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sabato 2 aprile 2022

Tempest, una band da riscoprire


Il contenuto di questo articolo è il frutto di una riscoperta, a distanza di lustri.

Il mio ricordo adolescenziale era legato ad un brano che, ne ero certo, aveva come protagonista un giovane Allan Holdsworth: un vecchio album - non mio - ascoltato più volte in casa dei soliti amici dell’epoca.

Nella discografia di Holdsworth nulla mi riportava a quell’ossessionante e magnifico riff che contraddistingue il brano.



E all’improvviso arrivo sulla discografia dei Tempest e… trovo quello che cercavo, ma, probabilmente, alla chitarra non c’è Holdsworth ma un altro gigante dello strumento, Ollie Halsall: il fatto che i due avessero suonato assieme nell’album precedente mi aveva forse portato fuori strada, ma il brano almeno l’ho trovato e lo propongo... a mio giudizio una bomba!


Non ci sono molte notizie sui Tempest e propongo quanto trovato in rete…

I Tempest nascono a Londra nel 1972 sulle ceneri dei Colosseum; storico gruppo che riuscì a compiere una tournée mondiale che durò tre anni e che toccò anche il territorio italiano nel '73.
La band costituisce una parentesi “hard”della carriera di Jon Hiseman, sempre affiancato dal fedele bassista Mark Clarke, che nel '72 danno inizio a una fortunata avventura che sconfina nell'hard rock contaminato da elementi di progressive rock e primissimi esempi di fusion dettati dall'avanguardia compositiva del chitarrista Allan Holdsworth.
Holdsworth partecipa alla realizzazione del primo album (titolo omonimo) del '73 e del secondo. “Live in London”, una chicca che mette in evidenza uno storico duello fra Allan Holdsworth e Ollie Halsall (chitarrista aggiunto), altro grosso calibro della sei corde inglese.


La prima formazione presenta il cantante Paul Williams, proveniente dal celebre gruppo britannico Juicy Lucy, un cantante dotato di voce baritonale decisamente impetuosa.
Nell'autunno del '74 esce il terzo album “Living in Fear”, Ollie Halsall sostituisce Holdsworth che intraprende una brillante carriera solistica, e Mark Clarke prende il posto di Paul Williams alla voce.

Degni di nota sono gli spunti progressivi che la band esegue in tutti gli album, con brani di consistente durata, entro i quali il bassista mostra apprezzabili qualità tastieristiche col Moog.
Non vengono meno le impressionanti evoluzioni di Hiseman che dimostra ancora una volta di essere uno dei più grandi percussionisti del genere.

Nel 1975 il gruppo termina la sua storia, che nel 1990 ripropone un triplo Cd che raccoglie le precedenti produzioni.


Discografia

Album in studio
1973 - Tempest
1974 - Living in Fear

Live
1974 - Live in London
Raccolte
1990 - Tempest Collection




martedì 5 ottobre 2021

ETNA, una band da riscoprire

Sono capitato casualmente sull’album “Etna”, dell'omonimo gruppo musicale, pubblicato dalla Catoca Records nel 1975.

Inutile dire che… me l’ero perso!

Partiamo dalla formazione che, proponendo i fratelli Marangolo, induce immediatamente a pensare bene!

 

Antonio Marangolo (voce, tastiere, flauto, armonica)

Carlo Pennisi (chitarra, mandolino, voce)

Elio Volpini (basso, voce)

Agostino Marangolo (batteria, percussioni)

 

Ma in rete si trova davvero pochissimo e mi appoggio quindi al portale “ItalianProg" che ringrazio e pubblicizzo: 

http://www.italianprog.com/welcome_it.htm


Un unico gruppo che ha realizzato tre album con tre nomi diversi, prima come Flea on the Honey, con i musicisti identificati solo da pseudonimi inglesi, poi come Flea, e infine col nome di Etna.

Il gruppo era siciliano, ma si trasferì a Roma, ed è stato uno dei tanti a partecipare allo storico Festival Pop di Viareggio del 1971, pubblicando nello stesso anno il primo album per l'etichetta Delta, con brevi canzoni, uno stile influenzato dall'hard rock e totalmente cantato in inglese.

I componenti del gruppo erano nascosti da nomi inglesi (Tony, Charlie, Nigel, Dustin), e la casa discografica tentò probabilmente di promuoverli come uno dei tanti gruppi stranieri in cerca di fortuna in Italia. Ci sono comunque dei buoni momenti, come Mother Mary, uscita anche su singolo con Louise (my little ship), ma generalmente l'album manca di personalità.

Il bassista originario del gruppo, di cui si ricorda solo lo pseudonimo, Nigel, venne sostituito da Elio Volpini dopo l'uscita dell'LP.

Dopo altre apparizioni dal vivo, come nel festival di Villa Pamphili, il gruppo abbreviò il nome in Flea e realizzò un secondo album per la Fonit, muovendosi verso un sound molto più progressivo.

Topi o uomini è un lavoro molto più maturo e riuscito del precedente, con il lato A contenente il lungo brano omonimo di circa 20 minuti e tre brani più corti sul lato B.

Il suono del gruppo è molto più originale, con buone parti cantate in italiano e lunghe parti strumentali, generalmente dominate dalla chitarra.

Dopo Topi o uomini, Elio Volpini lasciò il gruppo per entrare nell'Uovo di Colombo, e venne sostituito da Fabio Pignatelli, che suonò con i Flea in due tournée per poi formare i Cherry Five e poi i Goblin.

Con il ritorno di Volpini il gruppo si riformò nel 1975 con il nuovo nome di Etna, pubblicando un album omonimo che segna ancora un cambio radicale di stile.

Etna è un bel lavoro di ispirazione jazz rock, contenente sette brani totalmente strumentali, che mostrano evidenti influenze di gruppi come la Mahavishnu Orchestra e avvicinandosi allo stile di gruppi italiani simili come Nova o Il Baricentro.

Subito dopo l'album il batterista Agostino Marangolo entrò nei Goblin ed ebbe anche un'ottima carriera di musicista di studio, mentre Pennisi ha suonato per breve tempo con i Mediterraneo.

Elio Volpini ha formato nel 2017 un gruppo chiamato Flea on the Etna, dedicato a riproporre la musica di Flea ed Etna, in cui suona la chitarra.

Avviciniamoci quindi all’ascolto…


Lato A

Beneath the Geyser – 3:56 (Marangolo, Pennisi)

South East Wind – 6:10 (Marangolo, Pennisi, Volpini)

Across the Indian Ocean – 5:36 (Pennisi, Volpini)

French Picadores – 4:26 (Pennisi)

Durata totale: 20:08

 

Lato B

Golden Idol – 8:59 (Marangolo, Pennisi)

Sentimental Lewdness – 6:42 (Pennisi)

Barbarian Serenade – 5:14 (Marangolo)

Durata totale: 20:55