giovedì 4 settembre 2014

Astrolabio-“L’isolamento dei numeri pari”


I veronesi Astrolabio esordiscono con un album dal titolo esaustivo, almeno per chi ha un minimo di conoscenza e cognizione delle varie diramazioni musicali: “L’isolamento dei numeri pari”. Vedremo perché.
Album di debutto, certo, ma band costituita da musicisti carichi di esperienze e dalle idee chiarissime.
Lo scopo che mi prefiggo è sempre quello di stimolare la curiosità di chi ha fame di novità, e al contempo cerco di rendere il più visibile possibile il lavoro di chi, mettendo vero impegno e passione, arriva a risultati di grande qualità.
Certo è che la precisione, la giusta sintesi e la cura del dettaglio utilizzate nell’intervista a seguire sono per me un chiaro biglietto da visita, e per il lettore una facilitazione, una lunga didascalia posta sotto un percorso di vita, che oltrepassa l’album in oggetto.
Paolo Iemmi, il bassista della band, che ho conosciuto personalmente, mi raccontava di come tutto in lui fosse… dispari, evidenziando così un elemento tipico della musica progressiva, l’abbandono dei tempi regolari a favore di quelli più complessi, quelli dispari appunto, utilizzati, anche, per rompere ogni tipo di schema e quindi con risvolti non solo tecnici ma anche filosofici e sociali.
E lo scardinamento dei ruoli e le provocazioni appaiono alla base di Astrolabio: ritmi asimmetrici, rock “Degressivo”, liriche precise che abbisognano della lingua italiana, per essere capite nei dettagli, perché la denuncia e la riflessione multipla sul quotidiano e su tutte le sue componenti sono una delle fondamenta del combo veronese.
Per l’approfondimento sul termine “Rock Degressivo” rimando alla lettura delle righe seguenti.
Sono undici le tracce (rigorosamente abbinate a numeri dispari) di un disco che, pur non essendo concettuale, nel senso “prog” del termine, presenta una precisa linea guida, un percorso che si ha la netta sensazione di seguire durante l’ascolto, e che ben si abbina alla lettura in contemporanea dei testi: è la strada che percorre l’uomo comune, mai come in questi giorni carica di insoddisfazione e dolore.
Spazio importante - l’atto conclusivo - è dedicato al Maestro Demetrio Stratos, per debito di riconoscenza, per significativo contributo -“Pugni Chiusi” -,  per aiutare a tener viva una figura che, al dire il vero, viene ricordata sempre con piacere e onestà intellettuale, seppur in un ambito elitario.
La Musica di Astrolabio è dichiaratamente Prog… quello è l’amore, quella è la direzione che piace e che è pienamente condivisa.
Ma… “E’ stato detto tutto”?
Viene abbastanza facile ritrovare tracce di passato in ogni nuovo disco della famiglia del Rock Progresssive. Non è questa una ricerca che l’ascoltatore promuove con lo scopo di bocciare l’eventuale copiatura, ma l’istinto guida verso il conosciuto, perché l’utilizzo di una determinata strumentazione e l’applicazione di armonizzazioni e melodie che impregnano il DNA del musicista prog confluiscono in situazioni che, pur nella loro enorme elasticità, hanno una cornice standard.
Uno degli sforzi di Astrolabio, l’atto più ambizioso, è proprio lo sguardo verso il futuro, la proposizione dell’originalità che emerge dopo un lungo studio, una lunga assimilazione del pregresso, un mondo incancellabile, meraviglioso, da ringraziare… un punto da cui partire per partorire novità musicali.
E agli sforzi progettuali seguono i risultati, quelli legati ad un album che sorprende, che regala spunti creativi di alto livello, con una grande capacità di legare ai contenuti - parole e idee - la corretta atmosfera, una perfetta liason tra verbo e trama musicale, fatto non certo scontato.
Gli amori giovanili a cui accennavo sono evidenti, per fortuna aggiungerei, ma il tentativo di superamento del know how personale, con la mano tesa alla ricerca/scoperta di combinazioni alternative, porta a casa buoni frutti, quei punti positivi che fanno ben sperare che questo sia solo l’inizio di un percorso, difficile, ma carico di risultati.  



Intervista a Michele Antonelli

Domanda d’obbligo, come nasce in sintesi il progetto “Astrolabio”?

Il progetto Astrolabio, e vorrei sottolineare che mi fa molto piacere definirlo così, anziché “gruppo”, prende vita sul morire del 2009 per impulso  mio (Michele) e di Alessandro che, dopo una pausa sabbatica fatta di bizzarre esperienze musicali conseguenti allo scioglimento di Elettrosmog (2003-2007), causa una precoce perdita di stimoli nonostante le moltissime soddisfazioni assolte, contattammo due degli ex compagni di viaggio: Massimo e Paolo per raccogliere insieme il filo del discorso da dove lo avevamo lasciato due anni prima. Forse è proprio questo il motivo per cui a differenza di tutte le altre vite musicali precedenti, già dall'inizio fu subito chiaro a tutti e quattro quale sarebbe stata la via da percorrere. Il progetto prese così via via forma senza particolari aspettative iniziali ma col serbatoio pieno di cose ancora da dire e risme di fogli bianchi da riempire.

Che cosa proponente dal punto di vista musicale? Possibile dare una definizione che possa aiutare a comprendere chi si avvicina a voi per la prima volta?

Astrolabio è il nome che abbiamo pensato di dare al nostro progetto, e questo per molte ragioni che possono riassumere al tempo stesso ciò che ci piace ascoltare, creare e perché no, pensare. Anzitutto “Astrolabio” evoca un meraviglioso disco di Garybaldi dell'immenso Bambi Fossati, e più in generale tutto un mondo musicale, che troppe volte si è dato erroneamente per estinto, che per noi è il genere di riferimento: il Rock Progressivo Italiano. Evito qui elenchi di gruppi perché ritengo che quelli degni di nota siano troppi e non esistano dei “minori”. Questo non significa certamente che la nostra proposta musicale si esplichi in un bieco revival di stilemi prog. Il nostro Astrolabio, antico strumento per la misurazione delle distanze celesti, poggia su solidi riferimenti, ma punta dritto verso l'inesplorato. Non a caso è il concetto che esprimiamo nel brano di apertura del disco, “E' stato detto tutto”. Dal titolo provocatorio, è il nostro piccolo manifesto d'intenzioni e afferma che far tesoro degli insegnamenti dei grandi maestri del passato non esclude affatto la ricerca di originalità. Non è affatto “stato detto tutto”. Ascoltare per credere!

Mi spieghi che cos’è per voi il “Rock Degressivo”?

Senza giungere alle vertiginose altezze del Rock Patafisico dei Soft Machine, devo ammettere che ho sempre avuto un debole per i neologismi. Il Rock Degressivo, dietro la sua patina di inscindibile senso dell'umorismo che avvolge tutto ciò che è Astrolabio, ha un significato reale e affatto irrilevante. Con questa denominazione infatti vorremmo sintetizzare che nella nostra proposta poniamo la questione del senso originario che aveva la “musica nuova”, il Rock Progressivo, ovvero lo spirito col quale gli artisti, nella prima metà dei '70, si scagliavano contro la stantia tradizione melodica per gettarsi “oltre la storia”. Tale pionierismo è stato poi, lentamente standardizzato e definito in un genere rigidamente costituito, eliminandone quindi quello spirito avanguardista che ne era l'anima. Degressivo” quindi, corrisponde al nostro tentativo di esortare ad un ritorno a quel senso di intendere il sano slancio in avanti, alla ricerca di nuove forme d'espressione musicale, ed al contempo prendere le distanze da tutto ciò che imbriglia il proprio modo di sentire.

Da dove nasce la “L’isolamento dei numeri pari”? Perché questo rifiuto di tempi… regolari?

Il titolo del disco nasce in un post-prove piuttosto alcolico, nel quale, come spesso accade gli Astrolabio si lanciano in brain-storming surreali e non-sense. Alla deriva della ragione è uscita questa cosa, che parallelamente all'idea di realizzare una veste grafica che la rappresentasse sotto forma di un rebus, ci ha entusiasticamente convinti. Il gioco di parole sul bel romanzo di Paolo Giordano, è il nostro ironico inno all'abbandono dei “tempi pari”, in quanto simbolo delle convenzioni, nella musica ma non solo, e di lasciarsi trascinare da quell'immaginifico flusso creativo che reclama la patria potestà della vera arte. Il parto dei nostri brani infatti è sempre vissuto come un flusso libero, nel quale ognuno interviene “di getto” attraverso un processo creativo partecipato davvero sorprendente. Di tanto in tanto ci piace scherzare: “Ehi, ma questa cosa è in 4/4!… Facciamola, per noi è Prog!”.

Che importanza hanno per voi le liriche e quanto l’impegno sociale?

Molto, e molto. Scrivo buona parte dei testi per Astrolabio e ho sempre ritenuto che questo sia un aspetto cardine della nostra proposta. In effetti non ho mai capito in fondo il perché, nella musica Rock, in Italia vi sia spesso una cura così approssimativa delle liriche. Senza risultare tedioso, ho sempre infatti ritenuto che fare Rock, anche tecnicamente impegnativo come il Prog, non escluda affatto la possibilità di curare forma e sostanza nei testi, nonostante la nota poca versatilità di genere della nostra lingua. Affrontare temi riguardanti le difficoltà sociali, dai problemi d'identità contemporanea alla disfatta dei moderni modelli di welfare, pare a noi un dovere più che una banale scelta stilistica. L'impegno è l'unica via possibile per un'artista (oops) che vive quest'epoca di pochezza culturale. Probabilmente i dischi di Astrolabio non cambieranno il mondo, ma l'etica esige che ogni piccola consapevolezza faccia la propria parte.

Che cosa contiene il vostro disco d’esordio? Trattasi di concept album?

Non è un concept album. O perlomeno non nel senso stretto del termine. “L'isolamento dei numeri pari”, come “Monologando” (quando ci chiamavamo Elettrosmog) segue una sua coerenza stilistica che allaccia le difficoltà dell'uomo post-moderno alla crisi del sistema amministrativo ed istituzionale. Chi ascolta l'album perciò non si trova di fronte alla trama di una storia, ma tuttavia può seguire il percorso che abbiamo tracciato in dieci+una tappe che secondo noi delineano un po' il panorama di cui sopra. Il lavoro, registrato in due giorni, che abbiamo scelto di eseguire in buona parte dal vivo per rendere al meglio le caratteristiche del nostro sound, contiene come molti dischi d'esordio, brani molto recenti, praticamente terminati in studio, ed alcuni dei nostri primi lavori ai quali eravamo particolarmente affezionati (Fotografie, Non ricordo). Tale eterogeneità, a mio avviso, conferisce al disco una discreta ampiezza di prospettive: dai brani “prog-mossi” alla Jethro Tull, all'hard-prog-blues, a momenti delicati tra ballata e catarsi psichedelica.

L’ultimo brano proposto è “Pugni Chiusi”, ufficialmente utilizzato per omaggiare il “Maestro della voce”: che cosa lega una band giovane ad un grande del passato come Demetrio Stratos?

Nel '94, uscì per Repubblica una straordinaria raccolta di CD dal titolo “L'Italia del Rock”. In casa mia, mai capito il perché, giravano due copie del volume 6, così una capitò tra i miei dischi: “Alla ricerca del nuovo: il Rock Progressivo”. La prima traccia era “Luglio, Agosto, Settembre (nero)” degli Area. Ecco: per me fu una folgorazione! A parte la mia esperienza, comunque imprescindibile in ambito Astrolabio, ritengo che il percorso umano, artistico e di ricerca di Stratos, rappresenti una vetta mai più raggiunta, almeno in Italia, da alcuno. Ritengo altresì che sia scandalosa la poca memoria del suo lavoro, ma come dicevamo in precedenza, la cultura non smuove masse, e neppure denari (sigh). Era doveroso includere nel disco la nostra versione del pezzo anche per gratitudine: infatti ci consentì di vincere un festival, che in qualche misura segnò l'inizio del progettare la realizzazione di un album.

Mi raccontate qualcosa dell’artwork dell’album?

Come ti ho raccontato in precedenza, l'idea di costruire una veste grafica che esprimesse il titolo dell'album sotto forma di rebus è nata in concomitanza con la gestazione del titolo stesso. Per la realizzazione di ciò sapevamo di poterci appoggiare ad Andrea Sbrogiò, giovane amico, artista per ogni stagione ed anche gran batterista. Andrea aveva curato anche la veste grafica di “Monologando” per Elettrosmog e perciò sapevamo bene essere all'altezza di rappresentare la non facile immagine che gli avremmo chiesto di finalizzare, sia per quanto riguarda il tratto, con una rappresentazione vagamente “fumettistica”, che per molti versi ricorda le copertine degli Yes di Roger Dean e molta dell'iconografia del Prog nostrano, sia per le tonalità blu-verdi. Col senno di poi, mi pare: ottimo risultato. Nella nostra idea iniziale, la grafica doveva essere totalmente spoglia di ogni seppur minima scritta, affinché il fruitore dell'opera, il titolo, se lo dovesse sudare un po'... Poi è stato necessario qualche compromesso discografico.

Come sono gli Astrolabio dal vivo?

Rari, nel senso, che di questi tempi è davvero dura riuscire a ritagliarsi uno spazio nel circuito live in Italia. I locali e music hall, hanno chiuso o stanno per chiudere, i numerosi festivals di provincia sono stati spazzati via dalla crisi e le manifestazioni/eventi, solitamente rimangono circoscritti alla cricca di musicisti vicini alle solite associazioni organizzatrici; senza negare che l'interesse delle nuovissime generazioni è scarsetto. Quindi? Quindi raccogliere le briciole con molta fatica e spesso scarse gratificazioni. Non parliamo della paga (quella non esiste più da una vita), che per noi non è mai stata un aspetto determinante, ma spesso ci si trova in situazioni degradanti, assolutamente incapaci di organizzare e gestire una serata di musica. Archiviato questo piccolo sfogo; com'è Astrolabio dal vivo? Naturalmente posso solo esprimere il mio punto di vista, che è quello dal palco e dai feed che ricevo da lì. Credo che ascoltare Astrolabio sia un'esperienza di energia pura. Di Rock a colori saturati tra il rosso e il viola acido. Come uno di quei pellegrinaggi che “almeno una volta nella vita...”.

Che tipo di rapporto avete con la rete, in funzione dei precisi obiettivi musicali?

Beh, mi pare lapalissiana l'ammissione riguardo al fatto che oggi come oggi, la diffusione di tutto ciò che è comunicazione, comprese musica ed arte in generale, debba obbligatoriamente misurarsi con il media che sta cannibalizzando tutte le altre forme tradizionali di espressione di massa. Purtroppo molti cedono alla tentazione di farne il fine non limitandosi a ciò che è: un semplice mezzo. Il progetto Astrolabio, dunque è necessariamente presente nella rete, senza abusarne, sia sul social più diffuso: Facebook, con un gruppo ed una pagina dedicate; sia con il proprio website: www.astrosito.it, dove l'astropopolo ha la possibilità di tenersi aggiornato riguardo le attività della band, ascoltare ed acquistare musica (compreso “L'isolamento dei numeri pari”) e scovare curiosità e quant'altro relative all'astromondo.

Guardiamo oltre: cosa avete programmato per il futuro prossimo, restando ovviamente in tema di Musica?

La promozione de “L'isolamento dei numeri pari”, che sta vendendo oltre le nostre migliori aspettative, ha richiesto a tutti noi mesi di duro e noioso lavoro “a tavolino”. Nel frattempo abbiamo evitato, cosa normale nella nostra sala prove, di fare l'unica cosa realmente sensata: provare alla nausea i brani del disco in previsione del tour promozionale. Pur con tutte le buone intenzioni di ragionevolezza, non siamo stati in grado di frenare le nostre pulsioni creative ed in sei mesi circa, nostro malgrado, abbiamo farcito il nostro repertorio di nuovi brani, sufficienti alla compilazione per l'ottanta per cento di un nuovo album. A dire il vero c'è anche un titolo per questo lavoro, che però non anticipo. Posso solo dire che si tratterà di un concept (stavolta si) e che avrà un taglio molto, molto politico. Per i più curiosi: proporremo qualche nuovo estratto nei prossimi concerti. Ovviamente, con l'avvento della stagione autunnale, abbiamo dovuto necessariamente mettere in standby questo progetto per dedicarci seriamente alla promozione del nostro disco d'esordio. Ne riparliamo nel 2015, quando, compatibilmente con le nostre vite, dovremmo riuscire a rientrare in studio per cominciare a lavorare al nostro secondo album.




Astrolabio sono:

Michele Antonelli – voce, chitarra, flauto traverso;
Alessandro Pontone – batteria;
Massimo Babbi – tastiere;
Paolo Iemmi – voce, basso

L’'album  è distribuito dalle etichette Andromeda Relix e Lizard Records in Italia, Europa e Giappone, e disponibile direttamente dal sito della bandwww.astrosito.it
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