lunedì 7 settembre 2026

2Days Prog +1 (2026)- Seconda Giornata (5 settembre)

 


2Days Prog +1 – Seconda Giornata (5 settembre)

Commento della mia unica giornata a Veruno

 

La seconda giornata del festival di Veruno è stata, prima di tutto… splendida. Calda, sì, ma luminosa, con quell’aria di fine estate che rende tutto più morbido. Rispetto alla mia ultima presenza, un paio di anni fa, ho trovato una novità: le sedie davanti al palco erano state rimosse, lasciando uno spazio libero che ha dato più respiro ai musicisti e più libertà al pubblico. Io ho scelto le comode gradinate da calcetto, un po’ più indietro ma perfette per godersi la serata con una visuale ampia.

Il pubblico di giornata è cresciuto lentamente, concerto dopo concerto, fino a diventare numerosissimo. E come sempre accade nei festival prog, ci si ritrova: amici, conoscenti, volti familiari. È musica di nicchia, e chi la ama finisce per frequentare gli stessi luoghi, gli stessi eventi, gli stessi palchi. Il mio racconto riguarda solo la giornata di sabato, ma credo possa essere rappresentativo dello spirito dell’intero festival.


 Ottone Pesante – L’apertura radicale

Gli Ottone Pesante hanno aperto la serata con una proposta che non ha paragoni nel panorama prog: tromba, trombone e batteria che si muovono tra metal estremo, avanguardia e ricerca sonora. Una scelta coraggiosa da parte del festival, che ha voluto iniziare con un set di rottura, capace di catturare l’attenzione e spiazzare.

Il trio ha mostrato una precisione tecnica notevole, un uso creativo degli effetti e una presenza scenica intensa. Il pubblico ha reagito con curiosità e sorpresa, com’è naturale per una proposta così radicale. Un’apertura che ha dato subito il tono della serata.


The Samurai of Prog

 Il debutto live che i fan aspettavano da anni

Per me, questo è stato uno dei momenti più attesi. I The Samurai of Prog, che recensisco da anni, sono sempre stati una band da album in studio: di base un trio internazionale (Kimmo Porsti, Marco Bernard e Steve Unruh, solo il primo presente a Veruno) diventato nel tempo una multinazionale del prog sinfonico, con collaboratori da tutto il mondo, molti dei quali italiani.

Prima apparizione dal vivo!

E vederli finalmente sul palco, con Marco Grieco alle tastiere e Elisa Montaldo come ospite, è stato un piccolo evento storico. La formazione ha rappresentato perfettamente la sua natura: internazionale, stratificata, ricca di contributi italiani.

Il set è stato vario, elegante, significativo della loro produzione: passaggi sinfonici, momenti narrativi, interplay guidato da Porsti, tastiere che ricostruivano l’architettura di tracce del passato.

E l’incontro con Kimmo Porsti è stato un piacere personale: dopo anni di scambi, finalmente la dimensione umana.

Un debutto live che ha mantenuto tutte le promesse.

 

Ritual – La sorpresa della serata

Non li conoscevo, e molti altri come me (anche se ho captato che il loro arrivo a Veruno era stato caldeggiato da molti dei presenti), e forse proprio per questo la loro esibizione è stata una sorpresa. I Ritual hanno portato una lettura del prog fresca, innovativa, con radici folk ben integrate e un profumo - intenso, non superficiale - di quella scuola complessa e giocosa che richiama i Gentle Giant.

Il frontman, Patrik Lundström, è stato il vero catalizzatore: voce particolare, riconoscibile, e una chitarra che passa con naturalezza da momenti acustici a sezioni più energiche. Molti presenti hanno condiviso la stessa impressione: una band da scoprire (almeno per me), capace di sorprendere anche chi ascolta prog da una vita.

Li intervisterò a breve: un’occasione per approfondire una proposta che dal vivo ha mostrato una personalità forte e originale.

 

Martin Barre

Energia, storia e brani che non ascoltavamo live da molto tempo

Il set di Martin Barre è stato un regalo. Vicino agli 80 anni, Barre è salito sul palco con una freschezza che ha stupito tutti: preciso, energico, sorridente, pieno di vita.

Un dettaglio importante: il bassista previsto non ha potuto partecipare e Barre ha chiamato Daniele Piglione dei Beggar’s Farm, che ha avuto pochissimo tempo per preparare la scaletta; l’ho immaginato emozionato, ma si è comportato benissimo, con professionalità e rispetto per un repertorio complesso e credo possa essere questa una grande soddisfazione personale.

La serata ha avuto anche un momento speciale: l’unica occasione in cui Barre ha imbracciato il flauto, durante Serenade to a Cuckoo. Un gesto preciso, voluto, un omaggio diretto a Roland Kirk, il musicista che aveva ispirato quel brano e che Ian Anderson ha sempre riconosciuto come riferimento. Proprio perché il flauto è stato usato una sola volta, si è percepita con forza la solidità dei brani dei Jethro Tull: reggono benissimo anche senza, anche se il condizionamento di anni e anni porta a identificare la loro musica con il flauto traverso. Magari la presenza delle tastiere avrebbe avuto il suo perché!

Oltre all’omaggio a Kirk, Barre ha aperto una parentesi dedicata ai Beatles con Eleanor Rigby, trasformata in un episodio intenso e sorprendentemente rock, perfettamente integrato nel tessuto del concerto.

La parte per me più emozionante è stata quella dedicata ai primi album dei Jethro Tull, brani che nel nuovo millennio non avevo mai ascoltato dal vivo, e che qui hanno trovato nuova vita grazie ad arrangiamenti freschi, energici, quasi “restaurati”: quando mai è capitato di sentire “Hymn 43”?!

E ascoltare quei pezzi con una voce vera, piena, non forzata, ha dato loro una dimensione diversa, più rock, più fisica.

Una band di livello altissimo, un set che ha unito energia, storia e reinvenzione.

Conclusione

La seconda giornata del 2Days Prog +1 è stata un viaggio tra sperimentazione, debutti attesi da anni, sorprese inattese e un tuffo nella storia del prog.

Un festival che continua a essere un punto di riferimento, capace di unire pubblico, musicisti, amici e appassionati in un’atmosfera unica. E anche se il mio racconto riguarda solo la giornata di sabato, credo che possa rappresentare bene lo spirito di Veruno: coraggioso, accogliente, competente, vivo.

E il prossimo anno ci saranno altre novità!