domenica 30 dicembre 2018

Patti Smith Group Stadio Comunale, Bologna, Firenze, 9-10 settembre 1979


Patti Smith Group
Stadio Comunale, Bologna, Firenze, 9-10 settembre 1979

“Ne ho abbastanza. E’ finita”. Sono le parole che Patti Smith, la sera del 10 settembre 1979, pronuncia tornando in albergo dopo il concerto tenuto allo stadio di Firenze.



Firenze fu il nostro ultimo lavoro. Arrivammo e io battei le strade, alla ricerca degli schiavi di Michelangelo. C’erano migliaia di ragazzi accampati nelle strette vie del centro. Che cazzo stava succedendo? Passai davanti a un‘edicola e vidi la mia faccia sulla copertina di ogni rivista. Seguita da orde di ragazze urlanti in camicia e cravatta, cercai di raggiungere per vie secondarie l’hotel Minerva. Mi rintanai là per ore, ingurgitando un espresso dopo l’altro. Il nostro ultimo lavoro. In uno stadio di calcio. Chilometri da Michelangelo.”


Patti Smith ricorda bene quello show italiano di fine estate ’79. Lo ricorda per la spropositata folla, 70000 persone (e 50000 il giorno prima al Comunale di Bologna), quando il pubblico medio dei suoi show era di 5-10000 spettatori; lo ricorda per le roventi polemiche e le passioni contrapposte; ma soprattutto lo ricorda perché fu l’ultimo per molti anni, un ultimo walzer eccitato e tormentato, un addio alle scene ritrattato solo nel 1988. Patty Smith era un nome popolare in Italia fin dai giorni di “Horses”, ma le decine di migliaia di giovani convenuti a Bologna e Firenze non era li solo per onorare una donna di musica. Erano li piuttosto per testimoniare, con velleità e passione, la loro fede in un rock taumaturgico, capace di interferire con la storia, la politica, i tempi nuovi. Avevano impresso in mente la Patty Smith rivoluzionaria punk, la guerriera con l’aureola di “vive l’anarchie”, e sbandarono nello scoprire che quel personaggio che si erano dipinti non erra vero, forse non era mai esistito. La Patti Smith che trovarono in carne e ossa parlava si di cambiamenti, ma soprattutto spirituali, e se citava ancora l’adorato Rembaud, e Rilke, e Jean Genet, un posto lo riservava anche a Papa Luciani, l’effimero Papa del sorriso, che aveva voluto nel suo ultimo disco(Wave) in foto e parole: “La musica è riconciliazione con Dio”.

Il giorno prima del concerto di Bologna Patty Smith lo trascorse a Venezia, ospite di Enzo Ungari e della Mostra Internazionale del Cinema. Visitò la città in motoscafo, come una turista, e la sera al Lido fece un’apparizione a sorpresa(in effetti non così segreta) dopo la proiezione in anteprima del film "American Graffiti 2”. Fu un happening abbastanza velleitario di un’ora circa, in duo, lei con il clarinetto e Richard Sohl al pianoforte.

(Myke Paytress, “Io c’ero”)




domenica 16 dicembre 2018

The Samurai Of Prog-"OMNIBUS-The Early Years”


Se mi fosse chiesto di spiegare in termini concreti e sintetici che cosa sia la musica progressiva, il sontuoso cofanetto che mi trovo tra le mani rappresenterebbe il mezzo ideale per raggiungere l’obiettivo. I protagonisti musicali di questa opera sono i The Samurai Of Prog, una famiglia allargata di cui ho scritto più volte su queste pagine. 

Per dare una collocazione geografica ai TSOP si potrebbe immaginare una sede finlandese e una serie infinita di collaborazioni mondiali, ma basterà leggere a fondo articolo il cospicuo elenco degli “aiuti” per chiarirsi le idee.



Sono partito dal cofanetto perché è davvero emozionante rimirarlo, aprirlo, leggerlo, anche solo guardarlo, un piacere molto simile a quanto provavamo al cospetto del "rito del vinile". E qui l’artista, responsabile dell’artwork, è quel genio di Ed Unitsky, legato a doppio filo alla storia dei Samurai, un talento creativo capace di tradurre liriche in immagini di grande effetto evocativo.

Il titolo del nuovo progetto è “OMNIBUS-The Early Years”.

Racconta Marco Bernard, bassista e motore della band: “Si tratta dei  nostri primi tre album che sono andati esauriti (“UNDERCOVER”, SECRETS OF DISGUISE” e “THE IMPERIAL HOTEL”), li abbiamo rimissati, abbiamo aggiunto e/o tolto parti, voci e strumenti e per ogni album abbiamo incluso delle bonus tracks ad hoc (in fin dei conti solo le bonus track potevano essere pubblicate come nuovo CD ma abbiamo optato per includerle in questo opus di oltre cinque ore di musica)”.

Già, stiamo parlando  di cinque ore di musica che rivisitano album della band già noti, con qualche novità.
La storia dei TSOP nasce dal grande amore per la musica progressiva, che inizialmente si concretizza con il dare nuovo volto ad alcune cover dei mostri sacri del prog: nascono così "UNDERCOVER" (2011) e il doppio album “Secrets Of Diguise” (2013) che ripropongono la musica dei Genesis, YES, Marillon, ELP, Pink Floyd, Gentle Giant, PFM, King Crimson, Van der Graaf Generator. Ma il grande accordo compositivo di Bernard (italiano, ma residente in Finlandia) con l’americano Steve Unruh e il finlandese Kimmo Pörsti produce la voglia di innestare musica inedita, sino ad arrivare a “The Imperial Hotel” (2014), primo album di musiche totalmente originali.
Per la cronaca, dal quel 2014 la produzione discografica è andata avanti a spron battuto e di fatto ogni anno si è registrato un nuovo rilascio, ed è già ufficiale un nuovo capitolo previsto per la prossima primavera.
Quindi, il grande pregio di “Omnibus” è quello di riproporre la musica immortale del prog, migliorata dall’intervento tecnologico, con la miscela vincente fatta di brani storici (“Dogs”, “Jerusalem”, “Assassing”, “The Lamia”, “Starship Trooper”, “Dancing With The Moonlit Knight”, “Traveler”,Aspirations”, “Darkness”, “Karn Evil 9”, “Time And A Word”,” One More Red Nightmare”) uniti a brani nuovi inseriti nella sezione “bonus tracks”, che vediamo nel dettaglio:

Allegato ad “UNDERCOVER” troviamo “Journey to the Island”, realizzato con l’intervento di Octavio Stampalia, mentre “Indictment Ever After” è una registrazione di molti anni fa, già comparsa su “Decameron parte 3” (2016).

L’appendice di “Secret of Disguise” è rappresentata da “This Side” e “The Other Side (of me)” - vecchie registrazioni fatte con Lalo Huber e Carlos Lucerna, mai rilasciate - e da “Karn Evil 9 - Second Impression”, brano di Keith Emerson rivitalizzato da Kerry Shacklett  con aggiunta di basso e batteria.

Alcune bonus di “The Imperial Hotel” ci portano in Italia...



Un Respiro e Tutto Cambia” è una totale creazione di Luca Scherani impreziosita dalla vocalità di Stefano “Lupo” Galifi, mentre “La Magia è la Realtà” propone musica e testo di Elisa Montaldo (che nel brano suona le tastiere e canta), un pezzo che comparirà in lingua giapponese nel prossimo album dei TSOP, “TOKI NO KAZE”.

A completare la sezione ligure la traccia “Rimani nella Mia Vita”, vecchio brano dei Latte & Miele (musica di Oliviero Lacagnina e liriche di Giancarlo Dellacasa) tratto dall’album “Papillon”(1973).



Il pezzo “Anatta” rappresenta la prima collaborazione dei TSOP con  Christian Bideau.

Per chi non conoscesse i TSOP occorre dire che si tratta di una vera multinazionale della musica, e la lettura dei collaboratori - oltre 60 - inserita a seguire, sarà chiarificatrice.
Ma vorrei soffermarmi sugli aspetti emozionali, quelli suscitati da una raccolta artistica incredibile, una gioia per gli amanti della musica progressiva, un concentrato di storia e buoni propositi, un melange di tecnica ai massimi livelli e idee innovative, elementi che rendono il cofanetto come il massimo della rappresentatività prog, sunto di immagini passate e nuove luci, contenitore potenzialmente didattico e comunque di facile fruizione.

Un gran bel regalo di Natale questo OMNIBUS-The Early Years”, e anche il prezzo è allettante, solo 23 € (compreso spese di spedizione) in Europa: www.seacrestoy.com

 Ecco l’anticipazione video:


Songs / Tracks Listing

"UNDERCOVER"


1. Before the Lamia (2:09)
2. The Lamia (7:19)
3. Starship Trooper (10:28)
4. World of Adventures (9:47)
5. Assassing (7:04)
6. Gravità 9.81 (4:59)
7. Jerusalem (2:46)
8. Dogs (11:49)
9. The Promise (9:47)

Bonus tracks:
10. Journey to the Island (5:20)
11. Indictment Ever After (6:56)

Total time 78:27

"SECRETS OF DISGUISE"


CD 1 (75:57)
1. Three Piece Suite (12:40)
2. Sweet Iphigenia (7:32)
3. Descenso En El Maelstrom (5:29)
4. Before The Dance (2:50)
5. Dancing With The Moonlit Knight (8:28)
6. Aspirations (6:37)
7. Traveler (5:16)
8. Sameassa Vedessa (5:10)
9. One More Red Nightmare (7:29)
10. To Take Him Away (7:11)
11. Time And A Word (7:11)

CD 2 (72:52)
1. Singring And The Glass Guitar (22:57)
2. Darkness (8:10)
3. Jacob's Ladder (7:20)
4. The Case Of Charles Dexter Ward (definitive mix) (14:45)

Bonus tracks:
5. This Side (5:13)
6. The Other Side (of me) (7:16)
7. Karn Evil 9 - Second Impression (7:07)

"THE IMPERIAL HOTEL"


1. After The Echoes (8:43)
2. Limoncello (7:57)
3. Victoria's Summer Home (2:53)
4. The Imperial Hotel (28:10)
5. Into The Lake (7:52)

Bonus tracks:
6. Un Respiro e Tutto Cambia (5:22)
7. Anatta (3:55)
8. La Magia è la Realtà (6:21)
9. Rimani nella Mia Vita (4:10)

Total time 75:27

Line-up / Musicians
- Steve Unruh / vocals, guitars, flute, violin
- Marco Bernard / Rickenbacker and Dingwall basses
- Kimmo Pörsti / drums, percussion


With:
- Jon Davison / vocals & acoustic guitar & arrangements
- Roine Stolt / guitar
- Bogáti-Bokor Akos / acoustic & electric guitars, vocals
- Thomas Berglund / guitar
- Srdjan Brankovic / guitar
- Jaan Jaanson / guitar
- David Myers / grand piano & keyboards
- Stefano Vicarelli / keyboards
- Richard Marichal / keyboards
- Guy Le Blanc / keyboards
- Eduardo García Salueña / keyboards
- Juha Sipilä / keyboards
- Alfio Costa / Mellotron
- Risto Salmi / saxophone
- Esa Lehtinen / flute
                 - Anita Aronen / bowed harp
                 -  Christian Bideau-keyboards
- Elina Sipilä / cello
- Tommi Varjola / lute
- Jan-Olof Strandberg / bass
- Michael Manring / bass
- Virginia Splendore / Chapman stick
- Marc Papeghin / French horn, trumpet
- Mirja Lassila / vocals
- Mark Trueack / vocals
- Phideaux Xavier / vocals
- Kristofer Eng Radjabi / guitar
- Israel Sánchez / guitar
- Kamran Alan Shikoh / guitar
- Alan Shoesmith / 12-string guitar
- Andrew Marshall / 12-string guitar
- Carlos Lucena / guitar
- Robert Webb / keyboards & vocals
- Linus Kåse / keyboards & sax & vocals
- Kimmo Tapanainen / keyboards
- Stefan Renström / keyboards
- Mimmo Ferri / electric piano
- Enyedi Zsolt / keyboards
- Matthijs Herder / keyboards
- Octavio Stampalia / keyboards
- Guy LeBlanc / keyboards
- Lalo Huber / keyboards & additional bass
- Richard Wileman / keyboards
- Vertti Tapanainen / bassoon
- Peter Turnbull / oboe
- Jukka Pitkänen / fluegelhorn
- Mento Hevia / electric cello
- Helen Dearnley / violin
- Beatrice Birardi / vibraphone
- Richard Maddocks / narrator
- Kerry Shacklett / keyboards
- Michelle Young / vocals
- Marek Arnold / sax
- Johan Öijen / guitar
- Yoshihisa Shimuzu / guitar, synth
- Martin Henderson / backing vocals
- Marie Kvist / backing vocals
- Luca Scherani / keyboards
- Stefano Galifi / vocals
- Elisa Montaldo / keyboards, vocals
- Oliviero Lacagnina / keyboards
- Nevena Racic / vocals
- Rubén Álvarez / guitar
- Josè Manuel Medina / orchestration

Artwork: Ed Unitsky


mercoledì 12 dicembre 2018

Michele Conta: tra classica, Locanda delle Fate e il nuovo progetto "Endless Night"


Un paio di mesi fa ho incontrato virtualmente Michele Conta, l’unico elemento della Locanda delle Fate che non avevo avuto ancora occasione di conoscere. 

Nell’atto finale della band, l’ultimo concerto di Asti, un anno fa, non era presente, per motivi che racconta lui stesso a seguire, e quindi colmo ora la lacuna.

Michele ha un progetto prog in corso, anticipato  da un paio di brani che propongo a seguire: a lavoro ultimato commenterò l’album, ENDLESS NIGHTS, per intero.

E’ stata dunque questa l’occasione per chiedere a Michele di raccontare un po’ della sua storia, e lui si è lasciato andare, parlando di vita e musica…



L'incontro con i componenti della Locanda delle Fate è avvenuto molto presto, intorno  ai 16/17 anni, e ricordo che  mi portavano avanti indietro con camioncino e macchine perché non avevo ancora la patente.
Ho avuto la fortuna che mio papà mi iscrisse al Conservatorio da bambino, per cui avevo già alle spalle 7-8 anni buoni di studio del pianoforte. In realtà un  paio di anni prima, e cioè verso i 14 anni, avevo già incontrato Ezio Vevey, il chitarrista.
Una sera d'estate andai  col motorino a una festa di borgata alla periferia della mia città e Ezio faceva parte di quel complessino che suonava sul ballo a palchetto. Rimasi letteralmente folgorato dalla grinta e dal suono che usciva dalla sua chitarra, che contrastava nettamente con la scarsità del resto della band. Allora presi coraggio e in una pausa andrai a parlargli per conoscerlo, e ci mettemmo d'accordo per incontrarci e suonare un pò insieme; il posto prescelto fu la casa di campagna di sua nonna, in un paesino vicino ad Asti, e l'unico giorno disponibile era il sabato pomeriggio, perché non avendo la patente doveva  portarmi mio papà. Il volume con cui suonavamo era veramente forte, per cui succedeva che il giorno dopo la nonna di Ezio riceveva telefonate dai contadini delle Cascine vicine che si lamentavano poiché le vacche nelle stalle erano disturbate, e si agitavano per via del volume troppo alto della musica.
Ritornando alla Locanda, loro erano già un gruppo noto  in zona, grazie alla loro bravura, e facevano cover di vari gruppi; quell'anno decisero di aggiungere una seconda tastiera alla formazione e di sostituire il chitarrista e cantante, quindi praticamente entrammo a breve distanza io Ezio e Alberto Gaviglio, quest'ultimo come cantante e seconda chitarra.
Il contatto con me avvenne perché mio papà lavorava con Luciano Boero e quindi Luciano venne a conoscenza di questo figlio che studiava pianoforte e a cui piaceva il rock.
L'incontro con la Locanda fu davvero decisivo per la mia formazione, perché imparai a suonare in un gruppo: ad esempio  da Oscar Mazzoglio rubai i segreti dell'improvvisazione con l'organo Hammond, con Giorgio Gardino, il batterista, scoprii che esistevano ritmi nuovi e difficili che mi influenzarono in seguito quando incominciai a comporre musica mia; da Luciano imparai certi segreti per tirar giù un pezzo da un disco senza avere in mano uno spartito; da Alberto catturai la sua fantasia letteraria e imparai a lasciarmi trasportare dalla musica.
In definitiva fu una bella scuola, cosicché in un paio di anni le regole ferree del conservatorio erano solo più una base su cui man mano costruii il mio modo più libero e personale di suonare il piano.  
Dopo qualche anno in cui suonavamo in giro pezzi di altri per pagarci la grande quantità di strumenti e amplificazione che avevamo comprato, io e Ezio proponemmo agli altri di chiudere con le serate e provare a fare pezzi nostri: e così fu.
Nacque in poco più di un anno “Forse le lucciole non si amano più”, 7 brani musicali, 4 composti da me e tre da Ezio.
Ricordo l'impressionante velocità con cui ci si riusciva a capire nell'arrangiare i vari pezzi, le idee venivano spontanee e incredibilmente condivise.
Negli anni a venire riflettei molto su quel periodo magico e penso che sia stata una gran fortuna il fatto che il destino abbia voluto che 7 ragazzi viaggiassero per un determinato periodo di tempo sulla stessa lunghezza d'onda.
Inevitabilmente il tempo passa e ognuno di noi cambia ed evolve in modo differente.
Penso che per ogni band questo periodo di grazia sia più o meno duraturo, ma che inevitabilmente prima o poi finisca. Ti trovi una sera a suonare e capisci che le tue idee cominciano a prendere un'altra strada e fai un pò di fatica a farle accettare dagli altri: questo secondo me è il momento in cui ogni musicista deve prendere coraggio, far su armi e bagagli e incominciare a costruire su queste nuove idee la propria musica futura.
Intendiamoci questo non c'entra niente con l'amicizia e la stima personale perche è ancora intatta e anzi più forte di allora.
Questo stato d'animo l'ho espresso nel brano"Crescendo" che e'l'ultimo che ho composto per la Locanda.
Ci siamo trovati più volte negli anni a venire per cercare di trovare l'entusiasmo per rimetterci insieme, e devo dire che la cosa che essenzialmente ci ha fatto prendere strade diverse è il fatto che io sentivo fortissima l'esigenza di comporre cose nuove piuttosto che andare a riproporre nei concerti i brani storici. Una cosa mi era chiara: il poco tempo che avevo disposizione, al di là del mio lavoro, volevo spenderlo per esplorare nuove composizioni, e così da solo, e con non poca  fatica, ho intrapreso questo progetto che comprende sei brani - tre strumentali e tre anche cantati - registrati con il tecnico e coarrangiatore Simone Lampedone di Torino e con Frank Arkwright ai mitici Abbey Road di Londra.



Il timore iniziale è svanito presto: infatti ho potuto lavorare con tranquillità circondato da persone disponibili  ad ascoltare con pazienza le mie idee.
Hanno suonato diversi musicisti, in particolare cito i batteristi Gavin Harrison e Lele Melotti, i chitarristi Marx Arminchiardi e Ermanno Brignolo che adesso vive a Sydney.
L'Incontro con Simone è stato davvero fortunato, innanzitutto perché oltre ad essere un mago nell’usare il computer con la musica (e infatti tiene corsi affollatissimi di giovani)  è un bravo arrangiatore ed è di una generazione più giovane, il che è servito a dare al mio progressive un suono se vuoi più moderno di quello classico degli anni ’70.
Di Ermanno mi ha colpito l'incredibile capacità che ha nello spaziare da Segovia - con la chitarra classica - al Rock più sfrenato: nonostante la giovane età  è già un musicista completo.
DI Gavin Harrison che dire, è uno dei migliori batteristi al mondo e il suo giudizio su un brano piuttosto che un altro mi ha aiutato scegliere i 6 brani del cd.
Mi ricordo che all'inizio mi disse: “Fammi sentire i brani perché io suono solo quello che mi ispira…”, e quindi si può capire come il fargli ascoltare ogni singolo brano fosse per me come superare un esame di maturità. Per inciso mi è andata bene perché me ne ha rifiutato solo uno.
Se mi si chiede se questo è un lavoro isolato o se avrà un seguito… non so rispondere, perché questo dipenderà essenzialmente dal riscontro che avrà e cioè se sarà  apprezzato o meno; mi viene in mente un'immagine: qualche anno fa mi trovavo a passare dalla piazza principale della mia città durante il periodo delle elezioni politiche, e mentre un candidato esponeva con forza e convinzione le sue idee nella piazza c'erano quattro gatti ad ascoltarlo… io per lui ricordo di aver provato un senso di imbarazzo e tristezza. Ecco, non vorrei mai trovarmi in questa situazione.
Comunque ovviamente sono ottimista e penso positivo, sono già a buon punto per un prossimo lavoro che sarà completamente dedicato al pianoforte, così anche più facile da realizzare visto che non ci sono da cercare altri musicisti, testi per le musiche eccetera.

Ritornando ancora parlare per un attimo della Locanda  devo essere sincero e dire  che non sono riuscito a mantenere una promessa che avevo fatto loro, e cioè che sarei stato presente all'ultimo concerto di addio nella nostra città, Asti: la sfiga ha voluto che quella settimana avessi una forte influenza. Mi ricordo che alle 17 di quel sabato pomeriggio mi sono svegliato con una mezza intenzione di andare al teatro, però mia moglie mi ha guardato in faccia e mi ricordo che mi ha detto: “Ma dove vuoi andare che sembri uno zombie... ti conviene ritornare a letto...”.
E così è andata… con una grande tristezza, perché so che avrei fatto loro piacere.


Bio
Michele Conta nasce ad Asti, all’età di 10 anni inizia a studiare pianoforte presso l’Istituto di musica G. Verdi di Asti sotto la guida dell’organista e compositore di musica sacra Giuseppe Peirolo; prosegue gli studi presso il Conservatorio A. Vivaldi di Alessandria con la concertista Maria Gachet.
A 17 anni diventa pianista e compositore delle musiche del gruppo Rock progressive LOCANDA DELLE FATE;
Il disco d’esordio si intitola FORSE LE LUCCIOLE NON SI AMANO PIU’, prodotto nel 1977 da
NIKO PAPATHANASSIOU (fratello del grande Vangelis) per l’etichetta discografica
Polydor/Universal
Il disco viene considerato universalmente un capolavoro del rock progressive
La Locanda pubblica successivamente 2 singoli più commerciali: New York nel 1978 e Annalisa nel 1980
Lo stesso anno il gruppo si scioglie.
Nel 1983 viene pubblicato un cd intitolato LIVE
Nel 2015 il grande produttore e rapper americano Dr: DRE sceglie un suo arpeggio di pianoforte del brano “Vedesi Saggezza e cervello di seconda mano” e lo usa come sample nella canzone FOR THE LOVE OF MONEY contenuta nel CD COMPTON
Tale cd giunge in Nomination come miglior Album Rap ai GRAMMY AWARD 2015 e a Conta
vengono riconosciuti i diritti d’autore per Italia e resto del mondo.
Successivamente il film ad esso ispirato (STRIGHT OUTTA COMtTON) avrà la nomination come  miglior sceneggiatura agli Oscar di Los Angeles.
Attualmente sta per uscire sulle principali piattaforme il cd ENDLESS NIGHTS registrato agli studi ABBEY ROAD di Londra con il batterista dei King Crimson Gavin Harrison il batterista Lele Melotti, il chitarrista Ermanno Brignolo di Sidney, Simone Lampedone (co -arranger e sound engeenering ), Frank Arkwright (sound and Mastering engeenering).



Un po’ di foto storiche di Michele Conta e della Locanda delle Fate