Quando il virtuosismo diventa uno
sport estremo: 46 strumenti per sei musicisti
Se il prog è sinonimo di complessità, i Gentle Giant sono
stati i suoi matematici più folli. La loro bizzarria non risiedeva nei costumi
o nelle scenografie, ma in una versatilità tecnica che rasentava l'impossibile.
Durante un tipico concerto della band, il pubblico assisteva a una sorta di
"musical chairs" (il gioco delle sedie) strumentale.
I membri della band erano tutti polistrumentisti di livello
accademico. Non era raro vedere il bassista Ray Shulman posare lo strumento per
imbracciare un violino, mentre il cantante Derek Shulman passava al sassofono e
il batterista John Weathers si spostava alle tastiere o allo xilofono. In brani
come "Knots", la band eseguiva complessi intrecci
vocali a cappella che richiedevano una coordinazione cerebrale assoluta. Questa
dedizione totale alla polifonia e al cambio continuo di ruolo ha reso i Gentle
Giant la band più rispettata dai colleghi musicisti, ma anche una delle più
"strane" da seguire per un pubblico abituato a ruoli fissi.
