sabato 30 agosto 2025

Led Zeppelin: il dirigibile che scosse il mondo


Dalle ceneri di una band blues-rock promettente nacque una forza musicale che avrebbe ridefinito il concetto stesso di rock and roll: i Led Zeppelin. La loro storia è un racconto di virtuosismo strumentale, sperimentazione sonora audace e un impatto culturale che risuona ancora oggi, elevandoli al pantheon delle leggende musicali.

Le fondamenta dei Led Zeppelin furono gettate nel 1968, quando il chitarrista Jimmy Page, reduce dallo scioglimento degli Yardbirds, fu incaricato di formare una nuova band per completare un tour precedentemente programmato. Page, un musicista di sessione esperto e un innovatore della chitarra, reclutò il talentuoso bassista e tastierista John Paul Jones, che aveva anch'egli una solida reputazione nel circuito musicale britannico.

La vera scintilla si accese con l'arrivo di due giovani musicisti che avrebbero completato l'alchimia sonora dei Led Zeppelin. Il primo fu Robert Plant, un cantante carismatico con una voce potente e un'aura da dio del rock. Il secondo fu John Bonham, un batterista dalla forza bruta e dallo stile inconfondibile, capace di creare ritmi complessi e potenti come un tuono.

Inizialmente, la nuova formazione si esibì sotto il nome di "The New Yardbirds" per adempiere agli obblighi contrattuali. Tuttavia, ben presto trovarono una nuova identità. La leggenda narra che il batterista degli Who, Keith Moon, commentò che la band sarebbe caduta "come un dirigibile di piombo" ("lead zeppelin"). Il nome piacque a Page e soci, che lo adottarono, omettendo la "a" per evitare errori di pronuncia, dando vita al moniker iconico: Led Zeppelin.

Il loro album di debutto omonimo, pubblicato nel 1969, fu un'esplosione di blues-rock potente e grezzo. Brani come "Good Times Bad Times" e "Dazed and Confused" miscelavano riff di chitarra pesanti con la voce acuta e sensuale di Plant e la sezione ritmica dinamica di Jones e Bonham. L'album riscosse un successo immediato, stabilendo il suono distintivo della band.

Negli anni successivi, i Led Zeppelin intrapresero un'inarrestabile ascesa verso la fama mondiale, pubblicando una serie di album che avrebbero ridefinito i confini del rock. Led Zeppelin II (1969) conteneva classici come "Whole Lotta Love", con il suo iconico riff e la sezione centrale psichedelica, e "Ramble On", che mostrava la loro capacità di fondere elementi folk e hard rock.

Led Zeppelin III (1970) vide la band esplorare sonorità più acustiche e folk, con brani come "Tangerine" e la maestosa "Immigrant Song", ispirata ai loro tour in Islanda. Questa versatilità dimostrò la loro crescente maturità musicale e la loro volontà di non essere etichettati in un solo genere.

Il culmine della loro carriera, per molti, arrivò nel 1971 con la pubblicazione di Led Zeppelin IV, un album senza titolo (spesso indicato con quattro simboli misteriosi) che conteneva alcuni dei loro brani più iconici e influenti. "Black Dog" con il suo riff sincopato, la potente "Rock and Roll", la delicata "Going to California" e, soprattutto, "Stairway to Heaven". Quest'ultima, una suite epica che cresce gradualmente da un arpeggio acustico a un crescendo hard rock, divenne un inno per una generazione e rimane una delle canzoni rock più celebrate di tutti i tempi.

Il successo dei Led Zeppelin non si limitava alla loro musica. I loro concerti erano leggendari, caratterizzati da improvvisazioni virtuosistiche, assoli di chitarra infuocati di Page, la presenza scenica magnetica di Plant e la potenza inarrestabile della batteria di Bonham. La loro aura di mistero e il loro stile di vita rock and roll contribuirono ulteriormente alla loro immagine mitica.

Negli anni successivi, album come Houses of the Holy (1973), Physical Graffiti (1975) e Presence (1976) continuarono a esplorare nuove sonorità e a consolidare la loro posizione come una delle band più grandi del mondo. Tuttavia, la tragedia si abbatté nel 1980 con la prematura scomparsa di John Bonham. La perdita del loro batterista insostituibile segnò la fine dei Led Zeppelin come gruppo attivo.

Nonostante la loro carriera relativamente breve (solo dodici anni di attività intensa), l'impatto dei Led Zeppelin sulla musica rock è incommensurabile. Il loro suono potente e bluesy, la loro sperimentazione con diverse influenze musicali, il virtuosismo dei loro musicisti e la voce inconfondibile di Robert Plant hanno influenzato innumerevoli artisti e continuano a ispirare nuove generazioni di musicisti.

I Led Zeppelin non furono solo una band di successo; furono una forza culturale che ridefinì il suono e l'atteggiamento del rock and roll. Il loro dirigibile di piombo non cadde mai, ma volò sempre più in alto, lasciando una scia sonora indelebile nella storia della musica.







giovedì 21 agosto 2025

Compie gli anni Enrico Maria Papes, il cuore pulsante de I Giganti

 


Enrico Maria Papes, il talentuoso batterista che ha scandito il ritmo della celebre band italiana I Giganti, festeggia oggi il suo compleanno. La sua figura è legata a uno dei gruppi più significativi della musica italiana degli anni '60, un'epoca di fervente creatività e profondi cambiamenti culturali.

Nato a Milano, Papes ha iniziato il suo percorso musicale con il contrabbasso, ma ben presto ha scoperto la sua vera vocazione dietro il set di batteria. Il suo stile si è fuso perfettamente con le sonorità de I Giganti, contribuendo a creare un sound riconoscibile e d'impatto. Insieme a Checco Marsella, Sergio Di Giulio, e Mino Di Martino, ha dato vita a brani che sono diventati veri e propri classici.

Chi non ricorda l'intramontabile successo di "TEMA"? Questo brano, con il suo testo potente e il suo arrangiamento orchestrale, è diventato uno dei manifesti di un'intera generazione, e la batteria di Papes ne è la spina dorsale. Ma il loro repertorio è stato molto più vasto, spaziando da composizioni impegnate - come l'album "TERRA IN BOCCA" - a pezzi più energici che dimostravano la versatilità del gruppo, come "In paese è festa"e "Proposta".

Enrico Maria Papes è stato un vero e proprio artigiano del ritmo, capace di imprimere il suo tocco personale a ogni canzone. La sua tecnica, unita a una sensibilità artistica non comune, ha contribuito a definire il sound de I Giganti, rendendoli unici nel panorama musicale italiano.

Anche dopo lo scioglimento della formazione originale, Papes ha continuato a mantenere viva la sua passione per la musica, testimoniando un amore percussivo che non si è mai spento.





mercoledì 20 agosto 2025

L'armonia fragile: la saga di Crosby, Stills, Nash & Young

 


La storia di Crosby, Stills, Nash & Young è una sinfonia di armonie celestiali e dissonanze profonde, un intreccio di talenti individuali brillanti e personalità vulcaniche che si sono attratte e respinte con la forza di magneti impazziti. La loro unione, seppur effimera e costellata di drammi, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama musicale, definendo un'epoca e regalando al mondo alcune delle melodie più evocative e politicamente cariche del loro tempo.

Il seme di questo supergruppo germogliò dalle ceneri di band iconiche. David Crosby, con la sua barba da corsaro e la sua mente acuta e spesso caustica, era stato un membro fondatore dei Byrds, pionieri del folk-rock psichedelico. Stephen Stills, un virtuoso della chitarra con un'anima blues e un'ambizione smisurata, aveva guidato i Buffalo Springfield, un gruppo effimero ma cruciale che aveva anche lanciato un certo Neil Young. Graham Nash, il cantautore melodico e pacato, aveva conquistato le classifiche con gli Hollies, portando con sé un'innata sensibilità pop.

La scintilla scoccò in una festa a Los Angeles nel 1968. Crosby, reduce dalla sua burrascosa uscita dai Byrds, e Stills, fresco della dissoluzione dei Buffalo Springfield, si ritrovarono a cantare insieme, le loro voci che si fondevano in un'armonia spontanea e magica. Nash, in visita alla prossima compagna Joni Mitchell, rimase folgorato da quella chimica vocale immediata. Quella notte, tra chiacchiere, fumo e la promessa di qualcosa di nuovo, nacque l'embrione di un progetto che avrebbe ridefinito il concetto di supergruppo.

 

Il loro primo album, "Crosby, Stills & Nash", pubblicato nel 1969, fu un trionfo immediato. Le loro armonie intricate e perfette, le melodie orecchiabili e i testi, che spaziavano da riflessioni intime a commenti sociali incisivi, conquistarono il pubblico e la critica. Brani come "Suite: Judy Blue Eyes", un'ode complessa e toccante all'amore perduto di Stills, "Marrakesh Express", con la sua atmosfera esotica e sognante portata da Nash, e "Long Time Gone" di Crosby, un lamento amaro sulla morte di Robert Kennedy, diventarono immediatamente classici.

Il successo fu travolgente, ma l'assenza di un tastierista e di un batterista stabili si fece sentire durante i loro primi concerti. Fu a questo punto che entrò in scena Neil Young. Stills e Young avevano avuto un rapporto tumultuoso ma artisticamente fecondo ai tempi dei Buffalo Springfield, e l'idea di riunire quei due talenti incandescenti, uniti alle armonie celestiali di Crosby e Nash, prometteva qualcosa di unico e potente.

L'aggiunta di Young trasformò il trio in un quartetto leggendario, ma portò con sé anche una dose extra di imprevedibilità e tensione. Young, un artista schivo e indipendente per natura, accettò di unirsi al gruppo a condizione di mantenere la sua libertà creativa e la possibilità di dedicarsi ai suoi progetti solisti. Questa dinamica instabile divenne una costante nella storia di CSN&Y.

Il loro primo album come quartetto, "Déjà Vu" (1970), fu un altro successo planetario, un'istantanea perfetta di un'epoca di cambiamenti sociali e politici. Canzoni come la title track, con le sue armonie malinconiche e il suo senso di presagio, "Woodstock" di Joni Mitchell (interpretata con vibrante energia dalla band) e "Teach Your Children" di Nash, un inno alla comprensione intergenerazionale, divennero la colonna sonora di una generazione.

L'apice della loro carriera fu il tour di "Déjà Vu", un'impresa mastodontica che li consacrò come una delle band più importanti del mondo. Tuttavia, le tensioni interne, alimentate da ego smisurati, divergenze artistiche e un crescente abuso di droghe, iniziarono a incrinare l'armonia fragile del gruppo.

Le sessioni per il loro secondo album come quartetto si rivelarono un disastro, un caos di litigi, egoismi e mancate collaborazioni. L'album non vide mai la luce nella sua forma originale, e i quattro musicisti intrapresero strade separate, concentrandosi sulle loro carriere soliste, spesso di grande successo.

Nei decenni successivi, la storia di CSN&Y fu un susseguirsi di reunion sporadiche, spesso accolte con grande entusiasmo dai fan, ma puntualmente interrotte da vecchi rancori e nuove incomprensioni. Ogni volta che le loro voci si univano di nuovo, la magia originaria riaffiorava, ricordando al mondo la bellezza e la potenza della loro armonia unica.

La loro saga è un monito sulla fragilità dei legami creativi quando vengono messi alla prova da ambizioni individuali e demoni personali. Ma è anche una celebrazione di un momento irripetibile nella storia della musica, quando quattro talenti straordinari si incontrarono e, per un breve ma intenso periodo, crearono un'armonia che continua a risuonare nel cuore di chi crede nel potere della musica di unire e di emozionare. La loro storia rimane un'armonia fragile, forse, ma una melodia indimenticabile.







lunedì 11 agosto 2025

Un capolavoro di Zappa si rifà il look: "One Size Fits All" festeggia 50 anni



"Un punto culminante nel catalogo di FZ!" Con queste parole, il Zappa Vaultmaster Joe Travers descrive uno degli album più amati di Frank Zappa, e a ragione.

Per celebrare il suo 50° anniversario, l'iconico album del 1975 di Frank Zappa and The Mothers Of Invention, One Size Fits All, riceverà una sontuosa ristampa.

Uscito il 26 settembre per UMe, l'album è stato rimasterizzato e riproposto in diverse edizioni per i fan di tutto il mondo. "One Size Fits All" fu il ventesimo album in assoluto di Zappa, il quattordicesimo con i The Mothers Of Invention, e contiene brani leggendari come "Inca Roads", "Po-Jama People" e la pungente "Florentine Pogen". Nonostante sia stato inizialmente oscurato dal successo del suo predecessore, "Apostrophe (')", che fu il primo disco d'oro di Zappa e raggiunse la posizione numero 10 nella classifica Billboard 200, l'album ha guadagnato nel tempo lo status di "punto di forza" del catalogo zappiano.

Joe Travers, custode dell'eredità di Zappa, sottolinea l'importanza di questo lavoro: "La prima cosa a cui penso quando ascolto 'One Size Fits All' è il suo impatto sonoro. Per me, è il secondo album con il suono migliore di tutta la produzione di Frank Zappa." La nuova edizione ha richiesto un meticoloso lavoro di restauro per rendere il mix stereo il più brillante possibile.

Tra le varie edizioni spicca quella per i collezionisti: la "One Size Fits All: 50th Anniversary Edition".

  • Edizione su vinile: sarà disponibile come doppio LP da 180 grammi in due versioni, una nera e una in edizione limitata "Blue Galaxy". Il pacchetto include un nuovo taglio analogico dell'album, un LP bonus con momenti salienti del cofanetto e un libretto speciale. La versione limitata vanta anche una custodia stampata su lamina d'argento e una litografia con uno scatto inedito di Sam Emerson.
  • Edizione Super Deluxe: un cofanetto da cinque dischi (4 CD e 1 Blu-ray) offrirà un'esperienza completa con ben 58 tracce, un libretto di 36 pagine ricco di foto mai viste prima, note di copertina e saggi storici firmati dal giornalista musicale David Fricke, dalla storica membro della band Ruth Underwood e dallo stesso Joe Travers. 


Di seguito, l'elenco completo delle tracce per ogni variante.

 

Frank Zappa and The Mothers Of Invention: One Size Fits All: 50th Anniversary Edition

Super Deluxe Edition

 

CD 1 - One Size Fits All – The Original Album – 2024 Remaster + Album Session Bonus Tracks
The Original Album

1. Inca Roads
2. Can’t Afford No Shoes
3. Sofa No. 1
4. Po-Jama People
5. Florentine Pogen
6. Evelyn, A Modified Dog
7. San Ber’dino
8. Andy
9. Sofa No. 2
 

Album Session Bonus Tracks
10. Inca Roads – Rough Mix
11. Ralph Stuffs His Shoes – “Token” Outtake
12. Ralph Stuffs His Shoes – Basic Tracks, Take 5
13. Ralph Stuffs His Shoes – Instrumental Mix, Master Take
14. Can’t Afford No Shoes – Rough Mix
15. Sofa No. 1 – Basic Tracks, Take 6
16. Sofa No. 1 – Master Take, Early Mix
 

CD 2 - Album Session Bonus Tracks Continued
1. Po-Jama People – Old Mix
2. Florentine Pogen – Rough Mix
3. Florentine Pogen – Alternate Solo
4. Evelyn, A Modified Dog – Session Outtakes
5. Bitch, Bitch, Bitch – In Rehearsal
6. Bitch, Bitch, Bitch – Basic Tracks, Take 1
7. San Ber’dino – Rough Mix I
8. San Ber’dino – Rough Mix II
9. San Ber’dino – Rough Mix III
10. Something/Anything – Rough Mix
11. Andy – Rough Mix
12. Sofa No. 2 – Rough Mix
 

CD 3 - Live In Rotterdam, Netherlands, September 28, 1974
1. Tush Tush Tush (A Token Of My Extreme)
2. Stink-Foot
3. Inca Roads
4. Approximate
5. Cosmik Debris
6. Florentine Pogen
7. Montana78. RDNZL
 

CD 4 - Live In Rotterdam, Netherlands, September 28, 1974 (Continued) + Bonus Live Tracks: Live In Rotterdam, Netherlands, September 28, 1974 Continued
1. Dupree’s Paradise Intro
2. Blind Mice Blues
3. Dupree’s Paradise – Part 1
4. Dupree’s Paradise – Part 2
5. Pygmy Twylyte
6. Room Service
7. Tush Tush Tush (End Vamp)
 

Bonus Live Tracks
8. Ralph Stuffs His Shoes – Live In Gothenburg, Sweden, 9/25/1974
9. Po-Jama People – Live In Gothenburg, Sweden, 9/25/1974

 

BLU-RAY AUDIO One Size Fits All – The Album + Bonus Audio + Bonus Video

24-bit/48kHz Dolby Atmos / 24-bit/96kHz Dolby TrueHD 5.1 / 24-bit/192kHz PCM Stereo

The Original Album
1. Inca Roads
2. Can’t Afford No Shoes
3. Sofa No. 1
4. Po-Jama People
5. Florentine Pogen
6. Evelyn, A Modified Dog
7. San Ber’dino
8. Andy
9. Sofa No. 2

Bonus Audio
1. Sofa No. 1 – 1975 Quad Mix
2. San Ber’dino – 1993 6-Channel Mix

Bonus Video (Pillar-box format)
3. Inca Roads: Video – "Token" Outtake, Live In Los Angeles, CA 8/27/1974
4. Florentine Pogen: Video – "Token" Outtake, Live In Los Angeles, CA 8/27/1974
 

2LP BLACK GLITTER VINYL EDITION

LP1 Side 1
1. Inca Roads
2. Can’t Afford No Shoes
3. Sofa No. 1
4. Po-Jama People

Side 2
1. Florentine Pogen
2. Evelyn, A Modified Dog
3. San Ber’dino
4. Andy
5. Sofa No. 2
 

LP2 Side 3
1. Inca Roads – Rough Mix
2. Can’t Afford No Shoes – Rough Mix
3. Sofa No. 1 – Basic Tracks, Take 6
4. Bitch, Bitch, Bitch – Basic Tracks, Take 1

Side 4
1. Po-Jama People – Old Mix
2. Evelyn, A Modified Dog – Session Outtake
3. Something/Anything – Rough Mix
4. Sofa No. 2 – Rough Mix

 

1 LP BLUE GALAXY VINYL EDITION

Side 1
1. Inca Roads
2. Can’t Afford No Shoe
3. Sofa No. 1
4. Po-Jama People

Side 2
1. Florentine Pogen
2. Evelyn, A Modified Dog
3. San Ber’dino
4.
Andy
5. Sofa No. 2





Gli affiliati dei King Crimson Beat pubblicano il video live del classico Frame By Frame


Con Steve Vai, Adrian Belew, Tony Levin e Danny Carey, “Frame By Frame” è tratto dall’album “Beat Live”, in uscita il mese prossimo


I King Crimson affiliati al supergruppo Beat hanno appena pubblicato un video dal vivo della loro performance del classico "Frame By Frame".

Il video è un'anticipazione del loro prossimo album, Beat Live, in uscita il mese prossimo. Il quartetto, formato da Steve Vai, Adrian Belew, Tony Levin e Danny Carey, esegue dal vivo i brani del periodo degli anni '80 dei King Crimson.

Il brano "Frame By Frame" è stato registrato e filmato al The United Theater di Los Angeles nel novembre 2024 e originariamente faceva parte dell'album Discipline dei King Crimson del 1981.

Il chitarrista Steve Vai definisce il pezzo "un brano musicale miracoloso" con "parti di chitarra intrecciate, polimetriche e uniche, che sfidano la morte e che supportano in modo impeccabile ed elegante un testo e una melodia vocale di rara bellezza."


Oltre a Vai, il quartetto è composto da:

  • il chitarrista e cantante Adrian Belew (ex King Crimson)
  • il bassista Tony Levin (Chapman Stick)
  • il batterista Danny Carey dei Tool

 

L'album, prodotto da Angelo "Scrote" Bundini e mixato da Bob Clearmountain, uscirà il 26 settembre con il titolo completo di Beat Live: Neon Heat Disease. Sarà disponibile in vari formati (vinile, CD e Blu-ray). Per festeggiare l'uscita, la band si esibirà al Budokan Hall di Tokyo il 1° settembre.


 

Beat: Beat Live tracklist

1. Neurotica
2. Neal And Jack And Me
3. Heartbeat
4. Sartori In Tangier
5. Model Man,
6. Dig Me
7. Man With An Open Heart
8. Industry
9. Larks' Tongues In Aspic Part lll
10. Waiting Man
11. The Sheltering Sky
12. Sleepless
13. Frame By Frame
14. Matte Kudasai
15. Elephant Talk
16. Three Of A Perfect Pair
17.
Indiscipline
18. Red
19. Thela Hun Ginjeet

 


venerdì 8 agosto 2025

Un mosaico sonoro: l'esordio dei Musicanti di Brama



I Musicanti di Brama debuttano con un album che è un viaggio tra teatro-canzone e world music, dimostrando come ironia e profondità possano convivere in un’opera d’arte visionaria e inusuale


Ci si avvicina con una certa cautela a un progetto che fonde musica e aspetti teatrali, sapendo che l'equilibrio tra i due elementi non è sempre facile da trovare. Eppure, l'album di debutto omonimo dei Musicanti di Brama, edito da PMS Studio, si impone come un'opera prima di notevole spessore e originalità nel panorama musicale contemporaneo. Questo lavoro, infatti, non è solo una collezione di brani, ma un vero e proprio concept album che trasforma in un'esperienza discografica lo spettacolo di teatro-canzone portato in scena dal quartetto romano. Il risultato è un'opera visionaria, che cattura l'ascoltatore in un vortice di suoni e suggestioni, bilanciando sapientemente leggerezza, introspezione e ironia. L'efficacia di questo approccio è confermata, in modo inequivocabile, dai due videoclip che accompagnano i singoli, i quali riescono a essere estremamente icastici nel loro comunicare il messaggio dei brani.

Il percorso della band, nata nel 2018 dall'incontro tra la cantautrice romana Daniela Maurizi e il chitarrista svizzero Michael Wernli, è un esempio di consolidamento artistico. Con l'ingresso nel 2024 dell'attuale batterista Luca Giudice e del bassista Antonio Abruzzese, i Musicanti di Brama hanno trovato la loro forma definitiva, un'alchimia che si riflette nella ricchezza sonora dell'album. La loro identità musicale è un mosaico di generi, che attinge a diverse tradizioni. L'omaggio al teatro-canzone italiano, con chiari riferimenti a Giorgio Gaber, si intreccia con l'espressionismo tagliente di Bertolt Brecht, mentre la raffinatezza della chanson française convive con le improvvisazioni del jazz e la spinta ritmica dello swing. Ma la band non si ferma qui, spingendosi a esplorare la world music, dal sirtaki alla tammurriata, fino a sfumature di pop e progressive rock. Questa fusione di stili crea un tessuto sonoro eclettico ma straordinariamente coeso, dove ogni brano ha una propria identità pur contribuendo al filo narrativo comune.

Al centro di questo progetto ci sono i testi di Daniela Maurizi, che esplorano con un tocco tragicomico e un'ironia sottile la fragilità dell'identità umana e la costante tensione tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. L'approccio della band è arricchito da un'interpretazione di stampo brechtiano e circense, che invita il pubblico a una partecipazione emotiva e intellettuale.


I singoli e i videoclip 

Il primo singolo, "Presunti onesti", è un vero e proprio divertissement circense dal sapore cabarettistico. Musicalmente, il brano è un gioco di contrasti: un valzer pseudo-solenne fa da sottofondo a un folle elenco di modi di dire e luoghi comuni che inquinano il nostro linguaggio quotidiano. L'uso di accordi diminuiti, dissonanze e repentini cambi di scena crea un'atmosfera volutamente caotica, mentre l'interazione tra voce e chitarra, incalzata dalla sezione ritmica, esalta il carattere comico e grottesco. È una canzone che genera un immediato meccanismo di riconoscimento, invitando l'ascoltatore a un'ironica riflessione su una falsa morale ipocrita.

Il secondo singolo, "Lasciami andare", si muove su un registro più intimistico e riflessivo. La canzone esplora il tema della resa, intesa come desiderio di fuga da una realtà dolorosa, accompagnato dalla ricerca di una speranza in un "non-luogo". È un anelito verso un eden interiore, un luogo dove tutto può ricominciare in modo autentico. L'incertezza e la speranza di questo "oltre" si riflettono nel finale aperto della canzone, che lascia all'ascoltatore la libertà di interpretazione e di dare un senso personale al suo messaggio.

 

L'intera opera testimonia non solo il talento compositivo dei singoli membri, ma anche una profonda sinergia artistica. L'album dei Musicanti di Brama non è solo una collezione di canzoni, ma un vero e proprio manifesto che celebra la complessità e l'ironia dell'essere umano, invitando l'ascoltatore a un viaggio sonoro e narrativo profondo e divertente allo stesso tempo.

Da non perdere.




giovedì 7 agosto 2025

L'addio a Claudio Benassi, il cuore pulsante de I Corvi

 

 

Il mondo della musica piange la scomparsa di Claudio Benassi, storico batterista e fondatore de I Corvi

Benassi, insieme al cantante Angelo Ravasini, diede vita nel 1966 a una delle band più iconiche e rappresentative del beat italiano degli anni '60. Il suo ritmo inconfondibile ha scandito successi intramontabili che hanno segnato un'epoca e che ancora oggi risuonano come inni di ribellione giovanile.

Fino all'ultimo, Benassi ha continuato a portare avanti l'eredità del gruppo. Era l'unico membro rimasto della formazione originale e, dal 2014, aveva proseguito l'esperienza musicale de I Corvi con nuovi membri, mantenendo viva la loro storia. Di recente, aveva anche scritto un libro sulla storia della band insieme al giornalista Pierangelo Pettenati, un'ulteriore testimonianza del suo legame indissolubile con il progetto musicale.

Con la sua scomparsa, se ne va un pezzo importante della storia musicale italiana, ma l'eredità di Claudio Benassi vive nelle sue canzoni, che continuano a far battere il cuore di intere generazioni.


La storia de I Corvi: dalle origini alle rinascite 

Il gruppo nasce a Parma nel 1965, fondato da Claudio Benassi e dal cantante Angelo Ravasini, a cui si unirono Gimmi Ferrari (basso) e Fabrizio Levati (chitarra). Fin da subito, si distinsero per il loro look anticonformista, con mantelline nere a richiamare l'immagine del corvo, e per uno stile musicale più elettrico e graffiante.

Il successo arrivò nel 1966 con il singolo "Ragazzo di strada", cover del brano "I Ain't No Miracle Worker" dei The Brogues, che divenne subito un inno generazionale. La canzone, con il suo testo di ribellione e il suo ritmo incalzante, conquistò il pubblico e li consacrò come una delle band più innovative del panorama italiano. Seguirono altri successi, come "Sospesa ad un filo" e "Che notte ragazzi", brani che ampliarono la loro notorietà.

Dopo un periodo di grande popolarità, I Corvi attraversarono varie vicissitudini, tra cambi di formazione e periodi di inattività. La band si sciolse e si riformò diverse volte nel corso dei decenni, ma la figura di Claudio Benassi rimase sempre un punto fermo.

A partire dal 2014, decise di riportare in vita il progetto musicale, reclutando nuovi musicisti e riproponendo i successi storici con arrangiamenti attuali.

La loro eredità continua a vivere anche grazie a numerosi artisti che negli anni hanno reinterpretato i loro brani, a testimonianza dell'influenza che I Corvi hanno avuto sulla musica italiana. La loro storia, fatta di successi, momenti difficili e una costante voglia di tornare sul palco, li rende un simbolo di longevità e passione per la musica.





mercoledì 6 agosto 2025

Porto Antico Prog Fest 2025: un po' di resoconto

 

E così si è arrivati alla decima edizione del Porto Antico Prog Fest, due lustri passati con preoccupante rapidità, almeno per chi scrive, ma certamente carichi di musica di qualità, al di là delle etichettature insite nella denominazione dell’evento… degli eventi. A Genova, ovviamente!

Come sempre alla base dell’organizzazione troviamo la Black Widow Records e il Porto Antico, e a proposito di collaboratori va segnalato che il Festival era dedicato, anche, a Vilma Bonezzi, per anni prezioso ausilio del team, purtroppo mancata prematuramente.

Pensando alle “facce note dietro le quinte”, dal palco si è salutato un altro assente - speriamo per poco - Enrico Lanciaprima, che è in fase di recupero e che aspettiamo per il prossimo evento.

Ma la dedica maggiormente collegata ai set dei giorni 3 e 4 agosto è stata quella per Joe Vescovi, pilastro del prog italiano che ci ha lasciato nel 2014, e il cui nome è indissolubilmente legato ai The Trip.

I The Trip, negli anni ’70 pubblicarono quattro album con due differenti batteristi: Pino Sinnone nei primi due (The Trip e Caronte) e Furio Chirico nel periodo restante (Atlantide e Time of Change). Davvero una bella cosa vederli entrambi, in giorni diversi, in rappresentanza globale di un’era e di un gruppo seminale che ha fatto la storia del prog, di cui Pino e Furio sono stati protagonisti.

Questo legame tra ere differenti, realizzato attraverso musica, a tratti inedita, mi è sembrato il punto focale del festival 2025.

Ovviamente i The Trip erano solo una fetta dei partecipanti, e allora andiamo con ordine, evitando classifiche di merito e aggiungendo a seguire un paio di medley di serata, che hanno lo scopo di regalare al lettore che non ha potuto partecipare il profumo respirato nel corso del week end in Piazza delle Feste; per la qualità audio /video attendiamo clip ufficiale.

Nel link a seguire si fa riferimento al comunicato stampa ufficiale, con tutti i dettagli relativi ai vari gruppi:

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2025/06/progfest-2025-2-3-agosto-in-piazza.html

 

Quella che segue è una semplice cronistoria… nessun punteggio, nessuna graduatoria…

 

L'evento è stato aperto dagli ARPIA, band di lungo corso definita ufficialmente di "Dark Progressive Rock". Non li avevo mai ascoltati e quindi è stata l’occasione per vedere all’opera Leonardo Bonetti, Fabio Brait e Aldo Orazi, che nell’occasione hanno presentato sul palco la nuova cantante, Valentina Citti, che ha collaborato al loro ultimo live "Festa Grande".

Non è mai facile aprire un evento composito, a maggior ragione quando la luce impera e il pubblico è in fase di costruzione, ma la band romana ha dato dimostrazione di solidità, legata a scelte artistiche consolidate in quarant’anni di carriera.

A seguire i PRESENCE, gruppo napoletano di spicco dell'heavy prog.

La frontwoman Sophya Baccini è ormai di casa a Genova, e in questi dieci anni ha calcato più volte il palco sotto differenti spoglie, proponendosi in progetti di cui era talvolta regista, spesso ospite, ma in questo caso la novità era assoluta, essendo il debutto della band napoletana nel capoluogo ligure.

La voce di Sophya spicca ed è un traino continuo, ma emerge l’amalgama, il sound di sintesi, e … la capacità di fare spettacolo, come dimostra lo spezzone della clip che riporta ad un momento molto coinvolgente per il pubblico, con la discesa dal palco della vocalist accompagnata dal chitarrista Sergio Casamassima.

E arriva il momento dei The Trip, il cui faro è Pino “Caronte” Sinnone, circondato però da un gruppo di ottimi musicisti, e cito per tutti Andrea Ranfa, vocalist, che ha abbracciato il progetto sin dalla nascita, nel 2015.

Per loro un mix tra antico - Caronte - e nuovo - “Now the Time has come”, ovvero uno scorcio dei momenti formativi del passato a cui ha fatto seguito uno sguardo verso il futuro, e anche se Sinnone scherza sempre sulla sua età - un 38 rovesciato, come lui dice - non è fuori luogo pensare ad una progressione del progetto, che dal mio punto di vista potrebbe aver trovato l’equilibrio che serviva.

Il sound gruppale è piaciuto davvero molto ai presenti, e Joe, da lassù, avrà sicuramente gradito!

A chiudere la serata i Maurizio Guarini Walter Martino's Goblin, ovvero due elementi storici dei Goblin, di cui questa formazione rappresenta una diramazione. 

Solo apprezzamenti per loro e utilizzo il commento di un melomane presente che ha così descritto la loro performance: “È stato un concerto al limite della perfezione nonostante alcuni problemi tecnici che hanno comunque penalizzato praticamente tutti i gruppi. Walter Martino alla batteria è qualcosa di sublime, di inarrivabile, fa delle cose assurde con una semplicità indescrivibile. Il gruppo era coeso i brani che hanno fatto erano davvero precisi, la versione di profondo Rosso ancora più prog dell'originale…”.

Ogni cambio set ha proposto siparietti e chiacchiere che hanno visto interagire Linda Dell e il sottoscritto - presentatori delle serate - con alcuni musicisti presenti tra il pubblico (Paola Tagliaferro, Diego Banchero, Roberto Gottardi, i gemelli Terribile, Zanier...), e con un rappresentante del gruppo in uscita, e proprio i “New Goblin” sono rimasti fuori da questo circuito essendo gli ultimi ad esibirsi, ma per loro ha parlato la musica.

Pubblico cospicuo e caloroso.

Il primo medley…


La seconda giornata si è aperta con gli ALIANTE, gruppo toscano nato dalle ceneri della Egoband, molto prolifico, se si guarda alla loro discografia. 

Nei 45 minuti a loro disposizione regalano un brano senza soluzione di continuità, opera faticosa ma alla fine premiante, e il solito esperto di musica, che già si era espresso sui Goblin, mi ha inviato un messaggio con su scritto: “Belin che bravi gli Aliante!”… che altro dire!

I GOTHO erano alla loro seconda apparizione consecutiva sul palco del Prog Fest. Lo scorso anno mi stupirono per la loro capacità di proporre un set così ridondante, pieno di elementi variegati che trovano facile - apparente - fusione tra loro. Anche quest’anno ho percepito un senso di pienezza, di musica trascendente e impossibile da definire con i parametri conosciuti. 

Credevo che l’aspetto improvvisativo fosse una componente dei loro concerti ma mi sbagliavo, è tutto scritto, tutto messo su carta, come mi hanno raccontato.

Ho visto una parte della loro esibizione su un lato del palco, assieme a Luciano Regoli della R.R.R., il quale si è lasciato andare una sorta di: “Sono solo in due ma… è tanta roba!”.

La presenza di Regoli non era ovviamente casuale, perché a seguire abbiamo visto L’uOvo di cOlombo, storica band romana protagonista dei primi seventies con l’album omonimo del 1973, e di quel periodo fa parte ancora Elio Volpini, chitarrista, fil rouge di due epoche musicali.

La presenza di Regoli - una voce incredibile la sua - è risultata funzionale alla proposizione di alcune tracce dell’album storico, anche se non è mancata la parte “nuova”, legata all’album uscito nel 2024, Schiavi del Tempo.

Molto bravi, con la voce di Regoli perfetta per l’obiettivo e un sound che è arrivato, stimolando in parte la memoria.

Nell’intervista a fine set ho captato qualche “fastidio” di Volpini, probabilmente legato a problemi tecnici, ma il concerto è risultato davvero godibile.

La due giorni si chiude con l’esibizione dei Furio Chirico’s THE TRIP, ovvero l’altra faccia dell’universo Vescovi & C.

Chirico ci ha raccontato di un futuro imminente carico di impegni, e quando è venuto il suo turno, è emersa la sua immagine prorompente, circondata da fantastici musicisti, e anche in questo caso si è cercato l’equilibrio tra l’attualità (il recente album Equinox) e il passato, in bilico tra Atlantide e un’escursione in Time of Change.

Furio è il leader e driver, ma si è palesata una compattezza da band navigata, con il rispetto dei singoli ruoli.

Il secondo medley...




Un evento riuscito, come sempre, con una visibile soddisfazione impressa sul volto di Massimo Gasperini, infaticabile organizzatore e visionario, sempre positivo e ottimista a riguardo del futuro.

Quasi sempre i raduni di questo tipo sono frequentatati da una nicchia di persone, spesso le stesse, e non certo giovani.

In questa occasione è spuntata una piccola luce, quella emanata dal pronipote di Joe Vescovi, Paco, diciottenne, che conobbi quando era un pargolo. Anch’esso musicista, in erba ovviamente, ma un ragazzo dalle idee molto chiare, con una cultura musicale pazzesca in relazione all’età e con una curiosità e una semplicità ragguardevole.

A lui guardo con speranza, come esempio per un mondo musicale che volge verso trame preoccupanti! Ma questa è un’altra storia.

Alla prossima!

Si ringraziano Ago Sauro e Enrico Rolandi per il reportage fotografico e il service per il risultato e l'infinita pazienza!

 

 


martedì 5 agosto 2025

Addio a Terry Reid, il musicista che disse "no" a Led Zeppelin e Deep Purple

 


Con il soprannome di "Superlungs" a testimoniare la sua straordinaria potenza vocale, è venuto a mancare all'età di 75 anni Terry Reid, figura leggendaria ma spesso sottovalutata del rock britannico. Il musicista, cantante e chitarrista, si è spento oggi, 5 agosto 2025, dopo una battaglia contro il cancro.

La sua fama, per molti, è legata a un aneddoto diventato parte integrante della storia del rock: il rifiuto, per ben due volte, di unirsi a band che sarebbero diventate giganti del genere. Nel 1968, Terry Reid declinò l'offerta di Jimmy Page di diventare il frontman di quella che sarebbe diventata la leggendaria band Led Zeppelin. A Page, Reid suggerì invece un giovane e talentuoso Robert Plant. Pochi anni dopo, la storia si ripeté con i Deep Purple. Questi rifiuti, sebbene abbiano deviato la sua carriera da un successo planetario, non ne hanno sminuito il talento e l'importanza.

Nato a Huntingdon, in Inghilterra, nel 1949, Reid iniziò la sua carriera giovanissimo, supportando i Rolling Stones in tour già a sedici anni con il suo primo gruppo, i Jaywalkers. La sua voce potente, paragonata a quella di contemporanei come Paul Rodgers e Rod Stewart, e il suo stile chitarristico, gli valsero un grande rispetto nel panorama musicale.

La sua carriera solista, sebbene non abbia raggiunto le vette commerciali delle band che ha rifiutato, ha prodotto album di grande spessore come Bang, Bang You're Terry Reid (1968), River (1973) e il capolavoro Seed of Memory (1976), prodotto da Graham Nash.

La sua musica è un mix affascinante di hard rock, folk rock e soul, che ha influenzato generazioni di musicisti.

Negli ultimi anni, nonostante i problemi di salute che lo avevano costretto ad annullare concerti, Reid ha continuato a lavorare e a esibirsi, dimostrando una passione inestinguibile per la musica. La sua scomparsa lascia un vuoto in chi ha saputo apprezzare la sua arte pura e senza compromessi.






domenica 3 agosto 2025

King Crimson: annunciate le ristampe deluxe di "In The Wake Of Poseidon" e "Lizard"



I King Crimson, pionieri del progressive rock, hanno svelato i dettagli delle imminenti ristampe in formato deluxe di due dei loro album più significativi del 1970: In The Wake Of Poseidon e Lizard. Queste edizioni ampliate, curate da DGM/Panegyric, saranno disponibili a partire dal 24 ottobre.

Le nuove uscite offrono un'esperienza d'ascolto immersiva e completa per gli appassionati. Entrambi gli album saranno proposti in cofanetti da due dischi, contenenti sia un CD che un Blu-ray. Il formato Blu-ray, in particolare, include mix innovativi dell'album a cura di Steven Wilson, con opzioni audio di alta qualità come Dolby Atmos, 5.1 DTS-HD MA, surround e Hi-Res Stereo. A questi si aggiungono i nuovi "Elemental Mix" di quattro brani in Hi-Res Stereo, realizzati da David Singleton.

 

Dettagli delle Edizioni

Per In The Wake Of Poseidon, l'edizione deluxe presenterà una versione alternativa di "Devil's Triangle", originariamente inclusa nel cofanetto Sailors' Tales, ora fuori catalogo. Il CD includerà inoltre i nuovi Elemental Mixes di quattro tracce e due versioni aggiuntive di "Cadence and Cascade".

Lizard sarà disponibile nella sua forma più esaustiva fino ad oggi, con l'inclusione delle sessioni di registrazione complete del settembre 1970, presentate in formato 24/48.

Entrambe le ristampe saranno presentate in una sofisticata confezione mini-vinile, corredata da un libretto ricco di fotografie e note di copertina a cura di Sid Smith, biografo ufficiale dei King Crimson e autore esperto di musica prog.

Robert Fripp, figura centrale della band, ha espresso il suo entusiasmo per la nuova versione di Lizard, affermando: "Per me, 'Lizard' è sempre stato un album troppo grande per essere contenuto in stereo. Ho sempre pensato che, se presentato nel modo giusto, avrei potuto affermare che questo è il disco rock più sperimentale mai realizzato. È straordinario quello che stanno facendo in questo album. In termini di fusione tra free jazz e progressive rock, per me non c'è quasi paragone."

La ristampa in vinile di Lizard sarà stampata su vinile super pesante da 200 grammi presso la prestigiosa Vinyl Factory di Londra e incisa da Jason Mitchell presso Loud Mastering. Questa versione in vinile include anche un nuovissimo Elemental Mix del 2025, curato da David Singleton.

Queste ristampe rappresentano un'opportunità unica per riscoprire due capolavori dei King Crimson con una qualità audio e un livello di dettaglio senza precedenti, offrendo una nuova prospettiva sul genio musicale della band.