mercoledì 11 settembre 2019

Acqua Fragile al Festival di Veruno-8 settembre 2019


La terza giornata del Festival Prog di Veruno ha visto il ritorno in grande stile dell’Acqua Fragile, band nata nei primi seventies e nuovamente in attività.

Il resoconto generale della serata è fruibile al seguente link:


Non era questo il primo concerto del nuovo corso, ma sicuramente lo si può considerare il più significativo, per prestigio della manifestazione e per una sorta di verifica rispetto ad un’audience preparata, composta da anime fresche e antiche, unite dalla passione per il genere progressivo.
È stato emozionante per chi scrive constatare che molte copie dei primi due vinili - “Acqua Fragile” (1973) e “Mass Media Stars” (1974) - erano nelle mani di progster in erba - se si fa riferimento all’elemento anagrafico -, in coda per una firma ed una dedica.

Credo che la nuova Acqua Fragile esca da questa situazione con un forte incremento dell’autostima, perché per quanto bravi si possa essere la cifra della qualità del lavoro svolto la si comprende nel confronto con il pubblico, e in questo caso l’entusiasmo era palpabile.
Mi sembra superfluo evidenziare il ruolo di Bernardo Lanzetti, un musicista che ha continuato a calcare i palchi importanti, magari come ospite, o all’interno di mirati progetti personali, così come appare scontato sottolineare che ci troviamo al cospetto di uno dei più grandi vocalist rock esistenti, probabilmente un “caso” da studiare, vista la sua tenuta totale rispetto allo scorrere del tempo, quasi sempre impietoso con i comuni mortali.
E poi la presenza scenica del vero frontman, capace di stabilire rapporto empatico immediato con chi è in religioso ascolto, davanti a lui.


Acqua Fragile è un vero team al lavoro, una squadra variegata che ha cambiato impostazione rispetto alla line up originale.
Franz Dondi (basso) e Pieremilio Canavera (batteria) sono gli altri due membri originali, e già questo appare fatto solido che aiuta ad asserire che c’è molto del seme gettato quasi cinquant’anni fa.
Franz e Piero, che hanno vissuto momenti di gratificazione assoluta calcando palchi importantissimi, condividendoli con i mostri sacri del prog, hanno perseguito la loro passione in zone di maggior ombra rispetto al passato, ma al momento giusto si sono fatti trovare sul pezzo, e ora il loro contributo appare fondamentale per certificare gli intenti della band.
Per chiudere il cerchio era necessario trovare alternative a chi non è più in attività, e allora entra nella band il chitarrista Michelangelo Ferilli, il tastierista Stefano Pantaleoni e la vocalist aggiunta Rosella Volta.
È proprio quest’ultima la novità concettuale, l’elemento che permette di tornare ad una caratteristica fondamentale degli A.F., la spinta verso la variazione e armonizzazione delle vocalizzazioni.

Tutto questo è andato in onda a Veruno, e penso che il risultato esaltante, palese per chiunque fosse presente, possa produrre una grande motivazione verso nuovi orizzonti, pensiero che, in termini semplici, potrebbe significare che, a distanza di due anni dall’album “A New Chant”, un nuovo progetto potrebbe essere dietro l’angolo.

La performance di Veruno - un misto di storia passata e recente - ha messo in rilievo una grande forma, e ha dato il giusto risalto ad un gruppo - un tempo era un termine molto usato - agli albori spesso ostacolato dal mainstream per l’utilizzo della lingua inglese, poco masticata in genere nel nostro paese, e ritenuta inadatta per una prog band locale.
A seguire propongo una mezz’ora di concerto, in modo che le mie parole possano essere supportate da fatti concreti.
Ma non è tutto… a fine concerto ho catturato le impressioni a caldo dei protagonisti, una bella testimonianza che dimostra, anche, il grado di soddisfazione del momento.

Parto dalla scaletta…

Uno stralcio del concerto…


A fine concerto ho incontrato Bernardo Lanzetti…


Franz Dondi e Pieremilio Canavera…


Stefano Pantaleoni e Rossella Volta (mentre Michelangelo Ferilli era già sulla via del ritorno…)


E di questa serata rimarranno molti ricordi!