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sabato 10 febbraio 2024

Genova, 9-2-24, Biblioteca Universitaria, presentazione del libro "1973, l'anno cruciale della musica..." di Pintelli/Enrile/De Negri

 


Il 9 febbraio del 2024 resterà nei miei ricordi e nel mio cuore come il giorno in cui ho presentato un libro in un luogo aulico, austero, carico di storia. Mi riferisco alla Biblioteca Universitaria di Genova, ex Hotel Colombia Excelsior, location che per attuale uso spinge verso l’ambito culturale, ma che gode di un passato che profuma di miti musicali, dal momento che nel 1965 i Beatles vi soggiornarono per una notte, e tennero una conferenza stampa proprio nella sala destinata alla presentazione di “1973-L'ANNO CRUCIALE DELLA MUSICA RACCONTATO IN 73 DISCHI LEGGENDARI, a cura di A. PINTELLI, A. ENRILE, A. DE NEGRI.

La musica è cultura!

Il merito organizzativo va tutto a Mauro Costa, che ha messo insieme le componenti necessarie per imbastire un evento del genere in un luogo prestigioso. Aggiungo Antonello Mura, assente, ma anch’esso determinante per la progettazione.

Sono reduce da numerosi incontri legati al libro su Woodstock, uscito anch’esso pochi mesi fa, ma era la prima volta che proponevo questo nuovo progetto, dopo aver mancato l’occasione nel dicembre scorso, quando Angelo De Negri presentò l’atto zero, mentre ero indisposto.

Quando gli autori sono tre, e vivono in luoghi diversi, diversificare e moltiplicare i momenti di condivisione diventa semplice.

In questo caso giocavo fuori casa, in sostituzione del buon Angelo, ma gli accompagnatori non sono mancati. Per fortuna!

Un po' di preoccupazione c’era, e mi riferisco al fatto che la scarsità di presenze, in un luogo che contiene 130 persone a sedere, poteva diventare demotivante. E poi il maltempo, l’orario… insomma, sentimenti contrastanti mi hanno portato a pensare che potevo anche evitare il disagio emotivo… vendere libri non è una mia priorità, condividere momenti a carattere musicale è il vero obiettivo.

Nonostante tutto sia andato abbastanza bene - sarò più specifico nelle righe a seguire - ho lasciato Genova con un senso di insoddisfazione, di frustrazione, perché le cose non sono andate esattamente come avrei voluto.

Stamattina, dopo lunga metabolizzazione, ho realizzato che non è stato poi malaccio, e alla fine la cosa negativa è risultata soprattutto la necessità di “tagliare” parte di ciò che era previsto. Eppure, per un’ora e mezza gli scambi non sono mancati, con una assoluta attenzione del pubblico, certamente interessato dal progetto di nicchia.

Una ora e mezza è ciò che più o meno serve nelle normali presentazioni, ma questa in particolare necessita di una maggior libertà espressiva. Poco male.

A un quarto d’ora dall’inizio le presenze erano pressoché nulle, se si esclude il pool di presentatori/organizzatori/musicisti, e alla fine il risultato ottenuto è stato ancora una volta frutto del team work, e al Mauro Costa già citato, si sono uniti Edmondo Romano, musicista - uno di casa da queste parti -, Riccardo Storti - saggista e promulgatore culturale - e Roberto Storace, che ho aiutato nel set acustico. Beh, per chi ci conosce, sto parlando di schegge di MAT2020.

Storti, Enrile, Storace, Costa e Romano

Poco alla volta il pubblico è arrivato, e attorno alle 17,15, momento di inizio, una quarantina di anime sono diventate parte di un evento inusuale.

Tra le presenze note segnalo Massimo Gori (Latte e Miele) che, come da nostra moderata richiesta, ha contribuito alla riuscita del dibattito, con i suoi commenti pertinenti e mirati.

Vorrei anche ringraziare Andrea Zappaterra, a cui si deve il video a seguire, non completo per problemi tecnici, ma un’ora di registrazione potrà fornire un’idea chiara di quanto accaduto. Nell’ambito delle mie conoscenze personali, sono grato per la presenza a Pietro Dacci, Michele Caprini, Luca Pizzimbone, Enrico Meloni. Evidenza a parte per Paola Tagliaferro e Cesare Rinaldi, che non fanno mai mancare il loro sincero apporto.

Spero di ritrovare in altra occasione almeno un centinaio di “amici” locali, musicisti e appassionati dei generi trattati nel libro, in questa occasione tutti presi da impegni improrogabili.

Come ormai consuetudine, per l’occasione era stato approntato un set acustico, fatto di pochi brani collegati al book, ma alcune defezioni giustificate hanno ridotto le possibilità espressive, e alla fine il lavoro “pesante” è ricaduto sulle spalle di Roberto Storace, a cui ho cercato di dare una mano.

Come già evidenziato, il dibattito è nato spontaneo, innescato dalle mie provocazioni e, come qualcuno mi ha fatto notare a posteriori, avremmo potuto continuare per ore.

Le ore 19 ci sono piombate addosso senza che ce ne rendessimo conto, e la chiusura forzata della sala ci ha privato dell’ultimo atto di socializzazione, quello che permette i saluti personali.

Un ringraziamento anche ad Alberto Nocerino, dipendente della Biblioteca, che ci ha supportato in ogni modo possibile, facilitando ogni nostra azione.

Un plauso anche a chi ha gestito l’allestimento tecnico, forse carente se si fa riferimento all’amplificazione per sezioni musicali, ma per quanto riguarda l’aspetto audio visivo e il layout generale, tutto mi è sembrato adeguato, ed è probabile che presto sarà disponibile l’intera registrazione dell’evento, fornita dalla Biblioteca stessa.

E chissà che non si possa tornare da quelle parti!

E ora mettetevi comodi, se vi garba: per almeno un’ora potrete fare un salto temporale a ritroso e ascoltare le cose che ci siamo detti!






domenica 8 ottobre 2017

Locanda delle Fate live: 7 ottobre, Genova, Teatro Govi


Come descrivere un concerto che decreta una fine dichiarata? Possibile fermarsi agli aspetti meramente musicali?
Non è stata una serata triste, ma nell’aria c’era profumo di cambiamento, di bridge teso tra ere differenti, di avvicendamento generazionale, di persone - non solo quelle sul palco - che non saranno mai più le stesse, di sogni infranti, di delusioni e dolori ma… anche di consapevolezza di aver fatto grandi cose; nessuna corsa verso il primato, ma c’è l’idea, anzi, la certezza, di aver lasciato traccia profonda in un mondo che ci vede testimoni di passaggio… e cosa si può voler di più dalla vita!?
Quando qualcuno, al termine del concerto, ha chiesto in modo spontaneo e legittimo il motivo per cui una band così grande sia prossima ad arrestare l’attività, sono entrato senza dubbio alcuno nella testa di Luciano Boero, conoscendo di già il suo pensiero: “Non siamo noi che dovremmo copiare dagli Stones, ma viceversa!”. Non so se ha ragione oppure no… come si possono carpire le dinamiche interne di una band nata, più o meno, 47 anni fa? Si può spiegare tutto con la sola naturale progressione fisica?
Per chi non lo avesse capito sto parlando della Locanda delle Fate, che sta portando a compimento il “Farewell Tour”, quello di addio, che prevede ancora una tappa brasiliana prima dell’epilogo del 9 dicembre, ad Asti, il luogo in cui tutto iniziò.
La serata in questione è quella del 7 di ottobre, a Genova, luogo in cui la Locanda non aveva mai suonato, e la risposta di pubblico è stata buona, se si considera che si tratta di prog, ovvero musica riservata ad una nicchia di appassionati.
In realtà la complessità delle trame musicali della band si appiana attraverso gli elementi lirici - i testi non sono mai banali o scontati - e uno sviluppo melodico che è caratteristico delle grandi band prog italiane.
Sono tre gli elementi fondatori on stage (Luciano Boero al basso, Oscar Mazzoglio alla tastiere e Giorgio Gardino alla batteria), a cui si sono aggiunti nel tempo Leonardo Sasso - vocalist già dal 1977 e poi presente nel nuovo corso -, Maurizio Muha - tastiere, membro “nuovo” -  e Max Brignolo - chitarre, anche lui in forza a partire dal 2010.
Si è aggiunto nell’occasione, in un paio di brani - ma capita ogni volta che è possibile -, un altro “locandiere” doc, Alberto Gaviglio - flauto, chitarra e voce -, che iniziò nel ’73 e ha fatto parte del gruppo in diversi momenti della sua storia.
Nella scaletta che propongo a fine post emergono le perle del loro repertorio, con un paio di escursioni nel fantastico secondo album, “Homo homini lupus”, realizzato allo scadere del secolo, e meno considerato dai puristi del prog: oltre alla title track, “Certe cose”.
D’obbligo la riproposizione integrale di “Forse le lucciole non si amano più”, al compimento dei 40 anni dal rilascio, e di qualche “lucciola mancante” tra quelle rispolverate nel 2012: “Crescendo”, “La giostra” e “Sequenza circolare”.


Provo a dare un giudizio di sintesi: skills dei singoli elementi stratosferiche, anche se è risaputo che ci vuol altro per caratterizzare il sound di una band.
Le doppie tastiere - o meglio, i doppi tastieristi, giacchè la loro strumentazione complessiva è degna della ridondanza di un Wakeman anni ’70! - garantiscono una varietà sonora difficile da spiegare, una peculiarità ormai unica nel panorama nazionale; la sezione ritmica è collaudata da mezzo secolo di vicende di vita vissute assieme, con un Gardino che si misura con tempi impossibili, che appaiono easy tanto sono naturali, e un Luciano Boero che completa il motore ritmico, ma funge anche da collante, come d’altronde capita anche quando la Locanda scende dal palco. A lui anche il merito di aver messo su carta le vicende del gruppo, realizzando un documento importantissimo per chiunque volesse avere la misura di quanto accadeva a quei tempi dietro alle quinte, e di quale sia sta stata la storia di certa musica italiana. Ma questo è un altro capitolo.
Bravissimo il “giovane” chitarrista Max Brignolo, uno capace di eseguire con naturalezza e sorriso parti complicatissime.
La voce di Leonardo Sasso non ha perso né qualità né fascino. Grandi le sue doti attoriali e le sue esternazioni e commenti si tramutano in piacevole modus didattico e didascalico, ma è dal canto che arrivano le grandi emozioni, mentre le miriadi di ricordi diventano un boomerang che colpisce Leo, facendolo a tratti commuovere.
Piacevole e doverosa la presenza di Gaviglio, un’altra mente illuminata che pare a completo agio quando trova lo spazio nella “sua” band.
Il pubblico apprezza incondizionatamente, ogni fine brano è contrassegnata dal lungo applauso e oltre alla musica assistiamo ad un vero scambio con il pubblico, perché per ogni traccia viene delineata l’antica fase creativa.
Un tiro pazzesco”, direbbe qualche giovane uomo di rock… è vero: ritmo, tempi composti, atmosfere sinfoniche e serenità da palco, con qualche attimo di tristezza quando, mentre la musica corre, si realizza che tutto questo, di lì a poco, non sarà più possibile, e non ci saranno cofanetti o DVD che potranno diventare corretto riempimento di un vuoto incolmabile.
Ma questa è la vita, è il nostro passaggio di cui spesso, ahimè, nessuno si accorge.
Non è il caso della Locanda delle Fate, un gruppo di anime che hanno avuto una grande fortuna - e capacità -, quella di realizzare e regalare al prossimo qualcosa capace di creare emozioni fortissime, che si potranno riprovare ogni volta che si deciderà di rimettere in circolo la loro musica.
Quelli del pubblico, presenti ieri sera erano al Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto, potranno in futuro gongolarsi ricordando a sé stessi e agli amici assenti che… sì, loro c’erano, quella volta al Govi.
Personalmente mi lascio un’ultima possibilità, quella di partecipare all’atto conclusivo di dicembre, ad Asti, e lì è probabile che qualche lacrimuccia possa partire in automatico!

Quando mi chiedono che cosa cerco in un concerto, che tipo di soddisfazione mi determini, descrivo sempre qualcosa che ha poco a che fare con l’elemento tecnico ma tocca maggiormente la sfera emotiva: sono passate ormai ore, la musica è alle spalle eppure non riesco a togliermi di dosso uno stato difficile da descrivere, una miscela melanconica che, in un caso come questo, giocoforza resta amplificata, e risentendo parte di ciò che ho vissuto ritrovo frammenti di magia, che mi piace condividere con chi abbia la fortuna di possedere una buona sensibilità musicale… ecco alcuni pezzi del mosaico…


BRANI IN SEQUENZA:

Intro - A Volte un istante di quiete
A volte un istante di quiete
Forse le lucciole non si amano più
Profumo di colla bianca 
Sogno di Estunno 
Certe cose
Non chiudere a chiave le stelle
Mediterraneo
Lettera di un viaggiatore
Cercando un nuovo confine
Crescendo
Sequenza circolare
La giostra
Homo homini lupus

BIS:
Vendesi saggezza

sabato 23 gennaio 2016

Presentazione nuovo album "è", Genova, Ut New Trolls: il video dell'evento


21 Gennaio 2016

IL LUOGO


Il museo Via del Campo 29 rosso, la "casa dei cantautori genovesi", si trova nel cuore della Città Vecchia cantata da Fabrizio De André, il noto centro storico di Genova, e prende il nome dalla via e dal numero civico del negozio originario in cui sono siti i locali, dove si trovava in passato il vecchio negozio di dischi e strumenti musicali Musica Gianni Tassio.

LA BAND


Dicono i fondatori, Gianni Belleno e Maurizio Salvi.
Esiste qualcosa di più sorprendente dell'unione tra musica classica e rock?
La risposta è sì.
Maurizio ed io, ci siamo trovati d’accordo su questo progetto. Abbiamo voluto chiamarlo UT New Trolls, non solo dal titolo dell’album omonimo nel quale abbiamo scritto e suonato come New Trolls. “UT” è una parola latina, la preposizione che esprime una finalità, un desiderio che noi per primi vorremmo si realizzasse.
Ma “UT” è, allo stesso tempo, la prima nota musicale, il DO della notazione gregoriana: quindi le radici profonde della musica, il desiderio di ripercorrerne le strade, di offrirla a chi vuole fermarsi con noi e riceverne, in cambio, la semplice umanità che è, dopo tutto, quella di cui oggi c’è davvero bisogno. Non per nulla “DO UT DES”, che si può tradurre con “dare e ricevere” è il titolo dell' album targato 2013. Non è qualcosa di imposto, con i suoi tempi stretti, i suoi ritmi che avvolgono e, purtroppo, a volte soffocano il nostro essere uomini o donne: abbiamo voluto che l’aspetto “ludico” fosse fondamentale. Crediamo sia indispensabile a far sì che la gente, noi per primi, sia più unita: possono esserci diversità di vedute, però mai tali da portare al litigio.
Abbiamo voluto che questa fosse la prima “clausola”, se così possiamo chiamarla, del nostro progetto.
La pietra angolare su cui costruire per riassaporare le cose e la musica in primo luogo per noi, che la suoniamo e, naturalmente, anche per chi vorrà ascoltarla e condividerla. Continuiamo a pensare che l’aspetto di “comunione” è quello che più si addica alla musica: non si può suonare solo per sé stessi. Se la musica è un linguaggio, cercherà naturalmente le sue risposte e, certamente, le troverà: tante quanti sono quelli che la ascoltano.
Il nostro progetto, quindi, si configura come un laboratorio: “work in progress” in cui, naturalmente, Maurizio Salvi New Trolls “UT”, “Searching for a Land”, “Canti d’innocenza – Canti d’esperienza” Ibis, i CG 1-2 – e i brani più popolari come “Quella Carezza della sera”, Una Miniera ecc.”, avranno il loro spazio ma rivisitate; sarà come calarsi in una tela d'atmosfere verso un mondo di idee alternative, distinto da una sana e seria ricerca su tutto ciò che si muove nell'ambito della cultura musicale.
Oltre al Concerto Grosso, diviso in tre tempi, Allegro, Adagio e Andante, gli UT New Trolls nei Concerti proporranno pezzi tratti dal loro ultimo album, “Do Ut Des” dal latino “Dare per Ricevere” (uscito il 5 Febbraio 2013), e non mancheranno le sorprese e le emozioni che hanno segnato tutta la carriera artistica del gruppo, al di là di un gruppo che ha avuto mille vicissitudini, mille nomi, mille facce diverse…
Perché, alla fine, quello che conta in un gruppo e lo fa esistere è la musica, un significato importante per la Band e per quello in cui credono. Noi speriamo che trovi l’istante per toccare il cuore della gente e per restituirci il volto umano di tutti”.
Il riepilogo della band: Gianni Belleno (batteria, chitarra acustica, voce), Maurizio Salvi (tastiere, pianoforte, hammond), Claudio Cinquegrana (chitarra elettrica, acustica e cori), Alessio Trapella (basso e voce), Stefano Genti (tastiere e voce), Umberto Dadà (voce), con la partecipazione sempre più frequente di Elisabetta Garetti (violino solista).


L’OCCASIONE


La presentazione del nuovo album << "é" >>, 10 brani registrati in analogico e in presa diretta, un gustoso mix di sonorità tanto care ai colori del progressive.


L’IMMINENTE FUTURO


Il Teatro di Milano, Ut New Trolls, Self Distribuzione e Ma.Ra.Cash sono lieti di presentare il 13 Febbraio 2016 al Teatro di Milano via Fezzan, 11 -MI- "Concerto Presentazione Album "è" Ut New Trolls, special Guest Elisabetta Garetti violino solo; "Opening Act" Karigmatic Project

Ecco cosa è accaduto…




Ecco cosa accadrà…


Fotografie di Emilio Scappini