sabato 18 luglio 2020

Roberto Storace-Irish People







Questo libro pieno di foto, piccole annotazioni e grandi sentimenti, è dedicato a tutti quegli uomini e donne che abbiamo incontrato sulle strade, sui sentieri, sui battelli e sui calessi, nei pub e nei B&B, nelle chiese e nelle case d’Irlanda e che ci hanno regalato indimenticabili ricordi.
(Roberto Storace)










Ho tra le mani “Irish People”, di Roberto Storace, e mi viene spontaneo un commento dopo la lettura/visione/ascolto.
Il titolo fornisce alcuni indizi circa gli argomenti trattati, ma non ne stabilisce la reale importanza, a cui si arriva solo sfogliando e leggendo quello che si può considerare un contenitore dinamico, che si arricchisce anno dopo anno, avventura dopo avventura.

Roberto Storace è un musicista savonese la cui storia è fruibile a questo link:  

Immagino che la svolta nel suo percorso sia avvenuta nel 1989… quando entra in contatto con la cultura e la musica celtica, che approfondisce e vive sul posto nel corso di numerosi viaggi in IRLANDA, SCOZIA, isole SHETLANDS e ORKNEYS, BRETAGNA, GALIZIA, ASTURIE, durante i quali partecipa a molte sessions dal vivo con i musicisti locali.


“Irish People” contiene quindi il compendio di un percorso di vita che, attraverso una particolare musica fatta di tradizioni radicate, porta a scoperte sorprendenti e illuminanti.
All’interno del book trova spazio il racconto/incontro - sviluppatosi attraverso anni di frequentazioni - di luoghi e persone, arricchito da un reportage fotografico che conduce ad un mondo difficile da far comprendere a parole. E a completare il tutto un cd musicale con 16 brani (7 song tradizionali e le restanti opera di Storace), con l’aggiunta di due bonus track video, una selezione di foto a colori di paesaggi irlandesi e una Session al Buckley’s pub di Killarney, il 19 luglio del 2009.

Non è un commento musicale quello che vorrei delineare in queste righe, ma piuttosto ciò che la lettura provoca, perché se lo sforzo di Storace non portasse a stimoli e reazione “esterne” rimarrebbe un lavoro per pochi intimi.


Nella vita mi è capitato di viaggiare molto, arrivando in luoghi che non avrei mai pensato di toccare, e ciò che più ho apprezzato è stata la bellezza e la varietà di culture lontane da quelle a cui ero abituato, non necessariamente migliori, ma pronte per essere indagate, magari criticate, forse invidiate.
Non conosco purtroppo la parte di Europa illustrata da Storace, porzione importante di terra di cui si sente sempre parlare in modo entusiastico, ma lo sviluppo del racconto porta a pensare che quei luoghi presentino in primis una dimensione umana invidiabile.

Intanto l’approccio, il viaggio, una pianificazione ridotta al minimo avendo certezza che un ostello o una casa amica - dal secondo viaggio in poi - potrà sempre accogliere il viaggiatore più o meno occasionale, e se capiterà di dormire a fianco di chi la sera prima ha alzato il gomito, beh, sarà comunque un piccolo e sopportabile incidente di percorso.
Probabilmente nel “paese verde” non esiste il concetto di “estraneo”, o “persona non gradita”, e l’integrazione con famiglie e anime appena incontrate non conosce ostacoli, favorita dalla predisposizione naturale e, in alcuni casi, da qualche birra di troppo.
E poi la musica, le jam - o session - spontanee, con persone di ogni età, che vivono un’iniziazione allo strumento molto precoce, sia esso a fiato o a corda, dipenderà dalle consuetudini famigliari.


Nella terra delle piogge e delle nebbie per tutto l'anno, la socializzazione passa attraverso i balli tradizionali, le manifestazioni spontanee, le celebrazioni di eventi importanti.
Portmagee-Irlanda: “… mi portai dietro alcune foto scattate in una serata memorabile di tre anni prima, per farmi riconoscere da Gerry del Bridge Bar, che si ricordò subito di me e fu molto gentile ospitandoci nel suo hotel, proprio sopra il bar. Avevo fatto in modo di arrivare di martedì, ricordando che era quella la sera dell’Irish Night. Ma il paese era pressoché deserto, piovigginava e temevo che la serata sarebbe stata annullata. Invece alle sei di sera cominciò ad arrivare gente, finché alle nove il locale fu strapieno. La serata fu stupenda: parteciparono tante persone, cantando, suonando, recitando poesie, ballando. Anche io ebbi il mio momento e suonai alcune jigs col bouzouki. Torniamo sempre in quel posto quando andiamo in Irlanda!”.

Nel racconto di Roberto la musica è parte essenziale, perché favorisce il contatto umano e diventa al contempo la lingua ufficiale con cui comunicare, al di là del paese di provenienza, ma ad un certo punto tutto si miscela, e  si tentenna nel capire se, in quelle situazioni, sia più importante farsi accettare come musicista per favorire l’integrazione o, al contrario, conoscere i “miti” locali per produrre nuove competenze strumentali, magari tipiche di quella zona del mondo. Di certo le occasioni per condividere gli interessi comuni non sono mai mancate:

 “Quella domenica fu musicalmente memorabile. Sapevamo che a Killarney c’era una session al Buckely’s, dalla 14 alle 16 e a Dingle un’altra, dalle 18 alle 20, al Marina Inn. La distanza tra le due cittadine non è trascurabile, una settantina di chilometro, con molte curve. Noi eravamo alloggiati in un bellissimo B&B sull’isola di Valentia, proprio di fronte al Portmagee, all’estremità occidentale del Kerry, d’Irlando e d’Europa. Da lì a Killarney ci sono più o meno gli stessi chilometri che tra Killerney e Dingle, e noi che cosa ci inventiamo? Andiamo a tutte e due le session! Cela facemmo, nonostante le curve e la pioggia battente e fu davvero bello, anche perché ero stato invitato da dei bravi e simpatici musicisti del Bukley’s, in cui avevo suonato la domenica precedente. Sfaticate che si fanno solo in vacanza!”.


La compilazione di “Irish People” avrà prodotto - e continuerà a produrre - benessere al suo autore, ma rappresenta una spinta propulsiva per il lettore occasionale, oltre ad essere pregevole lavoro di condensazioni di eventi e ricordi. E se qualcuno fosse rimasto incuriosito e volesse saperne di più Roberto Storace è contattabile su FACEBOOK o alla sua MAIL.

BENEDIZIONE IRLANDESE

Caldo sia l’amore che ti circonda,
siano buoni e veri i tuoi amici,
costanti la speranza e la promessa,
utile il lavoro che fai.
Ti stia vicino la famiglia e
Buona sia la tua salute giorno dopo giorno,
sia lunga la tua vita
e piena di gioia lungo il cammino.