sabato 6 giugno 2026

Aether – III: commento all'album


 

Aether – III

Aether arriva al terzo album con una sicurezza che deriva dal metodo. Il progetto nasce nel 2021 dall’incontro di quattro musicisti con percorsi molto diversi, uniti dal desiderio di costruire un linguaggio che non appartenga a un genere preciso. Nel comunicato ufficiale si apprende come la band voglia “porre attenzione sull’elemento umano nell’esecuzione, sulla coralità”, e questa dichiarazione diventa la chiave di lettura di III.

Il disco non è un concept, è un laboratorio aperto, un repertorio che prende forma durante le sessioni del 2025 e che restituisce un’idea di musica come organismo vivo.

Aether lavora in un territorio di confine, dove il jazz contemporaneo incontra il progressive, l’ambient elettronica e un certo lirismo nord‑europeo, un suono che ricorda “un incontro tra il Progressive Rock settantiano, il Jazz nordico ed evocativo di scuola ECM, il Dark‑Jazz moderno e il sound lisergico degli Ozric Tentacles”. È una descrizione ampia, ma utile per capire la natura del progetto… non un collage di influenze, ma un modo di pensare la forma musicale come spazio aperto.

La solidità del quartetto è evidente. Andrea Ferrari alterna chitarra e tastiere con un approccio che unisce scrittura e improvvisazione. Andrea Grumelli usa il fretless come strumento melodico e timbrico, non solo ritmico. Andrea Serino lavora sulle tastiere con un senso architettonico della forma. Matteo Ravelli integra batteria ed elettronica con una sensibilità che arriva tanto dal jazz quanto dalla sperimentazione.

La scelta della presa diretta (“per dare più risalto alla coralità della creazione, alle dinamiche, e al fattore umano”), permette alla band di mantenere una dimensione organica che diventa parte integrante del linguaggio.

La tracklist …

Oort Cloud

Brano di apertura che definisce subito il campo: dinamiche ampie, elettronica come elemento atmosferico, flauto come vettore melodico. Non introduce un tema ma un ambiente. È un portale d’ingresso, non un manifesto.

Vogon

Qui Aether lavora sulla frizione tra struttura musicale e intervento performativo. La voce di Claudio Milano non è un cameo, ma un dispositivo che altera la percezione del brano. La musica non accompagna il testo, lo mette in crisi.

Cinque Teintes, Quatre Cadres

La suite più complessa del disco. Non colpisce per virtuosismo, ma per la capacità di trasformare il materiale ritmico in un paesaggio in movimento. La poliritmia non è un esercizio, pittosto un modo per far respirare la forma.

La Mélancolie du Petit Prince

Il brano che sospende la narrativa interna del disco. Qui Aether lavora sulla sottrazione: piano, basso ed elettronica costruiscono un micro‑ambiente che vive di dettagli. È il momento in cui il disco si ascolta dall’interno.

Panta Rei

Il titolo suggerisce un flusso, ma il brano funziona soprattutto per la sua capacità di far emergere la tensione senza mai esplodere. Il solo di chitarra non è un climax, è una deviazione del percorso.

Swerve

La chiusura più strutturata. La suite non cita il progressive, lo metabolizza. I cambi di tempo non sono un omaggio, sono un modo per far avanzare la narrazione musicale. È il brano che più chiarisce la maturità del gruppo.

III è un disco che non cerca un’identità di genere, ma un’identità di metodo. Aether lavora sulla coralità, sulla dinamica, sulla relazione tra scrittura e improvvisazione. Il risultato è un album che non punta sull’impatto immediato, ma sulla costruzione di un mondo sonoro coerente, stratificato e riconoscibile. È un lavoro che conferma la band come una delle realtà più interessanti nel panorama italiano di confine tra jazz, progressive e musica di ricerca.


L'ASCOLTO…

https://aether5.bandcamp.com/