venerdì 3 luglio 2009

Jethro Tull: Palasport, 1° febbraio 1972


Un altro momento dei ricordi fornito da Lorenzo Costantini.
Le testimonianze dei concerti degli anni 70 sono preziose e immagino che il racconto delle numerose esperienze di Lorenzo suciteranno qualche nostalgia e qualche piccola invidia.

Palasport, 1 febbraio 1972.
Fu un grande concerto, forse uno dei più grandi dei Jethro Tull, esiste un bootleg che lo testimonia inequivocabilmente.
Se il concerto al Brancaccio di Roma del ’71, era servito per rompere il ghiaccio con il pubblico romano, il concerto del Palasport segnò la crescita e la maturità artistica dei Jethro, già evidente in Aqualung e consacrata poi in Thick as a Brick, di cui i Jethro eseguirono il #4 (the poet and the painter…….).

Il concerto fu aperto dai Gentle Giant, per la prima volta a Roma.




Suonarono alla grande con un repertorio e un sound molto “progressive” e fortemente innovativo.
Il pubblico romano rimase sorpreso e incantato, e dedicò loro una interminabile ovazione.
Il ricordo che rimane impresso è di alcuni “folletti” scatenati che con grande energia e assoluta precisione dominavano il palco del Palaeur suonando una grande musica. Infatti quel concerto decretò il grande successo e seguito che ebbero poi i Gentle Giant in tutta Italia.
Ai Jethro Tull l’unica possibilità che rimaneva era di superarsi, e lo fecero, con una grinta e una spettacolarità uniche e irripetibili, anche a dispetto dell’acustica del Palasport, tristemente famoso per i suoi echi e i suoi rimbombi.
Ma quella sera l’impianto WEM e gli ampli Hi-Watt fecero il miracolo: suono potente e presente come non si era mai sentito e in tutti gli ordini dei posti (il Palasport era stracolmo). L’Hammond era un leone infuriato che ruggiva sotto le mani di John Evan, che saltava da una parte all’altra del palco. Martin Barre, che ogni tanto era preso da “raptus” improvvisi, imbracciava la sua Gibson Les Paul “urlante” come non mai. Ian lanciava in aria il suo flauto, sempre più in alto, e lo riprendeva quasi fosse ammaestrato. Jeffrey andava su e giù sul palco come una belva in gabbia. Barriemore era l’unico che, pur suonando con grandissima energia, manteneva una sorta di ironico controllo della situazione.
Ormai il palco era la tolda del “Vascello Fantasma” squassato dalla tempesta (musicale), in cui una ciurma di marinai invasati lottava per trascinare tutti negli abissi più profondi. Ebbene la sensazione che si aveva era proprio di una sarabanda scatenata, di un vortice che stava inghiottendo tutti!
Mai si era vista tanta energia sprigionarsi da quel palco, il pubblico era ormai rapito, e soggiogato dal magico gioco dei Jethro Tull!
Le oltre due ore di concerto passarono come in un sogno, in cui il pubblico si era ormai perso, risvegliandosi tutti chiedevano: ti ricordi questo? …. ti ricordi quello? Ma rimanevano solo dei brevi flash-back, perché la forte partecipazione emotiva aveva “svuotato” un po’ tutti:
Gentle Giant + Jethro Tull = mc2


Jethro Tull
Palasport – Roma 1.2.72
Guests: Gentle Giant

My God / flute solo
God Rest Ye Merry Gentlemen/Bouree
By Kind Permission Of...
Thick As A Brick excerpt
Aqualung
To Cry You A Song
A New Day Yesterday
Cross-Eyed Mary / Drum Solo
Tomorrow Was Today
Hymn 43
Nothing Is Easy
Wind up
Instrumental
Locomotive Breath
Hard Headed English General
Instrumental Finale
Wind-Up reprise

Voice, flute, acoustic guitar Ian Anderson
Electric guitar Martin Barre
Piano & Hammond organ John Evan
Bass guitar Jeffrey Hammond - Hammond
Drums & percussion Barriemore Barlow

giovedì 2 luglio 2009

INXS


Nascono nel 1977 a Sidney, Australia, sotto il nome di Farriss Brothers, per cambiarlo nel 1980 in INXS, come l’album di debutto.
La band è composta dai tre fratelli Farriss, Tim (nato il 16 Agosto 1957, chitarra), John (nato il 18 Agosto 1961, batteria) e Andrew (nato il 27 Marzo 1959, tastiere); Michael Hutchence (nato il 22 Gennaio 1960, Lain Cove, Sydney, morto il 22 novembre 1997, cantante), Kirk Pengilly (nato il 4 Luglio1958, chitarra-sassofono-voce) e Garry Beers (22 Giugno 1957, basso-voce).
Il loro primo album è “INXS” del 1980, contenente la canzone “Just Keep Walking”,seguono “Underneath the Colours” nel 1981 e “Shabooh Shoobah” nell 1982, entrato nella U.S. top50.
Fino ad allora erano un gruppo poco conosciuto al di fuori dell’Australia, ma nel 1984, con l’album “The Swing” contenente la canzone “Original Sin” , il gruppo scala le vette della musica Europea ed Americana.
L’anno successivo l’album “Listen Like Thieves” riceve gli onori del merito, nonostante la critica inglese sia avversa nei confronti della band.
Nel 1986 Michael Hutchence si presta come attore per il film “Dogs in space”,ottenendone anche il singolo da TOP10 “Room for the memory”, colonna sonora del film. Nello stesso anno prende il via anche la tournée mondiale della band.
Nel 1987 rilasciano “Kick” , contenente canzoni come “New Sensation”, “Mistify”,”Devil Inside” e “I need you tonight”, forse la canzone più famosa del gruppo.
Arrivano primi nella classifica inglese col singolo di “I need you tonight” nel gennaio 1988.

Dopo l’album “X” del 1990 la band si prende un anno di pausa e i suoi membri si dedicano a progetti da solisti.
Nel 1991 producono l’album live “Live baby live”, nato dal concerto allo stadio di Wembley. Nello stesso anno ricevono una nomination ai Grammy Awards per il singolo Suicide blond e prendono parte allo straordinario show Rock in Rio.
Pubblicano nel 1992 “Welcome to wherever you are”, l’album destinato a divenire il vero preferito da gran parte dei fan.
Del 1993 “Full Moon, Dirty Hearts”.
Nel 1994 la prima “Greatest hits”.
L’album del 1997 “Elegantly wasted” fu l’ultimo con il gruppo per Michael Hutchence: fu trovato morto il 22 novembre 1997 in una stanza di albergo a Sidney, c’è chi dice morto suicida, altri dicono morto accidentalmente in un perverso gioco di autoerotismo.
Dal 1998 al 2003, per sopperire alla morte di Hutchence, gli INXS si rivolgono occasionalmente a cantanti come Terence Trent D’Arby (in occasione dei giochi olimpici di Sidney) e Jimmy Barnes. Negli anni successivi gli INXS cercano in vari modi un sostituto per il loro defunto leader, tanto da arrivare a produrre un reality televisivo chiamato “ROCK STAR:INXS”.
Il 20 settembre 2005 J.D. Fortune è il successore di Michael Hutchence e diviene leader del gruppo.
Il 20 novembre 2005 esce “Switch”, primo album degli INXS con J.D.Fortune.
(Last.fm)

mercoledì 1 luglio 2009

Convention Tullianos


Questo fine settimana regalerà agli appassionati fans dei Jethro Tull, in terra spagnola la tradizionale Convention "Tullianos".
Una parte di Italia sarà presente e quindi pubblicizzo l'evento attraverso le informazioni fornite da Gabriela Guardiola, una delle anime organizzatrici, conosciuta alla Convention di Alessandria.
A seguire una piccola nota relativa agli artisti e un'intervista.

Per mantenere il tocco "internazionale" presento il post in inglese, lasciando inalterate le parole di Gabriela.


The artist will be:

Cristobal Vergara
S.U.N.
Tundra (Jose Ignacio Martinez, Pedro Hernandez, Kim Pamies, Francesc Carnicer, Gabriela Guardiola)
O.A.K. (Jerry Cutillo, Carlo Fattorini, Antonio Orlando, Bruno Cavicchini, Gabriele Ferrari, Maurizio di Vara, Gabriela Guardiola)

Our guest this year will be Jonathan Noyce.
On our website it already appears that McShee and Conway cannot make it this year.
The convention begins at 2, with a fraternity dinner and the concerts start at 19:00, till midnight.
It is taking place in Gavà, at the Marc Grau Auditorium, a beautifull venue, a valley between the mountains.



How is born “Tullianos”?
In the end of 1997, our president, Albert Villanueva created a website about Jethro Tull. At the time, it was one of the very few (for not saying the only one) in spanish. This fact made that a lot of Jethro Tull fans visited the site and got in touch with him. Soon we got to comment that Spain was one of the few countries without a fan club.
A little later, some Tull fans from Barcelona and the metropolitan area started to get in touch. Between beer and beer at “El Flabiol” (our meeting point) we started to talk about the pros and cons of creating a kind of association like this.
Finally, in June 2003 we took the decition of formally creating “Tullianos”.

How many people there are in the fan club?
We are on a delicate moment regarding partners. Our rate has lowed to 100 after having been above 150. The causes? Economic crisis and the small commitment of some partners. I think those who really live the fan club, come to our meetings and enjoy the conventions will be Tullianos for ever.

How was born the collaboration between Spain and Italy?
From 1998, Jose Ignacio Martinez (our vice-president, before me) started to attend to the conventions in Italy and his friendship with Aldo Taggliaferro became closer.
Itullians always asked him why we didnt had a fan club in Spain. They helped us a lot with the contacts with the first guests and gave us some advises regarding the organization
.

What are the differences between Italian Convention and Spanish Convention, in your experience?
I think our convention is a big Tull fans party. We gather in the afternoon and stay together until midnight, talking, laughing, eating and drinking. Our guests become part of us and we can party with them during the whole day.
Itullians conventions are much more professionals. They are more focused on the concerts. I think there is not as much closeness between the guests and the fans.

Which is the more difficult part from the organizational point of view?
The most complicated issue always is to get together the guests agenda with our Convention. Also, our reduced budget causes us difficulties every year.
On the other hand, the contact with Mr. Anderson (to get a recorded greeting or some material for the draw) is always complicated. We will always miss a lider who cares about his fans. But… that’s a lost battle.

Which has been your greater satisfaction linked to the organization of Tull’s Convention?
Related to Tullianos, the first time we could meet personally Mr. Anderson and could make some pictures with him after a Tull’s concert in London. For many of us it was a dream came true.
As for the conventions, every time an ex-member of Jethro Tull attends to our convention is a big joy for us to be able to share some hours with people who have been so important in hour lives.
Personally, to realize that I have actually got to share the stage with some of them, leave’s me simply speechless!!
However, through the years, the biggest satisfactions we get come from Tullianos themselves. Being able to organize some kind of meeting just to be together and share music is a great experience. And for us that is the most important, we have got Tullianos to be a real friend’s group.


What we have to wait from the Convention of July and what could happen in the future?
Our VII is very close and, like always, it will be the perfect excuse to get together again with people coming from all parts of Spain, who share our common passion for Jethro Tull’s music. Meeting again and sharing stories with the guest is the best part of the convention.
And… when this Convention is over, we will start on planning the next one. Our wish will always be to get Mr. Anderson and Mr. Bare to join us. We won’t stop working for that to happen.


video

martedì 30 giugno 2009

Adam Ant


Adam Ant, pseudonimo di Stuart Leslie Goddard (Marylebone, 3 novembre 1954), è un cantante britannico, noto per aver fatto parte del gruppo Adam and the Ants (letteralmente: Adam e le Formiche).
Adam Ant precedentemente era nella band Bazooka Joe e successivamente fondò i B-Sides, il suo primo gruppo Punk, con Andy Warren e Lester Square.
Nel maggio ‘77 i B-Sides si ribattezzarono Ants.
Nel luglio la band è ripresa dal regista Derek Jarman nel film “Jubilee”, nella cui colonna sonora gli Ants inclusero due brani, piu un terzo in cui Adam duettava con Toyah Wilcoxx.
Nel 1978 dopo aver registrato 2 sessions dal vivo per la BBC gli Ants firmano per la Decca ed effettuano il primo tour europeo.
Nel 1979 esce il singolo “Young Parisians” seguito da una ulteriore session radiofonica, e con la Do It danno alle stampe un secondo singolo, “Zerox” , e a fine anno uscirà il loro primo album intitolato “Dirk Wears White Sox” .
Malcolm McLaren (ex Sex Pistols), deciso a fare il manager, convinse però i musicisti a lasciare Adam per formare il gruppo Bow Wow Wow con la cantante Annabella Lewin, una giovanissima lavandaia che Malcom sentì cantare lungo le sponde di un fiume. Rivoltosi ad un tribunale Adam vinse la causa e si tenne il nome Ants visto che proprio lui si faceva chiamare Adam Ant.
L’incontro con Marco Pirroni, il chitarrista dei “Models” convinse Adam a ricostruire gli Ants. Con la nuova band, un look piratesco e un sound innovativo e potente (la doppia batteria forniva un ritmo ossessivo che verrà definito Burundi Rock), Adam & The Ants nel novembre 1980 lanciarono l’album “Kings Of The Wild Frontier” che raggiunse il primo posto nella classifica brittannica.
Nell’ottobre 1981 seguirà l’album “Prince Charming” ed anch’esso avrà ugual riscontro nella classifica. I singoli estratti da questi 2 albums conquisteranno la critica , verranno trasmessi nelle radio e discoteche in tutto il mondo.
Al culmine della popolarità, Adam e il suo look stravagante vennero imitati da molti artisti (in Italia Loredana Bertè si presentò al festival di San Remo con una giacca ricamata come la sua), ma Adam con un colpo a sorpresa sciolse gli Ants nel 1982 tenendo con sé il solo Pirroni.



Intrapresa la carriera solista incise il singolo “Goody Two Shoes”, brano tipicamente rockabilly, forse il brano piu popolare di Adam.
Da ricordare che stranamente il singolo venne stampato sia come solista sia sotto il nome di Adam & The Ants.
Il primo album fu “Friend Or Foe che conteneva alcuni brani ancora tipicamente new wave che risentivano dell’influenza Ants, ma altri pezzi erano ormai orientati allo stile Pop.
Con il secondo album ,“Strip”, la svolta verso il Pop fu ancora piu netta; l’album vedeva la collaborazione di Phil Collins, e nel videoclip relativo compariva la cantante degli ABBA.
Fu comunque un lavoro apprezzato.
Nel 1985 pubblicò l’album “Vive Le Rock” e con il brano che dava il nome all’album partecipò al Live Aid, manifestazione canora a scopo benefico.
Giorgio Moroder, guru della discomusic, realizzò la colonna sonora di un vecchio film di Fritz Lang, “Metropolis”, e in esso Moroder oltre al cantante Freddy Mercury volle includere Adam con il brano “What’s Go In On”.
Con il vulcanico batterista dei Police, il talentuoso Stewart Copeland, Adam registra il singolo “Out Of Bounds”, singolo incluso nella medesima colonna sonora.
Nel 1986 con un altro colpo ad effetto Adam si dedica alla carriera cinematrografica .
Tornerà in sala d’incisione per l’album ” che non ottiene il successo preventivato.
Arriverà infatti soltanto 19° nella classifica brittannica costringendo l’artista ad una seconda pausa.
Con il successivo album “Wonderful”, uscito ben 5 anni dopo, ovvero nel 1995, Adam dimostra il suo declino e la sua crisi compositiva concludendo la sua carriera discografica.
Adam Ant è comparso in più di venti pellicole per il cinema e la televisione inglese ed ha scritto inoltre due libri, tra cui la sua autobiografia Stand & Deliver (dal titolo di una delle più note canzoni del gruppo).
La sua carriera è stata poi interrotta da una malattia mentale (disturbo bipolare).

(Last fm)






domenica 28 giugno 2009

Treves Blues Band

Segnalo un concerto della Treves Blues Band :

2 luglio , Albissola Marina

SOLELUNA BEACH


sabato 27 giugno 2009

Tastiere

Segnalo un sito dedicato alle Tastiere:

www.tastiere.net

Sintesi contenuti.

Titolo : Il sito sulla Tastiera musicale per i tastieristi

Sintetizzatori e Tastiera Musicale

E’ online da qualche anno il primo sito italiano dedicato alla Tastiera, splendido strumento elettronico sempre più utilizzato nelle band dagli anni 60/70 sino ad oggi.
Tastiere.net vuole essere un punto di riferimento e di incontro tra tutti i tastieristi italiani, fornendo informazioni utili e gratuite in continuo aggiornamento sui nuovi modelli di Roland, Yamaha, Casio, Gem e tanti altri.
Inoltre tante sezioni con argomenti specifici su tastiere midi, pianoforte, spartiti pianoforte e recensioni sui migliori tastieristi della storia.

venerdì 26 giugno 2009

MATS/MORGAN BAND


Utilizzo una recensione di Donato Zoppo per presentare un gruppo straordinario, appena scoperto.
Sto parlado della MATS/MORGAN BAND .

Un gruppo straordinario!
Tre cose mi hanno colpito di questa eccellente band. In primis l’incredibile bravura tecnica e l’interplay che sanno costruire. In secondo luogo la capacità di condensare idee e creatività anche nell’arco di una ventina di secondi: è il caso degli otto jingles disseminati qua e là. Infine l’ottima “speedy-cover” di “The chicken”, il brano di Don Ellis reso celebre da Jaco Pastorius. Mai sentita una versione così scoppiettante.
Mats/Morgan Band è un ensemble svedese composto da cinque grandi musicisti. Mats Oberg e Robert Elovsson alle tastiere, Morgan Agren alla batteria e percussioni, Jimmy Agren alla chitarra, Tommy Thordsson al basso. Si tratta di una band di grande affiatamento, che ha già pubblicato cinque album oltre ad innumerevoli collaborazioni con Frank e Dweezil Zappa, Steve Vai, Captain Beefheart e Mike Kenneally. Sono autori di una curiosa forma di jazz rock/fusion, dalle frequenti sembianze canterburyane, che fa convivere talento improvvisativi, abilità tecnica e furore esecutivo. La succitata “The chicken” è l’esempio più lampante.


Il disco è il resoconto di uno show televisivo. Non possiamo tacere un particolare: la TV svedese aveva proposto a Morgan Agren una trasmissione di insegnamento per batteristi, dandogli carta bianca…
Ogni brano stupisce. La delirante techno-fusion di “En schizofrens dagbok”: come se i Brand X subissero un trattamento elettronico con forti scossoni zappiani. Probabilmente - per la frenesia dei ritmi, la concezione del sound, le numerose connessioni di influenze e generi – è Zappa il vero nume tutelare del gruppo. E’ una sorta di ultra prog-fusion compressa e inscatolata (vedi “Baader puff”), che colpisce per l’estrema precisione e la fantasia (“Etage A-41”).
Serrato il ritmo di “Hollmervalsen”: ci tornano in mente i Primus ma è un brano davvero senza precedenti. Immaginate di essere lentamente investiti da un panzer variopinto, guidato da soldati sorridenti e ilari…
“Sol niger within” (con Fredrik Thordendal, chitarrista dei thrashers Meshuggah) è un prog metal tinto di fusion – come accaduto qualche anno fa con Atheist e Cynic, aggressivo ma piuttosto scontato. Agren è sempre in stato di grazia: è uno dei batteristi più entusiasmanti degli ultimi tempi. In “Advokaten” arrivano a dar man forte due grandi personaggi, il “cucchiaiaio” Spoonman e il grande esploratore Simon Steensland al theremin. E’ un brano di grande impatto, molto ricercato, una nuova via al prog.
Area meets National Health con un goccio di funk e Gong: è “Min hast”. Un drastico cambiamento con “She’s louder than me but I’ve got the microphone”: arriva la Jimmy Agren Band e il gruppo si lancia in un boogie rock al fulmicotone, come se i Blackfoot suonassero in un velodromo davanti ad un pubblico di altolocati jazzmen. La conclusiva “Ta ned trasan” evidenzia ancora una volta il grande talento del quintetto, che si cimenta in un canonico jazz-fusion, preso e rivoltato come un calzino.
Gran gruppo, gran disco, da avere.



mercoledì 24 giugno 2009

Traffic


I Traffic furono un gruppo britannico che visse il momento migliore tra il 1967 e la metà degli anni ‘70, il cui nucleo fondamentale era composto da:
Steve Winwood (nato a Great Barr, West Midlands, il 12 maggio 1948), tastiere, chitarre e voce solista;
Chris Wood (Londra, 24 giugno 1944 - Londra il 12 luglio 1983), flauto, sassofoni;
Jim Capaldi (Evesham, Worcestershire, 24 agosto 1944 -Londra il 28 gennaio 2005), batteria e voce.
Intorno ai questi artisti hanno ruotato diversi altri musicisti, tra cui:
Dave Mason (nato a Worcester, Worcestershire, il 10 maggio 1946), chitarra, cofondatore della band;
Rebop Kwaku Baah (Lagos, Nigeria, 13 febbraio 1944, 12 gennaio 1983 Stoccolma), percussioni.
Ric Grech (Bordeaux, 1 novembre 1946 - Leicester, 17 marzo 1990), basso;
Jim Gordon, batteria;
David Hood, basso;
Roger Hawkins, batteria;
Barry Beckett, organo hammond;
Rosko Gee, basso.


Gruppo creativo quanto anarchico, a tratti penalizzato dalla tendenza di Winwood (classe 1948, ma già nel 1966 stella dello Spencer Davis Group con l’hit Gimme Some Lovin’) a spadroneggiare sugli altri membri e da una tormentata storia di separazioni e riunioni, ha saputo comunque scrivere alcune belle pagine musicali con uno stile a metà strada tra il progressive-rock, il jazz e il folk.
Tra i primi singoli della band la psichedelica Hole in my Shoe (1967).
Uno dei loro album più rappresentativi è John Barleycorn Must Die (1970) dove, oltre alla title-track, che non è altro che la riproposizione in chiave moderatamente folk rock di un canto di origine celtica, spiccano lo strumentale Glad , e la swingante Empty pages.
Altri brani emblematici della ricerca stilistica e sonora del gruppo sono Dear Mr. Fantasy (1967) e 40.000 Headmen (1968).
Un’altra loro composizione, No Face, No Name, No Number, tratta dal loro primo long playing “Mr. Fantasy” (1967) venne riproposta dal complesso beat italiano Equipe 84 col titolo di Un Anno.
Durante la temporanea debacle della band, a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, Winwood si aggregherà a Eric Clapton e Ginger Baker (ex-Cream) e Ric Grech (ex-Family) nel supergruppo Blind Faith con all’attivo un unico, omonimo album (1969).
Dopo la vetta di John Barleycorn la produzione del gruppo prosegue su ottimi livelli, anche se per alcuni è meno originale, venendo comunque premiata da vendite massicce.
Dopo la pubblicazione di When The Eagle Flies (1974) i Traffic si sciolgono.
Nel 1994 Winwood e Capaldi rispolverano la gloriosa sigla pubblicando Far From Home ed intraprendendo un tour. L’album è dedicato a Chris Wood, scomparso undici anni prima.
Un decennio dopo, nel 2004, i Traffic vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame ma, di lì a poco, una possibile nuova reunion della band è purtroppo resa impossibile a causa della morte di Jim Capaldi, nel gennaio 2005, sancendo l’assoluta impossibilita di progetti futuri a nome Traffic. Nel novembre dello stesso anno esce il doppio live Last Great Traffic Jam (il titolo sfrutta un gioco di parole inglese: ‘traffic jam’ significa ‘ingorgo automobilistico’) che contiene brani dal tour del 1994.
Winwood, tuttora attivo come solista, ripropone spesso in concerto i cavalli di battaglia della sua storica band.


martedì 23 giugno 2009

Curved Air


Curved Air fu un gruppo inglese di buon livello, che ha il merito di aver creduto prima di altri al connubio di rock e musica classica.
I Curved Air (nome tratto dal titolo di un celebre album di Terry Riley) nascono da Darryl Way (violino), Francis Monkman(tastiere/chitarre) e il batterista Florian Pilkington-Miksa, ai quali si unisce poi la cantante Sonja Kristina, famosa per aver preso parte al musical “Hair”.
Il primo album è “Air conditioning”(1970), forte di brani come “Vivaldi” (disinvolta rilettura barocca), che registra subito buone vendite e impone la band come una delle novità più stimolanti del progressive britannico.
Nel successivo “Second album”(1971), la band (con l’uscita del bassista Robert Martin rilevato da Ian Eyre) gioca ancora bene le sue carte, puntando sulla voce duttile e cristallina di Sonja Kristina e sui virtuosismi del violino di Way. Molto bello l’attacco di “Young mother”, tra spirali di synth e controtempi ritmici prima del cantato, ampio e solenne, secondato dal violino e molteplici effetti elettronici che punteggiano un po’ tutto l’album. Più in chiave di rock-song sono “Back street luv”, e la sincopata “You know”, con la chitarra elettrica di Monkman in evidenza. Il momento più raffinato è però “Puppets”, seducente ballata punteggiata da un gioco percussivo e la bella voce della Kristina che spicca s’un morbido tappeto di pianoforte e mellotron. Il gruppo dilata i tempi nel finale “Piece of mind”, quasi tredici minuti nei quali si respira aria di fusion, tra trame sinistre e ossessive di violino, ritmiche irregolari e un crescendo d’intensità davvero intrigante attorno al canto.


Il seguente “Phantasmagoria”(1972) è però l’ultimo atto del primo periodo.
In diversa formazione, col giovane enfant-prodige Eddie Jobson al violino, i Curved Air incidono il solo “Air cut”(1973). L’organico originale si ritrova invece per “Curved Air live”(1975).
Dopo l’abbandono di Monkman, la Kristina e Way si uniscono al futuro Police Stewart Copeland per incidere “Midnight wire”(1975) e infine “Airborne”(1976), vero atto finale della band.
(Last.fm)
official site:

http://www.curvedair.com/


lunedì 22 giugno 2009

Atomic Rooster


Gli Atomic Rooster nascono nel 1969 su iniziativa di Vincent Crane e Carl Palmer, che già suonavano insieme nei Crazy World di Arthur Brown.
A Crane(tastierista) e Palmer(batterista) si aggrega il bassista Nick Graham.
Così assestato, il trio incide il suo primo disco, che porta come titolo il loro stesso nome, e che la critica considera il loro miglior lavoro.
La musica è riconducibile a un certo rock duro con risvolti satanici (modello che riprenderanno poco dopo i Black Sabbath).
Subito dopo l’incisione, a breve distanza l’uno dall’altro, Graham e Palmer se ne vanno.
Palmer raggiungerà Keith Emerson e Greg Lake per dare vita ad uno dei più famosi gruppi di rock progressivo degli anni ‘70.
Crane raduna attorno a sé altri musicisti e prosegue azzeccando nel 1971 un paio di brani che oltre ad accrescere la fama del gruppo, regalano un certo riscontro commerciale.
Dura poco, però. I dischi che seguono non si discostano molto dalla sufficienza; ma le difficoltà sono soprattutto di carattere personale, a causa dei disturbi caratteriali di Crane che lo portano a cambiare in continuazione i musicisti attorno a sé. In tal modo non si crea il necessario affiatamento e la qualità del gruppo scade sempre più.
Per di più nel 1975, durante una tournée degli Atomic Rooster in Italia, Crane si defila con la cassa, piantando in asso gli altri.
Tra i musicisti rimasti a piedi si trova Rick Parnell, batterista, che deciderà di conseguenza di fermarsi in Italia e finirà per suonare prima con i Nova e poi coi New Trolls.
Da ricordare, come artisti di passaggio, Ginger Baker (batterista, ex Cream) e Chris Farlowe, cantante che raggiungerà una certa fama collaborando con altri musicisti celebri (notevoli soprattutto le sue prestazioni nei Colosseum).


Gli anni succesivi vedranno Vincente Crane coinvolto in diversi progetti, tra i quali un altro album con Arthur Brown e una collaborazione con Peter Green, oltre alla partecipazione al musical Rocky Horror Show.
Tra il 1984 e il 1986 entrerà a far parte dei Dexy's Midnight Runners coi quali andrà in tour in Europa. Ma la sua vita turbolenta e i problemi psichiatrici lo porteranno al suicidio nel febbraio del 1989 .








venerdì 19 giugno 2009

The Zombies


The Zombies sono stati uno dei più importanti gruppi musicali degli anni sessanta; benché in grado di raggiungere più volte le vette delle classifiche inglesi ed americane, oggi risultano per lo più sconosciuti al grande pubblico.
Al pari dei più famosi Beatles e Beach Boys - ma anche del gruppo coevo dei Tremeloes - hanno caratterizzato buona parte della musica leggera dell’epoca del beat.
Originari di St. Albans, Hertfordshire (35 chilometri a nord di Londra), gli Zombies appartengono al fenomeno culturale noto come British Invasion, nato per sfruttare commercialmente il successo ottenuto dai Beatles negli U.S.A. verso il 1964, a cui si possono accostare gruppi musicali come i Searchers, Gerry and the Pacemakers, i The Kingsmen.


Musicalmente però gli Zombies si distanziano dai cliché dei gruppi musicali loro contemporanei (ovvero dal Beat, inteso come genere musicale caratterizzato dal forte accento in battere della ritmica, da una certa ruvidità sonora, da un accompagnamento di tipo Rhythm’n’Blues a cui si sovrappongono linee vocali più articolate e melodiche) in quanto possono vantare nel loro organico un talentuoso ed innovativo tastierista, Rod Argent, capace di tessere insieme al bassista Chris White delle armonie musicali decisamente più ricche e raffinate, rispetto alle tipiche cadenze di estrazione blues.


giovedì 18 giugno 2009

Luca Olivieri


La musica.

La Quarta Dimensione (termine con il quale si identifica il fattore tempo) è il titolo del nuovo disco del compositore e musicista Luca Olivieri.
Dodici brani strumentali, alcuni realizzati per spettacoli teatrali e sonorizzazioni di film muti d'epoca, altri semplicemente nati come brevi frammenti e rielaborati in tempi diversi.


Oltre all'autore, impegnato con tastiere, wurlitzer, Korg MS 20, programmazioni, glockenspiel, melodica e percussioni, hanno partecipato alla realizzazione del disco numerosi musicisti: Mario Arcari (storico collaboratore di Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Mauro Pagani e altri) ai fiati, Fabio Martino, Fabrizio Barale e Andrea Cavalieri (ovvero una buona rappresentanza degli Yo Yo Mundi a caratterizzare e colorare diversi brani con fisarmonica, chitarra elettrica, contrabbasso e basso elettrico), la talentuosa violoncellista Giovanna Vivaldi e ancora Diego Pangolino (percussioni) e Roberto Lazzarino (chitarra elettrica).


Il musicista



LUCA OLIVIERI

Nato a Milano nel 1968, svolge da anni attività di musicista (pianoforte, tastiere e programmazioni), compositore e arrangiatore. Diplomatosi in pianoforte presso il conservatorio "N. Paganini" di Genova, ha inoltre frequentato corsi di composizione e musica elettronica (Civica Scuola di Musica - Milano, SAE Institute - Milano) e partecipato a workshop con artisti quali Howie B, Françoise Kevorkian, Roberto Vernetti e altri.
Ha prodotto musiche originali per diverse compagnie e registi teatrali, collaborando tra gli altri con Fabrizio Contri e Valerio Binasco (entrambi attori e registi del Teatro Stabile di Genova e protagonisti di pellicole e fictions televisive di successo) ed Enzo Buarnè (Teatro del Rimbombo). Alcune sue musiche sono state inserite negli spettacoli teatrali "Ricordi Fuoriusciti" (ACTI Teatri Indipendenti/Teatro Stabile Torino) e "Il Fiume Rubato" (Narramondo).
Collabora attivamente con il gruppo Yo Yo Mundi, con il quale ha registrato diversi dischi e partecipato a spettacoli live in Italia, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda e Olanda. Grazie a questa intensa collaborazione ha potuto suonare con numerosi artisti tra cui Giuseppe Cederna, Franco Branciaroli, Marco Baliani, Marino e Sandro Severini (Gang), Paolo Bonfanti, Claudio Fossati, Giorgio Li Calzi, Maurizio Camardi, Martina Marchiori e altri. Nel 2008 viene pubblicato La Quarta Dimensione, il suo nuovo lavoro discografico. Composto da dodici brani strumentali, il disco vede la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Mario Arcari (storico collaboratore di Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Mauro Pagani e altri) e alcuni componenti degli Yo Yo Mundi.
(www.lucaolivieri.eu / www.myspace.com/lucaolivieri)


L'intervista

Ho ascoltato il tuo ultimo lavoro e mi sono fatto l’idea di un prodotto gradevole e raffinato. Come spesso capita con la musica di qualità, il tuo risulta un lavoro rivolto a un pubblico di nicchia. Sei mai stato tentato di seguire la via del prodotto più commerciale per “accorciare la strada” verso una giusta visibilità?
Principalmente mi occupo di musica per soddisfare una mia esigenza personale e penso che mi sentirei a disagio se lo facessi esclusivamente per inseguire il successo commerciale. Mi sento ripagato anche da un pubblico fatto di piccoli numeri e pur constatando che la vendita di più dischi renderebbe molte cose più facili trovo che la cosa più importante sia la coerenza con se stessi e di conseguenza il rispetto per chi ti segue. Detto ciò non ho nulla contro chi ha successo, anzi, se mi si presentasse l'opportunità di far conoscere maggiormente la mia attività artistica senza snaturarne i contenuti non avrei problemi ad accettare.


Da dove trai l’ispirazione per le tue composizioni?
Un pò da tutto ciò che mi circonda, diciamo dalla vita in generale... Lo spunto per una melodia o una certa ambientazione sonora mi può venire mentre cammino o leggo un libro e naturalmente anche ascoltando musica. Contrariamente alla fase di realizzazione più pratica (arrangiamento, registrazione e produzione), che solitamente svolgo in tutta calma nel mio studio, raramente mi fermo a pensare a tavolino a come far nascere o trovare un'idea musicale. E' un processo molto naturale e in continua evoluzione.

Quali sono i tuoi punti di rifermento musicali, gli artisti che ti hanno portato sulla via della musica?
Ho iniziato da giovane con il pianoforte classico, ma presto ho capito che non mi bastava il solo mondo accademico del Conservatorio ed ho iniziato a frequentare e suonare diversi generi di musica. Così è stato anche per gli ascolti e nel mio cammino ho trovato molti artisti che indirettamente hanno contribuito alla mia crescita artistica: su tutti citerei Brian Eno, Claude Debussy, Ivano Fossati, Hector Zazou, i Talk Talk degli album più sperimentali, Robert Wyatt.

Nelle mie interviste non manca quasi mai la domanda che tende a verificare l’importanza di un testo in un qualsiasi brano. Partendo dal fatto che da bambini ci siamo innamorati di canzoni straniere di cui non capivamo una parola, e che quindi anche il “cantato” diventava musica, provo sempre a … indagare. Una mia recente conoscenza mi ha regalato questa frase: “ La musica strumentale, per sua natura è in grado di evocare le parti più nascoste dell'animo umano, proprio perché è l'essere umano a fungere da mezzo, a volte inconsapevole, affinché la musica, intesa come espressione del divino e dello Spirito, parli ai nostri cuori.” Mi dai la tua opinione sull’argomento?
Credo che un'affermazione come questa non necessiti di troppi commenti, dice tutto e mi trova pienamente d'accordo. La musica strumentale ha una potenzialità infinita, si lascia immaginare e non è "vincolata" da parole, interpretazione vocale o altro. Personalmente trovo molto stimolante lavorare su un brano senza testo, mi porta a porre la mia attenzione su particolari e sfumature che possono fare la differenza.


La persona a cui facevo riferimento nella domanda precedente è Ciro Perrino, che probabilmente conoscerai. L’impressione che mi sono fatto parlando con lui, è che lo strumento, qualunque esso sia, possa essere un tramite per arrivare a qualcosa di trascendente, un’appendice del nostro corpo capace di fare da tramite verso mondi altrimenti irraggiungibili. Dove ti porta il tuo strumento, nel quotidiano, al di là del lavoro e di eventuali obblighi contrattuali?
Onestamente non vedo in me un esecutore o un virtuoso dello strumento, preferisco concentrarmi sulla fase di realizzazione "totale" della mia musica lavorando con l'elettronica, i sistemi di registrazione, l'arrangiamento, come è accaduto ad esempio per "La Quarta Dimensione", il mio ultimo disco. Cerco di indirizzare le mie energie verso una ricerca sonora il più personale e libera possibile, un privilegio questo che mi porta ad avere sempre entusiasmo per quello che faccio con la musica.


Ho sentito recentemente un noto artista, da sempre nell’ambito del prog, giustificare in qualche modo le canzonette di Sanremo, dignitose per il semplice fatto che soddisfano un’esigenza, quantitativamente considerevole. Sei d’accordo? E’ capibile che per portare a casa lo stipendio si rinneghi magari la propria natura e si scenda a bassi compromessi?
Cercare a tutti i costi il favore del pubblico in termini di quantità, non mi trova d'accordo... Se invece una proposta è sviluppata con sincerità e coerenza e arriva anche al grande pubblico (come a volte accade) la trovo una bella cosa e probabimente questo dimostra che la gente è molto più sensibile e attenta di quanto si pensi. Andare a Sanremo non trovo che sia vergognoso, basta che ci si presenti con una proposta che rappresenta realmente il proprio percorso, la propria storia. Penso agli Avion Travel, che hanno partecipato e vinto semplicemente portando se stessi, un loro suono, una loro teatralità... Come ho detto prima l'importante è lavorare bene e sapere di aver rappresentato se stessi nel modo migliore.


Che tipo di musica ami, oltre a quella che proponi? Ti capita mai di divertirti con musiche meno impegnate ma comunque istintive?
Credo di essere un ascoltatore molto curioso e cerco di avvicinarmi a diversi generi senza problemi, sia per rimanere aggiornato professionalmente che per puro piacere. Sono convinto che ci sia sempre qualcosa da imparare, anche da musiche apparentemente molto distanti tra loro e naturalmente mi diverto molto, specialmente quando trovo novità interessanti; ultimamente ho scoperto Rokia Traorè, una cantante africana davvero brava, e in ambito pop mi ha colpito molto Malika Ayane, sia per la voce che per la sua personalità.

Noto un risveglio musicale e una presenza importante della gente, di ogni età, ai concerti. Stiamo vivendo un momento fortunato o è cambiato davvero qualcosa? La gente ha voglia di spettacolo e di cultura, ci sono buoni riscontri per i concerti dal vivo, credo che l'evento live, rispetto allo sbandamento e alla crisi che sta vivendo la discografia, sia una cosa a cui si rinuncia meno e da cui si traggono più conferme; l'artista c'è, propone uno spettacolo, esiste. Speriamo che il pubblico continui così e non si arrivi al distacco e al disinteresse che si vive oggi nei confronti del mercato discografico, dove l'oggetto disco ha perso il proprio valore, commerciale ma soprattutto culturale.

Hai a cuore la diffusione del verbo musicale verso le nuove leve?
Certo, la musica è vita e credo sia fondamentale far conoscere ai giovani quanto è importante e bello ascoltare musica e magari suonare uno strumento. In Italia manca questa cultura e anche a livello di strutture non siamo messi bene; se si pensa al nostro passato (anche recente), è incredibile constatare come manchino le basi culturali per seguire i giovani verso un percorso che li aiuti ad avvicinarsi alla musica e che permetta a chi lo desidera di farlo diventare un lavoro vero e proprio.

Mi racconti qualcosa dei tuoi progetti futuri?
Sto cominciando a pensare ad alcuni nuovi brani, anche se tutto è ancora in fase di raccolta di idee; vorrei iniziare a registrare qualcosa, giusto per capire quale direzione prendere...

video

mercoledì 17 giugno 2009

Small Faces


Il mio ricordo

Avrò avuto dodici anni e assieme ad altri amici mi aggiravo in quello che allora era il reparto dischi della STANDA.
Vinili, naturalmente, ma tante fotografie in sottofondo, con i nostri miti dai capelli lunghi e i pantaloni a zampa di elefante.
Ricordo di aver allungato il braccio per puntare un gruppo e dire ad alta voce:" guarda... glismalfaces!!".
Dietro di noi un tizio più grande, ascoltate le mie parole, ci fece un mezzo complimento:
"Siete bravi, pur essendo piccoli conoscete già i gruppi rock, ma non sapete la pronuncia esatta.
Si dice Smolfeisis".

The Small Faces furono un importante gruppo musicale Rock & Roll formatosi a Londra, nel 1965.
Marriot fonderà poi gli Humble Pie con Peter Frampton, mentre gli altri tre, con Ron Wood e Rod Stewart, avranno fortuna nei Faces per i primi anni settanta.
Nel 1976, in coincidenza col fortunato rilancio di Itchycoo Park e di Lazy Sunday, Marriot, Jones e McLagan riformeranno il gruppo con Rick Wills (dei Camel) e Jimmy McCullouch (ex Wings). Gli Small Faces “reunion”, effettueranno alcuni concerti nella primavera e nell’autunno del 1977 e incideranno un paio di album, Playmates (1977) e ‘78 In The Shade (1978), per poi sciogliersi definitivamente ndel maggio 1978.
Dopo sei mesi, Kenney Jones entrerà negli Who per sostituire Keith Moon.
Nel 1991 Marriot morirà in un incendio scoppiato nella sua casa, mentre nel 1997 Lane si arrenderà alla sclerosi multipla che lo aveva afflitto dagli anni settanta.



martedì 16 giugno 2009

Reale Accademia di Musica


La Reale Accademia di Musica è nata da un gruppo molto conosciuto a Roma, I Fholks, che nei loro quattro ani di vita suonarono anche come spalla a Jimi Hendrix, ma riuscirono solo a pubblicare un 45 giri.
Il bel singolo contiene un rifacimento di un brano degli Iron Butterfly, Soldier in our town, tradotto in Mi scorri nelle vene, e viene prodotto dal leader dell’Equipe 84 Maurizio Vandelli, che portò il gruppo alla Ricordi.
I Fholks suonarono in parecchi festival importanti dei primi anni ‘70, come Caracalla e Gualdo nel 1970, e il Festival Pop di Viareggio nel 1971, ma si sciolsero durante le registrazioni del loro album, cantato in inglese.
Mentre il batterista Ruggero Stefani (precedentemente unico componente maschile del gruppo beat femminile Le Pupille) entrò ne L’Uovo di Colombo, gli altri formarono la Reale Accademia di Musica, ma il chitarrista originale Pericle Sponzilli abbandonò il gruppo durante la registrazione dell’LP, sostituito da Nicola Agrimi (ex-Le Esperienze e la prima formazione del Banco del Mutuo Soccorso).
Ancora prodotto da Maurizio Vandelli, Reale Accademia di Musica è un bel disco, anche se non particolarmente originale, dominato dalle tastiere di Federico Troiani e con buone parti vocali del cantante Topel.
La lunga Il mattino e Vertigine sono tra i brani migliori di un bell’album.
Subito dopo l’uscita dell’LP il gruppo cambiò formazione, con l’ingresso del chitarrista Nicola Di Staso (da Le Rivelazioni) al posto di Agrimi, e poi del batterista Walter Martino (già con Il Ritratto di Dorian Gray).
Questa formazione suonò nel 1973 in una delle serate di “Controcanzonissima” al Piper di Roma, poi Di Staso entrò nei Logan Dwight e Martino nei Goblin.
Una nuova formazione, comprendente Topel Cabanes, Troiani, Senzasono, il bassista Dino Cappa e il chitarrista Gianfranco Coletta (ex Banco del Mutuo Soccorso e Chetro & Co.), lavorò con il cantautore Adriano Monteduro, e nel 1974 il suo primo album venne anche attribuito alla Reale Accademia di Musica.
L’ultima apparizione della Reale Accademia di Musica è stata come gruppo di supporto di Nada sul suo album del 1975 dal titolo 1930: Il domatore delle scimmie.
Il cantante Henryk Topel Cabanes compose i brani di un secondo album della Reale Accademia di Musica, provvisoriamente intitolato La cometa, che però non venne mai ultimato.
Federico Troiani ha avuto una buona carriera come artista solista, musicista di studio e produttore.
Un nuovo gruppo con il nome Reale Accademia di Musica è stato formato da Adriano Monteduro e comprende il figlio Antonello (tastiere), Manuel Muzzu (basso) e Giuseppe Augusto Aramo (batteria e voce).
Questo gruppo ha realizzato nel 2008 il CD Il linguaggio delle cose, ma il genere è totalmente diverso dalla vecchia Reale Accademia di Musica!



lunedì 15 giugno 2009

Ricordo di Demetrio Stratos


Aldo Pancotti, alias Wazza Kanazza, ci regala il suo ricordo di Demetrio Stratos, nel trentesimo anniversario della sua morte.

CANTARE LA VOCE

Il 13 giugno del 1979 ci lasciava Demetrio Stratos,(Madonna !, sono passati trent'anni!!) per me la vera voce progressive; nessuno aveva raggiunto livelli di sperimentazione così "provocatori".
Non sto qui ha fare la sua biografia o il recensore dei dischi... ho sempre sostenuto che la musica è fatta di "emozioni" e non di "nozioni", e quello che è bello per me, può essere repellente ad altri e viceversa.
Voglio solo ricordare Demetrio attraverso le mie esperienze.
Purtroppo l'ho visto dal vivo solo una volta, nel 1975 a Roma in un concerto, credo per il voto ai 18 anni, organizzato dal partito radicale, insieme al Banco del Mutuo Soccorso, e Saint Just; naturalmente ero lì per gli "amici" del Banco.
La cosa che mi impressionò subito fu il soundcheck, non per gli strumenti, ma per la voce. Demetrio faceva cose incredibili, le sue corde vocali erano uno strumento che si adattava a quello che la sua mente voleva, suoni metallici, polifonici, versi di animali, sembrava un contrabbasso, vi giuro che mi viene la pelle d'oca ancora oggi!
Me lo presentò Gianni Nocenzi.
Gli feci i complimenti; all'epoca non era di moda farsi fotografare con gli artisti, anche perchè la fotografia era un hobby, ed io ne avevo altri!!!
Ho continuato ad amare gli Area attraverso i dischi e le cassette audio registrate dagli amici, poi nel 1978 (settembre?)un giorno leggo sui muri del paese di Genzano (Roma), " AREA in concerto" , organizzato questa volta dalla FGCI, (Federazione Giovani Comunisti), quando ancora esistevano i comunisti !!
Bene finalmente gli Area vicino casa, gli organizzatori sono amici, quindi prevedo una bella serata.
Quel maledetto giorno, cadde tanta di quell'acqua che il diluvio unversale a paragone era l'annafiatoio di Barbie... non smise un'attimo dalla mattina alla sera, e non fu possibile neanche montare il palco!!!


All'epoca non esistevano i cellulari, gli Area erano in viaggio, e nessuno potè metterli al corrente della situazione; morale della favola concerto annullato.
Gli Area arrivarono a Genzano nel pomeriggio, con il loro furgone, e ci furono subito dei diverbi con gli organizzatori per la parcella e i rimborsi spese... mi ricordo parecchie urla ed incazzature.
Si era fatto notte e il gruppo si recò nell'unico bar aperto fino a tardi(erano altri tempi), da "Menelik" a Lanuvio; ancora ricordo la figura di Demetrio a torso nudo, solo con un gilet di cuoio... sembrava una capo indiano! Mi avvicinai molto timoroso, visto l'aria che tirava, e gli strinsi la mano.
Dopo un paio di bestemmie in milanese si rilassò, ma poi andaro via in albergo, e questa fu l'ultima volta che vidi Stratos vivo.
Nel 2001, il Banco tiene un concerto a Lanuvio, con Mauro Pagani ed altri ospiti; nel corso degli anni avevo "recuperato" un pò di materiale video degli Area; mi viene in mente di rendere omaggio a Demetrio, coinvolgo Vittorio Nocenzi, Fabrizio Zampa (giornalista), Pietro D'Ottavio (giornalista), anche per ripagare quelli dell'epoca, quelli del concerto "saltato" e mai visto, regalando la possibilità di vedere Demetrio dal vivo, anche se solo su di uno schermo.
Ok si decide per il giorno prima del concerto in piazza, ma guarda caso PIOVE!
Gli dei non erano favorevoli a Demetrio (come un titolo di un loro album..); spostiamo il tutto nella biblioteca comunale... è strapiena; Vittorio e Fabrizio, raccontano anedoti, storie vissute, parlano del concerto tenuto all'arena di Milano per raccogliere fondi, proprio mentre Demetrio moriva; le immagini scorrono c'è molta nostalgia e commozione.

Vi devo confessare che fui molto orgoglioso di quella serata, e spero di aver modo di omaggiarlo ancora.
Purtroppo Stratos non è un morto che "vende"; mi sarei aspettato uno special della RAI TV , anche alle due di notte; a parte rai radio' tre e qualche iniziativa da "carbonari", e passato tutto molto in sordina. Peccato.
Ciao Demetrio la tua immagine è rimasta scolpita nella mia mente, e ancora oggi mi ritengo onorato e fortunato per averti incontrato, anche solo per pochi indimenticabili momenti.
WazzAldo




venerdì 12 giugno 2009

Steve Miller Band


Steve Miller nacque da George "Sonny" Miller, un patologo, e Bertha, una cantante Jazz.
Nel 1950, la famiglia si trasferi’ a Dallas, Texas.
Le sue prime lezioni di chitarra gli furono impartite a soli cinque anni dal leggendario Les Paul, pioniere della chitarra elettrica e a sua volta cantautore.
Les Paul e sua moglie, Mary Ford, erano infatti ospiti usuali in casa Miller. Ancora oggi quando Miller compone, utilizza alcune delle tecniche tramandatogli dal vecchio Les Paul.
Mentre frequentava la St. Mark's School of Texas, Miller formò la sua prima band:
“I Marksmen”, assieme al compagno di classe Royce Scaggs, meglio conosciuto come Boz. Diplomatosi alla Woodrow Wilson High School a Dallas nel 1961, Miller inizio' a frequentare la University of Wisconsin-Madison, dove formo’ gli "Ardells", cui successivamente si uni’ anche Scaggs. Ben Sidran divenne invece il tastierista.
Miller aveva soltanto sedici anni quando inizio’ a frequentare il college, mostrando un grande interesse per la letteratura. Les Paul incoraggio’ il giovane Steve a comporre canzoni coltivando il proprio talento.


Prima di formare la Steve Miller Band, Miller suono’ con Barry Goldberg in un gruppo chiamato “The Goldberg-Miller Blues Band”.
Formata 1965, la Band venne lasciata da Miller l’ anno seguente dopo solo un singolo. Finalmente, nel 1967, Miller formo’ la Steve Miller Band (inizialmente chiamata col nome "The Steve Miller Blues Band”).
Nel 1968 uscì il primo albun, "Children of the Future", il primo di una serie di dischi appartenenti al genere dello “psychedelic blues” (Blues psichedelico), che al tempo impazzava nei locali beat e non solo di San Francisco. Al primo disco seguirono "Sailor", "Brave New World", "Your Saving Grace" e ""Number 5". Questi album, benche’ di ottima fattura, non ottennero il successo sperato.
Una svolta nella carriera della band fu il celebre album "The Joker", uscito nel 1973.
Composto in uno stile meno orientato verso l’hard-rock e un po’ meno ‘enigmatico’ (e piu’ semplicistico), l’album ottenne un enorme successo, grazie soprattutto all'omonima hit, che rimase per lungo tempo in cima alle classifiche americane dei singoli piu' venduti. Seguirono "Fly Like an Eagle", nel 1976 e "Book of Dreams " nel 1977.
Questi album segnarono l’inizio della carriera commerciale di Miller, entrambi raggiungendo le vette delle classifiche americane.
Nonostante alcuni critici criticassero Miller, reo di aver smarrito e dimenticati le proprie radici di cantante blues “da locale”, i fans apprezzarono decisamente le ben ritmate melodie e i testi semplici ma ricchi di poesia delle canzoni di Steve tanto che, nel 1977, iniziò un tour della band per gli stadi assieme agli Eagles.
Sull’onda del successo ottenuto, Miller si concesse un periodo di pausa dai concerti e dalle registrazioni, dal quale uscì nel 1981 con l’album "Circle of Love", un album ambizioso composto in uno stile totalmente nuovo, che tuttavia ottenne pochissimo successo e moltissime critiche. Così, nel 1982 tornò, all'amato genere pop, dando vita con la band ad un nuovo album: "Abracadabra". Questo fu l’ultimo grande successo commerciale della band di Miller.
Seguirono una serie di collezioni, album live e alcuni tentativi di che tuttavia si spensero nella ricerca di un nuovo, irraggiungibile sound .
Dal 1993 Miller si è più o meno ritirato dalla scena, anche se non mancano alcune sue recenti ma sporadiche apparizioni in show televisivi o in collaborazione ad autori (ha per esempio recentemente collaborato con Paul McCartney).
Tuttavia prima dell’inizio del 2007 ha dichiarato che un nuovo album, chiamato "The Truth About The Lies", era in via di realizzazione.
(Wikipedia)


giovedì 11 giugno 2009

Rainbow


I Rainbow furono un importante gruppo di hard rock inglese degli anni settanta, fondato da Ritchie Blackmore.
Appartengono alla medesima area di gruppi come Deep Purple, Whitesnake o Black Sabbath; spesso annoverati fra i padri fondatori dell’heavy metal, questi gruppi arrivarono a tratti ad avvicinarsi al progressive.
Analogamente a quanto accadde ai Deep Purple e i Black Sabbath, i Rainbow ebbero una carriera molto tormentata, caratterizzata da moltissimi cambiamenti di formazione;

la formazione “classica” viene spesso identificata dai seguenti nomi:

Ronnie James Dio (voce)
Ritchie Blackmore (chitarra)
Cozy Powell (batteria)
Jimmy Bain (basso)
Tony Carey (tastiere)

Dopo nove album in studio e due celeberrime incisioni live, nel 1975 Ritchie Blackmore decise di abbandonare i Deep Purple e di fondare un gruppo proprio, la cui formazione fu presa interamente dalla band americana Elf. Questa band aveva realizzato, tra il 1972 e il 1975, tre album di hard rock non eccelso, ma impreziosito dalla straordinaria voce del cantante, Ronald Padovano, in arte Ronnie James Dio.
Il primo nucleo dei Rainbow contava Dio alla voce, Blackmore alla chitarra, Micky Lee Soule alle tastiere, Craig Gruber al basso e Gary Driscoll alla batteria, e incise per l’etichetta Oyster l’album Ritchie Blackmore’s Rainbow (1975).
Tutti i brani dell’album portano la firma di Blackmore e Dio; spiccano Catch the rainbow, The temple of the king e il monumentale riff di Man on the silver mountain.
L’album ebbe un buon successo commerciale; nonostante questo, Blackmore decise di allontanare Soule, Gruber e Driscoll, sostituendoli con Tony Carey, Jimmy Bain e Cozy Powell, noti come virtuosi dei rispettivi strumenti.
Il successivo album Rising (Polydor 1976) viene da molti considerato l’apice del gruppo, e raggiunse la posizione n.11 nelle classifiche di vendita inglesi.
I lunghi, sofisticatissimi assoli di Blackmore, uniti a una sessione ritmica tecnicamente perfetta e all’ottima voce di Dio, possono descriversi grossolanamente come una versione più esplicitamente heavy metal dei Deep Purple, con l’ulteriore suggestione degli immaginifici testi di ispirazione fantasy.
Sempre per decisione di Blackmore anche Bain e Carey furono allontanati e sostituiti dall’australiano Bob Daisley e dal canadese David Stone.
Il tour precedente a questo cambio di line-up fu però immortalato da un eccellente live, On stage, giunto al nr.7 delle classifiche inglesi; la registrazione esalta le doti dei musicisti e in particolare di Dio, che tra le altre cose interpreta in modo stupefacente il classico dei Deep Purple Mistreated.


Nel 1978 fu pubblicato Long live rock’n’roll, un altro buon album, caratterizzato da ottime canzoni come la titletrack, Gates of Babylon e Kill the king, ma anche da alcuni pezzi più commerciali e meno ispirati. A spiccare fra tutte le songs era però Rainbow eyes, ballata acustica con violini che esaltava il lato melodico della voce di Dio.
Agli inizi del 1979 Blackmore tornò a rimaneggiare la formazione, questa volta scacciando tutti i membri della band eccetto Powell; al posto degli esclusi entrarono il cantante Graham Bonnet, il tastierista Don Airey e il bassista Roger Glover, ex compagno di Blackmore nei Deep Purple.
Le fatiche della nuova formazione furono premiate con il sesto posto nelle classifiche inglesi del loro album Down to Earth, disco di transizione che univa brani epici in linea con quanto sentito in precedenza ad episodi più “radiofonici”, anche se di altissima qualità, come i due singoli “All night long” e “Since you’ve been gone”.
Dopo un’infuocata esibizione al festival metal Monsters of rock, Powell e Bonnet ebbero qualche diverbio con il “padre padrone” Blackmore e abbandonarono per unirsi alla band di Michael Schenker. Blackmore chiamò a sé Joe Lynn Turner alla voce, con il quale realizzò tre buoni album in tre anni: Difficult to cure (1981), Straight between the eyes (1982) e Bent out of shape (1983). In quel periodo gravitarono attorno alla band, sempre più instabile nella line-up, i tastieristi Don Airey e David Rosenthal e i batteristi Bobby Rondinelli e Chuck Burgi.
Si tratta di album in cui si realizza definitivamente la svolta del gruppo, preannunciata nei due album precedenti, verso un sound più commerciale e in linea con le esigenze delle radio americane.
Di fatto i Rainbow, dopo aver canonizzato le fondamenta dell’heavy metal, nella loro seconda fase di carriera “inventano” l’album oriented rock (A.O.R.) che impazzerà nelle classifiche lungo tutti gli anni ottanta.
Dopo un lunghissimo ed acclamato tour Blackmore decide però di tornare all’hard rock e scioglie il gruppo nel 1984 per riformare la leggendaria Mk2 dei Deep Purple con l’ottimo album Perfect Stranger.
Nel 1995 Blackmore, uscito dai Deep Purple, decise di rispolverare il nome Rainbow per un nuovo album: la nuove formazione comprendeva Paul Morris (tastiere), Greg Smith (basso), John O’Reilly (batteria) e il cantante Doogie White, dotato di una voce per molti versi simile a quella di Dio.
L’album fu intitolato Stranger in us all e ne seguì un tour mondiale.
Dopo il tour Blackmore, spinto dalla nuova compagna Candice Night, decise di congelare nuovamente i Rainbow per addentrarsi nei meandri della musica medievale con una nuova band, i Blackmore’s night.
Nel 1998 Blackmore, pur continuando a produrre albums con la nuova band, progettò di riunire nuovamente i Rainbow, questa volta nella formazione dell’era di Rising; l’improvvisa morte di Cozy Powell in un incidente d’auto vanificò questo tentativo.
(wikipedia).



mercoledì 10 giugno 2009

Molly Hatchet


Molly Hatchet sono un gruppo hard rock di Jacksonville, in Florida, tra i precursori di quello che poi verrà genericamente indicato come South Rock.
La band dei Molly Hatchet si forma nel 1971 per iniziativa di due chitarristi, Dave Hubleck e Steve Holland, a cui si aggiungono successivamente Banner Thomas al basso e nel 1975 Bruce Crump alla batteria e Danny Joe Brown alla voce.


Il loro esordio discografico risale al 1977 , dopo il primo contratto discografico con la EMI, con l’album intitolato “Molly Hatchet” che viene pubblicato nel 1978.
Il produttore dell’album è Tom Werman che in precedenza aveva già lavorato con artisti del calibro dei Cheap Trick e Ted Nugent.
In breve tempo i Molly Hatchet raggiungono una discreta fama.
Flirtin’ with Disaster” del 1979 vende un milione e mezzo di copie.
I successivi “Beatin’ the Odds” del 1980 e “Take No Prisoners” del 1981 ottengono buone posizioni nella classifica USA.
Durante gli anni ottanta vengono prodotti gli album “No Guts…No Glory”, con il ritorno di Danny Joe Brown alla voce e alle chitarre il duo Duane Rolland e Dave Hubleck coadiuvati da una sezione ritmica in costante movimentazione, “The Deed Is Done” album di passaggio prima del live “Double Trouble Live” e “Lightning Strikes Twice”, con la band in ottima forma, con la formazione comprendente Riff West al basso, John Galvin alle tastiere Duane Rolland alla chitarra solista e Bobby Ingram alla chitarra ritmica.


lunedì 8 giugno 2009

The Kinks


The Kinks è il nome di uno dei più importanti gruppi di musica rock degli anni 60.
I Kinks erano composti da Ray Davies (1944) cantante e Dave Davies chitarrista e fratello di Ray; a completare il gruppo Mick Avory e Pete Quife.
La band inglese ha all’attivo brani entrati nella leggenda come “You Really Got Me” (da molti ritenuto il primo pezzo hard-rock della storia, uscito nell’Agosto 1964), “All Day And All Of The Night”, “Till The End Of The Day” , “Sunday Afternoon”, “Dandy”, “Dedicated Follower Of Faschion” , “Lola”, “Village Green Preservation Society”, “Victoria”, “Days”, “Death of a Clown” (cantata da Dave), “Suzanna’s Still Alive” e soprattutto “Autumn Almanac” e “Waterloo Sunset”.




Nel 1968 Ray Davies compose anche le musiche di un'opera rock (che non venne però rappresentata), quasi un anno prima del celebre Tommy di The Who.
Negli anni settanta orienteranno la propria attività musicale e concertistica in funzione soprattutto del mercato americano.
Si sciolsero nel 1996.
Nella seconda metà del 2008 Ray Davies confermò che il gruppo si stesse riunendo, e che stessero valutando un nuovo album ed un nuovo Tour.


venerdì 5 giugno 2009

Muse


I Muse sono una rock band formatasi a Teignmouth, Devon, Inghilterra nel 1994.
La band è composta da Matthew Bellamy (voce principale, chitarra, pianoforte e tastiera), Chris Wolstenholme (voce di sottofondo e basso) e Dominic Howard (batteria e percussioni).
Morgan Nicholls (tastiere, synth e voce di sottofondo) accompagna la band nei concerti dalla release del quarto album.
I Muse esordiscono nel 1999 con il primo LP: Showbiz.
L’album fu accolto con opinioni contrastanti da parte della critica, ma in generale venne etichettato come un tentativo da parte della band di imitare i Radiohead.
Ciò nonostante i singoli Muscle Museum e Unintended riscossero un discreto successo e l’album vendette più di 700.000 copie, garantendo anche una candidatura per i BRIT Awards del 2000 come miglior band esordiente.
Nel 2001, con il supporto di John Leckie viene pubblicato Origin of Symmetry, album con il quale i Muse rafforzano il loro stile e vi aggiungono alcuni elementi come i suoni distorti o sintetizzati che si affiancano al basso di Wolstenholme.
Dopo quest’album i Muse pubblicarono Hullabaloo Soundtrack, un doppio CD/DVD contenente una raccolta di B-Sides e la perfomance live parigina della band al Le Zenith nel 2001.
Nel 2003 esce Absolution grazie al supporto alla produzione di Rich Costey.
L’album riscuote un ottimo successo affermando la band in tutto il mondo e conduce il gruppo per la prima volta in testa alla classifica del Regno Unito; garantendo alla band la possibilità di assicurarsi un posto nel Glastonbury Festival del 2004.
Nello stesso inizia il tour mondiale di Absolution con date anche in Australia ed in America.
Da questo album hanno riscosso maggior successo i singoli Time is Running Out e Hysteria.
Nel 2006 esce Black Holes And Revelations, il loro lavoro più recente.


L’album è stato accolto calorosamente dai fan di tutto il mondo ed ha ricevuto ottimi pareri dalla critica del settore , portando per la seconda volta la band in cima alla classifica del Regno Unito oltre che l’entrata nella Top 10 americana ed ulteriori risultati in tutto il mondo.
Da quest’album sono stati tratti sino ad ora i singoli Supermassive Black Hole, Starlight e lo scorso 27 novembre è uscito Knights Of Cydonia.
Per confermare il successo di quest’ultimo lavoro i Muse sono stati premiati con l’Award come migliore Band Alternative agli MTV European Awards il 2 novembre 2006.
Sempre nel 2006 sono stati impegnati in un tour europeo (hanno suonato in Italia il 1° dicembre a Roma, il 2 a Bologna ed il 4 a Milano); hanno inoltre suonato dal vivo nel 2007 al Wembley Stadium alla sua apertura a giugno.
A testimonianza di questo ultimo concerto è l’album dal vivo HAARP.
(Last Fm)




mercoledì 3 giugno 2009

Un pomeriggio allo studio Maia, con Innocenzo Alfano


Sabato scorso ho partecipato alla presentazione del libro “Effetto Pop” presentato dall’autore, Innocenzo Alfano, a Genova, allo studio di registrazione “Maia”.
Sabato era anche il 30 maggio e il moderatore dell’incontro, Riccardo Storti, mi ha ricordato che esattamente 37 anni prima, grosso modo alla stessa ora ( spettacolo pomeridiano), e più o meno nella stessa zona(Teatro Alcione), aveva inizio la grande stagione della musica Prog genovese, con le performance dei Van Der Graaf Generator.
Qualcosa di più di un mero dato cronologico, perché nell’occasione assistevo al primo concerto della mia vita, e quindi i concetti di significatività e rappresentatività, alla base delle scienze statistiche si sposano, in questo caso, con elementi poco razionali, che hanno a che fare con la sfera emozionale e la” scatola dei ricordi”.
Come non bastasse, Riccardo mi presenta Giacomo Caliolo, musicista di casa agli studi Maia, anch’esso presente a quell’antico evento, e ancora una volta la musica diventa il veicolo per arrivare a nuove, spontanee e disinteressate conoscenze.
Ci siamo lasciati parlando del concerto dei Genesis a Torino, 1974, col proposito di ritrovarci, e non ho dubbi che ci riusciremo.

Non sto trascurando Alfano, ma prima di parlare in maniera approfondita di "Effetto Pop", vorrei leggere il libro, integrando l’idea che mi sono fatto ascoltando le sue parole.
Come già evidenziato, la presentazione è avvenuta nell’ambiente ideale, lo studio di registrazione “Maia”, di Verdiano Vera.
Introduttore/mediatore, Riccardo Storti, coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano.
Pubblico mirato, composto da musicisti, musicofili ed esperti del settore.
Gli studi di registrazione meritano uno spazio a parte e con l’aiuto di Verdiano ne parlerò nei prossimi giorni.
Gli argomenti hanno suscitato domande, tra consensi e obiezioni.



Entrare in profondità, sfatare luoghi comuni, contestare i sacri dogmi su cui si fondano le certezze degli amanti del rock, è impresa ardua e coraggiosa.
Non sono in grado di dare al momento un giudizio compiuto, anche se l’esposizione mi ha lasciato più di un dubbio, che spero di fugare nel corso della lettura.
Ovviamente Innocenzo non era presente per la sola raccolta delle lodi, ma la discussione e la critica costruttiva lo condurranno forse verso nuove ricerche, con risultati che magari faranno riflettere chi non si accontenta di facili certezze.
Due ore di musica (anche le parole possono essere “musicali”), interessanti, intrise di storia, di presente e di futuro, se è vero che gli studi Maia, nella prossima stagione, intensificheranno la collaborazione col CSPI, regalandoci serate a tema.

Note biografiche relative all'autore

Innocenzo Alfano (Cosenza, 1971) si è laureato in Scienze Politiche e in Cinema Musica Teatro presso l’Università degli Studi di Pisa.
È autore dei seguenti volumi:
-Fra tradizione colta e popular music: il caso del rock progressivo. Introduzione al genere che sfidò la forma canzone (Aracne, 2004).
-Verso un’altra realtà. Cenni di strategia compositiva e organizzazione dei brani nella musica rock, da Jimi Hendrix al rock progressivo (Aracne, 2006).
- Argentina e Brasile: quale politica comune? Tentativi di strategia politica unitaria dalla presidenza Frondizi al Mercosur (Il Coscile, 2006).

Scrive per "contrAPPUNTI", quaderno quadrimestrale del Centro Studi per il Progressive Italiano.

Frammento della serata.

video


martedì 2 giugno 2009

Meat Loaf


Michael (Marvin) Lee Aday (in arte Meat Loaf) (Dallas, 27 settembre 1947) è un cantante e attore statunitense.
Meat Loaf ha legalmente cambiato il proprio nome da Marvin a Michael nel 2001.
Meat Loaf è anche il nome della band di cui è cantante.
Nonostante alcuni inconvenienti (tra cui la bancarotta), Meat Loaf raggiunge un successo notevole con la sua carriera di musicista e cantante con uno dei dischi più venduti di tutti i tempi e infrangendo diversi record di permanenza in classifica. Bat out of Hell, il suo secondo album, che ha richiesto 4 anni per essere realizzato, ha venduto più di 34 milioni di copie.
Dopo 30 anni continua a vendere un numero stimato di 200.000 copie all’anno ed è rimasto in classifica per 9 anni. Ciascuna delle 7 tracce dell’album è stata in classifica come singolo di successo.


Nonostante i successi raccolti con Bat out of Hell e Bat out of Hell II: Back into Hell, Meat Loaf all’inizio della carriera trovò alcune difficoltà negli Stati Uniti; ha invece raggiunto presto una grandissima popolarità in Europa diventando una vera e propria icona del Rock, soprattutto in Gran Bretagna, dove è classificato 23° come artista più a lungo presente nelle classifiche settimanali ed è uno degli unici due artisti con un album che non è mai uscito dalle classifiche.
In Germania, Meat Loaf raggiunge la massima popolarità dopo l’uscita di Bat out of Hell II ed è stato classificato al 96° posto nella classica dei 100 più grandi artisti del hard rock dell’emittente VH1.
Meat Loaf inoltre è apparso in oltre 50 tra film e spettacoli televisivi, a volte apparendo come sé stesso o nel ruolo di personaggi simili alla sua personalità come la sua memorabile interpretazione nel ruolo di Eddie nel ‘The Rocky Horror Picture Show’.
Ha preso parte anche al film “Fight Club” nel ruolo di Robert “Bob” Paulson, e nel film “Tenacious D e il destino del rock”, nella parte del padre di Jack Black.
(Last. fm)


lunedì 1 giugno 2009

Rocky’ Filj


Rocky’ Filj si fecero conoscere grazie alla partecipazione come gruppo di apertura a una tournée del Banco del Mutuo Soccorso.
In precedenza avevano pubblicato solo un 45 giri, nel 1971, sotto un nome leggermante diverso, “Roky’s Fily”.
Grazie alla favorevole impressione avuta da quei concerti, riuscirono a firmare un contratto con la Ricordi e, nel 1973, entrarono in studio per realizzare il loro primo (e unico) album.
Il disco, intitolato Storie di Uomini e Non, è un buon prodotto di jazz rock che esce un po’ dai canoni del genere, vista l’assenza di tastiere e per il fatto che i pezzi sono tutti cantati. In particolare risaltano i duetti fra sax e chitarra.
Le premesse erano ottime e il gruppo avrebbe potuto ritagliarsi un buon posto nel panorama jazz rock italiano, ma uno dei componenti finì nelle maglie della giustizia e fu arrestato.
Il gruppo rimase così fermo per qualche anno, per tornare ad incidere nel 1979 un 45 giri di scarso successo, dopodiché si scioglie.
Il cantante Rocky Rossi morì nel 1985 in un incidente stradale.
Il batterista Colasante suonò nei dischi della Delta Blues Band nel 1979 e del gruppo funky Midnight Band nel 1980, mentre il chitarrista Roby Grablovitz ha continuato a suonare nel nord Italia con una cover band di successi degli anni settanta, incidendo anche un CD da solista nel 2005, intitolato Speranze d’artista e pubblicato dalla Acid Studio.

Formazione

Rocky Rossi - voce, fiati
Roby Grablovitz - chitarra, flauto
Rubino Colasante - batteria
Luigi Ventura - basso elettrico, trombone

Discografia

33 giri :
Storie di uomini e non (1973) (ristampato in CD nel 2003)

45 giri:
Ingrid/Lo spettro (1971) (come Roky's Fily)
Astrocar/Come una nuvola (1979)

venerdì 29 maggio 2009

Claudio Sanfilippo


Una delle ultime domeniche che il Raindogs ci ha regalato, prima della chiusura estiva, ha visto come protagonista il cantautore milanese Claudio Sanfilippo.


Vediamo qualche nota biografica.

A sedici anni comincia a suonare la chitarra e quasi subito capisce che scrivere canzoni è la cosa che lo attira. Già dalla fine dei Settanta si esibisce dal vivo, prima da solo con la chitarra e poi con un gruppo che lo accompagnerà per una decina di anni. La prima esperienza di rilievo è del 1985 quando Amilcare Rambaldi lo invita alla Rassegna del Club Tenco in veste di "nuova proposta". Dal 1986 a oggi le sue canzoni sono state cantate tra gli altri da Mina, Eugenio Finardi, Cristiano de Andrè, Pierangelo Bertoli, Carlo Marrale, Cecilia Chailly, Donati, Lu Colombo, Stragà, Michael Girard, dai tenori Salvatore Licitra e Marcelo Alvarez. Ha scritto anche canzoni per bambini, diverse sono state pubblicate per la collana di Geronimo Stilton.
Il suo primo album esce nel 1995 e si intitola STILE LIBERO (Edel), dall'omonima canzone interpretata da Mina nell'album Loch Ness. Gli arrangiamenti sono di Francesco Saverio Porciello (Savè), il chitarrista e amico col quale forma un sodalizio sin dai primi anni Ottanta. All'album partecipano Roberta Gambarini, Paolino Dalla Porta, Elio Rivagli, Ares Tavolazzi, Alberto Tafuri, Marco Brioschi, Rinaldo Donati, Massimo Gatti, Carlo De Martini, Maurizio Deho, Vittorio Cosma, Umberto Tenaglia nonchè alcuni ospiti come Eugenio Finardi, Rossana Casale, Carlo Marrale e Piero Milesi che arrangia gli archi del brano che dà il titolo all'album.
Nel 1996 STILE LIBERO si aggiudica la TARGA TENCO quale "Migliore Opera Prima".
Nel 1999 è la volta di ISOLE NELLA CORRENTE (Fridge), arrangiato da Rinaldo Donati. Nell'album suonano Rinaldo Donati, Francesco Saverio Porciello, Umberto Tenaglia, Marco Brioschi, Kal Dos Santos, Carlo Virzi, Alessandro Gariazzo. Il sodalizio con Rinaldo produce un album visionario, di suggestioni sonore e poetiche.
Nello stesso periodo è presente con quattro canzoni a RADIO PESCI FUOR D'ACQUA, una produzione indipendente di Massimo Javicoli e Andrea Vagnoni che vede la partecipazione di Piero Milesi, Paolino Dalla Porta e Fabio Treves.
Nel 2003 esce un album di canzoni originali in milanese, lingua che Claudio scrive e frequenta sin da ragazzo. Si intitola I PAROLL CHE FANN VOLA' (Maxine) ed è un atto d'amore verso la sua città. Ancora arrangiato da Rinaldo Donati, contiene un brano scritto con Franco Loi, uno dei nostri grandi poeti, e un duetto con Nanni Svampa. Nel disco, imperniato tutto sulle chitarre di Claudio, c'è la partecipazione di Rinaldo Donati, Marco Brioschi, Bruno Bergonzi, Umberto Tenaglia, Massimo Gatti, Massimo Javicoli. Sempre in questo periodo esce il volume "Appunti di Viaggio" (Abaco) che racconta il suo percorso artistico attraverso le foto, i racconti, le testimonianze e un cd che raccoglie alcuni brani pubblicati negli anni precedenti.
Nel 2007 sente che è ora di entrare in studio per registrare un nuovo album, anche questa volta gli arrangiamenti sono di Rinaldo Donati. Il nuovo lavoro si intitola FOTOSENSIBILE ed esce alla fine del 2008. Insieme all'album è pubblicato un dvd, prodotto da Maxine e Bedeschi Film, che documenta il percorso artistico di Claudio con riprese suggestive e alcuni inediti dal vivo. Anche in FOTOSENSIBILE vi sono alcune partecipazioni rilevanti, in particolare quelle di Adam Benjamin al pianoforte, Steve Wood alla batteria e Piero Milesi al violoncello. L'album è disponibile in diversi siti (Fnac, Feltrinelli, IBS) oltre che in quello dell'etichetta discografica Maxine Productions (http://www.maxine.it/).



INTERVISTA

Il Raindogs, luogo in cui ti ho visto suonare a Savona, è posto “intimo” , di dimensioni congeniali alla tua proposta, almeno dal punto di vista dell’ascoltatore. Ma è anche un pub in cui si macina rock e blues. Come ti poni davanti a un tipo di musica che spesso induce al movimento?
Ho un senso del ritmo piuttosto sviluppato, nelle canzoni che scrivo il tempo e – soprattutto – un certo “groove” sono essenziali. La musica buona induce al movimento. Ma io ho un fisico ingombrante e non appartengo alla categoria degli "agili", quindi preferisco ascoltare e sentire dentro il battito del tempo musicale, mi regalo solo qualche impercettibile movimento a scandire gli accenti … insomma, fatemi suonare e non fatemi ballare ...

Esiste nel tuo DNA musicale qualcosa di “aggressivo” , da utilizzare , ad esempio, in alcuni momenti di sfogo?
No, direi che l’aggressività non fa parte del mio carattere. Ma una canzone sussurrata può essere mille volte più dura di una canzone urlata ... Se però intendi il bisogno – ogni tanto - di ascoltare una chitarra elettrica che urla, allora si. Ma fa sempre parte dell’ascolto e mai dell’esecuzione. Credo sia sano assecondare la propria natura, anche se a volte mi piacerebbe essere tutt’e due le cose. Ma Joao Gilberto non è Jeff Beck, e viceversa. L’importante, alla fine, è seguire il profumo della musica buona.

Leggendo la tua biografia si rivede la dura strada che conduce al successo, che per me non è la vita da star, ma il “poter vivere utilizzando le proprie passioni”. Non hai mai pensato, nei momenti più duri, di aver imboccato una strada sbagliata?
Infatti per me la parola successo ha quel significato. Anche perché il mio nome è conosciuto solo in ambiti legati alla canzone d’autore e quindi non potrei fare confronti tra il successo nella coerenza delle proprie passioni e il successo che implica fama, denari, visibilità. Non ho mai pensato di avere imboccato una strada sbagliata perché se avessi preso altre strade di certo non avrei scritto quello che ho scritto, di cui sono molto soddisfatto, e tanto basta. Ho pensato – questo si – che in alcune situazioni avrei potuto giocarmela meglio, ma questo vale per tutti e in qualsiasi contesto.


La nascita di un figlio cambia la vita. Come ha inciso su di te, come uomo e come musicista?
E’ un evento che cambia radicalmente il tuo rapporto con la vita, che ti pone domande nuove, che sposta la tua attenzione verso l’altro da te. In un certo senso è una specie di “scuola d’amore” dove tutti gli attori (genitori e figli) imparano a stare insieme, a condividere, a capirsi. Una buona società è l'insieme di tante buone famiglie, non ci sono altre strade. In senso musicale credo che mi abbia portato a sperimentare strade compositive nuove e sorprendenti; il disco in milanese, ad esempio, nasce da uno scavo nella memoria, come una specie di riflesso in cui mi sono rivisto bambino in una famiglia dove si parlava il milanese, che io imparavo senza rendermene conto … senza lo sguardo sui miei figli certe memorie "carsiche" non sarebbero riaffiorate, chissà...

Parlando sempre di giovani, hai qualche messaggio particolare per loro nelle tue canzoni, pensi ad una buona “semina”, dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello musicale?
Io parlo un linguaggio che non è didascalico rispetto ai fatti reali del nostro quotidiano. Quello che mi interessa è solo scrivere canzoni oneste e in sintonia con la mia natura musicale e letteraria. Il resto è questione di gusti. Non credo alla canzone "civile" come non credo alla poesia o al teatro "civile", è un aggettivo che non si può applicare al genio dell'arte, piccola o grande che sia. Credo invece alla canzone "buona" (in senso "Hemingwayano"), come alla poesia "buona". Per me l’importante è inseguire la bellezza, questa è la mia unica regola d’oro, l’unica “buona semina”. Il cantautore (parola bruttina) è sempre stato visto come una sorta di eroe senza macchia e senza peccato, una specie di alfiere/cantore della libertà con la chitarra in mano, il suo valore è sempre stato misurato sulla forza dei testi più che sulla musica. Io al contrario mi sento più musicista, per me la canzone è comunque un fatto squisitamente musicale.

Essendo tu un cantautore, il tuo prodotto non può scindere testo da musica , parole da melodia. Eppure noi tutti ci siamo innamorati, da ragazzi, di canzoni di cui non capivamo una parola e normalmente accade di rimanere colpiti per sempre da un riff di chitarra di 30 secondi.
Qual è il tuo punto di vista? Dai valore alla sola musica senza concetti applicati?

E’ la continuazione della risposta precedente e conforta il mio punto di vista che si può riassumere così: una canzone con un testo interessante e una parte melodica/armonica di scarso valore è quasi sempre una brutta canzone, al contrario una canzone ricca musicalmente può anche arrivare senza avere un testo di grande profondità. Il fatto che ci siamo innamorati tutti di canzoni di cui non capivamo le parole lo dimostra, la musica è un’arte che arriva per vie sensoriali. Le regioni preposte all'ascolto della musica sono un mistero, è questo che la rende così magica, così seducente.
Il nostro corpo è un vettore di vibrazioni che solo la musica può evocare. Poi, se il testo di una canzone è di alto valore, si aggiungerà la forza della parola, che però – non dimentichiamolo – è essa stessa suono e ritmo.


Hai scritto alcune canzoni per Finardi, l’unico artista italiano che ho sempre comprato a scatola chiusa, senza rimanere deluso.
Che tipo di rapporto avete?

Di amicizia e reciproca stima, negli anni mi ha riempito di complimenti e nei miei confronti è stato molto brillante. Ha un carattere non semplice ma molto leggibile e diretto, per me è stato un onore lavorare con lui, è un artista di grande energia musicale e un cantante come ce ne sono pochi, e non solo in Italia.

Abbiamo in comune l’amore per il calcio, o meglio, per LA SQUADRA.
Se potessi realizzare il sogno di un giorno, preferiresti essere Dylan o Rivera?
Ottimo, sono contento di conversare con un rossonero. Dylan o Rivera ? Rivera, senza alcun dubbio, anche se ho imparato a suonare sulle canzoni di Dylan e dischi come Blonde on Blonde o Blood on the Tracks sono tra quelli che mi porterei sull'isola. Ma il Gianni è il mio mito insuperato.

Come è nata la tua collaborazione con Mina?
Bruno Bergonzi, batterista bravissimo, qualche anno fa lavorava alla Sony Publishing, con cui collaboravo. In una cassetta che gli avevo lasciato da ascoltare c’era questa canzone, Stile Libero. A Bruno piacque subito e la mandò a Mina, senza dirmi niente. Dopo qualche settimana mi chiamò per dirmi che Mina l’aveva scelta per l’album che stava per registrare, che si intitola Loch Ness. Tutto è successo molto velocemente, grazie all’intuizione di Bruno.

Ancora un sogno. Mi indichi tre canzoni che avresti voluto scrivere?
Domanda complicata, molto. Potrei indicartene trenta e poi non sarebbero sufficienti. Vediamo: Insensatez di Jobim-Vinicius, The Look of Love di Burt Bacharach, Estate di Bruno Martino.

Cosa ci regalerà Claudio Sanfilippo nell’immediato futuro, musicalmente parlando?
Altra domanda complicata, di solito se prendo una strada mi lascio tentare dai sentieri che incontro e quindi non saprei bene che dire, al momento. Intanto proseguo nel mio percorso di performer solitario in concerto, con le mie chitarre. E comunque nel cassetto ci sono due progetti, un album di canzoni per bambini e un album acustico a due chitarre, la mia e quella di Francesco Saverio Porciello, vedremo …


mercoledì 27 maggio 2009

La Maschera di Cera


La Maschera Di Cera è una formazione dedita alla riscoperta e alla valorizzazione del suono degli anni ‘70, quello sognante e immaginifico della grande stagione del rock italiano.
Dall’anno della sua formazione (2001) il gruppo ha prodotto tre dischi in studio, uno dal vivo e un DVD. Ha portato sui palchi europei il suono e la musicalità per cui l’Italia, di fatto, è ricordata negli annali del rock internazionale.
Suonando in Belgio, Francia, Svizzera, Portogallo e Spagna, la MDC ha raccolto consensi e critiche unanimi perché il suo spettacolo live è sinonimo di passione e coinvolgimento allo stato puro.

La Maschera di Cera sono:
Alessandro Corvaglia: voce solista, chitarra acustica
Agostino Macor: tastiere
Andrea Monetti: flauti, sassofoni
Fabio Zuffanti: basso, pedali bassi, cori
Maurizio Di Tollo batteria, percussioni, cori


martedì 26 maggio 2009

Blue Öyster Cult



I Blue Öyster Cult sono una Hard Rock band formatasi nei tardi anni ‘60 ed è ancora oggi attiva.
Esponenti di un rock duro dai tratti psichedelici e, in seguito, quasi Heavy Metal, i Blue Öyster Cult sono particolarmente noti per canzoni memorabili come “(Don't Fear) The Reaper", “Adtronomy”, “ Godzilla” e “ Burning for you", oltre alla famosissima “Born to be Wild” degli Steppenwolf, suonata da loro come cover.
La line-up originale della band era composta dal cantante e chitarrista Eric Bloom, dal chitarrista Buck Dharma, dal tastierista Allen Lanier e dai fratelli Joe e Albert Bouchard, rispettivamente bassista e batterista.

Attualmente i Blue Öyster Cult si limitano ad esibirsi ai festival, nei club e spesso in tour che attirano miriadi di fan.

lunedì 25 maggio 2009

Bullfrog- Beggars & Losers


“Bulfrog Blues” è il nome di una vecchia e tradizionale canzone americana (interpretata anche dai Canned Heat e da Rory Gallagher), ma Bullforg è anche il nome di una band di Verona, che propone un classico hard rock di buona fattura.
Il gruppo nacque nel 1993, dalle ceneri di altre importanti band veronesi, come i Great Fish, Capricorn, Highshooter e Hitchers.
La partenza è quella della classica cover band che propone i classici dei Free, Bad Company, Grand Funk, Led Zeppelin, Mountain e altro blues standard.
Il sound risente dell’influenza del classico trio anni 70, con molto spazio riservato all’improvvisazione e ai “solo”.
In poco tempo Bullfrog si guadagna una buona reputazione suonando ai numerosi festival di motociclisti, con show interminabili che spesso superano le 4 ore.
Gradualmente, seguendo un naturale percorso di sviluppo, la band incomincia a scrivere e suonare materiale proprio, dimostrando chiaramente l’amore sviscerato per il rock anni 70.
Nel 2001 Bullfrog entra finalmente in studio per registrare l’album di debutto , “Flower On The Moon”, per l’etichetta Andromeda Relix.
L’album include 9 composizioni originali, più un’interessante cover di “ Sail on, Sail Away”, registrata in origine da Moxy, una grande e tristemente dimenticata band canadese degli anni 70.
Nel maggio 2002 la band debutta in televisione in occasione del live show “Terremoto”, sul Matchmusic channel, realizzando una versione unplugged di “Trouble In Paradise” e “Flower On The Moon”.
Nel marzo 2003 la canzone “Stranger To The Danger” è inclusa nella compilation CD “Burn!”, venduta con il nuovo rock magazine “Classix.”
Nell’aprile 2004 viene pubblicato un nuovo CD, “The Road To Santiago”, un grande lavoro di puro hard rock, che include 9 brani originali più una cover del classico “Walk Away”, della James Gang.
Stilisticamente vicino al precedente “The Flower of the Moon”, questo lavoro evidenzia una produzione più accurata e una rilevante crescita musicale.
Nei mesi a seguire l’album ottiene entusiastiche recensioni di critica e di pubblico.
I brani “Sundance” e” The Road to Santiago” sono inclusi in 2 compilation di band locali, “MusicAlive#2” and “Tales”.
Il nuovo album, “ BEGGARS & LOSERS”, è sul mercato da marzo 2009 .
Ancora una volta la musica richiama i giganti dell’hard rock passato, ma la personalità della band emerge più forte che mai.
Bullfrog ha anche avuto il privilegio di “aprire” per i più grandi eroi dell’hard rock((John Lawton Band, Micky Moody & Bernie Marsden , Uriah Heep, ), ottenendo incondizionati e sinceri riconoscimenti.


L'intervista.

Per prima cosa vi chiedo di soddisfare una mia curiosità, nata dalla lettura della line up.
Al nome Silvano Zago corrisponde la voce “ Gibson & Marshall”(e voce).
Qual è il significato dell’enfatizzazione della marca e non dello strumento?

E’ fondamentale il suono Gibson per il vostro sound?

E' più che altro un vezzo, una cosa nata per scherzo e che poi è rimasta. Vero è che l'utilizzo di una strumentazione adeguata è parte caratterizzante del nostro sound, ed è anche il motivo per cui nella foto siamo immortalati assieme ad essa... E' un po' un biglietto da visita, se vedi uno che si presenta sul palco con Ibanez e Brunetti ti fai già una certa idea di quello che suonerà... La nostra è una strumentazione tipicamente Hard-Rock!


Ho ascoltato il vostro CD di getto, da Genova a Savona, e istintivamente mi sono ritrovato in un “antico” rock duro che, senza informazioni preventive, mi avrebbe portato a formazioni d’oltremanica o d’oltreoceano. Solo pochi giorni fa un importante “gestore della musica” mi diceva che piuttosto che far suonare un gruppo italiano che fa blues, tanto per citare una “categoria” musicale, preferisce un gruppo DOC che arriva dall’America , magari allo stesso prezzo.
Quali riflessioni potete fare su questo tipo di atteggiamento, che sicuramente avrete dovuto affrontare anche voi?
Ti dirò, in un certo senso posso anche capire il suo punto di vista... Un genere come il nostro parla inglese, c'è poco da dire. Il problema vero è che spesso in Italia non si sa neanche che qui c'è chi fa dell'ottimo rock “anglosassone”, ritenendo erroneamente che il tristo “cantautorato-con-la-chitarra-elettrica”, che sarebbe poi il cosiddetto “rock italiano” attuale, sia quello che soddisfa tutta la domanda.
Guarda, ce ne fossero di locali o promoter che fanno suonare i gruppi americani, servirebbe se non altro a creare cultura, il problema è che preferiscono le cover band di Ligabue o Vasco Rossi, è contro questa mentalità che bisogna combattere!


Mi sono sempre chiesto perché ogni gruppo di rock, anche molto duro, inserisca tra i vari brani almeno un canzone “lenta”. E’ la necessità di spezzare il ritmo, il rispettare il cliché o solo il canonico momento di riflessione?
Ma, a onor del vero in “Beggars & Losers” c'è la nostra prima vera e propria ballad su tre album. Non so, noi non ci poniamo mai il problema di “che tipo di pezzo fare”, di solito componiamo in modo abbastanza spontaneo, tanto più che questo pezzo è arrivato praticamente a ridosso delle registrazioni, l'abbiamo suonato per intero per la prima volta in studio!
Nel nostro caso, probabilmente conta l'influenza di gente come Free o Bad Company!

Quanto conta la buona tecnica dei singoli nella riuscita globale di un album? Un buon produttore può cambiare il destino di un CD?
Conta la tecnica che ti permette di esprimere al meglio ciò che vuoi dire. Noi da questo punto di vista non siamo certo dei mostri, puntiamo molto sul groove, sull'impatto sonoro, soprattutto dal vivo. Non mi dispiacerebbe essere più bravo, ma non farei cambio con un suono d'insieme più “mollo”!
Per tirare fuori un buon suono il produttore conta eccome; per questo ultimo album Fabio Serra, il nostro produttore, ha fatto un ottimo lavoro nel cercare di catturare in studio l'energia del nostro live-set. Il tocco finale l'ha dato il mastering agli Sterling sound di New York, col fondamentale lavoro sulle dinamiche e il “pompo”.


Cosa significa per voi far parte della scuderia Black Widow?
Per noi è un grande onore, perché sappiamo che loro si muovono prima di tutto col criterio della passione, e quindi promuovono solo i lavori che gli piacciono.
Per un gruppo come il nostro l'unica possibilità di visibilità è il supporto di persone che condividono la nostra stessa passione per la musica, e abbiamo avuto la fortuna di trovarle nei “ragazzi” dell'Andromeda Relix, la nostra etichetta, e ora nei responsabili della Black Widow, che cura la distribuzione internazionale di B&L.

L’impressione che ho è che ci sia una grande fame di musica, che colpisce i miei coetanei, ma anche i giovanissimi. Dopo un lungo buio la richiesta aumenta.
Verificate anche voi che la situazione sia favorevole dal punto di vista partecipativo?

Sicuramente c'è più voglia di musica “vera” di quanto i media “mainstream” e le case discografiche vogliono far credere, chiunque vada ad un concerto “vero” può rendersene conto.
Penso però che dal punto di vista della “dedizione” e della curiosità ci sia ancora strada da fare, tanti ragazzi non fanno neanche lo sforzo di scoprire che al di là del concerto degli Iron Maiden, del disco degli Iron Maiden, della tribute-band degli Iron Maiden c'è tutto un mondo da scoprire...
Penso che ormai ci si può dimenticare che il Classic Rock torni ad essere un genere di largo consumo; potenzialmente, però, potrebbe uscire tranquillamente dalla nicchia in cui qualche industrialotto in vena di produrre dischi anziché scarpe o mobili l'ha relegato!


Esiste un gruppo del passato che ha determinato le vostre scelte musicali?
Sono molti. Due te li ho già citati, ma potrei aggiungerne una miriade: noi ascoltiamo molta musica e siamo dei cultori dell'Hard Rock settantiano quindi, accanto ai “soliti” nomi come Deep Purple, Led Zeppelin, Cream, Grand Funk, Mountain e via dicendo, hanno un ruolo rilevante anche i nomi “minori” come Hard Stuff, Sir Lord Baltimore, ecc...



Quanto conta l’armonia e l’amicizia all’interno di una band? E’ possibile raggiungere obiettivi musicali senza un perfetto accordo interno?
Beh, noi ci conosciamo da vent'anni (Michele e Francesco, essendo fratelli, da ben di più!), suoniamo assieme da quindici e andiamo d'accordo sia musicalmente che su altre cose, siamo praticamente sposati... Penso che sia molto importante; non è necessario essere amici del cuore e vedersi tutti i giorni, ma è fondamentale essere in sintonia, facilita le cose.


Se poteste ritornare a quel 1993, anno di nascita di Bullfrog, cambiereste qualcosa?
Ma no, tutto sommato non credo, siamo partiti già con le idee abbastanza chiare e cioè costituire un power-trio che suonasse Hard Rock anni '70, principalmente per divertirci. Con gli anni sono arrivati tre album, tanti concerti, la condivisione del palco con alcuni dei nostri idoli di sempre, tanti consensi e tanti amici trovati durante questo percorso. Nel 1993 non avremmo potuto chiedere di meglio!


Quali sono i vostri progetti futuri?
Suonare il più possibile, e magari continuare a comporre buone canzoni Hard- Rock... Ma innanzitutto promuovere Beggars & Losers! Invito tutti a seguirci sul nostro sito www.bullfrogband.net , da lì si può accedere ai sample e seguire le nostre date... Se siete appassionati di questo genere come lo siamo noi, penso che sarà qualche minuto speso bene!


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venerdì 22 maggio 2009

Arti e Mestieri


Gli Arti e Mestieri sono un gruppo di Torino, formatisi nel 1974 per opera di Furio Chirico, ex batterista dei The Trip e de I Ragazzi del Sole, Beppe Crovella ( dai Mysitics ) e da Gigi Venegoni, Arturo Vitale, Giovanni Vigliar e Marco Gallesi ( tutti e 4 dal “Sogno di Archimede”).
Il gruppo è attualmente in attività.
Sin dagli albori, “Arti e Mestieri” è stata considerata, in Italia come all’estero, una delle più interessanti e significative band del Rock Progressive.
Lo stile può essere definito, sia “classical progressive Rock”, seppur con utilizzo di armonie di Jazz avanzato, sia“Jazz rock sinfonico”, in quanto la band utilizza armonie sinfoniche raramente presenti nel semplice jazz rock.
Gli “Arti e Mestieri” cominciarono la loro stabile e più che trentennale attività artistica nel 1974. Il debutto della band avvenne durante il Festival Del Proletariato Giovanile a Parco Lambro, con un audience di 45000 persone semplicemente estasiate.
Tilt, il primo album, fu registrato a Roma, e divenne immediatamente un classico del prog rock per la sua originalità. Seguirono tour nei teatri con la Premiata Forneria Marconi e i Gentle Giant.
L’anno successivo, dopo una nuova esibizione a Parco Lambro, la cosiddetta “Woodstock italiana”, fu la volta di Giro di Valzer Per Domani, il secondo album, che puntava maggiormente sul jazz rock. Troviamo in questo album Gianfranco Gaza alla voce (scomparso nel 1986).
Subito dopo l’ideazione (ma non realizzazione) di quello che avrebbe dovuto essere il loro terzo album (Necropoli), avviene il primo ridimensionamento della band con l’uscita di Gigi Venegoni e Marco Gallesi, che si impegnarono rispettivamente nel Venegoni & co ed Esagono.
Il terzo album, Quinto Stato, vede la luce nel 1979, quando ormai il genere progressive rock andava scemando di interesse e l’epoca d’oro poteva dirsi definitivamente chiusa.
Negli anni a seguire la band cambia il proprio assetto continuamente, e oggi conta all’attivo 11 LPs tra studio, live e collezioni, e numerosi concerti.


giovedì 21 maggio 2009

Paolo Bonfanti


Ho visto suonare per la prima volta dal vivo Paolo Bonfanti a Varazze, il 2 maggio scorso:
http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Blues%20a%20Varazze
Nella speciale occasione avevo davanti a me il duo Bonfanti- Treves e il risultato finale, in termini di qualità e partecipazione, è stato notevole.

A questo proposito Paolo precisa:
"...lo spettacolo che hai visto a Varazze non è esattamente quello che ora porto in giro con la mia band o come solista; con Treves il repertorio è giocoforza improntato su brani non originali, mentre quando suono a mio nome, la quasi totalità dei pezzi è di mia composizione (ultimamente con brani anche in italiano e dialetto genovese)".


Ok, partiamo con qualche domanda.
Le persone presenti in piazza Beato Jacopo, a Varazze, non erano di passaggio dopo una mattinata di sole e spiaggia. Ho l’impressione che il blues, genere di nicchia e d’importazione, stia vivendo una stagione felice, fatta di pubblico nuovo e di riscoperte.Cosa pensi in proposito?
Ricomincio a vedere un po’ di gente intorno ai 20 anni ai concerti ma, nonostante ciò, penso che il Blues in Italia resti una musica di nicchia; per i musicisti italiani ed anche europei ed americani è comunque un momento di crisi. A questo si aggiunga il fatto che il Blues è una musica che in linea di massima ha detto tutto. E’ difficile sentire qualcosa di “nuovo” nel Blues.

Ho avuto la fortuna di vedere bluesman esibirsi nel cuore dell’America , ma trovo che i musicisti italiani che conosco non abbiano minor qualità.
Dal punto di vista tecnico/strumentale ci sono fior fiore di musicisti qui in Italia; il problema è semmai più di vocalità e di esatta pronuncia dell’ American English (specialmente il “gergo” Blues).

Dove sta la differenza? Perché spesso il “nostro” blues è visto con diffidenza “là, dove tutto è nato”? E’ la sofferenza l’elemento che fa la differenza?
Secondo me a monte di tutto c’è il problema che esiste, diciamo così, un’ “estetica” blues che vuole che il solista/gruppo sia il più fedele possibile all’/agli originale/i; in questo modo si crea una sorta di “tribute band” blues con musicisti che si vestono allo stesso modo degli americani, usano gli stessi “trucchetti” per coinvolgere il pubblico, etc. etc. La cosa, a mio modestissimo parere, sebbene in qualche modo tenga vivo il genere (se ben suonato), allo stesso modo lo fa rimanere dov’è, non lo fa crescere; ma questa è una cosa che succede anche negli USA, non solo da noi, e succede anche nel rock, p.es.
Ti riporto una frase di un gruppo, i Sonic Youth, che non c’entrano nulla col Blues ma che in qualche maniera hanno capito il problema: “
se vuoi fare un tributo, per esempio, a Jimi Hendrix, invece di cercare di rifare i suoi pezzi identici, devi cercare di essere rivoluzionario in campo musicale come lo è stato lui, se ci riesci…questo è il vero atteggiamento da seguire…”

C’è fame di musica e c’è ovunque voglia di suonare, ma mancano gli spazi. Generalizzando, direi che difficilmente i gestori delle miriadi di comuni, depositari del “nostro” denaro, azzardano nel proporre musica che non abbia certezza di gradimento. Come è possibile rendere reale una giornata come quella che il Raindogs ha realizzato a Varazze?
Tanti amministratori (di qualunque colore politico, purtroppo) spesso sanno poco o nulla di musica o arte; ecco perché a volte bisogna avere la testa dura come gli organizzatori di Varazze ed insistere. Quando poi vedono i risultati allora si convincono!



Sabato sembrava di essere a un banchetto self service, con la possibilità di mettere le mani ovunque ,ma perdendo qualche “piatto”, per l’enorme proposta. Ho perso molto .
Qual è l’artista che secondo te avrei dovuto assolutamente vedere , chi mi consigli di approfondire?

Tra gli italiani Mauro Ferrarese, il nostro miglior bluesman acustico; tra gli stranieri non ho dubbi: 9 Below 0! Sono stati grandiosi! E poi con loro c’era anche il bassista di Rory Gallagher, Gerry McAvoy!

Passando in Beale Street si ha la possibilità di vedere lo stesso chitarrista itinerante , che nello spazio di 2 ore si trova su tre palchi diversi. Avremmo potuto vedere la stessa cosa a Varazze? C’è questo tipo di solidarietà tra voi musicisti di blues?
Non credo proprio ci sarebbero problemi se si decidesse di organizzare la cosa in quel modo.

Mi ha colpito una frase di Fabrizio Poggi che evidenziava come nelle rappresentazioni blues la differenza tra musicista e spettatore è solo nella posizione, uno di fronte all’altro.
Nel bis dei Nine Belowe Zero alcuni spettatori sono saliti sul palco e hanno partecipato attivamente.
Un musicista ha sempre bisogno del contatto diretto col pubblico?
Nel Blues la distanza/l’approccio tra musicista e pubblico è ovviamente differente da quello che si vede, per esempio, nella musica “classica”, dove l’ascolto, come si suol dire, è “alienato”, nel senso che c’è un rapporto preciso di “alterità” tra esecutore e pubblico; nel Blues (e nei suoi derivati) è ancora presente una forma “rituale” di presenza al concerto che in qualche modo è divenuta anch’essa uno “stilema comportamentale”;

Come si fa a vivere di musica? Visto che il talento e la preparazione non bastano, serve fortuna ? Saper accettare qualche compromesso? Cos’altro?
Per vivere di musica in generale bisogna adattarsi a situazioni che molte volte “pagano” poco dal punto di vista artistico; io ho deciso di continuare a suonare quello che più mi piaceva; quando ho iniziato (nel 1985) e fino a metà anni ’90 si poteva pensare di intraprendere una carriera musicale non suonando pop o roba da classifica; adesso è davvero improponibile, purtroppo.

Cosa significa per un uomo che decide di intraprendere la via del blues, nascere a Genova, patria di una miriade di gruppi prog, ma soprattutto di una scuola di cantautori importantissimi?
Genova è una città con due anime: l’anima cantautorale, che è figlia indiretta dell’atmosfera “mediterranea/marina” di questa città e l’anima rock, che è discendente dell’ aspetto “industriale”; io sono vissuto e cresciuto a Sampierdarena; tra questo quartiere e, per esempio, Nervi c’è la stessa differenza che c’è tra S. Francisco e Chicago! Il mio è sempre stato un quartiere di grandi fabbriche che ha vissuto in primo piano la crisi; era quasi ovvio (forse) che scegliessi di suonare il Blues!

Mi racconti una tua esperienza da lasciare il segno, sulla via del blues?
Il concerto di due estati fa al Nuvolari di Cuneo con Roy Rogers: probabilmente il migliore della mia vita!

Un ultima cosa.
Quali progetti hai per futuro?
Da poco tempo ho una nuova band: un contrabbassista, un fisarmonicista e poi batteria ed il sottoscritto; l’ultimo album, “Canzoni di Schiena”, è tutto cantato in italiano e dialetto genovese. Vedremo come e se funzionerà


Dal sito ufficiale di Paolo Bonfanti:
http://www.paolobonfanti.com/ita/

Genovese, classe 1960, ha iniziato a suonare la chitarra nel 1975 con alle spalle studi di teoria musicale, armonia e pianoforte. Nei primi anni ’80 si è perfezionato con Armando Corsi e Beppe Gambetta. Nell’estate 1986 ha seguito un corso al Berklee College of Music di Boston. È laureato al D.A.M.S. di Bologna con una tesi sul Blues.
Dal 1985 al 1990 è stato il front man di uno dei gruppi più importanti della scena rock-blues italiana, Big Fat Mama, con cui ha inciso tre LPs (l’ultimo un doppio dal vivo), ha suonato nei principali clubs della penisola e nelle più importanti manifestazioni musicali.
Con alcune leggende del British Blues, come il saxofonista Dick Heckstall-Smith (Colosseum, Alexis Korner, John Mayall), il batterista Mickey Waller (Jeff Beck, Ron Wood, Rod Stewart) ed il bassista Bob Brunning (Savoy Brown) ha formato il gruppo Downtown con il quale si è esibito in Italia ed all’estero.
Ha suonato con Fabio Treves e la sua band, con Red Wine, uno dei più importanti gruppi bluegrass europei, con i quali ha collaborato anche in disco ed ha effettuato un tour negli U.S.A. nel 2002, con Beppe Gambetta (tournée europea nell’estate 1992 con Gene Parsons, ex Byrds). A ciò si sono affiancate un’intensa attività didattica, alcuni articoli e trascrizioni per riviste specializzate, la pubblicazione per la Bèrben di Ancona di un metodo per chitarra country-rock scritto a quattro mani con Beppe Gambetta e vari lavori di produzione artistica (Fabio Treves, La Rosa Tatuata). Del marzo 1994 è la partecipazione (unico musicista italiano) alla rassegna “South by Southwest” ad Austin, Texas
Dal 1990 si esibisce con una propria band e come solista e dal 1992 ad oggi ha pubblicato 7 cds e partecipato come ospite in molti altri altri (Fabio Treves, Red Wine, YoYo Mundi, La Rosa Tatuata, etc.)
Nel tour di presentazione del cd GAMBLERS, scritto a quattro mani con il cantautore newyorkese JONO MANSON (marzo 2003), JOHN POPPER, mitico armonicista dei BLUES TRAVELER, ha partecipato ad alcuni concerti.
Dal 2002 la band accompagna regolarmente il grande ROY ROGERS, produttore di JOHN LEE HOOKER nei suoi tour italiani.
Dal 2004 è membro della super-band SLOW FEET, insieme con REINHOLD KOHL, fotografo/bassista bolzanino, ed alcuni grandi del rock italiano come FRANZ DI CIOCCIO, LUCIO FABBRI (PFM) e VITTORIO DE SCALZI (New Trolls); il primo cd “Elephant Memory” è del 2007.







mercoledì 20 maggio 2009

Finisterre


I Finisterre sono stati un gruppo italiano di Genova attivo dal 1993 fino al 2007, anno dello scioglimento.
La loro proposta musicale si basa essenzialmente su di un mix di diversi stili. Rock, musica elettronica, progressive, classica, jazz, folk, ambient, contemporanea e minimalismo, sono alcune delle influenze che i Finisterre hanno inserito nelle loro composizioni.
I Finisterre hanno composo 3 dischi in studio e 2 dal vivo e hanno effettuato concerti in Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti e Messico.
I loro lavori sono stati sempre recensiti da tutte le maggiori riviste musicali italiane ed estere e il gruppo nel corso degli anni ha ottenuto un ottimo responso di critica, pubblico e vendite diventando uno dei più seguiti e apprezzati nuovi gruppi italiani dediti al genere progressive rock.
Il gruppo si formò nel’aprile 1993 e comporendeva: Fabio Zuffanti (basso, voce), Stefano Marelli (chitarre, voce), Boris Valle (tastiera), Marco Cavani (batteria) e Sergio Grazia (flauto).
Tra giugno e settembre iniziarono i primi concerti in Liguria.
All’inizio del 1994 la formazione registrò il primo demo tape contenente 2 pezzi (Asia e Cantoantico).
Nel giugno dello stesso anno i Finisterre vennero messi sotto contratto dall’etichetta Mellow Records e registrarono il loro primo CD omonimo “Finisterre” che uscirà nel gennaio dell’anno dopo.
Nell’estate 1995 il gruppo era in tour e Cavani e Grazia abbandonarono il gruppo, venendo sostituiti da Francesca Biagini (flauto) e Marcello Mazzocchi (batteria).
Nel 1996, sempre per la Mellow Records, registrarono il secondo album, “In Limine”.
Marcello Mazzocchi lasciò il gruppo venendo rimpiazzato da Andrea Orlando.
Nel luglio 1997 i Finisterre effettuarono una tournée in USA suonando, in North Carolina, al Progday 1997 con l’aggiunta, in veste di ospite, del flautista Sergio Grazia.
A settembre uscì il disco dal vivo (registrato durante concerti effettuati in Italia e Francia) “Ai margini della terra fertile” per la Mellow Records.
Il gruppo fece altri concerti in Francia nel 1998, dopo essere passato all’etichetta italiana Iridea Records.
Numerosi i concerti nel 2000, in Italia e Spagna.
A settembre entra in formazione la cantante Raffaella Callea e nello stesso anno esce il “Live at Progday 1997”, edizione limitata a 500 copie, per la Proglodite Records, della registrazione del concerto del 1997 al Progday.
Nel 2001, i Finisterre effettuarono una tournée di 10 date in Messico, dopodiché l’attività musicale dei Finisterre venne temporaneamente sospesa per permettere ai suoi componenti di dedicarsi ad altri progetti musicali.
In seguito a questo temporaneo scioglimento il gruppo decise di non avvalersi più delle collaborazioni musicali di Orlando e Callea.
L’anno dopo il gruppo riprese l’attività a tempo pieno. Valle ritornò in pianta stabile affiancando Macor alle tastiere. L’altro ritorno che si registrò fu quello del batterista Cavani (presente del primo CD).
La reunion del gruppo venne festeggiata con un concerto speciale nell’ottobre 2002 a Milano.
Nel novembre 2004 uscì, dopo due anni di lavoro, il nuovo e ultimo cd “La meccanica naturale” prodotto da Franz Di Cioccio per la sua etichetta Immaginifica.
Nel 2007 il gruppo si è ufficialmente sciolto.
Alcuni dei componenti sono tuttora impegnati insieme in un nuovo progetto che vede portare avanti alcune delle idee primordiali alla base degli stessi Finisterre .


martedì 19 maggio 2009

Journey


I Journey sono forse il più importante e famoso gruppo appartenente alla corrente dell’AOR, il soft rock americano in voga tra i Settanta e gli Ottanta con milioni di album venduti, specie in USA.
La band fu formata a San Francisco dal chitarrista Neil Schon, reduce dal gruppo di Santana, intorno al 1975 quando fu pubblicato il primo album che, come i due successivi, proponeva un jazz rock con lunghi strumentali e fughe hard progressive di tastiere (ad opera di Greg Rollie). Con l’album “Infinity” fece il suo ingresso nel gruppo il cantante Steve Perry, dotato di un’estensione vocale notevole e molto riconoscibile.
L’album fu un successo (con i singoli “Wheels in the sky” e “Lights”) e diede l’avvio ad una serie di dischi tutti di platino fino al multiplatino “Escape” (1981) che, grazie anche al nuovo tastierista Johnathan Cain, includeva robuste ballate insieme a rock melodici e incalzanti dall’appeal irresistibile. Seguirono “Frontiers” (“Separate Ways” e “Faithfully”) del 1983 e “Raised on radio” (1986), fino ad uno stop di qualche anno e quindi l’abbandono definitivo di Perry, afflitto da problemi vocali.
Il gruppo attualmente ha inciso due album negli ultimi recenti anni e propone un live con cantanti diversi (da Augeri a Scott Soto)

Classic Line up:

Steve Perry-voce
Neil Schon-Chitarra
Johnathan Cain-Tastiere/chitarra
Ross Valory- Basso
Steve Smith-Batteria

Attualmente i Journey hanno acquisito un nuovo cantante Arnel Pineda che prenderà il Posto Ufficialmente a steve Perry.

Line up Attuale:
Arnel Pineda - voce
Neal Schon - chitarra
Jonathan Cain - tastiere






lunedì 18 maggio 2009

Grateful Dead


I Grateful Dead sono uno dei più celebri e influenti gruppi musicali rock statunitensi di tutti i tempi.
Nati alla metà degli anni ‘60, furono fra gli artisti fondamentali della storia di quello che veniva chiamato acid rock o rock psichedelico. Divennero celebri per il loro stile eclettico, che univa elementi di rock, folk, bluegrass, blues, country e jazz e dal vivo era caratterizzato da interminabili e lisergiche improvvisazioni modali.
Attorno ai Grateful Dead nacque una sorta di culto; alcuni loro fan, chiamati Deadheads, seguirono il gruppo in concerto per anni, vivendo di fatto come nomadi in onore della loro devozione verso “the Dead”.
Invogliata dall’enorme successo di pubblico, nel 1967 la Warner Bros produsse The Grateful Dead. Si trattava principalmente di cover, più un paio di brani originali, ancora piuttosto acerbi. Soltanto alcune tracce riescono a trasmettere l’ideologia hippie: su tutte, The Golden Road e Viola Lee Blues.
Il disco non entusiasmò i fan del gruppo, e non ebbe un grande successo commerciale.
Alla fine dello stesso anno entrò nel gruppo il batterista e percussionista Mickey Hart, già istruttore di Kreutzmann.
Con il suo look eccentrico e la sua “vivace fantasia”, Hart rivoluzionò l’immagine e il sound del gruppo: le sonorità ritmiche cambiarono profondamente (Garcia definirà lo stile ritmico ottenuto con la doppia batteria “total annihilation”). Poco dopo si unì ai Dead il pianista Tom Costanten (ex compagno di stanza di Lesh), che introdusse la sperimentazione con i sintetizzatori; a seguire Robert Hunter, scrittore e poeta, che anni prima aveva spronato i futuri membri dei Dead a partecipare agli acid test. Il sodalizio Garcia-Hunter produsse il suo primo capolavoro con la celeberrima Dark Star.
Nel 1968 vide la luce il secondo album in studio, Anthem of the Sun, progetto molto più elaborato del precedente. Per l’occasione i Dead uniscono composizioni in studio e brani live, riproducendo in modo più fedele l’atmosfera dei concerti.
L’album comprende due suite, una per facciata del vinile: That’s for the Other One (in seguito abbreviata in The other one), con il suggestivo finale del prepared piano che Constanten mutua da John Cage, e il medley Alligator/Caution, dominate da estratti live e dall’organo di McKernan.
Nonostante Anthem of the Sun venga considerato un album rivoluzionario nel suo genere, la band non espresse mai un grande entusiasmo per questo lavoro. Nel 1969 venne pubblicato quello che forse è il capolavoro in studio dei primi Dead, Aoxomoxoa.
I testi sono tutti di Robert Hunter, divenuto ufficialmente il paroliere del gruppo (oltre a Dark Star aveva già scritto buona parte del testo di Alligator).
Con Aoxomoxoa i Dead rinunciano a riprodurre in studio l’atmosfera live, cercando composizioni più canoniche. Questo lavoro include diversi brani che poi sarebbero diventati classici del repertorio del gruppo, come Saint Stephen, China Cat Sunflower, e il “sermone” psichedelico di Garcia, What’s Become of the Baby. L’album risente dell’allontanamento già in corso di Pigpen, che iniziava a non riconoscersi più nelle scelte stilistiche del gruppo e probabilmente risentiva della presenza di Constanten.
I Dead parteciparono a Woodstock, ma la loro esibizione fu compromessa da un violento temporale e risultò deludente, tanto che il gruppo decise poi di non apparire né sul disco né nel film.
Alla fine degli anni ‘60 il movimento hippie iniziava a scemare e il rock psichedelico ne seguiva le sorti. In questo periodo i Grateful Dead incisero Live/Dead (1969, un album doppio live, che segna la fine di un’era e allo stesso tempo, secondo molti, rappresenta il lavoro più bello pubblicato dal gruppo. L’album contiene anche una versione leggendaria di Dark Star, che dai 3 minuti del singolo diventa un fiume musicale di 23 minuti. L’unica traccia che viene ripresa dai dischi precedenti è Saint Stephen dignitosamente psichedelica; segue, in un medley senza soluzione di continuità, l’inedita The Eleven e infine Turn on Your Lovelight, in cui Pigpen domina per 15 minuti con le sue tastiere power-blues.
Decisamente sperimentale è il brano Feedback (che, come il nome suggerisce, è realizzato esclusivamente con suoni generati dall’effetto feedback).
A conclusione del disco, il gruppo augura la buona notte con And We Bid You Goodnight.
Dopo Live/Dead il gruppo mutò decisamente rotta; come ebbe a dire Hart in seguito, “abbiamo abbandonato la nostra stazione lunare per mettere i piedi sulla terra”.
Questo mutamento corrispose anche a un trasferimento della sede principale dei Dead da Haight-Asbury al ranch di Mickey Hart, in aperta campagna. Questo luogo divenne un punto d’incontro per molti artisti dell’epoca, tra cui Crosby, Stills & Nash e i New raiders of the Purple Sage.
In questo clima musicale i Grateful Dead produssero nel maggio del 1970 Workingman’s dead, che segna il loro passaggio al genere country-folk. Nello stesso anno, a novembre, produssero American Beauty, secondo molti l’apice del loro periodo post-psichedelico.
Sono questi due album che nonostante tutto ottengono il successo nelle classifiche di vendita.
Con questi due album i Dead ottengono per la prima volta un grande successo commerciale, al prezzo della delusione di parte dei fan di lunga data.


Nel febbraio del 1971 avvenne la prima separazione importante nella storia della band, con l’abbandono del batterista Mickey Hart. Ufficialmente, Hart lasciò i Dead per intraprendere una propria ricerca musicale; tuttavia, incise sicuramente anche il fatto che il padre di Hart, Lenny, “cassiere” del gruppo, era da poco fuggito portandosi via gran parte dei fondi che amministrava. Nel frattempo era uscito un nuovo live, Grateful Dead (poi ribattezzato Skull and Roses), con brani della produzione post-psichedelica. In seguito a problemi di salute di Pigpen (legati agli eccessi del suo stile di vita), entrò poco dopo nel gruppo il sostituto Keith Godchaux, pianista, e al suo seguito si aggiunse ai Dead la moglie Donna Godchaux come corista e seconda voce.
Nel 1972 i Grateful Dead intrapresero il loro primo tour in Europa, immortalato dal disco triplo dal vivo Europe ‘72, che comprende sia pezzi tradizionali che alcuni inediti.
L’8 marzo 1973, poco tempo dopo la creazione della propria etichetta discografica Grateful Dead Records, il gruppo fu colpito dalla morte di Pigpen, a soli 27 anni, di cirrosi epatica. Al tastierista sarà in seguito dedicata la raccolta Bear Choice.
Nonostante la disgrazia, in ottobre i Grateful Dead uscirono con un nuovo album, Wake of the Flood, in cui vengono introdotti nuovi strumenti come violino, sassofono e trombone.
A Wake seguì, nel giugno del 1974, Grateful Dead from the Mars Hotel, da molti considerato un lavoro marginale.
A dispetto delle vicissitudini non sempre felici degli ultimi anni, nel 1974 i Grateful Dead portano a compimento un maestoso progetto tecnico, realizzando il Wall of Sound, un impianto di amplificazione senza precedenti, che però viene utilizzato solo per un breve periodo.
Gli anni ‘80, con una nuova formazione, che vede il quarto tastierista a subentrare nella band, è segnata da una certa inerzia, emblemizzata nella scarsezza di pubblicazioni di dischi in studio.
E’ invece sempre florida l’attività live in giro per l’America e per il mondo: nel 1981 escono infatti due dischi dal vivo, Reckoning e Dead Set. Pubblicati a distanza di pochi mesi, i due dischi mostrano in tutta la loro potenza le due facce dei Dead, quella acustica, con il primo album, e quella elettrica, col secondo: due splendidi album che testimoniano come nonostante il passare degli anni il gruppo sia ancora capace di regalare grandi emozioni.
Per i successivi sei anni i Dead si concentreranno esclusivamente nell’attività live, molto intensiva.
Ad interrompere questa, però, è una tragedia sfiorata: il 10 luglio 1986 Jerry Garcia cade in coma diabetico. Dopo 5 giorni d’apprensione, paura e sgomento tra i componenti della band e i fan però, Garcia si riprende: quelli che seguono sono per lui mesi difficili di recupero, che però lo rivedono a fine anno d nuovo in corsa col suo gruppo, apparentemente in buona forma.
Nel 1987, Garcia viene incontro al periodo difficile dell’amico Bob Dylan mettendo a disposizione i Dead come sua backing band: seguono alcune date live con questa formazione, arrangiata in poco tempo, da cui poi scaturirà nel 1989 il cd dal vivo Dylan & The Dead, poco amato e malricordato da entrambe le fazioni di fan.
Ma per i Dead nella metà del ‘87 c’è il ritorno in studio: quello che ne esce è In the dark, che aggiunge ovviamente poco alla già proficua carriera della band, tranne forse per il successo ottenuto dal singolo Touch of grey, un orecchiabile brano di soft rock, dedicato anche al dramma che aveva colpito Garcia l’anno prima, che raggiungerà le classifiche americane, per la prima volta da quando la band fu formata nel 1965.
E’ di due anni dopo quello che sarà l’ultimo album in studio per la band, Built to Last, in cui le idee musicali scarseggiano in favore di un soft rock mainstream.
Ma la disgrazia, che diventa quasi una maledizione a questo punto, torna a colpire il gruppo: il 26 luglio 1990 viene trovato morto il tastierista e cantante del gruppo Brent Mydland, a causa di un’overdose: è l’ennesimo duro colpo, e l’ennesimo amico e compagno che i Dead perdono. Dedicato a lui è l’album live Without a net, ulteriore splendido esempio di quello che erano i Grateful Dead negli anni ‘80 dal vivo con Mydland, che verrà sostituito da Vince Welnick, e assistito al pianoforte da Bruce Hornsby, per gli ultimi anni di concerti.
Ma il colpo più duro avviene il 9 agosto 1995: Jerry Garcia, da sempre visto se non come leader almeno come figura simbolo del gruppo, essendo poi il principale compositore, il chitarrista solista e cantante, viene trovato morto in seguito ad un infarto nel sonno al Serenity Knoll Drug Center, una clinica dove Garcia stava cercando di porre fine alla sua dipendenza dalle droghe.
E’ l’ultimo colpo del destino per la band, che non può permettersi di proseguire oltre senza l’uomo che per 30 anni ha guidato per mano la band fino a farla divenire un vero e proprio simbolo dell’America.
Il gruppo, sconvolto dalla notizia si scioglie immediatamente e non ci saranno più concerti o apparizioni per i Grateful Dead come tali.
Alcuni dei membri rimasti si esibirono in concerto in alcune occasioni come The Other Ones o Crusader Rabbit Stealth Band, e diedero vita a carriere soliste o progetti indipendenti (soprattutto notevoli i Ratdog di Bob Weir,o Phil Lesh and Friends, e la musica di Mickey Hart per le Olimpiadi del 1996).
Il 14 febbraio del 2003, gran parte della formazione originale si riunì col nome The Dead.

Sito ufficiale:




venerdì 15 maggio 2009

Alusa Fallax


Originari di Milano, gli Alusa Fallax nacquero a Novara nel 1969, e fecero uscire il primo singolo nello stesso anno, seguito da un secondo a breve distanza.
Sempre nel 1969 uno dei due Guido della formazione pubblicò un 45 giri a nome Guido degli Alusa Fallax: Guardarti negli occhi per la West Side.
Il gruppo rimase insieme per molti anni anche se il loro unico album venne realizzato nel 1974 dalla Fonit, un lavoro di qualità che passò purtroppo inosservato.
L’album si inserisce nella migliore tradizione del rock progressivo italiano, basato sulle tastiere e con evidenti influenze classiche, avvicinandosi negli episodi migliori al Banco del Mutuo Soccorso. L’etichetta elenca ben 13 brani, ma sono tutti collegati a formare due lunghe suite notevoli per esecuzione e testi.
Purtroppo il disco ebbe una minima promozione, e il gruppo rimase relegato alle performance nei locali da ballo fino al 1979.

giovedì 14 maggio 2009

Sensitiva Immagine

Uno dei pochissimi gruppi di rock progressivo a Bologna, La Sensitiva Immagine si formò nel 1975, e realizzò solamente una cassetta autoprodotta (poi ristampata in CD), con un ottimo spettacolo dal vivo con uso di costumi e scene in stile Genesis.
Anche la musica aveva forti influenze del prog sinfonico inglese, ma il gruppo aveva un bel suono ed uno stile abbastanza originale, con testi in italiano.
La loro unica cassetta, E tutto cominciò così, venne realizzata verso la fine degli anni 70 e venduta privatamente ai concerti; le note di copertina della ristampa giapponese in CD citano il 1980 come data di realizzazione, ma altre fonti parlano del 1977 o 1978.
La cassetta non conteneva i nomi dei musicisti, mentre la prima ristampa in CD cita solo quattro nomi, aggiungendo un po’ di mistero su questa band.
I sei brani della cassetta sono stati finalmente ristampati in CD nel 1991 dall’etichetta giapponese Melos (la stessa che realizzò in CD l’album mai uscito del Buon Vecchio Charlie) in tiratura limitata subito andata fuori produzione, mentre una seconda ristampa dell’etichetta italiana Kaliphonia ha aggiunto due introduzioni strumentali e 4 inediti.
L’album contiene sei bei lunghi brani con prevalenza di chitarra e tastiere, come nel brano Harlem dalle forti influenze dei Genesis; la qualità del suono è molto buona, anche se l’impressione complessiva è che si senta la mancanza di una produzione professionale, specialmente nelle parti vocali che sono brevi ma in alcune parti deboli.

mercoledì 13 maggio 2009

Intervista a Glenn Cornick


Rispolvero oggi un'intervista di un paio di anni fa, giusto per inserirla in questo archivio.
Ho provato molta soddisfazione nel conoscere uno dei miei "miti adolescenziali", Glenn Cornick, primo bassista dei Jethro Tull.
E ancor più gratificante è stato ricevere le sue risposte dalla California, luogo in cui risiede abitualmente.

Scrivevo nel marzo 2007.
Ho conosciuto Glenn Cornick nel settembre scorso, alla Convention dei Jethro Tull a Novi Ligure.
Conosciuto e’ una parola grossa.
Diciamo che ho ottenuto un autografo, mi sono fatto fotografare con lui, e la sua disponibilità ha fatto si che nei mesi successivi io abbia provato a scrivergli per stabilire un contatto.
Non avevo scopi particolari, tranne il piacere di avere un punto di incontro con un ex Tull, il gruppo della mia vita.
La sua cortese risposta ha confermato le mie prime impressioni e mi ha incoraggiato a porgli qualche domanda.
L’esigenza nasce dalle mie recenti letture sul mondo della musica , letture che hanno fatto scaturire qualche quesito che richiedeva la risposta di un esperto.
Ma non di uno di quei giornalisti che, beati loro, sanno tutto di tutti, ma di uno che ha vissuto i fasti del rock anni 70 e che ancora continua a vivere immerso nella musica.
Gli scrivo e gli propongo l’intervista via mail .
Mi risponde in modo solerte e prende il tempo tecnico per dirmi la sua.
Lo fa in due puntate, ma nello spazio di una settimana completa il lavoro.
A me francamente sembra incredibile e non posso fare a meno di notare sul desk top del mio PC (anche mentre scrivo, adesso) che lui era accanto a Ian Anderson, Martin Barre e Clive Bunker, sul palco dell’isola di Wight, quando io iniziavo ad avvicinarmi concretamente alla musica.


Grazie Glenn per la tua disponibilità. Partiamo con qualche domanda di carattere generale.
Da un po’ di tempo mi sto dedicando a letture relative ai grandi musicisti nati alla fine degli anni 60 , alcuni dei quali ancora in piena attività..
Emerge come tantissimi musicisti di valore siano nati nello stesso periodo, magari compagni di scuola.
Come spieghi questo prolificare di talenti musicali, nello stesso periodo , tutti arrivati al successo e tutti a cavallo tra il 60 ed il 70?

Quali differenze ci sono oggi rispetto ad allora?
Ora tutti hanno a disposizione un enorme quantità di materiale e molte possibilità.
Noi agli inizi non sapevamo molto e dovevamo reinventarci ogni giorno, per poter proseguire.
Per questo motivo uscivano fuori un sacco di nuove idee.
E’ molto più difficile ora, dal momento che negli ultimi 40 anni e’ stato fatto tantissimo.
Inoltre, in quei giorni c’era un grande palcoscenico musicale per chi intendeva sviluppare nuove idee e tutti i musicisti erano amici ed era consuetudine incoraggiarsi l’un l’altro , traendo da ciò grande ispirazione.


Le stesse letture forniscono un altro elemento comune (forse i Tull erano differenti in questo) e cioè la vita dissoluta,piena di eccessi, senza nessuna cura della propria salute fisica e mentale.
Credi che questa sorta di autodistruzione fu per molti un passaggio obbligato per raggiungere il successo?
Pensi che l’abuso di sostanze illegali fosse giudicato dagli artisti necessario per migliorare le performance e la creatività?

J.T. e’ stato un gruppo molto”pulito”.
Quasi nessuna droga e pochi party.
Se così non fosse stato non avremmo potuto sopravvivere.
Quando eravamo in tour in America suonavamo in 30 città diverse in 30 giorni.
Dovevamo tornare in hotel attorno alle 23 ed alzarci al mattino alle 6 per la colazione e subito in aeroporto per un altro volo in una nuova città.
Appena atterrati i ci recavamo nel luogo in cui ci saremmo esibiti la sera, per assicurarci che ogni cosa fosse a posto e fare il sound check.
Dopo tutto questo rimanevano 3 o 4 ore per riposare nel pomeriggio, in un hotel che poi lasciavamo alle 19, per tornare “al lavoro”.
Come puoi intuire, non avanzava tempo per qualsiasi altra cosa che non fossero i concerti e la loro preparazione.
Non posso parlare per gli altri, ma io suono meglio quando ho il pieno controllo di me stesso.
Mi piace bere 1 o 2 birre prima di salire sul palco, ma non più di questo.
Ho visto molti amici morire a causa dell’abuso di alcool e droga, e questo mi rattrista, ma devo pensare che sia stata una loro scelta.-

E ora qualcosa di più personale.
In Wikipedia, alla voce Glenn Cornick”, e’ raccontata la storia secondo cui la tua separazione dai Tull avvenne per una sorta di incompatibilità di carattere tra te e gli atri membri del gruppo che avevano un stile di vita totalmente differente dal tuo , essendo tu più portato al divertimento e alla ribellione”.
Cosa significa questo, ammesso che sia vero: estrema rigidità di comportamento da parte del resto della band, difficoltà di coabitazione con Ian o desiderio di provare a “camminare da solo”?

Non mi e’ mai stato detto il motivo per cui sono stato licenziato dalla band.
Certo , avevo molta voglia di divertirmi,ma questo non rappresentava un problema per gli altri, tranne che per Ian.
Clive e John sono ancora due tra i miei migliori amici e mi piace molto Martin, sebbene non abbia molte occasioni per vederlo.
E’ stato detto che ero una persona incline alle feste, ma se guardo all’evoluzione del gruppo nel corso degli anni, mi vengono in mente persone dedite ad alcool, alla droga e “cacciatori di femmine” che mi hanno superato e sono andati ben oltre il mio limite massimo.

Quale pensi sia stato in assoluto il miglior momento dei Jethro Tull?
Secondo me il periodo migliore e’ quello dei “miei” ultimi mesi, quando abbiamo fatto “Benefit” e abbiamo suonato alla Carnagie Hall e alll’Isola di Wight.
La mia uscita e’ coincisa con la chiusura di un ciclo ed il passaggio dei J.T. da Rock and Roll band a gruppo immerso nel grande circo dello show businnes.

E quale il miglior bassista?
Scusami, ma per la musica dei J.T. nessuno e’ stato meglio di me.
Una volta qualcuno mi chiese in quali canzoni dei Tull avessi suonato ed io risposi:”Se ascoltando una canzone dei J.T. senti il basso cantare, allora sono io che suono”.

Ti ho visto suonare alla Convention di Novi con alcuni dei tuoi ex compagni , ma anche con John Weathers, ex Gentle Giant.
Come nascono queste collaborazioni tra musicisti?
E’ solo rispetto e stima o gioca un ruolo importante l’amicizia?
Pugwash fu il primo batterista dei Wild Turkey prima di passare ai Gentle Giant , così suonare con lui alla Convention e’ stata una specie di riunione.
Tu sai che ora soffre di sclerosi multipla e quindi non può occuparsi in toto della batteria e questo e’ il motivo per cui ha suonato le percussioni.
E’ stato il mio batterista preferito, da sempre.
E poi e’ sempre divertente suonare con vecchi amici.

Esiste l’amicizia nel mondo della musica rock?
Si, sebbene non penso ci siano molte opportunità attualmente, dal momento che non ci sono molti posti, club o altro, dove i musicisti posso incontrarsi.
Nel 1969 a Londra, ogni musicista era amico di ogni altro musicista e ognuno cercava di vedere le performance degli altri ,aiutando chiunque ne avesse bisogno.
Era veramente come una grande famiglia .
In USA avevamo uno speciale legame di amicizia con Mountain ed eravamo soliti arrangiare i nostri pezzi assieme. Un giorno chiudevamo il loro show ed il giorno dopo loro chiudevano il nostro. Non c’era competizione tra noi.


Per molti anni sei stato fuori dallo stars system. Perchè?
Mancanza di motivazione e delusione o le tue priorità sono cambiate e hai preferito dedicarti alla famiglia?

Non ho mai smesso di suonare, ma, sfortunatamente, non sono riuscito a trovare nessun grande progetto a cui lavorare.
Negli ultimi 30 anni ho spaziato in tutta la California , seguendo progetti differenti e divertendomi un sacco a suonare.

Che cosa hanno rappresentato per te i Wild Turkey e che cosa rappresentano in questo momento?
Wild Turkey e ‘stata davvero la mia chance di fare la musica che amo e mi ha dato l’opportunità di suonare con grandi musicisti.
Nel nuovo album ,ho potuto scrivere quasi tutti i pezzi e ho anche disegnato la cover e così e’ diventato un vero progetto personale
.

Come è oggi il tuo rapporto con Ian Anderson?
Non siamo mai stati amici intimi, sebbene non ci sia mai stato un rapporto… sgradevole tra di noi.

Ho sentito differenti definizioni di “Progressive Music”.
Tu come lo definiresti?
Negli anni 60 e 70 il” progressive rock non era il genere il principale e quindi non era interpretato da tutti quelli che suonavano, ma oggi con questo termine si vuole identificare gruppi che suonavano o suonano canzoni molto complesse, divise in diverse sezioni spesso complicate, nella scrittura ed esecuzione.
Io non sono un amante del Prog Rock e non penso che tra le cose che ho scritto ci sia veramente musica prog, secondo gli standard tradizionali.
Preferisco le canzoni molto più dirette.
Io penso che sia molto più difficile scrivere canzoni corte , semplici, ma buone canzoni, e quello che cerco di fare e’ scrivere pop songs che possano durare nel tempo .


Pensi che i Jethro Tull possano essere stati considerati a tutti gli effetti una band di Rock Progressive, oppure.. come li definiresti?
Credo che nessuno dei pezzi dei Tull dei “miei tempi” si possa definire progressive secondo gli attuali canoni e fu soltanto con “Thik as a Brick” che J.T. diventarono una “prog rock band”.


Quali sono i tuoi progetti futuri?
Spero di poter continuare a suonare con i Wild Turkey.
Vorrei poter registrare molti album e fare molti tour.
Sento di poter scrivere come non ho mai fatto in vita mia e che l’ultimo album,”You and me in the Jungle” sia la cosa migliore che abbia mai fatto
.

Un ultima domanda, qual e’ il tuo concetto di felicità, applicato alla musica?
Musica e felicità? La cosa più ’ importante e’ essere felice delle cose che suoni insieme alle persone giuste, ma onestamente e’ anche bello avere successo e anche.. fare un po’ di soldi.
Diventare musicisti di successo da l’opportunità di fare molte più cose e di investire in progetti diversi.


Ringrazio idealmente Glen Cornick , ma non posso rinunciare a proporre il suo pensiero su John Pugwash Weathers, sentimento già espresso in altra intervista, ma che lui ha voluto ribadirmi.

"Pugwash e’ di gran lunga il miglior batterista con cui io abbia mai suonato ed ho voluto coinvolgerlo in questo progetto sebbene, ovviamente , egli non possa suonare la batteria in maniera totale, per i problemi noti.
Ho avuto l’idea di utilizzare una sezione di percussioni nel mezzo della canzone “You and Me in the Jungle”, ma non avevo alcuna idea su come inserirla, così’ ho chiesto a Pug se avesse voglia di contribuire. E’ venuto in studio e, con l’aiuto di Clive, ha realizzato un grande arrangiamento.
E’ stata sua l’idea di aggiungere la slide guitar, così ha chiesto a Mick di provare qualcosa e ciò che si ascolta nel disco e’ la prima prova eseguita: il risultato fu talmente buono che non furono necessarie altre registrazioni.
Pugwash e’ a pieno titolo un membro del gruppo e viene a suonare con noi ogni volta che il suo stato fisico lo consente.
Ha grande talento ed e’ un meraviglioso aiuto per noi tutti".


Nel corso di questa intervista una domanda verteva sull’esistenza dell’amicizia nel mondo della musica rock e quest’ultima “immagine” dedicata a Pugwash mi pare sia davvero esauriente.
Oppure Glenn e’ davvero diverso?

martedì 12 maggio 2009

Alphataurus


Gli Alphataurus sono un gruppo italiano di rock progressivo formatisi nel 1973.
Provenienti da Milano, il gruppo ha al suo attivo un unico album ufficiale, omonimo, uscito nel 1973.
Si tratta di un lavoro nel quale emergono soprattutto il cantante Michele Bavaro ed il tastierista Pietro Pellegrini. I brani sono tutti lunghi e molto elaborati, comunque lontani dalla sfarzosità tipica dei gruppi dell’epoca.
Come molti gruppi progressivi di quei primi anni ‘70, anche gli Alphataurus devono fare i conti con scarsi riscontri di vendita che portano ben presto il gruppo allo scioglimento, proprio mentre stavano preparando il materiale per un nuovo album.
Questi brani sono poi stati pubblicati nel 1992 dalla Mellow Record su un album intitolato Dietro l’Uragano, ma si tratta in effetti di canzoni appena abbozzate, in pratica delle demo per giunta senza parti vocali.
Bavaro oggi fa il solista, dopo essere arrivato anche in Brasile, cantando brani cult della canzone italiana.


lunedì 11 maggio 2009

Malibran

I Malibran si formano a Catania nell’estate del 1987 e cominciano subito a suonare brani di propria composizione, in classico stile Progressive Rock.
Alla fine del 1988 la line up comprende Giuseppe Scaravilli ( voce, chitarra ), Giancarlo Cutuli ( flauto, sax ), Jerry Litrico ( chitarra ), Angelo Messina ( basso ), Alessio Scaravilli ( batteria ) e Benny Torrisi ( tastiere).
Con questa formazione registrano cinque dischi: The Wood of Tales ( 1990 ), Le Porte del Silenzio ( 1993 ), La Città Sul Lago ( 1998 ), In Concerto ( 2000 ) e Oltre L'ignoto ( 2001 ), i primi due per la romana Pegaso Records, i successivi per la Mellow Records di San Remo.
Tengono concerti sempre più spettacolari in ogni parte della Sicilia, si esibiscono varie volte a Roma e partecipano ai maggiori festival Progressive italiani ( Castelverde ‘89, Mondovì ‘91, Altomonte ’94 ).
Su L’ "Italia del Rock", edito da LA REPUBBLICA, sono indicati come uno dei gruppi più importanti della nuova scena Prog tricolore.
Suonano insieme agli OSANNA, agli ANEKDOTEN e compaiono sull’Enciclopedia del Rock Italiano ( Arcana Editrice, 1993 ).
Nel 1996, alla Festa del 1° Maggio tenuta a Catania con Edoardo Bennato e Gino Paoli, hanno di fronte ventimila persone.
Nel 1999, a Belpasso, sono sul palco con il BANCO , e nell’ ottobre 2000 suonano in America, in North Carolina, in occasione del PROGDAY FESTIVAL, insieme alle migliori formazioni internazionali.
Partecipano inoltre alla raccolta Molecole ( Kaliphonia, 1995 ) e a Songs for Jethro, tributo ai JETHRO TULL ( Il Popolo del Blues, 2000 ).
Nel 2001 Cutuli e Torrisi decidono di lasciare la band, che prosegue comunque l’attività ridotta a quartetto, con Giuseppe Scaravilli impegnato anche al flauto.
Dopo la ristampa brasiliana dei primi due dischi ( Rock Symphony, 1999 ), nel 2002 la Mellow pubblica The Wood of Tales Plus e nel 2003 Strani Colori ( raccolta di pezzi rari ed inediti ).
Live on StageIVE ,1994, è invece il titolo del CD pubblicato dalla brasiliana Rock Symphony. Nel 2003 il previsto show di apertura all’esibizione palermitana dei JETHRO TULL è annullato all’ultimo momento dagli organizzatori locali.
Intanto la francese Musea pubblica il triplo KALEVALA, opera di artisti vari, compresa la band siciliana, che partecipa anche al natalizio Tanti Auguri CD ( 2003 ) e a The Letters, tributo ai KING CRIMSON ( 2004 ).
Cancellato il concerto della PFM, che i Malibran avrebbero dovuto aprire nell’estate 2004 a Catania, viene affidata alla ELECTROMANTIC di Beppe Crovella ( ARTI E MESTIERI ) la pubblicazione del dvd antologico 10 Anni in Concerto ( 2005 ). Spezzoni di questo stessa raccolta vengono proiettati sul maxischermo del primo Prog Festival di Buenos Aires.
Tra il 2005 e il 2006 Giuseppe Scaravilli mette su CD circa 50 concerti della band, registra The Home Studio Sesssions e partecipa come ospite alla ITULLIANS CONVENTION di Novi Ligure con Ian Anderson, gli ex JETHRO TULL Glenn Cornick, Clive Bunker e Dave Pegg, più John Weathers, ex GENTLE GIANT.
Nel 2006 i Malibran suonano tra l’altro all’ANDRIA PROGFEST con BALLETTO DI BRONZO, OSANNA, METAMORFOSI, BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, MALAAVIA e CONQUEROR. Nel 2008 esce Trasparenze, il nuovo disco ( in realtà più un lavoro solista di Giuseppe Scaravilli ).

video


sabato 9 maggio 2009

2 febbraio 1971: Jethro Tull al Brancaccio.


Un altro prezioso ricordo di Lorenzo Costantini.
I Jethro Tull al Teatro Brancaccio di Roma: cronaca di una serata live

Data:
martedì 2 febbraio 1971 - ore 21,00

Formazione :
• Ian Anderson (voice, flute, acoustic guitar)
• Martin Barre (electric guitar)
• John Evan (keyboards)
• Jeffrey Hammond-Hammond (electric bass)
• Clive Bunker (drums)

Gruppo di “spalla”:
Tir Na Nog (duo folk)

Erano circa le otto di una serata non troppo fredda, quando il sottoscritto, piuttosto raffreddato, si attardava al bar contiguo al teatro Brancaccio a prendere un “latte e cognac” e poi, non bastando, ancora un “punch al mandarino” in compagnia dell’amico Giuliano, cosicché quando arrivammo all’ingresso del teatro i biglietti erano già esauriti.
In quel momento si stavano esibendo i Tir Na Nog e l’eccitazione tra la folla che si andava raccogliendo davanti al Brancaccio aumentava.
Non c’era un gran servizio d’ordine e considerando il periodo, c’era anche poca polizia.
Intorno alle nove e trenta, quando all’esterno del teatro cominciò a serpeggiare tra la gente la notizia che il concerto dei Jethro stava iniziando, la spinta della folla non fu più contenibile, furono “aperte” le porte di sicurezza laterali e la folla di giovani (200/300 persone) si precipitò dentro sparpagliandosi nel buio che avvolgeva la sala.
In quel preciso istante Ian Anderson aveva preso posizione seduto sulla sedia (o sgabello?) per aprire il concerto con My God e stava accordando la sua Martin acustica.
Sentendo il rumore imprevisto provocato dalla gente che entrava, si fermò e rivolse qualche colorita “parolaccia” in perfetto english style verso la platea, ma nessuno raccolse (o forse ci fu qualche battuta..), quindi il concerto decollò regolarmente, con la seguente scaletta:

- My God (w. flute solo)
- Aqualung
-With you there to help me
-By kind permission of…(w. piano solo)
- Sossity:you are a woman/Reason for waiting
- Cross eyed Mary
- Drum solo
- Nothing is easy
- (pausa)
- Wind up
- Guitar solo
- Locomotive breath
- Hard-headed English General
- Wind up (reprise)

Rimane nitido nel ricordo, anche dopo 35 anni, l’inizio del concerto.
L’intro di My God eseguito al buio soltanto con voce e chitarra acustica e poi con l’aggiunta del piano, il possente riff di chitarra e di tutta la band che parte all’unisono, la contemporanea accensione dei light-spots, generarono in noi, “fans” ingenui e appassionati di allora, emozioni impossibili da dimenticare. Immersi nel buio dell’atmosfera fantastica del teatro Brancaccio, ciascuno solo con se stesso e con le proprie emozioni, ma nello stesso tempo consapevole di condividere un momento magico ed irripetibile con tutti gli altri presenti: la scena musicale a Roma non sarebbe più stata la stessa!
Poi il concerto continuò, con un crescendo continuo e finì con tutto il pubblico in piedi, assiepato sotto il palco, in delirio.
Io ero lì, a pochi metri da Ian Anderson e da Martin Barre, cosa chiedere di più?
Il giorno dopo tutti a cercare i dischi dei Jethro, ma Aqualung uscirà solo alcuni mesi dopo (venne registrato in dieci giorni nel mese di febbraio negli Island Studios di Londra e uscì in UK nel mese di marzo 1971, e la versione ufficiale italiana fu stampata dalla Ricordi solo nel giugno 1971).
A beneficio di chi suona ricordo che gli ampli usati dai Jethro, per il basso e per la chitarra, erano i mitici HIWATT e che il P.A. System era della WEM. La chitarra di Martin Barre era una Gibson Les Paul std. sunburst (all’epoca di Les Paul se ne vedevano ben poche in giro) e il basso di Jeffrey era un Fender Jazz Bass, mentre John Evan suonava con un piano a coda e un mitico organo Hammond w. Leslie.
Lorenzo Costantini




venerdì 8 maggio 2009

Consorzio Acqua Potabile


Consorzio Acqua Potabile è un gruppo di rock progressivo italiano della zona di Novara, nato nel 1971 e ancora in attività.
Come successe ad altri gruppi italiani degli anni ‘70 (per esempio Il Castello di Atlante), Consorzio Acqua Potabile riuscì a pubblicare il primo album sono negli anni ‘90 (periodo del revival del progressive rock e della nascita di etichette discografiche specializzate nel settore).
Il gruppo nacque nel 1977 a Boffalora Sopra Ticino (MI), ma venne riscoperto solo negli anni ‘90 dall’etichetta milanese Kaliphonia che pubblicò un CD con le registrazioni di un live del 1977.
Con la riscoperta del live del 1977 la formazione si riunì con quattro dei cinque componenti originali.
Durante la sua attivita negli anni ‘70 il gruppo realizzò per il teatro anche una “opera prog”” dal titolo Gerbrand che però non venne mai registrata.
L’ispirazione musicale del gruppo era data da complessi come Banco del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi

Formazione:

Maurizio Mercandino : voce
Maurizio Venegoni : wind instruments
Giovanni Di Biase : tastiere
Silvia Carpo : cori e flauti barocchi
Massimo Gorlezza : chitarra
Chicco Mercandino: chitarra
Luigi Secco : basso
Maurizio Mussolin : batteria



giovedì 7 maggio 2009

"Per Viam"- Antonius Rex



Avere in mano la copertina di “Per Viam” è stimolante e inquietante allo stesso tempo.
Il gruppo è Antonius Rex, una novità assoluta per me.
Eppure la genesi risale addirittura a fine anni 60!
Antonio Bartoccetti, oltre a creare musica poco convenzionale è anche musicista alternativo e poco incline ai compromessi tipici dell’ambiente, e interessato principalmente alla personale proposta musicale.
Nella video intervista a seguire il personaggio di delinea in tutta la sua complessità.
Non saprei come definire e catalogare Per Viam.
Atmosfere rarefatte, religiosità, magia, irrazionalità, preghiera… davvero tanti gli ingredienti.
C’e’ del prog, del rock, c’e’ del Dark.
L’ho ascoltato due volte consecutivamente.
Mi ha colpito immediatamente “Woman of the King” che, messo a tutto volume, ad occhi chiusi, conduce in “terre antiche” e produce emozioni a raffica.
Brano avvolgente, con ritmi incalzanti e motivi di stampo medioevale.
Sette brani in tutto, con la “Micro Demons” d’apertura presentata nel filmato a fondo post.
Disco pregevole, non per tutti, ma secondo me in grado di suscitare interesse in chi ama percorre strade musicali poco ortodosse.



ANTONIUS REX - Full Biography

In Milan in 1968 the composer Antonio Bartoccetti founded the groups Jacula and Antonius Rex, with a view to transform into music a series of theological-philosophical and esoteric observations, which were the fruit of a close association with the mystic Franz Parthenzy. In London in 1969 Antonio Bartoccetti managed to cut the first "embryonic" LP, entitled "In Cauda Semper Stat Venenum". Realising that this work would be difficult to market, designer and producer Travers issued just a few hundred copies in a plain black and white cover and gave them away as a symbolic and magical gift to monasteries and made no attempt to get the LP distributed.
In 1972 the same musicians (Bartoccetti vocals-guitar-bass, Norton voice-piano-synthesizer, Tiring church organ), cut the second album under the name Jacula, entitled "Tardo Pede In Magiam Versus": the album, while qualitatively valid and extremely innovative, turned out to be a commercial flop: Jacula broke up and was reborn at the same time as Antonius Rex. During his military service in 1973 Antonio Bartoccetti thought about a new group and a new album, many songs of which had already been composed by Doris Norton and him in 1971.
In 1974 the two musicians went back to London where they got to know Albert Goodman, an aristocratic practioner of the occult, wealthy owner of country estates with his own castle and indipendent Darkness record label and hobby percussionist. After ten days of intense rehearsal, the three of them, together with engineer Coldweiss, went into the Mondial Sound Studios in Milan, famous for its then state-of-the-art technology and recorded the third album (the first as Antonius Rex), entitled "Neque Semper Arcum Tendit Rex". Produced by Mr.Albert Goodman.... the six recorded tracks are typically dark-progressive and meticulous to the point of madness. Albert was delighted with the result and spared no expense producing the album, which was recorded in just 38 days, to which can be added another ten for the mixing carried out by the excellent engineer Coldweis.
Albert Goodman went back to London with the master tape, published a demo LP with a really strange black and white cover, including on the front magical symbols and a "diabolical" letter dated 1624. Albert Goodman was good friends with two directors of the Vertigo record label. The label thought the album was great, but they were not so sure about the cover: that cover with those symbols and that letter were just too much! They even suggested dumping the song "Devil Letter", but the group had no intention of doing that and were certainly not inclined to change a single thing.
Albert was very un happy about all of this.... Antonio Bartoccetti and Doris Norton had a good laugh about it and accepted it as sign of magic destiny. In fact, Giulio Tasnad, the Rumanian esoteric expert, declared publicly in 1975 that, whoever listened to the song "Devil Letter", read the Letter backwards on a Friday night and put eight of the symbols featured on the LP cover on a table, would be absolutely certain to have a close encounter with the Prince Of Darkness. After this event however, Antonius Rex lost momentum, record company interest waned and the desire to record new music was missing. Even when the wealthy Jewish record company editor, Mr.Daniele, who, together with his two American partners was highly impressed with the album "Neque Semper Arcum Tendit Rex", wanted Antonius Rex for new albums at all costs: Antonius Rex were just interested in money.
The guiding principle for 1977 became "only money" because as Antonio Bartoccetti explained: "when you have a son, life changes and you have to start thinking about him as well". For this reason the album "Zora" (pre-recorded in a hurry in a private studio in 1975), in both its first and second editions turned out to be an uninspiring work, decidedly absurd.... songs from the second album "Tardo Pede In Magiam Versus" were included with just the edition of a few drum fills from Albert. Doris Norton played keyboards, but between one recording session and another she was breast-feeding her son, even if the progressive-piano of "Necromancer" is still fantastic. Antonio Bartoccetti played Gibson guitar live in the console, smoking and anxious to get it over and done with. He sang just two words in "Necromancer" but then got his friend Franco Mussita to sing "Zora".
Tickle continued to dish out money, some of which was used to self produce the album "Anno Demoni", which the group defined as an appropriate document of electronic-dark.... the same thing happened with the album "Ralefun", recorded in 1979 at the request of Mr.Daniel in Munich: good compositions but recorded in too much of a hurry and without much care, with a lousy sound and poor mixing (Colin Coldweis was not at the controls)..... the mixing was done without the knowledge of the group. Despite all this the album "Ralefun" enjoyed a certain success. So as not to disappoint their fans, Antonius Rex, with the money got after breaking the contract with Emanuele Daniele, went into the 24 track Zanibelli Regson (Milan) studios in May 1980 and self produced, in a completely indipendent and creative way, their album entitled "Praeternatural". This album was a limited edition for the Musik Research record label and the musicians sold autographed copies only to fans from all over the world, who came at periodic intervals to visit them in their Convent-Castle.
2004: "MAGIC RITUAL" (DVD side 1, CD side 2)
2005: album "MAGIC RITUAL" (only LP)
2006: album "SWITCH ON DARK" (LP, digipack) including video “Perpetual Adoration”
2009: album "PER VIAM" (LP, digipack) including video “Micro Demons”
“Per Viam” videos 2009:
- “Micro Demons” (clip)
- “Ipse Dixit” (promotional)
- Lara Fasson (“Per Viam” promotional)
- “Angels & Demons” (clip)





Il mio incontro con il chitarrista Antonio Bartoccetti

La prima cosa su cui ho riflettuto è legata al fatto che tu hai pubblicato la tua musica agli albori del prog. Sembra anche che non hai grossa propensione a “contaminare” il tuo lavoro con i compromessi che normalmente servono per uscire dalla nicchia, aiutati dalla pubblicità. Come stanno le cose?
Partiamo dal concetto che "globalmente il tutto è falso" per dedurre che la gran parte della esistenzialità degli umani si basa sul compromesso e sulla violenza. Il solo fatto di essere nati senza averlo scelto è fin troppo eloquente. Conosco gente che ritiene l'uomo un errore di Dio... io la vedo diversamente, ma solo perché la Fortuna mi ha sorriso. Già dagli anni '70 ogni band avrebbe venduto la propria madre in cambio di passaggi televisivi.... per nostra saggezza noi abbiamo condannato la Dea Tv già dal lontano '74. Quindi nessun compromesso ne ieri ne oggi... oggi che la Tv è finalmente in agonia.

Che cosa ha maggiormente influenzato la tua formazione musicale?
Sicuramente alcuni compositori classici tipo Debussy, Ravel... quindi un produttore eccezionale rispondente al nome di Robert Fripp e anche, parzialmente, la musica di Peter Hammil e dei suoi insuperati V.D.G.G.. Ma c'è stata anche un'influenza grafica unica: la copertina del primo album Black Sabbath; penso che quell'immagine sia stata di ispirazione per centinaia di artisti rock-metal. Naturalmente le nostre "cose" erano totalmente diverse... copertine mystic-dark tipo "In Cauda" e "Tardo Pede" ed un tipo di musica iper-personale e naturalmente invendibile. C'è stato qualcuno che ha paragonato il nostro sound di quell'epoca a Black Sabbath, a Deep Purple... quel qualcuno non è ne posseduto ne drogato… è solo un paziente psichiatrico... anche se la psichiatria è un furto legale. A tale scopo amo seguire due pazienti con problemi dando loro delle indicazioni attraverso la filosofia.


Ho inserito l’articolo su di te su Facebook e l’ho condiviso con amici, la maggior parte musicisti o affini. La cosa su cui ho trovato tutti d’accordo è l’originalità, la personalità e il coraggio di proporre materiale che è tutt’altro che easylistening. Uno con orgoglio mi ha scritto:”Io lo passo sempre nelle mie trasmissioni radio!”. La tua musica rispecchia la tua personalità, il tuo quotidiano?
Si... ma in modo parziale... rispecchia solo porzioni del quotidiano. Non puoi vivere quotidianamente le 24 ore al giorno in quei mondi. Puoi farlo di notte in determinate notti, puoi farlo dopo l'abbraccio virtuale di uno spirito, puoi farlo nel corso di un Sacrificio, puoi farlo quando hai deciso di idealizzare una persona o quando devi guardare attraverso le fenditure il metodo con cui il sapere è trasmesso e dedurre che tutto vive in catene d'astuzia.

Il mondo musicale che ci arriva attraverso i media è di infima qualità ma è quello che, forse, la maggior parte dei giovani vuole. Pensi che ci sia spazio per qualcosa di culturalmente più avanzato, per qualcosa di metafisico e trascendente, per la religione, per la letteratura?
Purtroppo no... andiamo fatalmente verso il peggio con la concretizzazione di un progetto globale di annullamento delle Volontà... questo fa comodo al potere. Ora abbiamo tossici e puttane già a 12-13 anni... arriveranno a 18 senza più stimoli vitali o cognitivi... questa è una delle vendette divine. C'è naturalmente spazio per "qualcosa di più" ma a livello di nicchie poiché questo è il tempo dell'ultra-limited. Adesso ascolto i Dream Theater... non sono creativi ma sono oggettivamente iper a livello esecutivo, presentando la contemporaneità del Prog.


Come ho scritto a inizio post, mi ha colpito subito “Woman Of The King”. In questo c’è poco di razionale perché al primo ascolto non avevo ancora metabolizzato il testo. Ti gratifica o ti infastidisce il fatto che si possa anche essere rapiti dalla tua musica istintivamente, senza una comprensione totale?
Penso che ogni musicista abbia nella mente una "Donna del Re"... più il rapporto è unico e più il Re le può parlare pianissimo. Per adorarla deve ucciderla... non è semplice da comprendere ma è solo drammaticamente così. A livello timbrico ho usato un paio di plug-in di arpa e liuto pilotati da una delle mie Gibson elettriche: il risultato è positivamente dolce e dicono, impressionista: mi auguro possa generare sensazioni visive.... se poi tutto questo non è dettagliatamente compreso so che ci sono sempre le impressioni epidermicamente primarie.

Ci sono relazioni fra la song Angels & Demons e l'omonimo film?
Avevamo deciso di fare "Angels & Demons" nel Gennaio 2007... subito dopo, una volta scritta la micro-sceneggiatura che includeva una messa cattolica, una sequenza di simboli, il messaggio "Illuminati", una virtuale sacerdotessa (interpretata dall'attrice Claudia Mengarelli) ed ovviamente la 6 corde, l'abbiamo incisa in 4 turni. Il brano non ha nulla a che vedere con il film omonimo... film che è una cazzata solenne e che si avvale di una colonna sonora a mezza strada fra l'infantile e il demenziale. Un altro errore della Chiesa è che questo film non porterà nuove vocazioni alla Chiesa stessa.


Da sempre collabori con personaggi esoterici. Oggi chi è al tuo fianco?
Ho iniziato a 15 anni con il mago Parthenzy fino ad arrivare alla veggente rumena Monika T.. Oggi c'è Francesca... anni 74... con la mente e il corpo immortale di una 35enne. E' una veggente di energia totale, assolutamente eccezionale in grado di agire anche nella magia non bianca. Insieme abbiamo elaborato "Pre Viam" (non "Per Viam") e ci lavoreremo ancora visto che le parti di tastiere andranno rifatte... parleremo anche di possessioni toccate con mano.

Come nasce la collaborazione con Black Widow?
Un giorno vennero da me Laura e Mass della Black Widow... parlammo di musica, di arte, di ipotetiche ristampe, di nuovi progetti e anche naturalmente di vile denaro. La prima regola è stata "libertà assoluta" per i nuovi album... e così è stato. Tutto questo non puoi concretizzarlo con una major i cui art director non capisco un "C".

Quanto conta nel tuo lavoro la perfezione tecnologica? Si possono ricreare certe atmosfere unplugged?
La band crea ed incide la Sua musica personale che trova la sua ragione di esistere nella manualità, nelle composizioni spontanee, nelle micro-sceneggiature pre-incisioni, nelle dinamiche, nelle sfumature, negli ambienti e solo parzialmente nei testi... quindi il computer svolge soltanto due ruoli: primo quello di registratore multitraccia e secondo quello di archivio timbrico... abbiamo in studio circa 8.000 suoni di cui 6.000 creati da noi per qualsiasi genere musicale ma ovviamente noi amiamo le "fusioni timbriche" che riescono a dare un tocco di unicità. Anche la chitarra elettrica, strumento sacro per un certo tipo di progressive, la faccio passare in 6 o 7 fra effetti e plug-ins.


Chi compra i tuoi dischi, riferito alla fascia di età?
Abbiamo schedati quasi 30.000 fans con cui siamo in rapporto email... la loro età media è nel mezzo del cammino e sono prioritariamente donne... questo perché le donne hanno vitalmente bisogno di accendere un sogno almeno una volta nella vita. Ma recentemente abbiamo scoperto anche fans giovanissimi e questo è un vero mistero della fede.


Antonius Rex Prophecy è davvero shock... esistono progetti collaterali?
C'è chi dice che il mondo finirà nel 2012.... la profezia Antonius Rex inclusa in "Per Viam" dice che questa data sarà immediatamente dopo il 2018. C'è in progetto per questo brano di realizzare un dvd con almeno 10 interpretazioni diverse di 10 artisti provenienti sia dal cinema, che dal teatro, che dalla Tv, che dalla strada. Abbiamo iniziato le registrazioni e staremo a vedere.

Corre voce che Doris Norton, colonna portante degli Antonius Rex, abbia deciso di abbandonare la band. E' dunque vero?
Penso che la Sua esistenza stia diventando sempre più mistica . Doris Norton ha deciso di non suonare più le tastiere degli Antonius Rex quando ha letto la sceneggiatura definitiva del video "Micro Demons" (che non ha voluto dirigere) ... non è stata d'accordo sull'insert delle donne vampire sul messaggio troppo oscuro che il video comunica e così ha detto addio alla band... e come tutti sanno i grandi mantengono le decisioni. Questo è comunque un problema perché non so dove trovare una tastierista così eccezionale e anche perché lei vuole che vengano tolte tutte le parti di piano e tastiere del prossimo album
"Pre Viam" (prima del cammino) ... un vero iperbolico problema anche in
vista del tour che sta organizzando la label.


Quali sono i tuoi programmi futuri? Quando uscirà il già mitico "Pre Viam" e che cosa differenzia questo titolo da "Per Viam"?
"Pre Viam" è stato programmato per il giorno 1 Settembre 2009 ma dovendo rifare tastiere, clavicembali, organi e piani, proprio non lo so. Non c'è nessuna differenza fra i due titoli "Pre Viam" e l'attuale "Per Viam"... prova a fare un magico anagramma e scoprirai magicamente che sono fatalmente uguali nel concept... ma non solo!

http://www.antoniusrex.com/

Video intervista






PER VIAM



DESCRIZIONE:

Antonius Rex ritorna con questo lavoro basato su composizioni esoteriche realizzate da Antonio Bartoccetti.
Doris Norton riprende il ruolo di tastierista, arrangiatrice, ingegnere del suono e programmatrice dei calcolatori.
Questo nuovo incredibile album ancora una volta rivela che forze invisibili sono capaci di penetrare in ogni essere umano essendo coinvolte in una personale e soprannaturale ricerca tesa alla fusione di magia ed esperienze mistiche estreme.
L’album fornisce una serie di visioni “scure” a volte paradisiache e altre terrificanti, mettendole a disposizione dell'ascoltatore per il raggiungimento della fusione subliminare.
I mortali, ascoltatori dell’album, ottengono un potere paranaturale e diventano capaci di vivere liberi, lontani dalla stupidità, dagli alienanti e dementi problemi della vita quotidiana.
Il chitarrista Antonio Bartoccetti, come nel precedente album, ha scritto in primo luogo la video sceneggiatura di ogni traccia, poi ha composto le tracce audio e ha registrato tutto l’album: il lavoro è stato completato in 14 mesi.
PER VIAM… il più grande , fantastico, iperbolico, mistico, progressivo, sognatore, visionario, incantevole, e terrificante nuovo album di Antonius Rex.

TRACK-LIST:
Micro Demons 5,05
Per Viam 6,39
Woman of the King 8,52
Spectra 7,49
UFDEM 6,28
Antonius Rex Prophecy 11,14

Extra tracks CD-ROM Video
Micro Demons 5,05
Label:Black Widow
LINE UP:
Antonio Bartoccetti: vocals, guitars
Doris Norton: keyboards, vocal, digital drum, sound construction, computer
Florian Gorman: acoustic drum
Monika Tasnad: medium
Guest:
Rex Anthony: synthesizer on Per Viam, Ufdem, Antonius Rex Prophecy