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sabato 22 febbraio 2020

L' incidente di Frank Zappa


ZAPPA... ZOPPO
(dal "Ciao 2001" n. 5 del 6 febbraio 1972)

LONDRA, gennaio

Povero Frank! Il 1971 doveva essere per lui un anno trionfale invece è terminato con una serie di disastri. E pensare che tutto era iniziato così bene. Il suo “200 Motels”, vale a dire la summa di tutte le idee che avevano occupato la sua fervida mente durante gli ultimi quattro anni, si era avverato con la realizzazione del doppio album.

A marzo arrivava il primo intoppo: il suo show non riceveva il permesso dal management della Royal Albert Hall, ma con ciò l’interesse per Frank Zappa e i suoi Mothers of Invention aumentava anche da parte di chi fino ad oggi non era proprio coinvolto in musica moderna e liriche inconsuete come lo sono quelle di Zappa. L’artista italo-americano si preparavo così ad una ritorno in grande stile per la fine dell’anno. Ci sarebbe stata la prima mondiale di “200 Motels”, a Londra, verso la fine di novembre, seguita poi da una estesa tournée nelle maggiori città europee: un totale di 14 concerti. Ma è stato proprio a questo punto che la sfortuna si è accanita contro Zappa e Co. La presentazione del film non aveva destato molto interesse da parte della critica inglese, così Frank Zappa aveva deciso di trasmettere attraverso i suoi concerti il “feeling” del film in modo più… “elementare”.



Uno degli episodi salienti della vita di Frank Zappa è quello relativo all'aggressione subita sul palco e la successiva caduta, con frattura di gamba e caviglia.

Ho riesumato un racconto autorevole dell'epoca, quello di Armando Gallo, che così raccontava il fatto, sulle pagine di CIAO 2001...

Il Casinò di Montreaux, in Svizzera è stata la seconda tappa della tournée che era magnificamente iniziata due giorni prima a Rotterdam, ma proprio a Montreux c’è stato il primo disastro. Durante la prima ora di esibizione, per cause ancora imprecisate è scoppiato un terribile incendio. "Abbiamo visto della gente alzarsi nelle ultime file", mi ha detto Aynsley Dunbar, batterista dei Mothers, quando l'ho incontrato a Londra. "Quasi nello stesso istante abbiamo visto delle fiammate e un paio di tizi sono arrivati di corsa con degli estintori. Frank è andato al microfono dicendo di stare calmi e andare verso le uscite di sicurezza senza creare panico. Credevamo che l'incendio fosse di piccole dimensioni e tutto fosse sotto controllo finché un tecnico ha aperto una porta e al di là c'era un inferno. C'è stato un fuggi fuggi generale e quando siamo tornati alla fine dell'incendio nemmeno una chitarra s'era salvata".


Zappa e i Mothers hanno perso tutto a Montreux e sebbene la strumentazione era assicurata per 36 milioni di lire la tournée doveva essere interrotta. Le date italiane e quelle francesi erano quelle a soffrirne istantaneamente ed il complesso americano si trasferiva subito a Londra per acquistare nuovi strumenti e continuare la tournée riprendendo dal Rainbow di Londra dove i biglietti per quattro concerti erano già stati venduti due settimane prima. Ma qui succedeva il secondo disastro e Frank sarebbe stato quello ad uscirne letteralmente distrutto. Si era arrivati al termine del primo dei quattro spettacoli e i Mothers stavano ritornando in palcoscenico per un bis quando un tizio, più tardi identificato come Trevor Howell di 24 anni, saltava in palcoscenico aggredendo Zappa. Il chitarrista, che non si era accorto di nulla, veniva spinto verso l'orlo del palco e fatto cadere nello spazio sottostante. Nella breve lotta un grande monitor gli cadeva sopra mandandolo KO. Il palco del Rainbow è quasi all'altezza del pubblico, ma l'immediato spazio sottostante usato dall'occasionale orchestre è profondo tre metri e nella caduta Frank si fratturava una gamba ed un caviglia. Le tremila persone che erano ancora in piedi per l'applauso del bis rimanevano esterrefatte e Mark Volman, uno dei cantanti dei Mothers, augurava la buonanotte dicendo che lo spettacolo era terminato. Di fuori c'erano altre tremila persone pronte ad entrare per il secondo concerto e gli organizzatori hanno dovuto impiegare tutte le loro energie per far capire l'accaduto.


La stampa si era assiepata all'entrata dei camerini e tutti cercavano di sapere cosa fosse accaduto. Carol Osborne, dell'ufficio stampa della Kinney, casa discografica di Zappa, ha però allontanato tutti con grandi sorrisi mentre Howard Kaylan, altro cantante dei Mothers, che con la sua imponente mole è sempre il burlone del complesso era quasi allucinato dall'accaduto: "La gamba è rotta. La gamba è rotta!" borbottava. "E' tutto così pazzo. Sembra che la ragazza di quel tizio fosse innamorata di Frank o qualcosa del genere. Che pazzia!".

Zappa rimarrà in ospedale per tre settimane dopodiché tornerà in America con il manager Herb Cohen, mentre i Mothers già hanno lasciato Londra. Questo significa che la tounée è stata irrimediabilmente interrotta e così anche tutta la promozione dell'album Fillmore che Zappa suonava per intero dal vivo. Fillmore è l'ultimo disco di Zappa e con questa tournée si voleva render noto al pubblico che questo microsolco è nato dopo "200 Motels" e quindi spiegava la redente evoluzione musicale dei Mothers.

Frank Zappa... zoppicherà per circa tre mesi e tutti i suoi progetti immediati, che comprendevano un altro film dal titolo "Billy The Mountain", dovranno essere drasticamente rinviati. Un arresto dovrà subire anche l'incisione di un nuovo album fissata per febbraio e il lavoro di messa in opera dell'intera collezione discografica dei Mothers, un'antologia musicale comprendente nove albums. Il tutto doveva uscire in circolazione a marzo, ma ora si pensa che la collezione non potrà esser pronta nemmeno per la fine dell'anno.

L'incidente del Rainbow ha compromesso anche l'esito di una ambiziosa idea della Ricordi. La casa discografica italiana aveva organizzato per Frank Zappa una serie di interviste con i maggiori rappresentanti della stampa italiana che erano stati invitati a Londra. Sperando di parlare più a lungo con Zappa durante quell'occasione non ho insistito molto in una intervista quando ho incontrato Frank Zappa, prima del concerto del Rainbow, in compagnia del giornalista inglese Keith Altham. Altham conosce Zappa da molto tempo e tra i due la conversazione fluiva come un chiacchierata d'amici. Zappa parlava molto francamente facendo notare a Altham come un giornalista prevenuto contro di lui e la sua musica lo mandasse in bestia:

"Poiché vivo e lavoro nel mondo dello spettacolo" diceva Zappa "sono interessato alla comunicativa che il mio 'act' può sprigionare tra me e il pubblico. Per fare ciò i miei mezzi sono un album, un concerto, un festival o un'intervista con la stampa. Mi rendo conto che con un'intervista posso raggiungere molta più gente che con un album stesso. Il particolare giornale viene comperato da un milione di persone e mettiamo il caso che un altro mezzo milione lo legge perché lo prende in prestito sono quasi sicuro che perlomeno 700 mila persone leggono l'articolo con la mia intervista. Ma spesso non riescono ad identificarsi in quell'intervista. Le mie parole vengono ascoltate, trascritte e poi quando il giornalista è davanti alla macchia da scrivere le modifica, le reinterpreta e le riorganizza in modo che soddisfino i suoi fini artistici e politici. Sono sicuro che chi scrive un articolo è sempre più o meno coinvolto in quello che scrive e se un giornalista pensa che sono un idiota è difficile che con un incontro riesca a ricredersi. Sull'articolo non scriverà che sono un idiota , ma è difficile che con un incontro riesca a ricredersi. Sull'articolo non scriverà che sono un idiota perché non lo sono, ma sicuramente il suo servizio avrà dei termini ironici o qualcosa del genere. Questo succede nel maggiore dei casi. C'è sempre un certo Mr. X che viene chiamato dal suo redattore che gli dice: "Frank Zappa è in città, voglio un servizio". Ora, Mr. X sa che incido dischi e che suono qualcosa, ma no sa nulla di definitivo su di me. Non può andare dal redattore capo e dire che non può fare il pezzo. Così inizia a documentarsi e va a vedere un mazzo di ritagli che parlano di me. Tutti pezzi fatti da tanti Mr. X prima di lui. Così quando Mr. X viene a trovarmi crede di sapere tutto su di me e si è già formato una personale opinione di Zappa che si rispecchierà poi nell'articolo che scriverà più tardi".

Zappa è stato definito il Campione dell'Underground, ma cosa ne pensa lui?

"Quella definizione è stata costruita per me da gente che non sarebbe mai capace di capire le raffinatezze di tale concetto. In altre parole se devo essere il Campione di qualche cosa mi ritengo il Campione del 'non-interessante'. Idee e fenomeni ai quali la gente non presterebbe normalmente nessuna attenzione. Sono sempre alla ricerca di persone ed esperienze e cose che altra gente forse ignora perché o hanno paura di affrontare qualcosa di strano o addirittura sono terrorizzati dalla sola idea di essere differenti dal resto della gente con la quale vivono giorno per giorno. Sono molto interessato a questo genere di argomenti ed è quindi logico che il mio lavoro ne subisca una fondamentale influenza. Dire che cono il Campione dell'Underground è solo una generalizzazione d'idee. Una semplificazione per quella gente che finora non ha capito nulla di me".




lunedì 17 marzo 2008

Frank Zappa


Pillole di Frank Zappa, partendo dalla lettura di "Frank Zappa - La vita e la musica di un uomo Absolutely Free", di Barry Miles.

Trascrivo una recensione al libro, di Luca Trambusti.

"Barry Miles è un giornalista del New York Times, autore di molti profili di star del rock. L'ultima sua rischiosissima fatica è descrivere Frank Zappa, forse il più grande genio espresso da quella cultura. Sebbene legato a Frank da una vera amicizia, Miles riesce a essere obiettivo e in alcuni episodi persino critico nei confronti del musicista. L'autore esplora più il lato umano che quello musicale, fornendo un ritratto di luci e ombre.
Molto documentato, Miles approfondisce temi e tocca argomenti che svelano l'anima a tratti feroce e umanamente non proprio solare di Zappa. Alla cui vena artistica incontestabile Miles accosta sottilineature di come, in più occasioni, le sue idee provenissero dall'entourage dei musicisti. La vita personale e artistica di Zappa è sempre inquadrata nel contesto sociale e politico e l'intreccio è notevole. Insomma, Zappa come uno dei mille volti dell'America.
Lo svolgimento del libro è strettamente cronologico: dall'infanzia raminga per gli States al seguito del padre, alle esperienze giovanili, alla vita da freak nella Los Angeles dei Sessanta sino alla drammatica scomparsa per malattia. Chi ha letto l'autobiografia di Frank troverà in questo libro angolature diverse. E spesso Miles precisa, puntualizza e corregge (attraverso studi e testimonianze) quanto lo stesso Zappa ha raccontato in vita.
La vita di Frank Zappa, rispetto alla sua musica, non è "degna di nota".
Un gioco di parole che lo stesso artista ha lanciato, a metà degli anni Ottanta, quando da molti era considerato un genio e da altrettanti un personaggio con manie di grandezza per certi versi insostenibili.
Nella sua stessa autobiografia, scritta con l'aiuto dell'amico giornalista Peter Occhiogrosso, quello che c'è di davvero rilevante riguarda operazioni concettuali o impressioni che Zappa ha riportato dall'incontro con cose e persone: lavoratore infaticabile e imprenditore vero, si è spesso rinchiuso nei suoi studi o ha girato in maniera ossessiva i palcoscenici, piuttosto che dare spettacolo della sua intimità.
Una intimità di cui, alla fine, si sa abbastanza poco.
Nato il 21 dicembre 1940 a Baltimora, da due siciliani che non avevano esattamente fatto fortuna con l'american way of life (il padre era un operaio del governo nel deserto californiano), trasferitosi nel Mojave e subito interessato alla sperimentazione di forme espressive diverse fra di loro, Zappa si è formato su ascolti tutt'altro che rock-and-roll: Varèse, Stravinskij, la musica dodecafonica e "tantissime canzoncine che ascoltavo da bambino".
Le cosiddette silly songs che avrebbero fatto capolino, riviste e ironizzate in maniera grottesca, nelle produzioni centrali dei Sessanta zappiani.
I suoi studi giovanili arrivarono fino allo Chaffey College di Alta Loma, California, per poi lasciare spazio a piccole produzioni cinematografiche e a un piccolo studio indipendente.
Nel 1964 suonava con una band locale, i Soul Giants, che divennero poi le prime Mothers nel giro di un paio d'anni e inanellarono una serie di album decisamente contro i cliché dell'epoca.
Allora Frank aveva già sposato la sua prima moglie, una telefonista, e incontrato da poco quella che sarebbe diventata la sua compagna per il resto della vita e che gli avrebbe dato quattro figli, Gayle.
Lontano dalla hippy-culture dell'epoca, l'aveva stigmatizzata in album poi divenuti memorabili.
Il simpatico gruppo di disordine delle Mothers si era reso conto in fretta di avere un padre-padrone, più che un comprimario, così come lo stesso amico d'infanzia Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart, in un rapporto speso fra liti e riappacificazioni più o meno credibili.
FZ ha avuto sempre la tendenza a utilizzare i musicisti come meri esecutori delle sue musiche, e il rapporto con loro, anche con i più famosi e riconoscenti, - fra tutti, il grande polistrumentista Ian Underwood, oppure il jazzista Jean-Luc Ponty - non è mai stato facile.
Dopo lo scioglimento delle prime Mothers, si è avvicinato sempre di più al jazz e poi alla musica colta, vista da una prospettiva originale .
"Hot Rats", forse il suo album più acclamato, da critica e pubblico, ha preceduto la rifondazione delle solite Madri e una serie di concerti finita male, nel '72, quando cadde dal palco di Londra, spinto da uno spettatore geloso, " pare che Frank stesse occhieggiando la sua ragazza ) e si fratturò la gamba in due punti.
Costretto su una sedia a rotelle, si sarebbe dedicato così sempre di più alla produzione in studio, con album - Waka Jawaka, per esempio - strutturati e complessi (nonostante qualche parentesi commerciale, su tutte la serie di Joe's Garage), fino al flirt finale con la musica contemporanea, le collaborazioni con la London Philarmonic Orchestra, Pierre Boulez, la riscrittura su "pianola elettronica" degli spartiti del suo quasi omonimo Francesco Zappa e la raccolta di un archivio dal vivo che avrebbe visto la luce alla fine degli Ottanta con la serie "You Can't Do That On Stage Anymore",in vari volumi.
Tutte cose che finirono per annullare completamente i dettagli quotidiani della sua esistenza. Unica posizione pubblica sarebbe stata la presa di posizione contro i genitori che denunciavano la pornografia dei testi del rock, a metà Ottanta; poi, un'ultima tournée nel 1988 e alcune piccole apparizioni successive, fino a quella nel settembre del 1992 a Francoforte e a Vienna per presentare l'ultimo album," The Yellow Shark", in condizioni di salute oramai precarie.
Dieci anni dopo la sua morte, le sue pubblicazioni postume sono state molte di meno di quanto si immaginasse e comunque l'importanza della sua musica non è affatto diminuita, dimostrazione estrema che le opere di un grande artista contano più di qualsiasi contorno minutamente biografico.


Citazione del giorno:
"Parlare di musica è come ballare di architettura" (Frank Zappa)