Distribuzione Marquee, BTF, Just For
Kicks, Pick Up
“Babylon ha all’origine un’intenzione progettuale, quella di usare due
personaggi, una coppia, per raccontare sentimenti, stati d’animo, complicità,
conflittualità, esperienze, progetti… il sound, pur conservando in alcuni
momenti la prestanza del metal prog, mostra un ampliamento degli orizzonti
sonori che liberamente sconfinano nel jazz prog, talvolta anche con colori
blues-rock…”.
Con queste parole la
band sintetizza il secondo album, Babylon,
a distanza di sette anni dall’esordio discografico.
Intanto possiamo dire
che siamo al cospetto di tanta sostanza all’interno del panorama del prog
italiano, e non poteva essere diversamente vista la collaborazione della band con la
AltrOck di Marcello Marinone, perché i canoni richiesti conducono a una
assoluta qualità e, probabilmente, a un buon coefficiente di difficoltà
espressiva.
La musica dei VII Stradapresenta gli stilemi del prog - tempi composti, sconfinamento
nei vari generi precostituiti, libertà espressiva - uniti a una salda radice
nostrana, dove emergono alcune raffinatezze melodiche e un utilizzo della
lingua italiana che la band chiarisce così: “La lingua italiana offre la possibilità di “colorare” un testo grazie
ad una straordinaria tavolozza lessicale, come forse nessun’altra lingua al
mondo! Saremmo orgogliosi di rendere interessante e intrigante all’estero la
scoperta dell’uso dell’italiano come linguaggio rock!”.
Sono numerosi gli
esempi di miscela tra metallo pesante e passaggi delicati e curati nei
dettagli, ma alcuni episodi di Babylon sono davvero particolari e
rappresentativi di un genere che pare trovi continui percorsi inesplorati.
A titolo
esemplificativo propongo a seguire “1403. Storia in Firenze”.
Bellissime le immagini
dell’artwork, un’anticipazione del mood che l’ascoltatore potrà trovare all’interno
delle trame musicali, lasciandosi andare al libero ascolto, chiudendo gli occhi
o cercando di utilizzare le liriche del booklet per entrare totalmente nella
dinamicità del racconto.
Consigliato vivamente.
VIII Strada
Tito Vizzuso
- voce
Davide
Zigliani - chitarre
Silvano
Negrinelli - piano e tastiere
Sergio
Merlino - basso
Riccardo
Preda – batteria
BIOGRAFIA VIII STRADA
VIII STRADA è una
formazione milanese nata alla fine degli anni '90. Nel 1998 pubblica il primo
EP di quattro brani ma quasi dieci anni dopo si riforma intorno ai fondatori
Tito Vizzuso (voce) e Silvano Negrinelli (tastiere), che introducono nella rinnovata
band Davide Biscardi (chitarre), Davide Maltagliati (basso) e Riccardo Preda
(batteria).
Dopo un anno di lavoro
in studio, nel dicembre del 2008 Maracash Records pubblica il loro album
d'esordio La Leggenda Della Grande Porta: la critica internazionale apprezza
immediatamente il prog-rock a tinte hard della band lombarda, che immagina una
fusione tra la tradizione progressive italiana e il metal-prog di Pain Of
Salvation e Dream Theater, con la peculiarità del cantato in italiano.
Dopo numerosi concerti,
alcuni anche con la partecipazione di Patrizio Fariselli degli Area, gli VIII
Strada firmano per Altrock e pubblicano il secondo album Babylon. E' un
ambizioso concept album, che vede l'ingresso del chitarrista Davide Zigliani e
del bassista Sergio Merlino, ma soprattutto un sound aggiornato, più versatile
e variegato.
E’ uscito da poco
tempo “Alive”, il live - audio e video
- dei Goblin
Rebirth, relativo a un concerto romano del 22 aprile 2011, al Crossoroads.
Il sostantivo “Goblin”,
per chi non segue con costanza le vicende musicali, potrebbe portare a qualche
fraintendimento, ed è per questo utile partire con la line up proposta nell’album:
Agostino
Marangolo: drums, percussions
Fabio
Pignatelli: Bass
Aidan
Zammit: keyboards
Danilo
Cherni : keyboards
Giacomo
Anselmi: Guitars and Bouzouki
Il contenitore
comprende molti dei brani più famosi, a cui si aggiungono tracce mai suonate
prima dal vivo, come “Buio Omega”, “Connexion” “La Chiesa” “Death Dies”,
“Witch” e “Le Cascate di Viridiana”.
Questa la track list completa:
1)KILLER ON
THE TRAIN
2)BUIO OMEGA
3)AQUAMAN
4)MAD PUPPET
(incl. Bass Solo)
5)DEATH DIES
6)ROLLER
7)DOCTOR
FRANKENSTEIN
8)LA CHIESA
9)TENEBRE
10)GOBLIN
11)L’ALBA
DEI MORTI VIVENTI
12)MAGIC
THRILLER
13)LE
CASCATE DI VIRIDIANA
14)CONNEXION
15)WITCH
16)SUSPIRIA
17)ZOMBI
18)PROFONDO
ROSSO
Sono disponibili cinque
differenti versioni, dal DVD al dopio CD, dal vinile in black a quello
colorato, più edizioni limitate con numerosi inserti allegati che faranno la
felicità dei fans.
Ho ascoltato e visto “Alive”,
essendo in possesso del DVD, forse meno vintage rispetto agli altri formati, ma
capace di offrire frammenti di alchimia da palco, attimi che l’elemento visuale
regala e amplifica quando si percepisce la magia con cui il pubblico resta - felicemente
- intrappolato nelle trame musicali
della band, e risulta facile anche da casa, captare lo spirito e assimilarlo.
Il concerto,
recuperato e curato da Black Widow
Records, è datato, termine fuori luogo quando si parla di certa musica
senza tempo, ma anche per il popolo del prog un lustro potrebbe rappresentare
uno spazio temporale caratterizzato da grande evoluzione; eppure ciò che ho
ascoltato mi ha riportato al concerto a cui ho assistito giusto un anno fa a
Genova.
Scrivere delle skills
personali pare atto superfluo, ma la magia che la musica strumentale dei G.R. riesce a realizzare coinvolge al
di là dei gusti personali, diventando proposta trasversale che riporta non solo
alla musica progressiva, ma a trame e
atmosfere che ci hanno accompagnato nel tempo, colorando a tinte forti attimi
di vita significativi.
Il consiglio, per chi
entrasse in contatto con il DVD, è quello di utilizzare un buon home theatre,
per poter unire il piacere dei sensi, afferrando i dettagli visivi propri del
concerto.
Imperdibile per gli
amanti della buona musica!
Note:
Recorded
Live in rome – Crossroads 22nd April, 2011
Seguendo la mia voglia di condivisione
delle casuali scoperte musicali, sono particolarmente contento di presentare i Residents Of The
Future, band tedesca dedita a una proposta che lega la fusion al
mondo del prog.
Il fondatore è il chitarrista Yuval Ron,
che a seguire racconta al pubblico italiano storia e filosofia musicale della
band.
Tutto ciò che ho ascoltato -
tre video che propongo nell’articolo e un brano su SOUNDCLOUD- mi ha colpito per originalità e
virtuosismo messo al servizio della squadra.
Ho provato a ripensare alle proposte simili
all’interno dei nostri confini ma non ho trovato uguali, e penso vada la pena
di fare opera di sharing, in attesa che la loro intensa attività live tocchi
anche le nostre città, ed è questo un loro desiderio primario.
Ascoltiamoli, guardiamoli e “leggiamoli”… cosa giusta approfondire!
INTERVISTA A YUVAL RON
Puoi sintetizzare
la storia dei ROTF?
Ecco
la biografia ufficiale tratta dal nostro sito:
I
Residents Of The Future suonano pezzi originali scritti e arrangiati dal
chitarrista e fondatore della band Yuval Ron. La loro musica rivela influenze delle
icone del jazzrock moderno e la commistione di molti altri artisti progressive
rock, fusion e metal contemporanei. Il sound mette in risalto la ricchezza
armonica, la sofisticazione ritmica, il dialogo tra musicisti e un largo uso di
sintetizzatori, computer e altri strumenti elettronici. I Residents Of The
Future risiedono a Berlino, e uniscono quattro talenti in ascesa della scena
internazionale dell’ultima generazione dell’electric jazz. Il materiale coniuga
composizioni accattivanti con fenomenali improvvisazioni soliste e porta a
un’esperienza musicale elettrizzante. La band ha al suo attivo due album
registrati in studio e numerosi video, e ha suonato in svariati festival jazz
in tutto il mondo, dall’Europa alla Nuova Zelanda passando per il nord America,
riscuotendo ottimi riscontri e riconoscimenti di pubblico, critica e colleghi
musicisti.
Questa l’attuale line up:
Yuval Ron - electric guitar
Falk Bonitz - keyboards
Roberto Badoglio - bass
Yatziv Caspi – drums
Il nostro bassista, Roberto Badoglio, è originario di Udine.
Come
si può spiegare, a parole, la vostra musica, al pubblico italiano che ancora
non vi conosce?
La nostra musica può essere descritta come un contenitore pieno di
differenti sfumature, un energico progressive-fusion che spesso incorpora
sonorità cinematografiche in solide composizioni spettacolari, con l’aggiunta
di improvvisazioni solistiche virtuose. La musica spesso porta il pubblico
verso molteplici tipi di esperienza, permettendo una sorta di viaggio attorno
al mondo, e tutto questo lascia una forte impressione futuristica.
Avete realizzato
qualche album?
Sì, abbiamo realizzato il nostro primo EP nel 2004, "Futuristic Worlds Under Construction",
e il nostro ultimo album, "Residence
Of The Future”, nel 2012.
Abbiamo anche pubblicato un singolo, uno studio-video, "Flags", che vede la presenza di
Tammy Scheffer come guest vocalist…
Attualmente stiamo lavorando su nuovo materiale che sta evolvendo,
e dovrebbe essere rilasciato ad inizio 2017.
Ecco alcuni link utili per risalire ai lavori pregressi…
Quali
sono i vostri punti di riferimento musicali, quelli che vi hanno influenzato
maggiormente?
Se intendi parlare di influenze formative direi che siamo molto in
sintonia con le icone del rock progressivo e della Jazz Fusion, per esempio
Allan Holdsworth, Greg Howe, Dave Liebman, Pat Metheny, Chick Corea, Weather
Report… e dal lato Proggy ELP, UK, Yes, Bruford, Canterbury (National Health
and Egg), prog metal (Cinic e Meshuggah ecc.). Ultimamente mi sto dedicando
sempre più all’ascolto della musica classica, soprattutto ai compositori a
cavallo tra il 19° e il 20° secolo che hanno saputo ampliare il linguaggio
tonale, come Ravel e Debussy, Shostakovich, Prokofiev, Holst, Rautavaara: io
non sono un musicista di formazione classica ma penso si possa ancora trarre
grande ispirazione da questi compositori.
So che avete
un’intensa attività live: come sono i ROTF sul palco?
Amiamo
i tour e suonare dal vivo. Lo abbiamo fatto in tutto il mondo, come indicato
nella biografia inserita nella prima domanda.
I
nostri spettacoli sono altamente energetici e tendiamo a dare tutto quello che
abbiamo dentro. In genere la nostra musica riporta all’atmosfera dell’album,
perchè la nostra produzione - e gli arrangiamenti - è impostata nello stesso
modo, sia nei live che in studio, ma la performance live dà qualcosa in più
abbiamo, perchè ci permette di interagire con il pubblico e anche tra noi, e
gli assoli e le improvvisazioni sono funzionali al momento e al luogo in cui ci
troviamo, diventando quindi attimi unici.
Come giudichi lo
stato della musica in Germania, il vostro paese?
Penso che ci siano alcuni
musicisti davvero brillanti. Molti di loro non sono di origine tedesca, in
particolare a Berlino, che è noto per essere un luogo multiculturale. Ci sono
tantissimi concerti formidabili e molte jam session, e ciò contribuisce a
creare una scena vivace. C’è poi la possibilità, una volta al mese, di
assistere /partecipare ad una jam session Jazz-Rock / Fusion / Prog. Io sono
sempre rimasto colpito dalla qualità e dalla dedizione dei musicisti che
bazzicano da queste parti.
So
che è prevista l’uscita di un nuovo disco: me ne parli?
Certo. Sto lavorando a nuove composizioni. La forma iniziale è
ancora molto prog / fusion, ma in realtà cerca di spostarsi da molte delle
forme tradizionali di questi generi. Pensiamo alla normale produzione di ROTF a
cui si aggiungono suoni epico-cinematografici, percussioni elettroniche, un’immagine
più ampia che incorpora elementi live automatizzati, con pre-produzione di
alcune parti e così via. Ho il mio nuovo studio a Berlino (che utilizzo anche
per spiegare in video come autocostruire un Home Studio) e lo utilizzo per
comporre, arrangiare le parti, produrre l'album e mescolare gli ingredienti
sonori. Ho veramente voluto portare la nostra musica alla fase successiva e
provare a espandere la ricerca. L'album conterrà anche la composizione dei
nostri nuovi membri della band arrangiate nella nuova ottica, e alcune nuove
tecniche di chitarra che normalmente utilizzo e che mostrerò successivamente in
video. Ci aspettiamo di rilasciare ed eseguire l’album a inizio 2017: penso che
i fan di prog, fusion, chitarra e musica cinematografica lo ameranno.
Avete
suonato in tutto il mondo: è prevista qualche vostra performance in Italia?
Ci piacerebbe! Sono in contatto con i vari festival e promotori, e
certamente desideriamo esibirci davanti al pubblico italiano, che sappiamo
essere molto caldo e appassionato al nostro tipo di musica.
Che cosa hanno
pianificato i ROTF per il futuro prossimo?
Andremo in tour in Sud America a novembre, l’annuncio ufficiale
arriverà a breve. Suoneremo in locali e festival in Argentina, Uruguay, Cile e
Perù, una situazione molto eccitante perché non abbiamo mai avuto la
possibilità di esibirci da quelle parti. Stiamo preparando anche un paio di
concerti in Europa per l'inizio del 2017 per supportare l'uscita del disco, e
forse anche un tour in Israele. E come detto prima, l'Italia è sicuramente un
posto dove abbiamo intenzione di venire a suonare!
Sono lontani i tempi
delle percussioni e dell’innamoramento per il mondo Hendrix…
Sono lontani i tempi
delle band seminali, come Il Sistema e Celeste…
Sono lontani i tempi
del flauto traverso e dell’oboe…
Fasi della vita formative,
parte del patrimonio personale, ma l’evoluzione non può arrestarsi -
fortunatamente - e Ciro Perrinovive
intensamente il periodo attuale, proponendo la fusione con il suo strumento, il
pianoforte, un mezzo nobile che gli consente di alimentare una forte fase
creativa, trovando la pace con tutto ciò che lo circonda, favorito da una luce che
lo guida nel cammino quotidiano.
Però… non basta, non è
l’isolamento l’obiettivo! Occorre condividere, convincere, portare acqua al
mulino della conoscenza, raccontando ai virtuosi come un dettaglio possa
migliorare un attimo di esistenza, e la somma di tanti attimi sereni sia un possibile percorso verso la felicità, avendo sempre in mente che “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Ma non si può alzare
la voce, nè scendere per strada e battere i piedi, perchè il minimo che si richiede,
per ottenere il beneficio, è la concentrazione, stato necessario per aprirsi al
nuovo che arriva.
Perrino si inventa
allora i concerti in salotto, con un pubblico limitato ma partecipativo, con un’atmosfera
protetta che favorisce la sintonia tra l’artista e l’ascoltatore, che a quel
punto diventano entrambi protagonisti.
Da questo nuovo corso
nasce l’album “Back Home”, realizzato, anche,
attraverso l’aiuto dei sostenitori, e rilasciato da circa un mese.
L’album è composto da
quattordici brani suddivisi su quaranticinque minuti di musica, e vede
protagonista il pianoforte - Ciro Perrino utilizza un Fazioli F228.
E’ un ritorno a casa dopo
un lungo viaggio, un bouclage, una fermatura del cerchio che permette di
mettere un punto a capo e iniziare con entusiasmo e motivazione una nuova fase,
dove si respira - e si aiuta a far respirare - un’aria nuova, nonostante la
drammaticità di ciò che ci circonda.
E’ un aiuto nel non
farsi sopraffare, nel mantenere l’intimità anche in mezzo alla folla,
condividendo i momenti lieti con gli esseri sensibili.
La Musica può tutto questo,
se guidata in modo naturale ma consapevole, e Back Home pare l’elemento
corretto per condurre in porto i sani sentimenti.
Non è un Musica per ogni
occasione, ma averla a portata di mano permette una fruizione funzionale alle
nostre esigenze spirituali, cangianti nello spazio temporale, e non c’è bisogno
di cultura specifica, ma solo la voglia di lasciarsi andare e seguire un
istinto che, ne sono certo, verrà immediatamente risvegliato, e i frutti non
tarderanno ad arrivare.
Samuele Puppo - “Sam”- è un giovane e brillante musicista savonese, dotato di talento
naturale che gli permette la proposizione di un modello “americano” che lo ha
visto partire dal blues e, a giudicare dal filmato che propongo a seguire, approdare
ad atmosfere più aperte, meno settoriali e, probabilmente, più spendibili.
I
diciotto anni non devono ingannare, Sam ha già una buona gavetta alle spalle,
come si evince dalle note ufficiali a seguire, e dimostra ora il raggiungimento
di una prima maturità che gli consente la “gestione” di un gruppo, appunto Sam & The Band.
Cantante,
chitarrista, compone e canta in lingua inglese, riportando ai folksinger d’oltreoceano,
quelli che pare esistano solo nei film, ma che in realtà riempiono le strade, i
locali e gli album di molteplici zone americane.
Il
video che introduce l’imminente EP si intitola Come
Around e, rispetto al recente passato, si apre a musicalità di
maggior presa immediata, pur mantenendo forte quel particolare profumo che si
respira nelle poche ore di viaggio che servono per coprire la distanza tra Memphis
e Nashville.
Il
giudizio di un solo brano rischia di essere poco centrato ed è sicuramente
parziale, ma il brano che di solito apre al nuovo lavoro risulta poi essere
rappresentativo dell’intera proposta, e in questo senso ho trovato i segnali
della progressione, rispetto al Samuele che ho conosciuto un paio di anni fa.
Il
video, nella sua costruzione, contribuisce a creare buone suggestioni e non è
poi così difficile associare il mood a quello dei tanti movie che vedono
protagonista Jeff Buckley, a cui Sam si avvicina anche fisicamente.
Attendiamo
fiduciosi “On My Way Home” e
gustiamoci l’assaggio!
“Sam & The Band” pubblicano il video del loro primo singolo
E’
uscito il video del primo singolo ufficiale di “Sam & The Band”, neo formazione in trio fondata dal
giovanissimo Samuele “Sam” Puppo di
Celle Ligure, 18 anni appena compiuti, con all’attivo numerosi riconoscimenti
in ambito musicale.
Il
brano “Come Around” farà parte dell’EP: “On My Way Home” che sarà
presentato il prossimo autunno.
“Sam & The Band” è una
formazione che propone brani inediti di libera ispirazione soul, pop e blues,
senza identificarsi in un solo filone.
Oltre
a Sam Puppo cantante, chitarrista,
autore e arrangiatore, ci sono Davide
Medicina (basso elettrico/cori) e Nicola
Arecco (batteria/cori) entrambi provenienti da importanti, precedenti,
esperienze professionali (Dany Franchi Trio, Chantal & The Chain Gang).
Nel singolo “Come
Around”, registrato e mixato da Alessandro
Mazzitelli presso la Mazzi Factory di Toirano, hanno anche suonato Stefano Bergamaschi (tromba); Giovanni Pastorino (tastiere)Marco Di Giuseppe (sax).
Riprese
video Valeria Chiara Puppo;
montaggio Samuele Puppo
Il
progetto grafico è stato curato da Beatrice
Minuto in arte Arbanella.
Samuele,
che ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 8 anni, ha all’attivo numerosi
premi artistici. E’ stato infatti vincitore di: "Su La Testa 2014"; "Bluesin'
Pistoia 2015"; "Acoustic Guitar Meeting 2015"; "Arezzo Wave
Love Festival Liguria 2015".
Il brano
si può anche ascoltare gratuitamente su Deezer e Spotify ai seguenti link:
15/6 Evento ILM - Marina di Loano (porto turistico) 23/6 Piano
Terra - via Untoria Savona 24/6 Via
Boagno - Celle Ligure
01/7 Centro Storico - Arenzano
02/7 Marina di Varazze (porto turistico)
22/7 Maama bar - piazza Vacciuoli Savona
Circa sei
mesi fa presentai "Virtual Future",
l’album di ritorno sulla scena, dopo oltre trent’anni, di Zanov (vero nome Pierre Salkazanov),
uno dei pionieri della musica elettronica mondiale.
Questo il
link per rileggere un po’ della sua storia e parte del suo pensiero:
Rotto il
ghiaccio e aperto il varco, Zanov appare
ora inarrestabile nel suo modus creativo, e arriva così Open
Worlds, 44 minuti di musica strumentale suddivisa su 9 tracce.
Sintetizzatori, tastiere, campionario di tecnologia a
disposizione del totale autarchismo di Zanov,
che ci conduce in mondi lontani, apparentemente magici e irraggiungibili, dando
così colore ai sogni a occhi aperti di chi ha la consapevolezza che il viaggio
è possibile anche in assenza dell’elemento dinamico, perché lo stimolo prodotto
dalle atmosfere di Open Worlds allarga ogni piccolo foro comunicativo e lo
trasforma in un tunnel dalle infinite dimensioni, i cui parametri possono
essere cambiati a piacimento.
La musica
elettronica non è poi così semplice, e per chi identifica il messaggio assoluto
con la lirica e il testo più o meno criptico, la dilatazione delle frequenze e
l’ipnotismo sonoro posso diventare un freno alla comprensione ma… cosa c’è da
comprendere?
Chiudiamo gli
occhi e muoviamoci nella storia, accorciando latitudini e longitudini, gioendo
dell’entrata in quei “mondi aperti” di cui Zanov
possiede il passepartout, che fa girare con piacere nella toppa delle porte
cosmiche, per agevolare il nostro
inserimento.
Open Worlds, colonna sonora di un film, virtuale
o reale, poco importa… bentornato Zanov!
Seguo la logica di Luigi Milanese,
quella del rifiuto di etichette musicali preconfezionate, e provo a raccontare
uno spicchio della suo impegno, presentando il feeling generale del suo album
appena uscito, “Closer to Heaven”.
L’ho riascoltato più volte, perché
cercavo con ostinazione di trovare quella finestra in cui inserire l’album, talmente
variegato e inusuale da spiazzarmi un po’.
Certamente l’impatto è stato
positivo: se un disco non mi convince non gli concedo certamente cinque chance,
come capitato in questa occasione.
Prendiamo come esempio i primi due
brani, I Never Did e Riot House: lo start permette di
evidenziare le grandi doti di una vocalist straordinaria, Claudia Sanguineti, che fornisce un tocco personale che si immagina segnerà l’intero CD. Quando parte la seconda traccia lo scenario muta
totalmente, e il riff di chitarra elettrica riporta a certo rock glorioso dei
seventies, fatto di ritmo e virtuosismo spinto.
Questo apparente contrasto
domina la scena.
Occorre rimarcare che il mezzo
espressivo di Milanese è la chitarra, strumento con il quale si è diplomato al
conservatorio, e la sua grande tecnica ed esperienza si esprime in tutte le
direzioni, dalla “durezza” appena citata al tratto acustico di Acoustic Rules.
Caratterizzante la presenza di John Hackett al flauto, che mette a
disposizione le proprie skills in tre brani: All the things I never said,
Aurora e Internal Dynamics.
La ricerca di ospiti illustri è
spesso legata al donare visibilità al proprio prodotto, fatto di per sé comprensibile,
ma quando si “centra” realmente l’artista, coinvolgendo chi è realmente
funzionale al progetto, beh, il valore aggiunto è assicurato.
Completano la line up un
bassista storico come Bob Callero, il
tastierista Luca Lamari, Adriano Mondini - oboe -, Federico Lagomarsino - batteria - e Marila Zingarelli al violoncello.
La lettura della strumentazione
utilizzata alimenta il concetto di varietà musicale, e se da un lato troviamo
il power rock già descritto, dall’altro vediamo il risalto di momenti
intimistici, e capita che il cambio di passo si manifesti anche all’interno del
singolo brano, come nella magnifica All
The Things I Never Said, che propongo nel video a seguire.
Arrivando a Visions from the well part one, e toccando
la “part two”, viene da pensare all’abbinamento
musica e immagine, a trame capaci di commentare una pellicola e creare
atmosfere ed emozioni.
Un disco dalle mille sfaccettature,
in grado di raccogliere stili e generi differenti, concepito con una precisa logica,
che è conseguenza della presenza di molteplici anime musicali che convivono
nell’artista; parlo di una sintesi di esperienze e culture ampie, che racchiudono
il rock, il prog, elementi classici, acustici ed etnici, e il tutto facilita la
costruzione di un viaggio temporale e spaziale che la musica permette di
compiere con estrema rapidità, e la magia potrà rinnovarsi ad ogni giro di
giostra.
Album altamente consigliato.
L’INTERVISTA
Mi racconti un po’ della tua storia musicale, dalle tue passioni
iniziali sino ad oggi?
Le mie passioni iniziali sono state il Rock, il Blues, il
Progressive e la musica acustica, inglese e americana. Nel 1979 ho fondato,
insieme al bassista Piero De Luca, la Big Fat Mama Blues Band, con cui suonai,
a periodi alterni, per circa due anni, una grossa novità in quel periodo di
fine anni '70. Poi venne l'amore per il
Jazz e per la Musica Classica, con il diploma di Chitarra in Conservatorio,
insomma, una voglia di conoscere i vari stili a 360° che mi ha portato a
suonare in tante e diverse situazioni in Italia, in Europa, e negli ultimi anni
anche negli Stati Uniti. Direi che a oggi, l'amore iniziale per un certo tipo
di Rock, con tutte le sue svariate sfaccettature, è in me più vivo che mai.
E’ uscito il tuo nuovo album, “Closer to Heaven”, a tre anni di distanza dal
precedente “Equinox”: esiste un legame, una certa continuità tra i due lavori?
Il legame di Closer to Heaven con il precedente Equinox si trova, sostanzialmente, nella volontà di esplorare e di
far convivere all'interno dello stesso album stili e generi tra loro parecchio
diversi, ma che poi al nostro orecchio - ultimo e unico giudice - risultano
essere tutti legati da un filo rosso invisibile che li unisce senza distinzioni
di sorta. In Equinox erano presenti
alcune cover, da me orchestrate, tra cui un brano dei Led Zeppelin e una
Sarabanda di J.S.Bach, mondi in apparenza molto distanti tra di loro... In Closer to Heaven non ci sono cover, i
dieci brani presenti sono tutte mie composizioni originali e anche qui, come in
Equinox, pur essendoci brani cosi
diversi tra di loro, misticamente si amalgamano in maniera perfetta - mi pare
-, ma io non so il perché! Sicuramente la musica racchiude grandi e ancora
inesplorati misteri!
Al primo ascolto “Closer to Heaven” appare molto vario, a volte con grande differenza di
stile tra le singole tracce - mi vengono in mente “I Never Did”e “Riot House”: come definiresti il nuovo album, sia dal punto di vista
musicale che lirico?
Definirei Closer
to Heaven un album fuori dal tempo, assolutamente non convenzionale, e
anche una sorta di laboratorio creativo da cui è uscito buon materiale su cui
riflettere, tutte cose queste sicuramente più comuni ai musicisti degli anni '
60 e '70 che a quelli dei giorni nostri .
Tra gli ospiti
una presenza straniera e… nobile, John Hackett: come nasce la vostra
collaborazione?
La
collaborazione con John Hackett nasce grazie all'interessamento del mio caro
amico Mauro Montobbio. Tramite lui inviai a Hackett i nastri e le parti già pronte per il flauto
di All the things I never said, Aurora e Internal Dynamics,
chiedendogli di partecipare al progetto; la risposta di Hackett fu affermativa
e carica di puro entusiasmo, e per quanto mi riguarda questi sono i pezzi
migliori dell'album (soprattutto Aurora). Come tutti i grandi, Hackett è
una persona umile e molto educata… pochi giorni fa mi ha scritto che vuole
invitarmi da lui in Inghilterra, persona squisita e musicista straordinario.
Altro pezzo
storico - questa volta italiano - è Bob Callero: presenza fissa o solo
funzionale all’album?
Bob Callero non
ha mai suonato nei miei precedenti dischi. Lui è un pezzo di storia di una
certa musica italiana, ci siamo visti a casa mia, abbiamo riso, scherzato e
ascoltato le musiche a cui bisognava aggiungere il basso elettrico; registrare
poi è stato facile e anche divertente. Ce ne fossero come lui, è sempre stato
uno dei miei idoli e spero di poter collaborare ancora in futuro: l'intesa con
lui è stata immediata, anche in brani complessi e molto strutturati come Aurora,
dove ci sono pochi accordi e molta, molta polifonia.
Non conoscevo gli
altri due musicisti, Claudia Sanguineti e Luca Lamari: me ne parli?
Claudia
Sanguineti è, secondo me - e non solo secondo me - una delle migliori vocalist
che abbiamo in Italia; la sua interpretazione di I never did è veramente
straordinaria, un phatos incredibile, una voce calda e con un'intonazione
perfetta. E’ un'amica di vecchia data e ora abbiamo fatto insieme questa
bellissima esperienza in studio per Closer to Heaven. Luca Lamari è il
suo compagno, un tastierista preparatissimo, bravissimo e creativo pianista;
anche con lui c'è stata un'intesa immediata su quello che io volevo dal Piano e/o
dal synt… i suoi contributi sono sparsi in quasi tutto il disco. Adoro la sua
entrata di pianoforte "scombinata" in I never did, assolutamente geniale.
Come si
incontrano Luigi Milanese e Black Widow?
Luigi Milanese e
la Black Widow si incontrano nel 2013, in occasione del secondo album in studio
del gruppo Hard Rock "Blue Dawn" intitolato Cycle of Pain,
distribuito - e in parte prodotto - dalla Black Widow. Io ho registrato tutte
le chitarre di quel disco oltre ad aver curato gli arrangiamenti dell' 80 % dei
brani. Ho sempre rispettato moltissimo Massimo Gasperini, che conobbi appunto
in quel periodo, uno dei pochi veri conoscitori di una certa cultura musicale
Prog/Rock ma non solo, e il fatto di aver accettato di distribuire un disco
cosi particolare come Closer to Heaven, ti fa capire l'intelligenza e la
lungimiranza sua e dei suoi collaboratori.
Come definiresti
la tua musica e che tipo di chitarrista ritieni di essere?
Definirei Closer
to Heaven un disco di Modern Prog e Luigi Milanese un chitarrista curioso, eclettico e preparato per molte e
svariate situazioni sonore. Queste due cose si capiscono ragionando sul fatto,
semplice ma profondo, che Closer to Heaven non è un disco di Rock, non è
un disco di Pop non è un disco di World Music, non è un disco di Jazz e neanche
di Classica, ma nei suoi dieci brani contiene tutti gli elementi prima citati!
Proporrete “Closer
to Heaven” dal vivo? Avete pianificato tour o presentazioni dell’album?
Al momento non è in programma nessuna presentazione
del disco!
Track - List :
1. I Never Did
4 : 42
2. Riot House
2 : 55
3. All the
things I never said 5 : 09
4. As a chill in the golden night 4 : 08
5. Aurora 4 : 11
6. Acoustic Rules 2 : 50
7. Visions from the well part one 4 : 11
8. Internal Dynamics 6 : 17
9. Visions from the well part two 1: 55
10. Epilogue
1 : 26
Tutti i brani sono composti e arrangiati da
Luigi Milanese