mercoledì 22 maggio 2013

Curved Air-“Live Atmosphere” (CD/DVD)


Articolo apparso su MAT2020 di gennaio.

MAT2020 incontra Sonja Kristina, in occasione dell’uscita del CD/DVD “Live Atmosphere”. I Curved Air sono più vivi che mai…

La leggendaria band Inglese “Curved Air” pubblica il CD/DVD “Live Atmosphere”.

Tornati insieme nel 2008 - dopo un periodo sabbatico di 18 anni - con diversi concerti e la presenza in numerosi festival (Gran Bretagna, Giappone, Italia, Malta, Germania, Portogallo, Olanda e Belgio), i Curved Air continuano a entusiasmare una massa sempre crescente di fan vecchi e nuovi. I loro mix sperimentali di temi classici, suoni elettronici, energia pop/rock e belle canzoni senza tempo, vengono eseguiti con calore e passione oltre che con una musicalità straordinaria.

Il 12 novembre 2012, con grande entusiasmo da parte dei loro fan in tutto il mondo, i Curved Air hanno presentato ufficialmente il nuovo CD / DVD dal titolo “Live Atmosphere”, canzoni di rivoluzione, pazzia, sconfitta, desiderio e fantasmi: una compilation unica di canzoni dei Curved Air interpretate  in modo vitale e “contemporaneo”.

Live Atmosphere” include nuove e rivisitate  versioni di molti brani classici del loro repertorio dei primi anni '70, tra cui le hit "It Happened Today" e "Backstreet Luv", così come alcuni brani preferiti dai fan come "Propositions", "Phantasmagoria" e "Stretch". Prodotto da Marvin Ayres, l’album mette in mostra sia i nuovi membri della band che gli “originali”, e viene fornito con un DVD bonus caratterizzato da un collage visivo d’atmosfera.

La band, che vede ancora Sonja Kristina come frontwoman, ha selezionato i brani dopo aver effettuato una registrazione multitraccia dell'intera prima tappa del “Live AtmosphereWorld Tour”




Lo scambio di batture con Sonja…

A.E. Quali sono le maggiori differenze tra la musica dei Curved Air realizzata 40 anni fa e quella attuale?

S.K. Florian Pilkington Miksa, il primo batterista dei Curved Air, suona meglio che mai. I nuovi musicisti, il chitarrista Kit Morgan, il bassista Chris Harris, il tastierista Robert Norton e il violinista Paul Sax, hanno molte influenze in più rispetto a quelle degli autori originali, e molti anni di esperienza supplementare come musicisti e performers. Robert e Paul, da giovani, sono stati entrambi ispirati in buona parte dai primi album dei Curved Air. Tutti sono in grado di apprezzare lo spirito e la libertà dentro la nostra musica e farla vivere attraverso lo sviluppo dei modelli originali. Attualmente stiamo creando nuove canzoni che daranno la misura delle possibilità e dell’elasticità di questi artisti, che si esprimeranno tra l’area progressiva e quella contemporanea.
A.E. Cosa significa per te stare su di un palco ed interagire con il pubblico?

S.K. Mi piace far sognare, vedere immagini, ascoltare le storie e sentire l'eccitazione. La gioia del pubblico e l’ apprezzamento per la nostra musica sono una cura per l’anima.
A.E. Che cosa hai fatto nei 18 anni in cui i Curved Air si sono… riposati?

S.K. Ho gioito nel condividere il successo internazionale di Stewart con i Police (Stewart Copeland, ex marito di Sonja) e nel fare la madre dei nostri figli. Mi sono stati offerti ruoli  teatrali in commedie e musical, e mi sono cimentata con la scrittura e la registrazione -  sviluppo di nuovo materiale con formazioni diverse: in primo luogo “Escape”, nel 1977, che mi ha condotto alla pubblicazione del mio primo album da solista, “Sonja Kristina”, nel 1980; poi “Tunis”, nel 1983, mi ha portato a girare il  Regno Unito con materiale vecchio e nuovo.
Darryl Way ed io (Curved Air 84), abbiamo pubblicato un singolo, “Renegade”, e William Orbit ha mixato e prodotto una versione di “Walk on By” che ho pubblicato nell’ '83. Durante i miei anni felici con la Acid Folk, tra l’89 e il 96, ho pubblicato  due album, "Songs from the Folk Acid e “Harmonics of Love". Dalla fine degli anni '90 ho studiato canto e “pulizia del suono”, insegnando poi a vocalist impegnati in fase “studio”, e ho lavorato per sei anni in una università, preparando alla performance gli studenti aspiranti artisti. Ho anche ottenuto un Master in “Performing Arts”.
Poi ho raccolto e registrato un po’ di canzoni jazz e alcune usate nei musical, approcciandole con il mio personale stile. Ho chiesto al compositore / produttore Marvin Ayres,  se volesse  aggiungere un po’ di “atmosfera”, con il suo stile che lo caratterizza, e abbiamo così collaborato a questo progetto, e poi lui ha prodotto materiale che abbiamo creato insieme come “MASK”, tra il 2000 e il 2008.  Abbiamo anche registrato due album, "Heavy Petal, the Tenebrous Odyssey and Jack and Virgina(2005), e “ Technopia” (2010).
I Curved Air continuano a beneficiare del talento di Marvin. Lui ha suonato e prodotto le belle e nuove rivisitazioni delle mie canzoni "Elfin Boy ” e “Melinda More or Less, che sono state incluse nella versione del 2008  di Curved Air “Reborn”, (prodotto da Darryl Way). Ha poi prodotto Live Atmosphere”, l’uscita del 2012 dei Curved Air, registrato durante il “Live Atmosphere Tour 2011 – 12”. La sua produzione cattura la brillantezza della nostra band in concerto e sono molto orgogliosa di questo album. Ha anche rimasterizzato la vecchia registrazione della BBC, “Airwaves”, pubblicata dalla Cleopatra Records negli Stati Uniti, nel 2012.

A.E. So di una tua partecipazione ad un album di Sophya Bacini, prodotto dalla BWR. Puoi dirmi qualcosa in proposito?

S.K. Sophia mi aveva scritto per proporre una sorta di collaborazione, dicendomi anche che le sarebbe piaciuto scrivere una canzone per me. Dopo circa diciotto mesi mi ha inviato il brano, un dialogo tra Eva e il Serpente che è risultato molto suggestivo. Ho registrato la voce nello studio di Marvin Ayres, a Londra,  e l’ho inviato a Sophya. Sophya è rimasta molto soddisfatta del mio lavoro, e questo mi ha resa felice.

A.E. Ultimamente ti sei esibita assieme a Jerry Cutillo. Che tipo di rapporto ti lega agli artisti italiani?

S.K. Nel 2002 sono stato invitata a registrare in Italia da Arturo Stalteri e Fabio Liberatori. Ho scritto i testi per due canzoni del loro album, “The Assimov Assemby”, ed è stato un privilegio “entrare” nella loro musica.
I Curved Air hanno instaurato un buon rapporto con l’Italia, sin dagli anni ’70.
La nostra ultima performance risale a “Stazione Birra”, a Roma nel 2008, e spero di partecipare a qualche a festival italiano nel corso del 2013.
Jerry ed io abbiamo avuto modo di conoscerci su facebook. Mi aveva chiesto un anno fa di registrare la sua canzone “Baba Gaia”… non è stato possibile, ma ho accettato il suo invito a partecipare al concerto all’ X Roads,  a Roma,  con gli OAK, il giorno di Halloween, nel 2012. E 'stato un incontro molto positivo. Jerry ha una grande energia che incontra perfettamente il rock progressivo. Speriamo di suonare ancora insieme in futuro. Nell’occasione ho avuto anche il grande piacere di incontrare la bella Sophya Baccini, che ci ha raggiunto sul palco per il bis.

A.E. Che cosa hai pianificato per il tuo futuro e per quello dei Curved AIR?

S.K. Un tour mondiale con i Curved Air, e la registrazione di un sacco di materiale nuovo.


Note sui Curved Air.

Considerati (secondo AllMusic) "uno dei maggiori risultati conseguiti fra tutte le band concentrate nell'esplosione prog-Britannica della fine anni '60", I Curved Air sono un gruppo progressive rock pionieristico, costituito da musicisti provenienti da esperienze artistiche miste.
Sono famosi per le loro indimenticabili performance dal vivo e per la loro musica “Art Rock”,  e anche per le impronte quasi classiche di Terry Riley agganciate al violino bellissimo e demoniaco, combinate con avventurosi sintetizzatori elettronici e intessute con brillanti trame di chitarra, ricamate in modo magico e ipnotizzante dalla presenza subliminale ed esotica di una cantante solista unica, Sonja Kristina.
Insieme con gli High Tide e gli East of Eden, i Curved Air sono stati uno dei gruppi rock dopo gli It's A Beautiful Day e gli United States of America, ad usare un violino elettrico esplorato in modo “alternativo” dall'eccellente Darryl Way e ora dal dinamico Paul Sax. L'originario tastierista/chitarrista Francis Monkman è stato il precursore del futuro genere  “elettronico” e dell'improvvisazione d'ambiente. Robert Norton ha ereditato questo modello sonoro e lui stesso intesse paesaggi sonori eterei ed ne espande i confini verso altri orizzonti, mentre Florian Pilkington Miksa, già allora come oggi alla batteria - con la maestria di Chris Harris al basso - fornisce l'impulso ritmico espressivo che è la firma dei Curved Air.
I Curved Air hanno pubblicato otto album in studio e, pur appartenendo agli innovatori del “progressive”, sono stati salutati come pop star quando il loro singolo, la sensuale "Back Street Luv", è entrato nella Top 5  nel 1971.
La line-up di “Live Atmosphere”, composta da Sonja Kristina, Florian Pilkington-Miksa, Kit Morgan, Chris Harris Robert Norton e Paul Sax , è insieme in tour dal 2009.

Sonja Kristina

Prima dei Curved Air, durante la sua adolescenza, l'attrice e cantante Sonja Kristina si esibiva nei folk club britannici.
Nel 1968 ha interpretato il ruolo di "Chrissy" in “Hair”,  il radicale Tribal-Rock Musical, quando è stato messo in scena al Teatro Shaftesbury di Londra. Come cantante solista e paroliera dei Curved Air, ha superato la media delle top vocalist femminili britanniche, diventando la prima cantante britannica leader di una rock band conquistando il cuore di una generazione di giovani uomini, ragazzi e di intenditori di musica.






martedì 21 maggio 2013

Ricordando Ray Manzarek…



Luciana Figini ci regala ancora qualche emozione musicale antica.

LE PORTE DELLA PERCEZIONE SI APRONO ANCORA…
Frammenti, pensieri, ricordi pensando ai Doors

Io canto quello che gli altri non dicono. Per me contano solo i testi di una canzone. Sono un poeta: mi piacerebbe dire al mondo delle cose importanti.
Ogni cosa al mondo è un simbolo. Ogni cosa sembra lì per se stessa, ma in realtà è qualcosa d’altro.
La vera poesia non dice nulla. Dà solo una parvenza della realtà. Apri tutte le porte. Tu puoi passare attraverso una qualsiasi … quella che ti ispira di più…” (Jim Morrison )

Jim Morrison era il cantante, il poeta, il mattatore, la figura carismatica dei Doors, gruppo creatosi nel luglio del 1965, dopo l’incontro sulla spiaggia di Venice, sulla costa californiana, con Ray Manzarek , più tardi seguiti da John Densmore e Robert Krieger.
Il nome del gruppo deriva probabilmente da una frase di William Blake, il grande poeta inglese di cui Morrison era fanatico: “If the doors of perception were cleansed everything would appear as it is, infinite”.
Un’altra versione parla di una frase pronunciata da Morrison stesso: “There are known and unknown things, in-between there are doors”o del titolo di un famoso libro di A.Huxley “The Doors of perception”sugli effetti delle droghe.
L’idea che comunque era alla base del gruppo , e nella mente di Morrison principalmente, era di usare la musica ed i testi delle canzoni come un modo per “irrompere dall’altra parte”, conoscere il lato più irrazionale della mente umana, e questo, purtroppo, anche attraverso l’uso smodato di droghe, soprattutto l’LSD, in grado di modificare la percezione della realtà e di creare allucinazioni così reali da sembrare la realtà stessa.
Erano questi tempi gloriosi per la creatività musicale, ma anche tempi bui: molti cantanti e musicisti morirono agli inizi degli anni settanta per non avere capito la pericolosità enorme delle sostanze allucinogene e di altre droghe, consumate in grandi quantità , quasi fossero noccioline: in tre morirono in quegli anni, tutti e tre stranamente avevano la stessa iniziale nel nome, tutti e tre erano stati musicisti formidabili e innovativi: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix.
I Doors si impongono negli States nel periodo delle marce antimilitariste, dei fermenti nei campus universitari, immersi in una atmosfera di rivolta contro l’establishment , passione e violenza creativa.
Jim non conosce la musica, ma scrive poesie da quando era bambino: i suoi testi sono visionari e dissacratori, pieni di simboli ma anche di riferimenti violenti e diretti.
E poi c’è lui, con la sua bellezza un po’ perversa, con il suo carisma fuori dal comune e la tensione che sa creare sul palco, fino a provocare l’intervento della polizia per i suoi atteggiamenti provocatori e assolutamente fuori dagli schemi.
I Doors cantano contro la guerra (“The Unknown soldier”) , contro la famiglia, parlano di morte e allucinazione (chi non ricorda “The End” nel film “Apocalypse now”?).
Morrison è un ciclone : s’attacca al microfono, s’inginocchia sul palco,si getta tra il pubblico. Ogni concerto dei Doors è sold out.
E’ l’eccesso il segreto del successo di Jim , ma anche la causa della sua rovina: già durante il concerto all’Isola di Wight , nell’estate del 1970, è evidente la stanchezza, la decadenza fisica e psichica di un uomo votato a sorpassare ogni limite, anche nel campo dell’alcool e della droga.
Muore a Parigi, il 3 luglio del 1971.
Ancora oggi la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi di gente di ogni età .
Stranamente in Italia i Doors divennero davvero famosi solo all’inizio degli anni 80, cioè dopo 10 anni dalla morte di Jim.
E’ una cosa che ricordo benissimo ma che non mi so spiegare: forse i testi e la musica dei Doors erano così particolari da avere bisogno di un lungo periodo di “digestione”, o , molto più semplicemente, negli anni settanta avevano imperato il pop ed il rock, lasciando poco spazio ad altri generi più “difficili”.
Queste, ovviamente e come sempre, sono considerazioni di una appassionata di musica , non certo di un’esperta…
Ma finiamo lasciando ancora la parola a Jim:
Volevo solo provare i confini della realtà. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo . Tutto qui: solo curiosità:”

lunedì 20 maggio 2013

Tanti auguri a Pete Townshend



Ha compiuto ieri 68 anni Pete Townshend, nato il 19 maggio del 1945 a Londra.
Ispirandomi ad un’immagine trovata sul web, e rielaborata da Cristina Mantisi, ho scritto questa storia “immaginaria”, inserita un paio di anni fa nel book “Cosa Resterà di me?”, scritto in collaborazione con Max Pacini.
Nella mia invenzione estemporanea ho descritto un possibile comportamento di Pete, nel corso del primo concerto dopo la scomparsa di Keith Moon.
Tanti auguri Pete!!!

Forse sarebbe stato un concerto come tanti, con mulinelli a gogò conditi dalle peggiori imprecazioni.
Aveva bevuto troppo prima di salire sul palco … da un po’ di tempo era la regola.
La musica fluiva con regolarità, e la cascata di note sembrava mascherare chissà quale stato d’animo.
Non era mai stato così energico e allo stesso tempo assente … Pete.
Ogni accordo era ripetuto con ossessione, e il rock si era trasformato in un flamenco.
Sembrava sgorgassero i colori, muovendosi a ondate, ma erano tinte tendenti al buio più totale.
Lui stesso ne era investito, mentre dal suo corpo, radiografato da lastre di suoni, usciva tutto il suo malessere.
Guardò Roger, ma non fu rassicurato dalla sua presenza … non erano mai stati in vero accordo e lui, adesso, stava cercando la simbiosi totale.
Decise di continuare a saltare prima di girarsi ancora.
I colpi di basso elettrico gli ricordarono che su quel palco c’era la sua generazione … almeno John non l’avrebbe tradito.
Ma quanto tempo sarebbe ancora passato prima di voltarsi indietro? Forse un album intero?
Quando partirono i violini, e Baba volgeva al termine, trovò il coraggio per ruotare su se stesso, sperando che nulla fosse cambiato, magari un sogno, un incubo, e nulla più.
Un ultimo salto, un ultimo FA maggiore e Pete incontrò la verità che cercava di allontanare. Era il 1978, forse novembre.
Cercò lo sguardo di un pazzo, gli occhi di un uomo dannato, la mano di un amico sicuro, e … niente di tutto questo.
Era tutto vero, Keith era partito per sempre e nessuno avrebbe mai potuto sostituirlo.
Chissà se manca solo a me?”, provò a cantare Pete.
Quel palco era un vero inferno e mai più niente sarebbe stato come prima!

domenica 19 maggio 2013

In attesa del VOX40... il pensiero di Bernardo Lanzetti...


Articolo apparso sul numero speciale di MAT2020, nel mese di aprile

Facciamo il punto con …  Bernardo Lanzetti

Partiamo dal presente, dal tuo nuovo progetto dedicato alla “voce” e al racconto della tua intensa attività, iniziata oltre 40 anni fa. Che cosa è “VOX40”  e come nasce l’idea di realizzarlo?
Un insieme di avvenimenti quali la ristampa in Gran Bretagna degli album dell’Acqua Fragile, il trovarmi circondato da musicisti diversi che rispettano i miei lavori e il mio approccio alla musica e in più la mia voce, che ultimamente si è superata portandomi alle tre ottave di estensione; tutto questo mi ha fatto scattare la scintilla ed è nata l’idea di celebrare 40 anni di vocalità.

Quali sono gli elementi salienti che costituiscono “VOX 40”? Quali i protagonisti?
Uno dei momenti più singolari sarà “Acqua Fragile per Orchestra” ovvero la rivisitazione delle musiche dell’Acqua Fragile da parte di una piccola orchestra classico/moderna, solitamente specializzata in tanghi argentini, ma che io ho scoperto molto Prog nel sound. Un po’ come Astor Piazzolla sta ai Gentle Giant. Altro elemento sarà naturalmente la mia voce nelle musiche PFM, ma anche episodi d’avanguardia, Glovox compreso, e le ultime avventure targate CCLR.

VOX40” è da considerare come singolo episodio o lo si può immaginare, almeno nelle intenzioni, un contenitore itinerante e replicabile?
Senza dubbio VOX 40 sarà replicabile con modifiche ed aggiunte strategiche.

Esiste anche la possibilità di rappresentazioni fuori dai nostri confini, magari con ospiti locali?
Stiamo lavorando ad un episodio Londinese che al momento è previsto per ottobre.

So che passi molto tempo all’estero, a contatto con altre culture musicali. Puoi fare il punto della situazione artistica relativamente ai paesi che frequenti, ovviamente Italia compresa?
La televisione ha disintegrato il pubblico di tutti i paesi del mondo. Credo che mai come oggi si possano contare così tanti bravi musicisti e così poche persone disposte ad ascoltarli. A differenza di altri paesi che da sempre hanno una loro musica - il Flamenco per la Spagna, il Rock per gli USA, la musica sudamericana per quelle popolazioni, etc. – l’Italia è ancora ferma al giustamente mai superato melodramma. Generalmente poi, chi arriva alla musica ambisce solo a diventare personaggio.

Torniamo al discorso “voce”. Tutti indicano Demetrio Stratos come il capostipite della generazione degli sperimentatori vocali. Che cosa è accaduto in generale e… che cosa  è accaduto a te, negli anni successivi alla sua prematura dipartita? Esiste chi si applica costantemente nell’opera di ricerca e di innovazione?
Ci sono tantissimi “vocalist” e sperimentatori in tutto il mondo. L’industria discografica e dell’intrattenimento, generalmente li ignora. Sperimentare con la voce è qualcosa che ha a che fare con la ginnastica, la filosofia ed il mistero.

Stratos, Chapman, Gabriel… quanto questi mostri sacri hanno influenzato la tua crescita e le tue scelte?
Non dobbiamo dimenticare che la voce maschile, a differenza di quella femminile,  inizia il suo percorso più importante solo tra i 12 e i 14 anni per cui i veri modelli possibili arrivano ad essere studiati tra i 16 e i 20 anni o addirittura più tardi. Personalmente da bambino cantavo di tutto, dai canti di chiesa in latino a Domenico Modugno ad Elvis Presley (mio fratello, più grande di me, portava i dischi in casa), ma solo verso i 17 anni ho sentito che la mia voce era solida e forgiabile. Roger Chapman è stato il primo maestro cui la mia voce mi ha condotto, poi Peter Gabriel, uno studio nobile e delicato. Contemporaneamente ho potuto riavvicinarmi ad altri maestri del passato, come Ray Charles, o ristudiare il canto di Jimi Hendrix o Neil Young. All’epoca non avevo alcun “modello italiano”, e quindi neppure Demetrio Stratos, che è entrato nei miei “studi” solo negli anni ’90.

Sono molti gli esempi di vocalist, un tempo fantastici, che oggi accusano battute di arresto che profumano di sentenze definitive. Tu al contrario sembri ancora in evoluzione. Esiste un segreto per mantenere efficienza ed espressività dello “strumento”?
Non conosco un segreto se non il portare sempre un grande rispetto al canto e ai grandi interpreti. Il Dottor Fussi, lo specialista delle corde vocali cui si rivolgono i più grandi cantanti del mondo, ha trovato le mie perfettamente pulite ed allineate come non avessi mai cantato. A suo avviso ho avuto la fortuna di cantare sempre in maniera corretta, così che ho continuato a migliorare.

Osservare quanto accade nei “Talent” oggigiorno fa riflettere su come la loro presenza, 40 anni fa, avrebbe impedito la nascita di assoluti talenti: come sarebbero emersi Dylan, Young o Battisti? Se fosse tuo il compito di giudicare dei giovani aspiranti cantanti, che cosa inciderebbe maggiormente sul tuo giudizio?
Non posso rispondere in maniera specifica se ci riferisce a quanto accade in televisione, perché da circa sette anni non ne posseggo una e non ho occasione per guardarla. Però provo a sintetizzare il mio pensiero.
Ogni interprete, autore, performer, ha il dovere di dimostrare il rispetto e l'appartenenza al mondo di coloro che l’ hanno preceduto. Salvo rarissime eccezioni, sono disturbato da chi si presenta dicendo… "faccio solo pezzi miei",  come se fosse caduto sulla terra da un altro mondo e in realtà non avesse imparato o addirittura rubato dai grandi maestri o dai tanti onesti e validi esecutori viventi e non. Per capirci, dai Beatles agli Stones, da Springsteen a Joni Mitchell, da Bob Dylan a Jeff Buckley, tutti si presentano fluttuando nel grande fiume del Rock misurandosi con le cover, le rivisitazioni, i tributi e le celebrazioni.
A mio avviso però, ogni giovane artista deve trovare e studiare da solo il/i proprio/i maestro/i rifiutando ogni imposizione, soprattutto quelle che vengono dal mondo dei media o dello spettacolo televisivo. L'artista non è tale se almeno una volta, agli inizi del suo percorso, non rompe gli schemi, e se oggi lo schema è il partecipare ad uno spettacolo televisivo...

Dagli Acqua Fragile alla PFM  sino ai giorni nostri… prova a tirare qualche conclusione di un periodo di vita lungo e importante.
I lavori più importanti sono quelli nati in modo semplice e naturale. Ci si accorge del loro valore solo con il passare degli anni.

Bernardo, fuor di retorica, che cosa significa per te cantare?
Quando canto, apro le braccia e con una mano cerco i grandi maestri del passato, con l’altra mano provo a raggiungere il futuro. Davanti a me, lo spazio infinito…


sabato 18 maggio 2013

E' in arrivo il nuovo album dei Pandora...



Dopo le soddisfazioni ottenute con l’album Sempre e ovunque oltre il sogno -  21° posto nella TOP 100 dei CD Prog del 2011 nel programma statunitense “Global Progressive Rock Network - i Pandora in questi giorni hanno ultimato il nuovo album, Alibi Filosofico, la cui data di uscita è imminente.
Prosegue la collaborazione con Ams Btf di Matthias Scheller, connubio che consente la  continuazione di un percorso prog iniziato molti anni fa.
Realizzato nei nuovi studi PandoraMusic, interamente registrato e mixato da Claudio Colombo, Alibi Filosofico ha avuto un iter costruttivo di circa cinque mesi.
Una caratteristica del nuovo disco è la presenza di ospiti di spessore: David Jackson, Arjen A. Lucassen e Dino Fiore.

Dice David Jackson:
Ho registrato due tracce di qualità e molto diverse tra loro. I Pandora sono una grande band molto originale. Mi hanno messo davanti ad una vera sfida, con alcuni incredibili passaggi tecnici molto difficoltosi, e idee piuttosto fuori dalla norma. Claudio e Beppe Colombo hanno anche avuto un’altra grande idea e mi hanno suggerito di fare la parte centrale di “Apollo”(uno dei brani) con i miei studenti disabili, suonando nel Soundbeam & Switch. Il mio intervento si è incastrato perfettamente nel mondo dei Pandora, che è molto ricco e vario, un contenitore di delizie. Mi sono divertito moltissimo suonando la loro musica e loro sono molto soddisfatti della collaborazione”.

… stay tuned, stay with us…

I N F O R M A Z I O N I  S U L  D I S C O

T R A C K  L I S T:

1. Il Necromante, Khurastos e la Prossima Vittima
2. Né Titolo Né Parole
3. La Risalita
4. Apollo
5. Tony il Matto
6. Sempre con Me
7. Alibi Filosofico

L A  B A N D:

Beppe Colombo:
tastiere

Claudio Colombo:
batteria, basso elettrico, chit.elettrica, chit.acustica,
chit.classica, quatro portoricano, tastiere, flauto traverso, cori

Corrado Grappeggia:

voce, cori, tastiere

G L I  O S P I T I :

David Jackson
( Van Der Graaf Generator )
Arjen A. Lucassen
( Ayreon, Star One, Guilt Machine )
Dino Fiore
 ( Il Castello di Atlante )

. . . e   a n c o r a

-Meldreth School Children-
Jamie Arif, Melissa Read,
TJ Forman & Matthew Betts:
( Soundbeam & Switches )
Leonardo Gallizio
( basso elettrico, basso fretless )
Emoni Viruet
( voce, cori, percussioni, art work )
Duilio Mongittu
( voce di “Apollo” )


Per altre informazioni:
Pandora

BTF

Ufficio stampa MAT Service:


venerdì 17 maggio 2013

Prove aperte al VOX40



Bernardo Lanzetti –VOX 40 - Prove Aperte (Ingresso libero)
Teatro Al Parco, Parma, 27 maggio dalle ore 15:00 alle 18:30


Nel concerto “VOX 40” un’attenzione particolare è posta nella prima parte che sarà dedicata alle musiche di “Acqua Fragile”.
Infatti nel 2011, la prestigiosa etichetta anglo/americana “Esoteric” riesce finalmente ad acquisire i due album del gruppo di Parma, li rimasterizza e li distribuisce all’estero.
E’ cosi che dopo 40 anni circa, la musica di Acqua Fragile trova i suoi estimatori ed il meritato successo, pur di nicchia, di pubblico e critica.

Più di un anno fa, Lanzetti assiste ad un concerto della “Tango Spleen Orchestra”, condotta dall’italo-argentino Mariano Speranza, e rimane affascinato dalle sonorità e dall’approccio modernissimo a singolari soluzioni armoniche e ritmiche.
Invitato a considerare le musiche dell’Acqua Fragile, il maestro Speranza decide di abbracciare il progetto VOX 40 dove Bernardo, con l’aiuto di due coristi, in realtà due musicisti/strumentisti completi quali Alex Giallombardo e Anna Barbazza, intende interpretare le composizioni di AF riproposte da una piccola ma agguerrita formazione classico/moderna.

Tutte le frasi musicali, le armonie, i cori, le ritmiche e le stesure originali sono state mantenute e le nuove orchestrazioni sono intese ad evidenziare e sottolineare le caratteristiche già presenti ma inquadrate da angolature diverse.

Sul Palco: pianoforte, chitarra, contrabbasso, percussioni, bandoneon, violino e viola + quartetto d’archi (violoncello, viola e due violini).
Due coristi e, in due brani, anche basso elettrico e batteria, suonati dagli elementi originali dell’Acqua Fragile.

Alle “Prove Aperte”, assistiti da un operatore, si potrà presenziare al sound-check e alle esecuzioni con 16 musicisti in scena.

Per ulteriori informazioni e adesioni telefonare al 335 5249448
o inviare una mail a:  m.bonini@lunenuove.com  

giovedì 16 maggio 2013

Unreal City-La Crudeltà di Aprile


La Crudeltà di Aprile è il titolo dell’album di esordio degli Unreal City, giovanissima band parmense.
Sottolineo l’elemento età, perché il contrasto tra esso e la qualità/complessità dell’album è un valore da cui non si può prescindere.
Questa sorta di “anomalia positiva” - mi riferisco alla passione rivolta ad una musica nata una quarantina di anni fa - mi permette una considerazione più generale sulla musica progressiva, e cioè l’evidenziazione di un lecito parallelismo con quella classica, studiata e suonata senza alcuna distinzione generazionale e culturale. Tutto questo nobilita un genere che non è mai morto, il prog, anche se divenuto nicchia musicale, ma ormai utilizzato da chiunque decida di affrontare un percorso fatto di grosso impegno, senza avere come obiettivo principale il successo. 
Ma… quale è stata la scintilla che ha acceso gli Unreal City?

La risposta probabilmente è diversa per tutti i componenti. Sicuramente il fattore genitori è importante in tutti i casi, ma nell’era di internet, del download e dell’ informazione libera viene a mancare quella trasmissione del sapere che fino a pochi anni fa era monopolio della genitorialità. Ognuno segue la sua strada artistica e musicale, ma mai in linea retta, bensì tornando sui propri passi, ripercorrendo sentieri già battuti da altri prima della propria nascita, introiettando paradigmi e, nel limite del possibile (e dell’estetico) attualizzandoli. Si vengono a creare quindi nuovi modi di esprimere la propria creatività, incroci e sovrapposizioni originali di modelli standardizzati. Il tutto è elevato poi all’ennesima potenza, nel caso dell’esperienza gruppale”.

Gli Unreal City nascono nel 2008 e il primo traguardo è un EP, che viene utilizzato per farsi conoscere, anche se le liriche sono in lingua inglese, e ciò stride con la necessità di passare con chiarezza il messaggio. I testi de La Crudeltà di Aprile sono tutti in lingua italiana. Vale la pena approfondire, capire esattamente il significato e la concettualità di un album che profuma, anche, di cultura.

I testi, rigorosamente in Italiano, sono ricchi di citazioni letterarie e filosofiche che, utilizzando l’inglese, come nell’EP, sarebbero andate un po’ perdendosi. Il tema fondamentale è il divenire, l’effetto della temporalità sulle cose, che determina il loro essere, e sull’uomo, per quale si fa esistenza e mortalità. Le cose, gli uomini e gli spiriti soggetti al divenire corrompono continuamente la propria natura, fino a non riuscire mai veramente a definirsi in modo compiuto. Da qui, dalla disperazione dell’uomo per la propria mortalità e per la propria finitezza, nasce la tendenza ad estroflettersi  verso l’ignoto, tematica più volte affrontata con allegorie incisive all’interno dell’album, verso il non-umano. Questo tema principale è sviscerato tramite l’analisi dei suoi aspetti, parafrasati e simbolizzati in storie all’apparenza slegate, ma intimamente accomunate da quest’unico filo conduttore: la corruzione”.

L’incontro con Fabio Zuffanti, nell’estate 2012, fornisce la svolta, e la preparazione mentale degli U.C. spinge loro a guardare oltre, a tenere conto dell’aspetto tecnico, comunicativo e organizzativo, curando personalmente l’aspetto manageriale, ma con estrema umiltà, avendo cura di lasciarsi a tratti guidare da persone di piena fiducia.

La figura principale è stata senza dubbio quella di Fabio Zuffanti, nostro direttore artistico. Nel periodo di registrazione dell’album abbiamo assistito ad una vera e propria co-costruzione del sound del gruppo, attraverso un continuo scambio di idee e soluzioni musicali su tutti i fronti, da quello tecnicistico di base, armonico e melodico fino alle tematiche macroscopiche del concept. Un’altra figura importantissima è quella dell’ingegnere del suono Rossano “Rox” Villa, che ci ha condotto pragmaticamente attraverso l’esperienza della prima registrazione, alle volte fungendo anche da “porto sicuro”, stemperando lo stress e sdrammatizzando nei momenti critici delle registrazioni. Durante la nostra permanenza a Genova per la registrazione dell’album abbiamo avuto modo di  incontrare e collaborare con altre figure, come i ragazzi di Sibecomunicazione, con i quali abbiamo realizzato il videoclip di “Dove La Luce È Più Intensa”, una disamina psicoanalitica del rapporto fra uomo e società, e i musicisti de La Maschera Di Cera”.

Vale la pena ricordare le origini del nome della band:

Il nome del gruppo deriva dal comune amore, di Emanuele e di Francesca, per l’opera di T.S.Eliot e in particolare per il poema “La Terra Desolata”, in cui “Unreal City” apre, come un’invocazione, la sezione più celebre. Il tema principale è l’alienazione dell’uomo moderno, il suo essere una monade isolata che impazzisce di fronte al mistero della relazionalità, della complementarietà fra gli uomini”.

La line up a quattro, abbastanza classica nelle fondamenta, presenta una piacevole sorpresa rappresentata da Francesca Zanetta, chitarrista elettrica. Sono davvero poche le figure femminili che si cimentano con questo genere, soprattutto con uno strumento, ma la cosa che stupisce di Francesca - e della band  in genere - è la cultura musicale di base, una attenzione per i dettagli che si può spiegare con una sola parola: passione estrema.
Oltre a lei, sono presenti il cofondatore Emanuele Tarasconi alle tastiere e voce, Francesco Orefice al basso e Federico Bedostri alle percussioni.
Quasi un’ora di musica utilizzata per descrivere la condizione umana, un concentrato di sonorità vintage proposte attraverso tecnologia avanzata, mista a tradizione, e diventa caratterizzante l’utilizzo del Liuto rinascimentale, così come il Theremin - lo strumento elettronico più antico - utilizzato per arricchire l’effettistica. Dal punto di vista strumentale è di assoluta rilevanza quella del violinista Fabio Biale.
La voglia di sperimentare e di provocare reazioni conduce all’invenzione di una lingua, l’atlantidese, priva di significato - e quindi indecifrabile per l’ascoltatore -  ma dal sapore antico, e nell’occasione voce del popolo di Atlantide.
Ma un idioma reale antico viene davvero impiegato, il greco, e gli U.C. utilizzano il verbo di Platone per descrivere la distruzione di Atlantide.
Tutto ciò per fissare lo sguardo su di uno sforzo culturale che porta  a mischiare le arti -  letteratura, storia, musica e immagini. E’ come se gli Unreal City, dopo una ventina d’anni di cammino, fissassero un primo paletto, un racconto di vita che, normalmente, richiede esperienze molto più ricche, per  avere la certezza di una buona maturazione - e quindi di risultati più solidi.

Ma come definiscono la loro musica gli U.C.?

“…  Prog Sinfonico con, soprattutto per quanto riguarda la parte testuale, forti influssi dark e gotici. A questo fine abbiamo cercato di utilizzare strumenti adeguati a questa definizione, soprattutto sul versante tastieristico con l’utilizzo di organi Hammond e Liturgici, Mellotron, Moog, Clavinet, Rhodes, ma anche su quello chitarristico e bassistico mediante l’utilizzo di effettistica vintage come riverberi, spring e delay a nastri. Un discorso a parte crediamo meriti il ruolo di Federico, le cui linee di batteria hanno il sicuro merito di traghettare le musiche scritte da Emanuele in molto, forse troppo, seventies, all’interno di un contesto meta musicale più (post) moderno e accattivante, pur mantenendo ovviamente fissate certe modalità e strumenti irrinunciabili per il nostro genere”.

La proposta degli Unreal City non può prescindere dalla fase live:

Abbiamo sempre cercato di proporre la nostra musica dal vivo, anche in contesti con cui all’apparenza c’entriamo poco o nulla. Troppo spesso il prog si auto ghettizza dentro i suoi templi sacri, snobbando le realtà concertistiche di altra estrazione. Con nostra grande sorpresa continuiamo sempre più a trovare appassionati anche in contesti “neutri”, alla faccia del genere di nicchia. La grossa difficoltà, alle volte frustrante, è l’attrito che molti contesti live mostrano con il nostro genere. Francesca, il nostro componente che più si occupa del versante live, lo sa fin troppo bene: C’è diffidenza nei confronti del nostro genere, con il quale, da parte di certi organizzatori di eventi, è difficile rompere il ghiaccio e giungere al completamento dell’ accordo”.

Un album davvero godibile, ed una band promettente, da subito sotto i riflettori.
In attesa  di vederli dal vivo, ecco il succo della loro musica…



 “La Crudeltà Di Aprile” è in distribuzione dal 24 aprile


La video intervista: http://youtu.be/sqG0oZj9vlE


Informazioni:
Unreal City




Mirror Records

www.mirrorrec.com



Hilary Studio



BTF
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