Il concerto di mercoledì 15 maggio dei The Cost Of Freedom ha chiuso il percorso annuale dei corsi di musica alla
UniSavona, un cammino che quest’anno ha intrecciato quattordici lezioni, due
incontri con ospiti esterni e sei serate tematiche molto diverse tra loro.
Questa era l’ultima, quella che raccoglieva tutto: lo studio, le prove, le
conversazioni, le scoperte condivise lungo mesi di lavoro.
La sala era piena, nonostante un clima quasi invernale che
avrebbe potuto scoraggiare molti. E invece il pubblico c’era, con quella
qualità di ascolto che si crea solo quando la musica diventa parte di un
percorso comune. I The Cost Of Freedom hanno portato sul palco il loro
repertorio ormai ampio, costruito negli anni a partire dalle prime esperienze
legate alle presentazioni di libri sul rock e poi cresciuto fino a diventare un
linguaggio personale, un equilibrio tra acustico ed elettrico che appartiene
solo a loro.
La formazione era al completo, e questo ha dato alla serata
un valore in più. Lo scorso anno, quando il concerto conclusivo si era tenuto
in marzo, mancava il bassista. Questa volta invece c’era Ivo Bologna,
nuovo arrivo al basso e ai cori, presenza che ha completato in modo naturale il
suono del gruppo. Accanto a lui Marco Biano alle chitarre e ai cori, Fabrizio
Cruciani alla voce, ai cori e alle percussioni, Athos Enrile alla
chitarra, alle percussioni, ai cori e alla voce, e Roberto Storace alla
voce, alle chitarre, all’armonica e agli arrangiamenti.
Il repertorio, ormai vasto, ha dato vita a una serata fluida,
ricca di passaggi, di rimandi, di brani che il pubblico riconosce e sente
propri. Qualcuno, alla fine, ha scherzato dicendo che presto si potrà fare come
i Grateful Dead, con quattro ore di concerto. Un’iperbole affettuosa che
però coglie un punto reale: la capacità di tenere insieme tanti pezzi senza
perdere coerenza, grazie anche ai medley che sono diventati una delle firme più
riconoscibili.
Tra i messaggi arrivati dopo la serata, uno racconta bene il
clima emotivo che si è creato, descrivendo la forza di un gruppo che cresce
insieme e che porta sul palco un’amicizia musicale fatta di ascolto reciproco,
con la musica che “arriva al cuore”.
Il concerto del 15 maggio non è stato solo un’esibizione, ma
un probabile punto di arrivo e, allo stesso tempo, un nuovo inizio. Una
conferma che il percorso fatto vive soprattutto nei momenti in cui la musica
diventa esperienza condivisa, e la risposta del pubblico lo ha reso evidente.
