lunedì 4 luglio 2016

VIII Strada - "Babylon"


VIII Strada
Babylon
(51 minuti - 9 brani)
Fading Records/AltrOck
Distribuzione Marquee, BTF, Just For Kicks, Pick Up

Babylon ha all’origine un’intenzione progettuale, quella di usare due personaggi, una coppia, per raccontare sentimenti, stati d’animo, complicità, conflittualità, esperienze, progetti… il sound, pur conservando in alcuni momenti la prestanza del metal prog, mostra un ampliamento degli orizzonti sonori che liberamente sconfinano nel jazz prog, talvolta anche con colori blues-rock…”.

Con queste parole la band sintetizza il secondo album, Babylon, a distanza di sette anni dall’esordio discografico.
Intanto possiamo dire che siamo al cospetto di tanta sostanza all’interno del panorama del prog italiano, e non poteva essere diversamente vista la collaborazione della band con la AltrOck di Marcello Marinone, perché i canoni richiesti conducono a una assoluta qualità e, probabilmente, a un buon coefficiente di difficoltà espressiva.
La musica dei VII Strada presenta gli stilemi del prog - tempi composti, sconfinamento nei vari generi precostituiti, libertà espressiva - uniti a una salda radice nostrana, dove emergono alcune raffinatezze melodiche e un utilizzo della lingua italiana che la band chiarisce così: “La lingua italiana offre la possibilità di “colorare” un testo grazie ad una straordinaria tavolozza lessicale, come forse nessun’altra lingua al mondo! Saremmo orgogliosi di rendere interessante e intrigante all’estero la scoperta dell’uso dell’italiano come linguaggio rock!”.

Sono numerosi gli esempi di miscela tra metallo pesante e passaggi delicati e curati nei dettagli, ma alcuni episodi di Babylon sono davvero particolari e rappresentativi di un genere che pare trovi continui percorsi inesplorati.
A titolo esemplificativo propongo a seguire “1403. Storia in Firenze”.
Bellissime le immagini dell’artwork, un’anticipazione del mood che l’ascoltatore potrà trovare all’interno delle trame musicali, lasciandosi andare al libero ascolto, chiudendo gli occhi o cercando di utilizzare le liriche del booklet per entrare totalmente nella dinamicità del racconto.

Consigliato vivamente.


VIII Strada
Tito Vizzuso - voce
Davide Zigliani - chitarre
Silvano Negrinelli - piano e tastiere
Sergio Merlino - basso
Riccardo Preda – batteria


BIOGRAFIA VIII STRADA

VIII STRADA è una formazione milanese nata alla fine degli anni '90. Nel 1998 pubblica il primo EP di quattro brani ma quasi dieci anni dopo si riforma intorno ai fondatori Tito Vizzuso (voce) e Silvano Negrinelli (tastiere), che introducono nella rinnovata band Davide Biscardi (chitarre), Davide Maltagliati (basso) e Riccardo Preda (batteria).
Dopo un anno di lavoro in studio, nel dicembre del 2008 Maracash Records pubblica il loro album d'esordio La Leggenda Della Grande Porta: la critica internazionale apprezza immediatamente il prog-rock a tinte hard della band lombarda, che immagina una fusione tra la tradizione progressive italiana e il metal-prog di Pain Of Salvation e Dream Theater, con la peculiarità del cantato in italiano.
Dopo numerosi concerti, alcuni anche con la partecipazione di Patrizio Fariselli degli Area, gli VIII Strada firmano per Altrock e pubblicano il secondo album Babylon. E' un ambizioso concept album, che vede l'ingresso del chitarrista Davide Zigliani e del bassista Sergio Merlino, ma soprattutto un sound aggiornato, più versatile e variegato.

Info:



Ufficio Stampa Synpress44:




lunedì 27 giugno 2016

Goblin Rebirth-“Alive”


Goblin Rebirth-“Alive”
Black Widow Records

E’ uscito da poco tempo “Alive”, il live - audio e video - dei Goblin Rebirth, relativo a un concerto romano del 22 aprile 2011, al Crossoroads.
Il sostantivo “Goblin”, per chi non segue con costanza le vicende musicali, potrebbe portare a qualche fraintendimento, ed è per questo utile partire con la line up proposta nell’album:

Agostino Marangolo: drums, percussions
Fabio Pignatelli: Bass
Aidan Zammit: keyboards
Danilo Cherni : keyboards
Giacomo Anselmi: Guitars and Bouzouki



Il contenitore comprende molti dei brani più famosi, a cui si aggiungono tracce mai suonate prima dal vivo, come “Buio Omega”, “Connexion” “La Chiesa” “Death Dies”, “Witch” e “Le Cascate di Viridiana”.

Questa la track list completa:

1)KILLER ON THE TRAIN
2)BUIO OMEGA
3)AQUAMAN
4)MAD PUPPET (incl. Bass Solo)
5)DEATH DIES
6)ROLLER
7)DOCTOR FRANKENSTEIN
8)LA CHIESA
9)TENEBRE
10)GOBLIN
11)L’ALBA DEI MORTI VIVENTI
12)MAGIC THRILLER
13)LE CASCATE DI VIRIDIANA
14)CONNEXION
15)WITCH
16)SUSPIRIA
17)ZOMBI
18)PROFONDO ROSSO

Sono disponibili cinque differenti versioni, dal DVD al dopio CD, dal vinile in black a quello colorato, più edizioni limitate con numerosi inserti allegati che faranno la felicità dei fans.

Ho ascoltato e visto “Alive”, essendo in possesso del DVD, forse meno vintage rispetto agli altri formati, ma capace di offrire frammenti di alchimia da palco, attimi che l’elemento visuale regala e amplifica quando si percepisce la magia con cui il pubblico resta - felicemente -  intrappolato nelle trame musicali della band, e risulta facile anche da casa, captare lo spirito e assimilarlo.
Il concerto, recuperato e curato da Black Widow Records, è datato, termine fuori luogo quando si parla di certa musica senza tempo, ma anche per il popolo del prog un lustro potrebbe rappresentare uno spazio temporale caratterizzato da grande evoluzione; eppure ciò che ho ascoltato mi ha riportato al concerto a cui ho assistito giusto un anno fa a Genova.
Scrivere delle skills personali pare atto superfluo, ma la magia che la musica strumentale dei G.R. riesce a realizzare coinvolge al di là dei gusti personali, diventando proposta trasversale che riporta non solo alla musica progressiva, ma a trame  e atmosfere che ci hanno accompagnato nel tempo, colorando a tinte forti attimi di vita significativi.
Il consiglio, per chi entrasse in contatto con il DVD, è quello di utilizzare un buon home theatre, per poter unire il piacere dei sensi, afferrando i dettagli visivi propri del concerto.

Imperdibile per gli amanti della buona musica!


Note:
Recorded Live in rome – Crossroads 22nd April, 2011
Executive Production: Goblin Rebirth
Live Sound and Recording: Marco Covaccioli
Mix and Post Production: Fabio Pignatelli
Video Direction: Giancarlo Fiori
Cameramen: Giancarlo Fiori, Nino Palandra, Valerio Casula
Video Editing and Post production: Aidan Zammit
Video Backdrops: diego Glikman
Event Organiser: Paolo Carnelli
Photography: Roberto Scorta, Enrico Rolandi
Thanks to: Roberto Attanasio (Terra di Goblin)




domenica 26 giugno 2016

Residents Of The Future


Seguendo la mia voglia di condivisione delle casuali scoperte musicali, sono particolarmente contento di presentare i Residents Of The Future, band tedesca dedita a una proposta che lega la fusion al mondo del prog.
Il fondatore è il chitarrista Yuval Ron, che a seguire racconta al pubblico italiano storia e filosofia musicale della band.
Tutto ciò che ho ascoltato - tre video che propongo nell’articolo e un brano su SOUNDCLOUD - mi ha colpito per originalità e virtuosismo messo al servizio della squadra.
Ho provato a ripensare alle proposte simili all’interno dei nostri confini ma non ho trovato uguali, e penso vada la pena di fare opera di sharing, in attesa che la loro intensa attività live tocchi anche le nostre città, ed è questo un loro desiderio primario.
Ascoltiamoli, guardiamoli e “leggiamoli”… cosa giusta approfondire!


INTERVISTA A YUVAL RON

Puoi sintetizzare la storia dei ROTF?

Ecco la biografia ufficiale tratta dal nostro sito:
I Residents Of The Future suonano pezzi originali scritti e arrangiati dal chitarrista e fondatore della band Yuval Ron. La loro musica rivela influenze delle icone del jazzrock moderno e la commistione di molti altri artisti progressive rock, fusion e metal contemporanei. Il sound mette in risalto la ricchezza armonica, la sofisticazione ritmica, il dialogo tra musicisti e un largo uso di sintetizzatori, computer e altri strumenti elettronici. I Residents Of The Future risiedono a Berlino, e uniscono quattro talenti in ascesa della scena internazionale dell’ultima generazione dell’electric jazz. Il materiale coniuga composizioni accattivanti con fenomenali improvvisazioni soliste e porta a un’esperienza musicale elettrizzante. La band ha al suo attivo due album registrati in studio e numerosi video, e ha suonato in svariati festival jazz in tutto il mondo, dall’Europa alla Nuova Zelanda passando per il nord America, riscuotendo ottimi riscontri e riconoscimenti di pubblico, critica e colleghi musicisti.
Questa l’attuale line up:
Yuval Ron - electric guitar
Falk Bonitz - keyboards
Roberto Badoglio - bass
Yatziv Caspi – drums

Il nostro bassista, Roberto Badoglio, è originario di Udine.

Come si può spiegare, a parole, la vostra musica, al pubblico italiano che ancora non vi conosce?

La nostra musica può essere descritta come un contenitore pieno di differenti sfumature, un energico progressive-fusion che spesso incorpora sonorità cinematografiche in solide composizioni spettacolari, con l’aggiunta di improvvisazioni solistiche virtuose. La musica spesso porta il pubblico verso molteplici tipi di esperienza, permettendo una sorta di viaggio attorno al mondo, e tutto questo lascia una forte impressione futuristica.

Avete realizzato qualche album?

Sì, abbiamo realizzato il nostro primo EP nel 2004, "Futuristic Worlds Under Construction", e il nostro ultimo album, "Residence Of The Future”, nel 2012.
Abbiamo anche pubblicato un singolo, uno studio-video, "Flags", che vede la presenza di Tammy Scheffer  come guest vocalist…

 

Attualmente stiamo lavorando su nuovo materiale che sta evolvendo, e dovrebbe essere rilasciato ad inizio 2017.
Ecco alcuni link utili per risalire ai lavori pregressi…

Futuristic Worlds Under Construction:
Lineup: Yuval Ron - electric and synth guitar, Ofir Shwartz - keyboards, Yaniv Shalev - bass, Yatziv Caspi – drums

Residence Of The Future:
Lineup: Yuval Ron - electric guitar, Aviram Gottfried - keyboards, Yaniv Shalev - bass, Yatziv Caspi - drums. Guest vocalist Dorin Mandelbaum.

Flags:
Lineup (also current): Yuval Ron - electric guitar, Falk Bonitz - keyboards, Roberto Badoglio - bass, Yatziv Caspi - drums. Guest vocalist Tammy Scheffer

Quali sono i vostri punti di riferimento musicali, quelli che vi hanno influenzato maggiormente?

Se intendi parlare di influenze formative direi che siamo molto in sintonia con le icone del rock progressivo e della Jazz Fusion, per esempio Allan Holdsworth, Greg Howe, Dave Liebman, Pat Metheny, Chick Corea, Weather Report… e dal lato Proggy ELP, UK, Yes, Bruford, Canterbury (National Health and Egg), prog metal (Cinic e Meshuggah ecc.). Ultimamente mi sto dedicando sempre più all’ascolto della musica classica, soprattutto ai compositori a cavallo tra il 19° e il 20° secolo che hanno saputo ampliare il linguaggio tonale, come Ravel e Debussy, Shostakovich, Prokofiev, Holst, Rautavaara: io non sono un musicista di formazione classica ma penso si possa ancora trarre grande ispirazione da questi compositori.

So che avete un’intensa attività live: come sono i ROTF sul palco?

Amiamo i tour e suonare dal vivo. Lo abbiamo fatto in tutto il mondo, come indicato nella biografia inserita nella prima domanda.
I nostri spettacoli sono altamente energetici e tendiamo a dare tutto quello che abbiamo dentro. In genere la nostra musica riporta all’atmosfera dell’album, perchè la nostra produzione - e gli arrangiamenti - è impostata nello stesso modo, sia nei live che in studio, ma la performance live dà qualcosa in più abbiamo, perchè ci permette di interagire con il pubblico e anche tra noi, e gli assoli e le improvvisazioni sono funzionali al momento e al luogo in cui ci troviamo, diventando quindi attimi unici.

Come giudichi lo stato della musica in Germania, il vostro paese?

Penso che ci siano alcuni musicisti davvero brillanti. Molti di loro non sono di origine tedesca, in particolare a Berlino, che è noto per essere un luogo multiculturale. Ci sono tantissimi concerti formidabili e molte jam session, e ciò contribuisce a creare una scena vivace. C’è poi la possibilità, una volta al mese, di assistere /partecipare ad una jam session Jazz-Rock / Fusion / Prog. Io sono sempre rimasto colpito dalla qualità e dalla dedizione dei musicisti che bazzicano da queste parti.

So che è prevista l’uscita di un nuovo disco: me ne parli?

Certo. Sto lavorando a nuove composizioni. La forma iniziale è ancora molto prog / fusion, ma in realtà cerca di spostarsi da molte delle forme tradizionali di questi generi. Pensiamo alla normale produzione di ROTF a cui si aggiungono suoni epico-cinematografici, percussioni elettroniche, un’immagine più ampia che incorpora elementi live automatizzati, con pre-produzione di alcune parti e così via. Ho il mio nuovo studio a Berlino (che utilizzo anche per spiegare in video come autocostruire un Home Studio) e lo utilizzo per comporre, arrangiare le parti, produrre l'album e mescolare gli ingredienti sonori. Ho veramente voluto portare la nostra musica alla fase successiva e provare a espandere la ricerca. L'album conterrà anche la composizione dei nostri nuovi membri della band arrangiate nella nuova ottica, e alcune nuove tecniche di chitarra che normalmente utilizzo e che mostrerò successivamente in video. Ci aspettiamo di rilasciare ed eseguire l’album a inizio 2017: penso che i fan di prog, fusion, chitarra e musica cinematografica lo ameranno.

Avete suonato in tutto il mondo: è prevista qualche vostra performance in Italia?

Ci piacerebbe! Sono in contatto con i vari festival e promotori, e certamente desideriamo esibirci davanti al pubblico italiano, che sappiamo essere molto caldo e appassionato al nostro tipo di musica.

Che cosa hanno pianificato i ROTF per il futuro prossimo?

Andremo in tour in Sud America a novembre, l’annuncio ufficiale arriverà a breve. Suoneremo in locali e festival in Argentina, Uruguay, Cile e Perù, una situazione molto eccitante perché non abbiamo mai avuto la possibilità di esibirci da quelle parti. Stiamo preparando anche un paio di concerti in Europa per l'inizio del 2017 per supportare l'uscita del disco, e forse anche un tour in Israele. E come detto prima, l'Italia è sicuramente un posto dove abbiamo intenzione di venire a suonare!




domenica 12 giugno 2016

Ciro Perrino-"Back Home"


Sono lontani i tempi delle percussioni e dell’innamoramento per il mondo Hendrix…
Sono lontani i tempi delle band seminali, come Il Sistema e Celeste…
Sono lontani i tempi del flauto traverso e dell’oboe…
Fasi della vita formative, parte del patrimonio personale, ma l’evoluzione non può arrestarsi - fortunatamente - e Ciro Perrino vive intensamente il periodo attuale, proponendo la fusione con il suo strumento, il pianoforte, un mezzo nobile che gli consente di alimentare una forte fase creativa, trovando la pace con tutto ciò che lo circonda, favorito da una luce che lo guida nel cammino quotidiano.
Però… non basta, non è l’isolamento l’obiettivo! Occorre condividere, convincere, portare acqua al mulino della conoscenza, raccontando ai virtuosi come un dettaglio possa migliorare un attimo di esistenza, e la somma di tanti attimi sereni sia un possibile percorso verso la felicità, avendo sempre in mente che “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Ma non si può alzare la voce, nè scendere per strada e battere i piedi, perchè il minimo che si richiede, per ottenere il beneficio, è la concentrazione, stato necessario per aprirsi al nuovo che arriva.
Perrino si inventa allora i concerti in salotto, con un pubblico limitato ma partecipativo, con un’atmosfera protetta che favorisce la sintonia tra l’artista e l’ascoltatore, che a quel punto diventano entrambi protagonisti.
Da questo nuovo corso nasce l’album “Back Home”, realizzato, anche, attraverso l’aiuto dei sostenitori, e rilasciato da circa un mese.
L’album è composto da quattordici brani suddivisi su quaranticinque minuti di musica, e vede protagonista il pianoforte - Ciro Perrino utilizza un Fazioli F228.


E’ un ritorno a casa dopo un lungo viaggio, un bouclage, una fermatura del cerchio che permette di mettere un punto a capo e iniziare con entusiasmo e motivazione una nuova fase, dove si respira - e si aiuta a far respirare - un’aria nuova, nonostante la drammaticità di ciò che ci circonda.
E’ un aiuto nel non farsi sopraffare, nel mantenere l’intimità anche in mezzo alla folla, condividendo i momenti lieti con gli esseri sensibili.
La Musica può tutto questo, se guidata in modo naturale ma consapevole, e Back Home pare l’elemento corretto per condurre in porto i sani sentimenti.
Non è un Musica per ogni occasione, ma averla a portata di mano permette una fruizione funzionale alle nostre esigenze spirituali, cangianti nello spazio temporale, e non c’è bisogno di cultura specifica, ma solo la voglia di lasciarsi andare e seguire un istinto che, ne sono certo, verrà immediatamente risvegliato, e i frutti non tarderanno ad arrivare.

Un’occasione per tutti per… tornare a casa…



sabato 11 giugno 2016

“Sam & The Band” pubblicano il video del loro primo singolo


Samuele Puppo - “Sam” - è un giovane e brillante musicista savonese, dotato di talento naturale che gli permette la proposizione di un modello “americano” che lo ha visto partire dal blues e, a giudicare dal filmato che propongo a seguire, approdare ad atmosfere più aperte, meno settoriali e, probabilmente, più spendibili.
I diciotto anni non devono ingannare, Sam ha già una buona gavetta alle spalle, come si evince dalle note ufficiali a seguire, e dimostra ora  il raggiungimento di una prima maturità che gli consente la “gestione” di un gruppo, appunto Sam & The Band.
Cantante, chitarrista, compone e canta in lingua inglese, riportando ai folksinger d’oltreoceano, quelli che pare esistano solo nei film, ma che in realtà riempiono le strade, i locali e gli album di molteplici zone americane.
Il video che introduce l’imminente EP si intitola Come Around e, rispetto al recente passato, si apre a musicalità di maggior presa immediata, pur mantenendo forte quel particolare profumo che si respira nelle poche ore di viaggio che servono per coprire la distanza tra Memphis e Nashville.
Il giudizio di un solo brano rischia di essere poco centrato ed è sicuramente parziale, ma il brano che di solito apre al nuovo lavoro risulta poi essere rappresentativo dell’intera proposta, e in questo senso ho trovato i segnali della progressione, rispetto al Samuele che ho conosciuto un paio di anni fa.
Il video, nella sua costruzione, contribuisce a creare buone suggestioni e non è poi così difficile associare il mood a quello dei tanti movie che vedono protagonista Jeff Buckley, a cui Sam si avvicina anche fisicamente.

Attendiamo fiduciosi “On My Way Home” e gustiamoci l’assaggio!


“Sam & The Band” pubblicano il video del loro primo singolo

E’ uscito il video del primo singolo ufficiale di “Sam & The Band”, neo formazione in trio fondata dal giovanissimo Samuele “Sam” Puppo di Celle Ligure, 18 anni appena compiuti, con all’attivo numerosi riconoscimenti in ambito musicale.

Il brano Come Around farà parte dell’EP: On My Way Home che sarà presentato il prossimo autunno.

“Sam & The Band” è una formazione che propone brani inediti di libera ispirazione soul, pop e blues, senza identificarsi in un solo filone.

Oltre a Sam Puppo cantante, chitarrista, autore e arrangiatore, ci sono Davide Medicina (basso elettrico/cori) e Nicola Arecco (batteria/cori) entrambi provenienti da importanti, precedenti, esperienze professionali (Dany Franchi Trio, Chantal & The Chain Gang).

Nel singolo “Come Around”, registrato e mixato da Alessandro Mazzitelli presso la Mazzi Factory di Toirano, hanno anche suonato Stefano Bergamaschi (tromba); Giovanni Pastorino (tastiere) Marco Di Giuseppe (sax).
Riprese video Valeria Chiara Puppo; montaggio Samuele Puppo
Il progetto grafico è stato curato da Beatrice Minuto in arte Arbanella.

Samuele, che ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 8 anni, ha all’attivo numerosi premi artistici. E’ stato infatti vincitore di: "Su La Testa 2014"; "Bluesin' Pistoia 2015"; "Acoustic Guitar Meeting 2015"; "Arezzo Wave Love Festival Liguria 2015".



Il brano si può anche ascoltare gratuitamente su Deezer e Spotify ai seguenti link:



Prossimi appuntamenti di “Sam & The Band”:

15/6  Evento ILM  - Marina di Loano (porto turistico)
23/6  Piano Terra  - via Untoria Savona
24/6  Via Boagno - Celle Ligure
01/7  Centro Storico - Arenzano
02/7  Marina di Varazze (porto turistico)
22/7  Maama bar - piazza Vacciuoli Savona


Ufficio Stampa “Sam & The Band”
Alessandra Zacco - 3496140363




domenica 5 giugno 2016

Zanov-"Open Worlds"


Circa sei mesi fa presentai "Virtual Future", l’album di ritorno sulla scena, dopo oltre trent’anni, di Zanov (vero nome Pierre Salkazanov), uno dei pionieri della musica elettronica mondiale.
Questo il link per rileggere un po’ della sua storia e parte del suo pensiero:



Rotto il ghiaccio e aperto il varco, Zanov appare ora inarrestabile nel suo modus creativo, e arriva così Open Worlds, 44 minuti di musica strumentale suddivisa su 9 tracce.
Sintetizzatori, tastiere, campionario di tecnologia a disposizione del totale autarchismo di Zanov, che ci conduce in mondi lontani, apparentemente magici e irraggiungibili, dando così colore ai sogni a occhi aperti di chi ha la consapevolezza che il viaggio è possibile anche in assenza dell’elemento dinamico, perché lo stimolo prodotto dalle atmosfere di Open Worlds allarga ogni piccolo foro comunicativo e lo trasforma in un tunnel dalle infinite dimensioni, i cui parametri possono essere cambiati a piacimento.
La musica elettronica non è poi così semplice, e per chi identifica il messaggio assoluto con la lirica e il testo più o meno criptico, la dilatazione delle frequenze e l’ipnotismo sonoro posso diventare un freno alla comprensione ma… cosa c’è da comprendere?
Chiudiamo gli occhi e muoviamoci nella storia, accorciando latitudini e longitudini, gioendo dell’entrata in quei “mondi aperti” di cui Zanov possiede il passepartout, che fa girare con piacere nella toppa delle porte cosmiche,  per agevolare il nostro inserimento.

Open Worlds, colonna sonora di un film, virtuale o reale, poco importa… bentornato Zanov!





martedì 31 maggio 2016

Luigi Milanese- “Closer to Heaven”


Luigi Milanese- “Closer to Heaven”
Black Widow Records
10 tracce-36 minuti

Seguo la logica di Luigi Milanese, quella del rifiuto di etichette musicali preconfezionate, e provo a raccontare uno spicchio della suo impegno, presentando il feeling generale del suo album appena uscito, “Closer to Heaven”.
L’ho riascoltato più volte, perché cercavo con ostinazione di trovare quella finestra in cui inserire l’album, talmente variegato e inusuale da spiazzarmi un po’.
Certamente l’impatto è stato positivo: se un disco non mi convince non gli concedo certamente cinque chance, come capitato in questa occasione.
Prendiamo come esempio i primi due brani, I Never Did e Riot House: lo start permette di evidenziare le grandi doti di una vocalist straordinaria, Claudia Sanguineti, che fornisce un tocco personale che si immagina segnerà l’intero CD. Quando parte la seconda traccia lo scenario muta totalmente, e il riff di chitarra elettrica riporta a certo rock glorioso dei seventies, fatto di ritmo e virtuosismo spinto.
Questo apparente contrasto domina la scena.
Occorre rimarcare che il mezzo espressivo di Milanese è la chitarra, strumento con il quale si è diplomato al conservatorio, e la sua grande tecnica ed esperienza si esprime in tutte le direzioni, dalla “durezza” appena citata al tratto acustico di Acoustic Rules.
Caratterizzante la presenza di John Hackett al flauto, che mette a disposizione le proprie skills in tre brani: All the  things I never said, Aurora e Internal Dynamics.
La ricerca di ospiti illustri è spesso legata al donare visibilità al proprio prodotto, fatto di per sé comprensibile, ma quando si “centra” realmente l’artista, coinvolgendo chi è realmente funzionale al progetto, beh, il valore aggiunto è assicurato.
Completano la line up un bassista storico come Bob Callero, il tastierista Luca Lamari, Adriano Mondini - oboe -, Federico Lagomarsino - batteria - e Marila Zingarelli al violoncello.
La lettura della strumentazione utilizzata alimenta il concetto di varietà musicale, e se da un lato troviamo il power rock già descritto, dall’altro vediamo il risalto di momenti intimistici, e capita che il cambio di passo si manifesti anche all’interno del singolo brano, come nella magnifica All The Things I Never Said, che propongo nel video a seguire.
Arrivando a Visions from the well part one, e toccando la “part two”, viene da pensare all’abbinamento musica e immagine, a trame capaci di commentare una pellicola e creare atmosfere ed emozioni.
Un disco dalle mille sfaccettature, in grado di raccogliere stili e generi differenti, concepito con una precisa logica, che è conseguenza della presenza di molteplici anime musicali che convivono nell’artista; parlo di una sintesi di esperienze e culture ampie, che racchiudono il rock, il prog, elementi classici, acustici ed etnici, e il tutto facilita la costruzione di un viaggio temporale e spaziale che la musica permette di compiere con estrema rapidità, e la magia potrà rinnovarsi ad ogni giro di giostra.

Album altamente consigliato.


L’INTERVISTA

Mi racconti un po’ della tua storia musicale, dalle tue passioni iniziali sino ad oggi?

Le mie passioni iniziali sono state il Rock, il Blues, il Progressive e la musica acustica, inglese e americana. Nel 1979 ho fondato, insieme al bassista Piero De Luca, la Big Fat Mama Blues Band, con cui suonai, a periodi alterni, per circa due anni, una grossa novità in quel periodo di fine anni '70.  Poi venne l'amore per il Jazz e per la Musica Classica, con il diploma di Chitarra in Conservatorio, insomma, una voglia di conoscere i vari stili a 360° che mi ha portato a suonare in tante e diverse situazioni in Italia, in Europa, e negli ultimi anni anche negli Stati Uniti. Direi che a oggi, l'amore iniziale per un certo tipo di Rock, con tutte le sue svariate sfaccettature, è in me più vivo che mai.

E’ uscito il tuo nuovo album, “Closer to Heaven”, a tre anni di distanza  dal precedente “Equinox”: esiste un legame, una certa continuità tra i due lavori?

Il legame di Closer to Heaven con il precedente Equinox si trova, sostanzialmente, nella volontà di esplorare e di far convivere all'interno dello stesso album stili e generi tra loro parecchio diversi, ma che poi al nostro orecchio - ultimo e unico giudice - risultano essere tutti legati da un filo rosso invisibile che li unisce senza distinzioni di sorta. In Equinox erano presenti alcune cover, da me orchestrate, tra cui un brano dei Led Zeppelin e una Sarabanda di J.S.Bach, mondi in apparenza molto distanti tra di loro... In Closer to Heaven non ci sono cover, i dieci brani presenti sono tutte mie composizioni originali e anche qui, come in Equinox, pur essendoci brani cosi diversi tra di loro, misticamente si amalgamano in maniera perfetta - mi pare -, ma io non so il perché! Sicuramente la musica racchiude grandi e ancora inesplorati misteri!

Al primo ascolto “Closer to Heaven” appare molto vario, a volte con grande differenza di stile tra le singole tracce - mi vengono in mente “I Never Did”  e “Riot House”: come definiresti il nuovo album, sia dal punto di vista musicale che lirico?

Definirei Closer to Heaven un album fuori dal tempo, assolutamente non convenzionale, e anche una sorta di laboratorio creativo da cui è uscito buon materiale su cui riflettere, tutte cose queste sicuramente più comuni ai musicisti degli anni ' 60 e '70 che a quelli dei giorni nostri

Tra gli ospiti una presenza straniera e… nobile, John Hackett: come nasce la vostra collaborazione?

La collaborazione con John Hackett nasce grazie all'interessamento del mio caro amico Mauro Montobbio. Tramite lui inviai a Hackett  i nastri e le parti già pronte per il flauto di All the things I never said, Aurora e Internal Dynamics, chiedendogli di partecipare al progetto; la risposta di Hackett fu affermativa e carica di puro entusiasmo, e per quanto mi riguarda questi sono i pezzi migliori dell'album (soprattutto Aurora). Come tutti i grandi, Hackett è una persona umile e molto educata… pochi giorni fa mi ha scritto che vuole invitarmi da lui in Inghilterra, persona squisita e musicista straordinario.

Altro pezzo storico - questa volta italiano - è Bob Callero: presenza fissa o solo funzionale all’album?

Bob Callero non ha mai suonato nei miei precedenti dischi. Lui è un pezzo di storia di una certa musica italiana, ci siamo visti a casa mia, abbiamo riso, scherzato e ascoltato le musiche a cui bisognava aggiungere il basso elettrico; registrare poi è stato facile e anche divertente. Ce ne fossero come lui, è sempre stato uno dei miei idoli e spero di poter collaborare ancora in futuro: l'intesa con lui è stata immediata, anche in brani complessi e molto strutturati come Aurora, dove ci sono pochi accordi e molta, molta polifonia.

Non conoscevo gli altri due musicisti, Claudia Sanguineti e Luca Lamari: me ne parli?

Claudia Sanguineti è, secondo me - e non solo secondo me - una delle migliori vocalist che abbiamo in Italia; la sua interpretazione di I never did è veramente straordinaria, un phatos incredibile, una voce calda e con un'intonazione perfetta. E’ un'amica di vecchia data e ora abbiamo fatto insieme questa bellissima esperienza in studio per Closer to Heaven. Luca Lamari è il suo compagno, un tastierista preparatissimo, bravissimo e creativo pianista; anche con lui c'è stata un'intesa immediata su quello che io volevo dal Piano e/o dal synt… i suoi contributi sono sparsi in quasi tutto il disco. Adoro la sua entrata di pianoforte "scombinata" in I never did,  assolutamente geniale.

Come si incontrano Luigi Milanese e Black Widow?

Luigi Milanese e la Black Widow si incontrano nel 2013, in occasione del secondo album in studio del gruppo Hard Rock "Blue Dawn" intitolato Cycle of Pain, distribuito - e in parte prodotto - dalla Black Widow. Io ho registrato tutte le chitarre di quel disco oltre ad aver curato gli arrangiamenti dell' 80 % dei brani. Ho sempre rispettato moltissimo Massimo Gasperini, che conobbi appunto in quel periodo, uno dei pochi veri conoscitori di una certa cultura musicale Prog/Rock ma non solo, e il fatto di aver accettato di distribuire un disco cosi particolare come Closer to Heaven, ti fa capire l'intelligenza e la lungimiranza sua e dei suoi collaboratori.

Come definiresti la tua musica e che tipo di chitarrista ritieni di essere?

Definirei Closer to Heaven un disco di Modern Prog e Luigi Milanese un chitarrista  curioso, eclettico e preparato per molte e svariate situazioni sonore. Queste due cose si capiscono ragionando sul fatto, semplice ma profondo, che Closer to Heaven non è un disco di Rock, non è un disco di Pop non è un disco di World Music, non è un disco di Jazz e neanche di Classica, ma nei suoi dieci brani contiene tutti gli elementi prima citati!

Proporrete “Closer to Heaven” dal vivo? Avete pianificato tour o presentazioni dell’album?

 Al momento non è in programma nessuna presentazione del disco!


Track - List :
1. I Never Did  4 : 42
2. Riot House  2 : 55
3. All the  things I never said  5 : 09
4. As a chill in the golden night  4 : 08
5. Aurora 4 : 11
6. Acoustic Rules 2 : 50
7. Visions from the well part one  4 : 11
8. Internal Dynamics  6 : 17
9. Visions from the well part two  1: 55
10. Epilogue  1 : 26

Tutti i brani sono composti e arrangiati da Luigi Milanese

Line up :
Luigi Milanese: chitarra elettrica e acustica
John Hackett: flauto
Bob Callero: basso elettrico
Claudia Sanguineti: voce
Luca Lamari: piano e synt
Adriano Mondini: oboe
Federico Lagomarsino: batteria
Marila Zingarelli: cello