriva dall’esperienza maturata con La Nebbia e La Mia Scia, e che in questo singolo assume una forma più diretta e immediata.

EVADERE parla di identità e di confini interiori, di quella spinta che porta a superare ciò che trattiene. È un tassello che conferma la crescita della band, già apprezzata dalla stampa italiana e internazionale per la capacità di unire tradizione prog e sensibilità contemporanea.

Il brano cerca la verità del momento e la restituisce con sincerità.


 Conosciamo meglio il mondo di OLOGRAM…


Come si è formato il nucleo degli Ologram nel 2022 e quale visione vi ha guidati fin dall’inizio?     

Gli Ologram nascono come progetto solista di Dario Giannì, bassista e compositore della band. La cesura data dalla fine del progetto Anèma, nel quale era precedentemente coinvolto insieme a Lorenzo Giannì (chitarrista e autore di gran parte dei testi per Ologram), ha elicitato la volontà di sperimentare più liberamente rispondendo a un’esigenza unica e personale di far musica. Sin da allora, il proposito è stato rivisitare gli stilemi del prog e del neo-prog alla luce di un’esigenza melodica accessibile – molto spesso entro i ranghi della forma canzone propriamente detta.

Dopo “La Nebbia”, accolto molto bene anche all’estero, quali elementi del vostro linguaggio musicale sono cresciuti o cambiati?      

Come già espresso in precedenza, la voglia di proporre un’idea di prog adeguato al fluire melodico del pop colto è stata dirimente. In questo senso può leggersi il passaggio a La Mia Scia: ci siamo concentrati maggiormente sulla sintesi tra i topoi classici della musica progressiva e quelli della “spontaneità” della musica leggera.

Le recensioni internazionali hanno evidenziato maturità e identità. Quale aspetto di “La Mia Scia” sentite più rappresentativo della vostra direzione attuale?

Ne La Mia Scia il salto di qualità è stato sostanziale – soprattutto dal punto di vista dell’omogeneità dei suoni in fase di produzione e registrazione. Siamo riusciti ad evocare un ambiente che univocamente si dipana nel corso del disco, imperniando anche la scrittura degli arrangiamenti su questo proposito.

Nella vostra musica emergono richiami al prog storico e internazionale: come integrate queste influenze senza perdere la vostra voce? 

Crediamo che ripresentare in maniera pedissequa le forme del progressive tradizionale serva a ben poco: è già stato fatto magistralmente da moltissime formazioni storiche. Ciò che riteniamo interessante, invece, è il “nomadismo” di quelle forme laddove si contaminino con linguaggi contemporanei e con la musica d’autore italiana.  

Nel nuovo singolo, “Evadere”, le voci creano un’atmosfera che, personalmente, riporta agli YES più melodici. Come avete lavorato sulle stratificazioni vocali e sul timbro?       
Gli Yes – soprattutto quelli di “9
0125” – sono certamente un riferimento rilevante per la nostra scrittura. Ci piace lavorare sulle armonie vocali: è un espediente per evidenziare alcune successioni di accordi interessanti sicché consente di metterne in rilievo il modo o le estensioni, contribuendo a quella natura “orchestrale” del prog.

EVADERE parla di confini interiori e di una spinta verso la liberazione. Come nasce questo tema e come si riflette nella scrittura musicale?       

Il tema delle profondità interiori e dei loro equivoci è sempre stato dominante nella nostra scrittura. Nel caso di “Evadere”, l’idea è più in generale – rispetto al futuro disco – quella di sviluppare un concept sul film Angel Heart del 1987. Ci affascina l’idea di un’indagine su un mistero che si rivela poi essere foriera di rivelazioni su sé stessi.     

Il vostro suono vive dell’equilibrio tra basso, tastiere, chitarre e batteria. Come si sviluppa il processo creativo all’interno del gruppo?  

Dario si occupa di scrivere la musica e dà una prima conformazione all’arrangiamento. Successivamente interviene, di solito, Lorenzo per le chitarre, i testi e le linee vocali (insieme a Dario). A cascata, poi, il processo si apre alle “perturbazioni” degli altri membri che arricchiscono la visione originale.

Le recensioni mostrano attenzione crescente verso di voi. Come percepite oggi la scena prog italiana e internazionale?      

Ci sono moltissime novità sul fronte del progressive: è una scena musicale molto florida e ricca di connessioni – anche squisitamente umane – tra persone e progetti pure molto distanti tra loro. Questa è, in generale, una prerogativa affascinante della musica rock in relazione alle sue comunità. Siamo contenti di farne parte.     

Questo singolo apre una nuova fase? State già lavorando a un progetto più ampio?

Sì, come menzionato precedentemente. L’idea è produrre il nuovo album, di cui abbiamo già quasi la totalità delle demo, entro l’anno prossimo.       

Siete molto presenti su social e piattaforme varie. Che tipo di relazione cercate con chi vi segue?   

La più spontanea possibile: non ci interessano le sovrastrutture delle tecniche comunicative, desideriamo invece una connessione autentica con i nostri ascoltatori – e sempre basata sulla musica.

   


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