mercoledì 18 dicembre 2013

Tanti auguri a Keith Richards e alla sua... accordatura aperta


Compie oggi 70 anni Keith Richards, nato a Dartford il 18 dicembre del 1943.
Per ricordarlo propongo un mio post dello scorso anno, incentrato su di un aspetto tecnico, per evidenziare quanto Keith sia stato innovativo, fatto su cui non tutti sono d’accordo.

Nel corso della lettura di life”, il racconto della vita di Keith Richards, sono rimasto colpito dalla storia riguardante il suo modo di suonare la chitarra, delle cinque corde e dell’accordatura aperta in SOL da lui utilizzata nel corso degli ultimi quarant'anni. Non credo abbia fatto proseliti, ma di sicuro è stato un innovatore. Richards non piace a molti, musicalmente parlando, e molti lo detestano per il suo stile di vita, e altri pensano che non sia tecnicamente degno di nota e che sia impropriamente inserito nella lista dei migliori chitarristi esistenti. Ciò che descrivo a seguire mi pare dimostri almeno la  condizione oggettiva di archetipo del chitarrista elettrico, e ciò non mi pare fatto privo di significato.


Tratto liberamente da “life”, autobiografia di Keith Richards.

La grande scoperta che feci alla fine del 1968 o nei primi mesi del ’69 fu l’accordatura aperta a cinque corde. Mi cambiò la vita. E’ così che suono i riff e le canzoni per cui gli Stones sono più conosciuti- Hokey Tonk Woman, Brown Sugar, Tumbling Dice, Start Me Up e Satisfaction-.
Ero giunto a un punto morto ed ero convinto di non fare progressi con l’accordatura standard, da concerto. Non imparavo più e certi sound che cercavo non riuscivo ad ottenerli. Era da un po’ che facevo esperimenti con le accordature. Il più delle volte le cambiavo perché avevo in testa una canzone, eppure, per quanto mi impegnassi, non ero in grado di tradurla in accordi con l’impostazione tradizionale. In più volevo riprendere alcune cose tipiche dei vecchi chitarristi blues e trasporle sull’elettrica mantenendone la semplicità di base e la purezza. Fu allora che venni a sapere tutta quella roba sul banjo.
Di solito l’accordatura del banjo veniva impiegata sulla chitarra per eseguire la tecnica slide o utilizzare il collo di bottiglia. “Accordatura aperta” significa semplicemente che la chitarra è stata impostata, in precedenza, su un accordo maggiore (ma esistono modalità diverse).
Io avevo lavorato sul RE e sul Mi aperti. Ero venuto a sapere che Don Everly usava un’accordatura aperta in alcuni brani. Si limitava a fare il barrè, a far scorrere il dito sulla tastiera. Il primo a suonare un SOL aperto davanti ai miei occhi fu Ry Cooder, malgrado se ne servisse esclusivamente per la tecnica slide, ancora con il MI basso. Io decisi che era troppo limitante, e che il MI basso mi stava tra i piedi. Mi accorsi che non ne avevo bisogno, non stava mai accordato e mi era d’intralcio rispetto a ciò che volevo fare, così lo tolsi, e la 5° corda, e il LA, divenne la nota più bassa. Se per caso colpivo quella corda non dovevo più preoccuparmi, né dovevo regolare gli armonici e tutte quelle cose che neppure mi servivano.
Cominciai a strimpellare con l’accordatura aperta… territorio inesplorato. Cambi una corda e d’un tratto ti ritrovi con un universo completamente nuovo sotto le dita. Tutto ciò che pensavi di sapere è volato fuori dalla finestra. Nessuno aveva mai pensato di suonare accordi minori su un’accordatura aperta maggiore, perché sei costretto ad usare degli espedienti. Devi ripensare tutto, come se il tuo pianoforte fosse stato capovolto, e i tasti neri fossero diventati bianchi, e quelli bianchi neri. Oltre alla chitarra devi riaccordare la testa e le dita. E abbandoni il regno della musica comune. La maestosità dell’accordatura aperta in SOL su una chitarra elettrica a cinque corde è che ci sono solo tre note – le altre due sono doppioni disposti su ottave diverse - .
La sequenza è: SOL- RE- SOL – SI- RE.
Certe corde risuonano, quindi, per l’intera canzone tenendo sempre bordone, e dato che sei su un’elettrica, producono un riverbero. Solo tre note, ma grazie a quei doppioni su ottave diverse, la distanza tra note alte e basse è colmata dal suono, con una magnifica risonanza squillante. A forza di suonare con le accordature aperte mi sono reso conto che ci sono un milione di posti dove non devi mettere le dite. Le note ci sono già. L’accordatura aperta funziona se riesci a individuare i punti dove posizionare le dita, e se azzecchi l’accordo giusto ne puoi sentire un altro sottostante che vibra anche se non lo stai suonando. Eppure c’è, e sfida ogni logica. Ciò che conta è ciò che lasci fuori. Fai risuonare tutto in modo che una nota si armonizzi con l’altra, e vedrai che, se hai cambiato posizione delle dita, quella nota riecheggerà ancora. Lascia che continui. Si chiama bordone, o almeno io la chiamo così. Da un punto di vista logico sembra senza senso, ma quando stai suonando e ti accorgi che la nota prosegue nonostante tu abbia cambiato accordo, ecco, quella è la fondamentale della canzone, è il bordone. Imparare di nuovo a suonare la chitarra mi appassionò e mi diede vigore. Era uno strumento diverso. Feci costruire delle chitarre a cinque corde per me. Non ho mai voluto suonare come qualcun altro, e dopo quella fase ho voluto scoprire ciò che la chitarra o il piano avevano da insegnarmi. Le cinque corde fecero piazza pulita del disordine. Mi consentirono di trovare nuovi lick e intessere trame più ricche. Potevo quasi sovrapporre la linea melodica agli accordi, grazie alla possibilità di aggiungere note qua è là.
E tutto a un tratto, anziché avere due chitarre, era come se avessi un’intera orchestra. Non sapevi più chi suonasse cosa… era fantastico.
Ian Stewart ci chiamava affettuosamente i suoi “prodigi da tre corde”, ma era un titolo onorevole. Che cosa puoi fare con quei tre accordi? Chiedete a John Lee Hooker, la maggior parte delle sue canzoni ne aveva solo uno, così come i pezzi di  Howlin’Wolf e Bob Didley… solo un accordo. Fu ascoltando loro che compresi che la tela a mia disposizione era il silenzio. Il genere di musica in cui si tappano tutti i buchi in modo frenetico non era certo la mia passione, né ciò che ascoltavo volentieri. Con cinque corde potevo essere sobrio, lasciando un vuoto tra un accordo e un altro. Ecco cosa mi ha insegnato “Heart-break Hotel. Quella fu la prima volta in cui sentii qualcosa di così spoglio. Allora non ragionavo come adesso, ma quello mi rimase impresso, quell’incredibile profondità al posto di un proliferare di fronzoli. Per un ragazzo della mia età fu una rivelazione.
Passare alla cinque corde fu come voltare pagina: là iniziava un’altra storia e.. sto ancora esplorando!

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Data uscita:  03/11/2010

Ed ecco qualche spiegazione in lingua italiana.