lunedì 22 marzo 2010

Tull Of Wonder


Da alcuni giorni circolano in giro per l’Italia, e forse oltre, 1000 copie di un “book fotografico elaborato”. Tradotto, significa un opuscolo contenente fotografie rielaborate graficamente da Glauco Cartocci, con qualche autorevole, musicalmente parlando, prefazione.
A seguire la mia introduzione, molto meno autorevole, con la spiegazione dell’iter ideativo/compositivo.
Per me è stata una grossa soddisfazione coinvolgere tanti fans dei Jethro Tull, da Roma sino al Veneto che, grazie alle tecnologie moderne, hanno avuto le informazioni necessarie e hanno contribuito con l’invio di materiale prezioso.
Il book è piccolo, ma pieno di significati, e non ho dubbi che col passare del tempo diventerà una rarità per collezionisti.

"Le passioni, qualunque esse siano, non sono fondate su di una logica, sulla razionalità, su principi evidenti.
In realtà qualcosa accade, ma resta a livello inconscio e indagare a fondo non è poi così interessante: più affascinante pensare a qualche magia, a un’alchimia, all’imponderabile.
La musica di cui mi sono nutrito, e di cui mi nutro sempre più, ha fin dall’inizio avuto diversi colori e varianti: ma non è un caso se definisco i Jethro Tull “la colonna sonora della mia vita”… questo è l’irrazionale a cui accennavo.
L’amore per i Tull mi porta ad azioni che non sarei arrivato a compiere nemmeno da adolescente.
Non ci sono dietro aspetti tecnici, né attaccamenti morbosi a un musicista o al suo strumento; esiste solo una miscela emozionante, i cui elementi principali sono la terna voce-flauto-chitarra, che casualmente è arrivata a scandire tappe fondamentali della mia vita.
Piccole cose, insignificanti, ma che riescono forse a giustificare comportamenti e affermazioni che potrebbero essere definiti “da fanatico” (e il “fan” come dicono gli inglesi, in fondo è proprio così!)
Questo “book” parte da lontano, probabilmente dal 2006 , anno in cui partecipai alla prima Convention, a Novi Ligure. Un libro: ma poteva essere qualsiasi altra cosa … è un mezzo per dire e affermare un sentimento diffuso.
A Novi Ligure entrai in contatto con un mondo sconosciuto: per la prima volta scoprivo che anche coloro che ero abituato a vedere sulle copertine dei vinili, un tempo irraggiungibili, erano ora ben disposti verso un contatto diretto con l’uomo comune.
E scoprivo anche come esistesse tanta gente come me, giovane e meno giovane, incantata dal mondo dei Jethro, divenuto forte collante e veicolo per nuove amicizie.
L’ultima Convention di ottobre, ad Alessandria, ha confermato e fortificato i miei sentimenti.
La mia idea era quella di realizzare qualcosa che arrivasse dal basso, laddove il “dal basso” non è riferito all’importanza minore di un gruppo di persone, ma è relativo all’insieme dei fan che segue assiduamente, ma in maniera passiva, le tulliche vicende, senza poter creare niente di concreto da mettere a disposizione della collettività.
Insomma, la voglia era quella di lasciare un piccolo segno, utilizzando l’opera di comuni appassionati, quale io sono.
Glauco Cartocci è venuto in mio soccorso e la sua partecipazione non è stata meramente tecnica e realizzativa, ma le sue idee e la sua esperienza ci hanno condotto al “book” che tenete fra le mani.
Era difficile pensare a qualcosa di originale: il mondo è pieno di fotografie e sul web si trova di tutto e di più.
L’idea innovativa è stata quella di rielaborare immagini scattate esclusivamente da amanti della musica dei Jethro Tull in occasione di concerti italiani, e di inserirle in un’atmosfera “mitologica/celebrativa”.
Non avevamo foto di tutti i musicisti che hanno accompagnato Ian in questi anni , ma abbiamo sopperito quanto possibile alla bisogna, con i disegni di un altro grande appassionato, Michelangelo Lucco.
I provini eseguiti da Glauco hanno convinto tutti della qualità del lavoro.
Ma raccogliere le idee, mediare, fugare i dubbi , senza potersi guardare negli occhi, è cosa ardua.
Ciò non ha impedito di arrivare alla conclusione del viaggio e ho notato in alcuni grande entusiasmo, quello stato d’animo che a volte mi è venuto meno, quando ho percepito l’incremento delle difficoltà.
Ora sono orgoglioso di questo libro, realizzato con irrisorio sforzo economico, senza prezzo stampato sul retro, ma di enorme valore affettivo.
Non so se riusciremo mai a regalarlo a Ian Anderson e non so se lui potrebbe capire lo spirito che ci ha guidato; da parte mia ho pensato di mettere da parte diverse copie, saranno il mio dono spontaneo a persone a cui voglio bene, capaci di capire e giustificare un ex ragazzo cinquantenne che… ancora adora la musica! "

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