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giovedì 3 dicembre 2020

Tommaso Varisco -“All The Seasons Of The Day”

Tommaso Varisco -“All The Seasons Of The Day”

Seahorse Recordings - distribuito da Audioglobe

 

Sono passati undici anni da quando scrissi di un album, “Always”, proposto da Tommi, che ritrovo oggi col suo vero nome e cognome, Tommaso Varisco.

Cantautore veneto, originario di Chioggia, nel 2006 pubblica il suo primo album autoprodotto dal titolo “This is how i feel”, che ottiene buone recensioni a livello nazionale.

Nel 2011 rilascia il già citato “Always”, il cui mastering è affidato a Ronan Chris Murphy, uomo di regia per King Crimson, Steve Morse, Tony Levin, e molti altri.

Il 2019 è invece l’anno di un nuovo esordio nato dall’incontro con Paolo Messere, produttore della siciliana Seahorse Recordings, che ha creduto fortemente nel progetto di “All the seasons of the day”.

Nell’intervista a seguire Tommaso ci racconta nei dettagli il suo nuovo progetto ed è l’occasione per… parlare di musica e comprendere i significati nascosti in ogni singolo brano.

Con il termine “cantautore” si definisce letteralmente colui che crea e interpreta le proprie canzoni, ma il ruolo stabilito nel passato riconduceva spesso a portatori di messaggi politici e sociali, un marchio che nel tempo si è ammorbidito, ritrovando un significato meno esclusivo.

Varisco naviga tra il sociale e l’esposizione di sentimenti personali, operazione per la quale utilizza la lingua inglese, più affine al suo essere musicista. Ne scaturisce un album intimista, che permette all’autore di urlare un disagio, che è poi quello di tutti. Il mood è da spleen spinto, tra ballad e rock, un modus molto “americano” di proporre musica, una dimensione in equilibrio tra vena acustica ed elettrica. La voce di Varisco è elemento caratterizzante e la sua capacità di modulazione appare come valore aggiunto.

Mi ha colpito una sua affermazione, una sintesi del disco a mio giudizio perfetta: “… un viaggio senza troppe risposte attraverso tutte le stagioni dell’animo umano…”.

Sì, un viaggio, quello che tutte le persone virtuose compiono, ma che solo pochi riescono a fissare per sempre rendendo condivisibile il loro pensiero.

Un album che si ascolta con grande piacere, con sonorità che accompagnano l’importanza delle liriche e che non ha bisogno di specifiche decodificazioni per essere apprezzato all’impatto.

Davvero un nuovo inizio per Tommaso Varisco.

 

Lo scambio di battute…

Nove anni fa, in occasione del rilascio di “Always”, conclusi la mia intervista con la seguente domanda: “Prova ad aprire il libro dei desideri e scrivi il tuo futuro musicale da qui al 2015”. Il tempo è trascorso inesorabile e, in via più generale, vorrei chiederti che cosa ti è accaduto, musicalmente parlando, da quel momento ad oggi.

Il tempo trascorre inesorabile e allo stesso tempo se ti volti sembra non essere passato. Ha comunque e sempre nei tuoi riguardi quella certa ineluttabile indifferenza. Tornando a noi, “Always”, anche grazie al tuo contributo Athos, è stato da molti ben recensito. Sono rimasto in ottimi rapporti con Donato Zoppo che, attraverso Synpress, ha davvero svolto un lavoro egregio di promozione e ufficio stampa. Poi ho suonato live fino al 2015, inizialmente con la band che l’ha registrato, poi in quella che io chiamo “solitudine acustica”, in quanto preferirei esibirmi in solo unicamente in determinate e selezionate occasioni. Purtroppo, non si riesce sempre ad avere una tournée degna di questo nome. Nel corso di quegli anni però ho avuto la fortuna di conoscere Marco Quaglia, aka MQX Singer, che, apprezzando i miei lavori e gestendo la programmazione live in alcuni locali del polesine, è riuscito a ritagliarmi ottime occasioni. Nel 2013 è nato il mio primo figlio e ho rallentato parecchio, sia concerti che nuove registrazioni che stavo effettuando a Chioggia. In queste ero supportato da Emilio Veronese, anche collaboratore su All The Seasons, un caro amico che al tempo militava nei ManzOni che uscivano per la Garrincha. Lorenzo Mazzilli è entrato nel quadro più tardi, credo fosse il 2015/16 circa. Ho aperto grazie a lui per i suoi Barranco e per Old Seed, artista canadese. Nel 2016 Lorenzo rilascia, sotto lo pseudonimo di The Giant Undertow, il suo ottimo esordio “The Weak”, album registrato dal cugino Matteo all’Anakonda Studio di Montagnana (PD). Il disco mi risuonava così bene e la nostra amicizia andava mutandosi in stima, fiducia e affetto reciproci, che ho deciso di registrare “All The Seasons Of The Day” avvalendomi della sua preziosa collaborazione.

A proposito… ti ho conosciuto come “Tommi”, ora proponi il tuo nome completo: cosa c’è dietro al cambiamento?

Quando decisi di uscire con il solo “Tommi”, l’intenzione non era tanto quella di utilizzare l’appellativo con il quale gli amici solitamente si rivolgono a me, ma piuttosto di azzerare ogni riferimento riconducibile alla mia famiglia e al mio passato. Volevo per una volta sentirmi libero da qualsivoglia legame o condizionamento culturale. Il significato di famiglia è infatti certamente più ampio di quello a cui ci riconduce il suo più comune uso quotidiano. Con il cognome mi riapproprio della mia identità e dei miei affetti, senza per questo sentirmene vincolato. “All The Seasons è per me, sotto molti aspetti, il mio primo album, una vera rinascita e il punto di partenza. Quindi la ricerca del “nome” divenne fondamentale. Provai ad affiancare al vecchio Tommi vari cognomi inglesi o pseudo tali che potessero avere un senso per me. Ma il senso era lasciare il mio vero nome e cognome. Scelta battezzata positivamente anche da alcuni amici che hanno avuto la premura di scrivermi per confermarmelo. I loro messaggi, inaspettati, sono sicuramente serviti a darmi le conferme di cui avevo bisogno. Insomma, dopo tanto, forse ero sulla strada giusta.

Un anno fa hai rilasciato “All The Seasons Of The Day”: mi parli dei contenuti lirici e musicali?

“All The Seasons…” parla di un ventenne uscito con qualche ammaccatura dall’adolescenza. È consapevole del suo forte, contraddittorio e forse doloroso legame con il passato. Hey d**!?! sta infatti sia per “Hey dad” che “Hey dead”, cioè qualcosa di mortale da cui allontanarsi. La figura del padre è il fardello che ogni nuova generazione si porta sulle spalle. L’assurdità del vivere è presente in “September is”, una poesia di Sara, la mia ragazza al tempo, scritta per un caro amico morto poco più che adolescente. Si cerca allora una fuga illusoria in luoghi lontani e solitari come evidenzia “Golden Hooks”, il cui testo è ispirato al romanzo “Misteri” del premio nobel norvegese Knut Hamsun. La verità è che non possiamo annullare o negare l’appartenenza al genere umano. La violenza insita in “Flower” parla proprio di questo e le fa da solido contraltare la dolcezza perfetta dei flauti di Enrico Varagnolo. C’è una forza che più allontaniamo da noi più ci ritorna come un boomerang ed è, molto “banalmente”, l’amore. Anche quando sembra prevalere la confusione o il torpore - vedi ad esempio “Big Sleep” e “Wisdom” o il senso di vuoto a seguito dell’abbandono dolorosissimo dell’amata di “I Still Cannot Understand” - nulla frena il nostro protagonista dal credere che qualcosa sia ancora possibile. In questo senso “Coffee” è terapeutica. Qualcuno che aspetta che tu torni per cantarle una canzone o bere un caffè assieme. Ecco allora che considero “All The Seasons…” una raccolta di canzoni alla ricerca di empatia in un mondo in cui, fin dalla notte dei tempi, dobbiamo quotidianamente far fronte a tematiche che rimangono per loro stessa natura irrisolte. Anche in “Afternoon”, che a tutt’oggi considero il mio brano più intenso, se non il brano della vita, devo ammettere che tutto sembra ridursi alla mera accettazione del destino. C’è però in questa canzone una dignità nel proseguire a testa alta che è la risposta a tutta le altre canzoni del disco. Dobbiamo salvare noi stessi.


Come si lega ai tuoi precedenti lavori? Esiste una sorta di continuità?

“This Is How I Feel”, uscito nel 2006, riprende sostanzialmente le tematiche di “All The Seasons” ma è molto più disilluso, e in questo senso intimo. È come se si fosse divenuti parte del meccanismo, come se si preferisse vivere senza farsi troppe domande, il che in un certo senso è anche un bene. Mentre “Always” non è il disco che doveva uscire nel 2011. Sul finire del 2010 stavo infatti registrando un altro album con una band che è ahimè letteralmente implosa su sé stessa. È stato un vero peccato ma ammetto che, anche per colpa mia, pur dopo un anno in cui abbiamo suonato e lavorato molto bene, non eravamo ancora pronti per entrare in studio. La mia fretta di dare un seguito al mio esordio e scelte sbagliate legate alle modalità di registrazione hanno fatto il resto. Così per non restare ulteriormente fermo ho selezionato composizioni dal carattere più solare e mediterraneo che meglio si adattavano alle caratteristiche della mia nuova band e di cui in quel momento avevo bisogno.

Chi ha collaborato alla realizzazione dell’album?

Il disco come anticipato è stato registrato all’Anakonda Studio di Montagnana (PD) da Matteo dall’Aglio, il quale ha anche suonato la batteria e si è occupato del missaggio e del master finale. Lorenzo ha suonato il basso ovunque e il mandolino in “Flower”, mentre in “Afternoon” le chitarre elettriche sono tutte sue. Sandro Lovato, mio amico di lunga data, ha schitarrato alla grande su almeno la metà dei brani del disco e ha contribuito non poco alla riuscita di pezzi che io reputo “difficili”, sotto il punto di vista dell’arrangiamento, come “Wisdom”, “Lake” o “Golden Hooks”. Emilio ha suonato la chitarra su “Flower”, altro brano “impossibile” e lontanissimo dal rock di “All The Seasons” e ha registrato quasi la metà delle mie tracce vocali a Chioggia nella mia casetta al mare, aiutandomi non poco nel ricercare quell’intensità ed emozione che io credo sia palpabile in “Wisdom” e “Coffee”. Enrico Zennaro ha suonato la chitarra solista e acustica, e ha fatto i cori in “Coffee”, altro brano, tra l’altro in soli due accordi, che arrivando a toccare i 12 minuti ha avuto una gestazione complessa. Di Emanuele Ricci invece è l’assolo che sentite in “Big Sleep”, una delle cose più epiche dell’intero album. I Flauti di Enrico Varagnolo su “Flower” invece sono arrivati “casualmente” e a disco “quasi uscito”. Ho dovuto contattare l’etichetta e spiegar loro che l’album non poteva ancora essere edito in quanto stavano arrivando dei flauti meravigliosi dalla Spagna, dove Enrico vive di cui sarebbero comunque stati felicissimi.

Il disco è stato preceduto da un singolo focalizzato sulla violenza sulle donne: esiste a tuo giudizio una reale possibilità per l’artista (non solo il musicista) di incidere su aspetti culturali e sociali?

La violenza è più vicina di quanto non pensiamo e non ti chiede mai “posso?” Ma arriva quando meno te lo aspetti, sotto varie forme e devi farci i conti. Il video di “Hey d**!?!” tratta la tematica della violenza sulle donne a seguito del racconto di alcune amiche proprio nei giorni in cui stavo decidendo che direzione dare al video. Io sostengo con estrema convinzione che l’artista debba fare il suo, come artista e come essere umano in primis. Denunciare non è facile e si rischia il linciaggio mediatico. La cosa più terribile è vedere donne contro donne che hanno subito e denunciato. Lo abbiamo constatato anche questo 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne. Nessuno di noi dovrebbe mai tirarsi indietro, il disco in generale parla proprio di questo. Cerca di sensibilizzare verso una maggiore empatia fra le persone. È sicuramente sbagliato desistere e nascondere la testa sotto la sabbia. I cambiamenti in meglio esistono e sono possibili, altrimenti saremmo ancora tutti schiavi. Invece in Europa viviamo una dimensione democratica e libera, non così scontata se guardi il resto del mondo. Inoltre, non bisogna né rifuggire, deridere o detestare la politica, alla quale spetta decidere per il nostro futuro. Quindi trovo ridicola la polemica su chi contesta all’artista un impegno appunto politico nel senso più ampio del termine, perché è come dirgli di non pensare al proprio bene.

“All The Seasons Of The Day” è uscito quando non conoscevamo ancora il Covid 19: vista la tua tendenza all’introspezione, che nuovi stimoli hai ricevuto dall’immobilità forzata e da una situazione tragica, senza precedenti?

Una pandemia del genere è l’occasione che l’uomo sta avendo per rivedere molti aspetti legati alla socialità e al progresso. Ma notiamo in tanti e con sommo rammarico come prevalga la dimensione individualista e narcisista, una stupidità senza precedenti diffusa e messa in vetrina nei social e in televisione. Avendo figli sono seriamente preoccupato. Ad acuire il tutto la grave crisi economica da cui stavamo uscendo. Certo il Covid19 è stato il colpo di grazia. La storia è ciclica e un ritorno di qualunquismi e movimenti di estrema destra era dietro l’angolo. Prevenire è sempre la risposta migliore. Invece come sempre abbiamo dormito sugli allori. Già l’elezione di Biden negli States è sicuramente un buon segno. Mi auguro che anche nel resto del mondo si abbia l’accortezza di scegliere un percorso lungimirante, ambientalista e nel segno di una direzione comune; e che ci possa essere maggior empatia e rispetto verso il prossimo. Partire dall’educazione a scuola è fondamentale, cosicché (magari dico una cosa un po’ forte) i bambini abbiamo i mezzi necessari a superare esempi sbagliati che in molte occasioni sono gli unici che trovano in casa.

Che tipo di soddisfazioni hai ricevuto da questo tuo nuovo lavoro?

Sono più che soddisfatto. A livello artistico è di gran lunga il miglior disco che abbia fatto fin qua. Certo non ha goduto di particolare fortuna vista la pandemia. Tuttavia, se ne è scritto positivamente ed ha ricevuto articoli e passaggi radio sia in Italia che all’estero. Purtroppo, però il Covid19 ha bloccato qualsiasi attività live, cosa fondamentale per me che ero fermo da parecchio tempo. Ad ogni modo noto con piacere che ancora se parla. Proprio in questi giorni ho ricevuto notizia di nuove recensioni ed interviste pronte per essere stampate o messe in rete, non solo in Italia. Questo mi è sicuramente d’aiuto per il proseguo della mia avventura. “All The Seasons” è davvero un buon disco e merita di essere conosciuto, spero quindi che dalla primavera del 2021 questo possa succedere.

Chiudiamo col futuro prossimo: quali sono i tuoi progetti a medio termine?

Con Lorenzo e Matteo ho trovato la dimensione giusta e stiamo registrando altri album che faremo uscire con scadenza regolare nei prossimi anni. Al momento siamo ovviamente fermi per la pandemia. La mia volontà rimane quella di dare un seguito ad “All The Seasons” entro il 2021, vedremo se ce la faremo. Inoltre, spero di programmare nuove date dalla primavera imparando anche ad utilizzare, con l’aiuto di amici più che pazienti, i social nella maniera giusta per riuscirci.

Grazie…

Grazie a te,

Tommi… ops, volevo dire Tommaso!


TRACKLIST

1.         Hey d**!?!

2.         September is

3.         Big Sleep

4.         Itchy Little House

5.         Afternoon

6.         Wisdom

7.         Lake (Song of the Tower)

8.         Golden Hooks

9.         Flower

10.      Coffee

11.      I Still Cannot Understand