martedì 20 novembre 2018

Il sogno di Scott Halpin, batterista degli Who per un giorno



Da un ricordo di Gianni Lucini ( Rock & Martello)

Il sogno di tutti…

20 novembre 1973 – Ho suonato con gli Who, adesso posso anche morire…

Il 20 novembre 1973 la tournée statunitense degli Who fa tappa a San Francisco. Il quartetto sale sul palco accolto da un boato, ma fin dalle prime note si capisce che c’è qualche problema. Il batterista Keith Moon è visibilmente ubriaco. Prima di iniziare a suonare si è imbottito di tranquillanti e alcool e anche sul  palco, tra un brano e l’altro, continua a bere. I compagni lo guardano preoccupati perché, pur abituati alle sue pazzie, temono il tracollo da un momento all’altro. Nonostante tutto, per un’ora la band dà il meglio di sé proponendo numerosi brani di Quadrophenia la nuova, monumentale, opera che, nelle intenzioni del chitarrista Pete Townshend, dovrebbe dare continuità al lavoro iniziato con Tommy. La scaletta del concerto prevede che, terminata l’esecuzione dei nuovi brani, gli Who regalino poi al pubblico una lunga carrellata dei loro brani più famosi. Proprio mentre il gruppo è impegnato in quest’ultima parte, Keith Moon sviene in scena. Inebetito dalla mistura di alcool e tranquillanti scivola a terra dal suo seggiolino privo di sensi e gli infermieri di servizio non possono far altro che portarlo via dal palco. La scena si svolge sotto gli occhi del pubblico ammutolito. Nel silenzio generale Pete Townshend si avvicina al microfono. "Hey, qualcuno tra voi se la sente di sostituire Keith alla batteria?". All’appello risponde un ragazzo che, aiutato dal servizio d’ordine, si fa largo fino al palco. Si chiama Scott Halpin, ha diciannove anni ed è arrivato a San Francisco da Muscatine, nello Iowa. È batterista per hobby e conosce a memoria tutti i brani degli Who, il suo gruppo preferito. Si sistema sul seggiolino mentre il bassista John Entwistle lo rassicura: "Vai via regolare, al resto ci penso io!". Emozionato e incosciente il giovane Halpin suona con gli Who gli ultimi tre brani del concerto e partecipa con il gruppo all’apoteosi finale tra i flash dei fotografi che lo immortalano abbracciato ai suoi musicisti preferiti. I cronisti presenti lo prendono d’assalto nell’intento di catturare le sue sensazioni. Lui, sudato, li guarda con gli occhi stralunati e risponde con un filo di voce: "È stata un’esperienza fantastica, adesso posso anche morire…".



Scott Halpin è deceduto il 9 febbraio 2008 all'età di 54 anni. Scott è sempre stato restio a parlare dell'avvenimento, anche molti anni dopo, dicendo di aver vissuto quei momenti in maniera frenetica e di conservare solo ricordi annebbiati. Al termine del concerto gli Who ringraziarono Halpin promettendogli 1000 dollari e regalandogli una giacca del tour americano in corso che gli venne rubata quasi immediatamente. Il giorno successivo il Chronicle di San Francisco gli dedicò una lusinghiera recensione.
Originario dello Iowa, musicista e compositore, Scott ha lasciato una moglie e un figlio a cui Pete e Roger hanno inviato le proprie condoglianze.

Il pensiero di Scott Halpin:


Accadde quel giorno... più o meno a 1 ora e 39 minuti dall'inizio del video...




giovedì 15 novembre 2018

Delirium-Il lungo viaggio (Zona) - Mauro La Luce


Delirium-Il lungo viaggio (Zona)
Di Mauro La Luce

Da un paio di anni c’era nell’aria la voglia di raccontare una storia lunghissima - musicale e di vita -  e tutt’ora vivida e in evoluzione.
I Delirium sono un patrimonio nazionale, trasversali, per effetto del loro impegno nell’ambito di quella che è definita musica progressiva, ma conosciuti dalla massa degli ascoltatori per un brano ed una apparizione fuori dagli schemi in un lontano Festival di Sanremo: era il 1972.

Ecco come ho ricordato quel momento nello spazio che mi è stato gentilmente concesso all’interno del book:

-Il primo ricordo dei Delirium mi riporta a una domenica mattina del 1972, credo fosse in febbraio. Il Festival di Sanremo era terminato da poche ore e alla mia parrocchia la band dell'oratorio, conclusa la messa rock, butto li la novità, Jesahel, la canzone presentata da un gruppo di pazzi con un look quasi oltraggioso, un brano talmente accattivante da diventare un mezzo inno generazionale che non ci ha più abbandonato. 
Ho conosciuto personalmente Ettore, Martin, Pino, Fabio e Roberto nel 2009: per il loro album “Il nome del Vento” ho scritto la prima recensione della mia vita, e da quel giorno non li ho persi più. Nella mia mente la loro musica e il simbolo di tutto il movimento prog genovese.-

La prima formazione

Sembra ieri… avevo 16 anni!

I Delirium di allora vedevano la presenza di quello che sarebbe diventato un big della canzone popolare italiana: Ivano Fossati. Ma i Delirium sono stati e sono molto di più.
La persona più idonea al racconto oggettivo non poteva essere che Mauro La Luce, il paroliere storico della band, la cui biografia aggiungo a fine post.
Perché La Luce è il narratore perfetto? Beh, rappresenta l’occhio esterno, ma allo stesso tempo lo si può considerare membro supplementare della band, capace di lasciarsi ammaliare dalla bellezza della musica - non solo quella dei Delirium - ma fornito di una corazza culturale e intellettuale che gli permette di stabilire i giusti equilibri tra sentimenti e razionalità.
Sì, i sentimenti trasportano in questa novella, fatta di successi, cadute, addii e nuovi incontri, con personaggi storici - in primis Ettore Vigo alle tastiere e a ruota Martin Grice ai fiati - e affiancamenti in corsa, sino ad arrivare alla nuova line-up,  quella che vede Fabio Chighini al basso (ormai un veterano del gruppo), Alfredo Vandresi alla batteria, Michele Cusato alla chitarra e il frontman Alessandro Corvaglia, voce e molto altro.

Il libro presenta suddivisioni cronologiche, dai “Sagittari” del 1970 sino ad arrivare alle performance di Tokyo, nel 2017.
In questa prima parte si percorrono album, itinerari, ere e concerti, ma, come anticipavo, raccontati dall’interno, dalla videocamera inside che non è fredda, perché corroborata da aneddoti e commenti personali dell’autore, con situazioni comiche che si alternano a momenti di delusione, come sempre accade nella vita.
Ne riporto uno, di cui non ero a conoscenza:

-All’aeroporto di Vilnius, una città di 560 mila abitanti, i Delirium trovarono ad attenderli una banda musicale, in linea col gran senso di ospitalità dei lituani. Sorpresa li colse pero quando si accorsero che a Druskininkai non sarebbero arrivati a bordo di lussuose auto presidenziali ma di due Ape Piaggio che di presidenziale avevano solo il colore blu: due icone insomma del glorioso passato italiano. Alla guida di uno dei due bolidi c’era un vecchietto di nome Osip che, di primo acchito, riconobbe Ettore. Vent'anni prima era stato un mezzo road manager musicale: e quando i Ricchi e Poveri si esibirono a Vilnius, Ettore era con loro alle tastiere. Pensando di fare cosa gradita, Osip sciorino tutto il repertorio dei Ricchi e Poveri dagli albori, con un registro da baritono provetto.-

Sono stato testimone di molti eventi che hanno riguardato i Delirium - non solo quelli proposti da La Luce -, qualche volta con ruoli organizzativi, e in tutte le occasioni l’esplosione dell’entusiasmo da parte del pubblico nel corso del bis - Jesahel, of cours - mi ha portato a riflettere su una cosa precisa, e cioè se quell’immagine rivoluzionaria creata nel 1972 a Sanremo non fosse diventata una piccola “gabbia”, una costrizione che niente ha a che fare con il lavoro enorme, gli sforzi e l’impegno che la band ha profuso nel tempo e continua a mettere in campo, divertendosi e divertendo. Ma le cose, evidentemente, possono coesistere, e in questo mondo musicale così cambiato, così ben raccontato da Mauro La Luce, il ruolo che i Delirium hanno scelto di recitare li relega in nobile compagnia nella nicchia prog, perché quello è il DNA, un settore che però può regalare grandi soddisfazioni:

-Per l'apertura della seconda serata, il signor Tokutaro Yanagisawa - pronipote dell'omonimo fondatore di una celebre fabbrica di sassofoni nata nel 1894, che produce i migliori contralti e baritoni al mondo - ha messo a disposizione di Martin Grice i suoi gioielli, e da questo gesto di grande ospitalità e nata un’idea inconsueta. Nel buio più totale, le note di sax del brano “Verso il naufragio” son partite da un angolo recondito della sala, come in lontananza, per spostarsi progressivamente verso il pubblico e il palco, con l’aiuto di un tecnico che con una micropila permetteva a Martin di muoversi nella platea senza inciampare. I fan giapponesi, non avvezzi a movimenti scenici insoliti, ci hanno manifestato generosamente tutto il loro entusiasmo. L’indomani avremmo toccato con mano il grande apprezzamento dei media per questa esperienza che e andata ben oltre le nostre pur ottime aspettative. Il principale quotidiano di Tokio ha parlato di consacrazione.-

                                                            Delirium al Progsud di Marsiglia-2015

Aggiungo che in questa parte del libro l’autore guida il lettore verso la comprensione dei concetti che hanno danno linfa ai vari album, analizzati in rapporto al contesto del momento, un lavoro didascalico e didattico che spesso manca nei momenti di analisi superficiale.

Nella seconda parte La luce intervista gli attuali componenti della band e fornisce quindi pensieri oggettivi, tra ricordi e visione del futuro.

Ricco l’album fotografico e interessanti i pensieri di personaggi autorevoli del mondo della musica.
A chiudere la discografia.

La formazione attuale

Cosa rappresenta Delirium-Il lungo viaggio? Una parte mancante di un puzzle ancora in divenire, perché sono ancora molti i tasselli che ci aspettiamo dai Delirium… album e concerti per proseguire una storia basata su qualità musicale e buona convivenza.
Buona lettura.

Indice del libro
Intro
1. 1970. Dai Sagittari ai Delirium
2. 1971. Dolce Acqua, il primo album
3. 1972. Jesahel a Sanremo
4. Il plettro di madreperla rosa
5. 1972. Lo scemo e il villaggio
6. 1973. Delirium III
7. L'ultima tournée
8. Un ciclo si chiude
9. 2001. Di nuovo insieme
10. 2009. Il nome del vento
11. Luglio a Vilnius
12. Prog Liguria 2012
13. A Genova dopo l'alluvione
14. 2015. L'era della menzogna
15. Marsiglia, maggio 2015
16. Genova, Porto Antico
17. Bordighera, una notte d'agosto
18. Tokyo Prog

Delirium. Le interviste
Il padre nobile. Ettore Vigo (tastiere)
L'inglese. Martin Frederick Grice (flauto)
Il discepolo. Fabio Chighini (basso)
Il battito. Alfredo Vandresi (batteria)
Il ragazzo. Michele Cusato (chitarra)
La voce. Alessandro Corvaglia (voce solista)

Delirium a colori
(inserto fotografico)

Delirium. Dicono di loro
contributi di David "Jaxon" Jackson, Alvaro Fella, Yoshiko Progrena,
Sofuni Atsushi, Sophya Baccini, Lino Vairetti, Athos Enrile, Marina Montobbio,
Il Cerchio d'Oro, Pino Sinnone, Paolo Siani, Nicola Autaldi

Delirium. Discografia

Mauro La Luce
Ligure di Bordighera, medico chirurgo, specialista in ortognatodonzia, ha scritto alcuni libri scientifici editi da UTET, adottati nelle principali università europee e tradotti in varie lingue. All’attività di medico unisce quella di paroliere, iniziata da giovanissimo - grazie ai preziosi insegnamenti del famoso Maestro Pippo Barzizza - per la casa discografica Fonit Cetra, accanto al celebre Sergio Bardotti. Ha scritto tutte le liriche dei Delirium dall‘album Lo scemo e il villaggio in avanti, lavorando a stretto contatto con il gruppo e partecipando a tutto il percorso creativo dei brani. È anche l’autore, con Alberto Moreno, dell’album Zarathustra del Museo Rosenbach.

Mauro La Luce

Ecco cosa è successo il giorno della presentazione ufficiale…



Mauro La Luce-DELIRIUM IL LUNGO VIAGGIO
ZONA Music Books 2018
libro pp. 136 illustrate
EURO 15,90
ISBN 9788864387079
disponibile anche in e-book

lunedì 5 novembre 2018

Incontro con Guglielmo Mariotti


Da un pò di tempo avevo in testa di scrivere di Guglielmo Mariotti, e alla fine… abbiamo trovato il tempo per chiacchierare.
Musicista conosciutissimo in ambito prog - bassista, vocalist, liutaio, collaboratore in innumerevoli progetti -, nell’occasione ci racconta un po’ della sua vita, con uno sguardo deciso verso il futuro.
A seguire il nostro scambio di battute, una sua biografia e un video che lo vede impegnato in un brano storico dei King Crimson…

I tuoi inizi musicali risalgono ai primi anni ’90, periodo lontano dai fasti del prog, eppure è quella la musica che ti ha colpito: da dove nasce questo tuo amore, sano ma inusuale, se riferito alla tua età?

Prima di scoprire il prog i miei gruppi preferiti erano i Beatles, Pink Floyd, Led Zeppelin e Queen. Ho scoperto l'esistenza del prog attraverso vari stimoli che mi sono arrivati per caso in un breve spazio temporale, nell'estate del 1991; quello che mi colpì all'epoca fu la commistione del rock di matrice americana con gli stilemi della musica "europea", quel suo uscire dalle coordinate direttamente derivanti dal blues, che poi sono le caratteristiche che fondamentalmente amo ancora oggi.

Com’era l’ambiente romano in quei giorni… stimolante o legato agli stereotipi imposti dal momento?

Io lo ricordo come molto stimolante, per trovare musicisti con cui suonare era sufficiente affiggere degli annunci nelle bacheche dei negozi di dischi, esisteva già il "progressivamente festival" di Guido Bellachioma, ricordo di aver visto decine di volte gruppi come "Le Orme" o i "Metamorfosi" o "Il Balletto di Bronzo" dal vivo. C'era anche un bel fermento di gruppi giovani, ricordo tra gli altri i Divae, i Deus Ex Machina, gli Shoggoth. Si suonava tanto e si
assisteva a tantissimi concerti.

La prima volta che ti ho visto suonare coincide con un momento storico per molte amanti del genere, l’incontro genovese con Steve Hackett al Teatro Govi, seguito da un concerto dei Real Dream, tribute band dei Genesis di cui facesti parte in quell’occasione: cosa sono stati per te i Genesis?

I Genesis sono arrivati qualche anno dopo, quando sono entrato a far parte di un gruppo romano chiamato "Der Blaue Reiter", che inizialmente era dedito alla riproposizione dei classici del genere ma che proprio in quel momento stava sterzando verso la specializzazione in cover band dei Genesis. Potrei affermare che sono stati proprio i Genesis a insegnarmi a suonare, sono stati la mia scuola di musica, ho dovuto allargare il mio spettro strumentale integrando la chitarra a 12 corde e i bass pedals. Strumenti che poi ho affiancato al basso anche nei miei progetti prog originali, partendo dall'esperienza coi Taproban.

Ti ho poi rivisto con i The Watch, altra storia, credo, piena di soddisfazioni: mi racconti di quell’esperienza?

Con i The Watch ho scoperto il mondo, ho suonato ovunque tra Canada ed Estonia, sono uscito dalla dimensione "romana" per entrare in contatto con un pubblico globale, la cosa ha coinciso con la mia entrata nel mondo dei social, è stata un'esperienza di espansione ed è stata una scuola incredibile per quanto riguarda i live shows.

Oltre ai tuoi progetti legati alla riproposizione di prog band mi pare sia da sottolineare la tua presenza, in alcune occasioni, nei concerti delle Orme: come sei arrivato alla band di Dei Rossi e che ricordi hai di quell’esperienza?

Nel 2011 ho aperto un concerto delle Orme col mio tributo ad Emerson, Lake & Palmer, in quell'occasione ho fatto amicizia con Fabio Trentini che era il loro bassista, quando poi lui ha avuto il bisogno di un sostituto mi ha chiamato e io... non potevo crederci. Esperienza esaltante, primo concerto con loro (ne avrei fatti in totale tre), assieme al Banco del Mutuo Soccorso, senza prove e senza soundcheck! Peggio di un esame di maturità!

Genesis, ELP, King Crimson, Marillion… tanto per citare gruppi con cui ti sei cimentato: qual è la band che ha maggiormente influenzato la tua vita?

Riferendomi a queste che hai citato sicuramente i Genesis, più in generale i Beatles, che sono il motivo per cui mi sono interessato alla musica.

E il bassista che hai sempre considerato il tuo riferimento?

Paul McCartney, Chris Squire, Mike Rutherford, Geddy Lee.


Come giudichi l’attuale situazione della musica italiana?

Se parliamo di musica italiana "mainstream” non me ne sono mai interessato, e cerco si subirla il meno possibile. Se parliamo di "prog italiano" attuale, devo esser sincero, trovo sempre meno emozionanti le continue reunion di gruppi storici e assolutamente noioso il 90% delle nuove proposte, è diventato troppo semplice e alla portata di tutti il poter incidere e pubblicare un album, non c'è più selezione, esce troppo materiale mal scritto, mal prodotto e sopratutto mal cantato.

Affianco alla tua attività di musicista ce n’è una altrettanto importante e molto specifica che è quella di liutaio elettrico: mi racconti come è nata e come si sta sviluppando?

La mia attività di liutaio è nata come hobby nella seconda metà degli anni '90, e si è trasformata in un'attività durante la mia permanenza nei The Watch, dove ho cominciato ad utilizzare strumenti autocostruiti (praticamente sono stato l'endorser di me stesso) ed ho potuto rilevare un crescente interesse da parte dei fan del gruppo, infatti la mia attività è partita proprio dalla costruzione di strumenti a doppio manico di scuola Genesisiana; oggi sono abbastanza diversificato e produco anche bassi, chitarre e strumenti folk elettrici (mandolini, mandole, bouzouki, ecc...).

Parliamo del tuo futuro prossimo e delle idee che di indirizzano del tuo percorso: cosa accadrà prossimamente?

Nel mio futuro prossimo c'è un prog originale, sono coinvolto nella "costruzione" di tre album, praticamente in contemporanea con La Bocca della Verità, i Fufluns e i Mr Punch.

E noi aspettiamo ansiosi le novità in arrivo…




Note salienti…

Guglielmo Mariotti (1974) è polistrumentista autodidatta, vocalist e compositore; suona basso, chitarra, chitarra a 12 corde, bass pedal.
Inizia la sua carriera da musicista nei primi anni ’90 a Roma e dintorni, spinto dall’amore per i Beatles e per la musica prog. Proprio in questo ambito muove i primi passi con la band Der Blaue Reiter, specializzata nella riproposizione dei brani dei Genesis.
Milita in seguito nel trio prog romano Taproban, con il quale registra tre Lp composti da musiche scritte a sei mani con i due compagni di avventura, riuscendo a portare il nome del sodalizio fin oltre i confini italiani.
Raggiunge nel 2007 i componenti de La Bocca Della Verità per la registrazione del loro primo Lp Avenoth, uscito su etichetta AltRock/Fading a novembre 2016.
Grazie alla sua poliedricità e al nome che si è costruito negli anni di gavetta a Roma, nel 2008 entra a far parte della band milanese The Watch, interpretando la parte di Mike Rutherford in varie tournée europee e americane, proponendo sia brani originali, che uno spettacolo basato sui tour dei Genesis.
Nel 2009 si trasferisce in Lombardia, dove diventa anche il frontman della tribute band Classic ELP Tribute, con Fabio Mancini e Filippo Valnegri.
Nel settembre 2012 ha l’occasione di sostituire Fabio Trentini in tre concerti al fianco de Le Orme.
Nel 2013 lascia The Watch per creare due nuovi progetti dedicati ad altre due band che hanno segnato il suo cammino musicale: i Marillion con la band Mr. Punch e i King Crimson con il sodalizio Red Rex.
Nel 2016 esce anche Spaventapasseri, l'album d'esordio del progetto Fufluns insieme ad Alfio Costa, Simone Cecchini, Marco Freddi e Stefano Piazzi su etichetta Ma.Ra.Cash.
Dal 2010 trasforma in mestiere la sua attività di liutaio elettrico - iniziata per hobby nel 1996 -, dedicandosi alla costruzione di chitarre e bassi elettrici, con una certa specializzazione negli strumenti a doppio manico e una linea dedicata a strumenti folk (mandolini, mandole, bouzouki), sempre in versione elettrica.

Attualmente sta lavorando alla realizzazione di tre album con La Bocca della Verità, Fufluns e Mr. Punch.