giovedì 31 dicembre 2015

Roberta Gulisano-“Piena di(s)grazia”


Ho ascoltato in anteprima l’album di prossima uscita di Roberta Gulisano, il secondo in carriera, il cui rilascio è previsto per il 22 gennaio prossimo.
Proverò a raccontare senza… svelare troppo, perché le recensioni che precedono la piena luce dovrebbero lasciare, a mio giudizio, angoli di panorama da scoprire, e ciò a cui tengo maggiormente è la sottolineatura del personaggio, dell’artista un po’ fuori dagli schemi.
E poi mi pare che, utilizzare il 31 dicembre per parlare di musica e messaggi - quelli proposti dalla Gulisano -, dia il senso del riassunto e del guardare avanti cercando di raddrizzare la rotta.
Roberta è una cantautrice siciliana che ha fatto molta gavetta e che trova ora il disco della piena consapevolezza - spesso accade con il secondo lavoro - grazie anche alla collaborazione di Cesare Basile, che l’ha guidata nel suo  “Piena di(s)grazia”, nove tracce di… cantautorato “siciliano”. Non voglio ridurre il lavoro di Roberta Gulisano ad espressione locale, sarebbe sciocco ed offensivo, e potrebbe essere applicato a qualsiasi musicista che nasce e cresce in una particolare regione italiana, ma il profumo di tradizione/cultura specifica avvolge ogni brano del disco, con il pregio di espandersi al quotidiano, unendosi al sociale e al momento storico in cui siamo immersi, trasformando ogni singola canzone in messaggio universale.
E poi, come lei dice… i siciliani sono semplicemente bravi!
Il genere "buccellato" proposto da Roberta - l’intervista a seguire svelerà il significato del termine e il tipo di applicazione culinaria alla musica - raduna il credo dell’artista, un’affermazione non poi così ovvia, perché spesso ci si lascia condizionare da ciò che il mercato richiede, cercando compromessi che portano alla modifica di idee basiche; nella musica di Roberta il mondo folk e l’utilizzo della tradizione siciliana - nella strumentazione e nelle atmosfere - evolve e si allarga verso il rock e il blues, e il DNA jazzistico si alterna al ruolo del puro cantore, e non ricordo di aver mai avvertito in modo così profondo la presenza dell’alter ego femminile del miglior De Andrè.
Roberta Gulisano utilizza la storia, le radici, gli stereotipi del luogo in cui è nata, per raccontare il presente, la cui drammaticità pare non abbia momenti di sosta, nonostante lo scorrere incessante del tempo, ma le sue fotografie e la sinossi musicale dell’album, contenuta nel titolo, sono elementi che forniscono proponimenti per una possibile via di uscita, un percorso dove laicità e religione possono tranquillamente coesistere, perché il rispetto delle differenze passa attraverso l’intelligenza umana, potenzialmente uguale ad ogni latitudine del nostro mondo.
Ho ascoltato con molto piacere “Piena di(s)grazia”, apprezzando anche ciò che non ho potuto comprendere appieno - “Giru di ventu” e Mennula amara” sono in lingua dialettale - e ho scoperto una “nuova” artista globale che merita piena attenzione, e che propone in modo assolutamente originale il suo racconto di vita e del mondo che la circonda.
Un film famoso di qualche anno fa terminava con questa frase: “… la musica è intorno a noi, non bisogna fare altro che ascoltarla…”: forse è tutto quello in cui dovremmo impegnarci!

Un grande album quello che Roberta Gulisano ci regalerà tra pochi giorni!


L’INTERVISTA

Possibile sintetizzare la storia musicale di Roberta Gulisano?

Da piccola volevo fare la pianista, ma non avevo i soldi per studiare, allora ho pensato di cantare nel coro della parrocchia e poi in un gruppo folk; da lì la passione per la musica popolare, i canti e la musica tradizionale, accompagnati dalla passione per il pop-rock anni '90. A vent'anni avevo necessità di conoscere altro e ho fatto un salto nel mondo altro del jazz, da cui ho imparato che la musica non è proprio un lieto giochetto. In quegli anni ho fatto le esperienze più disparate: ho suonato musica etnica, popolare, ho danzato, cantato standards, ho ascoltato fiumi di musica, da Ravi Shankar a Nina Simone, dagli Oregon a Le Orme, Battiato, i Pink Floyd, Mozart, ho iniziato a scrivere qualcosa più per esercizio che per necessità. Poi mi sono fermata, ho preso un grande setaccio, mi sono seduta al piano e sono iniziate a nascere le prime canzoni "mie". Il caso poi ha fatto il resto, portandomi a vincere qualche premio. Ho capito che questa cosa mi riusciva bene e ho continuato.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?

I cantautori italiani, i quali dischi hanno inondato le mie orecchie nell'infanzia, tra tutti De Andrè; Rosa Balistreri e Nina Simone, cantanti sui generis per timbro vocale e approccio alla canzone. Capossela, il cappellaio matto della musica italiana.

Cantautorato, musica etnica, folk, jazz… come si può descrivere, a chi ancora non la conosce, la miscela musicale che proponi?

Non ho ancora trovato un modo per definirla, è una domanda che mi trova sempre impreparata. A Natale in Sicilia si fa un dolce chiamato "buccellato", una pasta frolla con dentro fichi secchi, acqua d'arancia, noci, uva passa... ecco, la mia musica è una cosa simile: gusti e consistenze diverse dentro un unico contenitore.

Nel mese di gennaio uscirà il tuo secondo album, “Piena di(s)grazia”: quali sono i contenuti, tra liriche e trame musicali?

“Piena di(s)grazia” è un album di storia attuale, che tratta temi sempiterni: il sopruso, la vigliaccheria, la separazione, lo sdegno e anche l'amore, declinato alla mia maniera. Le musiche prendono linfa dal mondo folk (dalla tammurriata al blues), virando per la psichedelia e un certo odore di rock.

Da dove nasce il titolo del disco?

Cercavo un titolo denso, che riassumesse i messaggi contenuti nelle liriche e contenesse un sentire religioso. Mi era subito stato chiaro che la figura che avrebbe riassunto, anche provocatoriamente, il messaggio, fosse la Madonna. Di lì, il suggerimento di Orazio Sturniolo, manager e compagno di vita, di “Piena di(s) grazia”. Il senso lo capirete ascoltando il disco.

Che cosa ha significato per te l’incontro con Cesare Basile?

Una importante esperienza di vita. Basile è un uomo di grande intuito e sensibilità, ha capito perfettamente ciò che io volevo uscisse fuori da questo disco, vestendo le mie canzoni con grande maestria. Mi sono spogliata di molte inutili complicazioni e mi sono messa in gioco. Ho riscoperto cose messe a giacere, ha riportato alla luce delle verità dimenticate.

Come definiresti lo stato della musica nella tua regione, la Sicilia?

La musica in Sicilia gode di ottima salute! Sarà perchè, essendo geograficamente lontani dai centri classici della produzione musicale (Roma, Milano), rimaniamo più "indipendenti" di altri indipendenti e non strizziamo l'occhio a nessuno. Sarà perché, per carattere, siamo orgogliosi e… abbiamo carattere. Sarà perchè amiamo la nostra identità. E sarà anche perchè siamo bravi e basta.

Che cosa accade nei tuoi spettacoli live? Che tipo di interazione esiste con l’audience?

Ho un approccio teatrale al palco e mi piace incredibilmente stare lì su a cantare storie. Questo tour sarà molto diverso dal precedente, più intimo e più viscerale. Mi siederò per la prima volta in pubblico dietro a uno strumento (ho sempre solo cantato in live) e questo cambierà un pò il mio modo di portare lo spettacolo. Sarà una Gulisano diversa e non so come reagirà il pubblico che mi ha seguito finora. Generalmente suscito curiosità e divertimento, ma penso che stavolta a molti ascoltandomi verrà il magone.

Come pubblicizzerai “Piena di(s)grazia”? Sono previsti concerti di presentazione?

Sì, stiamo chiudendo delle date in Sicilia da Febbraio e poi si risale lo stivale. Non appena il calendario sarà ufficiale si potrà trovare sulla mia pagina Fb.

Siamo a Natale e qualche sogno è lecito: che cosa vorresti ti accadesse, musicalmente parlando, nel prossimo futuro?

Diventare ricca e famosa?! Ahahah! Scherzi a parte, vorrei collaborare con grandi musicisti e magari scriverci insieme qualche canzone. Ah… no: questo mi è già successo con quest'album!


Tracklist
1.PIENA DI(S)GRAZIA
2.GIRU DI VENTU
3.LA BRIGANTE
4.AVE MARIA
5.BRAVA BAMBINA
6.MENNULA AMARA
7.MATTANZA
8.CONTROCORRENTE
9.PADRE, IL MUOSTRO

BIOGRAFIA

Siciliana, muove i suoi primi passi nel mondo della musica folk, intraprendendo successivamente gli studi accademici in musica jazz. Il suo variegato percorso musicale, iniziato nel 2006, la porta a miscelare mondi diversi, muovendosi tra gli stili con una penna sagace ed espressiva, cinica e vagamente strafottente.
Dal repertorio della Balistreri ai festival di musica popolare, passando per diverse collaborazioni con piccole compagnie teatrali, accumula esperienze come l'apertura del concerto di Carmen Consoli e I Lautari a Cinisi, nel 2008, e – nel 2011 – una partecipazione all'interno dell' album Beddu Garibbaldi del cantante Mario Incudine.
Nel 2010 debutta come cantautrice al VI Premio Bianca D'aponte, dove, con il brano Troppo profondo per le ventitré si aggiudica la Targa Siae per il miglior testo. Nel Dicembre dello stesso anno porta la sua firma il brano vincitore della Terza Edizione del Premio World Music Andrea Parodi. Nel 2011 accede alle semifinali della XXII ed. di Musicultura. Nel 2012 è finalista della terza edizione di Musica da Bere e della settima edizione del festival Botteghe d'autore, riconfermandosi miglior autrice all' VIII Premio d'Aponte. Nel luglio dello stesso anno, firma la colonna sonora del cortometraggio “Liberi tutti”, del regista Benedetto Pace, fra gli otto film selezionati per la finale del Giffoni Film Festival. Nel 2013 e' finalista all' 1MFestival e vince il premio per il miglior testo al Sonicafest. Il 2 Novembre 2012 esce il suo primo disco “Destini Coatti”, autoprodotto. Nel 2015, l'incontro con Cesare Basile, a cui affida la produzione artistica del suo secondo disco, “Piena di(s)grazia”, in prossima uscita per l'etichetta Private Stanze.

INFO



martedì 29 dicembre 2015

Zanov-"Virtual Future"


Pierre Salkazanov, alias Zanov, registrò il suo primo album, “Green Ray”, nel 1976. Quasi contemporaneamente Jean-Michel Jarre produceva il suo “Oxygene”. Questo significa che Zanov può essere annoverato tra i pionieri francesi della musica elettronica.
In soli tre album, tra il 1976 e il 1982 (di cui due realizzati con la Polydor), è riuscito ad imporre uno stile molto personale, allo stesso tempo riflessivo e metodico. E poi più nulla. Si dice sempre… Ie cose della vita!
A distanza di oltre trent'anni dall’uscita del suo ultimo album, Zanov torna sulla scena musicale proponendo “Virtual Future”, un nuovo disco fedele al suo mondo.
Zanov è tornato!

Ma qual è la sua storia?

ZANOV, musicista francese, compositore di musica elettronica e virtuoso del sintetizzatore, è attivo sulla scena musicale dal 1976.
Ha studiato pianoforte e chitarra, ma il punto di svolta è arrivato nell’ estate del 1975, quando ha scoperto l'affascinante mondo dei sintetizzatori.
Ha costruito il suo studio casalingo con synth leggendari, come EMS VCS3, ARP 2600, sintetizzatore armonico RMI, e con questi ha iniziato a creare.
Prima di iniziare a suonare e comporre in modo fluido ha dovuto comprendere le basi scientifiche di sintesi del suono e padroneggiare le diverse tecniche, fattori che gli hanno permesso di tramutare in suono le sue emozioni personali.
In Francia è stato uno dei primi musicisti ad innovare l'universo della musica elettronica, rompendo le regole delle trame tradizionali, basate sulla cura dei dettagli e la perfezione esecutiva.
Ha composto 3 album, tra il 1976 e il 1982, che sono rimasti nella memoria degli appassionati di musica elettronica: “Green Ray” (Polydor) nel 1977, “Moebius” (Polydor) nel 1978, “In Course of time”(Solaris) nel 1983.
Zanov ha partecipato a numerosi concerti in Francia nel 1977 e nel 1978, accolto con favore dalla critica per la bellezza dei suoi suoni e per la sua capacità di creare un personalissimo universo musicale.
Molti dei suoi followers dell’epoca si sono chiesti che fine avesse fatto Zanov e… ecco pronto il suo ritorno, tangibile: l’album “Virtual Future”.



Dice l’autore:

Nel 1979 ho iniziato a pensare a un nuovo progetto, “Nous reprenons notre avenir”, che univa intimamente musica, liriche e video. I testi furono realizzati da uno scrittore capace di esprimere poeticamente le mie idee circa la riflessione umana di fronte alle cose del mondo. I testi in francese, parlato e filtrato per vocoder, condividevano le loro impostazioni con i vari suoni della musica. Per il video l'idea era la stessa: una sintesi che permettesse al video stesso di condividere le impostazioni con il suono. Per questo passai tutti i miei fine settimana in uno studio video di Parigi, che mise a mia disposizione un sintetizzatore video analogico Spectron SME (il marchio che ha progettato il VCS3). Dopo un anno di lavoro imparai a dominare il video sintetizzatore, riuscendo a creare alcune parti che diedero sostanza alle mie idee iniziali. Due problemi mi costrinsero però a sospendere il progetto: in primo luogo la chiusura dello studio, e ciò mi impedì, ovviamente, l'accesso al video sintetizzatore. E poi… non riuscii mai a raggiungere una corretta miscelazione della voce: quando la parte vocale era musicalmente soddisfacente, non era sufficientemente comprensibile, e quando divenne chiara il risultato non si dimostrò vincente dal punto di vista musicale.
Durante la mia lunga pausa ho avuto l'idea di abbandonare il testo e conseguentemente rivedere la musica.
Nei primi mesi del 2014 ho scannerizzato le bande con Pro Tools: c'erano quattro tracce per la musica e quattro tracce per il testo; ho eliminato il testo, e siccome occupava un posto importante, ho composto nuove parti per ricreare l'ambiente sonoro che esisteva precedentemente. Queste aggiunte e modifiche sono state prodotte con Arturia Origin. Ho passato molte ore al mix finale ottenendo la sintesi dei miei attuali sentimenti, un bilancio un pò diverso di quanto non fosse trent'anni fa.
Così “Virtual Future” è stato realizzato per l’80% sui miei synth vintage dell'epoca (VCS3, ARP 2600, ARP sequencer, RMI Armonica Sintetizzatore, Korg PS 3300) e per il restante 20% su Arturia Origin.
Se immagino una prossima tappa penso innanzitutto ad acquisire altri sintetizzatori, ma in questa fase sono già di fronte a un grosso problema. In effetti, al di là di Arturia Origin, devo ancora trovare un modello abbastanza adatto ai miei intenti. Poi preparerò il prossimo album pianificando allo stesso tempo il necessario per esprimermi dal vivo, e per tutto questo ci vorrà probabilmente un anno: spero di poter incontrare i miei sostenitori, la mia audience, ancora per molti anni!”.


Tracklist

1-Very Far: 9:44
2-Neuronal Storm: 7:31
3-World Adrift: 5:45
4-Brain Activity: 5:40
5-Conscience in Danger: 4.20
6-Alone Again: 6:16
7-The Final Cut:4:11

INFO









lunedì 28 dicembre 2015

Marchesi Scamorza-"Hypnophonia"


Circa tre anni fa riportai in questo spazio il mio pensiero relativo al disco di esordio dei Marchesi Scamorza, giovane band ferrarese che, subito dopo l’avvio del progetto - avvenuto nel 2009 - decise di impostare un percorso fatto di impegno, di nuove realizzazioni, con l’intento di costruire un modello personale, riconoscibile all’impatto, un vero marchio di fabbrica.
Il primo risultato tangibile fu l’album La Sposa Del Tempo, rilasciato a fine 2012, un lavoro che ricordo con piacere, la cui comparazione con il presente permette sottolineature… banali, perché evidenziare che la musica attuale dei M.S. presenta le tracce della maturità è chiosa scontata: il fluire del tempo cambia uomini e “paesaggio” circostante.
L’avvicinamento al nuovo Hypnophonia prevede una tappa intermedia, la partecipazione al progetto collettivo Decameron di Boccaccio, guidato dalla Colossus Project e Marco Bernard - consiglio uno sguardo attento al “suo” The Samurai Of Prog -, uno step che conduce i Marchesi ad un modus operandi inedito: “Partecipare al disco Decameron con il singolo “Teodoro l’armeno” è stata un’esperienza utile sia per spezzare il ritmo tra l’uscita del primo album e la composizione del secondo, sia per misurarsi per la prima volta con la scrittura di un brano a tema”.
E arriviamo al presente, la realizzazione di un lavoro prodotto in “ambiente analogico”: solo in questo modo si può collaborare con il Prosdocimi Studio di Mike 3rd, convinto assertore della registrazione su nastro magnetico, legato a filo doppio con Ronan Chris Murphy che ha seguito la masterizzazione al Veneto West di Los Angeles.
Ne consegue che il profumo vintage è quello preponderante.
Il termine “Hypnophonia” è una sorta di crasi che unisce le parole psiche e suono, un punto di incontro e successivo accompagnamento tra conoscenza/stati mentali/esperienze con trame musicali sognanti che riportano alle origini del prog, alla lezione seventies, rafforzata in questo caso dall’utilizzo della tecnologia regina del passato.
E il mood di quei giorni collega gli oltre 41 minuti di percorso sonoro, suddiviso tra due lunghe suite (Il cammino delle luci erranti e La via del sognatore) e tre tracce più contenute (1348, Campi di Marte e L’uomo col fiore in bocca), un viaggio che potrebbe per taluni trasformarsi in catarsi, un’immersione nell’acqua limpida capace, forse, di ricondurre alle radici per opera del nuovo che avanza, una contraddizione in termini solo apparente.
Avrei voluto chiedere ai Marchesi Scamorza che cosa sia stato pianificato per il domani, ma la risposta è nota: ancora un singolo da realizzare per la chiusura del ciclo del Decamoron, sempre con la guida della Colossus Project, e chi meglio del Prosdocimi Studio potrebbe fornire il ponte tra passato e presente, tra musica e arti ad essa collegate?!

La strada intrapresa dai M.S. non potrà che portare a grandi soddisfazioni professionali…



MARCHESI SCAMORZA bio

Nel maggio 2009, nella campagna ferrarese, Lorenzo Romani (chitarra elettrica), Alessandro Padovani (batteria), Paolo Brini (basso), Chiara Scaglianti (tastiere), Enrico Bernardini (voce e chitarra acustica), tutti provenienti da esperienze musicali completamente diverse, decidono di intraprendere un progetto unico nell’ambiente musicale locale. Nascono i Marchesi Scamorza.
Dopo un’estate passata tra cover e grandi classici, decidono di ricercare una propria identità musicale con la stesura del loro primo brano originale L’Uomo Dall’Ombra Lunga. All’inizio dell’estate 2010 la tastierista Chiara lascia la band, facendo subentrare, a stagione concertistica iniziata, Enrico Cazzola, che fa immediatamente ingranare la quarta alla band; a settembre si contano tre brani originali, di un livello decisamente alto.
Nel febbraio 2012 iniziano le registrazioni di quello che sarà un altro inizio: l’album La Sposa Del Tempo. Il lavoro è lungo, la musica evolve in modo repentino, come è tipico del genere, facendo impazzire tutti quelli che aiutano i Marchesi in questo pazzo quanto soddisfacente progetto. I brani sono 8, più un Intro ideato per contestualizzare l’album. L’estate continua a essere amica dei Marchesi, che trionfano nel concorso San Patrizio Rock, portando a casa il primo premio e il trofeo per l’originalità dei brani. Nel contesto ferrarese emergono discretamente, affermandosi a pieni voti tra le preferenze locali. Dopo la pubblicazione del disco arrivano recensioni e commenti positivi dall'Italia e dall'estero. Nell’ottobre 2012 in seguito alla pubblicazione fisica e web dell’album, iniziano le riprese del primo videoclip della band pensato per il brano finale Autunno.
I Marchesi iniziano un'avventura europea nel 2013 grazie a Colossus Project e Marco Bernard, che contattano i ragazzi per la realizzazione di un brano per il progetto collettivo Decameron di Boccaccio. Il vero salto di qualità arriva a novembre 2014 con le registrazioni del secondo disco presso il Prosdocimi Studio di Mike3rd. Le sonorità sono più mature e il livello compositivo è decisamente più alto. Dopo l'uscita della raccolta Colossus Project, vengono ricontattati nel 2015 per la chiusura del ciclo del Decameron e realizzano un ultimo singolo per il progetto, che segna un perfetto connubio tra musica e letteratura. Per questo ritornano all'immancabile Prosdocimi Studio.



Line up
Enrico Bernardini (voice)
Lorenzo Romani (guitar, choirs, mandolin, keyboards)
Enrico Cazzola (keyboards)
Paolo Brini (bass)
Alessandro Padovani (drums)

INFO

Maracash Records:

Ufficio stampa Synpress44:


domenica 27 dicembre 2015

Gianluca Lancieri-"“Amore, ho preso un granchio”


Gianluca Lancieri, cantautore e poeta, propone la sua prima raccolta di poesie, “Amore, ho preso un granchio”.
Non so se al momento della mia lettura il pdf che ho tra le mani è diventato vero fascicolo, fisico, da toccare, odorare e leggere, sfogliare con regolare cadenza utilizzando pollice e indice della mano destra, ma il mio pensiero non cambierebbe, la materia è lì a disposizione del “passante per caso”, del curioso, dell’amico oggetto di passaparola.
Difficile entrare nel mondo di altri e giudicare, perché non è la tecnica che è sotto esame, né la grammatica, ancor meno l’opinione dell’autore, libero di raccontarsi a piacimento.
Molto meglio provare a descrive la reazione personale, il punto di vista rispetto ad un modo di esprimersi che spesso propone contraddizioni, magari volute, con l’obiettivo di operare una provocazione.
Nell’introduzione, Mizha Panontin sottolinea l’elemento “sorpresa”, il colpo di scena che diventa caratteristica della lettura, perché con lo scorrere delle righe ci si abitua, e si aspetta con ansia e speranza il capitolo successivo per trovare una nuova emozione, l’ignoto dietro l’angolo a cui proprio non si può rinunciare, perché è il sale con cui condiamo le emozioni.
E ci si rende così conto di come l’imprevedibilità sia la perfetta conclusione di ogni poesia d’amore, del racconto noire o di un qualsiasi epigramma/aforisma umoristico.
Un po’ tutte queste componenti sono presenti nella proposta di Gianluca Lancieri, perché è un racconto di vita e non possono mancare gli ingredienti base, quegli elementi dosati con differente peso a seconda dell’intensità del momento vissuto.
La contraddizione a cui facevo accenno diventa paradosso quando Lancieri afferma: "Amore, ho preso un granchio" è la mia prima raccolta di poesie e, da come si potrà intuire, evince la mia avversità nei confronti dell'amore”.
Sì, niente da obiettare, se poi lungo il percorso non si trovassero passi come questo…  

"se m'innamoro di te / ti scrivo tutte le poesie / d'amore al
mondo / cosicché / tutte le donne / saranno invidiose / perché
vorranno / che siano dedicate a loro / ma potranno essere tue /
solo tue."

Non è questa una chiosa che potrebbe colpire il cuore di ogni donna sensibile e romantica?
Possono esser rese visibili liriche simili da chi non possiede tra le proprie virtù la capacità di trovare “corrispondenza di amorosi sensi” con il prossimo, qualunque sia il genere?

Gianluca Lancieri, come tutti gli esseri umani, avrà sofferto: amori non corrisposti, atmosfere malinconiche e attimi burrascosi, situazioni che spesso ci si porta dietro tutta la vita, perché ti rincorrono in sogno e ti perseguitano, anche se accadute dieci lustri prima…

A MANO A MANO, AMANO

a mano a mano/le persone/s'amano/ed io/le guardo amarsi/dalla finestra
in questa, buia/stanza/che dell'amore/ha soltanto/ciò che resta
una volta/svanito/ soli, tu ed io:
solitudine.

Una pugnalata, tanto dolorosa quanto esteticamente perfetta, un quadretto che potrebbe stimolare il pennello di un pittore o… il talento di un musicista.

Lancieri disegna la fine di un sogno e sottolinea l’incomunicabilità, un epilogo drammatico che diventa icastico e permette una facile immedesimazione…

CI DIMENTICHEREMO

ci dimenticheremo/delle discussioni fatte/e dei piatti rotti/contro la cucina;
ci dimenticheremo/dei baci dati/dei ti amo detti/dell'amore a letto;
ci dimenticheremo tutto/senza sconti/non preoccuparti:
ci dimenticheremo

Ma colpisce l’ironia, il rovescio della medaglia che emerge forte e chiaro nel percorso descrittivo - dei propri sentimenti - e che si palesa come riparo sicuro, luogo in cui si trova ristoro e ci si lascia scappare un sorriso… spesso amaro:

LA PRIMA COSA CHE GUARDO IN UNA DONNA

Dice Gio Evan,
la prima cosa/che guardo/in una donna/è il senno.
Io, invece/guardo prima/il vis(t)o.

Sono 51 le poesie di Gianluca Lancieri, un insieme caratterizzato, anche, dalla libertà, dalla possibilità di utilizzare differenti linguaggi, rendendo l’elemento espressivo funzionale al progetto e non alla costruzione del personaggio.
Già… il personaggio: il preambolo iniziale del libro porterebbe a pensare che Lancieri scriva quasi per caso, che si impegni solo per la soddisfazione personale, che l’unico giudizio importante  sia… il suo, o al massimo quello di chi gli gira intorno, ma nel momento in cui si perde ogni pudore/paura e si decide di condividere col mondo le proprie sofferenze, idee, vizi e virtù, magari consigliando al prossimo, in modo tacito, insomma… mettendosi a nudo, l’opinione di terzi diventa fondamentale, in primis quella di chi decide di pubblicare un lavoro, ragionando non sulla mera bellezza dell’opera, ma sulla sua spendibilità e commercializzazione.

Lancieri ama il lavoro di squadra e ci tiene a fornire diverse citazioni e partecipazioni:

C'è una poesia di Domenico Mungo, una poesia di Mizha Panontin, ci sono poesie e citazioni in cui parlo di Gio Evan, di Marco Polani e di Nello Scarato. Ci sono illustrazioni: una fotografia di Evelina Cassari, ci sono diversi dipinti di Federica Petri. Ci sono le fotografie del grande Giorgio Cacciatori. C'è un po' d'arte, così come piace a me”.

Ho apprezzato moltissimo “Amore, ho preso un granchio” e il talento di Gianluca Lancieri merita una corretta collocazione e una giusta visibilità.
Ho trovato grande sensibilità mista a libertà creativa, e mi auguro che questo giovane autore possa trovare la sua strada e a giudicare dal primo passo  i presupposti esistono tutti.



BIOGRAFIA

Gianluca Lancieri è un cantautore e poeta nato il 26 Giugno del 1980 a Rivoli (TO).
Si forma artisticamente come autodidatta, spinto dalla sua innata capacità di scrittura e di musicare il testo. All’età di 10 anni abbraccia la prima chitarra classica regalatagli dai genitori e impara a suonare e cantare le canzoni italiane dei grandi autori di sempre.
Gli albori delle sue prime canzoni risalgono al 1997, quando insieme al bassista Stefano Lancieri fonda gli Araldite, la prima formazione ufficiale dalle chiare influenze “Consoliane”, dovute alla passione dei due verso Carmen Consoli. Il progetto si concretizza nel 1998 con la registrazione della prima demo “Manchi”, contenente due brani inediti dalle musiche rock – pop/rock, registrata insieme a Fabrizio Gnan alla batteria.
I brani “Le coltellate che mi date” e “Manchi” sono inviati alle grandi major che ne apprezzarono i testi e lo invitanono a proporsi sul mercato come autore, essendo considerato ancora “immaturo” vocalmente. L’artista però non prende in considerazione la proposta, di fatto ritene che solamente lui avrebbe dovuto interpretare quei testi così autobiografici. Nel 2003 le idee del cantautore assumono forme musicali interessanti con la preziosa collaborazione di Roberto Spiga alla batteria, Roberto Aiello al basso e Luca Rolfo alla seconda chitarra.
La band si scioglie dopo un anno senza mai esordire in pubblico.
Nel 2010, insieme al chitarrista solista Andrea Esposito, realizza il primo Ep acustico “Polline al Vento”, autoprodotto e non distribuito, contenente quattro brani inediti, tra cui l’ironica “Vodka”, subito molto apprezzata dal pubblico e diventata presto un cavallo di battaglia del cantautore.
Partono in questo periodo le prime esibizioni live sul panorama torinese, dove diversi musicisti lo accompagnano sul palco: Claudio Dattilo alle percussioni, Manuel Ballatore al violino, Annael Abalsamo alla seconda voce e Michele Grande alla fisarmonica diatonica.
Stringe collaborazioni con il cantautore rivolese Riccardo D’Avino, con il quale si esibisce in set acustico in diverse occasioni.
Nel 2012 collabora con Mauro Gurlino e Vito Miccolis partecipando più volte al salotto di Mao nelle vesti di ospite.
Il 10 Dicembre del 2012 fonda l’Associazione Culturale Legione Creativa, attraverso la quale, nel corso del 2013, organizza diversi concerti per promuovere il suo progetto artistico: suona sul palco del Caffè Tritolo, al Magazzino sul Po, alle Lavanderie Ramone e in diverse altre location della scena live torinese. Sul palco insieme a lui Tommaso Costa alla batteria, Ale De Rosa al basso e Ueli alla chitarra solista.
Nell’estate del 2013 partecipa attivamente al progetto benefit “Controvento Music Tour”, ideato da Matteo Zuliani in arte Alp King, a favore dell’Associazione Libera contro le mafie. In questa avventura rocambolesca promuove la sua musica in molte città italiane e raccoglie fondi da destinare all’Associazione Nazionale.
Il 10 Novembre 2014, dopo quasi due anni dalla costituzione di Legione Creativa di cui è il Presidente, insieme ad Ale De Rosa, fonda l’Etichetta Discografica Fermento Records, volta a produrre e a promuovere musica indipendente.





martedì 22 dicembre 2015

Flora Fauna & Cemento: "Il Re del Rock"


Mi piacciono i documenti storici, i reperti nascosti nei cassetti chiusi da lustri, e quello che propongo oggi nasce casualmente e mi è stato fornito da Alberto Valli.
Conosco Alberto solo virtualmente… sono io che l’ho cercato dopo la lettura di un book focalizzato sulle origini del prog italiano, e la sua intervista mi ha fatto venire voglia di saperne di più.
Molto attivo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, fa parte degli Spaventapasseri, dell’Equipe 84 in fase live e prende il posto di Mario Lavezzi nella Flora, Fauna & Cemento. Ed è proprio con quest’ultima che nel 1975 realizza l’album Disamore.
La line up accreditata nel disco prevedeva…

 Alberto Valli: voce, chitarra
 Bruno Longhi: basso
 Silvano Bolzoni: batteria
 Barbara Michelin: voce
 Cinzia Esposito: voce
 Sergio Conte: voce, tastiere

Il produttore è Lavezzi, che continua la collaborazione con la sua ex band.

Questa la tracklist…
DISAMORE (1975)

01 - Visionario No (Capelli-Longhi)
02 - Eri Bella (Capelli-Longhi)
03 - Il Benpensante (Capelli-Farfalla)
04 - Corri Uomo Uomo Corri (Capelli-Longhi)
05 - Sorella Speranza (Capelli-Longhi)
06 - Quando Noi (Capelli-Longhi)
07 - Sei Di Prima (Capelli-Longhi)
08 - Le Ricreazioni (Capelli-S.Conte-Longhi)
09 - Il Re Del Rock (Lauzi-Capelli-Longhi)
10 - Sensazione Notte (A.Valli-Capelli)


Il Re del Rock è il brano suggerito da Valli, che a tal proposito dice:

 “L'ho risentito nientemeno che dopo quarant'anni, e son rimasto colpito positivamente dalla mia chitarra, specialmente nel finale, per la metrica quasi avanguardistica direi!
Al basso c'era Bruno Longhi, nell’occasione anche vocalist”.

E chi sia diventato Bruno Longhi nell’ambito del giornalismo calcistico è di dominio pubblico.

Il disco è composto da dieci brani molto indovinati, con arrangiamenti di spessore e canzoni che guardano oltre.
Il brano che propongo, ovviamente, è Il Re Del Rock, che ho caricato in rete - unico esemplare - dopo gentile concessione di Alberto Valli.

Ascoltiamolo…

lunedì 21 dicembre 2015

UT New Trolls- "é"



“Esiste qualcosa di più sorprendente dell’unione tra musica classica e rock?
Maurizio ed io ci siamo trovati d’accordo su questo progetto. Abbiamo voluto chiamarlo UT New Trolls, non solo per rifarci al titolo dell’album omonimo, nel quale abbiamo scritto e suonato come New Trolls. “UT” è una parola latina, la preposizione che esprima una finalità, un desiderio che NOI per primi vorremmo si realizzasse!”.

E’ questa l’introduzione che Gianni Belleno e Maurizio Salvi, fondamenta degli UT New Trolls, utilizzano per descrivere il loro progetto, un’idea che dal giorno del passaggio alla concretezza ha portato tante soddisfazioni, tanti impegni live - anche fuori dai nostri confini -  album inediti e DVD.
L’aggettivo “inediti” va sottolineato perché le reunion, totali o parziali, dei mostri sacri della musica - italiana ma non solo - hanno spesso il profumo unico e affascinante del passato, con tutte le meraviglie annesse, ma non è facile trovare la proiezione verso il futuro, la progettualità, lo stimolo che conduce a seguire nuovi sentieri che, come in questo caso, non rinnegano la storia ma cercano di inglobarla in una nuova visione, un ammodernamento che è logica conseguenza del tempo che passa.
Certo, circondarsi di bravi  e giovani musicisti aiuta, ma è anche questa una scelta che va nella direzione appena citata.
E vediamo subito chi fa parte dell’ensemble UT: Gianni Belleno (batteria, chitarra acustica, voce), Maurizio Salvi (tastiere, pianoforte, hammond), Claudio Cinquegrana (chitarra elettrica, acustica e cori), Alessio Trapella (basso e voce), Stefano Genti (tastiere e voce), Umberto Dadà (voce), con la partecipazione sempre più frequente di Elisabetta Garetti (violino solista).
Il frutto di questa collaborazione è la nuova opera rock degli UT, “è, un titolo semplice ed incisivo che nasconde al contrario una certa complessità realizzativa.
L’album è fresco di uscita per l' etichetta Ma.Ra.Cash e distribuzione Self.
Il nuovo lavoro esce con differenti soluzioni e formati, e Belleno e Salvi rispondono così alla mia domanda sull’argomento:

L’album esce in forma sontuosa, tra vinile, CD, e BOX SET a tiratura illimitata: mi chiarite l’intera proposta e il modo in cui i fan possono fruirne facilmente?

Vittorio Lombardoni, managing director di SELF e nostro primo referente, è rimasto da subito entusiasta del lavoro “uscito dallo studio”, e ha coinvolto Massimo Orlandini di Ma.Ra.Cash Records. Le immagini riusciranno a spiegare al meglio tutti e tre i supporti con i quali SELF Distribuzione ha voluto premiare Noi e i Fan. I link aiuteranno i fan a fruirne facilmente, comunque verranno distribuiti anche in tutti i negozi.


http://self.it/ita/details.php?nb=8019991879818&tc=c BOX SET Collector’S Limited pz 601 – “CD internazionale + 2 Bonus Tracks – POSTER autografato dalla Band – VINILE Gatefold – T. SHIRT esclusiva” .


Ho avuto modo di ascoltare il CD, quello composto da otto tracce…



Pensi al brand “New Trolls”, qualunque siano le diramazioni, e ritornano alla mente gli albori del rock, diventato rapidamente materia da servire su di un piatto d’argento alla solennità del mondo classico, oppure viceversa, perché la fusione dei due poli ha fatto perdere alla fine la percentuale di maggior importanza di un genere rispetto all’altro, un lavoro intellettuale davvero poco interessante. Ma il marchio resta, e così l’attitudine a fare proseliti, e ciò che un tempo poteva essere la ricerca dell’originalità e la sua applicazione, dopo lustri di impegno e di esperienza assomiglia ad un vero DNA dei musicisti.
“è” arriva a distanza di due anni da un altro contenitore di inediti, “DO UT DES”, ma esistono differenze palesi.
Nell’album uscito nel 2013 il focus è il messaggio, e i temi sociali abbondano, con l’obiettivo di “… dare la voce a tutti i delusi…”, come diceva Belleno in quei giorni.
Il modo migliore per dare enfasi agli intenti era quello di fornire estrema chiarezza, liriche dirette e forti, perché nessuno potesse immaginare interpretazioni lontane dai propositi degli autori.
Beh, la situazione attuale non appare certo rosea, tanto da pensare di poter cambiare direzione, ma per Belleno, Salvi and friends è tornato il momento di dare maggior spazio alla trama musicale, senza peraltro abbandonare l’efficacia della lirica.
Il disco, registrato analogicamente in presa diretta, è così descritto dai due ex New Trolls, sollecitati dalla mia domanda:

La proposta si distacca dal precedente “DO UT DES”, dove forse avete avvertito la necessità di chiarezza, di prendere posizione netta rispetto al momento contingente, mentre in “é’” la musica torna ad essere la protagonista più decisa: come si può definire questo percorso che, nell’ultimo atto, riporta a quello che mi pare sia il DNA degli UT, sicuramente quello di Gianni Belleno e Maurizio Salvi?

Non vi sono differenze sostanziali, “Do Ut Des” contiene dei brani gradevoli visti proprio come canzoni, quindi certamente meno dedite allo sviluppo musicale più articolato (ma vi sono anche brani dall’ impronta più progressive o come si vuole dire); in “é” sono evidenti e più rimarcate certe soluzioni musicali di minor facile presa. A noi piacciono entrambi anche se avremmo voluto fare di più, ma bisognava avere il tempo che non ci è stato concesso!

“é” contiene quindi i due volti musicali di una band dalle capacità tecniche straordinarie, due lati della medaglia che in questo caso presentano una buona linea di demarcazione, con una spiccata propensione al classicheggiante - Dies Irae, Opera Suite, Trullo Lungo, Ostinato - che richiede un ripetuto ascolto per la piena assimilazione, controbilanciate dal seme New Trolls, quel pop nobile già presente a fine anni 60 - Cambiamenti, Cherubino - che diventa di largo respiro nel brano “Io”.
Contaminazione diversa per Oggi non sono spento, dove la tessitura tastieristica di Salvi/Genti e la parte solistica di Claudio Cinquegrana riportano ai momenti più significativi dei seventies.
Importante l’apporto di Elisabetta Garetti, ma per comprendere come la sua presenza sia funzionale al lavoro degli UT, e non solo un pregiato cameo, consiglio la partecipazione ad un loro concerto, e tutto risulterà improvvisamente chiaro.
Un’altra evidenziazione riguarda gli aspetti vocali, da sempre punto forza del gruppo genovese.
Alla straordinaria estensione di Umberto Dadà - che suddivide l’impegno vocale con Gianni Belleno e Alessio Trapella - occorre aggiungere la propensione alla coralità di tutti i componenti, che continuano una tradizione nata molti, molti anni fa, e tuttora elemento vincente delle costole dei New Trolls.

Credo sia il disco della svolta. Gli Ut New Trolls sono una band dall’impatto sonoro devastante nelle situazioni live e l’appeal sul pubblico è sempre di altissimo livello, ma il risultato arriva anche dal lavoro in studio, una fase solitamente delicata che richiede la cura dei dettagli contestualizzata con la linea musical filosofica che si vuole tenere; la nuova proposta degli UT riesce in un difficile intento e in un tempo breve: sposare alla perfezione esigenze lontane tra loro - classiche e rock - un obiettivo quasi sempre chiaro sulla carta, ma che non sempre porta alla soddisfazione quando il cerchio si chiude.
Voto massimo per “è”.

L’intera intervista a Gianni Belleno e Maurizio Salvi sarà pubblicata nel prossimo numero di MAT2020.


Il brano "Cambiamenti" non è rappresentativo di tutto l'album, ma rappresenta una delle anime del disco...



La presentazione “genovese” si terrà Giovedì 21 Gennaio 2016 alle ore 11:00 presso l’emporio-museo viadelcampo29rosso, nella omonima via nel cuore del centro storico.


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