mercoledì 23 aprile 2014

Anita Pallenberg



Anita Pallenberg è  un nome che non si può scindere da quello di  Keith Richards.

Nasce a Roma il 25 gennaio 1944.
E' conosciuta come modella, attrice e stilista di moda, ma soprattutto è ricordata come compagna del chitarrista dei Rolling Stones, dal ‘67 al ‘77.
È nota principalmente per le storie sentimentali che l'hanno vista legata a tre dei membri della band: dapprima Brian Jones (che la incontrò nel 1965), in seguito lasciato per Richards nel 1967.
Con Richards ha avuto tre figli, uno di nome Marlon Richards (nato nel 1969), una figlia, Dandelion (nata nel 1972) che è nota col nome di Angela Richards, ed infine Tara Richards, nato nel 1976, ma morto per problemi di salute poco dopo la nascita.
Ha avuto inoltre una breve relazione con il cantante degli Stones Mick Jagger, durante le riprese del film "Performance".
Ha ricoperto il ruolo della Black Queen in "Barbarella" (1967) e della moglie di Michel Piccoli nel film " Dillinger è morto" (1968), diretto da Marco Ferreri.
Dopo la fine del rapporto con Richards, la Pallenberg è divenuta una stilista di moda.

Nella leggenda è entrata nel '65.
Da allora Anita Pallenberg, alter ego femminile dei Rolling Stones e icona dell'epoca psichedelica insieme a Jagger, Richards e Jones, resta uno dei pochi testimoni in grado di poter svelare aneddoti sull'affascinante vita delle pietre rotolanti che, se ieri era fatta di sesso, droga e rock'n'roll, oggi resta incagliata in bottigliette di Evian e in uno status ingiallito da star.
Certo, Jagger e compagnia sono sempre capaci di ribaltare ogni pronostico. E di sopravvivere ai loro stessi vizi. Non fosse così gli Stones non sarebbero la più grande rock band esistente, l'unica ancora in piedi su un palco in grado di riportare a un tempo passato.
All'era mitica dei fiori e della rivoluzione.

Ecco cosa ne pensava a proposito Anita Pallenberg, intervistata da Massimiliano Leva, nel luglio 2006.

Quando conobbe i Rolling Stones?
Li incontrai nel 1964, in Germania. All'epoca ero ancora una modella, avevo letto di loro i1n una rivista e quando un fotografo di moda mi chiese di accompagnarlo a un loro concerto accettai incuriosita. Li raggiungemmo nei camerini e mi presentai a tutta la band.
Fui subito colpita da Brian Jones, il più gentile, quello con più fascino. Sembrava un dandy e fu l'unico a rivolgersi a me in tedesco, visto che ancora non parlavo bene l'inglese. Fu un colpo di fulmine. Poco tempo dopo e vivevo già a Londra con lui.

Che ritratto farebbe di loro a quell'epoca?
Charlie Watts e Bill Wyman non erano ancora degli Stones. Nel senso che conducevano una vita ben diversa dagli altri tre.
Brian era un uomo affascinante ma anche estremamente fragile, volubile.
Mick Jagger era indubbiamente il più sicuro di tutti. Ha sempre saputo cosa fare e come ottenerlo.
Keith è Keith: lo definirei un pirata. Se fosse per lui, ancora oggi appenderebbe la bandiera con il teschio fuori dalla porta di casa. Di certo, non gli è mai interessato essere nominato baronetto.

Si drogavano molto Jagger, Richards e Jones?
Come tutti a quell'epoca. Però erano dei professionisti, quindi si facevano solo quando non dovevano registrare. Noi comunque non ci preoccupavamo molto. Tanto per dire, quando arrestarono per droga tre quarti della band nel '67, un mese dopo partimmo in gruppo per il Marocco.

In una parola, qual è il segreto degli Stones?
Passione. La loro è sempre stata una vera passione per la musica e per il blues. Oggi sembrano persino ridicoli con quelle rughe, nonni di famiglia, a dimenarsi su un palco. Ma per me sono stati anche meglio dei Beatles.

Quali erano i rapporti tra Beatles e Rolling Stones?
Erano ovviamente amici, a dispetto di quello che ha sempre detto la stampa. Ognuno con diverse simpatie o legami più stretti.
Brian, per esempio, era particolarmente amico di George Harrison e John Lennon.
Ma c'era comunque stima reciproca tra loro.

Chi frequentavano maggiormente gli Stones?
Abbiamo conosciuto così tanta gente che forse ci vorrebbero settimane per ricordarmi di tutti.
La nostra era una vita in continuo movimento. Poteva capitare di andare a Roma e fermarsi giorni a casa di amici come Mario Schifano o Marco Ferreri. Oppure di girare un filmino in Super 8 nel pieno di una sbronza a New York con Andy Warhol. Soprattutto negli anni Sessanta si respirava un'aria in cui niente pareva un limite. Vivevamo sempre ogni cosa come se fosse l'ultima.

Come sono stai i suoi rapporti con le altre donne, Marianne Faithfull in particolare?
Tra di noi c'era solidarietà e spesso ci sentivamo abbandonate a noi stesse in quel turbinio di eccessi. In ogni caso non frequentavo molto Marianne. E ancora meno c'è stato tra me e Bianca Jagger. Poi, da quando io e Keith ci siamo lasciati, l'amicizia con la Faithfull si è rafforzata.

E' vero che Brian venne estromesso dalla band da Jagger e Richards?
Brian era il primo ad amare il blues. Così quando gli Stones dirottarono la loro musica verso il pop psichedelico con Their Satanic Majesties Request, in un certo senso lui si sentì tradito. Era comunque un artista estremamente vulnerabile, con poca fiducia in se stesso.
A volte gli capitava di scrivere anche canzoni molto belle che magari il giorno distruggeva in preda a raptus. E dire che Keith e Mick erano quasi degli studentelli in confronto a Brian.

Nel senso che Jones era meglio di loro?
Brian era un musicista con un talento incredibile, nei primi anni sicuramente meglio di Mick e Keith. Gli Stones degli esordi furono davvero il gruppo di Brian Jones. Ma poi non ebbe sufficiente carattere per reggere il confronto con il successo e cominciò a perdere via via il contatto con la realtà.

Si dice anche però che Jones si ammalò definitivamente dopo che lei lo lasciò per Richards.
In realtà Brian fece tutto da solo. Stava davvero peggiorando in quel periodo. Era stato arrestato e diventava sempre più paranoico. Nel '67, stavamo per partire per Marrakech, quando Brian cominciò a fare storie. Keith mi disse: "Io non lo sopporto più, se vuoi vieni con me". E io accettai, anche se in fondo ero ancora innamorata di Brian.

Quando seppe della sua morte?
Ci chiamò alle tre di notte il suo autista. Fu una botta. Brian si drogava molto da solo ormai.
Fosse sopravvissuto avrebbe fatto grandi cose.

Come gestivate lei e Keith i rapporti con i figli?

Cercavamo di fare del nostro meglio, ma per questo i nostri figli erano continuamente sballottati a destra e a sinistra. Ci siamo comunque sempre sforzati di essere genitori premurosi.

Seguiva il gruppo in tournée?
No, noi eravamo le mogli e loro i Rolling Stones.
In quindici anni di vita con Keith, sommando i momenti in comune, con lui penso di averne trascorsi cinque.

Era questo il prezzo per essere una donna degli Stones?
Il vero prezzo da pagare erano i fan. Mi rincorrevano ovunque per aggredirmi, una volta chiamai persino la polizia altrimenti mi avrebbero fatto a pezzi.

Ha mai assistito in diretta alla nascita di qualche canzone?
Sì, Mick e Keith scrissero "Honky Tonk Women" in poche ore, davanti a me, a Positano.
Poi anni dopo ci portarono con loro in Giamaica, per la registrazione di "Goat's Head Soup".

Lei era però con Keith in Francia quando gli Stones registrarono "Exile on Main Street".
In Francia fu davvero un momento terribile. Gli Stones registravano nella cantina della villa dove io e Keith vivevamo. Era un continuo via vai di persone. Per questo, avevamo fatto costruire anche un passaggio segreto per scappare nel caso la polizia fosse arrivata all'improvviso per cercare la droga.

Oggi rivede spesso Keith?
Ci vediamo a volte per il Natale.

Rifarebbe tutto da capo?
Sì. Ma solo con lo steso spirito degli anni Sessanta.


La Famiglia Richards

video


Nessun commento: