martedì 31 marzo 2020

Ricordando Wegg Andersen


Il 31 marzo del 2012 Wegg Andersen, cofondatore dei TRIP, ci lasciava.
Le occasioni per celebrare lui, Billy Gray, e successivamente Joe Vescovi, non sono mancate, ma essendo oggi un giorno particolare mi fa piacere ricordare Wegg, non con miei aneddoti, ma con immagini che ho ricevuto da Mirella Carrara e Stefano Mantello, che sono un po’ il punto di raccolta del materiale che gira attorno ad una band che tanto abbiamo amato. Non dimentico ovviamente Bruno Vescovi, fratello di Joe, fornitore naturale di primizie del mondo TRIP.
I documenti sono infiniti e vanno dall’agenda personale di Wegg al suo curriculum, ma mi limiterò a ciò che è possibile racchiudere in un blog. 
Significativo il ricordo della sorella Inger che, pur essendo molto giovane, ha avuto la possibilità di conoscere un mondo affascinante, ormai lontano.

Inger Morris Andersen

Estratto da una lettera di Inger Morris Andersen, l’unica sorella di Wegg Andersen cofondatore dei Trip, mancato nel 2012.
Nata e cresciuta a Londra, come il fratello, vive a Newmarket, Suffolk, United Kingdom

Arvid's second home. Everyone appeared here and he took me along when I was about 14.
Alexis Korner, Cyril Davies, Chris Barber, The Yardbirds, Jimmy Page and Led Zeppelin, Keith Moon and The Who, The Rolling Stones, King Crimson, The Syn,
Jethro Tull, Jimi Hendrix, Yes and Pink Floyd.
I remember Eric Clapton and Ginger Baker seemed to be on the drums every time I went there.
There were so many clubs, hang outs and coffee bars in Soho that Wegg went to when I was too young to go. He would meet up with our elder cousin Hania who frequented the Bread Basket and did a bit of singing. Wegg would hang out in Tin Pan Alley, The Two Eyes and Heaven and Hell to get his break. Most of these were featured in the V & A exhibition.
 (Documento raro...)

TRIP 1969

Con il premio oscar  Julie Christie sul set del film "Darling" nel 1965

La preziosa rubrica telefonica, da Jimmy Page a Jeff Beck


Piper di Roma nel 1970

Viareggio,con Patty Pravo


Cisano sul Neva, 1970

Con Billy Gray nel 1969

Nel 2010 alla Prog Exhibition di Roma



giovedì 19 marzo 2020

Gerd Weyhing ‎- “SubTerraMachIneA”


Gerd Weyhing ‎- “SubTerraMachIneA”
Dicembre 2018

Etichetta:
Not On Label ‎– none
Formato:
CD, Album, Digitale
Paese:
Germany
Uscita:
07 Dec 2018
Genere:
Jazz, Rock
Stile:
Prog Rock, Psychedelic Rock, Minimal, Classic Rock

Questo lavoro è influenzato da Mike Oldfieldf, Steve Reich e Robert Fripp…

Con questa chiosa il musicista tedesco Gerd Weyhing mi ha incuriosito, un artista che non conoscevo e di cui si possono leggere le note biografiche nell’ultima parte di articolo.
Dal momento che Weyhing afferma di non aver mai ricevuto commenti al suo lavoro in lingua italiana, presumo che sia sconosciuto al grande pubblico nostrano e quindi, avendone la possibilità, propongo anche l’ascolto dell’album costituito da tre lunghi brani, la cui somma temporale raggiunge i 67 minuti. Notevole.

SubTerraMachIneA” è un album totalmente strumentale, e quindi risulta prezioso il breve commento dell’autore che, per ogni brano, giustifica il titolo e ci regala l’ispirazione creativa, tra fatti concreti e allegorie.
Va da sé che l’interpretazione soggettiva del fruitore esterno resta sacra e rappresenta uno degli obiettivi da raggiungere, ma conoscere l’opinione di chi ha visto/sentito scoccare la scintilla può condurre ad una stimolante comparazione di stati d’animo.
La musica di Gerd Weyhing è… avvolgente, o almeno lo è quella che delinea questo progetto - l’unico al momento da me conosciuto -, un disco che ha avuto una lunga gestazione, iniziato nel novembre del 2013 e terminato nel dicembre del 2018.

La lezione dei maestri a cui Weyhing fa riferimento ad inizio articolo si dipana nel corso del primo giro di giostra, e mette in evidenza la forte necessità di minimalismo espositivo che si nutre di know how elettronico e di gioco spinto della ripetizione, un utilizzo di loop e soluzioni ripetute che sposano le atmosfere ambient che immagino siano figlie dei luoghi e delle situazioni in cui l’autore è nato e cresciuto, spazi che forniscono spunti che, ne sono certo, trascendono la materia.

Dopo aver letto la sua biografia mi sono fatto l’idea che il tipo di cultura di Weyhing abbia trovato consolidamento attraverso esperienze trasversali e approfondite, non focalizzate su un solo aspetto, e quando si possiede il talento e lo studio per poter spaziare a piacimento, spesso la soluzione è a portata di mano, un “Rasoio di Occam” che porta ad una rapida selezione, quella che indirizza verso la via più semplice, quella in cui ci si trova maggiormente a proprio agio.

Il disco mi piace, ho apprezzato la genuinità e lo sforzo di ricerca, e il fare riferimento alle conoscenze pregresse non significa copiare ma, ed è questo un caso limpido, trarre indicazioni per migliorarsi.
Devo anche dire che le parole di Weyhing legate ad ogni singolo brano mi hanno permesso di trovare con lui una buona sintonia, e il suo racconto è diventato improvvisamente il mio.
Ma credo che “SubTerraMachIneA” potrebbe colpire d’istinto, senza alcuna delucidazione.
Lo propongo quindi in toto, per condividere con il potenziale lettore una musica che non può lasciare indifferente.

In una scala da 1 a 10, il mio gradimento personale determina un bell’8, ma è possibile che successivi ascolti possano migliorare il mio giudizio.
Ecco cosa mi ha detto Gerd Weyhing a proposito delle tracce dell’album…

The Tree

<<"L'albero" da cui ho tratto ispirazione è una quercia gigante di circa 300 anni, martoriata nel 1994 in modo da farla morire lentamente, perché metà dei vasi che servono per il trasporto dell’acqua, dalle radici verso l'alto, furono tagliate consciamente, da qualcuno che sapeva quello che stava facendo. Alla fine, nel 2011, l’albero è morto, mai suoi resti sono ancora lì a ricordare un atto deprecabile.  Nessuno ha mai scoperto chi abbia compiuto tale gesto e il perché.>>



Clockwork for Uncertain Times

<<“Clockwork for Uncertain Times” è un orologio incerto, a volte più grande e a volte più piccolo della vita stessa - almeno come la immaginiamo - un percorso di cui  il misuratore del tempo diventa metafora.>>



Silence and Ecstasy

<<Un'altra immagine che si abbina alle normali storie quotidiane è “Silence and Ecstasy”, che descrive un percorso di mountain bike di circa 30 km condensato in musica. La salita costante porta all’obiettivo iniziale - un punto di vista privilegiato che sovrasta gli elementi sottostanti -, ma subito dopo arriva una rapida discesa, con curve inaspettate, e poi un’altra ascensione, che riconduce al punto di partenza, ma non è detto… l’approdo non è poi così scontato!>>


Un po' di storia dell’autore

Gerd Weyhing è un compositore e musicista tedesco che si muove in area Progressive Rock e Ambient, descrivendo paesaggi sonori attraverso la musica elettronica.
Vive e lavora in un piccolo e tranquillo villaggio in Germania, Palatinate Forest, in una regione di bassa montagna situata nella Renania, in una sorta di parco naturale.
Fin dalla prima infanzia si appassiona a vari strumenti, tra cui la fisarmonica, il clarinetto e l’organo. Inizia a suonare la chitarra all'età di 14 anni e dal quel momento non si separa più dallo strumento.
Recentemente si è spinto verso la 12 corde arrivando a qualcosa simile al Chapman Stick, ed ha anche perlustrato il mondo delle percussioni.
Le sue ispirazioni includono i Beatles, Mike Oldfield, King Crimson, Gentle Giant, Genesis, Magma, Hedningarna, Klaus Schulze, Steve Reich, Nik Bärtsch's Ronin, e recentemente si è avvicinato al Progressive Rock italiano degli anni '70.
All’età di diciotto anni incomincia a comporre pezzi lunghi e complessi, con ritmi e metriche insolite, come "Sutherland", suddiviso in 4 parti, la cui registrazione iniziò nel 2013.
Mentre si trovava nelle Highlands scozzesi conobbe Morris Pert (Brand X) che viveva in quel luogo, e con lui realizzò lunghe sessioni musicali, purtroppo mai registrate.
Negli anni '90 è stato chitarrista, cantante e scrittore nella band progessive "Brightness Falls", dal nome di una canzone di Robert Fripp e David Sylvian. La band si sciolse dopo pochi anni e i “resti” formarono i “B4 Sunrise" (Reinhold Kromimer, Wolfgang Bechtluft e Michael Bràckner ecc.).
Dopo aver cercato per molti anni di trovare un modo convincente di fare musica dal vivo come solista, scopre il software Ableton Live, e da un paio d'anni è in grado di realizzarsi in forma autarchica, suonando la chitarra con alcuni effetti dispositivi (loop, delate, ecc.) insieme a ciò che il software ha da offrire, gestendo l'arte di fondere sempre meglio il Guitar World e la Elettronica.
Con questo concetto, a partire dal 2012, ha iniziato a suonare dal vivo molto più spesso, soprattutto in Germania.
Il suo CD "The Hidden Symmetry", registrato dal vivo nel dicembre 2011, è stato accolto bene dalla critica mentre il doppio CD “Journeys to Imposible Places" propone le migliori registrazioni dal vivo del 2013.
Gerd Weyhing raggiunge il terzo posto nella categoria "Nuove scoperte 2013" alle Schallwelle Award Elections.
Un ritorno alle radici fatto di composizioni strumentali lunghe e complesse, lo conduce al Prog-Rock-Album “SubTerraMachIneA” (2018).
Al momento Weyhing sta lavorando su un complesso setup live strumentale di 67 minuti (la durata dell’album), e su alcune tracce influenzate dal prog italiano, e sta componendo nuova musica nei settori di Minimal, Electronics e Progressive Rock.
Saranno molti i musicisti che lo aiuteranno nel percorso!


Tracklist:
1. The Tree    30:22
2. Clockwork for Uncertain Times 24:20
3. Silence and Ecstasy         12:20

Collegamenti Web

Contatti:
Gerd Weyhing
Hauptstr. 40
D-76857 Rinnthal
Posta elettronica: woyng@woyng.com

Credits:
Basso, batteria, chitarra elettrica, tastiere- Gerd Weyhing
Artwork - Gerd Weyhing
Composizioni - Gerd Weyhing
Note di copertina - Gerd Weyhing
Mixaggio - Gerd Weyhing
Produzione - Gerd Weyhing
Registrazione - Gerd Weyhing

Nel ricordo di Paul Kossoff



Ricorre oggi, 19 marzo, l’anniversario della morte di Paul Kossoff, professione chitarrista, fondatore dei Free. Nato in Inghilterra, ad Hmpstead, il 14 settembre del 1950, aveva solo 26 anni quando il 19 marzo del 1976 morì a seguito di un’overdose di eroina, durante un volo aereo. Kossoff era da tempo eroinomane.
Lo stile di Paul Kossoff è di chiara matrice blues, pieno di feeling ed espressività, con largo uso di “bending” e del vibrato. Suonava principalmente Chitarre Gibson Les Paul, e dal vivo con due o più amplificatori Marshall. Nessun effetto a pedale, wha fuzz con controllo del “guadagno” con i due potenziometri del volume sulla Les Paul.


Ma chi furono i Free?

I Free nascono a Londra nel 1968 quando Paul Kossoff e Simon Kirke, rispettivamente chitarrista e batterista dei Black Cat Bones, contattano il cantante Paul Rodgers dopo averlo visto in azione con la sua blues band, i Brown Sugar. Come bassista viene reclutato il sedicenne Andy Fraser. Con la protezione di Alexis Korner (responsabile anche della scelta del nome), i quattro fanno serate in piccoli club creandosi un certo seguito, e firmano così per la Island Records, pubblicando al loro esordio l’album Tons of Sobs. La voce graffiante di Rodgers e i grintosi assoli di Kossoff personalizzano un sound che negli anni a venire non sarà più così energico. Nel secondo album, Free, i toni si fanno infatti più morbidi e pacati concedendo largo spazio alle armonie vocali. Il grande successo arriva comunque con Fire and Water, contenente il brano All Right Now, caratterizzato da un riff di chitarra e un ritornello che li porterà in cima alle classifiche di USA e Regno Unito. I Free si separano al culmine della carriera, nel1971, per dedicarsi a progetti diversi con scarso successo per tutti e quattro. Si rimettono quindi insieme nel 1972, e, dopo ripetuti cambi di formazione e i problemi di droga di Kossoff, pubblicano Free at Last (1972) e Heartbreaker (1973). Fraser lascia il gruppo formando la Andy Fraser Band, lasciando il posto al bassista giapponese Tetsu Yamauchi; entra anche il tastierista texano John “Rabbit” Bundrick già con Johnny Cash, tuttavia il gruppo britannico non riesce a trovare la stabilità a causa dell’abbandono di Kossoff prima della conclusione di Heartbreaker (in alcune date è Rodgers a improvvisarsi chitarrista). In seguito Rodgers e Kirke ritrovano la gloria con i Bad Company, Tetsu si unisce ai Faces e Bundrick intraprende la carriera solista diventando dal 1979 tastierista live degli Who.
Kossoff, dopo due anni di cure intensive, quando sembrava essere tornato al meglio (pubblica un album da solista e due con i Back Street Crawler), muore nel 1976 sull'aereo che lo stava portando a New York. Dal 1974 al 2002 vengono pubblicate antologie dei Free rimasterizzate e arricchite di inediti, e versioni alternative dei loro successi.
Conclusa l'esperienza Bad Company, Paul Rodgers intraprende l'attività come solista e nel 2005; dall'incontro con Brian May e Roger Taylor dei Queen, nasce il progetto Queen +Paul Rodgers, che porta la formazione ad esibirsi in tutto il mondo con un repertorio celebrativo comprendente i successi di entrambi, anche se con un taglio principalmente 'Queen'.
Il tour 2005-2006, sull'ondata emotiva post-Freddy Mercury, riscuote enorme successo e da origine ad un doppio CD live dal nome Return of the Champions.


Ultima formazione
  • Paul Rodgers - voce, chitarra, piano (1968-1971, 1972-1973)
  • Paul Kossoff - chitarra (1968-1971, 1972-1973)
  • John "Rabbit" Bundrick - tastiere (1972-1973)
  • Tetsu Yamauchi - basso (1972-1973)
  • Simon Kirke - batteria (1968-1971, 1972-1973)
Ex componenti
  • Andy Fraser - basso, piano (1968-1971, 1972)
  • Wendell Richardson - chitarra (1973)
  • Leigh Webster -tastiere (1972)

martedì 17 marzo 2020

Eric Clapton: Layla


Parto da una canzone per raccontare un importante episodio legato alla sfera affettiva di un grande musicista, Eric Clapton, e di alcuni “suoi amici”.
Sto parlando di "Layla", che vediamo/ascoltiamo a fine post in una versione “antica”, che vede Clapton accompagnato da amici vari (qualche Stones, Winwood ecc.) e, a seguire, in una rivisitazione più recente, unplugged, come anche io ho avuto modo di vedere nell'estate del 2006 a Lucca.
Ma vediamo cosa c'e' dietro al brano. La leggenda vuole che "Layla" sia stata ispirata da Pattie Boyd, la donna allora divisa tra "Slowhand" e il suo grande amico George Harrison, amante del primo, moglie del secondo.



Clapton descrive la canzone come "una storia d'amore accaduta un centinaio d'anni fa".
Chi era... chi é Patty? Ecco come è descritta.

È stata la musa dei miti rock, ha sposato George Harrison ed Eric Clapton, con loro e molti altri ha diviso sesso, droghe, alcol e triangoli sentimentali ad alto rischio. Per lei sono nati brani immortali come "Something" dei Beatles e "Layla" di Eric Clapton. 
Patricia Ann Boyd raccontò tutto senza censura, nella biografia "Wonderful Today".

Negli anni '60 della Swinging London, dell'estate dell'amore e della controcultura, con la sua figura esile ed aggraziata, Pattie divenne un mito, un'icona di bellezza proprio come la contemporanea indossatrice Twiggy. Tanto fascino non passò inosservato fra le divinità del rock e la Boyd fu amica (per molti anche amante) di Mick Jagger e John Lennon, ma fece scalpore soprattutto il tormentato triangolo tra lei, George Harrison ed Eric Clapton.

Proprio i dettagli su questa liaison sono quelli che destano maggiore scalpore. Pare che Eric Clapton, pazzo d'amore per la Boyd, allora moglie del suo miglior amico Harrison, arrivò a minacciare di distruggersi con l'eroina se lei non fosse fuggita con lui. "Sei pazzo? risposi" si legge in "Wonderful Today", "no, è proprio così, è finita disse Clapton". 
Non lo vidi più per tre anni, fece quello che aveva detto, divenne schiavo dell'eroina. Ma lui e noi tutti prendevamo già un sacco di roba: cocaina, marijuana, stimolanti, tranquillanti".

Dietro l'estate dell'amore, i capelli lunghi e i camicioni hippie, dietro inni alla vita come "Here Comes The Sun", si nascondevano gli eccessi tossici e l'infedeltà. "George mi suonava Something in cucina", scrive la Boyd, "ma poi si infilava in camera da letto con Krissie, moglie di Ron Wood, Maureen, moglie di Ringo, e molte altre. Era ossessionato dal dio indù Krishna , sempre circondato da mille concubine. Voleva essere così".

Un triangolo di autodistruzione, con Harrison schiavo della cocaina "che gli cambiò la personalità, era sempre depresso", e Clapton che dopo essersi ripulito dall'eroina annegava nella vodka. "Mi voleva portare in una direzione che non avrei certo voluto", si legge ancora nelle memorie di Pattie Boyd, "ma quando mi cantò Layla e mi resi conto di aver ispirato tanta passione e creatività, caddi fra le sue braccia". E furono nozze e colossali bevute.

Pur non essendo la classica groupie che vive per far sesso con le rockstar, fra una tirata di coca e una sbronza al whisky, Pattie si trovò presa nel turbine. Come quella volta tra le 25 camere da letto della villa vittoriana di Clapton, a Friar Park, descritto come "un manicomio, dove tutti erano ubriachi e andavano con tutti". E quei tutti hanno nomi celebri, come gli altri tre Beatles, il manager Brian Epstein, Keith Richards degli Stones, Joe Cocker, Jimmy Page degli Zeppelin, gli amici invasati dell'induismo e dell'Oriente, John Riley, medico di Harrison a cui preparava il caffé con l'Lsd.

A me piace pensare a "Layla" come ad una bella canzone , in qualsiasi salsa la si proponga, cercando di obliare che dietro ad un riff indovinato e a parole d'amore, si celi tanto dolore...

domenica 15 marzo 2020

Il "Cantagiro" della mia adolescenza


Nei miei ricordi antichi il "Cantagiro" era qualcosa di interessante e allo stesso tempo da tenere a debita distanza.
Provai esattamente questo feeling quando attorno al 1972 vidi dalla finestra di casa mia la carovana di auto piene degli artisti più in voga, salutata dal pubblico ai bordi della strada, esattamente come al passaggio della Milano-Sanremo.
Perché provavo sentimenti contrastanti?

Nella mia intransigenza e rigorosità dell'epoca era quasi una sacrilegio vedere Jimmy Fontana, Nicola di Bari, Massimo Ranieri, Rita Pavone, accanto a nuovi gruppi beat come Dik Dik, Nomadi, Equipe 84; per non parlare poi degli stranieri che ci facevano respirare odore d'oltremanica, come Mal e i Primitives, Motowns, Sorrows.

Tempi lontani, tanto lontani, ma anche adesso, nonostante mi senta ormai scevro da ogni pregiudizio musicale, quel pomeriggio estivo di tanti anni fa mi procura un senso di disagio, forse solo legato al fatto che per qualche motivo "disciplinare", non ottenni il permesso per partecipare alla festa serale.
Ed ecco una definizione del Cantagiro del primo periodo, quello a cui ho appena fatto riferimento.


La prima edizione della manifestazione si è svolta nel 1962.
La formula era presa a modello del Giro d'Italia di ciclismo, e consisteva in una carovana canora in giro per l'Italia con diversi cantanti che gareggiavano tra loro, giudicati da giurie popolari scelte tra il pubblico delle varie città.
Ogni sera veniva proclamato il vincitore di tappa, e nella tappa finale (a Fiuggi) veniva annunciato il vincitore assoluto. Per 5 edizioni consecutive (dal 1968 al 1972) la finale fu disputata a Recoaro Terme, nello scenario delle Fonti Centrali. La finale era articolata in tre serate, con la diretta tv su RaiUno della serata conclusiva.
Gli interpreti ed i relativi brani erano divisi in sezioni: il Girone A comprendeva artisti di fama, il Girone B le "nuove proposte canore", il Girone C i gruppi musicali.
Con l'avvento del nuovo decennio ed il declino del successo, l'organizzazione si fermò con l'edizione del 1974. Le ultime due edizioni, chiamate Cantagiro Show, ebbero meno riscontro rispetto al passato.


Un piccolo esempio...

venerdì 13 marzo 2020

Ricordando Daevid Allen


Daevid Allen ci ha lasciato… era il 13 marzo 2015,
Dalle pagine del SECOLO XIX lo ricordavo così…

La notizia è fresca, attesa, ma toccante per chi ha vissuto un’epoca musicale felice e si accorge che, ad uno ad uno, i tasselli scompaiono. Daevid Allen non era più giovanissimo, aveva 77 anni, ma faceva parte di quel gruppo di miti musicali che sembra non possano mai avere fine terrena: i suoi followers sapevano bene che aveva i giorni contati. Difficile in poche righe raccontare di lui, probabilmente conosciuto esclusivamente dagli addetti ai lavori e dagli appassionati del genere, ma è indubbio che il suo genio abbia dato contributo fondamentale a quella corrente musicale conosciuta come il  Canterbury Sound. Poeta, musicista, artista poliedrico, Daevid parte dall’Australia per approdare in Europa, dove il suo genio troverà terreno fertile nella Beat Generation. Siamo all’inizio degli anni ’60, e l’Inghilterra è scossa -successivamente assuefatta- dalla musica di Beatles e Stones, e ciò che Allen, Hugh Hopper e Robert Wyatt propongono - sono loro i suoi iniziali compagni di viaggio- è qualcosa di decisamente alternativo, tra jazz e psichedelica, rock e sperimentazione - musicale e di vita -, il tutto nell’ottica dell’estremizzazione del concetto di arte. E’ un fenomeno talmente precoce che anticipa il movimento prog, sbocciato nel passaggio tra i due decenni, contenitore perfetto per chi ha idee, talento e voglia di osare in totale libertà, senza soffermarsi sulle separazioni e distinzioni di genere, tipiche sino a quel momento. Se si volesse dare un’immagine che ricalca l’idea comune, si potrebbe disegnare il filone della musica progressiva con tante branchie, e una di queste simboleggia il “gruppo” di Canterbury, erroneamente sottolineo, se si osservano i fenomeni dal punto di vista cronologico. Le storie di Allen e amici superano l’elemento musicale, perché il dare vita al nuovo assoluto è qualcosa che assume valore didattico, nel senso del metodo -anche un “non metodo” può rappresentare una scelta precisa-, dell’innovazione che arriva senza magari rendersene conto, del saper captare la musica che gira intorno, che aspetta solo di essere afferrata: King Crimson, Pink Floyd, Jethro Tull, YES, Genesis, VdGG, Gentle Giant, ELP, prototipi prog, inventarono ciò che prima non esisteva. Non tutto è di facile presa, e fu per me davvero complicato assistere ad un concerto dei Soft Machine -credo fosse il 1973- che proponevano il loro free-jazz, con il mitico Elton Dean al sax, il cui virtuosismo era noto a noi adolescenti che lo ascoltavamo, quasi per obbligo, sui vinili. La sottolineatura della figura di Daevid Allen dovrebbe far scattare un minimo di curiosità, quello stato che sono uso chiamare “effetto domino”, e sono certo che la scoperta delle sue creazioni musicali sarebbe in grado di stupire anche i meno aperti verso mondi musicali sconosciuti. 



Utilizzo un simbolo, un unico lavoro a cui non voglio dare una valutazione assoluta, ma rappresenta il mio incontro con Daevid e i suoi Gong, con cui creò il filone mitologico che li rese celebri; “Angel’s Egg”è l’album in questione, un disco che mi introdusse in un mondo nuovo, accessibile, con sonorità e atmosfere che a distanza di lustri non mi hanno ancora stancato, e tutto questo deve pur avere un significato! Cosa resta di quei giorni? Esiste ancora quel mondo? Cosa lascia Daevid Allen? Molti protagonisti se ne sono andati, altri resistono nonostante gli impedimenti fisici (da anni Robert Wyatt è paraplegico), altri si riciclano con grande difficoltà (Richard Sinclair è ormai italiano, ma… ha vissuto giorni migliori); ciò che resta è sempre la musica, e occorre riflettere su come il movimento globale del Prog, che ha avuto enorme visibilità per un solo decennio, sia… più vivo che mai, sebbene seguito da un popolo esiguo - mi riferisco all’Italia - nonostante la frequente complicatezza di certe trame, che non hanno mai avuto l’obiettivo dell’orecchiabilità.

Il folletto Daevid Allen non può più danzare per noi, ma la sua genialità musicale ha lasciato un segno indelebile, da preservare e diffondere, nella speranza che qualche giovane talentuoso sappia raccoglierne l’eredità. E noi, appassionati di musica, attendiamo fiduciosi.




giovedì 12 marzo 2020

Era di Acquario



Nonostante l’indubbia bravura, la band Era di Acquario venne relegata a entità marginale, ottima per i Festival Pop, ma poco utile alla commercializzazione.


Mi riferisco ad un trio palermitano, uno dei pochi gruppi importanti provenienti dalla Sicilia, che produsse solo un album che, nonostante il titolo, "Antologia", non è una raccolta di brani già conosciuti, ma di inediti.


L'album può essere una delusione per gli appassionati di prog, essendo quasi completamente basato su chitarra acustica e flauto che creano ballate e atmosfere soft, come nell'etereo strumentale "Campagne siciliane". 
Un commento autorevole riporta che…


Una vera e propria "antologia" di sonorità che ancora oggi non solo stupisce la critica internazionale, ma viene addirittura paragonata ai lavori di grandi gruppi quali Crosby Stills Nash & Young, Buffalo Springfield e Chicago (fonte: progarchives.com).

I 10 brani sono brevi (la lunghezza del disco è di circa 29 minuti) e le uniche eccezioni allo stile prevalente sono le più tirate "Padre mio" e "Geraldine", con un suono più rock e voce in falsetto alla New Trolls.


Prima dell'LP il gruppo aveva prodotto due 45 giri, il primo dei quali," Geraldine/Arabesque" ha un suono piuttosto aggressivo con un potente basso in evidenza.


Il gruppo ha qui una formazione a tre con chitarra, basso e batteria sullo stile dei più famosi "power trio" inglesi, e la formazione era diversa da quella dell'LP, con Gianni Garofalo (chitarra, flauto) poi sostituito da Angelo Giordano.

Il secondo singolo, "Hold on", è un brano di rock piuttosto classico cantato in inglese, mentre "Campagne siciliane" è una dolce ballata acustica costruita su flauto e chitarra 12 corde, con uno stile più vicino a quello dell'album.

Come già sottolineato, il gruppo fu molto attivo dal vivo, ma l’impossibilità di rilasciare un secondo album già pronto - che venne preparato allargando la formazione - portò allo scioglimento della band.

L’album “Antologia” venne originariamente pubblicato nel 1973. Vi furono in seguito due ristampe in CD: una dalla BMG nel 1995 e una dalla Sony nel 2011.


Versione in LP (1973)

Campagne Siciliane
Padre Mio
Idda
Solitudine
Vento D'Africa
Monika Aus Wien
L'Indifferenza
Fuori Al Sole
Geraldine
Statale 113

Versione CD con bonus track (2016)

Campagne Siciliane
Padre Mio
Idda
Solitudine
Vento D'Africa
Monika Aus Wien
L'Indifferenza
Fuori Al Sole
Geraldine
Statale 113
Arabesque
Geraldine


Formazione:

Michele Seffer (voce, chitarra, basso)
Angelo Giordano (flauto, sax, voce)
Pippo Cataldo (batteria, percussioni, voce)

Collegamento alle fonti:





mercoledì 11 marzo 2020

Igor Khoroshev


Ho sempre apprezzato Igor Khoroshev, famoso per aver militato negli YES, ma di cui ho perso le tracce.
Khoroshev iniziò a interessarsi alla musica, per espresso desiderio dei suoi genitori, fin da bambino. A quattro anni già prendeva lezioni di piano; in seguito imparò a suonare il trombone, il corno francese, la chitarra, il basso e la batteria. Ricevette un'istruzione musicale completa, arrivando a ottenere un diploma come compositore e direttore d'orchestra. All'epoca i suoi interessi musicali principali erano legati alla musica contemporanea; apprezzava in particolare compositori russi come Igor Stravinskij, Sergej Rachmaninov e Sergej Prokofev, ma anche i grandi compositori americani di inizio secolo, George Gershwin e Aaron Copland.
All'inizio degli anni Novanta, Khorošev si trasferì negli USA. Si guadagnò da vivere come lavapiatti e suonando l'organo della chiesa; imparò l'inglese e si comprò la prima tastiera, armato della quale si spostò a Boston. Qui conobbe musicisti di fama, e iniziò a suonare dal vivo insieme a band sempre diverse. Conobbe, tra gli altri, Brad Delp della band dei BostonBeniamin Orr dei The Cars e Charlie Farren dei The Joe Perry Project
Un incontro decisivo fu quello con Carl Jacobson, che lavorava alla Cakewalk, la Software house produttrice di programmi musicali, il quale assunse Khorošev con l'incarico si preparare file MIDI e audio da includere nel pacchetto software Pro Audio 9. Caso volle che nello stesso periodo anche Jon Anderson degli Yes stesse collaborando con la Cakewalk.
Anderson ricevette alcuni nastri suonati al piano da Khorošev e ne fu abbastanza impressionato, tanto da concedere al giovane musicista russo un'audizione.
Khorošev iniziò a far parte della "squadra" degli Yes nel periodo di Open Your Eyes (1997). Pur non essendo un membro ufficiale del gruppo, suonò in diversi brani e divenne il primo tastierista durante il successivo tour. Khorošev divenne membro ufficiale degli Yes con l'album successivo, The Ladder (1999). Nello stesso periodo lavorò anche all'album True You True Me di Anderson e al proprio progetto, Piano Works, completato nel 2001.
Durante il tour promozionale di The Ladder Khorošev fu accusato di molestie sessuali nel backstage ai danni di due ragazze che lavoravano nella sicurezza e arrestato dalla polizia. La notizia giunse fino al Washington Post. Gli altri membri degli Yes, in attesa che le indagini appurassero la verità, comunicarono ufficialmente ai media che il gruppo non avrebbe tollerato, da parte dei suoi membri, alcun atto di violenza o discriminazione verso chiunque. Le accuse furono poi ritirate, ma Khorošev abbandonò gli Yes o ne fu estromesso.
Dopo quei giorni Khoroshev sembra uscito di scena... chi ne avesse notizie...

martedì 10 marzo 2020

TREMENDOUS-"Relentless"


TREMENDOUS è il nome di una giovane band di Birmingham formata da Mark Dudzinski (chitarra/voce), Ryan Jee (basso) e Dave Lee (batteria).

Per la metà di maggio è prevista l’uscita del loro album di esordio, "Relentless", anticipato da un paio di video che fanno riferimento al progetto, e che presento a seguire.

Qualche curiosità sulla band, partendo proprio dal nome che trova spunto dal tormentone creato dal comico americano/cubano Joey Diaz, diventando slogan e brand del gruppo (https://www.youtube.com/watch?v=0aoCoIqO0nU).

I tre musicisti si incontrano nel 2011, ma iniziano a creare musica solo nel 2018, influenzati dal passato, quello che riporta ai T. Rex, David Bowie, Slade, Mott The Hoople, The Sweet ecc., cioè quello che nei seventies abbiamo imparato a chiamare “Glam Rock “che, tra Regno Unito e grandi città statunitensi - New York e Detroit -, abbinava musica “dura” ad un look curato e vistoso.
Quindi parliamo di una fotografia sonora che dal passato ritorna ai giorni nostri, con un po' di giusta “ruvidità” musicale mista a momenti delicati caratterizzati dalla melodia.

Anche i temi che propongono non calcano la mano, presentando quella “leggerezza” che fugge dal sociale e dall’impegno che ne deriva, preferendo ricercare la sollecitazione istintiva, quella che colpisce la sfera meno razionale.

Ho ascoltato in anteprima "Relentless", album dedicato ad un amico di Mark, il compianto Adrian Millar - deceduto nel 2006 -, manager dei britannici The Babys e noto per il suo lavoro con i Black Sabbath.

L'album, costituito da dieci tracce (circa 27 minuti in totale), è stato registrato in vari studi tra Londra, Birmingham e la Svezia, con un produttore importante come Gavin Monaghan (Kings Of Leon, Robert Plant, Grace Jones).


Si parte con “Like Dreamers Do” e tutti si chiarisce: lo sviluppo di una trama su cui predomina la melodia viene inciso dal fraseggio solista della chitarra sapientemente utilizzata da Dudzinski, e si materializza la colonna sonora di una scena adolescenziale che sa di antico, perché i “dreamers” esistevano ieri come oggi… fortunatamente.

Open For Closing” mette in evidenza le qualità canore del leader, ma la coralità vocale riporta ancora indietro nel tempo, con semplicità ed efficacia. In altra epoca sarebbe stata sicuramente una hit!


L’inizio acustico di “Bag Of Nails” può trarre in inganno… per pochi secondi, quelli che servono a liberare l’energia e a dare un segnale di britpop che si spinge verso tempi musicalmente più recenti.

“Rock n' Roll Satellite” è il brano più lungo dell’album e propone una certa “durezza” che trova mitigazione nell’atmosfera sognante e rassicurante, tipica canzone da “back to the past”.

“Daniela” fa presagire una ballad sdolcinata, ma è un titolo che porta fuoristrada, perché in realtà siamo in pieno periodo punk… e qui si mette in mostra la sezione ritmica formata da Jee e Lee.

“Take A Good Look At My Good” colpisce immediatamente per certe sonorità che riportano la mente e il cuore alle trame di Lou Reed. E certe cose toccano e fanno male!

“Heart Sinker” è il pezzo utilizzato come ultimo avvicinamento al rilascio del disco, carico di ritmo e molto vicino al Bryan Adams anni ’90, ma ci si può fare un’idea ascoltandolo direttamente: https://www.youtube.com/watch?v=Kn3o6phuRWQ

“Fightin' To Lose” è rock allo stato puro, ma gli aspetti vocali indirizzano ad un modus espositivo molto “Green Day”, e garantiscono una certa modernità.

“Hell Is Only A Blessing Away” mi suona come un’altra sicura hit, una di quelle produzioni che tanto sarebbero piaciute al Bowie dei giorni migliori.

A conclusione la distopica “Copycat Killer”, rock & roll molto più tradizionale e di immediato ricordo… probabilmente un tormentone subito dopo il primo ascolto!

Un buon album di debutto per una band che, partendo da elementi storici, inventa una certa freschezza, facendosi tramite di quella voce giovanile che non si lascia condizionare dalla moda del momento, ma preferisce creare e proporre ciò che più ama, non tenendo conto dei paletti temporali che nel frattempo si sono issati.

"Relentless" uscirà il 15 maggio su tutte le piattaforme digitali.

Per ulteriori informazioni ecco i contatti:

Insta: @Itstremendous
Twitter: @Tremendousrocks


Brani:

Like Dreamers Do
Open For Closing
Bag Of Nails
Rock n' Roll Satellite
Daniela
Take A Good Look At My Good
Heart Sinker
Fightin' To Lose
Hell Is Only A Blessing Away
Copycat Killer