venerdì 31 gennaio 2020

Mr.Bloe


Ho ricordo indelebile del brano che propongo oggi.
Era la sigla di qualche trasmissione televisiva pomeridiana, a inizio anni '70.
Forse il lamento dell'armonica... forse il link a qualche momento buio dell'adolescenza, ma ancora oggi la canzone mi riempie di velata tristezza.
Ecco come è stata descritta:

C’è una canzone che si ascolta sempre per radio e che si fa ascoltare anche molto volentieri. È un brano strumentale che dimostra che in fondo ci vuole poco a fare un disco divertente e gradevole, a patto di avere qualche idea e di farne buon uso. Il nome dell’autore di GROOVIN’ MITH MR. BLOE è proprio Mr.Bloe, nome fittizio dietro il quale si nascondono gli Hookfoot, complesso che ha accompagnato Elton John dal 1968 al 1970. Insieme agli Hookfoot ci sono l’arrangiatore e pianista Zack Laurence e il vero Mr. Bloe, l’armonicista Harry Pitch, noto musicista inglese. Il 45 giri, in men che non si dica, riesce a salire su in alto nelle classifiche inglesi per poi catapultarsi in quelle europee (specialmente in Olanda, Germania,Francia, Italia). Ritmica aggressiva e, come strumento principe, un’armonica a bocca. Un disco che è stato ballatissimo in tutte le discoteche durante l’estate e proprio per questa ragione ora ce lo ritroviamo, a fine stagione, in classifica da noi. Non è facilissimo che un disco strumentale arrivi di prepotenza in hit parade (il periodo clou sarà il 1974/1975) ed è ancora più raro che un disco con queste prerogative abbia un successo pari ad altre interpretazioni eseguite da complessi o da noti cantanti pop. Il requisito principale è la spontaneità e l’immediatezza del motivo e una buona dose di professionalità.










domenica 26 gennaio 2020

Buon Vecchio Charlie



Buon Vecchio Charlie è un gruppo Progressive Rock nato a Roma nel 1970, che ebbe una vita breve - un paio di anni -, periodo che permise un’attività che, nel tempo, diede vita ad un bell’album, omonimo.
La band lo incise nel 1972 per una piccola etichetta discografica indipendente, la veneziana “Suono”, ma non venne mai rilasciato, finché nel 1990 la Melos lo pubblicò come CD, seguita dalla Akarma che lo proporrà anche come LP nel 1999, con l'aggiunta di due brani.
Il titolo è “Buon Vecchio Charlie”, e contiene tre dei brani registrati durante il 1971.
L’album, con questa conformazione, fu distribuito anche in Giappone.

Qualche nota sul disco:

Brani

Venite giù al fiume – 12:09 (Luigi Calabrò)
Evviva la contea di Lane – 6:35 (Richard Benson)
All'uomo che raccoglie i cartoni – 15:00 (Luigi Calabrò)
I. Prima stanza
II. All'uomo che raccoglie i cartoni
III. Terza stanza
IV. Beffa
V. Ripresa

Tracce bonus nella riedizione del 1999

Rosa – 4:33 (Beppe Palomba) – originariamente interpretata da Beppe Palomba
Il guardiano della valle – 2:39 (Beppe Palomba) – originariamente interpretata da Beppe Palomba


Formazione

Richard Benson – voce solista, chitarra a 12 corde
Luigi Calabrò – chitarra acustica, chitarra elettrica, voce
Paolo Damiani – basso
Alessandro Centofanti – tastiera
Rino Sangiorgio – batteria
Sandro "Cicero" Cesaroni – sassofono tenore, flauto

Altri componenti

Walter Bernardi - basso
Carlo Visca - percussioni

Le sonorità del gruppo, appoggiate da una grande capacità tecnica, affondavano nel jazz/fusion e progressive/rock, e la loro eredità discografica appare davvero significativa.

L’elemento più in vista era il chitarrista e cantante Richard Benson, che raggiungerà una buona notorietà entrando nello staff della trasmissione radiofonica “Per voi giovani - avviata qualche anno prima da Renzo Arbore -, e successivamente diventerà figura storica delle emittenti private romane, passando poi per differenti esperienze tra il metal e il trash.


In un articolo di “Ciao 2001” (n.41, 13 ottobre) dedicato alla nuova redazione di PVG, viene semplicemente descritto come “un giovane beat inglese”, ma qualche piccola ricerca in rete potrà evidenziare la sua storia bizzarra ed esagerata, fatta di eccessi e fatti tutti da verificare.

Ascoltiamo il frutto del loro lavoro…




sabato 25 gennaio 2020

"Accadde a Buckhannon": resoconto video di quanto accaduto nel corso della presentazione alla Ubik di Savona, il 24 gennaio



Il 24 gennaio ho presentato alla Ubik di Savona - grazie Stefano Milano! - un racconto che ho intitolato “Accadde a Buckhannon”, una storia che avevo nel cassetto da tempo e non mi decidevo mai a pubblicare.

Il motivo della titubanza era legato al fatto che, seppur in modo “nascosto” e impossibile da decodificare per chi non mi conosce, parla di parte della mia vita, argomento che credo possa interessare solo ai miei affetti e agli amici, per cui ho dato al tutto una dimensione “domestica” e sobria, a partire dalla confezione modesta e dal contenuto limitato… volutamente limitato. Anche la realizzazione pratica, questa volta, non è stata affidata a nessun editore ma mi sono rivolto ad una tipografia che ha realizzato ciò che desideravo.


Non ho fatto grande pubblicità in occasione della presentazione, e ho informato direttamente soltanto le persone che mi avrebbe fatto piacere avere attorno, alcune delle quali hanno fatto parte del mio "viaggio di vita", dai compagni di scuola a conoscenze più recenti ma significative.


Tra queste il mio amico Mauro Selis, che ha avuto il compito di pormi le domande, come accaduto anche in passato.

Un’ora di quasi monologo dove mi sono messo un pò a nudo, e ho elargito le mie… “perle di saggezza”, ovviamente opinabili, ma giunto in questa fase dell’età credo di potermelo permettere!

Per lasciar traccia di questo incontro utilizzo i video di mia moglie Maura, che ha ripreso una ventina di minuti della chiacchierata, e qualche fotografia di Cristina Mantisi.

Cosa importante: il libro era un regalo per i presenti ma, senza alcun obbligo, è stata chiesta una donazione libera e simbolica da destinare a WeWorld Onlus.
La generosità dei presenti consentirà di fare gratificante opera di beneficenza.


giovedì 23 gennaio 2020

CIRCA


I Circa fanno parte di un mondo quasi impossibile da descrivere nei dettagli, tante solo le diramazioni, le divisioni ed i rientri. E parlo ovviamente della lineup.
Esistono band che da cinquant’anni proseguono con la stessa formazione, limitandosi a sostituire chi, ahimè, non è più presente, ma nel caso della “Family Yes” tutto si complica, almeno se si vuole capirne la genesi e l’evoluzione.

Torniamo a bomba… un ramoscello degli YES si chiama “Circa”, e non ho trovato spazi in rete in cui se ne parla nella nostra lingua. Provo a colmare il vuoto, anche se mi rendo conto che trattasi soprattutto di un’esposizione cronologica che potrebbe risultare noiosa, ma resta in ogni caso un documento a cui fare riferimento se si decide di approfondire e indagare.

Circa è stato un supergruppo progressive rock fondato da quattro musicisti associati al mondo Yes: gli attuali membri degli Yes Alan White (batteria) e Billy Sherwood (voce, basso), l'ex membro Tony Kaye (hammond, tastiere) e il chitarrista Jimmy Haun, che ha suonato nell'album “Union”.
Dal 2012 la formazione è composta da Sherwood (voce, chitarra), Kaye (tastiere), Rick Tierney (basso) e Scott Connor (batteria).

Un pò di storia…

Jimmy Haun e Michael Sherwood (fratello maggiore di Billy) erano amici d'infanzia e formarono la band Lodgic, alla quale Billy si unì nel 1981. Pochi anni dopo lo scioglimento dei Lodgic, Billy Sherwood fu presentato al bassista degli Yes Chris Squire e ad altri membri degli Yes, tra cui Kaye e White, e Sherwood iniziò a lavorare con la band su materiale che avrebbero utilizzato nel loro album successivo. Nel frattempo, sia Haun che Michael Sherwood parteciparono a sessioni relative al secondo album della band spin-off degli Yes, Anderson Bruford Wakeman Howe
Il materiale di entrambi i progetti è stato sintetizzato per l'album del 1991 “Union”, che include così Billy Sherwood nella traccia "The More We Live-Let Go" e Haun e Michael Sherwood in altri episodi. Squire e Billy Sherwood scrissero altro materiale che non fu usato su “Union”, che utilizzarono successivamente con il nome di The Chris Squire Experiment, nel 1992, con una formazione che comprendeva White e Haun. (L'esperimento Chris Squire in seguito trovò l’evoluzione nei Conspiracy.)

Billy Sherwood continuò la collaborazione con gli Yes negli anni a seguire, unendosi alla formazione dal vivo per il “Talk Tour” del 1994, con Jon Anderson, Trevor Rabin, Chris Squire, Alan White e Tony Kaye.

Nel 1995, Sherwood e Rabin composero insieme molte cose, e due tracce dell'album d’esordio, “Circa 2007”, sono basate proprio su queste creazioni.
Billy Sherwood alla fine si unì agli Yes per alcuni anni prima di lasciarli nuovamente, senza abbandonare mai quell’universo musicale: a metà degli anni 2000 mise in atto numerosi progetti caratterizzati dalla presenza di musicisti targati YES, tra cui Kaye, White, Geoff Downes, Peter Banks, Bill Bruford, Steve Howe e Rick Wakeman.
Alla fine, Sherwood suggerì a Kaye di mettere insieme un nuovo progetto usando musicisti attuali ed ex. Si pensarono un paio di nomi - Family o Family Project -, e White and Banks furono contattati.

Tuttavia, nel 2006, con lo sviluppo del progetto, probabilmente non troppo soddisfacente, Sherwood e Kaye decisero di cambiare rotta e concentrarsi sulla creazione di una band unitaria. Reclutarono Alan White alla batteria e Jimmy Haun alla chitarra e registrarono il loro album di debutto: “Circa” è stato annunciato ufficialmente nel marzo 2007.

Il 30 luglio 2007 la band pubblica il loro album di debutto fatto di nove canzoni, “Circa 2007”, con le partecipazioni di Michael Sherwood e Cole Coleman. L'album include due tracce basate sul materiale Billy Sherwood co-scritto con Trevor Rabin nel 1995, ed è anticipato da un EP di due brani disponibili solo per il download, per un breve periodo, negli Stati Uniti.
Il debutto live della band avvenne il 23 agosto 2007 a San Juan Capistrano, con un set che includeva un esteso medley strumentale di brani degli Yes. Un DVD di questo show è stato pubblicato come “Circa Live” nel febbraio 2008. Seguirono alcune date nordamericane all'inizio del 2008, con Jay Schellen, un passato collaboratore di Sherwood e Kaye, a sostituire White in una data.

Nel luglio 2008 Jay Schellen sostituì definitivamente Alan White, che scelse di concentrarsi sul suo lavoro all’interno degli Yes. La nuova formazione registrò un album, “Circa HQ”, nella seconda metà del 2008, che venne pubblicato il 14 gennaio 2009.
Fu poi annunciato per febbraio 2009 un breve tour italiano con l'ex cantante dei Toto, Bobby Kimball, con un set composto da musica dei Circa, Yes e Toto.

Kimball e Circa si unirono per creare una nuova band, gli Yoso (originariamente chiamata AKA), anche se la formazione cambiò ulteriormente fino ad arrivare a quella formata da Sherwood e Kaye insieme a Johnny Bruhns alla chitarra e Scott Connor alla batteria.
Gli Yoso si sciolsero all'inizio del 2011, e il chitarrista Bruhns si trasferì per sostituire Haun -concentrato sul suo lavoro sulla musica per la pubblicità - nei Circa. Anche Jay Schellen se ne andò, preferendo l’impegno con gli Asia featuring John Payne e gli Unruly Child. Connor avrebbe dovuto assumere il ruolo di batterista, ma si ritirò e fu sostituito da Ronnie Ciago.

Il 7 marzo 2011, Michi Sherwood (la moglie di Billy) rivela che l’imminente album della band si chiamerà “And So On”.
Tuttavia, con le date del tour nordamericano, Ciago lasciò la band, sostituito da Connor.

Nel 2012, Bruhns uscì dalla band, lasciando il gruppo senza un chitarrista. Sherwood colse l'occasione per passare alla chitarra e assunse Rick Tierney (precedentemente un musicista itinerante con Alice Cooper e The Monkees) per suonare il basso dopo averlo sentito eseguire perfettamente le linee di basso della sua discografia solista.

Nel 2013, tutto il materiale in studio dei Circa, e il primo album dal vivo, furono ristampati dalla Cleopatra Records. I Circa hanno anche pubblicato un nuovo live, “Live From Here There & Everywhere”, per la Glassville Records.

Il quarto album, “Valley of the Windmill”, è stato pubblicato l'8 luglio 2016 dalla Frontiers Records. Include diverse canzoni di lunga durata, e Sherwood lo descrive come "super proggy".

Il 15 aprile 2019 Sherwood ha annunciato sulla sua pagina Facebook che lui e Tony Kaye stanno attualmente "saccheggiando varie idee musicali" per un quinto album.


Discografia

Album in studio

Circa 2007 (2007)
Circa HQ (2009)
Overflow (2009) (una raccolta di “scarti” dei primi due CD dei Circa)
And So On (2011)
Valley Of The Windmill (2016)

Album dal vivo
Circa: Live (2008)
Live From Here There & Everywhere (2013)

FORMAZIONE

Membri attuali

Billy Sherwood - voce solista (2006-oggi), basso (2006-2012), chitarra (2012-oggi)
Tony Kaye - tastiere (2006-oggi)
Scott Connor - batteria (2010-2011, 2011-oggi)
Rick Tierney - basso (2012-oggi)

Ex membri

Alan White - batteria, cori (2006-2008)
Jimmy Haun - chitarra, cori (2006-2011)
Jay Schellen - batteria (2008-2010)
Ronnie Ciago - batteria (2011)
Johnny Bruhns - chitarra (2011-2012)

martedì 21 gennaio 2020

Pier Gonella-“Strategy”


Pier Gonella realizza un sogno, quello di proporre un disco strumentale, dove la protagonista assoluta è la sua chitarra. Intendiamoci, anche lui fa parte di quella schiera di musicisti che vengono considerati un tutt’uno con lo strumento che padroneggiano, quelli che appena li incontri ti guardi attorno per vedere dove ha piazzato il suo prolungamento naturale, ma esistono occasioni in cui certe tendenze emergono ancora di più.

L’album “Strategy ne è l’esempio, un contenitore dove è palese e dichiarato l’intento di “raccontarsi” attraverso lo strumento della vita.

La storia di Gonella disegna un numero impressionante di album, progetti e collaborazioni, e la sua versatilità - legata a consolidate skills - è quella che gli permette di passare agevolmente dal rock più metallico ad un contesto meramente acustico, come quello che ho potuto vivere con i miei occhi poco prima di Natale quando, circondato da un ensemble “nobile”, è stato tra i protagonisti assoluti del tributo a Greg Lake - a Palmanova -, tra la musica degli ELP  e quella di Paola Tagliaferro.

Strategy” è disponibile da pochissimi giorni, ed è stato registrato e mixato presso i MusicartStudios di Rapallo - la sede di lavoro di Gonella - e vede la collaborazione di Musicart, Diamonds Prod e Merlin Music Management.

Nove brani spalmati su trentotto minuti di musica che riporta alla figura di Joe Satriani, per Pier un punto di riferimento sin dagli esordi.
Ma non basta, perché Gonella prova - e riesce - a creare un prodotto lontano dalla nicchia, quella che contraddistingue la sua produzione con Necrodeath, Mastercastle, Vanexa, Odyssea, Athlantis; l’obiettivo dichiarato è quello di realizzare “canzoni”, termine che riporta alla facilità di comprensione e a sonorità adatte a tutti i palati. Per fare ciò mette in campo un’arte solistica che utilizza il virtuosismo intrinseco per disegnare delle melodie, delle trame sonore che possano essere comprese facilmente e restare nella mente, insomma, non una azione tesa all’autoreferenzialità, ma alla ricerca dell’incontro tra tecnica e facilità di comprensione, due aspetti che non dovrebbero fare fatica a trovare un punto di incontro.

Un brano strumentale non contiene messaggi palesi. Un brano strumentale dà la possibilità all’ascoltatore di interagire con l’autore, in quanto lo stimolo sonoro può portare a viaggi/sogni/sensazioni del tutto personali, e dettati da una reazione istintiva. Un brano strumentale è legato ad un titolo che fornisce indicazioni sui pensieri del musicista, denominazione che, a volte, nasce proprio a seguito della genesi della melodia.
Strategy” è tutto questo, ed è fruibile i modi differenti, e l’ascolto privo di condizionamenti può condurre alla creazione di un rapporto osmotico con il ricettore virtuoso, quello cioè che prova a liberare la mente lasciando fuori pregiudizi e alibi.

Dall’intervista a seguire realizzata con Pier Gonella si ricavano elementi interessanti, e la proposizione dei due video ufficiali sino ad oggi rilasciati permette di fornire sintesi al mio pensiero… questo è il mondo di Pier Gonella… uno dei tanti!



La nostra chiacchierata...

L’intervista che ti feci nell’agosto del 2017, in occasione dell’uscita di “Wine of Heaven", dei Mastercastle, terminava con una domanda relativa al tuo futuro immediato, un po’ retorica, ma giustificata dai tuoi tantissimi progetti musicali: che cosa è accaduto da allora ad oggi in campo professionale?

Dal punto di vista discografico pochi mesi dopo l’album dei Mastercastle è uscito “The Age of Dead Christ”, dei Necrodeath, seguito l’anno dopo da “Refragments of Insanity”. Quindi l’album “Athlantis – The Way to Rock ‘n Roll”. Nel 2019 come decennale dell’attività dei Mastercastle è uscita la ristampa su vinile del primo album, “The Phoenix”, seguita da un nuovo singolo, “Still in The Flesh”. Per il resto sono stato e sono attivissimo sul palco con i Necrodeath e con gli impegni della mia struttura MusicArt.

È appena uscito “Strategy”, il tuo primo album da solista: che cosa ti ha mosso in questa direzione… autarchica?

L’idea di realizzare un album solista era sempre nell’aria, un po’ per “coronare” la mia passione per la musica strumentale, un po’ spinto anche da Marco Pesenti e da Giulio Belzer, che poi sono diventati il batterista e il bassista del progetto.

Trattasi quindi di lavoro strumentale: che cosa hai voluto cristallizzare all’interno del disco?

In realtà la musica strumentale chitarristica è sempre stata una mia grande passione. Nel corso degli anni avevo già inserito qualche brano strumentale all’interno dei sei album dei Mastercastle, ma sempre legati al genere neoclassico. In questo disco ho voluto concentrare quell’hard rock americano strumentale stile Joe Satriani che è stato folgorante per il mio percorso musicale. È stato anche un modo di presentare un lavoro diverso da tutte le mie altre uscite.

La tua immagine è legata d’impatto al genere metal, ma anche ad un certo tecnicismo chitarristico: cosa ci si deve aspettare, funambolismo estremo o canzoni alla portata di tutti?

“Strategy” non è per nulla un disco tecnico o “dimostrativo”. Il termine “strumentale” giustamente crea un forte “pregiudizio”, ma si tratta di un disco di “canzoni”, dove al primo posto c’è solo la melodia.  La scommessa è stata proprio cercare di raggiungere i non musicisti creando delle melodie cantabili di forte impatto. Anche tra i più grandi, solo in pochi ci sono riusciti, e segnalo l’album “The Extremist di Joe Satriani”, che non mi vergogno mai di citare come grande fonte di ispirazione.


Un progetto strumentale non può appoggiarsi sulle liriche per la diffusione dei messaggi dell’autore: che cosa vuoi “raccontare” con “Strategy”? Aiutano in quest’opera di comprensione i titoli dei brani?

Per me i titoli hanno sempre la loro funzione. Li ho scelti man mano in base alle sensazioni o ai ricordi che mi sollecitavano le musiche. Non essendoci i testi chiaramente ognuno può interpretarli a modo suo, in maniera magari completamente diversa dalla mia, ed è una cosa divertente. Per citarne qualcuno, “The Pied Piped”, ovvero il “Pifferaio pezzato”, è il titolo di un vecchissimo cartone animato sullo stile del “Pifferaio magico”, ma più a fondo l’andamento malinconico del brano è dedicato a tutti i musicisti che, pur di mettere la loro musica al primo posto, sono disposti a rinunciare a tantissime cose della loro vita. Oppure “Devil at God’s Pub”, dove immagino in maniera goliardica Dio e Lucifero che si raccontano le loro “paure” al bar davanti a una birra, ma allo stesso tempo tutte le situazioni paradossali dietro ad un’autorità, come ad esempio due avvocati che si “scannano” in aula di tribunale difendendo parti avversarie, e finita l’udienza tornano ad essere amici strettissimi e così via…

Chi ti ha accompagnato nel tuo viaggio realizzativo, sia dal punto di vista progettuale che da quello delle collaborazioni strumentali?

Alla batteria sono affiancato da Marco Pesenti, conosciuto naturalmente come fondatore dei Necrodeath, ma qui in veste completamente diversa, e al basso da Giulio Belzer, con cui collaboro nelle attività Musicart da tanti anni. Oltre che musicisti di classe A sono sempre stati seri promotori del progetto da “dietro le quinte”, nonché in prima fila per l’aiuto negli arrangiamenti dei brani. A questo va unita l’attività comune di insegnamento che ci vede tutti e tre nella stessa struttura facilitando la gestione pratica delle registrazioni.

Come sarà distribuito il disco? In quali formati e come sarà possibile ascoltarlo/acquistarlo?

Il disco è disponibile in formato Digipack fisico tramite Diamonds Prod, e naturalmente in formato digitale in tutti i maggiori portali. Lascio qualche link a disposizione per chi fosse interessato:

Hai pensato a momenti di presentazione o a concerti dedicati?

Grazie all’esperienza e al lavoro di Peso e di Merlin Music Management ci saranno 6 date di presentazione del progetto:

21 febbraio 2020 Scandicci – FI- Circus
22 febbraio Roma – Defrag
20 marzo Santa Margherita Lig – GE
21 marzo Torino – Padiglione 14
24 aprile Mornago –VA- Madhouse
25 aprile Genova – Liggia

L’ultima immagine che ho di Pier Gonella è recente, Palmanova, Tributo a Greg Lake, una dimensione acustica, lontana dall’immagine del chitarrista “metallico”: qual è il ruolo in cui ti riconosci di più nel 2020?

Sì, grazie a Paola Tagliaferro ed alla “Compagnia dell’Es” ho avuto piu’ di una volta la possibilità di suonare in occasione di eventi in ricordo del Greg Lake. Abbiamo suonato oltre ai brani del suo album “Fabulae”, alcune cover delle piu’ note ballate di Greg, per cui tutte in versione rigorosamente acustica. È una dimensione diversa da quelle per cui sono piu’ conosciuto, ma che comunque mi appartiene. In qualunque situazione musicale mi trovi cerco sempre di fondere e adattare la mia personalità con quella del progetto in modo da cercare di valorizzarlo.

Ritorniamo alla domanda retorica: e ora che cosa accadrà?

Per ora mi godo i buoni feedback di “Strategy”. Per il resto nell’imminente c’è l’uscita del nuovo album “Athlantis 02.02.2020”, e per aprile una nuova uscita Necrodeath che sarà accompagnata da numerosi concerti. In parallelo mi sto appassionando molto anche alla music distribuita in “digitale” realizzando “backing Tracks” e altri “tools” per musicisti che via via pubblico nel mio canale Youtube www.youtube.com\MusicArtTube.
 Anche questa è un’altra dimensione che spesso noi musicisti, annebbiati dal dover “postare” sui nostri social, non riusciamo a comprendere. Invece è un nuovo mondo da esplorare…



Tracklist
01. Strategy
02. Rocks’n’roll
03. The Pied Piper
04. Liberland
05. La Graciosa
06. The Spark Of Life
07. Devil At God’s Pub
08. Crazy Numbers
09. To The Next Party







THE WHO-“WHO”



Articolo già pubblicato sul portale https://faremusic.it/

Commentare un album dei The Who - ma direi la loro produzione in generale - può allontanarmi dall’obiettività, una condizione complicata da raggiungere quando si tratta di sonorità che mi accompagnano sin dalla tenera età (ascoltai “Substitute” a soli otto anni!). La realtà è che il loro rock classico è quello che preferisco tra i tanti, e credo che la genialità di Pete Townshend abbia pesantemente inciso sugli ultimi 55 anni della storia della musica.
Mi era capitato anche con “Endless Wire”, nel 2006, album di inediti arrivato dopo un lungo vuoto discografico, criticato dai più. Io lo ascolto ancor oggi con discreta frequenza, perché contiene le linee guida di quello che è, secondo me, il modello “WHO”.

Da circa un anno era noto come la band inglese stesse lavorando ad un album di materiale originale, brani scritti e pensati per le attuali possibilità vocali di Roger Daltrey. Registrazioni fatte in studi separati, aiutati dalla tecnologia e spinte da relazioni personali che, a dispetto di alcune gioiose esternazioni da parte dei protagonisti, sono sempre state improntate ad una certa conflittualità, ed è di questi giorni un’inedita e poco elegante asserzione di Pete rivolta anche ai due pezzi mancanti, dichiarazioni che hanno visto una repentina retromarcia, ma che lasciano qualche dubbio sui metodi comunicativi adottati, e/o sull’attuale stato d’animo del chitarrista.
Prima Keith Moon e poi John John Entwistle hanno lasciato la band - obtorto collo -, ma Pete e Roger hanno tenuto in vita nome e musica con una moderata e controllata esposizione live e pochissime novità in studio. Caratteracci o no, suonare tiene in vita, e siccome gli Who, arrivano ovunque e abbattono pregiudizi e barriere temporali, la macchina va oliata e proposta, almeno a sprazzi.

Who” è l'omonimo dodicesimo album in studio, ed è stato pubblicato il 6 dicembre 2019.
Rilevo la chiosa di Daltrey che esagera ma non convince: “Penso che abbiamo fatto il nostro miglior album da “Quadrophenia” nel 1973, Pete è tuttora un cantautore favoloso, ancora all’avanguardia”.
Io ci andrei cauto, ma questa autoreferenzialità d’autore appare come un buon atto pubblicitario, soprattutto per i fan sparsi nel mondo, che di questi tempi preferiscono prendere ciò che viene, piuttosto che criticare.

Anche in questo caso ho trovato brani decisamente fatti per me, capaci di sollecitare la memoria e di regalarmi le dinamiche che cerco in determinati artisti, e credo che alla fine “Who” possa essere considerato un buon album rock, godibile in molti episodi.
Townshend e Daltrey sono accompagnati nelle registrazioni dai soliti compagni di viaggio (Simon Townshend alla chitarra e compositore, il bassista Pino Palladino e Zak Starkey alla batteria) e da una lunga serie di collaboratori che segnalo a fine articolo, per soddisfare la curiosità di chi ama i dettagli.

Il progetto è carico di energia, per nulla votato all’elemento nostalgico. La voce di Roger, spesso fonte di problemi negli ultimi anni, regge ancora in studio, con gli ovvi accorgimenti del caso, anche se è lontana la tipicità e la continuità a cui eravamo abituati, ma non ci si può opporre alla natura e al passare del tempo! Gli anni sono tanti, per lui e per il compagno di una vita, Pete Townshend, che dimostra la solita incisività chitarristica e un acume compositivo non comune.

Tra le tracce segnalo l’iniziale “All This Music Must Fade”, che a dispetto dell’incipit - “Non mi interessa, so che odierai questa canzone" -, riporta ai fasti degli Who dei primi seventies.
Pubblicata come singolo il 3 ottobre 2019:


"Detour" ripercorre i primi giorni della band, quando il nome era “The Detours”, un flashback che colpisce nel segno.
"I Don't Want to Get Wise" è un pezzo orecchiabile che riporta al passato, tra orgoglio e rammarico. Pubblicata su Spotify e iTunes nel novembre 2019.
"Hero Ground zero" vede Daltrey in piedi su di una montagna del Lake District mentre osserva il futuro che si sta delineando davanti, anche se i versi criptici di Townshend rendono poco chiaro ciò che viene predetto. Ascolto gradevole e semplice.
Le osservazioni sull'invecchiamento - a cui ci ha abituato Townshend sin dai tempi di “My Generation” - sono a tratti toccanti ("Devo accettare il fatto che potrei finalmente morire", canta Townshend in "I'll Be Back") e banali ("La vita è incredibile ma è stata una strada accidentata").
"Non credo di essermi mai sentito così sul margine", annuncia Daltrey in “Rockin' in Rage”.
Ball and Chain”, pubblicato come primo singolo il 13 settembre 2019, è una ri-registrazione di una canzone solista di Pete Townshend intitolata "Guantanamo", che era stata pubblicata nella sua compilation del 2015, “Truancy: The Very Best of Pete Townshend”.

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L’artwork è dell'artista pop Peter Blake, già collaboratore con la band per "Face Dances nel 1981, famoso soprattutto per la copertina di “Sgt. Pepper's…”; si tratta di un mosaico di 25 quadrati: 22 mostrano diverse immagini colorate posizionate intorno a tre quadrati che formano la parola "WHO" al centro della copertina dell'album. Le 22 piazze raffigurano alcune delle influenze e dei simboli della band, della loro carriera e cultura.
L’album è supportato dal “Move On! Tour”, che si prolungherà sino a metà 2020, tra Inghilterra e America.
Giudizio complessivo positivo, al netto di una forza fisica calante, of course, a cui si contrappongono però idee che mantengono un buon livello, e l’ascolto privo di pregiudizi potrà dare buone soddisfazioni.



Gli Who sono trasversali, in alcuni casi fanno parte del tessuto culturale di un territorio, e non solo in patria. Un motivo ci sarà se questi vecchietti terribili - che a 20 anni o poco più cantavano “Voglio morire prima di invecchiare” - riescono ancora a deliziarci e a farci sognare!

Track listing

Tutte le canzoni sono state scritte dal solo Pete Townshend eccetto quelle segnalate in modo diverso.

1.         "All This Music Must Fade" 3:20
2.         "Ball and Chain"       4:29
3.         "I Don't Wanna Get Wise"  3:54
4.         "Detour"        3:46
5.         "Beads on One String" (Pete Townshend and Josh Hunsaker)      3:40
6.         "Hero Ground Zero"            4:52
7.         "Street Song"            4:47
8.         "I'll Be Back"  5:01
9.         "Break the News" (Simon Townshend)   4:30
10.      "Rockin' in Rage"      4:04
11.      "She Rocked My World"     3:22

Deluxe edition bonus tracks
No.      Title    Length
12.      "This Gun Will Misfire"       3:36
13.      "Got Nothing to Prove"      3:38
14.      "Danny and My Ponies"      4:02
15.      "Sand" (Demo, solo per il Giappone)

The Who
Pete Townshend: chitarra, cori, voce solista (tracks 8, 12–14), armonica, percussioni, sintetizzatore, violino, violoncellocello, hurdy-gurdy, effetto orchestrali (6)
Roger Daltrey: voce solista (eccetto 8, 12–14)

Altri musicisti
Carla Azar – batteria (3, 10)
Matt Chamberlain – batteria (6)
Gordon Giltrap – chitarra acustica (11)
Pino Palladino – basso (1, 2, 4-8, 11)
Gus Seyffert – basso (3, 9, 10)
Zak Starkey – batteria (1, 2, 4, 7)
Benmont Tench – tastiera (1, 3, 10)
Joey Waronker – batteria (5, 8, 11)