lunedì 18 maggio 2026

L’algoritmo della vita: quando Battiato trasformò il grembo in un sintetizzatore

 


Fetus: la meccanica della vita, come memoria per il domani

 

Un “nuovo” incontro col brano “Fetus” è avvenuto quasi per caso, guardando il film Battiato, il lungo viaggio. Vedere l’attore Dario Aita interpretare un giovane Franco Battiato e riproporre in modo così fedele il pezzo ha riacceso un ricordo che era rimasto sopito per decenni. Fa parte di un mio passato lontano: nel 1974, durante il festival di Altare (SV), assistetti a una esecuzione di Battiato quando era nella sua fase più sperimentale. Allora, da adolescente, la trovai una musica… complicata, ed io ero del tutto impreparato a quelle sonorità così aspre. Ho dovuto attendere il 1980, con L’era del cinghiale bianco, per iniziare ad amarlo davvero, e solo successivamente, dopo aver assimilato il mio amato prog, sentii di avere la formazione adatta per apprezzare l’avanguardia di un disco del 1972.

Dietro quei suoni apparentemente freddi, ho ritrovato un senso profondo che riguarda l'essenza stessa dell'esistenza, la solitudine che ogni essere umano vive nei suoi primi nove mesi. È il racconto di un isolamento sensoriale, di una vita che si forma nel silenzio e di una comunicazione che resta necessariamente imperfetta per molto tempo, anche dopo la nascita. Conoscere questo lato meno noto di un artista che ha segnato la mia storia diventa un modo per riflettere sul mistero meccanico e biologico dell'inizio di tutto.


Il silenzio della mente e la meccanica della vita

Il brano si apre con una sequenza sonora che non lascia spazio al sentimentalismo. Un battito cardiaco regolare e cupo agisce da metronomo, mentre le oscillazioni del sintetizzatore VCS3 creano un ambiente asettico, quasi spaziale. La frase introduttiva, "Non ero ancora nato che già sentivo il cuore", definisce immediatamente la prospettiva: non è il racconto di una madre, ma la cronaca interna di un’entità in divenire. Battiato osserva la gestazione come un processo biomeccanico, dove l'energia si trasforma seguendo leggi fisiche precise.

L’analisi del testo rivela un vocabolario asciutto, fatto di termini come "fenomeni d'orientamento", "spazio", "tempo" e "meccanica del pensiero". L'autore evita accuratamente gli aggettivi iperbolici per concentrarsi sulla trasformazione molecolare. L'evoluzione viene definita un mistero non in senso mistico, ma come un complesso sistema di dati e impulsi che iniziano a strutturarsi nel silenzio della mente. Qui emerge il concetto di "immagine latente", un termine mutuato dalla fotografia che descrive perfettamente qualcosa che esiste già ma non si è ancora manifestato alla luce.

Non ero ancora nato
Che già sentivo il cuore
Che la mia vita
Nasceva senza amore
Mi trascinavo adagio
Dentro il corpo umano
Già per le vene
Verso il mio destino

La parte musicale accompagna questa visione attraverso sonorità tipiche del progressive più d'avanguardia. Le esplosioni strumentali e i tappeti sintetici non sono semplici virtuosismi, ma rappresentano il muro sensoriale che circonda il feto. Si percepisce una solitudine profonda, un isolamento che dura nove mesi in cui la comunicazione è forzatamente imperfetta e unilaterale. È un dialogo limitato che proseguirà anche dopo la nascita, durante il primo anno di vita, quando il bambino percepisce il mondo senza possedere ancora gli strumenti logici e linguistici per decodificarlo o interagire appieno.

Battiato intendeva esplorare il confine tra l'uomo e la macchina, tra il biologico e il sintetico. La sua ricerca non puntava a emozionare nel senso classico del termine, ma a documentare il passaggio dalla materia alla coscienza. Riconsiderare oggi questo brano significa riconoscere la lucidità di un artista che aveva già individuato nella tecnologia non un semplice strumento, ma una chiave di lettura della natura umana.

Rimane un pensiero legato alla forza di questo messaggio. Mi chiedo se avrei il coraggio di proporre questo brano nel momento in cui, un giorno lontano, qualcuno a me caro scoprisse di diventare genitore. Lo farei certamente se sapessi che è pronto a cogliere la bellezza insita nella complessità, superando l'impatto di una sonorità inizialmente ostica per abbracciare l'idea che la vita, nel suo farsi, è un evento tanto meraviglioso quanto rigorosamente tecnico.