sabato 25 marzo 2017

Luigi Mariano: live al Chapeau di Savona


Il Chapeau, a Savona, riapre i battenti e mette in vetrina il cantautorato di classe, proponendo il concerto di Luigi Mariano, introdotto dall’amico genovese Emanuele Dabbono, artista dal nutrito curriculum - dalla partecipazione alla prima edizione di X Factor alla partecipazione, in veste di autore, al recente album di Tiziano Ferro.

Mariano, salentino di nascita, anch’esso con una storia importante alle spalle nonostante la giovane età,  propone il suo nuovo disco “Canzoni all’angolo”, carico di collaborazioni illustri - da Cristicchi a Marcorè - presentato in questa occasione in versione minimalista: la voce e la chitarra… la voce e la tastiera… e il tocco dell’armonica…

Location ideale per l’occasione, con un pubblico attento, non casuale, piuttosto interessato alle idee e alla musica di questo cantastorie che tiene il palco intercalando la musica con gli aspetti didascalici, e tutto ciò permette di farsi un’idea più approfondita, di capire il messaggio, di veder svelato qualche aspetto criptico che, fatalmente, rimane la caratteristica di ogni canzone, spesso fatto volontario, a volte inconsapevole. Dare interpretazioni personali a ciò che si ascolta fa parte della normale e positiva interazione, ma conoscere dalle parole dell’autore le motivazioni per cui un brano nasce ed evolve mi pare un aspetto importante che facilita la messa a fuoco di un artista e della sua filosofia.

E così emerge l’importante figura del padre attraverso un rapporto “rubato” ad altri e fatto proprio, ma soprattutto è evidenziata la necessità di “curare” il mondo quotidiano fatto di marginalità, di anime a volte nascoste, di cose pensate e non dette, di tempi di intervento che non combaciano e rischiano di farci perdere occasioni significative.
Tutto questo nasce molto tempo fa, con l’album “Asincrono”, che commentai all’epoca della sua uscita, e il nuovo “Canzoni all’angolo” appare come il proseguimento di una personale evoluzione che però trae linfa dai convincimenti basici, da radici profonde che non posso essere scalfite.

Sul palco le canzoni nuove e quelle antiche si mischiano, e Mariano alterna gli strumenti a sua disposizione raccontandosi al pubblico interessato.

Eccolo nel brano “Il giorno no”, per qualche motivo tecnico a me sconosciuto rimasto sfasato tra voce e immagini, ma parlando di ... asincronia, restiamo perfettamente in tema!


Non può mancare la performance di Dabbono, che colpisce nel suo intervento solista - “Il conforto” - per l'evidente difficoltà esecutiva affrontata con disinvoltura e per l'originalità espressiva, ma è nell’incontro sul palco con Mariano che emergono amori comuni - il blues, Springsteen, la venatura rock -, e l’affiatamento tra i due artisti appare palese per chi può godere dello spettacolo, a pochi passi dal palco.
E proprio di questo episodio propongo  una testimonianza video: il brano di Springsteen è “Lucky Town”:


Luigi Mariano continua il suo tour italiano che lo vede toccare molti punti della nostra penisola, e a chi vedesse il suo nome in vicinanza del proprio luogo di vita consiglio un paio di ore di fermata: l’arte, la simpatia e la semplicità di questo cantautore degli anni 2000 potrebbe essere contagiosa… felicemente contagiosa!

E per noi savonesi l’augurio è che il Chapeau possa diventare un punto di incontro per chi ama la musica di qualità e il ritorno ad una serena socializzazione…

IL PALCO IN ATTESA…

LA SCALETTA

martedì 21 marzo 2017

The Mugshots-Something Weird


The Mugshots-Something Weird

A distanza di tre anni i The Mugshots rilasciano il loro nuovo album, Something Weird, ancora una volta per la Black Widow Records.
L’album costituisce una svolta legata alla maturità musicale della band, sintetizzata dal pieno possesso degli aspetti compositivi, influenzati precedentemente - e positivamente - dall’opera di Dick Wagner.
L’attore principe è il leader della band Mickey E.Vil, coadiuvato dai suoi naturali compagni di viaggio e dall’alchimista Freddy Delirio che, oltre al contributo tastieristico, si è occupato con pieno successo della produzione. Di tutti questi aspetti, dei numerosi ospiti e dei dettagli, ci parla a seguire Mickey E. Vil, sollecitato dalle mie domande.

Sono dodici i brani che compongono un disco costituito da liriche di peso, dove l’argomento “morte” emerge ad ogni angolo, trattato come rappresentazione del quotidiano con la voglia di entrare nelle pieghe utilizzando un taglio psicologico, mischiando la didattica alla voglia/necessità di esorcizzazione. A fare da complemento e da cornice agli aspetti concettuali troviamo un sound variegato, che segue gli amori e le esigenze musicali della band, e che contribuisce a realizzare scenari distopici che si trasformano in singoli movie, brano dopo brano.
Se è consolidata l’idea che all’interno della sfera progressiva sia possibile trovare ogni tipo di sonorità e la libertà sia elemento imprescindibile, si può anche affermare che, in questo caso, il “noire” che salta fuori nel susseguirsi degli episodi abbia delle precise connotazioni metalliche, ed emerga fortemente il concetto di “punk”, non tanto per l’assonanza musicale ad un genere passato, ma per l’idea di rottura degli schemi, di cambiamento, di tentativo di trovare una via del tutto nuova, rimanendo all’interno dell’ortodossia.
Gli aspetti teatrali, gli ipotetici commenti da movie e l’efficacia dell’artwork, sono il pane quotidiano di questa giovane e sorprendente band che lascia largo spazio all’interazione tra visual e atmosfere, come è testimoniato nel video a seguire.
La strada intrapresa richiede coraggio, ma credo che la soddisfazione principale per chi fa musica propria sia la creazione di un’identità precisa, una riconoscibilità che significa distinzione e quindi originalità.
Folto il gruppo degli ospiti, ma tutto è raccontato dalla voce virtuale di Mickey che evidenzia gli aspetti oggettivi.

Disco notevole… ed eccone un assaggio…


INTERVISTA A MICKEY E. VIL

Sono passati tre anni da quando commentai LOVE, LUST AND REVENGE: che cosa vi è accaduto nel frattempo, musicalmente parlando?

Il mio obiettivo principale era tornare ad un metodo di lavoro interamente mio, forte però  dell'esperienza maturata con Dick Wagner: Love, Lust And Revenge è nato grazie al pesante intervento del grande musicista americano a livello compositivo e di arrangiamenti. Something Weird è invece farina del mio sacco per quanto riguarda la composizione, con contributi della band che hanno impreziosito gli arrangiamenti e infine la mano magica di Freddy Delirio che con la sua produzione in stile Tony Visconti – produttore che non interviene sulla musica, bensì sul suono – ha reso il tutto una bomba. 

 “Something Weird” è stato rilasciato da poco: quali sono i contenuti lirici e le novità sonore?

I testi parlano di clown assassini, di pentimento, di droga e paranoie, del rapporto affettivo tra l'imbalsamatore e le sue mummie, di amore “malato”, di omicidi seriali, di nonsense, dell'estinzione del genere umano causa sovrappopolazione e di redenzione. La musica, assolutamente sincretistica, aiuta ad alleggerire le tematiche dei testi adornandole di un contorno sonoro che sfocia nella teatralità e nell'ironia. I generi toccati sono quelli che più amo: il (post) Punk, la New Wave, il Rock Progressivo, il Metal, la musica psichedelica, le colonne sonore.

A lavoro terminato, avete la sensazione che ci sia una decisa evoluzione del vostro modo di concepire la musica?

A livello concettuale possiamo dire che sin dal primo Mini Cd Doctor Is Out (2004) la tematica dominante nelle liriche dei Mugshots è stata la morte, sempre affrontata con un piglio psicologico e talvolta ironico, mai con pessimismo o attitudine violenta. Love, Lust And Revenge è a mio avviso una parentesi, un sogno con un inizio e una fine che – una volta terminato – fa parte del passato ed è perciò necessario ricominciare a vivere la propria vita, magari influenzati da quel bellissimo sogno.

Mi parlate degli ospiti che partecipano al disco e della nuova produzione?

Freddy Delirio dei Death SS e H.A.R.E.M. oltre che ha produrre l'album ha registrato degli incredibili assoli di tastiera degni dei virtuosismi di Simonetti; Steve Sylvester (l'ospite che mi ha emozionato di più visto il mio incredibile amore giovanile per i Death SS) ha magistralmente interpretato il ruolo di un incontenibile serial killer; il “punk prima di noi” Enrico Ruggeri si è perfettamente calato nelle atmosfere Gothic-Dark di Sentymento grazie alla sua voce calda e baritonale; Matt Malley dei Counting Crows, nominato a Oscar e Grammy, ha registrato un'ipnotica parte di basso fretless; Martin Grice dei Delirium IPG trascina l'ascoltatore nel mondo dei sogni col suo onirico flauto; Mike Browning dei Nocturnus AD rende marziale un brano di per sé psichedelico con le sue percussioni; Tony “Demolition Man” dei Venom Inc, già attore al fianco di Russel Crowe, si trasforma in un apocalittico narratore della fine dell'umanità; Manuel “Manny” Merigo degli In.Si.Dia insegna che la tecnica deve essere al servizio della melodia con un assolo mozzafiato; Ain Soph Aour dei Necromass vi farà rabbrividire con “sussurri e grida” per dirla con Bergman; Andrea Calzoni degli Psycho Praxis riporta le lancette indietro nel tempo con il suo flauto “andersoniano”. 

Che cosa vi ha lasciato  Dick Wagner, oltre alla sua perizia tecnica?

Un'idea di lavoro professionale in studio, peraltro perfettamente in linea con il magister Freddy Delirio, con in più un'attitudine ad orchestrare certi brani mediante inserti di pianoforte e armonici cori femminili. A me personalmente bellissimi ricordi: tre settimane, di cui una in Arizona, insieme per 12 ore al giorno a uno dei miei idoli musicali di giovinezza per lavorare, mangiare, bere, ridere, confrontarsi sui temi della vita vissuta.

Come state pubblicizzando l’album? Avete live in previsione?

La genovese Black Widow Records sta egregiamente svolgendo il lavoro di promozione: recensioni, interviste, passaggi radio supportata anche da Eagle Booking di Milano e Gun Club Music di Trento. Per quanto riguarda la scelta per i posti dove suonare, ho redatto una serie di regole molto rigide che ci portano a suonare poco ma in situazioni serie. Il prossimo live al momento è il Porto Antico Prog Festival di Genova: suoneremo prima del leggendario fondatore degli Hawkwind Nik Turner e sul palco con noi avremo Martin Grice (Delirium IPG) al flauto e Angela Busato (Dark Ages) alle tastiere.

A proposito di live… che cosa accade sul palco quando vi esibite? Curate altri aspetti rispetto alla musica?

Quando c'è la possibilità, proiettiamo delle bellissime animazioni degli elementi a fumetti presenti nell'artwork di Something Weird. Inoltre ognuno di noi cura la propria immagine e io, oltre a truccarmi in modo macabro, cerco di trasmettere un'attitudine teatrale oltre che musicale.

La collaborazione con Black Widow prosegue: matrimonio felice?

Assolutamente sì: serietà e professionalità sono le chiavi di questo matrimonio. Inoltre per la prima volta in vita mia ho composto un disco “stuzzicato” dalle richieste del boss Massimo Gasperini che di volta in volta provocava la mia creatività richiedendo un'intro piuttosto che un tempo dispari o un brano psichedelico.

Ricordo la vostra musica prestata al cinema: si è ripetuta l’esperienza?

Sì, e con grandi soddisfazioni per il sottoscritto: la mia colonna sonora per il film Reversed, del canadese Vince D'Amato, ha ricevuto due nomination e un premio in dei festival di cinema indipendente americani! Ero addirittura nominato insieme al grandissimo Simon Boswell ma nessuno di noi due ha vinto a quel festival, hahaha! I brani di Something Weird, oltre alla mia colonna sonora, li potrete sentire nel nuovissimo erotic-thriller Glass.

Quando tre anni fa conclusi l’intervista, alla domanda riguardante il futuro rispondeste, tra le altre cose, evidenziando la speranza di realizzare un gran disco: siete soddisfatti pienamente di LOVE, LUST AND REVENGE?

Sì, tanto. Il bersaglio è stato centrato: realizzare un lavoro volutamente fuori moda sia come sound che come produzione, lasciando libero di agire come meglio credeva il creatore di Welcome To My Nightmare di Alice Cooper.

L’artwork è una perla aggiunta: me ne parlate?

Qualche tempo fa il grande Enzo Rizzi mi disse che avrebbe voluto vivere un sogno: incontrare Alice Cooper per potergli donare il suo volume a fumetti sulla storia del Rock. Dunque mi sono messo in moto e gli ho fatto vivere questo sogno: potete leggere il suo resoconto su TrueMetal, è spassosissimo grazie alle grandi doti narrative di Enzo! Comunque sia, tempo dopo gli dissi che il nuovo lavoro dei Mugshots necessitava a mio avviso della sua mano e, con mia grande gioia, la risposta fu positiva. Ora potete vedere la band ritratta in copertina dal fumettista italiano forte di diversi volumi sold-out! Il resto dei fumetti inclusi in Something Weird sono di Stefano Alghisi, altro grande autore di volumi dedicati alle rockstar.

Riprovo… stessa domanda: che cosa potrebbe accadere nel futuro musicale dei Mugshots, nei prossimi tre anni?

La mia devozione ad Aiòn e non a Kronos mi impedisce di rispondere a questa domanda. Vivo l'attimo eterno senza percepire lo scorrere del tempo...ci risentiamo fra tre anni e per il mio cervello non sarà passato un singolo secondo! La sincronicità di ogni secondo che passerà determinerà il nuovo corso della musica dei Mugshots. Grazie, caro Athos, per avere ancora una volta dedicato spazio alle nostre note!

     
         Track list:

1.      Introitus
2.      The Circus
3.      Rain
4.      I am an Eye
5.      An embalmer’s Lullaby Part. 2
6.      Ophis
7.      Sentymento
8.      Scream Again
9.      Grey Obsession
10. Dusk Patrol
11. Pain
12. Ubique

Line-Up:

Mickey E.Vil: Vocals,  Synths
Erik Stayn: Keyboards
EyeVan: Bass
Gyorg II: Drums
Priest: Guitars

Guests:

-Matt Malley (Oscar/Grammy nominated Counting Crows founding member)
-Tony “Demolition Man” Dolan (Venom Inc., Atomkraft)
-Mike Browning (Nocturnus AD)
-Steve Sylvester (Death SS)
-Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.EM.)
-Martin Grice (Delirium)
-Manuel Merigo (In.Si.Dia)
-Ain Soph Aour (Necromass)
-Andrea Calzoni (Psycho Praxis)
-Enrico Ruggeri

Gun Club Music: www.facebook.com/gunclubmusic (Management)
Black Widow Records: www.blackwidow.it (Label)
Eagle Booking: www.eaglebooking.com (Promotion)
The Mugshots: www.mugshots.it



domenica 19 marzo 2017

Nel ricordo di Jim Morrison (Miami,1 marzo 1969)





Qualcuno ha scritto: “Era il 3 luglio del 1971 quando James Marshall Morrison, cantante dei Doors e icona pop dei tardi anni sessanta, fu ritrovato morto dopo una breve vita di folli eccessi nella vasca da bagno del suo appartamento di Parigi. E nessuno come lui si può dire che viva ancora nel ricordo dei suoi fan, la maggior parte dei quali non era ancora nata quando morì.

Io lo ricordo con uno dei momenti più “caldi” della sua purtroppo breve carriera. Quattro mesi dopo sarebbe scomparso per sempre!

Ciò che accadde il 1º marzo del 1969 è rimasto nella storia del rock...

The Doors erano impegnati in un concerto a Miami quando, stordito dagli stupefacenti e con spirito provocatorio, Jim Morrison “avrebbe” mostrato i genitali al pubblico. Sia i Doors superstiti che numerosi fan presenti al concerto testimoniarono di non aver visto nulla, seppure il tasso alcolico di Morrison fosse effettivamente molto alto e giustificasse un comportamento del genere, a tal punto che gli altri della band gli chiesero se fosse effettivamente in grado di salire sul palco. Quella notte Jim interruppe lo show a metà concerto e iniziò una specie di discorso contro l’autorità, rubando anche un cappello di un poliziotto per lanciarlo sulla folla. Successivamente Morrison arrivò al culmine citato. Nessuno saprà mai la verità sino in fondo, forse neanche Morrison lo sapeva. A seguito di ciò, tuttavia, Jim subì un processo e venne liberato su cauzione, ma l’immagine della band ne uscì gravemente macchiata, al punto che furono annullati tutti i concerti che i Doors avevano iniziato in quel periodo. In seguito a ciò decisero di comune accordo di non partecipare al Festival di Woodstock ritenuto dalla band uno spazio molto vasto per la loro esibizione e che diminuiva notevolmente l’energia e l’intimità che ambienti più raccolti sono invece in grado di dare !
Jim Morrison fu condannato500 dollari e sei mesi di prigione, ma non andò mai in carcere. Si trasferì infatti a Parigi quando la sentenza era in appello e mori nel 1971.

A distanza di 41 anni Jim Morrison è stato graziato dallo stato della Florida dalle accuse di esibizionismo; il governatore democratico uscente dello stato della Florida, Charlie Crist insieme ai membri del consiglio di grazia dello stato, hanno considerato decadute le accuse mosse ai tempi a Morrison. Secondo fonti ben informate il Governatore da tempo aveva dubbi sul fatto che Morrison avesse effettivamente commesso reato e aveva in mente sin dal 2007 di concedergli la grazia, dopo che i fan si erano messi in moto per sottoporre il caso all’ufficio del Governatore.

venerdì 17 marzo 2017

Alluminogeni-"Scolopendra"



Attraverso un'antica recensione di CIAO 2001 ricordo oggi gli Alluminogeni.
Il disco è 
Scolopendra, del 1972.
Il giudizio non è dei più positivi, ma credo che a distanza di tempo il gruppo debba essere rivalutato.

ALLUMINOGENI
Scolopendra - Fonit (1972)

Gli Alluminogeni fanno parte di quel gruppo ci complessi nati tre o quattro anni or sono con la lodevole intenzione di rinnovare il mercato italiano, ma incapaci di costruire in pratica grandi cose. Fra i tanti anzi, il trio piemontese ha sempre mantenuto il ricordo di una melodicità tutta italiana, un po' come più tardi avrebbe fatto, ma sinceramente ad altro livello, il Banco del Mutuo Soccorso. In questo senso la musica italiana viene automaticamente a svincolarsi dai modelli stranieri. Ma probabilmente non è questa l'intenzione racchiusa nelle ultime righe della presentazione del disco: "Non parole estetizzanti senza significato, ma liberazione dalle caverne dell'inglese da cui prima ci giungevano i suoni". Se si allude alle tematiche musicali, alla ricerca strumentale basata soprattutto sulle tastiere, non mi sembra allora che tale allontanamento sia profondo come si vorrebbe far credere.
Patrizio Alluminio, occhialuto leader del gruppo, sciorina con abilità i suoi preferiti, che vanno dal Winwood di "Glad" in apertura, al piano elettrico, all'organistico Jimmy Smith di "Cosmo". Spinti come sono verso l'elettronica e l'uso delle tastiere e degli effetti in generale, gli Alluminogeni si son edificati in album "spaziale" ("La natura e l'universo", "La stella di Atades", "Cosmo", "Pianeta") rivelando purtroppo ancora una volta la grande crisi di testi che esiste in Italia.
La musica propone immagini ed invenzioni (- questi suoni che ascolterete - dicono le note - sono già dentro di voi. Erano chiusi dentro - ). Ma a mio avviso "Scolopendra" è un album sì piacevole, ma irrimediabilmente appartenente alla generazione precedente e non attuale del pop italiano.
Enzo Caffarelli



BIOGRAFIA

Gli Alluminogeni furono un trio torinese formato nel 1970 dal tastierista Alluminio (che diede nome al gruppo) e dal batterista Ostorero con l'apporto di diversi chitarristi (Guido Maccario, Aldo, Andrea Sacchi, Piero Tonello, infine Enrico Cagliero), dalla breve vita, solo un paio d'anni e dalla produzione limitata ad alcuni singoli ed un solo album, Scolopendra, uscito quando il gruppo si era già sciolto.
Il loro contratto discografico venne per un colpo di fortuna, un nastro con dei provini spedito a varie case discografiche arrivò anche alla Fonit che li contattò per registrare un singolo e suonare al Cantagiro davanti a platee di 10-15000 persone, senza che avessero mai avuto esperienze concertistiche precedenti!
Dopo quattro 45 giri realizzati negli anni 1970 e 1971, nei quali erano evidenti i suoi limiti, il gruppo arrivò alla registrazione dell'album, molto ben fatto e costruito principalmente sull'organo Hammond con buone parti strumentali, anche se la voce è un po' debole e il suono sembra leggermente datato oggi. La prima facciata contiene quattro brani con maggiori parti cantate e più leggera, la seconda è più strumentale e migliore nel confronto.
Nonostante il lungo tempo speso a provare i brani dell'album, il gruppo fu totalmente insoddisfatto del lavoro di produzione fatto dalla casa discografica, che aveva cercato di renderlo più commerciale, e questo fu uno dei motivi per il rapido scioglimento.
Il gruppo si è riformato nel 1993 realizzando due discreti CD per la Vinyl Magic. L'ultimo di questi, Green grapes (che era il nome del gruppo prima di cambiarlo in Alluminogeni), è una compilation di brani inediti vecchi e nuovi e contiene anche una versione inglese del loro primo singolo L'alba di Bremit.
Il tastierista/cantante Patrizio Alluminio realizzò come solista un 45 giri, Tu anima mia nel 1975, apparentemente uno scarto dalle registrazioni dell'LP degli Alluminogeni.




mercoledì 15 marzo 2017

"La Fine": il brano della Locanda delle Fate


Pochi giorni fa ho commentato il libro Prati di lucciole per sempredi Luciano Boero, cofondatore della Locanda delle Fate, bassista, autore e molto altro:



Nel corso della mia esposizione mi sono soffermato su di un brano in particolare, La Fine, che ho assunto come significativo dell’intera storia, il racconto di una parte cospicua di vita, con la parabola che disegna il nostro passaggio sulla terra.
La canzone fa parte del secondo album del gruppo,  Homo Omini Lupus”,  rilasciato al limite del nuovo secolo, un disco meno “storico” rispetto a “Forse le lucciole non si amano più”, ma nato in un periodo lontano dai fasti del prog dei seventies. A me piace moltissimo.
Ciò che mi ha maggiormente colpito della canzone è la forza del messaggio che, grazie alle variazioni di atmosfera che fanno lievitare lo stato di tristezza e riflessione conseguente, assume un peso enorme, riportandoci alla caducità della nostra esistenza, che andrebbe vissuta con atteggiamento diverso.
Chi meglio dell’autore potrebbe spiegare come tutto è nato?
Ho estrapolato la  sezione in cui Luciano Boero racconta nascita e sviluppo de La Fine. L’“Ezio” più volte citato è Ezio Vevey, talentuoso chitarrista della band per buona parte della vita del gruppo.


La Fine è un brano di Ezio, mio il testo. Quando Ezio me lo fece sentire, canticchiandolo in finto inglese come al solito, fui subito colpito dalla maestosità di quella strofa, che scorreva fluida e greve come se stesse declamando un epitaffio. Influssi crimsoniani? Può essere…
Io non mi trovavo nei momenti migliori della mia vita. Purtroppo mi avevano diagnosticato qualcosa di poco piacevole; ogni tanto ci pensavo e mi buttavo un po’ giù. Scrissi:

Guarda ad occhi chiusi quando hai voglia di vedere
Ma non scordarti di dimenticare
Che fuori dalle luci di questa galleria
La notte ad occhi chiusi non è buia…

In questa frase c’è un gioco di parole che ne cripta il significato, ma al lettore attento non sarà sfuggita l’amara constatazione che dopo di noi ci sarà il nulla.
L’allegoria della galleria mi venne una notte mentre, in macchina con degli amici, rientravamo ad Alba dopo una cena consumata in un ristorantino tipico del porto di Savona. Ero seduto dietro, tutti dormicchiavano (meno l’autista evidentemente); io pensavo ai miei guai e, ogni qualvolta l’auto si infilava in un tunnel della Torino-Savona, pensavo al parallelismo tra le difficoltà della vita e le gallerie, immaginando che prima o poi tutti incontriamo quella “cattiva”, senza più uscita all’altra estremità.
Per la cronaca, fui poi sottoposto a intervento chirurgico. La cosa si risolse per il meglio, ma la constatazione della labilità dell’esistenza umana contribuì non poco a farmi maturare e migliorare caratterialmente, facendomi apprezzare anche le piccole cose che prima davo per scontate.
Strutturalmente parlando, La Fine ha una serie di ritornelli molto arditi, sia dal punto di vista ritmico sia da quello armonico: ardite variazioni di tempo (con molte battute in 7/4) e continue modulazioni, rendendo pressoché imprevedibile la linea melodica. Solo la mente di Ezio poteva partorire un tale “trip” musicale.
Per quanto riguarda il testo, su tali ritornelli mi limitai a giocherellare con le parole. E’ come se avessi scritto le parole “tempo”, “fuori tempo”, “maltempo”, “vento”, “controvento” su dei bigliettini e poi li avessi disposti a caso sul tavolo, cercando di inanellare sequenze più o meno logiche... tutto cominciò la sera in cui Ezio arrivò con un foglietto..."







lunedì 13 marzo 2017

Plurima Mundi-“Percorsi”


Plurima Mundi-“Percorsi”

E' passato davvero tanto tempo dal rilascio del primo atto dei Plurima Mundi, ma questo secondo episodio musicale, Percorsi, è una chicca che  riconcilia con il mondo della musica in un momento di crisi generale significativa, e lo spazio temporale che unisce Atto I - l’album dell’esordio - all’attualità, ha permesso di elaborare esperienze e riflessioni sonore che rendono il presente lavoro davvero piacevole: mi sono emozionato ascoltandolo, e tutto questo sfugge a ogni tipo di razionalità.

Plurima Mundi significa essenzialmente Massimiliano Monopoli, perché è lui il driver di un autobus sempre in movimento, che ad ogni fermata favorisce l’andirivieni dei passeggeri, che a volte ritornano, e spesso lasciano il posto a nuovi sodali, consci della direzione impostata e con piena fiducia in chi gestisce il percorso. Ed è proprio Monopoli che, a seguire, dà luce ai rivoli del suo brillante progetto, rispondendo alla mie domande.
Sono quattro le tracce proposte - con bonus track finale che riporta la versione “single” di uno dei brani, L… Tu per sempre - suddivisi su circa quaranta minuti di musica magica.

Esordio strumentale - la lunga Eurasia, quasi undici minuti - che colpisce duro per effetto di un impatto avvolgente, con il violino in primo piano e frequenti “cambi atmosferici”, sostenuti da una sezione ritmica di primo piano e una buona attenzione per l’aspetto melodico.
Nei passi successivi - E mi Vedrai... per te, L. ... Tu per Sempre, Male Interiore - entra in scena la preziosa voce di Grazia Maremonti, e arrivano i significati, i messaggi legati ai contenuti racchiusi nel binomio spazio/tempo, un contenitore capace di intrappolare momenti che, grazie alla musica, possono essere condivisi e divenire pubblici, didascalici o meramente da godere in tutta semplicità.
Ruolo importante quello di Maria Giuseppina Pagnotta, scrittrice, che ha prodotto liriche che perfettamente si sposano alle composizioni di Monopoli.

Gli amori finiti, le persone che non ci sono più, i dolori che si accumulano e si portano dentro, i disagi del quotidiano… tutto questo è disegnato dalla musica dei Plurima Mundi, sonorità adatte a differenti situazioni, e proprio per questo collocabili nella area progressiva, anche se cercare un’etichetta precisa non è poi così importante. Ma la completa libertà espressiva e l’interazione strumentale - poco consona alle rigide regole - fa sì che si possa parlare di un ottimo prodotto di “Prog Italiano”…  e la speranza è che l’attività dei Plurima Mundi prosegua con una buona frequenza, per la felicità di chi è stato toccato dalla loro gioia musicale.



L’INTERVISTA A MASSIMILIANO MONOPOLI

Sono passati molti anni, mi pare sette, da quando commentai il vostro album d’esordio: cosa è accaduto in tutto questo tempo e perché uno spazio temporale così grande tra i due lavori?

In questo tempo  sono accadute varie vicende personali e cambiamenti nella vita che, da una parte hanno  fatto volare gli anni, mentre dall’altra hanno dato spunto al nuovo lavoro dal titolo “Percorsi”, distribuito dalla BTF, che si basa proprio sul percorso  effettuato durante questo periodo lontano a livello discografico seppur, in crescita  per quanto concerne l’attività live.

La formazione nel frattempo è cambiata…

Come dissi anni fa in più occasioni questo, più che essere un gruppo, è un progetto. In questi anni ci sono stati avvicendamenti e ritorni nella formazione, e la cosa bella è che siamo rimasti in ottimi rapporti con tutti gli ex elementi, che ho anche  ringraziato nei credits del CD. L’attuale formazione, che vede me (Massimiliano Monopoli) al violino elettrico, Massimo Bozza al basso, Grazia Maremonti alla voce, Silvio Silvestre alla chitarra, Lorenzo Semeraro al piano elettrico e Gianmarco Franchini alla batteria, ha da qualche anno una certa stabilità, ma non è escluso che, in un immediato futuro, possa esserci qualche ritorno di chi  negli anni scorsi ha contribuito  umanamente e musicalmente alla continuazione di questo progetto.

Il nuovo disco si intitola “Percorsi”: me ne parli?

Come ho scritto, “Percorsi”, è un lavoro che si basa su ciò che è accaduto in questi anni. Mi è piaciuto fare un viaggio non tanto immaginario all’interno della mente umana con l’iniziale “Eurasia”, brano strumentale, che “espone” le nostre radici  musicali contaminate con ciò che sentiamo in giro ed anche da ciò che si vede e si vive  giornalmente nella società. Il secondo  brano “… Per Te”, è un doveroso ricordo di una persona  speciale che non c’è più, il cui distacco è stato doloroso anche se, verso la fine, c’è una specie di promessa  e speranza di rivedersi nell’altra dimensione, con amore e serenità. Il terzo Brano “L…” è il racconto di un grande amore finito in modo strano ed inatteso, dura più di otto minuti ma è stato concepito e completato in soli tre giorni. L’ultimo, “Male Interiore”,  è una specie di riflessione finale che, sviluppandosi, lascia  lo spazio a varie interpretazioni non definitive. La bonus track è la versione single di “L” , iniziato come un piccolo scherzo ma che, riascoltandolo, è la parte essenziale oltre che del brano, direi, dell’intero CD. Quello che mi piace ricordare è la bella e spontanea collaborazione con la scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta, con cui si è subito entrati in sinergia. Le musiche che ho composto  sono state magnificamente narrate con i suoi testi che, se ben ascoltati, facilitano a capire l’intero lavoro.

Come si ricollega al lavoro precedente?

Questo è un lavoro  che volevo si discostasse dal precedente per vari motivi. Non ci si può ripetere e creare delle idee musicali che si possono ben sviluppare, non è facile seppur affascinante. Sicuramente si sente un marchio di fabbrica riconoscibile nel sound. Il mio violino elettrico, il basso di Massimo Bozza e la voce di Grazia Maremonti sono la continuità sonora di ciò che fu il primo lavoro, ma la costruzione e gli arrangiamenti dei brani, secondo me, hanno un’impronta diversa, con meno rimandi al prog, con una tessitura armonica un po’ più fluida, mantenendo una certa melodicità. Dopo un primo ascolto qualcuno ha detto e scritto che è musica non etichettabile in cui si trovano vari stili ed, anche, sonorità da musiche da film. Beh questo era un po’ il mio obiettivo… andare avanti… speriamo di esserci riusciti!

Lo avete già presentato dal vivo? Sono previste date nell’immediato?

L’estate scorsa lo abbiamo testato interamente dal vivo, proprio per constatare l’impatto  e la reazione di chi è venuto ad ascoltarci. Tutto ciò ci ha dato  la tranquillità di poterlo incidere in un giorno, tranne la voce che è stata messa dopo per ovvi motivi tecnici di registrazione. Sì, sono previste date a cominciare dalla prossima primavera. Chi segue la nostra pagina Facebook  viene sempre informato in real time, un po’ come è accaduto per le varie fasi di realizzazione del CD.

Come giudichi lo stato del prog in questo particolare momento e quello della musica italiana in generale?

Non mi piace la parola  giudicare, al massimo posso esprimere un mio personale parere. Sinceramente non seguo molto la scena prog perché la reputo un po’ troppo ripetitiva negli schemi che si rifanno, stilisticamente, ai grandi del passato. Ci sono tanti gruppi tecnicamente validi e di alto livello. Quello che manca è l’aspetto melodico che secondo me è, invece, molto importante per potere realizzare qualcosa di fresco ed immediato, che possa sposarsi bene con  quello ritmico che dà la spinta al tutto. Senza una buona melodia anche i più grandi musicisti, alla lunga, possono diventare noiosi. La musica italiana? La definirei in “prognosi riservata” in attesa dell’auspicato risveglio dall’agonia dei falsi miti creati dai talent televisivi,  che danno spazio all’immagine ed al riciclare minestre sin troppo riscaldate. C’è poca creatività e, parere personale, forse “qualcuno”  vuole che vada cosi.

Hai già idea di quale potrebbe essere il futuro prossimo di Plurima Mundi?

Una cosa è certa. Non passeranno sette anni per il prossimo lavoro. Vorrei realizzarlo  entro due anni per concludere la mia idea iniziale di volere incidere tre lavori in dieci anni. Spero di farcela ma, a parte i numeri, sarà la creatività a fare capire quanto e quando potrà essere realizzato. Produrre un CD giusto per farsi vedere sul mercato non serve a nulla. Se, invece, il contenuto sarà all’altezza, ci sentiremo, moderatamente, presto!



Tracklist

1. Eurasia
2. E mi Vedrai... per te
3. L. ... tu per Sempre
4. Male Interiore (La Mia Età)
5. L. ... tu per Sempre (Single Version) (Bonus Track)

Line-up

- Massimiliano Monopoli / violin
- Grazia Maremonti / lead vocals
- Massimo Bozza / bass guitar
- Silvio Silvestre / electric guitar
- Gianmarco Franchini / drums & percussion

- Lorenzo Semeraro / piano