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mercoledì 30 dicembre 2020

Una canzone e tre versioni: I Profeti, P.P. Arnold e Merrylee Rush


Il mio primo impatto con la musica, quando avevo ancora i pantaloni corti, riporta a brani musicali per me all’epoca sorprendenti, eseguiti dai gruppi italiani allora in voga che esercitavano in modo assolutamente libero l’esercizio di “copiatura” sonora, modificando e adattando il testo, che da inglese diventava italiano, cambiando completamente significato.
Non era una grande perdita, a quei tempi le liriche non presentavano ancora nulla di serio, nemmeno al di fuori dei nostri confini, anche se qualcosa, soprattutto in America, stava cambiando, con l’impegno sociale di Dylan e Baez.

La tecnologia fu di grande aiuto per la diffusione capillare della musica, attraverso prodotti e supporti sempre più alla portata di tutti, che permettevano peraltro la socializzazione, i quei primi anni Sessanta: rock’n roll, il twist, il folk, il beat, il rythm & blues, il funky… musica da ascoltare, musica per ballare.


L’Italia era ben predisposta al cambiamento, ma la cosa che risultò più rapida e semplice per i giovani musicisti e i loro "gestori" fu quella di pescare a man bassa nella produzione anglosassone e farla propria, in tempi in cui non si guardava molto ai diritti d’autore.
In pochissimi parlavano e cantavano in inglese, e spesso i grandi nomi stranieri si prestavano a mettere da parte il loro idioma naturale a favore dell’italico verbo, diventando loro stessi “cantanti italiani”.
Due le alternative per i gruppi e i cantanti: prendere brani di riconosciuto successo facendoli diventare la copia nostrana, oppure pescare nel mare magnum britannico, appropriandosi di canzoni sconosciute, rendendole “nuove” per il pubblico italiano. E attraverso questo modus il brano originale prendeva luce anche entro i nostri confini.

Di lì a poco, come è noto, tutto sarebbe cambiato, ma restano dei gioiellini che credo non siano conosciuti da tutti, per cui a partire da oggi, sporadicamente, proporrò un brano originale e la cover corrispondente, e sono certo che qualche cosa di inaspettato verrà a galla.

Dopo aver proposto i QUELLI/Tommy Roe, Michel Delpeche/ Dik Dik e Manfred Mann e Tony Mark e i Markmen, i Beatles e Fausto Leali, oggi ho scelto  una tripla interpretazione, quella relativa a "Gli occhi verdi dell'amore/Angel of the morning" canzone performata da I Profeti/P.P.Arnold/Merrylee Rush.

I Profeti sono stati un noto complesso milanese di musica beat, spostatosi in seguito verso il pop melodico, in cui si distinse il carismatico vocalist Renato Brioschi che, dal 1970, intraprese una fortunata carriera solista.

P.P Arnold era una corista nel gruppo di Ike & Tina Turner. In occasione della prima tournèe in USA dei Rolling Stones, Ike & Tine Turner fecero da gruppo di spalla e nacque, pare, una relazione tra la giovane cantante e Mick Jagger, che la aiutò ad iniziare una carriera in proprio; con l’aiuto del manager degli Stones Loog-Oldham incide questo brano ed il classico degli Stones “As Tears Go By”, ottenendo un discreto ma breve successo in UK.

Merrilee Rush è una cantante americana, nota soprattutto per la sua registrazione della canzone oggetto dell’articolo, una delle 10 migliori hit che le valse una nomination ai Grammy come cantante femminile dell'anno nel 1968.

Ascoltiamo le tre versioni...