martedì 20 marzo 2012

La Pioggia, il vento… e ritorna il sereno”


Nello spazio di tre mesi ho assistito a tre eventi nati per ricordare e raccogliere fondi a favore degli alluvionati liguri dell’ ottobre/novembre scorso.
Manifestazioni molto diverse tra loro, da quella popolare di Piazzale Adriatico, a Genova, all’elite musicale del  ProgLiguria di La Spezia, sino ad arrivare al 17 marzo, quando il Teatro Politeama Genovese ha ospitato lo spettacolo “La Pioggia, il vento… e ritorna il sereno”.
Tre situazioni diverse dicevo, e quest’ultima è senza dubbio la più “nobile” nella forma: un teatro prestigioso, una coreografia curata e la partecipazione/organizzazione del Rotary Club Golfo di Genova e dei Rotary genovesi, oltre al patrocinio del Comune di Genova.
Le distinzioni servono solo per fotografare i differenti contesti in modo oggettivo, perché nella sostanza l’obiettivo è stato il comune denominatore. Parlo ovviamente di una raccolta di fondi.
In questo ultimo caso ci si è prefissati l’acquisto di un’automedica, inghiottita dall’acqua e dal fango ad inizio novembre.
Partecipazioni artistiche importanti, quelle disegnate da Ivana Saio e Mauro La Luce, direttori artistici, per un progetto che ha visto un susseguirsi di musicisti, stilisticamente e musicalmente diversi tra loro, ma legati dal tema della serata, sviluppato dal punto di vista della supervisione culturale da Francesca Perrazzelli con il valore aggiunto del light show di Gabriel Rapetti.
Buona affluenza di pubblico anche se, in un’occasione come questa, considerando il fine, il cast e la numerosa popolazione cittadina, ci si dovrebbe contendere i biglietti. Ma è questa una nota dolente che riguarda la musica live in toto.
L’Angelo del fango” è una "poesia" scritta da Mauro La Luce, storico paroliere dei Delirium, e la lirica proiettata sullo sfondo, e riportata sull’opuscolo regalato a tutti i presenti, ha messo in evidenza la figura del “soccorritore muto”.
“L’Angelo” di cui parla Mauro è colui che è presente laddove esiste un grave problema determinato dall’esplosione negativa della natura, e dalle scelleratezze compiute dall’uomo.
Arriva, in silenzio, si rimbocca le maniche, si sporca e si fonde con la popolazione indigena, diventando anch’esso genovese, spezzino, palermitano, napoletano o fiorentino. Un vero esempio di cosmopolitismo operativo!
E a opera compiuta sparisce, senza cercare una qualsiasi ribalta.
Se tutti traessimo insegnamento da ciò, facendo vera squadra, e agendo con lo stesso spirito degli “Angeli del fango”, ma in modo preventivo… chissà!!!
Apre lo spettacolo il sorprendente -per me- Max Manfredi che, in trio, cattura l’attenzione dei presenti, molto caldi e concentrati per tutta la serata.
Non lo avevo mai ascoltato dal vivo, se non come ospite, e ho trovato la sua proposta coinvolgente, tra giochi di parole, musica e teatro. Marco Spiccio al piano e Matteo Nahum alla chitarra permettono la realizzazione di trame musicali che vanno oltre le parole, e Max, che appare capitato sul palco quasi per caso, da dimostrazione di semplicità applicata al talento e alle idee.
A seguire i Delirium che presentano un set più intimistico dell’usuale, in bilico tra l’ultimo album, “Il nome del vento”, e qualche brano storico, con l’obbligato finale di Jeshael che infiamma il pubblico.
Ma la parte dedicata ai Delirium è ricca di sorprese. In primis l’ospite consolidato, Sophya Baccini, che “interviene” al piano su un tema targato Delirium, per poi passare al canto, altro suo grande talento, proponendo il proprio “When the Eagles Flied”.
Ma la parte più toccante della prima parte di spettacolo  riguarda la presentazione di un brano nato in un attimo, frutto della collaborazione di Sophya e Mauro La luce, intitolato-se ricordo bene-“Nelle Terre sommerse”. Sophya al centro del palco, con alle spalle il Coro di Sant’Olcese, Ettore Vigo alle tastiere e Martin Grice - anch’esso membro del coro - ai fiati, hanno regalato un momento davvero suggestivo che propongo a seguire, anche se la qualità delle immagini non è delle migliori.
Seconda parte di spettacolo nelle mani- e nella voce- di Shell Shapiro, indimenticato leader dei Rocks, gruppo beat seminale di fine anni ’60.
La vita artistica di Shell  è mutata nel tempo e oggi lo si può definire una sorta di “cantattore”.
Canta, recita, parla, descrive, racconta, infilando lustro dopo lustro, e ricordando con la sua proposta che molte cose del suo repertorio antico sono, purtroppo, tremendamente attuali.
Ci descrive quasi  un secolo Shapiro, dal crollo della Borsa di Wall Street alle uccisioni dei fratelli Kennedy e M.L King, passando per gli autori della beat generation,  Kerouac, Ginsberg, Burroughs e Ferlinghetti, e toccando il menestrello Dylan, acustico ed elettrico.
Anche Shell, come Manfredi, in trio, per uno spettacolo ridotto-rispetto all’originale-ma pieno di momenti significativi, e per molti versi doloroso se si pensa che oggi, come quarant’anni fa siamo ancora nel giusto quando cantiamo “… ma che colpa abbiamo noi?”.
Un bella serata di musica e sentimenti positivi, e un ringraziamento particolare va rivolto a chi ha voluto fortemente la realizzazione dello spettacolo, Ivana Saio e Mauro La Luce.
E che “La pioggia… “ di Shell, e “Il Vento… “ dei Delirium possano spazzare per sempre le nubi e la polvere, affinché tutti possano godere di ciò di cui hanno bisogno e che ampiamente meritano… il “ritorno del sereno…”.



lunedì 19 marzo 2012

Enrico Maria Papes e I Giganti



Quando ho visto comparire su un lato di facebook il nome “Enrico Maria Papes”, il mio ricordo è volato immediatamente verso i suoni e le atmosfere che mi hanno fatto scoprire la musica. Erano in tempi in cui imperversavano le gare canore tra Ranieri e Villa, Morandi e la Zanicchi, e la canzone “Tema” dei Giganti, arrivata terza a “Un disco per l’estate”, mi aveva colpito. Era il 1966 e avevo dieci anni. Il modo in cui veniva presentato “l’amore” era originale, e il vocione di Papes era qualcosa di estremamente nuovo. L’aspetto, il look, riportavano al beat inglese, ma quello era fatto abbastanza comune in quei giorni. Oltre a “Tema”, un tormentone che i meno giovani ancora ricordano, sono molte note “Una ragazza in due” e il brano che arrivò terzo al Festival di Sanremo, “Proposta”, il cui ritornello, “.. mettete dei fiori nei vostri cannoni…”, è tutt’ora usato per … suggerire atteggiamenti più civili.
La vita musicale dei Giganti, potenzialmente lunga e luminosa, terminò velocemente, probabilmente a causa della censura e del prolungato boicottaggio delle loro canzoni, situazione difficile da sopportare, ma il coraggio e le idee chiare di Papes e compagni, a distanza di anni appaiono davvero da evidenziare, così come è d’obbligo sottolineare la lungimiranza nel denunciare situazioni al giorno d’oggi drammatiche, affermazioni accompagnate da commenti propositivi, seppur giudicati utopistici o scomodi.
Nel 1971 avevo quindici anni, ed ero molto vicino al mio primo concerto prog, dopo aver già assimilato Beatles, Stones, Who e Woodstock, eppure… mi sono perso “Terra in bocca”.
Album di denuncia di un certo mondo legato alla mafia, fu realizzato con amici illustri e può considerarsi a tutti gli effetti un album di musica progressiva.
Fu questo atto di estremo coraggio che probabilmente decretò la fine dei Giganti.
Enrico Maria Papes, nell’intervista a seguire ci racconta che “Terra in bocca” è tutt’ora “vivo”, ed è rappresentato nei teatri. Altri tempi, per certi versi peggiori, ma difficile oggigiorno incappare in atti di censura.
Ho ascoltato frammenti di un bell’album di cui propongo un esempio.
Ci tengo a descriverne i dettagli e per fare ciò utilizzo le note trovate su wikipedia.
A seguire una piccola intervista ad Enrico Maria Papes.


TERRA IN BOCCA

È di fatto un atto di coraggio, una forte accusa alla mafia per la guerra dell'acqua nella Sicilia riarsa. La storia di due giovani innamorati si intreccia alla storia del paese ed è vivamente descritta nei testi di Piero De Rossi ancora molto attuali.
Le musiche sono quasi tutte opere di Mino De Martino, ma furono depositate alla Siae da Vince Tempera, che curò gli arrangiamenti del disco e compose tutte le parti strumentali.
Il disco fu registrato negli "Study Play-co" di Milano, ed all'incisione collaborarono anche il chitarrista dei Latte e Miele, Marcello Giancarlo Dellacasa, oltre che Ellade Bandini ed Ares Tavolazzi, componenti con Tempera dei The Pleasure Machine.
L'album fu trasmesso solo una volta alla radio, poi nessuno ne seppe più nulla e fu la fine dei Giganti.
Riecheggia in Terra in bocca lo stile di 6 anni prima, con qualche interessante accenno di jazz e lo strepitare delle chitarre elettriche. I brani sono 12, tutti legati tra loro, senza pausa.
Una particolarità: la prima ristampa in CD realizzata dalla "Vinyl Magic" venne pubblicata nel 1989 ed è diversa dal disco originale (contenendo probabilmente una registrazione demo): la lunghezza complessiva di questa versione è di 44'11", e rispetto alla versione uscita a suo tempo il suono è molto meno ricco ed orchestrato, più acustico, ma in alcuni punti più intenso; inoltre mancano alcuni recitativi.
La seconda edizione del 1993 sempre della Vinyl Magic (apparentemente identica alla prima nella copertina ma con un diverso disegno dell'etichetta), ha la lunghezza di 46'44" ed è invece identica a quella del disco in vinile.
Nel 2000 il disco è stato ristampato dalla Akarma.
Infine nel 2009 è stato ristampato, con una bonus track, dalle edizioni Il Margine, ed allegato ad un volume che ricostruisce la nascita delle canzoni e la registrazione dell'album, con molte interviste ai musicisti che hanno collaborato.
Nel maggio 2010, "Terra in bocca" è stato eseguito per la prima volta per intero dal vivo in due concerti al teatro Fraschini di Pavia nell'ambito del progetto "Le regole della Libertà - percorsi educativi per crescere cittadini del mondo" realizzato da ARCI PAVIA negli Istituti di Istruzione superiore della città con il finanziamento della Fondazione Banco del Monte di Lombardia.
Sul palcoscenico, insieme ai musicisti dello SpazioMusica Ensemble e del Sacher Quartet, sono saliti i "Giganti" Enrico Maria Papes, Mino de Martino, Checco Marsella accompagnati da Ares Tavolazzi, Ellade Bandini e Vince Tempera.
Nell'autunno 2010 "Terra in bocca live" è andato in scena al Festival Educaonline di Rovereto e al Festivale delle Etichette Indipendenti di Faenza (RA).
Il 14 maggio 2011 è stato eseguito al teatro Arlecchino di Voghera e sabato 18 giugno in occasione della replica del progetto di ARCI PAVIA negli Istituti Superiori di Voghera; quindi a S. Martino in Rio (Reggio Emilia).
Sempre nel 2011 i Giganti vincono il Premio Paolo Borsellino, proprio per Terra in bocca (che festeggia i 40 anni dalla pubblicazione): per l'occasione Mino, Checco ed Enrico rieseguono dal vivo tutto l'album in una versione acustica.

Tracce
LATO A
1.   Largo iniziale
2.   Molto largo
3.   Avanti
4.   Avanti tutto - Brutto momento - Plim plim
5.   Plim plim al parossismo - Delicato andante
6.   Rumori - Fine incombente
7.   Fine lontana - Allegro per niente
LATO B
1.   Tanto va la gatta al lardo - su e giù
2.   Larghissimo - Dentro tutto
3.   Alba di note - rimbalzello triste
4.   Rimbalzello compiacente - Ossessivo ma non troppo
5.   Fine
BONUS TRACK (edizione 2009)
1.   Il pescatore (lungo e disteso 1° versione)

Gruppo 

 

Giacomo “Mino” Di Martino-voce, chitarra

Francesco “Checco” Marsella-voce, tastiere, mellotron

Sergio Di Martino-voce, basso, chitarra

Enrico Maria Papes-voce, batteria, effetti sonori

 

Altri musicisti 

Ellade Bandini-batteria
Ares Tavolazzi-basso, chitarra
Vince Tempera-organo,pianoforte
Marcello Dellacasa-chitarra
Gigi Rizzi-chitarra(non accreditato in cpertina)
Mchelangelo La Bionda-chitarra acustica (non accreditato in copertina)



L’INTERVISTA

Devo obbligatoriamente partire da una banalità, ma è ancor chiaro il  mio ricordo della tua “entrata” nel brano che vi ha reso famosi…”continua il tema Enrico Maria Papes...”. Avevo dieci anni, ma seguivo già le rassegne canore e il brano dei Giganti mi sembrò una vera rivoluzione rispetto a ciò a cui ero abituato. Da dove nacquero la vostra originalità e la vostra proposta, un po’ a cavallo tra beat inglese, melodia nostrana e messaggio?

“Inizia il tema Sergio..” “Conclude il tema Enrico Maria Papes”.  Originali senz’altro, sentivamo l’esigenza di non copiare, di non essere troppo influenzati da altri gruppi perciò originali in tutto, dai testi, alle sonorità, l’uso delle voci, la scelta dei brani, ecc.

E’ storia risaputa che nei  vostri confronti siano stati messi forti paletti, forse per frenare il vostro “osare” con i testi e gli atteggiamenti. Erano tempi per un certo verso da “bacchettoni” e ora certi commenti farebbero sorridere. Se tornassi indietro rifaresti  le stesse scelte o giudichi  che non si debba mai scendere a compromessi?

Esatto. Il minimo di compromessi ma probabilmente oggi avremmo ancora più coraggio e affronteremmo temi ancora più scottanti.

Da dove nasceva la vostra passione per certa musica beat? Chi erano i vostri eroi musicali?

Per la verità penso che fossimo davvero poco beat. Artisti che ci hanno influenzato? “Everly brothers” innanzitutto, poi il Rock’n roll.

Sei sparito dal palcoscenico come musicista, ma hai continuato a lavorare nell’ambiente. Come giudichi l’evoluzione del businnes legato alla musica?

Ho smesso di cantare e suonare, per scelta, nel Gennaio 1978. Per qualche anno ho gestito un Service con cui ho fatto il primo tour di Pino Daniele, Edoardo Bennato e poi altri artisti. Non ho mai più lavorato nell’ambiente ma ho fatto tutt’altre cose. Non sono portato per la realizzazione di businnes, amo fare le cose per passione.

Credo tu sia l’unico del gruppo ancora in attività. Senza voler scendere in ricordi dolorosi, mi dai la tua ”immagine” degli altri tre  componenti?

Come forse saprai Sergio se ne purtroppo andato nel 1996, Checco era con me fino a qualche anno fa e poi si è ritirato e Mino continua fare la sua musica. Siamo molto più amici ora di allora.

 “I Giganti” sono stati, almeno per un certo periodo, una famiglia?

Famiglia è un parolone ma … sì, soprattutto all’inizio eravamo molto uniti anche se diversi.

Nel periodo di ostracismo nei vostri confronti, avete trovato solidarietà tra i vostri “colleghi” musicisti?

Assolutamente no!  Pochissima  anche oggi che desta interesse il nostro lavoro del 1971 “Terra in bocca” che fu allora sabotato e censurato.

Certe vostre scelte vi hanno avvicinato al mondo del prog. Avevate delle preferenze in quel campo?

No perché non esisteva un Prog. Italiano. Abbiamo semplicemente pensato di coinvolgere dei musicisti amici,che sono poi emersi alla grande, per cercare una nuova strada. 

Che cosa rappresentano gli attuali “Giganti”?

Con la attuale formazione porto in giro soprattutto gli anni ’60. Impensabile portare nelle piazze “Terra in bocca”.  Lo porto invece in giro con un’altra formazione e con la presenza dei vecchi amici Mino Di Martino, Ares Tavolazzi, Ellade Bandini e Vince Tempera nei teatri.

Ripensando alle immagini di un tempo mi riesce difficile darti un voto come strumentista. Che tipo di batterista eri?

Originale!!!

Che cosa ti aspetti dal tuo futuro musicale?

Visto come gira il mondo… poco.


 Io e il Presidente- 3° posto al Cantagiro ma censuratra dalla RAI…


domenica 18 marzo 2012

PETER GABRIEL – THE COLLECTION




TV SORRISI E CANZONI e CORRIERE DELLA SERA PORTANO IN EDICOLA “PETER GABRIEL – THE COLLECTION”
LA RACCOLTA COMPLETA CON TUTTI GLI ALBUM DA SOLISTA


 Segrate, 15 marzo 2012 - Da domani, Tv Sorrisi e Canzoni e Corriere della Sera portano in edicola la raccolta completa di tutti gli album di Peter Gabriel, uno dei giganti del rock mondiale, nel suo percorso da solista dopo i fasti con i Genesis. La collezione racchiude gli album da studio rimasterizzati, le grandi colonne sonore e i migliori dvd live. In più un libro inedito con un’intervista esclusiva e il racconto del suo percorso musicale.

La prima uscita, disponibile a 9,90 euro (rivista esclusa), è dedicata all’ultimo lavoro in studio dell’artista inglese, New Blood, con i brani che ripercorrono la sua intera carriera riarrangiati ed eseguiti da un’orchestra di 46 elementi. Nella tracklist, pietre miliari come The Rhythm of the Heat, Solsbury Hill e Wallflower. Insieme al disco, in regalo anche il cofanetto per l’intera raccolta.

Dalla seconda alla nona uscita si susseguiranno in ordine cronologico tutti gli altri album da studio di Peter Gabriel, dal primo omonimo del 1977 (in edicola con il libro inedito in regalo) a Scratch My Back del 2010, ognuno disponibile a 9,90 euro oltre al prezzo della rivista.
A seguire, una serie di live in doppio cd o dvd, al prezzo di 12,90 (rivista esclusa); si conclude con le due colonne sonore dei film Birdy e Passion, disponibili a 9,90 euro (rivista esclusa).

PETER GABRIEL

LA COLLEZIONE ESCLUSIVA DEL CAMALEONTE DELLA MUSICA!

La prima uscita con NEW BLOOD e il cofanetto in regalo da venerdì 16 marzo in edicola

Dai primi quattro mitici album all’ultimo strepitoso New Blood, la raccolta completa di uno dei più grandi musicisti rock viventi. l’inarrestabile carriera da solista, successiva ai Genesis, di un artista eclettico, che continua a sorprendere milioni di fan con musica sempre nuova. Una collezione imperdibile, che racchiude gli album da studio rimasterizzati, le colonne sonore dei film Birdy e Passion e i migliori dvd live. In più un libro inedito con un’intervista esclusiva e il racconto album per album del suo percorso musicale.





sabato 17 marzo 2012

Arianna Antinori-L'intervista



Arianna Antinori è una giovane cantante che mi è stata segnalata come grande interprete del mondo di Janis Joplin.
Non è l’unica nel mettere cuore e anima per “disegnare “ nella maniera corretta un grande e controverso personaggio musicale come Janis, ma come Arianna sottolinea più volte nel corso dello scambio di idee, c’è spazio per tutti, perché non siamo al cospetto di una gara canora, ma di  una libera espressione che, purché sia ”onesta”, permette di evidenziare caratteristiche personali che sono uniche per ogni artista.
L’intervista, oltre a raccontare il modo di intendere la musica di Arianna Antinori, permette anche di ripercorrere le tappe fondamentali della sua giovane vita.       
             

L’INTERVISTA

Innanzitutto… quale percorso artistico ti ha condotto sino alle performance con la band di Janis Joplin?
La mia fortuna principale è di essere nata in una famiglia di artisti, in quanto mio padre è musicista e compositore, noto nella scena musicale romana degli anni ’60, mentre mia madre è una grande appassionata di musica da sempre.
Ho sempre avuto un rapporto naturale con la musica, che ho sempre vissuto come una cosa quotidiana e indispensabile della vita. Da bambina suonavo il pianoforte e a tredici anni ho iniziato a suonare la chitarra, perché cantavo già da quando ero bambina. Tutto cambiò nel 1996, a Livorno, quando “conobbi” Janis, in un momento molto particolare della mia vita, e fu un mio caro amico a farmela conoscere, Tommaso Scalsi. Rimasi folgorata dalla sua voce, e riuscii a trovare una perfetta collocazione per la mia, di per se già molto “invadente”.
Il ‘96 è stato un momento particolare per me perché da Velletri, paese nella provincia di Roma, mi sono trasferita a Vicenza, e da li è nato il mio Blues, perché per cantarlo bisogna viverlo. Ho cominciato a mettere in piedi le prime band con cui sfogare la mia passione per la musica e la rabbia del mio presente. Grazie a Janis la mia vita in quel travagliato periodo è stata più semplice, perché in lei ho trovato un’amica, una donna vera e una persona che con il canto mi avrebbe aiutato a tirare fuori quello che avevo dentro. Il mio sogno di cantare le sue canzoni  divenne profondamente vivo e sempre più forte, al punto di avere tre importantissimi desideri da realizzare: conoscere la Band di Janis; far sentire alla famiglia Joplin la mia interpretazione e l’amore che provavo per Janis; cantare almeno una volta con i Big Brothers & The Holding Company.
La cosa fondamentale nella mia riuscita artistica è stato entrare a far parte dei Turtle Blues con Giovanni De Roit, che mi ha fatto conoscere molta musica, Danilo Guarti batterista dei Nema Problema, gruppo punk anni 80/90, Alessandro Rigibello al basso grande appassionato di musica, e Davide Marangoni, giovane e talentuoso chitarrista, nei “Turtle Blues”, esiste un rapporto d’amicizia e fratellanza da diversi anni; con i “Turtle” canto e mi diverto riproponendo le canzoni di Janis Joplin e non solo, essendo una cover band di Blues e Rock Blues psichedelico anni 60/70. Con noi da qualche mese collaborano con Alessandro Lupatin batterista dei Mistonocivo, Andrea Bevilacqua grande bassista che collabora con tantissimi artisti e Davide Repele giovane chitarrista dal grandissimo talento.. Oltre le cover interpreto i  brani inediti di mio padre, che sono di altro stile, ma di grande intensità, e che mi hanno permesso di  conoscere un altro lato della mia voce.

Nel tempo ho avuto l’onore e la fortuna di essere ospite su grandi palchi con grandi artisti di fama internazionale, come Bob Margolin-chitarrista storico di Muddy Waters, Steve Arvey-bassista di Bo Diddley, Damon Fowler, Marco Pandolfi, Richard Ray Farrell, Ruben Minuto, Michael Tarbox  e altri, il tutto sempre conquistato solo ed esclusivamente dalla mia simpatica invadenza. Ma ciò che mi ha portato sul palco con i BBHC è stato l’aver vinto il concorso  "Cheap Thrills: You - inspired by Janis Joplin", nel febbraio del 2010, dove sono stata “l'italiana” vincitrice  del 1° premio a livello mondiale indetto via web dalla famiglia di Janis, Michael e Laura Joplin, come miglior interprete della celeberrima canzone “Mercedes Benz”, vincendo così, oltre a questa importantissima nomina, una maglietta originale dagli archivi della famiglia Joplin, più una copia del libro "Love Janis", praticamente introvabile, scritto e autografato da Laura Joplin e con dedica personale e autografata da Michael Joplin.


Janis Jam -Cheap Thrills: You - inspired by Janis Joplin- We would like to announce our congratulations to @Arianna Antinori, the winner of the "Mercedes Benz" cover contest! Through a combination of "like" votes, and judging by the Joplin family, Arianna has been determined to have best brought forth the spirit of Janis on this song. Make sure to check out her video on the... videos page. Thank you to everyone who participated and submitted your phenomenal covers of this song. Stay tuned, and congratulations again, Arianna!”.


Io, grande fan di Janis e dei BBHC, ho sempre seguito i loro concerti europei nei primi anni del 2000 ,conoscendoli e instaurando con loro un bel rapporto d’amicizia, ma non avendo mai la faccia tosta di esibirmi davanti a loro. L’aver vinto questo concorso indetto dalla famiglia Joplin è stato ai loro occhi una grande sorpresa, perché i suoi familiari sono sempre stati riservati nei confronti di Janis, non avendo mai organizzato concorsi del genere, perchè delusi nel veder scimmiottare Janis da molte ragazze, in ogni parte del mondo, senza amore e rispetto, ma  rendendo alle generazione odierne una brutta caricatura di Pearl, invece che rispettare questa  donna che ha sofferto e che ha fatto della sua vita un monito per tante donne e salvezza per  loro anime . Dopo questo ho avuto la possibilità, sia dalla band che dal suo manager, di poter organizzare con la mia grande amica Antea Salmaso, il tour invernale italiano  del 2010, organizzando il concerto nella mia città, Vicenza, e nell’occasione ho potuto cantare con loro tre brani, tra i quali appunto la famosissima “Mercedes Benz”, realizzando cosi il mio terzo ed ultimo desiderio. Da li sono stata ingaggiata per essere promoter e cantante ufficiale della band per l’Italia e l’Europa.

Ho osservato con attenzione il tuo modo di approcciarti ad una cover di Janis e mi pare che alla base ci sia molto di più di una bella voce e della tecnica. Per entrare in un personaggio del genere occorre assorbire un po’ della sua anima, un po’ come un attore di qualità che al momento opportuno entra nella parte, cedendo del suo e assorbendo “ il nuovo”. Nel tuo caso, c’è uno studio tenace o è… un dono di natura? E… quanto c’è di lei in te?
Premettendo che non ho mai studiato canto, a parte qualche parentesi durata qualche mese con il maestro Fattambrini, e un seminario a Farasabina a Roma, direi che è tutto farina del mio sacco e Janis è stata la mia unica vera insegnante.
Per me è difficile esprimere cosa provo quando canto Janis,  ma sento che non è un rifacimento studiato  dei suoi brani, ma un vero e proprio essere e vivere le sue canzoni. Janis non si può studiare, perché lei era vera e unica e aiuta tutti a tirar fuori solo se stessi. Siamo molto simili nel modo di affrontare la vita, perché prendiamo di petto ogni situazione. Le cose che sento in comune con lei sono l’amore per la vita, l’odio verso le ingiustizie, l’allegria e la frustrazione nel non riuscire a eliminare i pregiudizi delle persone e una forte ed incolmabile energia. Cose che vanno oltre la musica.

Ancora una domanda sulla Joplin. Io l’ho sempre “osservata” con un po’ di riserve, perché anche per chi come me ha vissuto gli anni ’70, annegato in un mondo impossibile da spiegare, certi comportamenti autodistruttivi sono sempre sembrati ingiustificati. Tu, che idea ti sei fatta di Janis Joplin donna?
In un mondo come quello degli anni ’70 dove tutto era in evoluzione, nel bene e nel male, dove ogni cosa  si poteva fare ma nulla era consentito, quest’istinto autodistruttivo nasceva  dalla sconfitta di vedere un mondo nuovo, ma allo stesso tempo molto vecchio e restrittivo, che stentava a fiorire; situazione per lei difficile da gestire, donna di forte personalità, ma fuori dai canoni classici femminili.
È stata una donna che ha profondamente sofferto sin da bambina, ha dovuto sempre lottare  contro le ingiustizie  che le venivano gratuitamente inferte per il suo aspetto e per il suo modo di essere.
Purtroppo gli effetti della droga non erano ancora cosi ben conosciuti come oggi, e le sue debolezze l’hanno scaraventata nella parabola del mito. A differenza di oggi, che si conoscono  tutti i danni provocati dalla droga è insensato vedere un’artista o una qualsiasi persona  che ignora i suoi effetti devastanti come la grande Amy Winehouse, purtoppo.
Per me Janis rimane senza ombra di dubbio una grande donna di bellezza ammaliante.

Il mondo dei vocalist, soprattutto il lato femminile, è pieno di bellissime voci, che brillano per estensione, tonalità ed espressività. Difficile invece trovare chi si distingue tra i tanti e alla fine, da qualche talent show, viene a galla chi, magari ha meno qualità, ma ha qualche aspetto “originale” che può interessare il pubblico. Dando per scontato che non esiste l’equazione “bravura = successo”, che cosa significa per te essere una grande cantante?
Essere onesti con se stessi, essere un tramite degno della musica, l’umiltà, una passione vera per  quello che si fa e il credere in se stessi sono, secondo me, le leggi fondamentali in cui un cantante deve credere. Il cantante ha un grandissimo dovere nei confronti della musica e della vita, perché se non si è veri, umili e semplici non si trasmette il vero senso della musica. Anche se una performance non è tecnicamente perfetta, l’importante è il trasmettere se stessi agli altri in modo che anche gli altri trovino in loro se stessi. Tutti siamo unici ed inimitabili.

Ho accennato ai “Talent Show?” Che giudizio ne dai?
Purtroppo mi sembra che fare il cantante al giorno d’oggi non derivi più da un bisogno dell’anima, ma dalla voglia di apparire per predicare il vangelo del dio denaro.

Quale è stato il musicista, la cantante, il gruppo, che ti ha fatto capire quale fosse la tua strada?  E  qual è la tua cantante di riferimento?
Da bambina ballavo e cantavo tutte le canzoni di Michael Jackson, Tina Turner e Cat Stevens, ma quando mio padre mi portò al mio primo concerto live dei Pink Floyd a Roma, rimasi rapita dai suoni forti di quella musica e in particolare dalla luce che si rifletteva su ogni singolo strumento. Sentii una forte sensazione di mio.
Molti sono i cantanti che stimo Etta James, Mahalia Jackson e molti, molti altri, specialmente quelli poco conosciuti dalla massa, come Jimmy Yancey e Sister Rosetta Tharpe ...ecc
Ma quando sentii Janis nel 1996 per la prima volta, ricordo un vero e proprio stato di trance che mi paralizzò completamente, derivante dalla sua voce e dall’immagine di un’entità tangibile di pura e accecante  energia. Mio zio è americano, del Texas, e lui andò a scuola con lei. Non avevo mai visto Janis ma poi scoprii che era come mi si presentò la prima volta che la sentii, e da lì tutto cambiò, e io non mi sentii più sola a piangere nella notte.

Esiste l’amicizia nel tuo mondo (mi riferisco alla parte di vita”musicale”).
L’amicizia è, anche in questo campo, fondamentale per la buona riuscita  della musica e per il rispetto di essa. La competitività non mi è mai piaciuta e non è sana, perché nella musica non stiamo facendo una gara, ognuno ha il suo talento e la sua personalità. Bisogna rispettarsi a vicenda, tutti aspetti che nella mia vita coltivo e che fortunatamente riscontro negli altri; ho tantissimi amici fuoriclasse che stimo e che mi stimano perché abbiamo la consapevolezza dell'unicità dell'essere; chi compete sa già dentro di se di non avere nulla, solo invidia e questa porta a sterili percorsi artistici.

Qual è il genere musicale in cui più ti riconosci?
Il genere nel quale più mi identifico è il Blues e il Rock,  la psichedelia anni 60 /70, ma provo un forte amore anche verso il Jazz la musica Gipsy e il Reggae, insomma tutto quello che comprende la bella musica!

Ho un paio di “amiche ravvicinate” che, oltre ad essere musiciste e cantanti fantastiche, hanno un ruolo come “vocal coach”. Che idea hai di questa figura a cui tutti, anche i più affermati, chiedono cure miracolose?
Io credo che queste figure siano molto importanti per la realizzazione completa di un artista, anche se, come ho detto prima ,ci vogliono i giusti ingredienti di talento, tecnica e umiltà, perché un artista sia completo.

Prova ad usare una bacchetta magica e pianifica la realizzazione di tre desideri per i prossimi tre anni.
Posso solo dire una cosa, di solito quello che mi prefiggo nella vita cerco sempre di ottenerlo in modo onesto e pulito… è questa la mia ”bacchetta magica”; sono molto determinata e amo la vita, mi piace giocare ma non sempre vincere, perché l'importante sempre, è essere se stessi e di solito chi mi ostacola non trova terreno fertile dove piantare i suoi semi velenosi.
Vorrei pianificare un bel viaggio in America per viverla on the road, e visitare tutti i posti che sogno da sempre, come San Francisco, New Orleans Texas ecc...
Vorrei sempre  migliorarmi come persona e poi come artista; infatti oltre alla mia band, i Turtle Blues, ho anche un altro gruppo acustico, voce, chitarra e basso con un grande bassista, Davide Pezzin, sessionman con un curriculum che include partecipazioni con artisti di fama internazionale, attualmente con Cristiano De Andrè. Dal marzo 2012 sto incidendo il mio primo disco di inediti con  Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, unica band europea messa sotto contrato dalla casa discografica Sub Pop, che vede nella sua scuderia band come Nirvana e i Soundgarden.  La produzione artistica è di Jean Charles Carbone, che ha lavorato per la Sugar Music e Manuele De Pretto giovane di grande talento.

Sono stata scelta come rappresentante in Italia di Janis Joplin per un nuovissimo progetto, il Rock Legend, dove ci saranno molto cantanti che interpretano i grandi della musica, ed io interpreterò Janis Joplin.
A giugno del 2012 sarò in tour europeo con i BBHC, faremo Serbia Germania e Italia.
Il resto è vita e noi viviamo!!!

Info utili…

Arianna Antinori


Turtle blues


Arianna Antinori & The Davids


BBHC tour dal 2010 al 2012



Info utili…

Arianna Antinori


Turtle blues


Arianna Antinori & The Davids


BBHC tour dal 2010 al 2012

venerdì 16 marzo 2012

Aldo Tagliapietra-Nella Pietra e nel Vento



Nella Pietra e nel Vento è il neonato album di Aldo Tagliapietra, ex voce delle ORME.
Prima di affrontare gli elementi oggettivi e di fornire le mie impressioni di ascoltatore,  devo sottolineare un aspetto di carattere generale che potrebbe alimentare ore di sane discussioni. E’ estremamente difficile trovare musicisti affermati, italiani e stranieri, operanti in un settore un po’ di nicchia come il prog e le sue derivazioni, che abbia recentemente realizzato un album con brani inediti.
Non ricordo un solo concerto visto nell’ultimo anno (e ne vedo moltissimi) dove il musicista fornito di passato glorioso abbia osato, portando alla ribalta materiale ancora vergine. In pochi ci provano e pochi pare abbiano voglia di ascoltare. Se i motivi si possono spiegare, e comprendere in modo intuitivo, operazioni come questa di Aldo assumono un valore che incrementa quello intrinseco fornito dalla proposta musicale.
Provo a interpretare, e mi riserbo di cercare la verità assoluta al prossimo incontro.
Nella Pietra e nel Vento è un mosaico formato da dieci pedine. Percepisco molta spiritualità, molta voglia di raccontarsi e di fissare dei punti inamovibili. La creazione stessa, un’autoproduzione guidata da Aldo e dal figlio Davide, con la gestione organizzativa delle figlia Gloria, ha un forte significato simbolico (anche se essere autosufficienti è diventata ormai una necessità).
Metafore e viaggi, con e tra le parole, raccontano una saggezza che solo a un certo punto della vita si può possedere, e quando diventa un saldo patrimonio personale il  minimo che si può fare è provare a condividerla, senza essere troppo invadenti, ma sperando che i più giovani siano così sensibili da capire in anticipo.
In alcuni momenti mi sono commosso, trovandomi in bilico tra liriche e armonie ricercate…
Il tempo stende un velo di magia sui ricordi e sulla nostalgia… poi succede che all’improvviso, guardandoti allo specchio dirai: Di chi è quel viso? Non è il mio, non c’è un sorriso!” (Nella pietra e nel vento)  oppure : “ Cosa resterà del mondo quando il cielo si aprirà? Resterà il tuo sorriso, una stella sul tuo viso, nel silenzio dell’immensità” (Silenzi)… e ancora:”  Dentro al mio paradiso non c’è solo il sorriso, c’è anche un piccolo fuoco acceso, c’è una vita dentro me…”(C’è una vita).

La voce di Aldo non è mutata nel tempo, e resta un segno indelebile che riporta a giorni antichi che sono patrimonio di tutti gli amanti della musica, frequentatori occasionali compresi. Uno degli elementi caratterizzanti -e vincenti- delle ORME, anche nel loro momento più avanguardistico, è stato l’utilizzo di melodie “morbide”, se confrontate agli schemi molto più rigorosi a cui il “prog medio” si rifaceva, e tale caratteristica rimane immutata anche oggi che la musica di Tagliapietra si rivolge-ed è adatta- a tutti.
Le liriche dei dieci brani, lette senza musica, potrebbero stimolare lunghe discussioni e riflessioni.
Le trame musicali potrebbero essere “godute” senza necessità di usare la parola.
L’unione delle due cose rende Nella Pietra e nel Vento un gioiellino unico.
Per la realizzazione dell’album Aldo Tagliapietra si è avvalso della collaborazione di Aligi Pasqualetto, Andrea De Nardi, Matteo Ballarin e Manuel Smaniotto, un vero animo prog testimoniato dal progetto Former Life -gli ultimi tre- uno dei più interessanti in circolazione.
Incredibilmente bello l’art work, anche se la prossima uscita del vinile saprà maggiormente evidenziare il genio di Paul Whitehad.
Paul, già collaboratore delle ORME, ha legato il suo nome a famose cover di album seminali degli anni ’70 (Genesis, VDGG), e in questa occasione realizza un’opera ispirata all’amico Aldo, ritraendolo in un atto manuale-lo scalpellino/tagliapietra-che rappresenta forse il tentativo quotidiano di costruire la propria strada, che appare molto lontana all’orizzonte presentato con tinte tenui, mentre il labirinto che gli si pone davanti è ancora più complicato del solito, essendo posto in verticale, e la ricerca della verità-e della conoscenza totale-appare sempre più difficile da raggiungere. L’impegno quotidiano e la semplicità dei gesti potrà forse essere d’aiuto.
Nella Pietra e nel Vento è un contenitore pieno storia e storie, di sentimenti, di amore, di voglia di condivisione, di fede e di nobili pensieri. Molti messaggi sono palesi, ma lasciarsi andare alle interpretazioni leggendo un testo, o osservando con attenzione l’immagine “dello scalpellino”, può riservare qualche sorpresa supplementare.
Siamo Luce, siamo parte di te. Lo sai, siamo stelle, siamo ciò che non è, in un mondo diviso tra silenzio e rumore. E’ così che si vive, tra la gioia e il dolore. Siamo polvere spinta dal vento in un calso deserto; siamo onde del mare, di questo mare… siamo acqua che scende dal cielo… ritrovati e perduti tra la gioia e il dolore. Siamo figli di un grande universo che nasce e che muore nel gioco infinito tra il bene e il male. Nascerò, crescerò, morirò, questo è il mio destino…”(Tra il bene e il male).




Tracklist

1- Nella pietra e nel vento (5:10)
2- Silenzi (5:00)
3- Il santo (4:04)
4- La cosa più bella (4:00)
5- Un grande giardino (3:20)
6- Sette passi (4:36)
7- C'è una vita (4:27)
8- Tra il bene e il male (4:11)
9- Dio lo sa (3:37)
10- Il sutra del cuore (3:14)

Il cd è disponibile nei negozi in Italia e all’estero e si può acquistare anche on line direttamente dal sito del distributore www.self.it/ita/details.php?nb=8019991874950&tc=c .

 E’ inoltre presente in digitale nei principali siti di download a pagamento.

A marzo è prevista l’uscita di una edizione limitata in vinile (999 copie).





giovedì 15 marzo 2012

Locanda delle Fate-"The missing fireflies"


Ho visto per la prima volta la Locanda delle Fate dal vivo al ProgLiguria dello scorso gennaio. Ho potuto ascoltare solo frammenti di un set di per sé già corto, per la necessità di comprimere molte band in uno spazio temporale limitato. Per un uomo “antico” come me (purtroppo o per fortuna, a seconda delle situazioni!) il nome del gruppo evoca ricordi lontanissimi, quando la mia “rigidità” adolescenziale mi portava a considerare il prog italiano diviso in fasce, non tanto di qualità, ma di conoscenza, situazione che poi  spesso determinava lo scellerato giudizio finale.
Poco importante il pensiero di un sedicenne che conosceva una sola “Facoltà” da seguire, quella di Ciao 2001(unica fonte di informazione), e che assisteva ai concerti che capitavano nel raggio di 100 chilometri, quasi sempre stranieri, ma di fatto mi sono perso  per strada la “Locanda”( e chissà quanti altri gruppi!), e alla luce di questo nuovo ascolto, The missing fireflies, ho avuto la conferma che anche per me esistono “lucciole mancanti”.
Tengo a sottolineare che il CD mi è stato regalato da un’amica, mia e della Locanda, Marina Montobbio, e lo faccio perché è bene sapere che il modo di agire di noi ammalati di musica si fonda sulla condivisione day by day: non ci riempiremo le tasche, ma avremo sicuramente un posticino di favore in Paradiso!
Il sunto del titolo dell’album è concentrato nelle seguenti righe che ho preso in prestito dal sito ufficiale della band:

The missing fireflies (Le lucciole mancanti) ovvero quei brani, finora inediti nella versione studio, che non poterono trovare posto sul primo LP "Forse le lucciole non si amano più" dato che per motivi tecnici su vinile non era e non è tuttora possibile, superare i 25 minuti per lato pena un decadimento inaccettabile della qualità sonora. Inoltre l'album contiene  alcune tracce live tratte da un concerto del 1977 al Teatro Alfieri di Asti.

Tutti i riferimenti alla storia, al presente e al futuro della Locanda delle Fate sono fruibili al seguente link che indirizza al sito ufficiale:

e nell’intervista a seguire, Luciano Boero, bassista del gruppo e membro originale, condensa una storia di musica e vita che parte da molto lontano.
Ho ascoltato con estremo interesse, più volte, The missing fireflies, album che presenta brani mai registrati, ma da sempre  suonati  dal vivo, e una “seconda sezione” live, con la riproposizione di parte di un concerto del 1977, tenutosi al Teatro Alfieri di Asti.
Un ben conosciuto effetto domino mi ha portato a ricercare nei miei “archivi” il loro marchio prog, “Forse le Lucciole non si amano più”, e a questo punto la comparazione è risultata semplice.
Da un po’ di tempo a questa parte non sono molto interessato alle collocazioni storiche, ai giudizi sui percorsi, a terminare i  pensieri sulla musica che ascolto con un “ma… però…”. Sono invece molto concentrato sul … lasciarmi travolgere( e capita spesso) dall’ascolto, fuggendo da posizioni intellettualoidi, che danno un certo tono, ma impediscono di lasciarsi andare, che in soldoni significa poter godere appieno di  ciò che ci viene regalato.
The missing fireflies è un fantastico album di musica progressiva. Tale etichetta è necessaria per determinare il genere,  e per evidenziare che siamo al cospetto di prodotto di nicchia, purtroppo.
Ma questa musica settoriale ha ormai assunto la dignità della “classica”, e credo che l’unico motivo per cui sia patrimonio di pochi è perché non si hanno molti modi per portarla tra le braccia dei nostri giovani, che quasi sempre… ignorano.
E’ sufficiente l’ascolto di “Crescendo”, una delle nuove registrazioni,  per capire cosa significhi realizzare musica che sappia unire talento, tecnica e gusto, regalando momenti di pura emozione attraverso la voce di Leonardo Sasso e i cambi di ritmo e le armonie che riportano  ai Gentle Giant e al Banco. Il brano è ripetuto dal vivo, come già detto, e ciò permette la comparazione di due epoche molto lontane,  facendo emergere da un lato il tentativo-riuscito- di effettuare una versione in studio molto “vintage”,  ed evidenziando al contempo una forza comunicativa incredibile, che rende il brano- ma così  tutto l’album- di estrema attualità e forza.
Dovendo scegliere un messaggio “centrale”, una “bigniamica” considerazione riassuntiva, direi che The missing fireflies può suscitare in un appassionato del prog anni ’70 la conferma- o la scoperta- di una perla musicale caratterizzante del genere. Ma allo stesso modo è in grado di stupire il “giovin curioso” che, grazie ad una buona dose di sensibilità, abbandonerà i preconcetti tipici dell’età riuscendo così a farsi avvolgere da suoni per lui inconsueti.
Ovviamente sto parlando di Musica!

Foto di Enrico Rolandi

L’INTERVISTA

Vi ho lasciato sul palco di La Spezia e da lì inizio. Che giudizio ti senti di dare del ProgLiguria del 21 gennaio scorso?
E' stato un evento unico, un concentrato della miglior musica progressive italiana. Peccato che l'affluenza del pubblico non sia stata pari agli sforzi compiuti dell'organizzazione, motivata e complessivamente di ottimo livello, ai quali va un grandissimo plauso per i fini di solidarietà perseguiti. Purtroppo l'acustica del locale era scadente, faceva freddino, occorreva stare in piedi: forse un ambiente più confortevole avrebbe giovato all'evento, per lo meno avrebbe reso giustizia a coloro i quali erano intenzionati sobbarcarsi il no-stop di 12 ore per farsi una scorpacciata della loro musica preferita. Il prog ha dimostrato comunque di essere, per chi ancora non lo sapeva, un genere di nicchia. Questo, va detto, non necessariamente é un difetto...bisognerà però  tenerne conto nell'organizzazione di eventi futuri.

Ho appena ascoltato il vostro album, “The missing fireflies” e sono rimasto colpito dalla “freschezza” di questa musica che, nonostante sia in un buon momento di riscoperta, resta prodotto di nicchia. Che giudizio ti senti di dare sulla musica progressiva e, più in generale, sulla situazione attuale del mondo musicale?
La musica progressive sta riscuotendo un rifiorito interesse, specialmente (e questo è straordinario!)da parte di giovanissimi. Poi, ci sono neonate band (non faccio nomi per non far torto a nessuno) che non hanno nulla da invidiare alle più blasonate formazioni dei '70. Ciò non può che far piacere a chi ha a cuore la buona musica. E' purtroppo, come hai detto, un fenomeno di nicchia: l’ "usa e getta" continua ad imperare; ma è un segnale positivo, qualcosa sta cambiando.

Tra poco partirete per l’oriente, in buona compagnia, ed è questo un fenomeno ripetitivo per certi gruppi di casa nostra. Perché, secondo te, esiste tale entusiasmo da quelle parti e si spendono fior di quattrini per un concerto, che spesso in Italia non raccoglie pubblico nemmeno se è gratuito?
Ahi, qui tocchi le dolenti note! Potrei rifugiarmi in un "nemo propheta...", ma non è qualunquismo, credo veramente che un fondo di verità ci sia. Anche qui da noi regna l'esterofilia, da sempre. La qualità non c'entra. Se ProgLiguria fosse stato fatto a Tokio, probabilmente avrebbe fatto sold out. Oppure può essere che il pubblico giapponese sia più maturo, meno legato alla musica di plastica, non lo so... lo verificheremo a breve!

Quali  sono secondo te i reali stimoli che portano alle tante reunion di band “ferme” da svariati lustri?
Beh, non sicuramente il miraggio di facili guadagni! Il prog non paga, o perlomeno paga poco. Credo prima di tutto la passione, l'amore per la buona musica, il desiderio di sentire ancora quelle vibrazioni fantastiche che caratterizzavano il prog degli anni '70. Per La Locanda delle Fate è stato così. Rifare dal vivo certi passaggi musicali, o ascoltare la voce di Leo,  è stato riprovare brividi nella schiena, esattamente le stesse sensazioni che provavamo nella cantina di corso Savona di Asti quando ci vennero per la prima volta, felici e meravigliati di aver fatto qualcosa di grande, almeno per noi.

Cosa significa per te performance live? Cosa riesci a stabilire con chi ti è di fronte durante un concerto?
Per un musicista il pubblico è fondamentale. Ti stimola, interagisci; non potresti mai dare la stessa prestazione in una sala prove o in uno studio di registrazione. Dovresti farti una flebo di adrenalina, per avere la stessa carica. Poi, noi abbiamo Leo che, figlio d'arte (suo padre Ugo era un valente attore),riesce magistralmente ad instaurare con il pubblico un legame diretto, non lasciando mai cadere l'attenzione. Non ultimo, il piacere sottile di rimettersi in gioco. Lì salti senza rete, se cadi ti fai male, ma se fai un bel salto la gratificazione che senti dentro di te è infinita.

Ripensando alla storia de “La Locanda delle Fate”, esiste qualcosa che cambieresti, se potessi tornare indietro nel tempo?
Beh, quando ci formammo nel 1971, non avevamo in mente di avere in tasca i numeri per arrivare ad un discreto successo. Eravamo consci di essere "forti", questo sì, suonavamo i pezzi più difficili, ci sfidavamo continuamente. Forse avremmo dovuto pigiare un po' di più sull'acceleratore, arrivare un po' prima a "Forse le Lucciole", in modo da prendere un po' prima il treno su cui viaggiavano già Banco, PFM, Orme, ecc.

Qual è la soddisfazione maggiore derivante dalla realizzazione e dall’uscita di “The missing fireflies”?
Sentire dei giudizi come la premessa alla tua seconda domanda! A parte gli scherzi, condividevamo un po' il rincrescimento di non aver dato alla luce in studio pezzi partoriti nei '70, delle stessa dignità degli altri di "Forse le lucciole", come "Crescendo" e "La giostra". Registrarli è stata dapprima un'emozione forte, seguita poi dalla soddisfazione di essere riusciti nell'intento di rendere loro giustizia.

Fuor di retorica, che consiglio ti sentiresti di dare a chi, in giovane età, toccato dal sacro fuoco della passione musicale, decidesse di perseguire la strada della musica, con l’intento di viverci?
Con l'intento di viverci? Beh, sicuramente direi di non dedicarsi al Prog! E' un genere troppo di nicchia per poterci campare. Gli consiglierei di seguire le vie del Rock-Pop, cominciando magari a suonare dapprima con una buona cover-band, tanto per farsi le ossa, poi tentando di passare in qualche band che faccia pezzi originali, con un suo pubblico. Se poi, oltre che musicista, fosse anche autore, allora decisamente quello sarebbe l'indirizzo giusto. L'industria discografica ha sempre fame di pezzi buoni ed originali: difficilmente un grande pezzo rimane nel cassetto.

Esiste un gruppo guida che vi ha ispirato sin dagli inizi e che continua a essere una fonte di influenza filosofico musicale?
Come Locanda delle Fate cominciammo nel 1971 a fare le cover di gruppi come King Crimson, Genesis, Gentle Giant, E.L.P., Jethro Tull, Chicago, Blood, Sweat & Tears ed altri. Tutti ci ispirarono qualcosa, ma credo che i più significativi siano stati i primi tre. Però, quando ci ritrovammo in cantina a fare pezzi nostri ("Forse le lucciole.."), ci accorgemmo ben presto che le nostre melodie accendevano in noi una magia particolare, molto più grande di quella che poteva suscitare l'esecuzione di una cover, pur se bella o impegnativa musicalmente.

Mi racconti un aneddoto, positivo o negativo, ma significativo, che ha caratterizzato la prima fase di vita della band?
Nel 1975, quando ormai avevamo già registrato il demo di "Forse le lucciole..", capitò che in zona capitasse il Banco. Andammo tutti al concerto poi ci ritrovammo insieme, Locanda e Banco al completo, a casa di Leonardo per la classica "rimpatriata" . Leo cucinava la carne alla griglia e faceva il mangiafuoco: beveva petrolio e poi lo spruzzava via, incendiandolo con un tizzone acceso. Furono loro, alcuni dei quali erano amici d'infanzia di Leo e compagni nelle "Esperienze", ad ascoltare in anteprima il nostro nastro con i provini dei pezzi di "Forse le lucciole". Furono sempre loro, ed in particolare Francesco, ad incoraggiarci ad andare avanti. Quei commenti autorevoli  e positivi ci fecero capire che ce la potevamo fare.

Che cosa è lecito aspettarsi dalla “Locanda” nell’imminente futuro?
Sicuramente dei concerti live, poiché dopo la reunion abbiamo riscoperto il piacere di salire su di un palco. Nel frattempo, in cantina, cercheremo di mettere giù qualcosa di nuovo. Obbiettivo: dovrà essere un album di matrice prog che non sfiguri  nei confronti di "Forse le lucciole...". Abbiamo già imbastite diverse idee. Sappiamo che è un obbiettivo molto sfidante, ma le sfide ci piacciono.