giovedì 29 febbraio 2024

The Samurai of Prog featuring Marco Grieco


The Samurai of Prog ritornano in questo 2024 con un paio di progetti discografici, a dimostrazione della loro grande prolificità e dell’inarrestabile voglia di proporre musica di qualità.

Mi soffermo oggi su “A Quiet Town”, che vede la partecipazione fondamentale di Marco Grieco, uno di famiglia, ma in questo caso la veste autorale è preminente e lo “spazio occupato” decisamente importante.

Visto dall’esterno, il progetto “Samurai” appare come un grande ente allargato, dove i confini - in altri casi rigidi e issati da chi è titolare del nome della band - sono flebili, e l’ego che porta ad eccessivo presenzialismo viene sostituito dalla causa comune, come a dire… se fai musica buona e hai evidenti capacità, metti tutto a disposizione della nostra comunità e vediamo come realizzare la miglior veste possibile.

I TSoP non mi deludono mai, qualunque sia il risvolto della loro proposta, partendo dalla musica, che amo incondizionatamente, sino ad arrivare alla veste grafica, spesso nelle mani di Ed Unitsky, ed ogni CD che mi ritrovo nelle mani mi appare come un piccolo capolavoro, curato con cura maniacale e oggetto di culto.

Per una biografia aggiornata e sintetica della band rimando al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2024/02/biografia-dei-samurai-of-prog.html


Come sottolineavo in precedenza, esistono tanti e diversificati collaboratori, ma alcuni sono fidelizzati e tra questi entra in gioco nell’occasione il già citato Grieco. Ma oltre prestare al progetto le sue notevoli skills musicali, inventa nell’occasione un concept la cui storia è inserita totalmente nel booklet annesso e di cui si può usufruire in lingua italiana al seguente link: 

https://athosenrile.blogspot.com/2024/02/a-quiet-town-racconto-di-marco-grieco.html


Ma vediamo in briciole cosa racconta l’autore per stuzzicare la curiosità…

È una città davvero tranquilla. Gli abitanti vanno alla messa domenicale in chiesa e seguono con devozione le prediche del prete. Durante il resto della settimana lavorano duramente nelle fabbriche di sapone aromatico gestite dal saggio imprenditore che è anche il marito della nobile signora proprietaria delle fabbriche. Il sindaco del piccolo paese è un uomo rispettato e molto amato dai suoi cittadini, e il medico della piccola comunità è una vera celebrità grazie alla sua reputazione di eccellente internista.

Tutto sembra funzionare perfettamente nella tranquilla cittadina. Fino a quando... il corpo di una giovane donna viene trovato senza vita nel confessionale della chiesa... il detective che scopre il corpo è un amico d'infanzia della donna... e improvvisamente quella tranquilla cittadina rivela realtà insospettate. Chi sarà stato il colpevole tra i sospettati?

Segui attentamente i testi e la musica di questo nuovo album concettuale progressive-rock TSOP e, se sei astuto, sarai in grado di identificare chi ha ucciso la giovane vittima in una tarda mattinata di una qualsiasi domenica in un luogo dove nulla è come sembra: una Città Tranquilla.

Ascoltare l’album senza soluzione di continuità e osservare le immagini contenute nel libretto e nella confezione (conoscendo la storia) diventa un’esperienza che supera il mero ascolto, un’immersione quasi cinematografica, lo svolgersi di una pellicola che affascina per sonorità e aspetti visuali. Spingerei molto su questa modalità di fruizione, perché in grado di garantire un’azione sinestesica e alla fine incredibilmente appagante. Se si è un minimo virtuosi!

Sessantasei minuti di sonorità prog che si dipanano su dieci brani di cui facilmente si intuisce la durata media, con la contaminazione e i cambiamenti tipici del genere che, in questo caso, si modellano sul testo specifico.

As usual, i musicisti si alternano attorno alla solita sezione ritmica formata da Marco Bernard e Kimmo Pörsti, e a fine articolo è possibile vedere la lista completa che presenta alcuni musicisti italiani.

Il video a seguire mette in rilevo la sintesi dell’album e i tanti protagonisti e invito ad osservare la cura con cui viene realizzata, anche, la parte video, un racconto esaustivo di facile appeal…

Il sunto del prog risiede qui, con la progressione della tecnologia che facilita ciò che un tempo veniva realizzato con maggior fatica, e nasce un album che ha davvero tutto, un racconto con trama, una colonna sonora e competenze a iosa.

E mentre “A Quiet Town” gira sul lettore, i miti del passato riemergono e si sposano alle novità che questo gruppo illuminato propone, regalando vera arte che, purtroppo, resterà ancora una volta ad appannaggio della nicchia di ascoltatori.

Se dovessi esprimere un desiderio rispetto al nuovo disco - ma ciò vale in genere per la musica dei TSoP, direi che mi piacerebbe vedere un loro lavoro in vinile e un loro concerto, e chissà mai che….


Marco Grieco mette a disposizione dei lettori di MAT2020 un contenuto unico, la prima pagina dello spartito originale scritto per la parte di flauto di "The Crime"…









mercoledì 28 febbraio 2024

Biografia dei The Samurai of Prog

 

 


Biografia dei The Samurai of Prog


L'ensemble multinazionale THE SAMURAI OF PROG (o TSoP, in breve) è stato formato nel 2009 dal bassista italiano residente in Finlandia Marco Bernard. (Il nome della band deriva dal soprannome di Marco.) Bernard è attivo nell'Associazione Finlandese per la Musica Progressiva dal 1995, ed è stato coinvolto nel loro Colossus Magazine dal 1996 - e strumentale nella serie di album tematici Colossus che hanno creato in collaborazione con l'etichetta francese Musea Records. Originariamente concepito come un album unico che comprendeva alcune delle canzoni preferite di Marco, il progetto ha rapidamente superato il suo statuto originale, poiché molti dei musicisti hanno formato associazioni di lunga durata ed è emersa una vera e propria band. Il batterista finlandese Kimmo Pörsti e il polistrumentista/cantante Steve Unruh si unirono a Marco per formare un trio che sarebbe durato più di una dozzina d'anni e avrebbe prodotto oltre una dozzina di album.

Per ogni album, Marco, Kimmo e Steve sono stati affiancati da un cast in continua rotazione di tastieristi, chitarristi e cantanti ospiti di alto calibro. Inoltre, una caratteristica distintiva di TSoP è l'uso di compositori ospiti. Questa insolita metodologia ha permesso a TSoP di creare album di alta qualità ad un ritmo frenetico, pubblicando di recente, in media, due album originali all'anno! Questi album riescono a suonare coesi nonostante una pletora di compositori e musicisti, perché alcuni elementi (tra cui la batteria di Kimmo) rimangono coerenti per tutto il tempo.

Marco (che organizza e gestisce i progetti TSoP) e Kimmo (che gestisce l'etichetta discografica Seacrest Oy, che li distribuisce) hanno da tempo la convinzione che un album sia più della musica; è un'esperienza che include l'analisi approfondita delle elaborate confezioni e dei libretti che accompagnano i CD TSoP. Questi in genere presentano le fantastiche opere d'arte di Ed Unitsky. La band è stata riluttante a offrire la propria musica su servizi di streaming e download, portando i loro CD a diventare oggetti da collezione che tendono a esaurirsi rapidamente dopo la loro data di uscita.

Negli ultimi anni, a causa della sua agenda frenetica (è un membro dei RESISTOR e degli UNITOPIA - grazie a un'amicizia con Mark Trueack derivante dal loro lavoro insieme su uno dei primi album dei TSoP),  Steve ha dovuto ridimensionarsi da membro a tempo pieno dei TSoP ad artista ospite periodico. L'ultimo album a tempo pieno di Steve è stato "The Man in the Iron Mask" del 2023, composto da Oliviero Lacagnina (dei Latte e Miele). Steve lo elenca come uno dei suoi risultati di cui va più fiero.

Nel 2024, la traiettoria di TSoP risulta essere a tutta velocità, con Marco e Kimmo al timone, oltre a un coinvolgimento sempre maggiore da parte di collaboratori di lunga data (come Marco Grieco e Rafael Pacha). Quello che era iniziato come un piccolo progetto di passatempo di Marco è cresciuto fino a diventare uno dei gruppi musicali più attivi e vivaci di questo genere.




A QUIET TOWN - Racconto di Marco Grieco utilizzato nel nuovo album di The Samurai of Prog


A QUIET TOWN

Racconto di Marco Grieco utilizzato nel nuovo album di

The Samurai of Prog

 

IL DELITTO 

Un giovane detective parte in auto da Tallahassee, dirigendosi verso un paese vicino nella contea di Gadsden, Florida. Una vecchia amica, che ha conosciuto al catechismo da bambini, lo ha chiamato in fretta e furia. Lei e un testimone hanno informazioni cruciali su una brutta faccenda e vogliono incontrarlo nella chiesa del Redentore dopo la messa delle 11.

Il viaggio è stato un incubo a causa dei lavori stradali, ma il detective arriva appena in tempo prima delle 12. Sorprendentemente, il sagrato è deserto, e l'amica non risponde al cellulare. Il detective, mostrando il suo tesserino di polizia, convince il sacerdote a lasciarlo entrare.

All'interno, la chiesa sembra vuota, ma una mano femminile fuoriesce dal confessionale. Scopre il corpo senza vita della sua amica, uccisa con evidenti segni di strangolamento. Nella sua mano stringe un pezzetto di legno con la scritta "I.N.R.I." staccato da una piccola croce lignea sulla parete.

Nonostante la triste scena, ciò che colpisce maggiormente è il sorriso fuori posto sul volto dell'amica, un sorriso che nasconde sicuramente un messaggio, ma quale? Il detective è determinato a scoprire la verità dietro questo misterioso delitto nella chiesa del Redentore.

 

GLI INTERROGATORI

IL SACERDOTE

Scosso e incredulo, il sacerdote non smette di ripetere che dopo la messa si era ritirato in sacrestia per spogliarsi dai paramenti sacri ed era tornato in chiesa soltanto per chiudere il portone di accesso al luogo sacro. La conosceva. Era considerata da tutti una poco di buono ma lui aveva fatto di tutto per invogliarla ad incontrare Dio. Forse per questo, di tanto in tanto andava a messa, come quella mattina.

Dal tremore delle mani si intuisce facilmente quanto il povero uomo di chiesa sia ancora visibilmente scosso dall'accaduto Quante volte aveva provato a portarla sulla retta via, anche discutendo con lei con veemenza, ma lei aveva sempre voluto fare di testa sua. Povera pecorella smarrita! Più volte l'aveva vista in compagnia di un uomo d'affari molto conosciuto in paese che anche quella mattina era presente alla messa ed era seduto in chiesa proprio di fianco a lei.


L'UOMO D'AFFARI

Si tratta di uno stimato uomo d'affari, un ingegnere agrario che dalla città viene spesso in paese per monitorare il corretto andamento del lavoro nelle coltivazioni delle fabbriche di saponi aromatici che controlla e che danno lavoro a tante persone che vivono in paese. Un uomo gracile, delicato e dai modi gentili. Alla fine, in lacrime, confessa di conoscere la donna e, a modo suo, di amarla. Infatti, lei era la donna con la quale si accompagnava ogni volta che era in paese e che, da quando il Sindaco del paese aveva imposto la linea dura contro la prostituzione, era l'unica che aveva coninuato a lavorare come escort rifiutandosi di accettare le proposte di lavoro fatte alle sue compagne. Durante uno dei loro incontri gli aveva anche confidato che lo stesso Sindaco era stato, in passato, più volte un suo cliente all'insaputa di sua moglie, della sua famiglia e dei suoi elettori e che lei aveva minacciato il Sindaco che, se fosse stata ulteriormente ostacolata nel fare il suo "lavoro", avrebbe pensato seriamente di raccontare tutto ai giornalisti e far pubblicare delle foto imbarazzanti risalenti ai loro incontri. Infine, l'uomo d'affari, pur mostrandosi affranto per la perdita della donna che diceva di amare, supplica di non far sapere nulla a sua moglie di questi suoi ripetuti incontri... potrebbe essere un problema: la proprietaria di tutte le aziende che lui amministra, è lei!


IL SINDACO

Il Sindaco dichiara che quella donna in fondo non aveva avuto altro che cio' che si meritava! Era solo una bugiarda ricattatrice, una mosca bianca che non faceva la prostituta per necessità, come le altre sue compagne, ma per suo interesse personale nel rovinare le famiglie, le vite che uomini integerrimi si erano costruiti con fatica e sudore, ricattandoli dopo averli sedotti. Infatti, era l'unica rimasta a fare quel "lavoro" in paese. Tutte le sue colleghe ora non si prostituiscono più e fanno volontariato nel Centro Sociale Comunale di Aiuto alle Famiglie. Sostiene infatti che la donna estorceva denaro a diversi clienti illustri con cui andava a letto, minacciandoli di rendere di dominio pubblico i loro presunti incontri clandestini. Le sue farneticazioni erano talmente campate in aria che, tra questi, aveva persino avuto il coraggio di tentare di infangare il buon nome del medico del paese, uno stimato internista, orgoglio di tutti i compaesani, accusandolo di aver tentato di abusare di lei. Pazzesco! Figuriamoci quanto potesse essere credibile una qualsiasi sua accusa. Il Sindaco si infervora e la sua corporatura imponente e muscolosa sembra gonfiarsi a dismisura. Si alza dalla sedia stagliandosi in tutta la sua statura. La copiosa sudorazione gli macchia la camicia. La politica, dice, ha il dovere di dare il buon esempio e di essere limpida e condannare qualsiasi stortura del vivere civile. Sembra nel pieno di un comizio. Prostitute, gay, stranieri, senzatetto, zingari, vagabondi, atei e comunisti... sono la feccia dell'umanità, ed è soltanto grazie al buon Dio e alla politica intransigente del Sindaco, se il paese puo' essere orgoglioso di esserne privo!


IL MEDICO

Il professionista è sorridente. Ostenta una serenità ed una sicurezza contagiose. Senza mai dismettere il sorriso, dichiara di sapere chi fosse quella donna e di quanta cattiveria avesse avuto la forza di scagliargli contro. Il motivo? La donna, giunta nel suo studio, pretendeva che il medico le prescrivesse dei farmaci con effetti allucinogeni da sovradosaggio certificando un quadro clinico della paziente completamente falso. Figuriamoci! A lui che era soltanto un semplice internista. Il sorriso si tramuta in risata sarcastica: "Fossi stato", dice," almeno uno psichiatra, forse avrei avuto la possibilità di prescriverle quanto mi chiedeva... la poveretta non aveva molta dimestichezza con le specializzazioni mediche". Continua a ridere e racconta di come, al suo categorico rifiuto, la donna avesse cercato di corromperlo, aprendosi la camicetta e strusciandosi sul corpo del medico completamente scioccato. Nel frattempo, la assistente del medico era accorsa nella stanza, e la donna avrebbe simulato, d'avanti ai suoi occhi, di essere lei vittima di un tentativo di abuso sessuale da parte del professionista. Ma la assistente, interrogata dal detective, aveva poi dichiarato che, dopo aver sentito il grido di donna provenire dalla stanza del medico, aveva avuto appena il tempo di affacciarsi per vedere la donna, visibilmente scossa, scappare via gridando all'insegna del medico: "Io ti rovino! Io ti rovino!". Quindi, non avendo visto nulla di esplicito, non avrebbe potuto valutare se si trattasse di una simulazione o meno.

 

LA SOLUZIONE (Parte I)

DETECTIVE:

Gentilissimo Sindaco, esimio Dottore, gentile Ingegnere. Voglio ringraziarvi sentitamente per aver accettato il mio invito a vederci qui, stasera, in questa sacrestia, ospiti del qui presente Parroco. Sappiate che io so esattamente chi tra voi è responsabile della morte della donna ritrovata nel confessionale, e ho intenzione, prima che scocchi la mezzanotte, di assicurarlo alla giustizia.

Dottore, quando ha visto l'ultima volta la vittima in vita?

DOTTORE: A messa, stamattina. Come tutti noi.

DETECTIVE: Intendevo dire l'ultima volta prima di oggi.

DOTTORE: Nel mio studio, qualche giorno fa. È venuta a trovarmi chiedendomi di prescriverle degli allucinogeni e al mio rifiuto ha cercato di corrompermi sessualmente. Si figuri. Io che cerco di abusare di una povera prostituta drogata. Ma non scherziamo!

DETECTIVE: Mi scusi, ma visto che la donna cercava di corromperla, che motivo aveva di gridare, attirando l'attenzione della sua assistente? Non crede che, al contrario, avrebbe fatto di tutto, senza far troppo rumore, per convincerla a prescriverle quanto richiesto? Magari in cambio di un pò di divertimento sessuale?

DOTTORE: Io... non saprei! Cosa vuole che possa sapere di cosa le frullasse in quella mente bacata!

DETECTIVE: Dottore: in tutte le foto presenti nel suo studio, dove non è in camice, è sempre molto elegante. Ha sempre una giacca che, nel taschino, contiene sempre un coloratissimo foulard. Deve averne una intera collezione perchè in ogni foto il foulard è sempre diverso. Anche nella foto dell'ultima cena di beneficenza che è appesa qui sulla parete, indossa un bellissimo completo e spunta uno dei suoi coloratissimi foulard dal taschino. Ho chiesto un po' in giro in paese. Tutti le vogliono un gran bene, dottore. E quando ho chiesto loro come riconoscerla, fingendomi un suo nuovo paziente, lo sa cosa mi hanno risposto? Che il dottore si riconosce subito grazie ai suoi bellissimi foulard variopinti che porta sempre nel taschino. Qualcuno la chiama amichevolmente "Dottor Foulard". È per questo che mi sorprende vederla ora qui, seduto davanti a me, nel suo elegante abito beige che indossava oggi a messa ma senza nessun foulard nel taschino. Dov'è finito il foulard rosso-marrone che aveva nel taschino stamattina? In paese tutti mi hanno confermato che questi erano i colori del foulard che indossava oggi. Sa che c'è un gruppo di anziani che scommettono sui colori del foulard che indosserà ogni domenica a messa? La gente è proprio matta! Oggi un signore sulla settantina era felicissimo di aver indovinato i colori giusti. Rosso e marrone. Ha vinto 80 dollari, sa? Eppure, lei ora non ha più con sé quel bellissimo foulard. Mi saprebbe dire dove è finito?

DOTTORE: Non saprei... Mi sarà caduto dal taschino senza che me ne sia accorto! E' una giornata piuttosto ventosa...

DETECTIVE: Già... Sapete cosa stringeva nel pugno, il cadavere? Un pezzetto di legno staccato da una croce lignea nella navata centrale sul quale c'è la tipica iscrizione riportata sopra la testa di Nostro Signore... Padre, potrebbe ricordarcela. 

SACERDOTE: I.N.R.I... Sta per Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum... 

DETECTIVE: Esattamente. Tradotto dal latino significa: "Gesù Nazareno Re dei Giudei"...

SACERDOTE: Ma... io... io non c'entro nulla! Cosa vuole insinuare?

DETECTIVE: Padre, anche lei è saltato immediatamente alle mie stesse conclusioni. L'omicidio accade in chiesa. Quando io arrivo lei sta quasi per chiudermi fuori, ma io la costringo a farmi entrare mostrandole il mio tesserino. Al momento del ritrovamento del cadavere, lei era l'unico presente in chiesa. Ed ora questa iscrizione che si riferisce chiaramente alla sua vocazione...

SACERDOTE: Ma...Ma... Ma è assurdo! Io sono un uomo di chiesa! Un servo del Signore!

DETECTIVE: Stia calmo, padre. Non sto ancora accusando nessuno... Concentriamoci sulle lettere. "I", "N", "R", e ancora "I" senza considerare il significato della frase che sintetizzano. Quasi non riuscivo a trovare il nesso con nessuno di voi. Ma quando nel pomeriggio, dottore, le ho chiesto di lasciarci dare una occhiata nel suo studio e incontrare anche la sua assistente per poterla interrogare, quest'ultima è stata davvero preziosa. Mi ha raccontato involontariamente dell'episodio avvenuto nel suo studio relativo alle grida di donna che l'avevano portata ad affacciarsi alla sua porta vedendo poi la vittima scappare via mentre si ricomponeva, beh... Forse si sarà tardivamente accorta di avermi fornito un particolare che poteva mettere lei, dottore, in cattiva luce. E così si è affrettata a tessere le sue lodi, di quanto lei sia un professionista stimato, mostrandomi le foto dei suoi congressi, tutte con i suoi bellissimi foulard nel taschino... Mi ha anche indicato orgogliosamente una targa: "Internista dell'anno". E' lì che ho capito. Quella era la parola che cercavo. "Internista". Bingo! Eccole le lettere che cercavo. Perfettamente in ordine all'interno di quella parola. Precisamente la prima, la seconda, la quinta e la settima: "I", "N", "R" ed infine, la "I".

DOTTORE: Ah ah ah... Cosa vuole che significhi una coincidenza di quattro lettere in una parola? Non ha uno straccio di prova, detective! Sta brancolando nel buio!

DETECTIVE: È proprio qualcosa di molto simile ad un piccolo straccetto che i miei collaboratori hanno trovato stasera, brancolando nel buio nel bosco qui vicino... Come diceva lei: oggi è una giornata molto ventosa. Ma non abbastanza da portare troppo lontano il suo foulard, anche se piuttosto rovinato e strappato, che ha di proposito o inavvertitamente gettato via mentre scappava via nel bosco di Sassofrassi qui dietro dopo aver strangolato la mia amica. Era proprio il suo foulard. E abbiamo rinvenuto, nel tessuto, piccole particelle di epidermide della mia povera amica. E anche qualcos'altro. Sa cosa? Una quantità di impronte che vedrà risulteranno perfettamente compatibili con le sue, dottore.

La dichiaro in arresto omicidio, mio caro dottore. I miei colleghi le leggeranno i suoi diritti. Portatelo via.

 

LA SOLUZIONE (Parte II)

SINDACO: Lei sta sicuramente prendeno una cantonata, detective! Ma se i fatti confermeranno quanto dice, la mia comunità saprà come esserle riconoscente per aver assicurato alla giustizia un...

DETECTIVE: Mi risparmi il comizio, signor Sindaco. So che questa è una comunità molto operosa... A proposito, ingegnere. Molti residenti lavorano nelle sue fabbriche, giusto?

UOMO D'AFFARI: Sì.

DETECTIVE: Cosa producono le sue fabbriche?

UOMO D'AFFARI: Saponi aromatici.

DETECTIVE: E la materia prima? Da dove viene estratta?

UOMO D'AFFARI: Dalle piante di Sassofrasso... Il nord della Florida è l'habitat perfetto. I boschi intorno al paese sono tutti, in realtà, delle piantagioni.

DETECTIVE: Mi corregga se sbaglio: dalle radici viene estratto un olio essenziale usato nella produzione, giusto?

UOMO D'AFFARI: Giusto.

DETECTIVE: Sindaco... quando oggi l'ho interrogata, ha iniziato ad elencarmi quelle categorie di persone che ha chiamato "Feccia dell'umanità". E ho segnato anche l'elenco, mi permetta di dire, molto opinabile, di categorie che secondo il suo personale codice morale ne farebbero parte.

SINDACO: Confermo e sottoscrivo! La feccia dell'umanità!

DETECTIVE: Eppure... Mi sarei aspettato anche una categoria che, al giorno d'oggi, non avrebbe dovuto sfuggirle...

SINDACO: Non ho idea di cosa vorrebbe farmi dire!

DETECTIVE: Ingegnere, potrebbe illuminarci circa altri prodotti che si possono creare, oltre al sapone, lavorando l'olio essenziale di Sassofrasso?

UOMO D'AFFARI: Principi attivi per l'industria farmaceutica.

DETECTIVE: Fuochino, ingegnere... Ora che il dottore è al sicuro in una cella, vuole dirci cosa ancora si produce da quello stramaledetto olio essenziale?

UOMO D'AFFARI: Dal Safrolo, prsente nel Sassofrasso, si produce un composto semisintetico appartenente alla classe delle feniletilamine... Una sostanza stimolante ed entactogena... la Metilenediossimetanfetamina...

DETECTIVE: Su, ingegnere, la faccia breve! Come si chiama comunemente quella schifezza?

UOMO D'AFFARI: Ecstasy.

DETECTIVE: Già, Ecstasy. Una potentissima droga. E non mi meraviglia, signor Sindaco, che lei poche ore fa, mentre la sua sudorazione eccessiva tradiva uno stato psico-fisico alterato, primo cittadino di un paese composto in grandissima parte di poveri drogati, abbia omesso proprio questa categoria dal suo immorale elenco. Come avrebbe potuto fare altrimenti, essendone lei stesso fautore e parte integrante?

SINDACO: Ma come si permette?

DETECTIVE: Come lei, Padre. Non è così? Preda, seppur così giovane, di terribili ed irrefrenabili tremori dovuti all'uso quotidiano e copioso dell'Ecstasy?

SACERDOTE: Io... Io... Io non volevo... Io...

DETECTIVE: Colleghi. Portate via il Sindaco e il sacerdote e leggetegli i loro diritti. Io mi trattengo qui con l'ingegnere a... fare finalmente le quattro chiacchiere che oggi avremmo dovuto fare insieme alla mia povera e sfortunata amica... Abbiamo molto da dirci, non è vero ingegnere?

 

IL RAPPORTO

ESTRATTO DAL RAPPORTO UFFICIALE REDATTO DAL DETECTIVE ASSEGNATO AL CASO SULLA BASE DELLE CONFESSIONI DEGLI INDAGATI E SUI FATTI ACCERTATI DALLE INDAGINI:


La vittima aveva scoperto, ottenendo una confessione dall'uomo d'affari, il giro di ecstasy prodotto clandestinamente nei laboratori delle aziende che quest'ultimo amministrava. Era anche venuta a sapere, dalle sue ex-colleghe prostitute, che il "lavoro" loro proposto dallo staff del Sindaco come volontarie nella comunità del CSCAF era una copertura della attività di spaccio di ecstasy. La proposta non prevedeva un "rifiuto" perchè altrimenti il Sindaco avrebbe spiccato denunce per prostituzione e spaccio di droghe nei loro confronti. Chi sarebbe risultato più credibile? Un uomo politico integerrimo o uno sparuto gruppetto di prostitute, spacciatrici, drogate e disperate pronte a tutto? Così la vittima aveva supplicato l'uomo d'affari, in nome dell'amore che provava per lei, di uscire dal giro e smettere di produrre clandestinamente l'ecstasy e rifornirlo alle sue ex-colleghe. Ma lui le aveva risposto che gestiva lo spaccio dell'ecstasy era il medico del paese, che riforniva le ex- prostitute che, senza dare troppo nell'occhio, sotto la copertura di operatrici caritatevoli, a loro volta spacciavano la droga alla stragrande maggioranza degli abitanti del paese ridotti oramai a poveri drogati cronici. A suo dire il medico era la vera "mente criminale" che aveva organizzato tutto quel giro e che teneva tutti in pugno minacciando di morte chiunque avesse parlato. La vittima per niente intimorita, era immediatamente andata dal medico minacciando di denunciare tutto alla polizia se non avesse lasciato libero il suo amante, l'uomo d'affari, di interrompere la produzione di ecstasy. Il medico aveva reagito, ridendo, dicendole che sarebbe stato lui, se lei lo avesse denunciato, a farla uccidere. Anzi, per perdonarla dell'affronto che gli aveva fatto, la vittima avrebbe dovuto sottomettersi ai suoi desideri sessuali ogni qual volta lui avesse voluto e aveva tentato di abusare di lei immediatamente, nel suo studio. La vittima aveva cominciato a strillare facendo accorrere la assistente e poi scappando via. A quel punto la vittima aveva promesso all'uomo di affari che sarebbe ricorsa all'aiuto di un suo vecchio compagno di catechismo, ora in polizia, per trovare una soluzione che lo salvaguardasse in cambio della collaborazione per incastrare tutte le pedine del losco giro. L'uomo d'affari aveva accettato di incontrare insieme il detective, come lei aveva stabilito, subito dopo la messa domenicale delle 11. Ma alla fine della funzione, dopo che tutti i fedeli erano ormai usciti, il Sindaco e il medico erano rientrati repentinamente in chiesa: il Sindaco aveva immobilizzato a sorpresa, da dietro, il gracile uomo d'affari, cingendo il suo muscoloso bicipite intorno al collo dell'uomo. Contemporaneamente il medico aveva arrotolato il proprio foulard intorno al collo della vittima, stringendo con forza e trascinandola fuori dalla panca, lontano dal suo amante. La vittima aveva capito che la fine era vicina e aveva cercato disperatamente di inventarsi qualcosa per lasciare un indizio che riconducesse ai suoi carnefici. Aveva adocchiato la croce lignea e la scritta "INRI" sopra di essa e, dando fondo a tutte le sue forze, cercando di opporre resistenza, si era aggrappata proprio a quelle parte della croce lignea, riuscendo a strappare, non vista, il pezzetto di legno con l'incisione. I.N.R.I., l'acronimo del messaggio sarcastico che Ponzio Pilato volle far affiggere sulla croce di Gesù: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum «Gesù Nazareno Re dei Giudei».

Tutte e quattro le lettere dell'iscrizione erano comprese nella parola "internista", la specializzazione del medico, del suo aguzzino. Ed inoltre il riferimento al "Re dei Giudei" ne identificava anche il ruolo di capo, di "Re", appunto, di quell'associazione criminale. Ma la donna, in un guizzo di incredibile lucidità, era riuscita ad individuare un messaggio che da solo comprendesse l'accusa per più uomini. L'iscrizione, infatti, come sapeva bene la donna, cattolica, che aveva seguito da ragazza il catechismo proprio con il sottoscritto, ora detective e che, nonostante il suo "mestiere", spesso andava a messa, era stata voluta da Ponzio Pilato che, all'epoca, era il prefetto della Giudea. Quale occasione migliore per indicare il capo amministrativo e politico di quella comunità? Un esplicito coinvolgimento del Sindaco. Ma la donna aveva "visto" molto di più, nei suoi ultimi attimi di vita. Aveva intuito che non fosse possibile che con le sue grida, i rumori e i lamenti del suo amante, in quella situazione concitata, il prete potesse non aver sentito o visto qualcosa. Probabilmente, mentre cercava inutilmente di respirare, lo avrà persino scorto seminascosto dietro l'altare. E così anche la parte della iscrizione che significa " Iesus Nazarenus" trovava la sua ragion d'essere: il rappresentante di Gesù Nazareno, in quel luogo di culto, era inconfutabilmente il sacerdote, l'unica persona della quale, fino a quei pochi istanti prima di morire, non aveva ancora sospettato. Quel piccolo pezzetto di legno costituiva il suo messaggio perfetto. Fu per questo motivo che nonostante il dolore, il terrore, il soffocamento e la morte che si avvicinava, si impose di sorridere in modo che quel sorriso potesse restare a testimonianza della sua soddisfazione nell'essere riuscita a trovarlo. Anche se non poté mai saperlo, era riuscita nell'intento. Mentre il sacerdote si teneva nascosto dietro l'altare, il medico, sinceratosi che la vittima fosse cadavere, si era avvicinato all'uomo d'affari ancora costretto tra i bicipiti del Sindaco e lo aveva minacciato di morte se avesse detto qualsiasi cosa di quella faccenda. Gli aveva intimato di andare via e continuare a produrre clandestinamente l'ecstasy come se nulla fosse accaduto. Avrebbero pensato loro a far sparire il corpo e a far sì che nessuno si ricordasse di quella donna. L'uomo d'affari, spaventato e certo di trovarsi al cospetto di criminali senza scrupoli, era scappato fuori dalla chiesa. A quel punto il medico aveva chiamato il sacerdote e gli aveva ordinato di nascondere il cadavere nella cripta. Nottetempo avrebbero poi deciso come liberarsene. Inoltre, si erano accordati sul fatto che chiunque in futuro avesse dovuto, eventualmente, fare domande sulla presenza in chiesa della donna quella domenica, loro avrebbero detto che era con quell'uomo d'affari, in modo da indirizzare i sospetti della sua scomparsa su di lui. Ma in quel mentre avevano sentito il rumore delle gomme dell'auto del sottoscritto detective arrestarsi sul selciato all'esterno della chiesa. Non c'era più tempo. Il sacerdote aveva suggerito ai due uomini di nascondersi in sacrestia e, se fosse stato necessario, di scappare dalla porta sul retro. Ma prima si era fatto aiutare a sistemare il corpo, trascinandolo ancora con il fooulard stretto intorno al collo e facendo attenzione a non lasciare impronte, all'interno di uno dei confessionali. Avevano eseguito il tutto con molta fretta. Il medico aveva recuperato il foulard che poco dopo avrebbe disperso nella boscaglia e insieme con il Sindaco erano scappati attraverso la sacrestia mentre il sacerdote era andato verso il portone della chiesa nel tentativo di chiuderlo prima che arrivasse qualcuno. Ma quel qualcuno, il sottoscritto, sfortunatamente per loro, era appena arrivato sul luogo del delitto.






Un pensiero per Mal che ha compiuto gli anni, ricordando la canzone che gli aprì le porte dell'Italia del beat, “Yeeeeeeh!”


Ha compiuto gli anni Mal, pseudonimo di Paul Bradley Couling, nato il 27 febbraio del 1944, cantante britannico naturalizzato italiano.

Quando mi avvicinai alla musica, attorno agli otto anni, una delle prime canzoni che casualmente ascoltati fu Yeeeeeeh!, proposta dai Primitives, la band in cui militava Mal.

A scovarli in piena era beat a Soho furono Alberigo Crocetta (proprietario del famoso Piper) e Gianni Boncompagni, che decisero di scritturarli e di portarli in Italia, dove le abitudine musicali erano molto diverse, e non si era mia visto e ascoltato niente di simile.

Yeeeeeeh!” fu il primo singolo dei Primitives e fu rilasciato nel 1967, nel pieno dell’era beat, e fece da apripista per i gruppi al contorno.

L’argomento era ovviamente “l’amore”, ma l’accento inglese di Mal caratterizzò il brano in lingua italiana e ancor oggi, a distanza di lustri e dopo tanti anni passati nel nostro paese, il suo “cantato” presenta il mix tra la lingua di Albione e quella italica.

Ho scoperto da poco che quella che credevo fosse l’esclusiva di “Mal dei Primitives” in realtà è la versione italiana di “Ain’t Gonna Eat Out My Heart Anymore”, degli Young Rascals, del 1966.



La trasposizione fu curata da Sergio Bardotti e Luigi Tenco, in un’epoca in cui i brani creati oltreoceano e oltremanica venivano saccheggiati a mani basse senza neanche chiedere il permesso. A quei tempi era possibile.

A conferma del successo della band esce nello stesso anno il film “I ragazzi di Bandiera Gialla”, in cui si trova una sorta di video-interpretazione della canzone, con abiti e comportamenti in linea con ciò che arrivava soprattutto dall’Inghilterra.



Ma ci sono altre versioni consigliate e più moderne.

La prima è quella dei Divinyls, roccheggiante e risalente al 1993…



Ma la più gustosa è la cover di Mike Patton per il suo progetto Mondo Cane,  (tributo ai classici della melodia italiana): sentire e guardare un americano che imita un inglese, che storpia l’italiano, è veramente un momento unico!



Tanti Auguri Mal!





martedì 27 febbraio 2024

PAOLA TAGLIAFERRO & LA COMPAGNIA DELL’ES-"FOR THE LOVE OF GREG LAKE"

 


FOR THE LOVE OF GREG LAKE

PAOLA TAGLIAFERRO & LA COMPAGNIA DELL’ES

Manticore Records

 

In un pomeriggio uggioso del novembre 2012, a Piacenza, conobbi Paola Tagliaferro, Greg Lake e Regina - un contatto praticamente in contemporanea -, risulta quindi per me naturale parlare di questo nuovo album come il frutto di semi gettati in quei giorni, quando Paola non poteva certo immaginare dove sarebbe andata a parare la sua passione musicale.

Di acqua ne è passata sotto ai ponti, e il caro Greg non è più tra noi, ma l’eredità che ha lasciato è al sicuro, in un forziere a cui tutti hanno accesso in quanto patrimonio universale dell’umanità! Certo è che, se l’ascolto della sua musica (come solista, con i King Crimson e con gli ELP) è concesso all’audience in modo indiscriminato, la rivisitazione in modo personale della sua arte mantenendone l’anima, è una prova che miscela virtuosismo personale a totale “corrispondenza di amorosi sensi”, quella facilitata dalla vicinanza di Regina e da un legame spirituale che si traduce in presenza fisica, che si cattura immediatamente ascoltando FOR THE LOVE OF GREG LAKE”.

A seguire propongo una esaustiva intervista all’artista, che permette di entrare nei dettagli e di comprendere la cifra di un legame immateriale che, grazie alla musica, diventa fatto concreto.

Paola Tagliaferro arriva alla seconda esperienza discografica dedicata a “Mr. Voice” Greg Lake, ma trattasi della prima produzione in qualità di artista della Manticore Records, etichetta simbolica e storica che non ha bisogno di introduzione per chi ha freschi ricordi della musica progressiva anni ’70, per tutti gli altri sarà facile colmare le lacune con qualche visita mirata in rete.

La progettazione di un simile lavoro poteva presentare difficoltà oggettive… me ne vengono in mente alcune che provo a elencare:

-Per chi ha conosciuto la musica di Greg Lake in tutte le sue ramificazioni espressive, la vera magia è racchiusa nella voce, una delle più belle in assoluto del panorama rock, un mix di calore, estensione, intensità acustica e timbrica unica. Sono caratteristiche che, anche volendo, non si possono clonare, e le comparazioni preventive diventano spontanee/obbligate, tenendo anche conto che una voce femminile che propone brani da sempre vissuti attraverso performance maschili potrebbe trovarsi di fronte a maggiori difficoltà di assimilazione da parte dell’ascoltatore.

-Altro problema è quello della lingua, e mi pare inutile sottolineare che, per quanto si conosca bene l’inglese, la perfezione di un artista madre lingua resta irraggiungibile, e ciò potrebbe precludere il totale gradimento oltre i confini italici.

-La lontananza rispetto all’etichetta di riferimento, ovvero una maggior difficoltà nel fare evolvere il progetto, ma in questo caso la tecnologia aiuta e riduce le distanze, anche se a mio giudizio non può annullarle.

-Ho pensato che anche per il team di musicisti che compongono LA COMPAGNIA DELL’ES - tutti grandi ed esperti professionisti - rapportarsi con la grandiosità di certe trame sonore potesse rappresentare un impedimento alla spontaneità, una sorta di conflitto interno che ponesse sul piatto della bilancia da un lato una ricerca del clone perfetto e dall’altro una rivisitazione personale… in questi casi una deferenza agiografica sarebbe comprensibile!

Nel chiarire/rispondere ai dubbi appena elencati metto in evidenza il mio commento generale all’album.

Paola Tagliaferro non cerca il copia incolla, ma regala la personalizzazione di arte già esistente. Però, a differenza di quanto potrebbe fare un qualsiasi musicista, magari giustamente voglioso di regalare un tributo a qualche genio del passato sicuramente studiato nei minimi dettagli per l’occasione, Paola vive quotidianamente Greg Lake, è nella sua casa, nella sua esistenza, nel suo modo di pensare, e mi viene da riflettere sull’importanza di quell’incontro di Piacenza di dodici anni fa - al quale ne seguirono altri -, momento che probabilmente ha cambiato la sua vita, e poco importa conoscerne i risvolti.

Ascoltare, brano dopo brano, mi ha procurato una sensazione difficile da spiegare, come se mi trovassi al cospetto di musica nuova, nuovissima, ma di cui avevo già sommaria conoscenza.

Lascio da parte ogni tipo di tecnicismo per dire che mi sono realmente emozionato, e questo basta e avanza per il mio modo attuale di concepire la musica.

Per quanto riguarda l’eventuale problema della lingua a cui accennavo in precedenza, il training fatto in collaborazione con Regina per affinare le skills specifiche ha dato, mi pare, buoni frutti, ma essendo Paola Tagliaferro una delle persone più tenaci e caparbie che abbia mai conosciuto, il lavoro svolto con la signora Lake - altra donna perfezionista - non poteva che portare eccellenti frutti.

Il team work, i musicisti, racchiusi dalla denominazione “La Compagnia dell’Es”, si palesano come vero ensemble che fa corpo unico con la frontwoman.

Non è fatto scontato, sono questi i casi in cui si tende a immaginare che bravi, bravissimi musicisti, possano essere il mero appoggio tecnico per chi guida il progetto; non credo sia questa l'occasione, perché il sound che ho percepito è quello di una vera band, ed è ciò che ci si aspetta, ad esempio, nel corso di un live, e ciò supera ogni tipo di necessità personale che solo chi ha la titolarità del progetto conosce nei dettagli.

Credo a questo punto si sia capito che sono molto soddisfatto di un album che ho ascoltato tre volte, tempo necessario per una metabolizzazione basica.

Veniamo ad un minimo di racconto, brano dopo brano, azione che ci permette anche di ricordare - o scoprire - una musica immortale.

Il vaglio delle tracce non sarà stato semplice, perché la quantità di materiale disponibile è davvero notevole, ma Paola ci racconta a seguire come sia stata totalmente libera nella scelta, con l’unico desiderio di Regina di “pescare” anche nel box del Greg solista. C’è quindi da immaginare che i brani siano il risultato, soprattutto, di coinvolgimento personale e di possibilità tecniche generiche.

Per cercare l’obiettività, prima di questo mio commento, ho ascoltato di ogni brano le due versioni, quella originale e la rivisitazione, e devo dire che non ho fatto fatica nel frenare lo sterile esercizio di comparazione, perché il nuovo volto contiene le caratteristiche di Paola Tagliaferro, il che significa molto più rispetto ad un’opera di coverizzazione.


Si inizia con IT HURTS, tratta dall’album omonimo del debutto solista di Greg Lake, rilasciato nel 1981.

In origine una sorta di ballad, molto adatta a quel contesto temporale, ma la versione di Tagliaferro appare come attualizzata, intesa come pop rock di ampio respiro, una sorta di brano rappresentativo dello spirito del progetto, e non credo sia un caso che sia stato realizzato un video…


Segue WATCHING OVER YOU, una ninna nanna scritta da Lake, con l'aiuto di Pete Sinfield per quanto riguarda i testi, e contenuta in “Works Volume 2”, l'ottavo album di ELP del 1977.  

Paola mantiene la dimensione acustica e intimistica, preservando lo spirito originale ma fornendo un’interpretazione appassionata e sentita, accompagnata dal fido Pier Gonella alla chitarra acustica e da Gino Ape allo xilofono. Anche in questa occasione è possibile mostrare il video.




Con il terzo episodio la mia mente vola a ritroso e si stringono gli spazi temporali.

STONES OF YEARS è un frammento della suite Tarkus, tratto dall’omonimo album del ’71.

In questo caso avvertivo la necessità preventiva del mantenimento di una certa aulicità, un’atmosfera che a mio giudizio doveva essere preservata al di là di ogni personalizzazione, e devo dire che PT risulta molto abile e sincera nella sua interpretazione. Immagino che Luca Scherani, nei suoi passaggi pianistici, abbia dovuto caricare sulle sue spalle tutto il peso della storia del prog!

LEND YOUR LOVE TO ME TONIGHT fu scritta con Pete Sinfield e comparve in Works Vol. 1" del 1977.

Una bella versione che Paola pesca nel vasto repertorio delle ballad, una rivisitazione che regala una atmosfera specifica, un profumo settantiano che supera i generi di cui Lake è stato alfiere.

Non ricordavo questo pezzo e l’ho catturato con grande piacere.

THE ONLY WAY è un’altra traccia che rilascia sacralità e che vede in primo piano l’intreccio tra voce e tastiere, con l’ingombrante presenza autorale iniziale di un certo J. S. Bach.

Anche in questo caso il contenitore da cui estrarre è Tarkus, e anche se in questi casi ci si concentra maggiormente sugli aspetti musicali e interpretativi, il messaggio di Greg è attualissimo e appare un abito perfetto per l’esposizione di Paola, essendo una canzone che esplora i temi della spiritualità, della ricerca della verità e di risposte sull'universo e sull'esistenza umana. Un vestito che l’autrice indossa in modo perfetto, elegante e rispettoso dei temi proposti e di chi li ha scritti.

La traccia numero sei pesca in un repertorio più recente rispetto ai fasti di ELP.

 AFFAIRS OF THE HEART vede come autori, oltre a Lake, Geoff Downes, ed era inserita nell’undicesimo album di ELP, Black Moon, pubblicato nel 1992, ovvero in era post-punk, un periodo in cui la scena del rock progressivo si stava evolvendo e incorporando influenze dalla musica post-punk e new wave.

I significati potrebbero essere diversi, non solo quelli più ovvi legati alla relazione uomo/donna che da sempre anima il mondo musicale, ma il modus espositivo di Paola impone una immagine sentimentale, a tratti struggente, sicuramente canalizzatrice di emozioni.

Con I TALK TO THE WIND ci viene regalata la possibilità di tornare alle origini di Greg, quando i King Crimson inauguravano ufficialmente - e credo inconsciamente - l’era della musica progressiva con il loro In the Court of the Crimson King: era il 1969!

Niente di cervellotico e complesso, ma è questo un brano che appare come una tela bianca che prende colore e forma mano a mano che ci si avvicina alla fine. La viola di Giulia Ermirio contribuisce alla creazione poetica e Paola materializza un’azione di facile comprensione, quel “parlare al vento” simbolo di una comunicazione impossibile, alla ricerca di risposte che difficilmente si troveranno.

Meraviglioso.

E arriviamo a ALL I WANT IS YOU, autori Greg Lake e Peter Sinfield, canzone tratta da “Love Beach”, nono album di Emerson, Lake & Palmer, pubblicato nel 1978.

Tagliaferro sceglie un’altra ballata rock e le linee guida si possono intuire dal titolo, che riporta ai concetti di amore e desiderio. Il testo descrive l'intensità e la profondità dei sentimenti del protagonista verso la persona amata, e lo stato d’animo sgorga spontaneo nel corso dell’ascolto, da cui si trae beneficio, anche, per l’accuratezza degli aspetti meramente musicali.

Appare chiaro anche il contesto temporale, così come ogni brano riporta ad un periodo musicale preciso.

L’album termina con un pezzo top, THE GREAT GATES OF KIEV, estratto dall'album “Pictures at an Exhibition” (1971).

Greg Lake si abbina a Mussorgsky per raccontare l'ingresso trionfale nella Grande Porta di Kiev, simbolo della potenza e della grandiosità della Russia, con lo scopo di far riflettere sulla natura ciclica della vita e sulla speranza di un futuro migliore: sono passati oltre cinquant’anni ma certe liriche sembrano appena state scritte!

Questa poteva essere probabilmente la scelta più complicata, una traccia di una bellezza - e importanza - assoluta, che richiede una performance vocale che possa emozionare e una sezione musicale complicata e adeguata.

Paola Tagliaferro riesce a centrare l’obiettivo e il suo team work dimostra il suo professionismo e lo stato di aggregazione in atto.

Il brano in sé fornisce l’idea di fermatura del cerchio, di compimento del progetto… un plauso alla scelta e al risultato conseguente.

Segnalo anche il lavoro di Dario Canepa, musicista che non conosco personalmente ma che mi ha convinto per eleganza e misura, saper entrare in punta di piedi in un progetto così delicato non credo sia stato semplice.

Nota di merito a parte per Pier Gonella, da anni dentro i progetti di Paola, ingegnere del suono, in questo caso anche al basso, oltre che alla chitarra elettrica ed acustica.

Paola Tagliaferro propone un bel lavoro, che facilita alle anime più antiche il viaggio a ritroso di cui tutti, o quasi, necessitano di tanto in tanto; ma accanto alle celebrazioni - di un mito e della “sua” musica -, oltre ad un risultato legato all’empatia tra anime differenti, potremo/dovremo guardare il tutto da un punto di vista meno romantico, più tecnico/musicale, “limitandoci” a usufruire di un album che, grazie ad un gran lavoro di squadra, dovrebbe soddisfare appieno ogni tipo di ascoltatore sensibile e virtuoso.

Brava Paola, il tuo spirito guida sarà molto contento di te!

E ora lasciamo che sia l’artista stessa a raccontarci le linee guida del suo “FOR THE LOVE OF GREG LAKE”.

Vorrei partire dalla tua esperienza “Manticore”, etichetta storica, mitica, che ti vede tra i protagonisti, unica artista italiana; la tua amicizia con il compianto Greg e con Regina è nota, ma per realizzare un album ci vuole ben altro! Mi racconti come è andata?

Prima di diventare artista Manticore Records avevo pubblicato nel 2021 “PAOLA TAGLIAFERRO SINGS GREG LAKE. LA COMPAGNIA DELL’ES”, produzione artistica di Paola Tagliaferro, co-produzione Regina Lake OWL Records. L’album è diventato MANTICORE RECORDS nel febbraio 2022 con l’annuncio ufficiale della mia entrata come artista nella MANTICORE RECORDS, diretta da Regina Lake. Di conseguenza è stato naturale per Regina e per me progettare la realizzazione di un nuovo album dedicato alla meravigliosa musica del geniale cantautore, musicista e produttore Greg Lake.

La voce di Greg è sicuramente tra le più belle in assoluto nel panorama rock e non solo, quindi, col tuo album, ti esponi a giudizi che potrebbero essere severi, tenendo anche conto che le voci femminili hanno caratteristiche differenti da quelle maschili: come ti sei approcciata al progetto?

Con umiltà, rispetto, passione e tenacia. Interpretare canzoni scritte da altri è sicuramente diverso dell’interpretare canzoni scritte da me stessa. Le canzoni composte da Greg Lake solo, o in collaborazione con i King Crimson o con ELP o con il magico poeta Peter Sinfield, sono opere perfette di altissimo livello. Ho ascoltato molto e ho scavato dentro me stessa per trovare la frequenza più adatta, poi ho lasciato la mia voce femminile libera di interpretare le meravigliose canzoni di Greg Lake.

Su quale base è avvenuta la scelta dei brani?

Regina mi ha lasciata libera di scegliere i brani che più mi coinvolgevano, chiedendomi solo di dare spazio, anche a Greg Lake solista. La playlist è così incredibilmente bella e ricca che ho avuto semplicemente l’imbarazzo della scelta.

Conoscendo Regina mi immagino che la sua incidenza sia stata notevole, sia per elemento meramente professionale che per l’amore verso il marito e la sua opera… racconta!

Regina è una perfezionista, creativa e intelligente ed è una mia carissima amica. Lei mi ha aiutato molto nello studio della pronuncia inglese. Durante le lezioni in collegamento WhatsApp ogni tanto ritornava alla sua vita con Greg e mi parlava di momenti legati a uno dei testi o al periodo particolare della loro vita in cui le canzoni erano state composte. Il loro amore è descritto in molte ballate di Greg Lake. Tutto questo mi portava dentro un coinvolgimento profondo, dal momento che ho ascoltato e studiato queste canzoni per molte ore, con lei e da sola. Non mi sono mai paragonata a Greg Lake e nessuno dovrebbe farlo, io sono un’interprete, una cantante-musicista che ha seguito la frequenza del grande maestro con la propria anima e la propria voce di donna.  

Non sei sola in questo viaggio: mi parli di LA COMPAGNIA DELL’ES e di come hanno vissuto questa situazione inusuale e nobile?

La Compagnia dell’Es che ha collaborato a questo progetto era così formata: Paola Tagliaferro (voce), Pier Gonella (chitarra e basso), Luca Scherani “piano e keyboards”, Giulia Ermirio (viola), Dario Canepa (batteria) e Gino Ape (xilofono).

Tutti i musicisti hanno scritto l’arrangiamento delle parti assegnate ai loro strumenti. L’album è stato registrato e mixato da Pier Gonella e Paola Tagliaferro, con la Produzione Artistica di Paola Tagliaferro e la Co-Produzione Artistica di Regina Lake che è anche la Cover Design.

Sono tutti musicisti professionisti molto bravi, qualificati ed entusiasti del progetto. Pier Gonella è un mio collaboratore importante da otto anni, con lui ho realizzato tre album come musicista e come ingegnere del suono. Giulia Ermirio ha registrato la sua viola in alcuni pezzi contenuti negli ultimi miei tre album. Luca Scherani è al suo primo album con La Compagnia dell’ES. Dario Canepa è alla sua prima esperienza con La Compagnia Dell’ES. Gino Ape degli Enten Hitti è la seconda volta che collabora con La Compagnia Dell’ES, ospite in alcuni pezzi.

In che formato si potrà usufruire di “FOR THE LOVE OF GREG LAKE”?

Per il momento MANTICORE RECORDS CON SPIRIT OF UNICORN E CHERRY RED hanno deciso di pubblicarlo sulle principali piattaforme digitali.

Ascolto su youtube: https://bit.ly/4bHyCjx

Ascolto su Spotify: https://spoti.fi/48h2iRl

tutti i digital stores: https://songwhip.com/paolatagliaferro/for-the-love-of-greg-lake 

In futuro vedremo se proporre un altro formato.

Hai in previsione qualche concerto o presentazione specifica?

Certamente, spero di tornare presto con qualche concerto, work in progress…

So che gli aspetti spirituali fanno parte del tuo quotidiano, ma conosco anche la tua tenacia e il tuo pragmatismo: quanto ti ha aiutato il ricordo - o forse la presenza - di Greg Lake nel realizzare il tuo nuovo lavoro?

Greg mi è stato accanto durante tutto il percorso e nei momenti difficili mi sono sentita rassicurata e spronata dalla sua presenza spirituale.

La tecnologia sicuramente aiuta, ma immagino sia stato faticoso rapportarti a distanza con Regina e il suo staff: cambieresti qualcosa col senno di poi?

Non cambierei nulla: lavorare con Regina Lake e il suo staff è stata un’esperienza coinvolgente, a volte faticosa per la distanza, ma molto interessante e costruttiva.

 



 

 

 


lunedì 26 febbraio 2024

La strana storia dei Mellow Candle, eccezionale quanto incompresa band irlandese di fine ’60

 


Mellow Candle fu un gruppo progressive folk rock, principalmente costituito da irlandesi; era inizialmente formato da ragazze molto giovani che vivevano in un convento di Dublino per il loro corso di studi: Clodagh Simonds aveva solo quindici anni e Alison Bools (in seguito O'Donnell) e Maria White sedici, ed erano quindi studenti nel momento in cui uscì il loro primo singolo, "Feelin' High", pubblicato nel 1968 dalla SNB Records di Simon Napier-Bell.

Nel 1972 la formazione si espanse per includere Dave Williams alla chitarra, Frank Boylan al basso e William Murray alla batteria. Con questa lineup pubblicarono il loro unico album, “Swaddling Songs” (Deram Records), che all'epoca non ebbe alcun successo commerciale. Nel corso degli anni, tuttavia, ricevette un notevole successo di critica e le copie originali in vinile sono diventate oggi molto preziose. 


La band non ebbe lunga vita: Boylan fu in seguito sostituito da Steve Borrill (ex-Spirogyra) e poco dopo la band si sciolse.

 


Il seguito…

Dopo l’epilogo Simonds collaborò con Thin Lizzy, Jade Warrior e Mike Oldfield; Boylan suonò con Gary Moore, mentre Murray contribuì agli album di Kevin Ayers, Amazing Blondel, Mike Oldfield e Paul Kossoff.

Nel 1991, "Silver Song" è stata reinterpretata dagli All About Eve come B-side di alcune versioni del loro singolo, "Farewell Mr. Sorrow".

Il 1996 vide l'uscita di “The Virgin Prophet”, una raccolta di materiale inedito della band, incluse le prime versioni di molte delle canzoni successivamente pubblicate su “Swaddling Songs”. Alcune di quelle sessioni videro la partecipazione di Richard Coughlan dei Caravan alla batteria, anche se le sue registrazioni non sono presenti in “The Virgin Prophet”.

Nel 1996, Simonds registrò “Six Elementary Songs”, pubblicato nel 1997 dalla Evangel Records di Tokyo.

Nel 1999, Simonds registrò una versione dell'ambientazione di Syd Barrett della poesia di James Joyce "Golden Hair" per l'album di Russell Mills, “Pearl and Umbra”.

Il 2006-7 ha visto la partecipazione di Simonds a un progetto musicale chiamato Fovea Hex, insieme a Brian Eno, Roger Eno, il compositore cinematografico Carter Burwell, Andrew McKenzie dell'Hafler Trio, Steven Wilson, Colin Potter (di Nurse With Wound), Robert Fripp, Percy Jones e altri. Sempre nel 2006, Simonds ha eseguito una versione di "Idumaea" per l'album dei Current 93 “Black Ships Ate The Sky”, e una versione di "Cockles and Mussels" per l'EP di Matmos "For Alan Turing".

Nel 2006, O'Donnell si è riunito con Dave Williams e Frank Boylan nell'album “Mise Agus Ise” a cui è seguito l'EP del 2008 “The Fabric of Folk on Static Caravan” (una collaborazione con la band folk / rock inglese The Owl Service), e il suo album di debutto da solista, “Hey Hey Hippy Witch”, pubblicato alla fine del 2009 su Floating World.

È opinione comune che i Mellow Candle furono un chiaro esempio di come spesso la storia non renda immediata giustizia e la gloria arrivi solo postuma.

Il giudizio a distanza di tanti anni è sintetizzato dal seguente pensiero: “Giovanissimi fautori di un raffinato e intelligente folk rock dalle venature celtiche e psichedeliche, tanto originale era la loro proposta musicale rispetto ai canoni dell’epoca, da risultare ai più, difficilmente fruibili”.