venerdì 2 febbraio 2024

Riki Maiocchi: un piccolo ricordo a 20 anni dalla sua morte



Il 2 febbraio del 2004 ci lasciava Riki Maiocchi.
Lo ricordo con un mio post antico e con  le parole di Alessandro Germani.

Una testimonianza più recente è invece fruibile al seguente link che indirizza verso un'intervista che realizzai nel 2015 con la moglie Rosanna:



Enrico Maiocchi nasce a Milano nel 1940. La sua infanzia non è molto rosea; rimane orfano da parte del padre a 8 anni, e i rapporti con il suo patrigno non sono buoni.
Vive il periodo dei “Teddy Boys” in controtendenza; gli viene proibito di portare i jeans in casa, non ha le chiavi della sua abitazione e per la fatidica mezzanotte deve essere già rincasato.
Così a 18 anni, Riki decide di fuggire dalla realtà abitativa. Si mantiene facendo vari lavori.
Già con il desiderio di fare musica, si mette in cerca di altri componenti per formare un complessino. Comincia suonando nelle balere tre volte a settimana.
Nel 1964, è la casa discografica Emi - Columbia che lo scrittura.
Il suo primo 45 giri è “La tua vera personalità’”.
L’anno dopo, è la volta di un altro 45 giri, "Non dite a mia madre”, versione italiana della canzone “The House of the Rising Sun” del gruppo degli Animals. Il testo italiano è scritto dallo stesso Ricki, un testo troppo trasgressivo per l’epoca tant’è che la canzone viene presto “ritirata”.
La stessa, viene reincisa dallo stesso Maiocchi e dal gruppo dei Marcellos Ferial con un testo più “leggero” di Mogol, e con un nuovo titolo “La casa del sole”.
Con questa canzone i Marcellos Ferial partecipano al Cantagiro del 1965; anche Riki partecipa, nella sezione riservata ai giovani, con la canzone “Quella che cerchi”, cover di “Stop Feeling Sorry For Your self” di Adam Faith, canzone ripresa anche da Sandie Shaw.
Il retro del 45 giri è “P.S.I.Love you” dei Beatles, accompagnato dal complesso dei Mods (ovvero i futuri Camaleonti ).
I primi elementi del gruppo sono Riki e Livio, poi entra Gerry, e infine gli altri.
All’inizio, il gruppo non comincia insieme; Livio e gli altri per un periodo di tempo, incidono senza Ricki che è nel gruppo di Augusto Righetti “Le Ombre”. Poi, lo stesso Maiocchi ottiene una scrittura come cantante dalla casa discografica “La voce del Padrone”, e decide di riunire il gruppo.
In principio si chiamano Mods, poi prendono il nome di Beatnicks, e poi quello dei Camaleonti.
Dopo un’apparizione al “Raduno Beat”, vengono notati da Miki Del Prete nel locale milanese Santa Tecla, che li fa incidere per la Kansas. Il loro primo disco con la nuova etichetta è “Ti saluto”, cui fa seguito “Sha la la la”, cover di “La La La La La” di Paul Clarence, e ”I capelloni”, cover di “Over and Over”dei Dave Clarke Five.
Partecipano poi al Cantagiro del 1966, con la canzone ”Chiedi chiedi”. Per problemi interni, in quello stesso anno Ricki lascia il gruppo. Torna nella sua Milano, dove tenta la carriera da solista.
Nel periodo in cui Riky rimane“orfano" dei Camaleonti, si fa accompagnare dal complesso dal nome “Pattuglia azzurra”. Complesso dove suonano i fratelli Boldi, Massimo alla batteria, e Fabio alla chitarra. Ma questa nuova formazione non dura molto.
Per un periodo di tempo si reca a Londra, dove fa la conoscenza del chitarrista Ritchie Blackmore e del suo gruppo, con cui per un po' suona nei locali londinesi.
Riky rimane entusiasta dei suoi musicisti, e decide di portarli in Italia.
Il nuovo complesso di Maiocchi si fa conoscere nei locali italiani, riscuotendo un enorme successo, successo che dura fino a quando lo stesso Blackmore, per problemi personali lascia il gruppo per tornarsene a Londra.
Riki cerca di continuare la collaborazione con i musicisti rimasti , ma la cosa non dura molto. Così, per decisione dello stesso Maiocchi, anche questo gruppo si scioglie, i tre componenti continuano a incidere dei dischi col nome di Trip e si uniscono al cantante Joe Vescovi.
La casa discografica CBS, che crede nelle sue doti di cantante, gli fa incidere una canzone della coppia Mogol-Battisti dal titolo ”Uno in più”. La canzone suddetta fa parte della linea ecologica pacifista denominata “Linea Verde”.
Riki e accompagnato dal complesso dei Generali. La canzone è prima in classifica.
Nel 1967, visto il successo che ha riscosso con “Uno in più”, la CBS lo fa’partecipare al Festival di Saremo di quell’anno con la canzone dal titolo ”C’è chi spera”.
Con lui, per l’abbinamento nella gara canora, c’è Marianne Faithfull, che in quel periodo è legata sentimentalmente al cantante dei Rolling Stones Mick Jagger. La canzone però non riesce a vincere nonostante il pubblico si dimostri interessato al testo , troppo nuovo per un festival che mantiene la sua tradizione di brani troppo “datati”.
La carriera di Riki prosegue con il suo terzo singolo dal titolo ”Prendi fra le mani la testa”, sempre scritto dal duo Mogol-Battisti. Con questa canzone Riky partecipa al Cantagiro del 1967, e la stessa canzone è anche in gara tra i dischi del Festivalbar.
Questa canzone viene incisa anche da Loredana Bertè, Mino Reitano e Lucio Battisti. Il testo, troppo rivoluzionario per il periodo, non fa riscuotere grande interesse per il disco.
La fine del 1967, è caratterizzato dalla nuova moda musicale, che vede riprendere vecchie canzoni di decenni precedenti per poi ricantar le in stile moderno.
Così è anche per Riki, che contro la sua volontà incide la canzone ”Ma l’amore no”. La canzone non ottiene successo perché viene criticata sia dai giovani che non accettano che il loro idolo li “tradisca” cimentandosi in canzoni ormai datate, e dai cosiddetti “matusa” che non accettano che le loro canzoni possano essere “rovinate” dai cantanti del momento.
Il lato B invece è composto da “Un’altra vita”, cover di una canzone di Paul Jones, tratta dal film “Privilege”.
Riki si innamora di quel film “verità” che racconta la storia di come una star musicale può essere utilizzata dal “sistema”.
Nel 1968 ha la fortuna di conoscere Jimi Hendrix al Piper di Milano nella sua storica tournée in Italia .
In quell’anno incide per la CBS l’ultimo 45 giri dal titolo ”Il re della solitudine”. Nonostante la grande esecuzione di Ricky, il disco non viene pubblicizzato molto, e anche in radio non gode di molti passaggi; inutile dire che il 45 giri non riesce a vendere abbastanza. Maiocchi, dopo ciò chiude i rapporti con la CBS. Comincia per lui un periodo di cambiamenti di case discografiche passa alla Carosello nel 1969 con la quale incide la canzone “Io sono qui” che ha come retro ”Tu vedi mai cerchi bianchi e neri?”, alla CGD nel 1972, con il 45 giri dal titolo “Aiutami”, che ha come retro”Mary Jane”.
Successivamente si trasferisce alla EMI, la casa discografica del suo inizio nel 1976. Per la EMI, nel ’76, esce il suo ultimo 45 giri dal titolo ”Rock’n roll”, prodotto da Shel Shapiro, ex cantante del gruppo dei Rokes. Ma anche con la EMI sorgono dei problemi discografici e Riki, ormai stanco, decide di ritirarsi dalla musica.
Da quel momento, Maiocchi fa molti lavori per vivere. Il successo e la popolarità sono per lui ricordi.
Negli anni’80, con gran parte dei suoi colleghi, partecipa a molte trasmissioni che si occupano di riportare in scena gli anni’60; nel 1983 con “Bandiera Gialla”, nel 1988 a “Vent’anni dopo”, nel 1989 a “Una Rotonda sul Mare”, dove riesce ad arrivare in semifinale.
La canzone ”Uno in più” viene scelta come sigla del programma “Roxy Bar”.

Il 4 Febbraio del 2004 a Milano, muore di tumore nell’ospedale dove è ricoverato.
A differenza del nome che ha scelto per il suo gruppo,
Riki Maiocchi è l’unico Camaleonte che non ha mai cambiato colore per vivere.

Una chicca dalla rete



(Intervista telefonica a Riky Maiocchi, dicembre 1997)

Conoscevo musicalmente Hendrix fin da quaido aveva sfondato in Inghilterra.
Là, la sua popolarità era oggetto di studio per sociologi e psicologi, mentre in Italia girava tutt'altra musica.
Il pubblico che andava ad ascoltarlo era quindi composto in buona parte da persone incuriosite dalla sua musica, ma anche dal personaggio, per come si vestiva, per come era stato descritto dai giornali, dalla gente che lo aveva visto.
Questa naturalmente era l'immagine offerta dai media.
Di persona sembrava quasi timido, come quando si presentò al Piper nel pomeriggio per scusarsi del fatto che il concerto non si sarebbe potuto tenere perché gli strumenti erano bloccati alla dogana in aeroporto.

D: II tour fu ben gestito?

R: Secondo me no. Oltre tutto a Milano Jimi fu fatto suonare al Piper, che pur essendo un locale abbastanza grande in confronto al Piper di Roma era poca cosa. Poi l'hanno fatto esibire al Brancaccio, che è uno dei teatri meno rappresentativi della capitale.

D: Come si svolse la tua giornata hendrixiana?

R: Mi trovavo al Piper in veste di spettatore in attesa del primo concerto pomeridiano. Hendrix arrivò nei camerini e mi spiegò i motivi per cui non poteva suonare. Lui non sapeva neanche che in Italia esistessero dei complessi, di italiano conosceva solo Mario del Monaco, ma di gruppi non aveva proprio idea.
Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Abbiamo bevuto qualcosa, gli ho fatto conoscere due mie amiche (con una delle quali fra l'altro ha avuto una storia) e la sera, dopo il concerto, ci siamo trovati e siamo andati a casa di una di loro, dove abbiamo fatto una festicciola, una cosa molto tranquilla.
Mi regalò un battipenna e tre pick-up, che attualmente credo siano in mano ad Alberto Radius della Formula 3, anche se ora non ricordo per quale motivo... Radius non c'era al Piper. Non mi ricordo di aver visto molti musicisti, solo Maurizio Arceri e Milena Cantù ...
Del concerto ricordo che Jimi ha eseguito tutti pezzi che conoscevo, per un totale di circa due ore, quasi come per scusarsi di non aver suonato il pomeriggio.
Alla festa vennero anche Noel, Mitch e il tecnico.
La padrona di casa - non mi ricordo più il nome - era una ragazza di colore, una fotomodella.
Me l'aveva presentata un'amica di Bologna, Ines (Curatolo), che fu quella che ebbe la storia con Jimi. Ricordo che a festa finita, quando tutti cominciarono ad andar via, lui rimase lì.
Dopo il tour italiano, mi capitò di vederlo un'altra volta.
Andavo spesso a Londra dove in quegli anni c'era un locale in auge che si chiamava "Revolution", un posto con un palchetto attrezzato per chi aveva voglia di esibirsi.
Quella sera Jimi fece una jam session con Steve Winwood e altri musicisti.

(Dal libro "5 giorni a maggio" di R. Bonanzi e M. Comandini)