giovedì 18 ottobre 2018

Francesco Paolo Paladino & Many Friends ‎– Icereport


Francesco Paolo Paladino & Many Friends ‎– Icereport

E arriva rapidamente la fermatura del cerchio per Francesco Paolo Paladino, che in un brevissimo spazio temporale propone la sua trilogia, partita da “Ariae” e proseguita con “Siren”, per poi approdare all’ultimo frammento: “Icereport”.
L’aria, l’acqua e ora il ghiaccio.
Potrei elencare molti dei motivi che spingono a realizzare un progetto musicale, e anche nel caso di Paladino esistono necessità diversificate, ma al primo posto, in questo caso, metterei il “vivere attraverso la propria creazione”, l’autoalimentarsi attraverso la proposta personale contornandosi di elementi fidati, che amano l’idea di viaggio, considerato più importante dell’obiettivo stesso.
Icereport” non entrerà in circolo sui media che contano, ma per chi avesse tempo, curiosità, voglia di sperimentare senza farsi condizionare dall’ortodossia musicale (quella che viene imposta dai circuiti tadizionali), potrebbe rappresentare un’esperienza aulica e formativa, avendo l’impressione di una reale fusione col mondo circostante, quell’ambiente non dominabile da alcuna tecnologia, a volte amico e altre tiranno.
Al bando la blasfemia, raccolgo l’idea di una persona autorevole che pochi giorni fa indicava come la realizzazione di un’opera artistica, per chi è dotato di fede certa, sia la vera prosecuzione e rappresentazione della vita, della creazione, del dono e dell’inclusione incondizionata.
Per fruire al meglio di “Icereport” occorre conoscere la filosofia musicale dell’autore e la sua idea di costruzione in team - cose che emergono in parte nell’intervista a seguire - perché, come accade per l’arte contemporanea, la sola vista di ciò che abbiamo davanti è insufficiente a capirne il cuore ed il cervello, e allora occorre scavare un po’, esaminare il contesto e il profumo ambientale.
Ad una mia precisa domanda relativa all’ottimizzazione dell’ascolto Paladino risponde: “Dall’inizio alla fine. Soltanto così si può capire il cammino che percorre e che può far percorrere all’ascoltatore”.
E io ho seguito i suoi consigli, ho aspettato persino la giornata giusta, al confine di stagione, una linea sottile che divide il sole pieno dalla prima brezza autunnale. Ho scelto di camminare con le cuffiette nelle orecchie, deciso a fondermi con la frenesia quotidiana che scompare mentre prende corpo un fenomeno sinestesico e tutti i sensi trovano lo stimolo giusto, il corpo vibra mentre i ricordi ancestrali ritornano alla mente.
Un’esperienza! Sentirsi parte di qualcosa che spesso appare ostile e criticabile, e che, grazie a un lavoro musicale, realizza un positivo e cosciente stordimento.
E l’immagine della massima entropia trova improvvisamente un equilibrio, in un disegno apollineo raggiunto grazie alla conduzione di Paladino, il driver di un progetto che vede come protagonisti molti artisti: Paolo Tofani, Riccardo Sinigaglia, Mauro Sambo, Gino Ape, Pierangelo Pandiscia, Simone Basso, Paola Tagliaferro, Antonio Tonietti, Alessio Cavalazzi, Elisa Cavalazzi, Andrea Calavazzi, Aaron More, Oliver Kersbergent.
Lo splendido art work è come sempre di Maria Assunta Karini.


Sarebbe forse corretto - per alcuni imperativo -  provare a catalogare e incasellare questo “Icereport”, ma ciò provocherebbe un banale errore di fondo, quello di dare un nome a ciò che un nome ha già, perché la musica che inventa Francesco Paolo Paladino non è un’estensione “leggera” della nostra quotidianità, ma è la vita stessa, quella di cui è facile perdere i significati, quel modo di stare al mondo che l’autore ci propone come specchio con cui confrontarsi, magari afferrando l’idea che il nostro passaggio terreno possa essere più consapevole.
A mio giudizio un album imperdibile.


La chiacchierata…

Siamo arrivati alla conclusione della tua trilogia, dopo l’aria e l’acqua arriva il ghiaccio: raccontami…

Con piacere! Sì, sono molto emozionato perchè molte volte non riesci a realizzare quello che hai in mente; questa trilogia è stata una grande sfida, e riuscire a realizzarla una enorme soddisfazione. Quando inizialmente mi ero posto questa mèta, non avevo ancora le idee chiare, non sapevo dove sarai andato e cosa avrei fatto, ma sentivo in me che avrei dovuto tentarci. L’unica cosa chiara era il metodo che avrei adottato: la collaborazione con musicisti amici, che stimo e stimavo profondamente. Mano a mano che percorrevo le tappe il mio cammino diventava più chiaro. Alla fine ho capito. La trilogia altro non era che un omaggio alla vita, alla nascita e alla trasformazione: che ho scoperto essere cose diverse, come i brani che mano a mano si formavano. Alcuni nascevano dalla mia testa, dal mio cuore, con percorsi differenti, ovvio, altri dalla trasformazione di texture che chiedevo ad amici musicisti e che loro mi inviavano; ed ho capito che l’aggettivo “magica” è una parola realmente “significante”. Magica (e perciò stesso non necessariamente logica) era la scelta dei collaboratori, magica l’intesa, magiche le texture che mi arrivavano e le architetture che riuscivo a creare. In una parola l’energia che fluiva tra noi tutti era meravigliosa e ha pervaso il mio viaggio attraverso un triangolo di suoni. Trilogia altro non è che triangolo, e triangolo simbolo di qualcosa di perfetto. La vita dell’aria, la vita dell’acqua erano le vite che volevo indagare per poter arrivare a spiegare la vita del ghiaccio, che unisce le due vite precedenti. Probabilmente anche noi siamo parti di questi corsi e ricorsi spirituali e di queste trasformazioni; figli di mille nascite e fratelli di mille trasformazioni.

Tra “SIREN”, secondo capitolo, e l’attuale “ICEREPORT” sono passati pochi mesi: avevi già tutto in testa o hai sentito l’esigenza di chiudere il cerchio rapidamente, una sorta di obbligo o deadline con te stesso?

Il capitolo “SIREN” è nato quando la bozza di “ICEREPORT” era già esistente. Ma non mi soddisfaceva del tutto. Mancava qualcosa. Subito dopo l’uscita di “SIREN” tutto è stato più facile. Il motivo vero era che “ICEREPORT” doveva essere l’ultima casella, quella conclusiva, e l’ho capito soltanto quando “SIREN” è nato e si è frapposto tra ARIAE e ICEREPORT. Alle volte rifletto sul tempo; normalmente ho l’esigenza di finire al più resto ciò che ho iniziato. Ma, con il tempo, ho capito che un’opportuna “sosta” è di solito molto utile. Non mi impongo mai dei rigidi programmi, è il mio corpo che decide di mettersi ad agire, se il risultato gli interessa.

Quali sono i contenuti, cosa è importante segnalare di obiettivo a chi ti ascoltasse per la prima volta?

Per quanto riguarda ARIAE ho consigliato “play loud”, come si fa per i dischi di metal; per “SIREN” non ho consigliato nulla, perchè è una storia, una leggenda che tutti possono capire e sulla quale tutti possono riflettere; per “ICEREPORT” posso consigliare di ascoltare - se è possibile - il CD tutto di fila. Dall’inizio alla fine. Soltanto così si può capire il cammino che percorre e che può far percorrere all’ascoltatore. I contenuti che i tre cd emanano sono una visione senza muri della materia musicale, un abbattimento di confini, una voglia frenetica di affrontare i territori della musica senza prevenzioni di alcun tipo. Il dato obiettivo che emerge dall’ascolto della mia trilogia è la sensazione di una architettura sonora compiuta, forse funanbolica, forse senza regole abituali, sorretta da sogni, comunque una architettura di un cuore libero.

Come definiresti “ICEREPORT” musicalmente parlando?

Non lo so, lascio a te l’arduo compito; direi che è un territorio musicale dove suoni contemporanei, classici, etnici, elettronici si ritrovano a coesistere non passivamente o artatamente, ma attraverso il coraggio e l’amore.

Mi hai scritto: “Mi commuove ascoltarlo…”: hai un suggerimento d’ascolto, una fruizione privilegiata che possa aiutare ad entrare pienamente nel tuo lavoro?

La notte, l’alba della domenica mattina. Quando sei sereno perchè non devi correre al lavoro, ma hai tutto il tempo che ci vuole.

Mi parli dei tuoi collaboratori all’interno dell’album?

Potrei riempire l’intero giornale! Per questo non ti parlerò dell’uno o dell’altro, a quello ci penserai tu. Ti voglio parlare del collaboratore ideale: un musicista creativo, geniale già con le sue opere, non importa se conosciute o meno. Un amico, una persona che non ha preconcetti o invidie, ma che mi stima e sa che il risultato che voglio ottenere è qualcosa che può essere prezioso per tutti. Un musicista che dalle mie parole, dalle mie spiegazioni intuisce cosa intendo realizzare. Un musicista che non è chiuso in sè stesso ma che si apre alla collaborazione e che gioisce se da una sua textura nasce un intreccio di suoni di mille altri musicisti. Come vedrai i brani di ICEREPORT sono firmati da tutti i collaboratori, perchè è giusto considerare anche il più piccolo intervento come una preziosissima cellula di vita di questo o quel brano.

E ora che hai terminato un capitolo importante… verso quali sentieri sei diretto?

Sto lavorando su di un progetto forse ancora più ambizioso di una trilogia; questo perchè la sfida mi eccita. E’ un’opera, un’opera contemporanea in due tempi. Con tre protagonisti... non posso dirti di più per ora, perchè le cose non nate, se venissero a sapere che parlo di loro, farebbero di tutto per non nascere più. E io sono gelosissima madre.


First Part: Glaciation

Icereport
Icereport (Second Part)
The Battle Of Rutor Mountain
A Little Ray
Before The Fire
Nel Vento

Second Part: From Glass To Fire (The Cycle Report)

The Glacier Of Eternal Fire (Included Ferghama Horse's Birth)
New Life On The Eternal Glacier
Ama Dablam
Last From Snegurochka

mercoledì 17 ottobre 2018

Donovan-Catch The Wind



Da adolescente rimasi fulminato da Donovan Phillips Leitch, meglio conosciuto come Donovan.
Le radio dell’epoca proponevano a ripetizione i suoi successi… già… andava forte tra gli anni ’60 e ’70!

Non voglio riproporre la sua storia, conosciutissima, ma in questi giorni ho riascoltato, casualmente, una raccolta dei suoi antichi successi e mi sono rinfrescato la memoria, facendo il pieno di brividi e ricordi.

Una voce incredibile, un ”tremolo spontaneo” e melodie sognanti, tra il folk e la psichedelica: chi ha vissuto quei giorni, chi è stato anche solo sfiorato da quelle atmosfere, non può rimanere insensibile all’ascolto di quei brani.

Tra le tante perle ne estraggo una che è l’emblema della semplicità, ma in meno di tre minuti il menestrello scozzese riesce a rievocare un amore impossibile, tra un arpeggio di chitarra e una tenera lirica poetica: Catch The Wind. 

A seguire il video, la traduzione del testo e l’originale…
Da riscoprire!


Acciuffa il Vento

Nelle fredde ore e minuti dell'incertezza
io voglio essere
nel caldo abbraccio della tua amorevole mente

Sentirti tutt'intorno a me,
prendere la tua mano
lungo la spiaggia
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando il tramonto impallidisce il cielo
Voglio nascondere un po' del tempo dietro il tuo sorriso
ed ovunque guarderei, i tuoi occhi troverei

Per me, amarti ora
sarebbe la cosa più dolce
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando la pioggia ha tappezzato di lacrime le foglie
ti voglio vicino per uccidere le mie paure
per aiutarmi a lasciare alle spalle tutta la mia depressione

Per stare nel tuo cuore,
dove voglio essere e desidero esserci,
ah, ma posso provare ed acciuffare il vento 
ah, ma posso provare ad acciuffare il vento



Catch The Wind 

In the chilly hours and minutes,
Of uncertainty, I want to be,
In the warm hold of your loving mind.

To feel you all around me,
And to take your hand, along the sand,
Ah, but I may as well try and catch the wind.

When sundown pales the sky,
I wanna to hide a while, behind your smile,
And everywhere I'd look, your eyes I'd find.

For me to love you now,
Would be the sweetest thing, 'twould make me sing,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.

When rain has hung the leaves with tears,
I want you near, to kill my fears
To help me to leave all my blues behind.

For standin' in your heart,
Is where I want to be, and I long to be,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.


domenica 14 ottobre 2018

Mario Bonanno-“33 giri-Guida ai cantautori italiani-Gli anni Settanta”



Mario Bonanno-“33 giri-Guida ai cantautori italiani-Gli anni Settanta
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Mario Bonanno è un autore e saggista focalizzato sulla canzone di impegno, quella branchia della musica dove le liriche hanno un alto peso specifico, chi le crea (… chi le creava…) dà privilegio al messaggio, e il contesto non è legato al delimitare il mero spazio temporale ma identifica la storia, la vita delle persone, il percorso che abbiamo seguito più o meno volontariamente.

Sto ovviamente soffermandomi sul mondo cantautorale, quello che ha preso campo nei primi anni ’70, lasciando segni indelebili che hanno marchiato per sempre un’era davvero significativa per il nostro paese.

Quello che ci regala Bonanno con il suo nuovo libro appare come la miglior sintesi possibile di un decennio meraviglioso, se riferito alla musica, ma tragico per gli eventi che lo hanno caratterizzato.

Il titolo: “33 giri-Guida ai cantautori italiani-Gli anni Settanta

Non riesco a non personalizzare il mio commento, perché i due lustri sviscerati dall’autore sono quelli che mi hanno visto, adolescente, formarmi musicalmente e oltre, e molti dei protagonisti citati hanno caratterizzato le mie vicende personali (nulla come la musica riesce a stimolare i ricordi!).

Ai “cantautori” viene anche attribuita la… colpa, di aver cancellato, con il loro avvento, una certa musica di estrema qualità, quella che col passare degli anni avremmo imparato a conoscere come “progressiva” (Genesis, ELP, King Crimson, YES…) e che visse una stagione luminosissima ma dal rapido scemare, almeno dal punto di vista della visibilità.

In realtà il prog e il cantautorato dei seventies sono diventati dei must che dureranno per sempre, alla stregua della musica classica, anche se in entrambi i casi i seguaci fanno parte di una nicchia di appassionati/intenditori/nostalgici.

Tecnicamente un cantautore è colui che interpreta canzoni da lui composte, e seguendo questa definizione possiamo asserire che il mondo ne è saturo, ma quelli di cui parla Bonanno hanno accompagnato un difficile sentiero storico, commentandolo, guidandolo, entrando a farne parte a pieno titolo come protagonisti, diventando fari illuminanti delle menti e delle coscienze di molteplici anime.

Il racconto dell’autore è davvero piacevole, aggiungerei didattico, pur con il limite del naturale contenimento determinato dalla dimensione del book.

L'inquadramento di ogni anno incomincia con uno stralcio di lirica di un brano caratterizzante, seguito dall’ambientazione storica, dai fatti salienti riferiti alla politica, alla musica, allo sport.

Dopo l’intro si delineano album e autori che hanno rappresentato una buona significatività nel periodo di riferimento, ma, attenzione, per ogni disco scelto viene proposta una recensione esaustiva che analizza i dettagli in modo critico.

Tutto questo permette, anche al neofito, di addentrarsi in un mondo ormai passato con una possibile chiave di lettura, una guida per tutti, un aiuto per i più curiosi.

Leggendo avidamente ho ritrovato “ 33 giri” - e cantautori - conosciutissimi e altri di cui avevo dimenticato l’esistenza.

Accanto ai “miei” Guccini, De Gregori, Lolli, Vecchioni, Finardi, Camerini, Gaber, Bennato (Edoardo), Branduardi, Bertoli, Dalla, De Andrè… ho ripescato artisti che ho “vissuto” solo a posteriori - Jannacci, Conte, Pietrangeli, Graziani, Gianco, De Angelis, Camisasca -, che ho ascoltato pochissimo - Fortis, Venditti, Zero, Bubola, Ciampi, Fossati, Gaetano, Locasciulli, Manfredi (Gianfranco), Rosso e Zenobi - o per nullla - Ernesto Bassignano, Luigi Grechi e Giorgio Lo Cascio.

Certo, per chi avesse seguito solo marginalmente lo svolgere della musica nel nostro paese, appare difficile immaginare un “figlio delle stelle” come Alan Sorrenti inserito in un contesto serioso, ma è consigliabile ascoltare un album come “Aria” - che Bonanno definisce giustamente “rivoluzionario” - prima di formulare un giudizio azzeccato.

Per ogni musicista potrei raccontare dettagli personali e importanti ma, dovendo scegliere, mi soffermo sull’unico che non ho citato, Franco Battiato, che Bonanno propone nell’anno fatidico della conversione - 1979 -, periodo in cui venne rilasciato  il disco “L’era del cinghiale bianco”.

Battiato era stato per me, sino ad allora, l’ultima immagine di un festival pop andato in scena dalle mie parti quando avevo diciassette anni: musica in quel momento inascoltabile per un ragazzetto che nulla sapeva di sperimentazione e di Stockhausen.

Improvvisamente mi ritrovai tra le mani il vinile in questione - è tuttora presente tra i miei album - che Bonanno descrive in modo perfetto. Estraggo i due poli del commento: “Gli evanescenti anni Ottanta sono a un passo e Franco Battiato, fin qui sperimentatore sulle corde Syntetiche di Aries, se ne esce con il suo primo album commerciale (si fa per dire)…. L’era del cinghiale bianco si (im)pone come una riuscita commistione di classica e pop. Un cult discografico, prodromo del Battiato prossimo venturo”.

La musica felicemente descritta da Bonanno ha accompagnato il movimento studentesco e la protesta giovanile dell’epoca, mentre oggi il ruolo dei menestrelli musicali è immensamente cambiato. A quei tempi ci si chiedeva se con una chitarra in mano e una lirica d’impatto si sarebbe potuto incidere sui cambiamenti culturali, ovviamente pensando ad una accelerazione positiva. Non mi è chiaro se in qualche momento ci si sia avvicinati all’obiettivo, ma è certo che gli intendimenti attuali sono molto più “leggeri” e meno “sognanti”, nonostante i tempi siano sufficientemente ombrati ed esistano i presupposti per una forte presa di posizione. Agli storici e ai sociologi lascio le corrette argomentazioni.

Intanto consiglio fortemente il libro di Mario Bonanno, efficace nelle descrizioni, completo nell’analisi, piacevole nella lettura.

E se fossi un docente di lettere e storia, in una qualsiasi scuola superiore, questo “33 giri-Guida ai cantautori italiani-Gli anni Settanta” mi fornirebbe materiale trasversale per l’intero anno scolastico: se la"Musica" non è più materia di insegnamento, un contenitore come quello creato dall'autore sarebbe un grande ausilio per aiutare i nostri giovani a comprendere la storia, utilizzando l'apparente leggerezza della forma canzone.




sabato 6 ottobre 2018

“Delirium, il lungo viaggio”: il video della presentazione a Genova


Delirium, il lungo viaggio” è l’anello che mancava, un libro che racconta nei dettagli, e dall’interno, la storia di una band che nasce a Genova nell’era d’oro del prog - i primi seventies - e che appare più viva che mai, i Delirium.

Del contenuto del book parlerò in altra occasione, dopo averlo letto con attenzione, ma vorrei ricordare questo primo atto, la presentazione ufficiale avvenuta il 5 ottobre a Genova - of course - nella Libreria Coop Porto Antico, un meeting fatto di parole - tante e necessarie -, e musica, un set acustico che ha visto l’intera band ufficiale, con la sola eccezione del vocalist Alessandro Corvaglia - impegnato all’estero -, sostituito degnamente da Massimo Broccardo.
Dopo l’introduzione di Piero Cademartori, di Editrice Zona, ed un passaggio obbligato attraverso Massimo Gasperini, della Black Widow Records, il pallino arriva nelle mani dell’autore, Mauro La Luce, storico paroliere della band: chi meglio di lui poteva descrivere i dettagli di un percorso vissuto in prima persona?
Ne è emerso un siparietto piacevole, didattico, storico, inframmezzato dalla musica dei Delirium, che anche nella dimensione acustica e improvvisata non deludono mai.



Ricordo la line up attuale: Ettore Vigo alle tastiere, Martin Grice ai fiati, Fabio Chighini al basso e voce, Alfredo Vandresi alle percussioni, Michele Cusato alla chitarra elettrica e Alessandro Corvaglia voce-chitarra acustica e tastiere, come già anticipato sostituito nell’occasione da Massimo Broccardo.

Spazio gremito e grande coinvolgimento.

A seguire il video relativo all’incontro, che sicuramente invoglierà a leggere la stesura di Muro La Luce.



mercoledì 3 ottobre 2018

Paola Tagliaferro-"fabulae"


Hi Paola,
I have now had a chance to listen to your music, which is magical and atmospheric. You are welcome to quote my above words.
With very best wishes,
Steve Hackett

Basterebbe questa frase dell’indimenticato chitarrista dei Genesis per stimolare la curiosità verso il nuovo lavoro di Paola Tagliaferro, ma provo ad aggiungere il mio ben più modesto pensiero, con un po’ di approfondimento.

In tempi di tecnologia avanzata, che permettono di realizzare musica casalinga in spazi temporali ristrettissimi, sapere che un nuovo album ha avuto una gestazione di tre anni porta all’approfondimento dell’ascoltatore curioso e… un po’ dentro le cose!
Paola Tagliaferro - vocalist, musicista, performer completa - ci racconta i dettagli del suo progetto, “fabulae”, e favorisce l’entrata facilitata nel suo mondo magico.
Non saprei dare un’esatta definizione della sua musica, quelle etichette che tanto piacciono agli intellettuali della musica e che rispondono a rigide esigenze di protocollo. Nel percorso di Paola non c’è nulla di rigoroso, musicalmente parlando, ma esiste un’esigenza predominante che è la ricerca dei significati profondi della vita - e quindi dell’io -, oltrepassando gli aspetti materiali a favore della spiritualità, utilizzando la sua arte come tramite tra sé e ciò che necessita, anche, di fede certa. Non basta. Paola non è votata all’isolamento che spesso caratterizza chi predilige gli aspetti trascendenti della vita, ma vive di condivisione, che nel caso specifico diventa un sentiero guida che sfiora gli aspetti didattici.
Il “quaderno” che mi sono trovato tra le mani, in doppia lingua, facilita questo cammino, e accende una luce per chi seguirà:

Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte” (Dante-Purgatorio)

Il sentiero che vuole descrivere Paola Tagliaferro si schiude con la sua chiosa: “Durante il giorno sogni e paure dormono negli alberi come fauni e ninfe, ma nella notte si svegliano per camminare nel mondo sommerso- “fabulae”, Un sentiero nel bosco”.

E’ un lavoro fatto in totale autarchia creativa, con Paola nelle vesti di polistrumentista e driver in ogni momento del progetto, ma sono molti gli aiuti significativi, materiali e spirituali, come emerge nell’intervista a seguire.
Alla fine si contano 11 brani inediti e 2 chicche che riportano ad amici significativi di Paola, Greg Lake (“Moonchild”) e Bernardo Lanzetti, che per lei ha scritto “To Absent Friends”.
In particolare, l’incontro di Paola col vate Lake rappresenta una svolta - non solo artistica - che risulta condizionante anche oggi che il mito di King Crimson e ELP non è più tra noi.
Ho avuto l’opportunità, nello spazio di un anno, di ascoltare “fabulae” dal vivo, rendendomi conto di come certa musica, apparentemente meno semplice da metabolizzare all’impatto, riesca ad arrivare facilmente all’audience, se adeguatamente preparata, e l’originale “quaderno” che contiene “fabulae” ha il grande pregio di condurre, passo dopo passo, lungo una via fatta di magia, di parole e suoni soffusi, di suggerimenti fatti sottovoce, di fede  e speranza, di immagini bucoliche e semplici che testimoniano gli eventi quotidiani, di dolori, di amori, di relazioni, di fatti certi e di azioni inconsce, di simbolismi, di viaggi universali, di “camminate” interiori.

Qualche traccia rilevata all’interno del book: “… la voce dell’anima che ritroviamo seguendo l’istinto… prigioni create dalla nostra mente o da persecutori che incontriamo lungo il cammino… ritrovare il Divino che è in tutti noi nella pratica della meditazione… il sentirsi non accettati, che porta infelicità e solitudine… l’errore che fanno le donne di dimenticare la loro essenza per rimanere in coppia… il viaggio attraverso conscio, inconscio e subconsio… creare un ponte tra i due mondi, oriente e occidente… la trasformazione alchemica di due amanti in un unico corpo d’oro…”.

Paola Tagliaferro ci regala la sua arte, il suo modo di vedere la vita e le sue soluzioni, e propone liriche profonde e sperimentazione musicale che passa attraverso lunghe esperienze e certificate skills.

Una grande sorpresa, un’artista ispirata che, appagando le proprie esigenze artistiche e umane, indica una possibile via di fuga verso la serenità.
Fabulae” supera la dimensione musicale e regala attimi di coinvolgimento puro e contaminazione dei sensi. Una chicca.

Sul sito di riferimento http://www.paolatagliaferro.it/owlrecords-preview.htm è possibile fruire dell’anteprima dei brani in lingua italiana e inglese.


Leggiamo il suo pensiero…

Per chi come me avesse la fortuna di avere tra le mani il “quaderno” che contiene l’essenza del tuo nuovo lavoro non sarebbero necessarie, forse, domande chiarificatrici, ma proviamo ad aprire la strada e a stimolare la curiosità di chi volesse avvicinarsi al tuo “Fabulae”. Partiamo dal titolo: qual è il motivo della scelta?

Tutto è nato dallo studio del messaggio psicologico e spirituale che portano le “Favole e le antiche filosofie”. Cercavo un titolo che contenesse entrambi i significati e parlando con l’amico, regista/musicista Francesco Paolo Paladino è nato il titolo “Fabulae”.

La gestazione è stata molto lunga, circa tre anni: che cosa contiene dal punto di vista dei messaggi?

Da anni, attraverso letture, studi ed esperienze di vita, conduco la mia ricerca spirituale per evolvere nella consapevolezza e percepire ciò che non è evidente. Ritengo il suono fondamentale per il raggiungimento delle alte frequenze che portano a uno stato di armonia, pace e bellezza. In “Fabulae” si fondono allegorie, simboli e suoni esoterici. Percorsi guidati da testi importanti di filosofia Zen, Buddismo, Induismo, psicologia e da studi e ascolti musicali dell’antico canto Dhrupad, dei classici europei, delle sperimentazioni dei compositori del primo novecento, del rock progressive degli anni ’70, dell’avanguardia, fino ad arrivare alle improvvisazioni spontanee contemporanee.

Ovviamente non possiamo scindere la musica dalle liriche, ma gli importanti aspetti sonori, e l’utilizzo da parte tua di moltissimi strumenti, obbligano ad un approfondimento dei dettagli tecnici…

La voce resta il mio strumento principale. Ho studiato e sperimentato molto, dal canto Dhrupad all’avanguardia, sempre alla ricerca del “Suono primordiale”. “Fabulae” é un album acustico e minimalista, ogni pezzo introduce in una stanza diversa del castello e in ogni composizione ho scelto quali strumenti potevano accompagnare la mia voce nel percorso. Da sempre amo studiare le diverse sonorità: chitarra, dulcimer, zither, campana tibetana, o campane a vento, tampura, cayon, calimba, sassi marini, bacchette, cembalo, nacchere…

Alcuni musicisti ti hanno accompagnato nel tuo viaggio, uno su tutti Pier Gonella: mi racconti qualcosa sulle collaborazioni utilizzate in “Fabulae”?

Pier Gonella, prima chitarra e ingegnere del suono, ha saputo accompagnarmi in questo viaggio durato tre anni con grande talento e professionalità. Con Pier ho curato tutti gli arrangiamenti. “Fabulae” è stato registrato presso il suo studio MusicArt a Rapallo ( GE) di Pier Gonella.
Altri bravissimi musicisti sono ospiti in alcune composizioni:
il Maestro Akhilesh Gundecha mi ha fatto il grande onore di registrare un ciclo ritmico con il pakhawaj per la mia composizione “Algoritmo: un ponte tra i due mondi”; il musicista Giuliano Palmieri ha fiorito alcune mie composizioni con ricercate sonorità elettroniche e con un meraviglioso pianoforte sospeso nella “Fanciulla alata”; la brava Giulia Ermirio è intervenuta in diversi pezzi con la sua viola, ad esempio in “Bianca Dea” e negli “Alchimisti”, Roberta Righetti Namastè ha pizzicato con maestria il suo violino nel pezzo d’apertura, “Il risveglio della lupa”, Luigi Jannarone ha suonato e cantato con me  Il tamburo della sciamana” mentre Angelo Contini ha fatto da sfondo con il didgeridoo al rito introduttivo del pezzo recitato dalla sciamana peruviana Martina Mamani.
I dialoghi sui percorsi percorribili con l’amico, regista e musicista, Francesco Paolo Paladino hanno sicuramente influenzato e sostenuto ”Fabulae”.

Ho avuto l’occasione di ascoltare l’album dal vivo, ma devo dire che anche la fruizione del Cd, magari solitaria, trasporta in una dimensione particolare e trascendente, una sorta di viaggio verso sentieri inesplorati: che cosa ti ha ispirato?

Mi ha ispirato la ricerca del suono primordiale, delle alte frequenze, del risveglio spirituale e dell’armonia universale.

Nonostante la partecipazione di alcuni amici possiamo parlare di una certa autarchia musicale, visto è quasi tutto il frutto del tuo impegno, produzione compresa: questo significa mettersi alla prova o è meramente ciò che ti sentivi di fare in questo preciso momento della tua vita?

Ho sentito la necessità di esprimere la mia musica esattamente come la sentivo dentro, solo io potevo farlo, per questo ho curato personalmente sia la composizione che la produzione di ”Fabulae”. Ho registrato in due versioni, italiano e in inglese, perché ritengo sia importante comprendere assieme alla musica i testi, per questo ho cantato nella mia lingua e nella lingua internazionale.
Per le traduzioni devo ringraziare la supervisione di due care amiche, Clare Marsh e Elisabeth Caligione.

Il 12° brano, “Moonchild”, profuma di Greg Lake: quanto è stata importante la sua presenza nella tua vita? Quanto ha influenzato questo tuo nuovo disco?

Quello con Greg Lake è stato un incontro molto importante. Ci siamo conosciuti nel 2012, quando ho organizzato per lui tre concerti. Lui ha apprezzato la mia voce e mi ha convinto con diverse corrispondenze a trovare l’autonomia nella composizione e nella produzione della mia musica. Greg prima di morire mi ha promesso che saremmo restati in contatto qualsiasi cosa fosse accaduta e così è, la sua voce e il suo talento toccano la mia anima e la sua amicizia spirituale mi sostiene e aiuta.

Tra i brani “ospiti” c’è anche “To Absent Friend”, che avevo avuto occasione di ascoltare in anteprima lo scorso anno a Zoagli; la domanda ricalca quella precedente ma vede come protagonista Bernardo Lanzetti: che tipo di aiuto è stato per te?

Bernardo Lanzetti è un caro amico, un artista eclettico con una splendida voce e una professionalità incredibile. Bernardo, oltre ad avermi regalato il brano “To Asent friend”, lo ha cantato con me, e questa è stata un’emozione e un’esperienza per me importante e emozionante. Bernardo mi ha insegnato molti particolari tecnici, segreti preziosi di cui farò tesoro.

L’idea del “quaderno” di antica memoria, con la preparazione ad ogni singolo brano e l’inserimento del Cd mi pare originale, efficace e al contempo didattica e didascalica: me ne parli?

Il quaderno-audio è nato dalla necessità di presentare l’album ”Fabulae” con una guida per introdurre l’ascoltatore nelle diverse stanze esoteriche. Ho trascritto tutti i testi in italiano e in inglese, mentre il Cd potrà essere o in italiano o in inglese, a scelta.
La foto di copertina è stata scattata durante le riprese del bellissimo video del mio brano “ Bianca Dea”, ideato e diretto da Francesco Paolo Paladino.

A giugno fa ci siamo ritrovati a Zoagli per una seconda edizione di un festival che oltrepassa l’elemento musicale a favore di un’apertura alla contaminazione delle arti: che giudizio ti senti di dare sulla partecipazione e sulla riuscita in generale?

In collaborazione con il Comune di Zoagli, con il Festival Internazionale di poesia di Genova e con l’Accademia Internazionale delle arti “La compagnia dell’Es”, di cui sono presidente, quest’anno abbiamo inaugurato, in memoria di Greg Lake il “1° Art in progress event” a Castello Canevaro, con madrina Regina Lake. Abbiamo avuto come ospite principale Juri Camisasca che ha tenuto un meraviglioso concerto serale e ha presentato il docufilm “Non cercarti fuori”, con il regista Francesco Paolo Paladino. Il film è un importante documento su Juri Camisasca, nato da un progetto di Antonello Cresti e Francesco Paolo Paladino. Un altro momento importante è stato quello dedicato alla poesia, con il poeta venezuelano José Pulido, il poeta Claudio Pozzani e la scrittrice Barbara Garassino. Nel pomeriggio ho presentato sete brani di Fabulaecon i miei amici musicisti che hanno collaborato all’album, ai quali si è aggiunta la prima chitarra Marco Traversone - che assieme a Pier Gonella hanno reso indimenticabile “La stanza di barbablù” - e il pianista Andrea Vulpani che ha accompagnato i miei brani e alcuni pezzi di Juri Camisasca.
Grande emozione all’apertura dell’evento, quando in presenza delle autorità istituzionali e di Regina Lake è stata scoperta la targa in memoria di Greg Lake sugli scogli in passeggiata mare di Zoagli.
Sono felice del risultato il pubblico è stato numeroso dalle ore 17 alle ore 23,30, ma l’aspetto che mi ha colpito di più è stato l’interesse profondo suscitato dai vari momenti.
Per il successo dell’evento devo ringraziare oltre agli ospiti intervenuti il Comune di Zoagli, il presidente del Festival Internazionale di poesia, Claudio Pozzani, il duca Emanuele Canevaro, la mia vice-presidente Lydia Soltazzi, con la sua esposizione dell’artigianato locale e ai ristorante La Manuelina per l’aperitivo che ha offerto a tutti gli ospiti. Un plauso al service Limelight.
E’ nostra intenzione riproporre il “2° Art in progress event” il prossimo anno sempre aperti a 360° sui vari campi artistici. “Art in progress”, si impegna a dare voce a coloro che dimostrano profondità e ricerca del nuovo, nell’ espressione artistica.

Dopo uno sforzo lungo e prolungato come quello che ti ha portato alla realizzazione di “Fabulae” hai già in mente altri passi del tuo futuro percorso?

Vorrei portare “Fabulae live in Italia e all’estero, ma nel frattempo il mio percorso di ricerca e i miei studi proseguono e sicuramente mi porteranno a nuove sperimentazioni e composizioni. Studio, ascolto, meditazione e composizione sono gli stimoli che danno un senso profondo al mio cammino. Sono felice quando scopro un nuovo sentiero… verso la Luce.

fabulae” uscirà il 18 ottobre…


Distribuzione:

Black Widow www.blackwidow.it

Per la prevendita contattare: owl@paolatagliaferro.it