giovedì 3 aprile 2025

Bob Burns: l'impronta indelebile di un pioniere del southern rock

 


Bob Burns: l'impronta indelebile di un pioniere del southern rock

 

Il 3 aprile 2015, il mondo della musica perdeva Bob Burns, il batterista originale dei Lynyrd Skynyrd, una delle band più influenti del southern rock. La sua scomparsa, avvenuta in un tragico incidente automobilistico all'età di 64 anni, suscitò un'ondata di cordoglio tra i fan e i musicisti di tutto il mondo.

Bob Burns è stato uno dei membri fondatori dei L.S., contribuendo in modo determinante alla creazione del loro suono distintivo fin dalla nascita della band. Il suo drumming, caratterizzato da potenza, precisione e un'impronta blues-rock, ha svolto un ruolo cruciale nella definizione del sound del southern rock.

La sua impronta musicale è evidente in alcuni degli album più iconici della band, tra cui Pronounced 'Lĕh-'nérd 'Skin-'nérd', che contiene classici intramontabili come "Free Bird" e "Simple Man". La sua abilità nel creare ritmi energici e coinvolgenti ha contribuito a rendere i Lynyrd Skynyrd una delle band più amate e rispettate del genere.

La musica senza tempo dei Lynyrd Skynyrd mantiene viva l'eredità di Bob Burns, il cui stile di batteria, pilastro del southern rock, è tuttora oggetto di studio e ammirazione per molti batteristi.




Sarah Vaughan: l'eredità immortale di una voce divina

 


Sarah Vaughan: l'eredità immortale di una voce divina


Il 3 aprile 1990, il mondo della musica jazz perdeva una delle sue figure più iconiche: Sarah Vaughan, all'età di 66 anni. Conosciuta affettuosamente come "Sassy" o "The Divine", la sua voce straordinaria e il suo talento musicale hanno lasciato un'impronta indelebile, consolidandola come una delle più grandi cantanti jazz del XX secolo.

Cresciuta in un ambiente familiare profondamente radicato nella passione per la musica, Sarah Vaughan mostrò fin da giovane un talento eccezionale. Iniziò a suonare il pianoforte in tenera età e affinò le sue abilità vocali nel coro della chiesa. 

Il 1942 segnò una svolta cruciale nella sua carriera, quando la vittoria a un concorso di talenti all'Apollo Theater di Harlem le aprì le porte al mondo della musica professionale.

La voce di Sarah Vaughan, dotata di una gamma eccezionale e di una tecnica impeccabile, la rese una delle cantanti più influenti del bebop. Le sue collaborazioni con leggende del jazz come Dizzy Gillespie e Charlie Parker sono testimonianza del suo impatto sul genere. La sua capacità di improvvisare e la sua interpretazione emotiva delle canzoni la distinsero come un'artista unica e inimitabile.

La carriera di Sarah fu lunga e prolifica, costellata di numerosi album acclamati dalla critica. Il suo talento fu riconosciuto con diversi Grammy Awards e con il NEA Jazz Masters Award nel 1989. 

La sua dedizione alla musica la portò a esibirsi fino a poco prima della sua scomparsa, lasciando un'eredità musicale che continua a ispirare generazioni di musicisti e appassionati di jazz.

Non fu solo una cantante straordinaria, ma anche un'innovatrice che contribuì a plasmare il panorama del jazz. La sua voce, capace di spaziare con disinvoltura tra note basse e alte, e la sua capacità di infondere emozione in ogni interpretazione, la rendono una figura immortale nella storia della musica.







mercoledì 2 aprile 2025

Enrico Rocci : commento al libro “Nozze Chimiche coi Fichi Secchi”


 

Enrico Rocci - “Nozze Chimiche coi Fichi Secchi” (2024)

La bibliografia di Enrico Rocci, oltre ad essere composta da una proposta di estrema qualità, incomincia ad assumere contorni “voluminosi”, avendo avuto inizio diciotto anni fa, anche se il mio incontro con le sue creazioni risale al 2018, quando arrivai al libro “Il Culto dell’Albero Porcospino - Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree”, analizzato anche nell’aggiornamento del 2023. La mia lettura è proseguita con i successivi “ACID QUEENS-Viaggio tra le voci femminili della musica psichedelica” (2021) a cui si è aggiunto il recentissimo “IO STO CON WILLY COYOTE” (2024).

Tra i tanti possibili fil rouge che si possono trovare tra le opere sopra elencate uno è il più palese, l’amore per la musica, che diventa un tema proposto da Rocci in forma personale, a volte romanzata, ma sempre un po' alternativa, una sorta di ricerca del nuovo (anche il “vecchio”, a volte, può essere considerato tale) che sfocia spesso nel bisogno di dare luce a chi non fa parte del mainstream.

Forse non riuscirei a trovare un episodio in particolare, ma leggendo i suoi libri vengo spesso catturato da questa atmosfera in cui si accende un faro capace di illuminare le vite e le opere di compositori e interpreti che, nonostante il loro talento, non hanno mai ricevuto il riconoscimento meritato. Ed è grazie a Rocci che ho scoperto perle di estremo valore che magari avevo solo sfiorato, e mi riferisco soprattutto all’ambito folk.

Ma il commento di oggi riguarda un book un po' diverso, dal titolo difficilmente decodificabile: “Nozze Chimiche coi Fichi Secchi”. E non ho nessuna intenzione di svelare l’arcano!

Trattasi di romanzo il cui contenuto si allontana dalla narrazione musicale, e si collega alle origini, essendo il ritorno di Casimiro Tagliaventi, uno dei protagonisti di “Nuar bolognese”, l’esordio di Rocci del 2007.

Obbligatoria un minimo di sinossi.

Casimiro Tagliaventi, un anziano insegnante con una forte passione per l'esoterismo, è il fulcro di una storia che prende vita in quel di Torino, città intrisa di storia esoterica e alchemica, che quindi fa da sfondo alla narrazione: non solo un luogo, ma un elemento attivo nella trama, capace di influenzare gli eventi e creare un'atmosfera particolare.

Tagliaventi si reca a Torino per un convegno sull'alchimista Fulcanelli e per rivedere un vecchio amico. Un'apparente innocente partecipazione a un cortometraggio dalle tinte horror lo conduce a essere accusato di omicidio. A questo punto il protagonista si trova costretto ad indagare per scagionarsi, avvalendosi dell'aiuto di personaggi apparentemente marginali.

La vicenda dissotterra un'epoca occulta, intrisa di esperimenti alchemici condotti da un gruppo di giovani, e le ombre di quei giorni si fondono con il presente, avvolgendo l'indagine in un velo di complessità

Attraverso un'esplorazione meticolosa dell'alchimia e dell'esoterismo, il romanzo crea un'atmosfera densa di mistero, popolata da figure storiche e simboli enigmatici, ed emerge la competenza specifica dell'autore che permette di arricchire la narrazione attraverso sfumature suggestive.

La tipologia di scrittura di Enrico Rocci si fregia di uno stile leggero e ironico, che rende la lettura piacevole e scorrevole, con uno spiccato umorismo che però non sminuisce la serietà dell'intrigo ma, anzi, aggiunge un tocco di originalità.

La capacità dell’autore di disegnare personaggi eccentrici e fuori dagli schemi permette di creare un'aura surreale e divertente che mantiene in costante equilibrio la lettura, tanto che gioia e timore si mescolano ad ogni giro di pagina.

Nozze Chimiche coi Fichi Secchi” presenta un Enrico Rocci capace di esprimersi al massimo anche quando decide di percorrere - o ripercorrere - sentieri diversi da quelli usuali, e uscendo - forse - dalla confort zone dimostra originalità e capacità di intrecciare trame apparentemente diverse.

Ciò che produce in questa occasione è una storia avvincente, ricca di mistero condito ad umorismo, ambientata in un luogo affascinante e misterioso, e il risultato è una lettura che scorre e che propone nuovi quesiti e tanti interrogativi, capitolo dopo capitolo.

Voto massimo per il nuovo romanzo noir di Enrico Rocci!


Bio

Enrico Rocci è nato a Torino e ha lavorato come medico. Da trent’anni vive a Novi Ligure.

Ha pubblicato con Chinaski Edizioni i seguenti romanzi noir: Nuar bolognese (2007), Volevo solo uccidere i Porcupine Tree (2009), Cartoline in bianco e nero (2013) e Non fa per te (2015).

Sempre con Chinaski è uscita la prima edizione de Il culto dell’Albero Porcospino. Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree (2018). Con Officina di Hank ha pubblicato Acid Queens. Viaggio tra le voci femminili della musica psichedelica (2021) e la riedizione, aggiornata e ampliata, de Il culto dell’Albero Porcospino (2022).

Infine, nel 2024 è uscito per Edizioni Vallescrivia il romanzo Nozze Chimiche coi fichi secchi.





The Merseybeats


The Merseybeats emersero  dalla scena "Merseybeat" di Liverpool nei primi anni Sessanta, suonando al Cavern Club insieme ai Beatles, Gerry e i Pacemaker, e altri artisti simili.

La formazione attuale è formata da Tony Crane (membro fondatore) voce solista e chitarra solista, Billy Kinsley (membro fondatore) voce solista e chitarra ritmica, Bob Packham (unito nel 1974) cori e basso, e Lou Rosenthal (unito nel 2000) alla batteria.


Un po' di storia…

Originariamente chiamata The Mavericks, la band fu formata da Tony Crane e Billy Kinsley alla fine del 1960. Divennero The Pacifics nel settembre 1961, e furono rinominati Mersey Beats nel febbraio 1962 da Bob Wooler. Nell'aprile del 1962 divennero i The Merseybeats, con l’unione di Crane e Kinsley al chitarrista Aaron Williams e al batterista John Banks.

Firmarono un contratto discografico con la Fontana Records e ottennero il loro primo singolo di successo nel 1963 con “It's Love That Really Counts”, seguito nel 1964 da un disco che vendette milioni di copie, "I Think of You", che gli permise di ottenere il loro primo disco d'oro. Subirono una battuta d'arresto nel febbraio 1964 quando Kinsley lasciò per fondare una sua propria band, i Kinsleys. Fu temporaneamente sostituito da Bob Garner (e permanentemente da Johnny Gustafson, precedentemente dei Big Three. 


Con Gustafson arrivarono altri due successi importanti, "Don't Turn Around" e "Wishin' and Hopin' ". Ulteriori registrazioni di successo includevano “Last Night”, “Don't Let it Happen to Us”, “I Love You”, “Yes I Do”, “I Stand Accused”, “Mr. Moonlight”, “Really Mystified” e “The Fortune Teller”. Kinsley tornò nel gruppo alla fine del 1964.

The Merseybeats presenziarono regolarmente al Liverpool's Cavern Club, e affermarono di essere apparsi lì con i Beatles in molte occasioni, più di qualsiasi altra band di quell'epoca. Ebbero successo anche all'estero, in tour in Germania e negli Stati Uniti nel 1964, e ebbero il loro The Merseybeats Show sulla televisione italiana.

The Mersey
Quando il loro successo iniziale diminuì, la band si sciolse e nel 1966 Crane e Kinsley formarono un duo vocale chiamato The Merseys. Ebbero un grande successo con il loro primo singolo, una cover di "Sorrow" dei McCoys che raggiunse la quarta posizione nella UK Singles Chart. L'introduzione del disco includeva una linea di basso suonata da Jack Bruce. Una parte di questa canzone, "con i tuoi lunghi capelli biondi e gli occhi di blu", è inclusa in “It's All Too Much”, dei Beatles, pubblicato nel 1969 come parte dell'album della colonna sonora di “Yellow Submarine”.
Il duo si sciolse nel 1968, con Crane e Kinsley entrambi presenti in un certo numero di altre band.


Tony Crane e i Merseybeats
Durante gli anni Settanta Crane continuò a fare tour e ad esibirsi dal vivo nei panni di Tony Crane and the Merseybeats, con varie line-up.

Liverpool Express
I Liverpool Express (conosciuti anche come L.E.X.), si formarono nel 1975. Sono conosciuti soprattutto per aver cantato diverse canzoni di successo, come “You Are My Love” (che Paul McCartney ha dichiarato una delle sue canzoni preferite), “Every Man Must Have A Dream”, “Hold Tight”, “Dreamin'”, “Don't Stop The Music” e “Smile”.

I nuovi The Merseybeats
Il membro fondatore dei Merseybeats, John Banks, morì il 20 aprile 1988, all'età di 44 anni.
Tuttavia, Kinsley e Crane riformarono i Merseybeats nel 1993, e dopo aver festeggiato 45 anni nell'industria musicale nel 2006, hanno continuato a girare ed esibirsi nel circuito degli anni Sessanta, e nei luoghi del Regno Unito e di tutta Europa.


Per non dimenticare!



Membri attuali



Tony Crane – lead guitars, lead vocals (1961–present)
Billy Kinsley – rhythm guitars (previously bass), lead vocals (1961–1964, 1964–1974, 1993–2011, 2011–present)
Bob Packham – bass, backing vocals (1974–present)
Lou Rosenthal – drums (2000–present)

Del passato

David Elias – rhythm guitar, backing vocals (1961–1962)
Frank Sloane – drums (1961–1962)
Aaron Williams – rhythm guitars, backing vocals (1962–1966)
John Banks – drums (1962–1966)
Bob Garner – bass guitar, lead vocals (1964)
Johnny Gustafson – bass, lead vocals (1964)
Kenny Mundaye – drums (1965–1966, 1969–1974; a member of "The Fruit Eating Bears" during the time of "The Merseys")
Allan Cosgrove – drums (1974–2000)
Colin Drummond – keyboards, violin (1986–1993)
Dave Goldberg – keyboards (1993–2000, 2009–2011)
Adrian Crane – keyboards (2000–2009)
Chris Finley – keyboards (2011)
Toni Baker – keyboards (2011)
Alan Lovell – rhythm guitars, lead vocals (2011)
Rocking Johnny John Houghton – Lead guitars, backing vocals (1979-1981)


martedì 1 aprile 2025

1 aprile 1984 – Il padre uccide Marvin Gaye

Per ricordare la morte di Marvin Gaye, quarant'anni fa, utilizzo un articolo di Gianni Lucini.


La sera del 1° aprile del 1984, un'ambulanza arriva a sirene spiegate al 2101 South Grammercy di Los Angeles, dove c'è la casa del vecchio reverendo Gaye, un pastore evangelico famoso nel quartiere, oltre che per le sue prediche, per il fatto di essere il padre del cantante e compositore Marvin Gaye. Il personale dell'ambulanza entra correndo in casa e si trova di fronte a una scena agghiacciante. Steso a terra c'è Marvin Gaye immerso in una pozza di sangue, mentre seduto su una sedia con la testa tra le mani il padre ripete come un automa: «Mi voleva uccidere, mi sono solo difeso…». All'arrivo della polizia si lascia ammanettare senza opporre resistenza. Ha ucciso il figlio con un colpo solo al cuore sparato da una pistola che gli era stata regalata pochi giorni prima dallo stesso Marvin. Sostiene di non aver avuto alternative perché il figlio, in preda alla droga, avrebbe tentato d'ucciderlo. I giudici accoglieranno parzialmente la tesi della legittima difesa e lo condanneranno a cinque anni di carcere. Finiscono così la vita e la straordinaria carriera di Marvin Gaye alla vigilia del suo quarantacinquesimo compleanno. Da tempo in preda a frequenti crisi depressive non aveva mai completamente riassorbito lo shock della morte di Tammi Terrell, la compagna artistica svenuta in scena tra le sue braccia nel 1969. Non a caso dopo la scomparsa le sue canzoni erano divenute più problematiche e profonde. Considerato negli anni Settanta uno dei più grandi solisti neri della storia del rock aveva saputo rinnovarsi e mantenere inalterata la sua popolarità anche all'inizio del decennio successivo pur dando l'impressione di non riuscire più a liberarsi dai problemi derivati dall'eccessivo uso di stupefacenti e da una vita privata costellata da delusioni. Pochi mesi prima della sua morte si era trasferito nella casa dei genitori in cerca di aiuto, ma i vicini raccontano di frequenti liti con il padre, rigoroso predicatore, che lo accusava di essere un cattivo esempio per i giovani. Pochi giorni prima di morire aveva regalato lui all'austero genitore la pistola che l'avrebbe ucciso. C'è chi ipotizza che la sua morte sia stato un atto deciso a freddo, come David Ritz, l’autore una biografia molto dettagliata del cantante che scrive: «Credo che quel regalo fosse del tutto intenzionale... Marvin sapeva quello che faceva: voleva morire. Solo quattro giorni prima di essere ucciso si era buttato fuori da una macchina che viaggiava a novanta chilometri all’ora su una Freeway di Los Angeles».





lunedì 31 marzo 2025

Ricordando Wegg Andersen


Il 31 marzo del 2012 Wegg Andersen, cofondatore dei TRIP, ci lasciava.
Le occasioni per celebrare lui, Billy Gray, e successivamente Joe Vescovi, non sono mancate, ma essendo oggi un giorno particolare mi fa piacere ricordare Wegg, non con miei aneddoti, ma con immagini che ho ricevuto da Mirella Carrara e Stefano Mantello, che sono stati un po’ il punto di raccolta del materiale che gira attorno ad una band che tanto abbiamo amato. Non dimentico ovviamente Bruno Vescovi, fratello di Joe, mancato recentemente, fornitore naturale di primizie del mondo TRIP.
E so che Pino Sinnone lo ricorderà nei suoi spazi.

I documenti sono infiniti e vanno dall’agenda personale di Wegg al suo curriculum, ma mi limiterò a ciò che è possibile racchiudere in un blog. 
Significativo il ricordo della sorella Inger che, pur essendo molto giovane, ha avuto la possibilità di conoscere un mondo affascinante, ormai lontano.

Inger Morris Andersen

Estratto da una lettera di Inger Morris Andersen, l’unica sorella di Wegg Andersen cofondatore dei Trip, mancato nel 2012.
Nata e cresciuta a Londra, come il fratello, vive a Newmarket, Suffolk, United Kingdom

Arvid's second home. Everyone appeared here and he took me along when I was about 14.
Alexis Korner, Cyril Davies, Chris Barber, The Yardbirds, Jimmy Page and Led Zeppelin, Keith Moon and The Who, The Rolling Stones, King Crimson, The Syn,
Jethro Tull, Jimi Hendrix, Yes and Pink Floyd.
I remember Eric Clapton and Ginger Baker seemed to be on the drums every time I went there.
There were so many clubs, hang outs and coffee bars in Soho that Wegg went to when I was too young to go. He would meet up with our elder cousin Hania who frequented the Bread Basket and did a bit of singing. Wegg would hang out in Tin Pan Alley, The Two Eyes and Heaven and Hell to get his break. Most of these were featured in the V & A exhibition.
 (Documento raro...)

TRIP 1969

Con il premio oscar  Julie Christie sul set del film "Darling" nel 1965

La preziosa rubrica telefonica, da Jimmy Page a Jeff Beck


Piper di Roma nel 1970

Viareggio,con Patty Pravo


Cisano sul Neva, 1970

Con Billy Gray nel 1969

Nel 2010 alla Prog Exhibition di Roma



domenica 30 marzo 2025

In memoria di RAY SHULMAN, mancato due anni fa


Era il più giovane dei tre fratelli dei Gentle Giant ed era considerato il collante che teneva insieme l'incredibile musica della band. L'influenza del bassista e violinista Ray Shulman può essere ascoltata in tutti i lavori più noti del gruppo, che includono The Power And The Glory, Free Hand e Octopus.

La sua morte, avvenuta all'età di 73 anni, ha lasciato un'eredità impressionante per gli aspiranti artisti che preferiscono che la loro musica abbia una vena più soddisfacente.

In un modo o nell'altro, Ray Shulman era destinato ad avere una vita nella musica. Nato l'8 dicembre 1949, è conosciuto soprattutto come membro dei Gentle Giant, ma avrebbe potuto facilmente diventare una star del violino nel mondo classico.

Ray era un talento musicale prodigioso, abile sia con il violino che con la chitarra. I suoi genitori non vedevano l'ora che entrasse a far parte dell'Orchestra Nazionale Giovanile della Gran Bretagna, ma il fratello Derek aveva altre idee. Elettrizzato dall'arrivo dei Beatles, iniziò a forgiare la propria eredità musicale, formando la sua prima band con gli amici del liceo. Un giorno, mentre provavano nella sala d'ingresso degli Shulman, Ray iniziò a strimpellare il suo violino. Notando che suo fratello era chiaramente il musicista più talentuoso nella stanza, Derek gli chiese di unirsi a lui.

"Questo è stato l'inizio del viaggio dei fratelli Shulman nel sordido ma incredibile mondo della musica popolare", dice Derek Shulman. "Ho pensato: 'Se i Beatles ce la fanno, beh, posso farcela anch'io!' Con grande sgomento dei nostri genitori, Ray preferiva suonare musica R&B e soul piuttosto che suonare Bach e Bartók. Dovrei essere dispiaciuto, ma onestamente non lo sono, perché se non fosse stato per Ray niente di quello che è successo sarebbe potuto accadere".








venerdì 28 marzo 2025

L'esperimento di Gerd Weyhing ha coinvolto Alvaro Fella


Quando l’Intelligenza artificiale incontra un protagonista della musica italiana: focus su Alvaro Fella e Gerd Weyhing


Qualche mese fa, Gerd Weyhing, musicista tedesco conosciuto musicalmente molto tempo prima, mi rendeva partecipe di un progetto che univa il suo amore per la musica progressiva italiana dei seventies e la tecnologia spinta: tradotto, realizzava in proprio un album attraverso l'utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’esperimento, come logico, ha suscitato sentimenti contrastanti ma il risultato resta qualcosa di pregevole.


Commento fruibile al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2024/10/gerd-weyhing-il-giardino.html


Dopo alcuni mesi, il buon Gerd mi invia un nuovo brano creato con AI, nel quale spicca una vocalità molto simile a quella di Alvaro Fella, voce e componente di spicco di una band storica italiana, i Jumbo.

Ma non sarebbe stato meglio miscelare gli elementi e ampliare gli esperimenti con l’utilizzo della vera voce di Fella? E come l’avrebbe presa il buon Alvaro? Restio davanti ad una azione iconoclasta e considerata sacrilega per i puristi della musica o… curioso e voglioso di essere parte in causa in un gioco che, forse, non è mai stato fatto?

La seconda delle due, come racconta Alvaro Fella, che avevo messo in contatto col musicista teutonico:

“Quando mi parlasti della cosa rimasi incuriosito, poi, quando Gerd mi mandò la base e il testo del brano provai subito a cantarlo, dandogli un sapore quasi recitativo. Visto il tema del testo e la ricchezza delle parole abbiamo fatto prima una versione quasi solo declamata, poi una seconda dandogli un pizzico di melodia, e credo che sia uscito un brano interessante, soprattutto per le modalità di creazione!”.


Dice Gerd a proposito dell’esperimento:

“Ho realizzato circa 100 canzoni di Prog italiano e Cantautorato con l’aiuto di AI durante l'inverno, e una di queste regalava l’immagine delle Orme con alla voce Alvaro Fella; ho pensato che sarebbe stato bello se il cantato fosse stato quello del vero vocalist dei Jumbo e così ho cercato di contattarlo attraverso Athos Enrile. Con mia sorpresa, Fella ha accettato l’esperimento, senza mostrare apparente sorpresa. Nessun limite da parte di entrambi e alla fine non mi ha detto se aveva apprezzato la canzone o il testo, ma suppongo che se non gli fosse piaciuta non l'avrebbe cantata!

Alvaro è stato molto gentile. Io non ho chiesto nulla in particolare, gli ho solo dato la traccia originale con le voci AI e lui ha preparato due versioni che mi ha inviato e io ho usato la seconda.

Insomma, una collaborazione tra due musicisti amanti del Prog Rock Italiano”.

Non resta che ascoltare la traccia, aspettando i commenti…




Viaggiatori nell’Universo

Tra galassie lontane, un viaggio misterioso,

Nell'ombra delle comete, il cuore curioso,

Seguendo l'antico eco di chi ci ha preceduto,

Ogni passo un segreto, nel cosmo assoluto. 

Mentre ruotiamo attorno a stelle spente,

E pianeti in attesa silente,

Intrecciamo desideri tra spazi eterni,

Nella danza del cielo, i nostri sogni eterni. 

Le onde ci portano a mondi lontani,

Riflessi di luci sulle acque pieganti,

Nel grande silenzio dell'infinito,

I nostri viaggi sono appena iniziati. 

E trovando nuovi soli,

Seguiremo il cammino del vento,

Attraverso sogni di oro e argento,

In cerca di svelare l'eterno incanto. 

Nel profondo di universi sconosciuti,

Ogni stella un mistero che ci unisce,

Con il cuore impavido ci lanciamo,

Verso l'eterno, verso l'ignoto. 

Spinti da venti di galassie dimenticate,

Percorriamo questo viaggio senza confini,

I nostri occhi riflessi nel mare stellato,

Viaggiatori senza fine, in un sogno incantato.







La storia di "Carry On", manifesto di CSN&Y

 


"Carry On" è una canzone di Crosby, Stills, Nash & Young, scritta da Stephen Stills, traccia di apertura del loro secondo album Déjà Vu (1970).

Fu anche pubblicata in versione 45 giri come lato B di "Teach Your Children".

Leggenda narra che, mentre ci si avvicinava alla fine delle sessioni di registrazione per Déjà Vu, Graham Nash disse a Stills che non avevano ancora una traccia di apertura. Molti artisti o produttori preferivano iniziare un album con una canzone particolarmente orecchiabile, per creare l'atmosfera e incoraggiare il primo ascolto. Stills prese due canzoni (una delle quali era la canzone "Questions", che aveva scritto e registrato con i Buffalo Springfield), e le montò insieme ad alcuni spezzoni di una jam session a cui aveva partecipato qualche giorno prima, e arrivò ad un pezzo finito.

La canzone è nota per il bridge che evolve da un tempo più veloce a uno più lento, con i versi del testo cantati a cappella, e fornisce l’idea di due distinte sezioni assemblate, ma molto diverse tra loro.

Il messaggio sopra citato, che fa riferimento al colloquio tra Nash e Stills, era in realtà rivolto a tutto il gruppo, dato che a quel punto della storia era diventato complicato mantenerne l’unione.

La canzone fu anche un modello per i Led Zeppelin, la cui traccia "Friends" su Led Zeppelin III è generalmente vista come ispirata ad essa.

Parliamo dei significati…

"Carry On" è un brano complesso e ricco di sfumature, che affronta temi di speranza, perseveranza e ricerca di un futuro migliore.

Esiste una visione ottimistica e propositiva, con l’invito ad andare avanti ("carry on") nonostante le difficoltà.

Il testo parla di un "nuovo giorno" e di un "nuovo modo", suggerendo un desiderio di cambiamento e di un futuro più luminoso, anche se pone delle domande esistenziali sulla felicità e sul destino, riflettendo le incertezze e le speranze della generazione dell'epoca.

Il ritornello "rejoice, rejoice, we have no choice" sottolinea l'importanza dell'unità e della forza collettiva per superare le avversità.

Il tutto si può sintetizzare come un inno alla speranza e alla resilienza, e per capire la provenienza di tanta saggezza da parte di giovani uomini occorre forse inquadrare il momento storico e il luogo di vita.

"Carry On" nasce in un periodo di profonda trasformazione sociale e culturale negli Stati Uniti e nel mondo, e appare essenziale considerare alcuni aspetti che presento a seguire.

La fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 furono segnati da un forte movimento di contestazione giovanile. Le proteste contro la guerra del Vietnam, le lotte per i diritti civili e la ricerca di nuovi valori sociali erano al centro del dibattito pubblico. CSNY, con la loro musica e i loro testi, divennero una voce importante di questa generazione, esprimendo le speranze, le paure e le aspirazioni di molti giovani. Il movimento hippie, con la sua enfasi sull'amore, la pace e la libertà, influenzò profondamente la cultura dell'epoca, e la musica di CSNY si inseriva perfettamente in questo contesto. Da sottolineare che in quei giorni gli Stati Uniti erano profondamente divisi sulla guerra del Vietnam, con manifestazioni di massa e scontri violenti.

"Carry On", con il suo messaggio di perseveranza e unità, può essere interpretata come un invito a superare queste divisioni e a costruire un futuro migliore.

La loro esibizione al festival di Woodstock nell'agosto del 1969, solo qualche mese prima della pubblicazione dell’album Déjà vu, e quindi della canzone “Carry on”, consolidò il loro status di portavoce di una generazione.

Woodstock rappresentava l'apice del movimento controculturale, un momento di aggregazione e condivisione di ideali di pace e amore, ed è facile affermare che "Carry On" è un prodotto del suo tempo, una canzone che riflette le speranze e le ansie di una generazione che cercava di cambiare il mondo.

 Non resta che ascoltarla in una versione più moderna...


CSN

Stephen Stills – voce solista, armonie vocali, chitarra acustica, chitarra elettrica, organo, basso, percussioni

David Crosby – armonie vocali

Graham Nash – armonie vocali

 

Musicista aggiunto

Dallas Taylor – batteria





giovedì 27 marzo 2025

Dice Rick Astley: “Gli album solisti di Rick Wakeman erano semplicemente geniali… quando ho sentito che avrebbe suonato “The Six Wives of Henry VIII” all’Hampton Court Palace, ho comprato 12 biglietti”: il prog è il motivo per cui sono diventato un cantante


 La pop star ha preso la decisione che gli avrebbe cambiato la vita durante un concerto dei Camel, prima di scoprire il lavoro del genio della tastiera Rick Wakeman 


Nonostante la fama come cantante pop, Rick Astley ha mantenuto forti legami con altri generi musicali nel corso degli anni. Si è esibito con i Foo Fighters e ha persino realizzato una cover degli Slipknot. Ma, come ha raccontato recentemente ha deciso di diventare musicista dopo aver assistito a un concerto dei Camel, e in seguito è diventato un grande fan di Rick Wakeman.

"Ascoltavo molto prog da piccolo, nei primi anni '70, perché mia sorella maggiore ne era appassionata. Mi portò a vedere i Camel suonare al Free Trade Hall di Manchester quando avevo circa 10 anni, e quel concerto mi cambiò la vita. Suonarono brani da "Mirage" e da "The Snow Goose", e avevano un enorme schermo dietro di loro con proiezioni del cammello e della piramide, oltre a una cover di "The Snow Goose". Non credo di essere mai stato a un concerto prima di allora, forse solo dei Supertramp poco prima.

Non avevo mai visto uno schermo così grande. Ricordo che qualcosa dentro di me cambiò quando le luci si abbassarono, e pensai… non so cosa sia tutto questo, ma voglio far parte di questo mondo perché è fantastico!"

 

Sì, "Tales From Topographic Oceans" è stato un altro grande successo per me. Ho adorato il singolo "Roundabout", che è uno dei miei preferiti in assoluto, soprattutto il basso. Ma "Tales" era qualcosa di completamente diverso. Era come un'avventura sonora in cui tutto era permesso. Se volevano fare 32 battute di strane e intricate chitarre acustiche mentre tutti gli altri aspettavano di entrare in scena, lo facevano.

Ho ricordi vividi di quando l'ho ascoltato nella camera da letto di qualcuno. Non ricordo esattamente di chi fosse la stanza, ma ricordo di aver pensato: "Che cos'è questo? Cosa sta succedendo? Dove siamo?"

 

E non fatemi parlare di Rick Wakeman. I suoi album da solista negli anni '70 erano semplicemente geniali: "Journey To The Centre Of The Earth", "The Six Wives Of Henry VIII" e "The Myths And Legends Of King Arthur And The Knights Of The Round Table". Mia sorella andò a vederlo suonare alla Wembley Arena [l'ex Empire Pool] quando la trasformarono in una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Quel concerto fu semplicemente mitico per me, che avevo 10 anni.

Quando annunciò che avrebbe messo in scena "Enrico VIII" a Hampton Court Palace (nel 2009), andai online e comprai 12 biglietti. Eravamo io, mia moglie, mia sorella e suo marito... praticamente tutti. Ho guardato lo spettacolo intero e ho pensato che fosse semplicemente geniale. Ma vedevo mia moglie titubante e credo pensasse "Che diavolo è questo?"




mercoledì 26 marzo 2025

Dice Ian Anderson: “Respiriamo tutti la stessa aria, raccogliamo tutti la stessa potenziale rovina dal cambiamento climatico, ed è meglio che tutti proviamo a salvare la barca”


 

“Curious Ruminant”, il terzo album deli Jethro Tull in tre anni, è più meditativo e personale, mentre il loro leader spiega perché è più motivato che mai

 

Curious Ruminant è il terzo album dei Jethro Tull nei tre anni trascorsi da quando Ian Anderson ha rilanciato la band con The Zealot Gene del 2022. Il frontman si trova oggi in una modalità lirica più contemplativa del solito.

"Curious Ruminant potrebbe riferirsi a un ruminante, nel senso di “animale”, come una mucca o un cervo o una pecora, ma in questo caso è applicato agli umani che riflettono su qualcosa, che ci rimuginano sopra", afferma Anderson.

Anderson ha iniziato a scrivere l'album poco dopo aver terminato RökFlöte, nel 2023: “Mentre quell'album era ispirato alla mitologia nordica, il seguito presenta un'idea predominante, quella di essere un po' più personale, un po' più sincero, piuttosto che oggettivo e pittorico nello stile”.

Musicalmente, l'album di nove tracce evoca la produzione di metà anni '70 dei Tull, specialmente con “Drink From The Same Well”, che dura più di 16 minuti. È stata scritta diversi anni fa come duetto con il flautista indiano Hariprasad Chaurasia, che alla fine ha deciso di non partecipare. Anderson ha ri-registrato parti della canzone e ha sviluppato il testo.

"Si tratta del fatto che siamo tutti sulla stessa barca: respiriamo tutti la stessa aria; raccogliamo tutti la stessa potenziale rovina dal cambiamento climatico; faremmo meglio a stare attenti a gettare l'acqua in mare tutti insieme e a fare pipì fuori e non dentro!".

C'è sicuramente la sensazione, man mano che si invecchia, che questa vita non sarà per sempre.

La spiraleggiante "Over Jerusalem" guarda allo stato attuale del Medio Oriente da una prospettiva diversa. "Traccia un parallelo tra un uccello che osserva la città, con tutta la sua storia e le sue debolezze e i suoi lati positivi e negativi, e il paragone con un drone militare", afferma Anderson.

Ian ha suonato per la prima volta in Israele negli anni '80 e ha donato i profitti degli spettacoli nel paese a ONG impegnate nei diritti umani, nell'istruzione e nella cooperazione tra le varie fazioni sociali e religiose. "Ho sicuramente cercato di non farne una canzone politica", spiega. "È più un sentimento di affetto leggermente disperato".

Una delle canzoni più toccanti dell'album è la chiusura, Interim Sleep, con testi parlati basati su una poesia scritta per un amico immaginario che aveva sofferto un lutto. "Si basa sull'idea di cosa succede quando muori", dice Anderson.


"Mi diverto quando si parla di avere un’altra vita, ma l'idea che ci sia uno spirito e una relazione che continua dopo la morte è alla base di diverse religioni e costituisce un motivo di conforto per persone di fedi diverse".

Curious Ruminant segna la continuazione della serie positiva di fine carriera del 77enne Anderson, qualcosa che lui attribuisce a un mix di creatività e urgenza e chiosa: "C'è sicuramente la sensazione, invecchiando, che tutto questo non durerà per sempre. Si diventa sempre più consapevoli che probabilmente è una buona cosa andare avanti e fare ciò che si vuol fare, sia che si tratti di viaggiare o di registrare una nuova canzone. E una volta che hai il morso tra i denti e stai scrivendo una nuova canzone, la palla di neve inizia a rotolare".

Anderson ha in programma di immergersi in Curious Ruminant quando i Jethro Tull saranno in tour quest'anno, anche se non si aspetta che ci saranno date nel Regno Unito prima del 2026. "Suoneremo sicuramente un paio di canzoni dal nuovo album e continueremo a suonare una canzone da ciascuno degli ultimi due album", dice. "Ma la scaletta comprenderà altre canzoni dei primi Jethro Tull che non suono da qualche anno".