sabato 2 maggio 2026

L'orchestra dei cinque: l'equilibrismo strumentale dei Gentle Giant



Quando il virtuosismo diventa uno sport estremo: 46 strumenti per sei musicisti


Se il prog è sinonimo di complessità, i Gentle Giant sono stati i suoi matematici più folli. La loro bizzarria non risiedeva nei costumi o nelle scenografie, ma in una versatilità tecnica che rasentava l'impossibile. Durante un tipico concerto della band, il pubblico assisteva a una sorta di "musical chairs" (il gioco delle sedie) strumentale.

I membri della band erano tutti polistrumentisti di livello accademico. Non era raro vedere il bassista Ray Shulman posare lo strumento per imbracciare un violino, mentre il cantante Derek Shulman passava al sassofono e il batterista John Weathers si spostava alle tastiere o allo xilofono. In brani come "Knots", la band eseguiva complessi intrecci vocali a cappella che richiedevano una coordinazione cerebrale assoluta. Questa dedizione totale alla polifonia e al cambio continuo di ruolo ha reso i Gentle Giant la band più rispettata dai colleghi musicisti, ma anche una delle più "strane" da seguire per un pubblico abituato a ruoli fissi.